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Capra capretta

Capra capretta

Capra, capretta,
che bruchi tra l’erbetta,
vuoi una manciatina
di sale da cucina?
Il sale è salato,
il bimbo è nel prato,
la mamma è alla fonte,
il sole è sul monte,
sul monte è l’erbetta,
capra, capretta!

Ecco la nostra filastrocca illustrata:

capra capretta filastrocca

Clicca qui per stampare “Capra Capretta“.

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Tag: capra capretta

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CHICHIBIO E LA GRU

chichibio e la gru

Chichibio e la gru è una novella che compare nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Questa novella è incentrata sul motto di spirito: il cuoco Chichibio riesce a placare l’ira del suo signore utilizzando l’ironia. Il testo originale è troppo complesso per leggerlo ai bambini (a differenza dell’intreccio, che è semplice e divertente), così ne abbiamo ricavato un breve adattamento. Questa versione di “Chichibio e la gru” è ideale anche per chi sta cercando un semplice riassunto dell’opera.

CHICHIBIO E LA GRU

Il nobile cavaliere Currado Gianfigliazzi, durante una battuta di caccia, ha preso una gru, che invia al suo cuoco Chichibio perché la cucini e la serva durante un banchetto. Chichibio cucina la gru alla perfezione ed è pronto a servirla quando riceve la visita di Brunetta, la ragazza di cui è perdutamente innamorato.
“Chichibio, che bello sarebbe se tu volessi regalarmi una coscia di questa gru. È così appetitosa!”
“Non posso Brunetta cara, questa gru è per Currado e i suoi compagni. Se dovessi servirgliela senza una coscia mi ucciderebbe!”
Ma Brunetta non ha intenzione di farsi scappare quel banchetto prelibato e decide di provocare Chichibio: “E tu tratti così la tua Brunetta? Se non mi farai assaggiare la gru, vorrà dire che non ti rivolgerò mai più la parola”.

Chichibio cede e dopo aver staccato una coscia dal fianco dell’animale la serve a Brunetta. Poi fa servire al nobile e ai suoi ospiti l’arrosto con una coscia sola. Non appena se ne accorge, Currado manda a chiamare Chichibio.
“Com’è possibile che questa gru abbia una zampa sola?”
Chichibio, che non può e non vuole rivelare la verità, è costretto ad inventare una menzogna: “Tutte le gru hanno una zampa sola, signore”.
“Questo lo vedremo” sbraita Currado, in preda alla collera. Il cavaliere non può certo tollerare di essere preso in giro da un cuoco. Così, la mattina seguente, fa chiamare Chichibio e insieme ai suoi compagni parte diretto verso il fiume.

Lì, tra le canne, avvistano un gruppetto di gru. Gli animali sono immobili, su una sola zampa.
“Vedete signore?” disse Chichibio.
Ma il cavaliere si slancia verso le gru dimenando le braccia e gridando: “Oh! Oh”.
Le gru, spaventate, mettono a terra l’altra zampa e scappano via.
“Ti pare che queste gru abbiano una zampa sola?” chiede Currado a Chichibio.
“Signore, avete ragione voi” rispose Chichibio “ma alla gru dell’altra sera non avete certo gridato Oh! Oh! Se l’aveste fatto, avrebbe posato anche l’altra zampa e io l’avrei servita con tutte e due le cosce”.
A questa risposta, Currado scoppia a ridere e decide di perdonare il cuoco per la sua malefatta.

CHICHIBIO E LA GRU: TESTO ORIGINALE

Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l’ira di Currado volge in riso e sé campa della mala ventura minacciatagli da
Currado.

