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COME IL SERPENTE NERO DIVENNE VELENOSO

leggenda del serpente nero

COME IL SERPENTE NERO DIVENNE VELENOSO

Leggenda degli Aborigeni australiani

Un tempo, i serpenti erano animali innocui e il loro morso non era velenoso. L’Australia, però, era funestata dai goanna: giganteschi rettili più alti di un uomo, veloci come il vento e dotati di un veleno letale. Questi grossi predatori divoravano qualunque cosa trovassero sul loro cammino e terrorizzavano gli uomini e gli animali.

Un giorno, però, un serpente nero ebbe un’idea: si avvicinò ad un goanna e gli propose di diventare suo amico. Il serpente, piccolo e silenzioso, avrebbe potuto esplorare l’Australia alla ricerca di cibo, suggerendo poi al goanna dove spostarsi. Il lucertolone accettò e i due vissero insieme per un po’.

Una sera, prima di addormentarsi, il serpente nero vide che il goanna nascondeva la sacca contenente il suo veleno letale sotto un masso. Quella notte, il serpente rubò la sacca del veleno e scappò via. Da quel giorno, i goanna sono diventati rettili innocui mentre i discendenti del serpente nero possiedono veleni formidabili.

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LA TARTARUGA PARLANTE

la tartaruga parlante

LA TARTARUGA PARLANTE

Fiaba giapponese

C’era una volta un’anziana signora, che aveva due figli. Il primo aveva fatto fortuna ed era ricchissimo, ma non aveva mai dato il minimo aiuto alla madre o al fratello; il secondo, invece, era povero e senza lavoro, ma era sempre stato vicino alla madre e la aiutava con le faccende di casa. Arrivò il Capodanno. Madre e figlio erano così poveri che non avevano nulla da mangiare per cena. Così, il fratello minore, si offrì di andare a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Si mise sulla spiaggia e cercò di pescare qualcosa, ma non riuscì a prendere nulla. Stava per tornare a casa a mani vuote, quando dal mare uscì una tartaruga.

“Che fortuna!” pensò il ragazzo “Questa sera mangeremo un delizioso brodo di tartaruga”. Stava per colpire l’animale con un sasso quando la tartaruga, con un filo di voce, lo supplicò: “Non uccidermi! Sono così povera e sfortunata; non ho niente da mangiare e sto morendo di fame. Aiutami”.

Il ragazzo, alquanto sorpreso, risparmiò la vita alla tartaruga e la prese con sé. Poi, corse dal fratello maggiore, che gli aprì la porta di casa controvoglia.
“Cosa vuoi? Non ho niente da darti” gli disse il fratello.
“Ma no” rispose l’altro “ho trovato una tartaruga parlante e volevo portarti a vederla”.
“Che sciocchezza, non esistono animali parlanti!”
“Fidati di me e seguimi”.
“Niente affatto; sei un bugiardo oltre che uno sciocco”.

A questo punto, il fratello minore propose all’altro una scommessa: se avesse avuto ragione, avrebbe preso tutte le sue ricchezze. In caso contrario, sarebbe diventato uno dei servi del fratello. Così i due andarono dietro un cespuglio, dove la tartaruga si lamentava:
“Ah povera me! Non ho niente da mangiare; come farò mai?”
“Visto?” disse il fratello minore meravigliato. E così, secondo i patti, il maggiore dovette cedere tutti i suoi averi.

Tuttavia, grazie alla sua furbizia, il maggiore in poco tempo recuperò la fortuna persa. Poi, andò dal fratello e gli chiese la tartaruga parlante; infatti, aveva escogitato un trucco per guadagnare un’immensa fortuna. Con la tartaruga sottobraccio, si recò da un nobile della sua regione e gli propose una scommessa: se riuscirò a far parlare questa tartaruga, mi darai un carro traboccante d’oro e di gemme; in caso contrario, ti darò tutti i miei averi.

Questa volta, però, la tartaruga non proferì parola e rimase muta tutto il giorno. Così, il fratello maggiore perse tutto per la seconda volta. Infuriato, uccise la tartaruga. Quando se ne accorse, il fratello minore la volle riportare a casa e la seppellì in giardino, con tutti gli onori. In  quel punto, nacque un bambù, così grande che ci sarebbero voluti tre uomini per abbatterlo.

Un giorno, il fratello minore decise di tagliarlo e rivenderlo; tuttavia, quando tagliò la prima sezione, uscirono fuori monete d’oro, in quantità da fare invidia a un nobile. Dalla seconda sezione uscì una montagna di riso pregiato; dalla terza sezione, infine, uscirono fuori cascate di diamanti, rubini e ogni sorta di gemma preziosa. Il ragazzo, grazie alla gratitudine della tartaruga, divenne l’uomo più ricco del paese e usò le sue ricchezze non solo per sé e per sua madre, ma fece molte opere di bene. Il fratello maggiore era pieno d’invidia. Una notte s’intrufolò nella casa e si mise a tagliare il bambù: dalla prima sezione uscì sterco di cavallo fumante, dalla seconda sezione del fango  avvelenato; dalla terza, infine, un nugolo d’insetti che cominciò a morderlo e pungerlo finché non corse via.

