Thomas Gordon, sostenitore della comunicazione efficace e dell’importanza dell’ascolto attivo, ha individuato dodici barriere alla comunicazione (di cui parla nel suo “Insegnanti efficaci“):
dare ordini, comandare o dirigere;
minacciare, mettere in guardia;
moralizzare e far prediche;
dare consigli;
persuadere con la logica;
biasimare e giudicare;
manifestare compiacimento;
ridicolizzare o usare frasi fatte;
analizzare, diagnosticare o interpretare;
consolare o rassicurare;
investigare o indagare;
minimizzare o ironizzare.
Queste barriere costituiscono un serio problema alla comunicazione tra individui, specialmente quando parliamo di comunicazione educativa. Non c’è niente di peggio di un genitore o di un insegnante che sputa sentenze, decreta giudizi o ironizza su un bambino. Se ne parla anche ne “Il nuovo metodo danese“: le famiglie danesi costruiscono un clima di serenità proprio attraverso la rinuncia al giudizio e alla predica.
Questo laboratorio di educazione creativa si propone di eliminare le barriere alla comunicazione attraverso la sostituzione dei “messaggi-Tu” con dei “messaggi-Io” (uno dei concetti più interessanti espressi da Thomas Gordon). Mentre il “messaggio-Tu” si basa essenzialmente sul giudizio, il “messaggio-Io” è fondato sulla soggettività. Ecco due esempi:
messaggio-Tu: Sei sempre tu a lasciare la camera in disordine!;
messaggio-Io: Quando lasci la camera in disordine, mi fai arrabbiare e perdo la calma.
Il “messaggio-Io” pone l’attenzione sugli effetti di un gesto compiuto e propone al bambino gli effetti e i sentimenti che il suo gesto ha procurato negli altri. Utilizzando un “messaggio-Io” rinunciamo ad ammonire e scegliamo di metterci in gioco, insegnando un modo di relazionarsi con gli altri molto più costruttivo del puro giudizio. Il laboratorio si adatta bene a tanti contesti diversi: famiglia, scuola, lavoro e tempo libero. Non c’è limite al potere dei “messaggi-Io”.
Utilizza questo esercizio per migliorare le tue doti di comunicazione (in famiglia, ma anche sul lavoro) e per trasmettere fiducia (non è un caso che questo esercizio sia presente anche all’interno del nostro laboratorio sulla fiducia). Per un lavoro più approfondito, affiancalo agli esercizi sulla comunicazione non verbale.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
…
Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato. Questo mezzuccio è alla portata di tutti, non costa nulla ed è certamente utilissimo. «Una coscienza tranquilla rende forti»: chi non lo sa, deve impararlo e farne esperienza.
Sabato, 15 luglio 1944
…
È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte , della miseria, della confusione. vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Chi non scrive non sa quanto sia bello scrivere; in passato, rimpiangevo sempre di non sapere disegnare, ma ora sono felicissima di saper almeno scrivere. E se non avrò ingegno abbastanza per fare la scrittrice o la giornalista, ebbene, potrò sempre scrivere per me sola. Voglio farmi avanti, non posso pensare di vivere come mamma, la signora Van Daan e tutte quelle donne che fanno il loro lavoro e poi sono dimenticate. Debbo avere qualcosa a cui dedicarmi, oltre al marito e ai figli! Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest’attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me. Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Come ben ti puoi immaginare, qui dicono sovente, disperati: «A che cosa serve mai la guerra? Perché gli uomini non possono vivere in pace? Perché devastare tutto?». La domanda è comprensibile, ma finora nessuno ha ancora trovato una risposta soddisfacente. Già, perché in Inghilterra fanno aeroplani sempre più grandi, bombe sempre più pesanti e, nello stesso tempo, case prefabbricate in serie per la ricostruzione? Perché si spendono ogni giorno milioni per la guerra e nemmeno un centesimo per l’assistenza medica, per gli artisti, per i poveri. Perché gli uomini debbono soffrire la fame, quando in altre parti del mondo si lasciano marcire i cibi sovrabbondanti? Perché gli uomini sono così pazzi? Non credo affatto che la guerra sia soltanto colpa dei grandi uomini, dei governanti e dei capitalisti. No, la piccola gente la fa altrettanto volentieri, altrimenti i popoli si sarebbero rivoltati da tempo. C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subito una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo. Sono stata sovente abbattuta, ma mai disperata; considero questa vita clandestina come una avventura pericolosa, ma romantica e interessante. Mi consolo delle privazioni divertendomi a descriverle nel mio diario. Mi sono proposta di condurre una vita differente da quella delle altre ragazze e, più tardi, da quella delle solite donne di casa. Questo è il bell’inizio della vita interessante; e perciò, perciò soltanto, nei momenti più pericolosi, debbo ridere del lato umoristico della situazione. Sono giovane e posseggo molte virtù ancora nascoste, sono giovane e forte e vivo questa grande avventura, ci sono in mezzo e non posso passar la giornata a lamentarmi. La natura mi ha favorito dandomi un carattere felice, gioviale ed energico. Ogni giorno sento che la mia mente matura, che la liberazione si avvicina, che la natura è bella, che la gente attorno a me è buona, che quest’avventura è interessante. Perché dunque dovrei disperarmi? La tua Anna.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Abbiamo parlato più volte dell’ascolto attivo e della sua importanza. La maggior parte delle persone dovrebbe cominciare il suo percorso di allenamento emotivo potenziando l’ascolto, vero e proprio tallone di Achille del genere umano!
