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Patrizio

Patrizio è un nome maschile italiano; è piuttosto utilizzata anche la forma inglese Patrick.

PATRIZIO: SCHEDA DEL NOME

Questa è la scheda del nome Patrizio di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

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ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME PATRIZIO

Patrizio deriva dal nome tardo latino “Patricius”, che significa letteralmente patrizio. I patrizi erano i nobili romani, dunque il nome si può interpretare anche come “Di nobile stirpe”.

ONOMASTICO DEL NOME PATRIZIO

L’onomastico si festeggia il 17 marzo, giorno in cui la Chiesa ricorda San Patrizio, vescovo che evangelizzò l’Irlanda.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Patrizio è l’arancio, mentre la pietra portafortuna è il Berillo.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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IL DONO PIU’ PREZIOSO CHE POSSIAMO FARE A UN BAMBINO E’ CREDERE IN LUI

I bambini hanno bisogno di poco per crescere bene: non servono giocattoli o grandi feste, non serve il corso di polo né la maglietta firmata. Innanzitutto hanno bisogno di una famiglia che creda in loro.

“La vita è fatica propria, un genitore non si può e non si deve sostituire, la vita è progettualità, è desiderio, un bambino a cui dai tutto, non avrà più desideri. Non si può insegnare ai propri figli, che l’esistenza è un grande supermercato dove il conto viene pagato dai genitori, dai nonni.
Noi, psicologi, insegnanti, educatori, siamo istruttori di volo, insegniamo e poi dobbiamo lasciare liberi di volare.
I bambini hanno bisogno di un mito, a cui ambire, sperare di arrivarvi a quel mito e cercare di superarlo. I genitori non devono essere amici dei propri figli, devono essere buoni esempi, da seguire e superare se possibile. Perché tutto ciò che è comodo è stupido, tutto ciò che è difficile e meraviglioso, la vita è una sfida difficile per questo è meravigliosa. E’ questo che dovreste scrivere nella camera dei vostri figli. Cercate di farli felici, per farli felici basta fare poco, dategli un po’ meno, fateli andare avanti, dovete avere il coraggio di credere in loro”.
Paolo Crepet

Abbiamo riportato questa breve riflessione perché non bisogna fraintendere il significato delle parole “credere in loro”: purtroppo, siamo portati a pensare che i bambini abbiano bisogno della nostra protezione continua, che avere fiducia in loro significhi rimuovere tutti gli ostacoli da loro cammino. È esattamente il contrario: credere nel proprio figlio significa avere la ferma convinzione che saprà superare ogni ostacolo con le sue forze. Significa sapere che farà fatica, che ci saranno momenti di difficoltà, perfino attimi di sofferenza, ma che riuscirà ad andare oltre, imparando da ogni sconfitta.

Credere nei propri figli significa, invece di proteggerli da tutto e da tutti, insegnare loro che ogni errore ha tanto da insegnarci e che il fallimento è un maestro di vita.

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Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?

Imparare (e insegnare) con il sorriso è sicuramente uno dei “trend educativi” di questi ultimi anni (per fortuna!). Le neuroscienze hanno finalmente rivelato il ruolo fondamentale che le emozioni hanno nei processi di apprendimento: in un clima di gioia e passione, si impara di più e meglio; al contrario, in un ambiente dominato dalla paura e dalla rigidità, l’apprendimento viene soffocato.

Secondo noi, il sorriso è particolarmente prezioso in due casi: la prima è l’errore, la seconda è la trasmissione delle regole. Si tratta di due situazioni che rischiano tremendamente di essere fraintese, in cui il ruolo del maestro rischia di diventare castigatore. Errori e regole sono i due principali scogli di una pedagogia del sorriso efficace, perché turbano emotivamente l’educatore, inducendo una reazione impulsiva.

“Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lacrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica. Ma io trovo che sarebbe un’energia troppo costosa”.
Gianni Rodari

Per quanto riguarda gli errori, abbiamo fatto un esempio pratico in questa riflessione. Servono tanto allenamento e una buona dose di fantasia per affrontare gli errori con un sorriso sulle labbra.

Le regole, invece, sono più complesse. Come possiamo trasmettere le regole creando un clima sorridente e disteso? Tanto per cominciare, potremmo dare ai bambini l’idea che queste siano un elemento essenziale della convivenza, che siano “mattoncini per costruire una comunità gioiosa”. Parliamone spesso, appendiamole ai muri (qui puoi trovare le regole di classe stampabili che abbiamo realizzato per una maestra della scuola d’infanzia). Crediamoci.
Proprio come avviene per gli errori, anche con le regole infrante è possibile creare momenti di dialogo sereno, magari ricorrendo al circle time. Prima di percorrere la via punitiva, si dovrebbe tentare quella della correzione positiva, del ravvedimento. Se i bambini capiscono che non abbiamo alcuna intenzione di giudicarli e che le loro azioni non ci hanno fatto perdere il sorriso (per quanto possano averci contrariato) saranno più propensi a correggersi.