Currado Gianfigliazzi, sì come ciascuna di voi e udito e veduto puote avere, sempre della nostra città è stato notabile cittadino, liberale e magnifico, e vita cavalleresca tenendo continuamente in cani e in uccelli s’è dilettato, le sue opere maggiori al presente lasciando stare. Il quale con un suo falcone
avendo un dì presso a Peretola una gru ammazzata, trovandola grassa e giovane, quella mandò a un suo buon cuoco il qual era chiamato Chichibio e era
viniziano; e sì gli mandò dicendo che a cena l’arrostisse e governassela bene. Chichibio, il quale come nuovo bergolo era così pareva, acconcia la gru, la
mise a fuoco e con sollecitudine a cuocer la cominciò. La quale essendo già presso che cotta e grandissimo odor venendone, avvenne che una feminetta
della contrada, la quale Brunetta era chiamata e di cui Chichibio era forte innamorato, entrò nella cucina, e sentendo l’odor della gru e veggendola pregò
caramente Chichibio che ne le desse una coscia.
Chichibio le rispose cantando, e disse: «Voi non l’avrì da mi, donna Brunetta, voi non l’avrì da mi». Di che donna Brunetta essendo turbata, gli
disse: «In fé di Dio, se tu non la mi dài, tu non avrai mai da me cosa che ti piaccia», e in brieve le parole furon molte; alla fine Chichibio, per non crucciar la sua donna, spiccata l’una delle cosce alla gru, gliele diede.
Essendo poi davanti a Currado e a alcun suo forestiere messa la gru senza coscia, e Currado maravigliandosene fece chiamare Chichibio, e domandollo
che fosse divenuta l’altra coscia della gru. Al quale il vinizian bugiardo subitamente rispose: «Signor mio, le gru non hanno se non una coscia e una
gamba».
Currado allora turbato disse: «Come diavol non hanno che una coscia e una gamba? non vidi io mai più gru che questa?»
.
Chichibio seguitò: «Egli è, messer, come io vi dico; e quando vi piaccia, io il vi farò veder ne’ vivi». Currado, per amore de’ forestieri che seco avea, non
volle dietro alle parole andare, ma disse: «Poi che tu di’ di farmelo veder ne’ vivi, cosa che io mai più non vidi ne udi’ dir che fosse, e io il voglio veder
domattina e sarò contento; ma io ti giuro in sul corpo di Cristo che, se altramenti sarà, io ti farò conciare in maniera, che tu con tuo danno ti ricorderai,
sempre che tu ci viverai, del nome mio».
Finite adunque per quella sera le parole, la mattina seguente, come il giorno apparve, Currado, a cui non era per lo dormire l’ira cessata, tutto ancor
gonfiato si levò e comandò che i cavalli gli fosser menati; e fatto montar Chichibio sopra un ronzino, verso una fiumana, alla riva della quale sempre soleva in sul far del dì vedersi delle gru, nel menò dicendo: «Tosto vedremo chi avrà iersera mentito, o tu o io».
Chichibio, veggendo che ancora durava l’ira di Currado e che far gli conveniva pruova della sua bugia, non sappiendo come poterlasi fare cavalcava
appresso a Currado con la maggior paura del mondo, e volentieri, se potuto avesse, si sarebbe fuggito; ma non potendo, ora innanzi e ora addietro e
dallato si riguardava, e ciò che vedeva credeva che gru fossero che stessero in due piè.
Ma già vicini al fiume pervenuti, gli venner prima che a alcun vedute sopra la riva di quello ben dodici gru, le quali tutte in un piè dimoravano, sì come quando dormono soglion fare; per che egli, prestamente mostratele a Currado, disse: «Assai bene potete, messer, vedere che iersera vi dissi il vero,
che le gru non hanno se non una coscia e un piè, se voi riguardate a quelle che colà stanno».

Currado veggendole disse: «Aspettati, che io ti mostrerò che elle n’hanno due», e fattosi alquanto più a quelle vicino, gridò: «Ho, ho!», per lo qual
grido le gru, mandato l’altro piè giù, tutte dopo alquanti passi cominciarono a fuggire; laonde Currado rivolto a Chichibio disse: «Che ti par, ghiottone?
Parti che elle n’abbian due?»
Chichibio quasi sbigottito, non sappiendo egli stesso donde si venisse, rispose: «Messer sì, ma voi non gridaste “ho, ho!” a quella d’iersera; ché se
così gridato aveste, ella avrebbe così l’altra coscia e l’altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste».
A Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si convertì in festa e riso, e disse: «Chichibio, tu hai ragione: ben lo doveva fare».
Così adunque con la sua pronta e sollazzevol risposta Chichibio cessò la mala ventura e paceficossi col suo signore.

CHICHIBIO E LA GRU: DOMANDE E RISPOSTE

  • Perché Currado fa portare la gru a Chichibio? 
    R: perché il cuoco possa cucinarla e servirla in tavola agli ospiti del cavaliere;
  • Perché Chichibio serve la gru senza una coscia? 
    R: perché, stuzzicato dalle provocazioni di Brunetta, la donna di cui è innamorato, le offre una coscia della gru che aveva preparato per Currado;
  • Perché Currado porta Chichibio al fiume?
    R: per mostrargli che le gru hanno due zampe, mostrandogli che ha torto;
  • Come si conclude questa novella? 
    R: Currado, divertito dalla risposta di Chichibio, si rappacifica con lui.

