In questo articolo abbiamo raccolto una serie di semplici giochi sensoriali e giochi legati alla motricità fine per bambini tra di 2-5 anni. Puoi preparare ciascuno di questi giochi con pochi, semplici materiali. Si tratta di attività progettate per stimolare la concentrazione dei bambini e la capacità di prestare attenzione.
TELAIO DEI DISEGNI
Si realizza a partire da una piccola tavola di cartoncino. Traccia un semplice disegno, con il lapis o con il pennarello. Poi, aiutandoti con un punteruolo, un cacciavite a punta fine o un altro oggetto appuntito, pratica dei fori lungo le linee del disegno.
Dalla parte opposta della tavola, numera i fori, mettendoli in ordine. Il gioco è semplice: bisogna infilare il laccio di una scarpa (o un altro filo che abbia la punta rinforzata, così da infilarla nei fori senza fatica) nel foro numero 1 e farlo uscire dal 2, poi infilarlo nel 3 e così via, fino al termine dei punti.
Ecco il telaio finito: il disegno è come ricamato. Questo esercizio è una fantastica palestra per la concentrazione e per la motricità fine dei più piccoli.
TAVOLA DELLA PIOGGIA
Ecco un semplicissimo gioco per allenare la motricità fine dei bimbi più piccoli. Su un foglio di cartoncino A4 si disegna una nuvola e le goccioline di pioggia. Poi, si ritaglia la carta in corrispondenza delle gocce di pioggia (in alternativa, è sufficiente praticare dei grossi fori).
Ferma dei nastri colorati o dei fili di lana sul retro, utilizzando del nastro.
SAGOME CON LE CANNUCCE
Ecco un altro gioco di composizione. Avrai bisogno di un po’ di cannucce colorate, tagliate in varie misure. Su dei foglietti di carta, disegna delle figure utilizzando solo linee. I giocatori dovranno comporre la sagoma disegnata utilizzando le cannucce dei rispettivi colori (nella foto abbiamo dovuto utilizzare due cannucce rosse perché avevamo esaurito quelle arancioni).
CUBI DELLE EMOZIONI
Si gioca con delle tavole di carta bianca e qualche cubetto di LEGO Duplo. L’obiettivo è coprire tutte le sagome con i cubi corrispondenti.
SIMULAZIONE ESTETICA
Questo gioco non ha bisogno di grandi spiegazioni. L’unica raccomandazione è quella di utilizzare smalti e colori ad acqua per bambini.
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Hai mai riflettuto sull’importanza della bontà? Ecco uno spunto di riflessione interessante:
“Fin dal momento della nostra nascita, dipendiamo dalla cura e dalla bontà dei nostri genitori; al termine della nostra vita, quando siamo oppressi dalla malattia e dalla vecchiaia, di nuovo dipendiamo dalla benevolenza altrui. Dal momento che all’inizio e alla fine della nostra esistenza siamo così dipendenti dalla benevolenza degli altri, come è possibile che durante il suo corso trascuriamo di essere buoni verso di loro?”
Dalai Lama
Questo laboratorio di educazione creativa (ispirato alla metodologia del circle time e al Klassen Time delle scuole danesi) ha l’obiettivo di aiutarti a seminare bontà nel cuore e nella menta di coloro che ti stanno vicino.
disegna un fiore della bontà su una cartolina; puoi utilizzare le matite, gli acquerelli o i pennarelli: qualsiasi tecnica funzionerà alla grande;
adesso, raduna i partecipanti al laboratorio (possono essere i membri della tua famiglia o della tua classe) e disponili in cerchio;
a turno, ciascuno dovrà prendere il cartoncino con il fiore e suggerire agli altri un gesto ricco di bontà;
puoi annotare tutte le proposte su un foglio o su un quaderno;
quando avrai raggiunto un numero sufficiente di proposte, interrompi il gioco; ciascun giocatore dovrà promettere di impegnarsi a mettere in pratica almeno uno degli spunti di bontà emersi.
Se vuoi realizzare un laboratorio sulla bontà e sui gesti di bontà, questo esercizio ti sarà utile. Puoi integrarlo a dei momenti di discussione sul significato e sul valore della bontà e a qualche lettura scelta. Noi ti suggeriamo “Il leone e il topo” di Esopo.
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Ti proponiamo questo breve testo attribuito al pediatra Donald Winnicott. Non siamo certi dell’attribuzione, ma il concetto è significativo: in educazione non basta “fare qualcosa”, quel che conta è farlo con gioia, amore e passione.
