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IL SUCCESSO DELLA MINDFULNESS A SCUOLA

mindfulness a scuola

La mindfulness è una disciplina laica derivata dalle pratiche di meditazione buddista, si è affermata da tempo come strumento terapeutico di comprovata efficacia. Ad oggi viene impiegata in ambito psicologico, ad esempio per ridurre stress e ansia. Tuttavia, la mindfulness è sorprendentemente utile anche in campo educativo. Esistono programmi di mindfulness progettati per migliorare la qualità della vita dei ragazzi a scuola, che richiedono un impegno temporale minimo (10 minuti al giorno) e non richiedono particolari risorse o attrezzature.

La prof. sa Katherine Weare dell’Università di Southampton ha analizzato varie meta-analisi che raccoglievano i dati dei principali studi sulla mindfulness a scuola. Ecco cosa ne è emerso (il paper scientifico, in lingua inglese, è disponibile qui):

  • tutti i partecipanti ai programmi di mindfulness scolastica (studenti e insegnanti) hanno riferito di averlo fatto con interesse e di aver tratto beneficio da essi;
  • tutti gli studi che hanno analizzato l’influenza della mindfulness sul rendimento hanno riscontrato dei miglioramenti nelle performance scolastiche;
  • tutti gli studi concordano nel riconoscere un incremento sostenuto della capacità di prestare attenzione (e questo è forse l’aspetto più interessante);
  • tutti gli studi riconoscono alla mindfulness un’influenza benefica sulla sfera psicosociale (socievolezza e relazioni interpersonali, benessere emotivo, benessere mentale).

In Italia, sono sempre di più le scuole che stanno adottando la mindfulness come buona pratica per crescere dei ragazzi consapevoli e migliorarne lo stato di benessere psicofisico. Addirittura, il Percorso Mindfulness Based Teacher Student (in Lazio) può essere finanziato con il bonus destinato all’aggiornamento professionale dei docenti).

A proposito di mindfulness, abbiamo già scritto “Dieci pillole di mindfulness per i bambini e per se stessi“, “Giochiamo a rilassarci con l’omino del latte e il budino” e “La mindfulness del ranocchio“. Sull’argomento sono stati curati moltissimi libri (ne trovi una raccolta qui), che spiegano come portare la mindfulness nella propria vita.

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Mindfulness

La mindfulness è una pratica che consiste nel focalizzare la propria attenzione verso il momento presente. La mindfulness, nonostante derivi dalle pratiche di meditazione buddista, è stata privata degli elementi religiosi ed è a tutti gli effetti una pratica laica. Numerosi studi scientifici hanno confermato il valore della mindfulness per il benessere individuale.

La mindfulness può essere definita un atteggiamento della mente, con una maggiore consapevolezza del presente. E’ una pratica che trae origine dal buddismo theravada e risale a oltre 2.500 anni fa, diffondendosi progressivamente in Birmania, Cambogia, Laos, Sri Lanka e Thailandia, in ambito monastico e laico.

La parola inglese mindfulness traduce il temine Sati in lingua Pali, con cui viene indicata l’attenzione consapevole o “attenzione nuda”. Nel tempo questa pratica è stata portata anche in Occidente, dove è un’acquisizione relativamente recente e non legata in modo specifico all’ambito buddhista: si tratta infatti di una forma di pensiero applicabile indipendentemente da credenze, ideologie, etc.

In Occidente la minduflness si è diffusa negli Anni Settanta ad opera di un medico statunitense Jon Kabat Zinn. E’ stato questo studioso a concettualizzarla, affermando che: “mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:

  • con intenzione;
  • al momento presente;
  • in modo non giudicante”.

La mindfulness è una pratica che è stata ampiamente studiata dalla comunità scientifica. Programmi basati sulla mindfulness vengono utilizzati in tutto il mondo nell’ambito della psicoterapia. Tutti gli studiosi sono concordi nel sostenere i benefici della mindfulness (c’è una certa diversità di opinione solo nel valutare l’entità di questi effetti). In particolare:

  • potenzia la capacità di prestare attenzione;
  • migliora il benessere psico-fisico;
  • combatte gli effetti negativi dello stress;
  • combatte l’ansia e i pensieri negativi;
  • migliora la qualità delle relazioni sociali.

