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La leggenda della mimosa

la leggenda della mimosa

LA LEGGENDA DELLA MIMOSA

C’era una volta, nel tempo in cui uomini di mare affrontavano l’ignoto per spirito di avventura e di conoscenza, un popolo forte e coraggioso la cui caratteristica peculiare era il colore dei capelli. Esso, a differenza di quello degli abitanti delle altre isole vicine, era del colore del sole.

Specialmente le donne, forti e bellissime, erano orgogliose di quelle nuvole d’oro che pettinavano per lungo tempo al giorno, inventando elaborate acconciature con trecce e nastri. Ma i tempi erano difficili e, spesso, proprio mentre gli uomini del villaggio erano in mare per la pesca e per i loro commerci, l’isola di Rainhor veniva invasa e depredata dalle tribù nemiche. E molto ambite erano le giovani donne dell’isola.

In uno di quei tristi giorni anche la dolce e bellissima Mihm, figlia del capo villaggio, cadde nella trappola tesale da un re nemico e venne rapita, insieme ad altre compagne, per far parte delle sue schiave. Il fitto dedalo di scogli dell’arcipelago e l’ostilità dei luoghi, fornivano a quei malvagi un nascondiglio perfetto di cui, difficilmente, i soccorritori delle ragazze avrebbero potuto aver ragione.

La grotta dove erano state rinchiuse in attesa del loro triste destino era accessibile solo dal mare, allorchè l’alta marea sommergeva la cavità d’ingresso, ben celata dagli arbusti che crescevano fin sopra gli scogli.
Aveva un unico condotto d’aria, che aprendosi sulla volta della grotta, sbucava sulla sommità di una collinetta brulla a picco sugli scogli.

Tutto intorno il mare con il continuo soffiare del vento e il rincorrersi di gabbiani gracchianti.
La giovane Mimh, forte nella sua agilità, era ben decisa a non arrendersi al suo triste destino e, incurante del pericolo, decise che avrebbe dovuto fare qualcosa per salvare se stessa e le sue compagne. Fu così che chiese alle compagne di essere issata sulle loro spalle per potersi infilare nello stretto cunicolo e cercare aiuto dall’alto della collina; era infatti certa che i loro parenti, e soprattutto il suo promesso sposo, stessero cercando il nascondiglio per liberarle.

Con grande sforzo la ragazza riuscì a raggiungere l’apertura collegata all’esterno e con abilità e determinazione si infilò fra le rocce , incurante dei graffi che la roccia le procurava nel tentativo di raggiungere l’esterno. L’ultimo tratto era anche il più stretto. Il tempo sembrava non passare mai e Mimh sentiva già venir meno la sua resistenza quando, con un ultimo sovrumano sforzo, riuscì a sporgere la testa dalla cavità.

Da lontano vide le veloci barche della sua gente ma la sua testa affiorante dalla collinetta non poteva essere notata da così lontano! Allora, consapevole della sua fine ormai prossima, si sciolse le trecce e i suoi lunghi capelli biondi cominciarono a muoversi nel vento come una bandiera. Era il segno, l’indicazione che gli uomini stavano ardentemente cercando.

La fine della storia non fu lieta. Le compagne di Mimh furono liberate, ma la coraggiosa ragazza morì soffocata dal suo stesso ardimento e quello stretto cunicolo divenne la sua stessa tomba .

Quando il suo promesso sposo si recò sulla collina per onorare il corpo della sua sfortunata sposa con una degna sepoltura, trovò al posto di Mihm una pianta dalle radici profonde e fortissime, e una grande chioma di fiori d’oro che si muovono al vento….. Era la mimosa.

FONTI

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Laboratori sulla neve e sull’inverno

In questi giorni le nevicate hanno colpito tutta la Penisola e ci hanno molto ispirati. A noi il freddo piace: amiamo andare in giro con i bambini, opportunamente coperti, ma ci divertiamo anche a pensare a laboratori creativi ispirati a questa stagione dell’anno.

L’inverno e la neve si prestano a molteplici esperimenti artistici. Oggi ve ne proponiamo tre, ripresi dal web.