“Il bambino non vuole che gli si diano da mangiare le cose giuste al momento giusto, ma vuole essere nutrito da una persona felice di nutrire il suo bambino. Il bambino accetta come cose naturali che i suoi pannolini siano morbidi e che l’acqua del bagno sia alla giusta temperatura.. Quello che non può dare per scontato è che la madre provi piacere a vestirlo e fargli il bagnetto. Se voi siete felici di fare queste cose, anche il bambino sarà felice; per lui sarà come quando splende il sole. Se la madre non prova piacere nel fare queste cose, l’intero processo diventa privo di vita, inutile e meccanico…
In altre parole, quando il rapporto tra madre e figlio è cominciato e si sviluppa in modo naturale, non c’è nessun bisogno di ricorrere a tecniche speciali per nutrire il bambino, di pesarlo e di sottoporlo ad ogni genere di esami, la madre e il bambino sanno che cosa è giusto fare molto meglio di qualunque osservatore esterno…
In questa situazione un bambino succhierà la giusta quantità di latte alla giusta velocità e saprà quando fermarsi. In questo caso il processo di digestione e di secrezione non ha bisogno di essere osservato da estranei. Tutte le funzioni fisiologiche si svolgono normalmente perché la relazione affettiva si sviluppa normalmente. Dirò di più: in queste circostanze una madre può imparare da suo figlio molte cose sui bambini, così come il bambino impara molte cose da sua madre”.
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La comunicazione non verbale comprende tutti quei messaggi comunicativi che non vengono espressi attraverso la parola. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare ingenuamente, la comunicazione non verbale è più importante di quella verbale. Mehrabian, nel 1972, analizzò in laboratorio la comprensione dei messaggi scoprendo che:
i movimenti del corpo e della faccia incidevano per il 55% nella comprensione;
l’aspetto vocale incideva per il 38% della comprensione;
l’aspetto verbale incideva per il 7% della comprensione.
ASPETTI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE
La comunicazione non verbale si articola in vari aspetti. Li abbiamo sintetizzati in questa mappa concettuale:
Clicca sulla mappa per ingrandirla.
Esistono quattro grandi sistemi di comunicazione non verbali. Essi sono:
il sistema paralinguistico;
il sistema cinesico;
la prossemica;
l’aptica.
SISTEMA PARALINGUISTICO
Indica l’insieme dei suoni emessi nella comunicazione verbale, indipendentemente dal significato del messaggio. Comprende:
tono, legato alla frequenza della voce, che dipende da fattori fisiologici e sociali;
frequenza, parimenti influenzata dal fattore sociale: se sono in difetto, userò un tono più basso;
ritmo, che serve a conferire autorevolezza al messaggio: parlare lentamente, inserendo delle pause tra una frase e l’altra, conferisce un tono solenne;
silenzio, che è un’ulteriore forma di comunicazione paralinguistica, molto legata al contesto: il silenzio di due persone arrabbiate che nemmeno si guardano è differente dal silenzio emozionato di due innamorati.
SISTEMA CINESICO
Il sistema cinesico include atti comunicativi espressi dai movimenti del corpo, in particolare movimenti oculari, mimica facciale, gesti e postura. Sono elementi fortemente influenzati non solo dall’indole personale, ma anche dal contesto culturale di riferimento.
PROSSEMICA
Si tratta del modo in cui le persone si dispongono in un contesto specifico, suddividendo inconsapevolmente lo spazio che le circonda. Nella distribuzione spaziale, vengono identificate quattro aree:
zona intima (da 0 a 50 cm);
zona personale (da 50 cm ad 1 m);
zona sociale (da 1-3/4 m);
zona pubblica (oltre i 4 m).
APTICA
Si tratta dell’insieme dei messaggi comunicativi espressi attraverso il contatto fisico. Comprende forme comunicative codificate (la stretta di mano, il bacio sulle guance come saluto ad amici e parenti) e spontanee (un abbraccio, una pacca sulla spalla). Anche in questo caso pesano le differenze culturali, oltre al proprio carattere.
Spesso la comunicazione non verbale viene definita extra linguistica, a completamento di quella che viene considerata la forma principale di comunicazione, ossia la parola.
Per comunicare efficacemente, i segnali verbali non verbali dovrebbero coincidere: in questo modo aumenta la fiducia della persona con cui entriamo in relazione. Una comunicazione efficace richiede in primo luogo che i segnali non verbali coincidano con le parole, perché questo aumenta la fiducia e dunque incide positivamente sulla relazione che si ha con le persone con cui stai comunicando. Eppure non sempre ciò accade: ecco allora che i segnali non verbali, anziché accentuare o completare i significati verbali, entrano in contraddizione. Un esempio? Fingiamo di essere interessati, ma tamburelliamo con le dita sul tavolo, infastiditi.