COME SI PRATICA LA MINDFULNESS

Per chi è alle prime armi, bastano 10 minuti per sperimentare la mindfulness. Siediti su un cuscino con la schiena diritta e le gambe incrociate. Concentrati sul tuo respiro, sull’aria che entra ed esce dalle narici e sui movimenti dell’inspirazione e dell’espirazione. Poni tutta la tua attenzione sul respiro. Può capitare che la mente divaghi, tornando a focalizzarsi su un pensiero capace di distrarla: sarà sufficiente riportarla sul respiro.
Un programma di mindfulness settimanale di questo tipo (10 minuti al giorno), per quanto semplice, è già di grande utilità per il benessere psicofisico personale.

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.
Dalai Lama

LABORATORI DI EDUCAZIONE CREATIVA©

APPROFONDIMENTI

  • Il Dalai Lama sostiene che “Se si insegnasse la meditazione ai bambini di otto anni si eliminerebbe la violenza nel mondo nel giro di una generazione“. In effetti, tutti gli studi e le meta-analisi scientifiche hanno confermato gli effetti benefici di questa pratica (a fronte di una quantità minima di tempo da dedicargli). Puoi trovare qualche indicazione in più nel nostro articolo sui benefici della mindfulness a scuola.
  • Anche in famiglia si può praticare la mindfulness; Jon Kabat Zinn ne parla ne “Il genitore consapevole”. Puoi trovare qualche idea nel nostro articolo “La mindfulness in famiglia“.
  • Praticare la mindfulness incide sulla sfera sociale, migliorando la qualità delle relazioni interpersonali, e sulla sfera emotiva, migliorando la consapevolezza e il controllo di Sé. In questo senso, la mindfulness è un’ottima pratica per sviluppare l’intelligenza emotiva.
  • Praticare la mindfulness è inoltre un valido esercizio per potenziare l’autostima: diventare consapevoli del momento presente aiuta a tenere lontani stress, ansia e giudizi (tutti elementi che condizionano negativamente l’autostima).
  • La mindfulness deriva da un insieme di insegnamenti, in particolare buddhismo theravada (vipassanā), Zen (zazen) e pratiche di meditazione Yoga. Per spiegarla in maniera incisiva ricorriamo allideogramma “nianche combina due caratteri diversi: la parte superiore dell’ideogramma significa “adesso”, mentre la parte inferiore indica il “cuore”. Un modo per dirci che la vita va vissuta ora e sentita con il cuore. Bello vero?
  • Quando si pratica la mindfulness, può essere utile farlo insieme ad altre persone. Nella filosofia buddhista si parla a questo proposito di Sangha, una parola sanscrita che indica la comunità spirituale. Il gruppo aiuta a praticare nella quotidianità la consapevolezza, opponendosi a un mondo frettoloso e sempre di corsa e a stili di vita malsani. E’ un modo per incoraggiarsi l’un l’altro nelle situazioni difficili, oltre ad essere fonte di ispirazione e speranza di miglioramento.

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IL BAMBINO E’ UNA SORGENTE D’AMORE

Alla base della proposta pedagogica di Maria Montessori c’era il nobile ideale dell’amore, l’idea che l’educazione dovesse servire a coltivare e diffondere amore, giungendo infine alla pace e alla fratellanza universale. Nessun sistema educativo moderno abbraccia questo principio con la stessa forza e con la stessa passione con cui lo fece la Montessori. Ti lasciamo alcuni spunti di riflessione tratti da “La mente del bambino“, uno dei testi fondamentali scritti dalla pedagogista:

Gli adulti hanno forti e talvolta feroci convinzioni che li dividono in gruppi e quando accade che fra loro ne discutano, facilmente lottano. Ma su di un punto – il bambino – hanno tutti lo stesso sentimento. Pochi realizzano l’importanza sociale che ne deriva al bambino. È evidente che occorre meditarvi ed investigare se si vuole creare un’armonia nel mondo. 

Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. È un amore difficile da definire; tutti lo sentono, ma nessuno sa descriverne le radici o valutare le conseguenze della sua vastità, o vagliare la sua potenzialità di unione fra gli uomini. Malgrado le nostre differenze di razza, di religione, di posizione sociale, a mano a mano che abbiamo parlato di lui ci siamo sentiti e ci sentiamo uniti da sentimenti fraterni; che vincono diffidenze e difesa sempre deste fra uomo e uomo e fra gruppi di uomini nella pratica della vita. 