LAB 1: BIANCHI COME LA NEVE

Lab tratto dal sito: progettoinfanzia.net

Cosa ci serve:

  • cartoncino bianco
  • spugne
  • tempere
  • carta velina bianca
  • carta stagnola
  • stoffa

Come si fa:

  • per prima cosa dipingi il cartoncino bianco per creare lo sfondo: può essere colorato a piacimento o ispirato ai colori dell’inverno
  • mentre lo sfondo si asciuga, arrotola la carta velina su se stessa per formare il tronco e i rami dell’albero: il tronco sarà più lungo, i rami più corti
  • una volta pronti gli elementi da assemblare per l’albero, incollali sul cartoncino
  • come tocco finale: aggiungi brillanti fiocchi di neve, ottenuti arrotolando carta stagnola e stoffa argentata

Obiettivi:

  • Imparare ad usare i colori liberamente e in maniera intenzionale
  • Usare in modo creativo carta e stoffa
  • Sviluppare la motricità fine attraverso la manipolazione dei materiali: strappo, pressione, prensione, coordinamento oculo – manuale

LAB 2: UCCELLINI SOTTO LA NEVE

Lab tratto dal sito: progettoinfanzia.net

Se è possibile, meglio lavorare con un piccolo gruppo di bambini per allenare il team-working e la collaborazione. E’ comunque possibile realizzare individualmente il laboratorio, ci sarà solo un po’ più di lavoro da fare.

Cosa ci serve:

  • foglio di carta (meglio A3, specialmente se si lavora in gruppo)
  • pennelli larghi
  • pennarelli
  • spugne
  • tempere
  • rotoli Scottex ultimati
  • piattino di plastica
  • tappi di sughero
  • eventualmente: carta crespa bianca o batuffoli di cotone bianchi

Come si fa:

  • dipingi lo sfondo con larghe pennellate o con la tecnica della spugnatura
  • quando la tempera è asciutta, disegna con il pennarello gli alberi
  • poi con i tappi di sughero e i rotoli di scottex intinti nella tempera bianca “stampa” i fiocchi di neve a piacimento sullo sfondo
  • puoi anche personalizzare ulteriormente incollando sullo sfondo fiocchi di neve in rilievo, realizzati con palline di carta crespa o batuffoli bianchi

Obiettivi:

  • collaborare per la realizzazione di un progetto comune
  • sviluppare la motricità fine attraverso la manipolazione dei materiali: strappo, pressione, prensione, coordinamento oculo – manuale

LAB 3: COSTRUIAMO UN PUPAZZO DI NEVE

Lab tratto dal sito: mammachelibro.com

Cosa ci serve:

  • confezione di cartone delle uova
  • bottoni piccoli
  • panno di feltro rosso
  • tempera bianca e tempera nera
  • colla vinavil
  • pennarello nero
  • pennarello arancione
  • pongo bianco
  • 2 rametti

Come si fa:

  • con il cartone delle uova realizza il corpo ed il cappello del pupazzo
  • dipingi il cappello con la tempera nera, il corpo e il viso con la tempera bianca
  • disegna il naso e la bocca con i pennarelli una volta asciugata la tempera
  • incolla due bottoni per gli occhi e gli altri sulla pancia
  • taglia una piccola striscia di feltro e incolla la sciarpa del tuo pupazzo intorno al collo
  • con due rametti realizza le braccia: il pongo servirà a fissarli al corpo del pupazzo

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Realizziamo insieme un diario della natura

È tornata la bella stagione e stiamo raccogliendo le migliori idee per cominciare a vivere la natura e gli spazi aperti a partire dalle prime tiepide giornate di sole. La prima che ti presentiamo è il diario naturale.

Il diario naturale è un semplice raccoglitore attrezzato in modo tale da permettere al bambino di raccogliere e conservare i piccoli reperti che catturano la sua attenzione: fiori, foglie, corteccia e ramoscelli.

Art: bimbonaturale.org

PERCHÉ REALIZZARE UN DIARIO NATURALE?

Il diario naturale permette al bambino di stimolare la sua curiosità verso i fenomeni del mondo che lo circondano; se hai a che fare ogni giorno con un bambino, ti sarai resa/o conto che adorano collezionare gli oggetti che catturano la loro fantasia: foglie, frammenti di corteccia, sassi. E presto, arriveranno anche i fiori da cogliere.