Come? Sei un ascoltatore provetto? Facciamo una prova: qui sotto puoi trovare un velocissimo test per mettere alla prova le tue capacità di ascoltare. Non devi fare altro che leggere le istruzioni e seguirle. Un avvertimento: pochissime persone riescono a superare questo test (in una classe di scuola primaria, non più di 1/2 bambini per classe; i numeri non migliorano molto tra gli adulti). Non è semplice come può sembrare.
Per completare questo test sono sufficienti un foglio e una matita. Puoi utilizzare anche il foglio su cui è stampato questo test. Prima di cominciare, leggi attentamente tutti i punti.
Metti una “X” nell’angolo in basso a destra del tuo foglio;
Scrivi il tuo nome in alto a sinistra del foglio;
Disegna una piccola circonferenza sul lato sinistro del foglio;
Disegna una piccola circonferenza sul lato destro del foglio;
Fai una piega sull’angolo in basso a sinistra del foglio;
Alza le mani per circa 10 secondi;
Scrivi il nome di tre colori sul retro del foglio;
Quanto fa 2+2? Scrivilo su uno qualsiasi dei margini del foglio;
Ignora tutti i punti precedenti; esegui solo il 2;
Rimani in silenzio fino alla fine del test.
Non dirci che hai cominciato mettendo la X (o immaginando: “semplice, lo faccio subito”) prima di arrivare alla fine delle istruzioni. La maggior parte delle persone che si cimentano con questo semplice test lo fa. Di fronte ad un compito apparentemente semplice, dimentica la premessa “prima di cominciare, leggi attentamente tutti i punti” e si mette in azione.
Questo comportamento esprime un pregiudizio e costituisce una barriera all’ascolto. Succede la stessa cosa quando, dopo poche parole, pensiamo di sapere già tutto di ciò che il nostro interlocutore ci dirà.
Puoi utilizzare questo semplice test anche in classe (a partire dalla seconda classe della scuola primaria): è un esercizio eccellente per far comprendere ai bambini l’importanza dell’ascolto e gli errori a cui un cattivo ascolto può condurre.
A proposito, il test è pronto per la stampa, in formato PDF: puoi stamparlo cliccando qui.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Un proverbio africano recita: “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio“. Pensa a questa frase: quanto è vera nel mondo e nel tempo in cui viviamo? Secondo noi molto poco: la nostra società è caratterizzata da legami deboli, dalla mancanza di tempo da dedicare alle relazioni.
Qualche giorno fa abbiamo proposto un breve questionario per raccogliere le vostre richieste e capire quali temi sviluppare. Diversi lettori ci hanno chiesto di proporre esercizi concreti per l’educazione, pratiche da sperimentare a casa nel “qui ed ora”. Secondo noi, riprendendo il proverbio africano, potresti cominciare da qui: “ricostruisci il villaggio che ti serve per crescere i tuoi bambini“.
Solo così potrai ritrovare un po’ di tempo per te stessa/o senza sentirsi in colpa. Solo così i bambini potranno avere una rete che li sostiene e condivide valori. Dietro il concetto di comunità educante c’è la divisione del carico mentale. Educare è una questione delicata, si consuma tanta energia. Più siamo ad educare, più il carico è lieve.
Ecco qualche spunto:
coltiva le tue amicizie, cercando occasioni per stare insieme con altri adulti e altri bambini;
frequenta luoghi di scambio, di confronto e relazione (parchi, associazioni, oratori);
nei limiti delle tue possibilità, impegnati a costruire luoghi di scambio (associazioni formali e non, gruppi “children friendly”, etc.);
cerca di partecipare alla vita scolastica in modo collaborativo e costruttivo;
non temere il confronto educativo; non farà male a te né ai tuoi bambini;
accetta che altre persone possano avere idee sull’educazione diverse dalle tue; non sarà questo a danneggiare i tuoi bambini;
fai la tua parte: forse non lo sai, ma anche tu sei un’educatrice o un educatore.
“Comunità è cercare insieme soluzioni condivise ai problemi. Comunità è asciugare gli occhi di un bambino quando ne ha bisogno, è ridere con lui quando è felice, è aiutarlo e avvolgerlo di sicurezza, ogni giorno. Comunità è ascoltare ogni voce, ma con rispetto, perché ognuno ha una storia passata ed una storia da vivere“.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.