CHICHIBIO E LA GRU: MORALE

La novella si conclude con il motto di spirito di Chichibio: il cuoco, di origine umile, riesce a placare l’ira del suo padrone (un nobile) attraverso l’ironia e un buon uso del linguaggio. Non vi è una vera e propria morale (come accade invece per le favole); piuttosto si afferma il principio che l’ironia e la parola hanno il potere di trascendere le classi sociali, permettendo agli umili di evitare l’idra dei potenti e mettendo tutti sullo stesso piano.

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I BAMBINI ANDREBBERO RICHIAMATI OPPURE NO?

È giusto alzare la voce con i bambini? O forse dovremmo richiamarli attraverso il nostro silenzio? È facile giudicare ed offrire soluzioni, specialmente per chi, con i bambini, non lavora quotidianamente.
Tuttavia, non esiste una soluzione al problema del richiamo; o meglio, non esiste un’unica soluzione. A questo proposito ti segnaliamo qualche riga di Maria Montessori, che aveva compreso molto bene la questione della disciplina e che ci offre una metafora calzante: l’insegnante non assomiglia a una macchina che esegue un ordine ma piuttosto ad un medico. E proprio come un medico, deve essere in grado di comprendere il paziente che si trova davanti per suggerire la cura migliore, così l’insegnante dovrà scegliere se e come richiamare i suoi bambini.

La maestra che per inesperienza o per troppa rigidità o eccessiva semplicità di principi ed idee, si trova in una simile situazione (il disordine e la confusione generati dai bambini), deve ricordare le forze che giacciono sopite in queste piccole anime divinamente pure e generose. Deve aiutare a risalire queste creaturine, che stanno correndo a precipizio lungo una via discendente. Deve chiamarle, destando i dormienti con la voce e con il pensiero. Un vigoroso e fermo richiamo è solo e vero atto di bontà verso queste piccole anime. Non temete di distruggere il male: soltanto il bene dobbiamo temere di distruggere…

Soltanto la sua intelligenza (dell’insegnante, ndr) può risolvere il problema che sarà differente per ogni caso individuale. L’insegnante conosce i sintomi fondamentali e i chiari rimedi, la teoria del trattamento; tocca a lei il resto. Il buon medico, come l’insegnante, è un individuo, non una macchina per somministrare medicine o applicare metodi pedagogici. I particolari vanno lasciati al giudizio della maestra, che sta anch’essa muovendo i primi passi sulla nuova via: a lei giudicare se vale meglio alzare la voce nel disordine generale o sussurrare a pochi bambini, così che sorga negli altri una curiosità che riconduca la quiete. Una corda del pianoforte colpita vigorosamente spegne il disordine come una sferzata“.

Queste righe dovrebbero aiutarci a comprendere la complessità e l’importanza del ruolo degli insegnanti, aiutandoci anche a superare i giudizi preconfezionati.

FONTI

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La mente assorbente

Oggi vogliamo approfondire il concetto di mente assorbente, vero e proprio cardine del metodo Montessori e concetto importantissimo per chi si occupa di educazione.

“Il bambino assorbe le costruzioni del linguaggio. E come avviene questo? Si dice: “Egli ricorda le cose”; ma, per ricordare, occorre aver memoria, e il bambino non ne ha, la deve anzi costruire. Egli dovrebbe avere la capacità di ragionare per rendersi conto che la costruzione di una frase è necessaria a renderla comprensibile. Ma il bambino non ha la facoltà di ragionare, deve crearsela. 
La nostra mente, così com’è, non arriverebbe là dove arriva il bambino; per una conquista come quella del linguaggio è necessaria una forma di mente diversa; e questa forma appunto possiede il bambino: un tipo d’intelligenza diversa dalla nostra. 
Potremmo dire che noi acquistiamo le conoscenze con la nostra intelligenza, mentre il bambino le assorbe con la sua vita psichica. 
Noi siamo recipienti… il bambino subisce invece una trasformazione: le impressioni non solo penetrano nella sua mente, ma la formano. Esse s’incarnano in lui. Il bambino crea la propria “carne mentale”, usando le cose che sono nel suo ambiente. Abbiamo chiamato il suo tipo di mente Mente assorbente“.