Spesso liquidiamo le loro richieste di portare a casa questi piccoli oggetti. Eppure, non ci rendiamo conto che in quelle foglie secche, in quei sassi, perfino in un fiore calpestato, i bambini hanno visto la bellezza. Il diario naturale ci aiuta a recuperare questa preziosa consapevolezza.

Naturalmente, riempire la cameretta di foglie secche – spesso di dubbia provenienza! – risulta scomodo e poco igienico. Ecco perché utilizzare il diario naturale: insegnare ai bambini a riporre tutto con cura all’interno delle buste trasparenti, oppure incollando fiori e foglie alle pagine di cartoncino, sarà un po’ come salvare capra e cavolo.

E per di più, avrai l’opportunità di ri-scoprire insieme a loro la bellezza degli oggetti naturali.

COME REALIZZARE IL DIARIO NATURALE

Realizzare un diario naturale è semplice; ti occorreranno:

  • Un raccoglitore ad anelli formato A4
  • Buste trasparenti
  • Pagine di carta e cartoncino
Perché non realizzare un diario naturale ispirato ai vecchi erbari?

Saranno sufficienti due passaggi per approntare il diario:

  • Decorare la copertina esterna del raccoglitore: noi abbiamo optato per un collage di carta riciclata; collage e patchwork sono le tecniche che si prestano di più per decorare un raccoglitore (e più semplici da realizzare con l’aiuto del bambino); in alternativa, potrai scegliere un raccoglitore che abbia una stampa a motivi naturali (come quelli della serie Pigna Nature, che puoi trovare scontati del 28% su Amazon.it) e risparmiarti questo passaggio.
  • Riempirlo: ti consigliamo di inserire un mix di buste trasparenti e fogli bianchi; le prime serviranno a conservare i reperti, i secondi come supporto per gli schizzi, gli scarabocchi e le annotazioni del bambino. Potrai anche inserire dei fogli di cartoncino o di carta di grammatura superiore se desideri incollare fiori e foglie secche in stile “erbario”.

Un suggerimento: per evitare che, afferrando il diario al rovescio, tutti i reperti si spargano sul pavimento, ti suggeriamo di sigillare le buste trasparenti una volta piene; sarà sufficiente un poco di scotch trasparente, qualche goccia di colla a caldo o colla rapida.

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Zentangle: l’arte che fa bene a grandi e bambini

Lo Zentangle è un processo di disegno astratto a mano libera, che richiede di ripetere semplici linee geometriche (segmenti retti, curve, zig-zag) su un foglio di piccole dimensioni. Nonostante alcune somiglianze, non va confuso con i mandala né con il coloring.

Questo è un esempio di Zentangle:

zentangle

In questo articolo, ti introdurremo alla nostra visione dello Zentangle; ti suggeriamo di leggerlo integralmente, ma se proprio vai di corsa, utilizza il menù qui sotto per arrivare direttamente a ciò che stavi cercando.

INTRODUZIONE ALLO ZENTANGLE

Ma io non sono capace di disegnare!

Cara maestra, cara mamma, hai mai sentito questa frase? Noi sì, molte volte, quando abbiamo proposto un disegno a mano libera. È una risposta immediata di molti bimbi ma, soprattutto, di molti genitori che si cimentano con qualche laboratorio insieme ai figli.

Partiamo sfatando un mito: tutti sanno disegnare, anche chi non si sente portato. È una capacità che si acquisisce, così come la scrittura, anzi, per molti aspetti viene ancora prima: è la prima forma di espressione scritta che utilizziamo. Pensiamoci: se riusciamo a scrivere in stampato minuscolo e corsivo, perché non dovremmo riuscire a disegnare? Il vero problema, per molti, è un altro: abbiamo perso la capacità di osservare.

Betty Edwards, autrice del libro best-seller Disegnare con la parte destra del cervello, spiega:

Tutti possono imparare a disegnare, purché imparino a far emergere la capacità di “vedere artisticamente”, ossia di percepire la realtà non secondo gli schemi precostituiti della mente razionale che è gestita dall’emisfero sinistro del cervello, bensì attraverso lo sviluppo delle categorie intuitive e della creatività, cui presiede l’emisfero destro.