L’amore, quale noi lo sentiamo per il bambino, doveva esistere potenzialmente anche fra uomo e uomo, perché un’unione umana si è formata e non vi è unione senza amore. 

È curioso osservare che in tempi come i nostri, nei quali la guerra è stata distruzione senza esempio, ed ha raggiunto ogni terra più remota, quando si penserebbe che il parlar d’amore fosse mera ironia, la gente ancora ne parla con insistenza. Si fanno dei progetti per unirsi, il che significa non solo che c’è amore, ma che l’amore è una forza di base…

L’amore è concesso all’uomo come un dono volto ad un dato scopo e per uno speciale disegno, come ogni cosa che viene prestata agli esseri viventi dalla coscienza cosmica. Esso dev’essere tesaurizzato, sviluppato ed ingrandito al massimo delle possibilità. L’uomo, unico tra gli essere, può sublimare questa forza che gli è stata data e svilupparla più e più, e farne tesoro è il suo compito. 

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NON ESISTONO BAMBINI DIFFICILI, MA SOLO DINAMICHE SBAGLIATE

Uno dei concetti che più ci hanno colpito nella lettura de “Il nuovo metodo danese per educare i bambini alla felicità a scuola e in famiglia” è legato ai bambini difficili. L’autrice, spiegando l’approccio danese al bullismo, afferma che non esistono bambini difficili, ma solo dinamiche di gruppo sbagliate.

Noi partiamo dal presupposto che ogni bambino e ogni genitore facciano del proprio meglio, dice Lotte Madsen, vicepreside della Absalon Skole a Roskilde. Se si assume con convinzione questo punto di vista si riesce a non giudicare male nessuno, e a cercare di capire perché alcuni bambini scelgono di comportarsi in un certo modo in quel dato momento o in quella circostanza. 
I danesi non si limitano insomma a considerare il gesto in sé, ma tentano di comprendere e analizzare il sentimento che c’è dietro. Solo incontrando il bambino in questo modo si può riuscire a lavorare con lui. 
Come ha detto Søren Kierkegaard: Se si vuole riuscire a portare qualcuno in un posto, prima di tutto e soprattutto bisogna preoccuparci di trovarlo dov’è, e cominciare da lì“.

Si tratta di un principio di grande valore. Tutti i bambini, infatti, desiderano amore e stima; alcuni, tuttavia, traducono questo desiderio in azioni sbagliate. Per aiutarli a cambiare davvero, è necessario superare la barriera del giudizio e quella del pregiudizio: dobbiamo metterci in ascolto, osservare e comprendere. Vinciamo il pregiudizio del “bambino difficile” e soprattutto il pregiudizio del “bambino cattivo”.

Nelle classi danesi, gli insegnanti aiutano questi bambini analizzando attentamente le dinamiche di classe (utilizzando i sociogrammi come strumento guida) e attraverso dei momenti di discussione collettiva in cui i ragazzi espongono al gruppo i problemi del gruppo.

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STIAMO CRESCENDO DEI BAMBINI “ASSEDIATI”

I nostri bambini sono liberi? Siamo capaci di stimolare la loro creatività o, al contrario, la ostacoliamo? A questo proposito, ti proponiamo l’interessante prospettiva dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, attento osservatore del mondo giovanile. Crepet, durante un’intervista rilasciata a Dea By Day ha detto che:

Stiamo crescendo dei bambini assediati. Nel senso che i loro spazi e il loro tempo è assediato dalla gestione che gli adulti attuali impongono loro. Abbiamo bambini assediati da nonne iper-presenti, da mamme piene di sensi di colpa, da padri che vogliono fare le madri, da insegnanti sciatti.. Insomma i bambini starebbero meglio soli, se questi sono gli adulti che li circondano. Bisognerebbe promuovere una campagna liberate i bambini
Quando a un bambino è continuamente impedito di poter sviluppare la propria creatività, la propria autonomia, a costruire la propria identità, non riesce a crescere, ovvero crescerà fragile, vulnerabile, ricattabile. Nella società attuale, che molti pensano sia libera anzi addirittura liberal, è veramente difficilissimo che un ragazzo possa riuscire ad essere se stesso. E il motivo è che non è stato cresciuto in modo di poterlo essere.
Facciamo l’esempio delle nuove tecnologie e delle App. In quel mondo i ragazzi sono liberi di creare, ma all’interno di una sorta di ranch che si chiama Internet. Un ragazzo oggi è “molto gradito” se inventa una App utile ai produttori di stampanti 3D. Ma immediatamente la sua creatività non viene considerata se invece inventa un oggetto non tecnologico, come ad esempio un pattino colorato. Per fortuna esistono delle eccezioni e degli scampoli di libertà possibili, ma in generale, dovunque nel mondo, le regole sono dettate in ragione dei consumi. Un’azienda fa di tutto perché noi acquistiamo il prodotto che ha realizzato, creandoci il bisogno di averlo. La nostra creatività fai-da-te, quella delle nostre nonne, è scoraggiata. La situazione è che abbiamo disponibili tanti prodotti che altri ci convincono essere necessari, anche a basso costo, ma in cambio cediamo la nostra libertà. C’è un gruppo di ragazzi che ha inventato un telefono che funziona solo come telefono, si chiama Light Phone e finora hanno raccolto solo 2000 sottoscrittori. Domanda: Quanti ragazzini sosterrebbero questi modelli? Quanti ragazzini sarebbero disponibili a rinunciare ai social, alle App, a internet? E dunque: sono liberi?“.

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Laboratorio di comunicazione non verbale

Sapevi che il 90% dei messaggi che trasmetti agli altri non dipendono dalle parole che usi? Ne abbiamo parlato nel nostro articolo sulla comunicazione non verbale. I movimenti del corpo, in particolare, incidono sul 55% del messaggio.

Ecco cinque gestualità da evitare. Secondo gli studiosi della comunicazione non verbale, infatti, trasmettono un senso di disagio e di tensione nella persona con cui si parla:

  • non tenere il contatto oculare troppo a lungo o troppo poco: il contatto oculare è un indicatore dell’interesse, ma anche di rispetto. Tenere gli occhi fissi su chi ci parla può mettere a disagio l’interlocutore. Non guardare in faccia chi ci parla è sinonimo di insicurezza o scarso interesse;
  • non irrigidire le spalle: se sei rilassata/o mentre parli, trasmetterai serenità e sarà più facile creare empatia con chi ascolta. Non dimenticare di tenere la testa alta: diversamente rischi di trasmettere insicurezza;
  • non incrociare le braccia: le braccia sono la porta di ingresso del corpo: se le incroci, verranno percepite come uno scudo difensivo per proteggersi dal mondo. Peggio ancora quando chiudi i pugni: vuol dire che sei davvero tesa/o;
  • non dondolare le gambe: se tendi a muovere le gambe molto più del normale, significa che sei nervosa/o, stressata/o o agitata/o. È un messaggio a cui prestare attenzione, specialmente nei contesti lavorativi;
  • non gesticolare velocemente: i gesti delle mani sono influenzati anche dalla cultura (pensiamo a quanto gesticoliamo noi italiani!). Il controllo su questa componente ci farà apparire più sicuri e spontanei.

LABORATORIO DI EDUCAZIONE CREATIVA©

In questo laboratorio di educazione creativa dovrai trasformarvi in una sorta di Sherlock Holmes della comunicazione non verbale. Comincia memorizzando le cinque gestualità che abbiamo individuato sopra. Per aiutarti puoi utilizzare una mappa mentale o una mappa concettuale.

Rimani in agguato, a caccia di questi gesti. Se ne noti qualcuno in uno dei tuoi bambini, prova a chiedergli come si sente. Chiedigli se c’è qualcosa che lo ha turbato o innervosito. Potrebbe essere il segnale che ha bisogno di un ascoltatore empatico o di un sostegno emotivo. Questa pratica è comune tra i genitori e gli insegnanti danesi (puoi leggere tante testimonianze ne “Il metodo danese”  e ne “Il nuovo metodo danese” di Jessica Alexander). Non mettere pressione. Piuttosto, raccontagli un episodio in cui tu ti sei sentita/o nervosa e ti sei comportata nello stesso modo: rinuncia al giudizio e racconta le tue esperienze. A proposito, se stai lavorando sulla comunicazione, prova anche il laboratorio per rimuovere le barriere alla comunicazione.

Attraverso questo laboratorio potrai esercitare la tua intelligenza emotiva imparando a riconoscere i segnali che il corpo utilizza per esprimere i sentimenti.

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