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Christian

Cristiano è un nome maschile italiano; corrisponde alla forma inglese Christian, decisamente più utilizzata.

CHRISTIAN / CRISTIANO: SCHEDA DEL NOME

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ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME CHRISTIAN / CRISTIANO

Christian deriva dal nome medievale “Christianus”, che significa cristiano. La forma Christian è di derivazione inglese, mentre quella italiana è Cristiano.

ONOMASTICO DEL NOME CHRISTIAN

L’onomastico si festeggia il 23 marzo, giorno in cui la Chiesa Cattolica commemora San Cristiano, abate della chiesa di San Pantaleone.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Mattia è il giallo, mentre la pietra portafortuna è il Topazio.

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GLI ERRORI SONO NECESSARI, UTILI COME IL PANE E SPESSO ANCHE BELLI

errore

Oggi vogliamo proporti una piccola riflessione sul più potente strumento educativo che ci sia. Stiamo parlando dell’errore.

“Gli errori sono necessari, utili come il pane, e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa”.
Gianni Rodari

Secondo Rodari, l’errore non era un elemento da stigmatizzare e nascondere, ma un punto di partenza: ridere dell’errore non significa rifiutarne la responsabilità, ma distaccarsene. Giocare con i propri errori può sembrare sciocco, ma in verità è uno strumento potente per interiorizzarli e correggerli. Purtroppo, la pedagogia dell’errore è ancora un sentiero poco battuto dai nostri ricercatori (nonostante una serie di precedenti illustri, che comincia con Socrate e arriva fino a Feuerstein). L’idea che un errore possa generare pensiero critico non è affatto balzana.

Naturalmente, si tratta di punti di vista: di fronte a un bambino che, nel suo quaderno, scrive “licuido” invece di “liquido” (il che ci è realmente accaduto l’altra sera), abbiamo due diverse possibilità. La prima è quella tradizionale, ovvero fargli riempire due pagine di quaderno di “liquidi”. La seconda, è quella di inventare un breve stornello o una storia brevissima, in cui la parola scorretta e l’errore si sfidino in una sorta di duello fantastico. Magari la vicenda di uno  sfortunato scienziato che, a causa di un incidente di laboratorio, dà vita ad un nuovo stato della materia, quello licuido! Chissà quali saranno le sue strambe proprietà?
Chissà che qualcun altro voglia raccogliere questa sfida e trasformare gli errori in gioco.

Arriviamo così alla conclusione, che per l’ultima volta lasciamo trarre al nostro amato scrittore di Omegna: “Sbagliando s’impara, è vecchio proverbio. Il nuovo proverbio potrebbe dire che sbagliando si inventa”.

 

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Il bambino bisogna farlo ridere

Oggi vi proponiamo una riflessione a partire dalle parole di Gianni Rodari:

“Il bambino, bisogna farlo ridere. È più importante farlo ridere che rivelargli chissà quali misteri. Il dialogo è ridere insieme. Il riso è la cosa in più, il dono inatteso, l’al di là della protezione e della sicurezza. Ridete con lui, è vostro per la vita.
Divertitevi con lui, divertitelo, arrivate alla molla del riso scatenato, senza più né senso né misura: è una conquista i cui effetti dureranno per un tempo incalcolabile. E chi non vorrebbe essere ricordato dal figlio come l’uomo con cui si sono fatte quelle risate matte, liberatrici, educatrici…
Volete un altro aggettivo? Catartiche. Bisogna aver riso col bambino al di là di ogni equilibrio, perché l’equilibrio sia un ritorno riposante, una sensazione rasserenante, e non una conquista”.

Sappiamo ancora come suscitare un sorriso? Siamo capaci di far ridere i nostri bambini, di far comprendere loro che non siamo figure lontane e distaccate ma che amiamo la vita tanto quanto loro? Naturalmente è impossibile generalizzare (ogni famiglia è felice o infelice a modo suo), ma capita sempre più spesso vedere mamme e papà attaccate/i al loro smartphone. Purtroppo, in questo modo ci si allontana dai bambini e la comunicazione in famiglia finisce per affievolirsi.

Non serve cercare chissà quali risposte sul web: il mestiere del genitore è un non-mestiere, si vive alla giornata. Gli ingredienti fondamentali sono la passione e la capacità di sorridere. Il resto viene da sé. Gianni Rodari lo aveva capito benissimo. E noi?

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