Esiste un ulteriore grado di distinzione all’interno della comunicazione non verbale, tra comunicazione non verbale statica e dinamica. La comunicazione non verbale statica raggruppa una serie di elementi “aggiuntivi”, come trucchi, abbigliamento, accessori, che vengono scelti a seconda del contesto di riferimento. Difficile pensare ad un clown vestito in giacca e cravatta. La comunicazione non verbale dinamica riguarda più da vicino il sistema cinesico e la prossemica. Pensiamo al lavoro di un attore sulle sue espressione e su quanto ci trasmettono in un film: molto più delle sole parole.
Lavorare sulla comunicazione non verbale è una buona idea per sviluppare l’intelligenza emotiva ed, in particolare, le sue componenti sociali. Infatti, riuscire a comunicare in modo efficace è essenziale per generare empatia. La comunicazione non verbale è fondamentale nei contesti educativi, a scuola e in famiglia.
FONTI
M. Argyle, Bodily Communication, Methuen & Co, 1988
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I periodi dell’infanzia e dell’adolescenza sono tra i momenti più delicati nella vita della persona. Soprattutto l’infanzia, è una tappa davvero fondamentale per insegnare ai propri bambini che essi sono degli individui che meritano rispetto, fiducia, con caratteristiche uniche e inimitabili che vanno rispettate e messe in risalto.
Negli ultimi anni, come spiega il portale italiano di riferimento per la consulenza psicologicaPsicologiOnline.net, si sente sempre più parlare di una pratica che viene chiamata in inglese positive parenting, ovvero genitorialità positiva. Ma cosa significa realmente essere genitori positivi con i propri figli?
Genitorialità positiva significa entrare in stretta sintonia con il bambino, interpretando i suoi bisogni, la sua comunicazione non verbale, accogliendo le sue paure per poi rilasciare un sentimento di fiducia, ascolto e una sensazione che permetta al bambino di capire che il genitore è presente per supportarlo e accompagnarlo nel difficile compito di crescere, senza far sentire il bambino giudicato o intimorito. Questi comportamenti genitoriali favoriscono la capacità del bambino di sentirsi un essere unico, amato e sicuro nel momento in cui deve andare per il mondo ad esplorare e ad apprendere.
ESSERE GENITORI SIGNIFICA ESSERE IN UNA RELAZIONE
Nel momento in cui si diventa genitori, si entra a far parte di una relazione, ovvero un processo in cui ci sono sempre due parti coinvolte. Bisogna sempre tenere in cosiderazione che sia l’accudente che l’accudito sono persone ognuna con le proprie esperienze, i propri vissuti, emozioni, paure, pensieri, gioie e aspettative.
Ovviamente il genitore deve essere una guida autorevole per i propri figli, ma per una sana e corretta relazione genitore-bambino nessuno dei due deve prevalere sull’altro, deve esserci ugualmente spazio sia per i bisogni del grande che del più piccolo. Nella relazione genitore-figlio, le punizioni e i ricatti non funzionano poiché a lungo andare il bambino inizierà ad usarli contro il genitore, aumentando in tal modo il sentimento di frustrazione ed impotenza nel seguire il proprio ruolo genitoriale.
L’IMPORTANZA DI FORNIRE UN ACCUDIMENTO RESPONSIVO
La responsività è la capacità di ognuno di noi a rispondere in modo adeguato alle necessità del bambino, riuscendo quindi a capire quali sono i bisogni espliciti ed impliciti del piccolo. È davvero importante che il genitore fornisca un’immagine al bambino positiva, di apertura e di punto di riferimento. Per essere responsivi e dare un feedback positivo al piccolo, i genitori devono rispondere adeguatamente all’azione intrapresa dal bambino con espressioni del viso e risposte vocali di incoraggiamento e affermazione. Con questo esempio si può comprendere come l’accudimento responsivo si metta in pratica fin da subito e non solo nel momento in cui si hanno figli un po’ più grandi. Il genitore-osservatore deve riuscire a comprendere quali sono le esigenze e le necessità dei bambini anche quando queste non sono espressamente palesate (ho freddo, sete, mi scappa la pipì, voglio andare a dormire). Così facendo il bambino si sentirà accolto, protetto e riuscirà a percepire il genitore pronto ad accogliere i suoi bisogni. Un atteggiamento responsivo permette al bambino di sviluppare un attaccamento sicuro che gli permette di esplorare il mondo in sicurezza, avere fiducia negli altri, saper contare sulla propria autostima e soprattutto essere conscio che potrà sempre contare sui propri genitori.