Quando il fratello minore ascoltò le disavventure del fratello, gli disse: “Fratello mio, la vita è stata amara con te, perché tu sei stato amaro con tutti noi. Ad ogni modo, ho accumulato così tante ricchezze che voglio restituirti la tua casa”. E così fece.

LA TARTARUGA PARLANTE: PERCORSI DI LETTURA

Per addentrarci in questa fiaba, cominciamo dall’illustrazione da stampare e colorare:

la tartaruga parlante

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L’ECCESSO DI PULIZIA FA MALE AI BAMBINI: LASCIATE CHE SI SPORCHINO

Quanto è importante la pulizia per crescere sani? Secondo due microbiologi e docenti universitari americani, la dott. sa Marie-Claire Arrieta e il dott. Brett Finlay, non troppo: nel loro ultimo libro “Lascia che si sporchi” (trad. it, Sperling&Kupfer, 2017) arrivano a sostenere che mettere in bocca i giocattoli e crescere a stretto contatto con la natura sia fondamentale per sviluppare correttamente le difese immunitarie.

In un’intervista per una testata canadese, la dott. sa Arrieta ha dichiarato che:

“Le prove epidemiologiche mostrano che i bambini che crescono in un ambiente agricolo hanno meno possibilità di sviluppare l’asma. Ovviamente non puoi semplicemente prendere le tue cose e diventare un contadino, ma ciò che questo suggerisce è che vivere in un ambiente meno pulito è in realtà migliore. Lo stesso vale per possedere un animale domestico, in particolare un cane. Lascia che il tuo bambino giochi tranquillamente con i cani”.

Del resto, non si tratta del primo saggio che esalta i benefici dell’aria aperta per i bambini. Tempo fa, avevamo suggerito ai nostri lettori di non temere il freddo e di uscire spesso con i bambini anche nella stagione invernale.  Crescere a contatto con la terra e con la natura è un vero toccasana e non bisogna per forza abbandonare la città: basta cominciare a frequentare le aree verdi.

Come comportarsi dunque? La scienza, spesso, è fatta di contrasti, di opinioni divergenti e perché no, anche di mode e tendenze. Con tutta probabilità, la verità sta nel mezzo: è bene rispettare le regole igieniche fondamentali (lavarsi le mani prima dei pasti, per fare un esempio), ma senza diventare maniacali: non bisogna vivere nel fango, ma neppure igienizzare la casa da cima a fondo ogni due giorni. Soprattutto, dobbiamo cercare di difendere il diritto dei bambini a vivere l’aria aperta e la natura, anche quanto questo significa sporcarsi.

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Frutta e verdura di stagione a settembre

Conoscere frutta e verdura di stagione in ogni periodo dell’anno è un primo traguardo per raggiungere una consapevolezza alimentare, nonché uno dei fondamenti dell’educazione alimentare.

QUALI SONO FRUTTI E VERDURE DI STAGIONE A SETTEMBRE?

Per provare a rispondere a questo interrogativo, abbiamo realizzato una scheda semplicissima:

Vuoi scaricare questa scheda? Clicca qui.

Abbiamo realizzato anche una versione in bianco e nero, per chi la vorrà colorare:

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RISCOPRIAMO UNA PAROLA AL GIORNO PER ARRICCHIRE I NOSTRI PENSIERI

Ti sei mai domandata/o quante parole conosci della lingua italiana?  Secondo alcuni studi linguistici, il lessico di base della nostra lingua consiste di circa 6500 vocaboli (generi, numeri e coniugazioni escluse). Secondo altri studi, la maggior parte di noi conosce molte meno parole.

Adesso proviamo con un’altra domanda: quante parole “belle” conosci della lingua italiana? Quali ti piace utilizzare? Quali rappresentano meglio la tua personalità? Quali ti piacerebbe sentire più spesso? In un mondo che punta tutto sulla funzionalità e sulla produttività, forse, dovremmo tornare a coltivare l’idea della lingua come bellezza.

Non dimentichiamo che la lingua è uno strumento di espressione del proprio pensiero: impoverire il proprio lessico e il proprio linguaggio significa impoverire i propri pensieri e i loro contenuti. Cerchiamo la bellezza, la correttezza e la varietà.

COACHING CREATIVO: UNA PAROLA AL GIORNO

Esiste un sito web intitolato unaparolaalgiorno.it: ci si può registrare gratuitamente per ricevere ogni giorno una nuova parola della lingua italiana con il relativo significato. Esiste il vocabolario, dedicato ai nostalgici della carta: su un vocabolario è possibile trovare decine di migliaia di vocaboli, dunque il divertimento è assicurato.

Prova anche tu a portare in classe o in famiglia questa buona abitudine: bastano un paio di minuti ogni giorno per leggere il significato di una nuova parola. Si potrebbe utilizzare questo momento come apertura di una lezione, o come passatempo mentre si torna a casa.