Questo tipo di mente permette al bambino di imparare, senza nessun insegnante, molte più cose di quante se ne potrebbero imparare frequentando una scuola. Si tratta di una capacità di apprendimento prodigiosa. Maria Montessori, prima a riconoscere questa facoltà desiderava mettere a punto una metodologia di lavoro che allungasse quanto più possibile la vita della mente assorbente.

La nostra opera di adulti non consiste nell’insegnare, ma nell’aiutare la mente infantile nel lavoro del suo sviluppo. Sarebbe meraviglioso se noi potessimo, col nostro aiuto, con un intelligente trattamento del bambino, con la comprensione dei bisogni della sua vita, prolungare il periodo in cui opera in lui la capacità di assorbire”.

Ecco la premessa, nata dall’osservazione, del metodo Montessori.

FONTI

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Apelle figlio di Apollo

APELLE, FIGLIO DI APOLLO

Apelle, figlio di Apollo
Fece una palla di pelle di pollo
Tutti i pesci vennero a galla
Per vedere la palla di pelle di pollo
Fatta da Apelle figlio di Apollo.

Ecco questo famoso scioglilingua nelle versioni illustrate:

apelle figlio di apollo fece una palla di pelle di pollo scioglilingua

apelle figlio di apollo scioglilingua

Clicca qui per stampare questo scioglilingua illustrato.

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Conte per bambini

Le conte, insieme alle filastrocche, agli scioglilingua e agli indovinelli sono una parte essenziale del patrimonio culturale del nostro paese. Si tratta di brevissime composizioni in rima che da sempre accompagnano i giochi come nascondino e acchiapparello. Attraverso le conte, i bambini avevano modo di sviluppare importanti competenze linguistiche, lavorando in modo attivo sui testi. In questo articolo abbiamo raccolto alcune conte italiane per bambini, con la speranza di mantenere vivo il loro ricordo.

Conte italiane

Di seguito puoi trovare una raccolta di conte tradizionali italiane, utilizzate dai bambini per i loro giochi.

MACCHININA ROSSA

Macchinina rossa rossa dove vai? (un bambino dice il nome di una città)
e quanti chilometri farai? (il bambino dice un numero, poi si comincia a contare).

macchinina rossa dove vai

Per questa conta abbiamo realizzato anche una scheda da stampare. La trovi nell’articolo dedicato a Macchinina rossa rossa dove vai?

FARFALLINA BELLA BIANCA

Farfallina bella bianca
vola, vola mai si stanca,
vola, vola sempre in su,
farfallina non c’è più
e resti fuori sempre tu.

conte italiane per bambini farfallina bella bianca

SOTTO IL PONTE DI BARACCA

Sotto il ponte di Baracca
c’è Pierin che fa la cacca.
La fa dura, dura, dura,
il dottore la misura.
La misura trentatrè
uno, due, tre.

AMBARABÀ CICCÌ COCCÒ

Ambarabà Ciccì Coccò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
Ambarabà Ciccì Coccò

ambarabà ciccì coccò testo conta per bambini 2

Per questa conta abbiamo realizzato anche una scheda da stampare. La trovi nell’articolo dedicato a Ambarabà Ciccì Coccò.

TRE GATTINI

Tre gattini tre gattini
se ne van per i camini
i gattini sono tre
a star sotto tocca a te.

IL RE DEL PORTOGALLO

Il re del Portogallo
va a trovare la regina
che fa la torta con la farina.
La farina è troppo bianca,
la regina è molto stanca,
molto stanca del lavoro;
esci fuori e vai con loro.

COCCODÈ

Coccodè
La mamma non c’è
è in cucina
Che prepara il caffè
Tutto per me
Niente per te
Uno due tre.

L’UCCELLIN DAL BECCO ROSSO

L’uccellin dal becco rosso
è caduto giù nel fosso;
giù nel fosso non c’è più:
resti fuori proprio tu.

4,3,2,1

4,3,2,1
a casa tua non c’è nessuno.
Ma se vai a casa mia
lì di certo c’è mia zia.
C’è mia zia che lava i panni
e saluta tutti quanti,
tutti quanti tranne uno…
Non è un fante, non è un re
la fortuna ha scelto te!

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