SAPER GESTIRE LE EMOZIONI
Il positive parenting mette l’accento sul fatto che i genitori per mettere in atto la genitorialità positiva devono saper gestire le emozioni; in questo modo anche i più piccoli riusciranno, in determinate situazioni di stress, a reagire con maggiore calma e lucidità poiché hanno visto i genitori comportarsi in quel determinato modo. Il compito del genitore è quello di riuscire a sviluppare nel proprio bambino la capacità di problem solving, ovvero di risoluzione dei problemi. Questo metodo aiuta i bambini a pensare con la propria testa, con lucidità e fermezza. Inoltre, permetterà loro di essere da grandi degli individui che mirano a trovare la soluzione migliore possibile. Il problem solving permette di riuscire a gestire le emozioni, sia quelle positive che quelle negative, aiutando i bambini a chiedere aiuto quando ne sentono necessità ma soprattutto capire quando sono gli altri ad avere bisogno di aiuto. Infatti il fine ultimo di essere genitori e il reale obiettivo educativo non è quello di essere il genitore perfetto ma un genitore con pregi e difetti, accettandosi con le proprie forze e debolezze.
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE CHE CONTRADDISTINGUONO IL POSITIVE PARENTING?
Sono 7 le caratteristiche della genitorialità positiva che si possono applicare alla vita di tutti i giorni e durante le interazioni genitore-bambino, anche durante i momenti più difficili e ostili.
Saper fornire linee guida in relazione all’età, insegnando a regolare i propri sentimenti e a gestire le emozioni Un esempio per il genitore è quello di ascoltare il bambino, incoraggiarlo di fronte alle difficoltà e motivarlo dimostrando che l’adulto ha fiducia in lui. Inoltre il genitore deve avere il giusto equilibrio tra dolcezza e fermezza proponendo limiti e attività adeguati all’età e al comportamento del bambino.
Empatia: mettersi nei panni del bambino cercando di immaginare il suo punto di vista Il genitore deve il più possibile cercare di vedere il mondo con gli occhi di un bambino al fine di comprendere al meglio la sua prospettiva e il suo punto di vista. Grazie all’empatia, il genitore riesce a comprendere i sentimenti che sono alla base di determinati comportamenti. In aggiunta a ciò, si aiuta il bambino ad essere empatico a sua volta verso gli altri e a risolvere i conflitti e le problematiche in maniera positiva.
Rispondere in modo efficace ai bisogni del bambino Per un genitore, saper rispondere con sensibilità ai bisogni dei bambini è un grandissimo traguardo. Essere un punto di riferimento e saper dimostrare affetto sono due aspetti fondamentali. In particolare, l’affetto è importantissimo nel rapporto genitore-bambino, tenendo conto che per affetto si intende protezione sia fisica che emotiva.
Ritagliarsi un po’ di tempo per stare con i propri figli I momenti di connessione con il proprio figlio sono da considerarsi dei momenti preziosi in cui il bambino e il genitore sono strettamente connessi e dedicano del tempo solo per loro stessi. Il bambino, anche se molto piccolo, sa riconoscere se il tempo trascorso con lui, seppur poco, è di qualità e inoltre riesce altrettanto bene a percepire la noia e la frustrazione. Pertanto, è preferibile che il genitore quando dedica un po’ di tempo alle coccole e ad ascoltare i vissuti del bambino sia totalmente concentrato su di esso. In questo modo il bambino sentirà di essere connesso all’adulto, aprendo i suoi sentimenti, esprimendo le sue paure, i timori, le gioie e le speranze.
Il genitore deve agire come un modello I bambini apprendono per imitazione e di conseguenza è fondamentale che il genitore dia il buon esempio, sopratutto in situazioni conflittuali e di tensione. Pertanto, se i genitori sono i primi a comportarsi in maniera maleducata, nervosa e ad urlare, il bambino tenderà ad assumere l’adulto come modello e cercherà di comportarsi in maniera identica a lui non appena sarà un po’ più grande. Tuttavia, se si adotta un modello di genitorialità positiva e si insegna a risolvere i momenti di tensione e di conflitto gestendo la rabbia con lucidità, il bambino una volta cresciuto dimostrerà di riuscire a gestire lo stress nel modo ottimale che l’adulto ha insegnato.