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Il cardak né in cielo né in terra

il cardak ne in cielo ne in terra

Fiaba dei Balcani 

C’era una volta un re, che aveva una figlia bellissima, così bella che la faceva vivere chiusa dentro una stanza d’oro massiccio. Un giorno, la figlia chiese al padre di farla uscire dalla gabbia.
“Andrò a fare una passeggiata nel parco del palazzo e mi farò accompagnare dai miei tre fratelli, così non avrai nulla da temere”. Il padre pensò che in compagnia dei fratelli non ci sarebbe stato alcun pericolo e acconsentì. Mentre i quattro passeggiavano nell’erba verde, però, un terribile drago scese dal cielo, stese i tre fratelli con un colpo della sua coda e portò via la principessa.

I giovani principi non sapevano come dirlo al padre e si offrirono volontari per recuperare la fanciulla. Il re diede a ciascuno di loro un cavallo, una mazza d’acciaio e tutte le provviste per il viaggio e i tre partirono. Dopo una lunga galoppata, giunsero in un deserto e videro un cardak (il cardak è un palazzo da nobili) che non stava né in cielo né in terra. Il palazzo era sospeso da terra, ma con una fune si sarebbe potuto raggiungere.
“Dovremo scannare uno dei nostri cavalli” disse il figlio maggiore “e usare la sua pelle per realizzare una corda”. Però, il maggiore non volle uccidere il suo cavallo, perché era il più bello. Nemmeno il figlio mezzano volle uccidere il suo cavallo, così toccò al minore. Il ragazzo preparò la fune, la legò ad una delle sue frecce e la scagliò in alto, verso il cardak.

Quando fu il momento di arrampicarsi, il figlio maggiore rifiutò, perché aveva mal di schiena; anche il mezzano rifiutò, dicendo di avere male ad un braccio. Così, toccò al minore arrampicarsi ed intrufolarsi in una delle finestre del cardak. Da lì, raggiunse un enorme salone in cui il drago riposava, stringendo tra le zampe la principessa.
“Vai via” disse la principessa in lacrime, non appena vide lì il fratello “il drago ti ucciderà”. Ma il ragazzo non ne volle sapere; prese la sua mazza d’acciaio e colpì la testa del drago con tutte le sue forze. Il drago, però, continuò a dormire. Anzi, agitando la coda disse alla principessa: “Moglie mia, c’è qualcosa che mi punzecchia la testa”. Il figlio minore colpì il drago per la seconda volta, ma non riuscì nemmeno a scalfirlo. “Colpiscilo al cuore” gli disse la sorella. Il giovane roteò la mazza per aria e menò un tremendo colpo al cuore del drago. La bestiaccia morì sul colpo.

La principessa, finalmente libera, mostrò al fratello le ricchezze del palazzo: c’erano tre cavalli alati, uno con le briglie d’argento, uno con le briglie d’oro e uno con le briglie di perle e diamanti; c’erano anche tre fanciulle: una che filava l’argento, una che filava l’oro e una che filava le perle. Il ragazzo pensò di offrire le prime due ragazze ai suoi fratelli, perché le sposassero. All’ultima ragazza, invece, chiese se volesse vivere insieme a lui: la giovane accettò con gioia. Poi, fece scendere la sorella e le tre ragazze lungo la fune che aveva lanciato per entrare.

Intanto, i due fratelli maggiori morivano per l’invidia: il padre avrebbe senza dubbio lasciato il trono al fratello più piccolo, e chissà che onori e ricompense! Così, decisero di sbarazzarsi del fratello: tagliarono la fune e lo lasciarono intrappolato all’interno del cardak. Poi, presero un pastore che pascolava le sue pecore ai limiti del deserto e lo vestirono in modo che assomigliasse al fratello.
“E guai a voi se direte qualcosa” dissero minacciosi alle fanciulle e alla sorella, puntando le loro mazze contro di loro.

Il re, vedendo i suoi figli ritornare tutti insieme, decise di dare una grande festa: il primo giorno avrebbero celebrato le nozze del figlio maggiore; il secondo giorno, avrebbero celebrato le nozze del figlio mezzano. Il terzo ed ultimo giorno, infine, si sarebbe sposato il figlio minore. Ma il principe intrappolato nel cardak decise di vendicarsi dei suoi fratelli.

Il primo giorno, montò in groppa al cavallo alato con le briglie d’argento; volò fin dentro il palazzo reale e colpì con la sua mazza il fratello maggiore. Poi scomparve nel cielo. Il secondo giorno, montò in groppa al cavallo alato con le briglie d’oro; volò fin dentro il palazzo reale e colpì con la sua mazza il fratello mezzano. Il terzo giorno, infine, montò in groppa al cavallo con le briglie di perle e diamanti, volò fin dentro il palazzo reale e colpì il pastore sulla testa, lasciandolo morto stecchito. Questa volta, però, non fuggì: spiegò a tutti che lui era il figlio minore del re e chiese a sua sorella e alle tre ragazze di dire la verità sul suo conto. Così, poté tornare a palazzo e sposare la ragazza che filava le perle. I due fratelli, invece, vennero scacciati per sempre dal palazzo e il re li abbandonò nel deserto.

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