Agevolare i bisogni del bambino celebrando il suo impegno Ogni persona quando diventa genitore ha spesso delle aspettative molto alte nei confronti dei propri figli. Il positive parenting aiuta il genitore a comprendere che bisogna amare i propri bambini con le loro caratteristiche e con le loro speciali inclinazioni, anche se queste non combaciano con quelle desiderate. Bisogna cercare di celebrare l’impegno dei figli nelle attività anche se queste non portano a risultati eccellenti e da primi della classe. Mostrare orgoglio per lo sviluppo e gli apprendimenti dei bambini li porteranno a sviluppare l’autostima e a credere in se stessi, riuscendo in tal modo ad affrontare le sfide della vita e a superarle.
Essere genitori in costante apprendimento Il ruolo di genitori è un percorso costante di crescita. I genitori, in un certo modo, crescono insieme ai figli, sbagliando e imparando continuamente. Questo processo di apprendimento può non essere sempre facile ma tuttavia è una parte del percorso di crescita. Il bambino non è alla ricerca di un genitore perfetto, invincibile, che non sbaglia mai, ma ha bisogno di genitori consapevoli del proprio ruolo che sappiano essere un punto di riferimento per il piccolo, consapevole dei propri pregi e difetti e anche dei pregi e difetti del figlio.
Ecco un’infografica per riassumere e chiarire ciascuno di questi punti:
In conclusione, il positive parenting permette al genitore di porre obiettivi a lungo termine poiché il modo in cui un genitore educa il proprio bambino gli permetterà di essere a sua volta un modello da imitare una volta diventato adulto ma soprattutto un individuo dotato di autostima, fiducia in se stesso e negli altri e in grado di prendere le decisioni in modo autonomo. Questo significa crescere figli felici e consapevoli della loro unicità.
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La mindfulness offre tanti benefici a chi la pratica. Vale la pena darle spazio in famiglia? A nostro avviso sì. La mindfulness è stata riconosciuta come una pratica efficace dall’intera comunità scientifica per via degli effetti benefici sull’umore, sulla sfera sociale e sulle capacità cognitive e di attenzione.
Solitamente, chi si avvicina alla mindfulness struttura un programma di meditazioni quotidiane. Tuttavia, è possibile avvicinarsi ad essa anche in modo non strutturato. Prima di cominciare, vogliamo ricordarti che la mindfulness è una pratica lontana da qualsiasi pretesa spirituale o religiosa. Concentrarsi sul presente è un ottimo esercizio per grandi e bambini.
Anche senza ricorrere alla meditazione, provate il gioco “Sono sole o nuvola?” Realizzate un cartellone in cui tutti disegnano “L’umore del giorno”, grandi e bambini. E’ un modo per focalizzarsi sulle emozioni e sul presente ed un primo avvicinamento al lavoro sulla consapevolezza di cui la mindfulness rappresenta una declinazione più approfondita.
Mindfulness mentre ascolti qualcuno che ti parla:attenzione al presente significa empatia, ascolto attivo, significa pensare che chi ti sta davanti sia prezioso. Concentrati a fondo su ciò che l’altra persona ti sta raccontando e comunicando. Dimenticati dello smartphone e del pc;
Mindfulness mentre fai una pausa: oggi è sempre più difficile fermarsi e dedicarsi un momento di pausa. Prova a compilare una lista con un numero di attività da svolgere durante il giorno, inserendo anche uno spazio di dieci minuti da dedicare a te stessa/o. Utilizzali per praticare la mindfulness;
Mindfulness mentre riscopri le emozioni:per ascoltare bene gli altri, dovrai prima imparare ad ascoltare te stessa/o, a chiederti come ti senti. Interrogati sulle tue emozioni, su ciò che le ha causate e su quanto di positivo puoi trarre dal tuo stato emotivo. Anche questa è mindfulness;
Prova insieme ai bambini:il modo migliore per avere bambini sereni e concentrati è essere emotivamente presenti. La mindfulness permetterà a tutta la famiglia di ritrovare la presenza, attraverso alcune semplici pratiche. Per cominciare, prova l’esercizio del ranocchioe quello dell’omino del latte e del budino;
Sono sole o nuvola? Questo gioco si allontana un po’ dal concetto di mindfulness tradizionale e rientra piuttosto tra le scienze del Sé. Ad ogni modo, è un esercizio fantastico per stimolare l’intelligenza emotiva. Si realizza un foglio o un cartellone che rappresenta un sole e delle nuvole. Prenditi qualche minuto ogni giorno per osservare le immagini e confrontarle con il tuo stato d’animo. Sei sole o nuvola?
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