Esistono numerose pratiche ed esercizi utili per potenziare l’emisfero destro del cervello, quello più irrazionale e creativo. La tecnica dello Zentangle può aiutarci parecchio in questo senso. Ecco perché, secondo noi, dovresti sperimentarla.

zentangle

LE REGOLE DELLO ZENTANGLE

Con la parola Zentangle facciamo riferimento ad un processo di disegno che ripete forme geometriche e curvilinee. E’ un esercizio intuitivo e anche divertente, che però richiede il rispetto di alcune regole:

  • I riquadri su cui disegnare misurano 89 mm per lato (questa è la misura di cui si parla sul sito ufficiale del metodo zentangle.com, altre fonti riportano 85 mm e secondo noi non cambia proprio nulla; anzi, scegli il millimetro che preferisci!)
  • Si usa sempre una penna nera su sfondo bianco, senza altri colori
  • Si parte da una linea, incrociandola in modo ripetitivo con linee di uguale spessore
  • Il riquadro non ha orientamento
  • I disegni dovrebbero essere astratti, senza disegni riconoscibili
  • Viene fissato un tempo di 15 minuti per concludere la sessione; il fatto di stabilire una deadline (i 15 minuti di tempo) non deve essere concepito come una forma di stress, ma piuttosto come un incentivo a raggiungere l’obiettivo.
  • Bisogna creare intorno a sé un ambiente sereno e rilassante

IL METODO ZENTANGLE

Il metodo Zentangle è stato ideato da Rick Roberts e Maria Thomas, partendo dal presupposto che, date alcune regole base, il disegno di schemi astratti poteva aiutare il rilassamento. Zentangle significa “groviglio zen”, proprio per sottolineare il concetto di meditazione. E’ possibile apprendere il metodo seguendo appositi corsi: per diventare Maestro Zentangle occorre una specifica certificazione (che, al momento, si consegue unicamente in lingua inglese).

Nel nostro paese abbiamo pochissimi insegnanti certificati per il metodo Zentangle, tra cui Tina Festa. Ideatrice e fondatrice del metodo Caviardage, puoi leggere qui una sua intervista sullo Zentangle, utile soprattutto per capire la filosofia che si cela dietro queste piccole opere d’arte.

Le opere che non seguono le linee guida ufficiali, ma ne traggono semplicemente spunto, vengono definite creazioni “d’ispirazione Zentangle”. Un po’ come quelle che realizziamo noi.

CREA IL TUO ZENTANGLE

Per prima cosa ti serve il materiale adeguato: si consiglia di usare carta da stampante fine e senza righe o quadretti. In alternativa si possono adoperare la carta pergamena o quella ruvida, purché senza motivi in superficie. Puoi usare anche carta colorata, ma non verrà considerato uno Zentangle in senso stretto.

Questo è un esempio di Zentangle che potrai usare come ispirazione per muovere i primi passi; l’abbiamo trovato su sito zentangle.com, nella sezione dedicata ai principianti e ci è piaciuto da subito:

Comincia anche tu:

  • Ritaglia il foglio in un quadrato di 8,5 cm di lato;
  • Delimita il perimetro entro cui sviluppare la tua creazione; con una matita, a mano libera, traccia una linea vicino ai bordi, va bene anche se ondulata. Il perimetro a matita è la base per iniziare, non preoccuparti se è irregolare;
  • Incomincia a disegnare la sequenza con la matita, senza esercitare un’eccessiva pressione. Se non sai da dove iniziare, potrai trarre ispirazione da alcuni motivi base pubblicati online. Eccone alcuni.
  • Ora passa alla penna: ripercorrendo i contorni della stringa iniziale e realizzando il groviglio. Scegli forme semplici, come linee, punti, cerchi o ghirigori. Potrai, ma è facoltativo, decorare con ombreggiature a matita.
  • Il groviglio si genera con una linea per volta. Nel farlo, cerca di liberarti da problemi e preoccupazioni. Capirai da te quando l’opera è ultimata. A quel punto potrai incorniciarla o conservarla in un apposito raccoglitore, insieme alle altre che via via andrai creando.
  • Il disegno non va colorato. Chi decide di farlo, avrà realizzato ugualmente un piccolo capolavoro che però non sarà considerato un vero e proprio Zentangle.

APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ

ZENTANGLE O DOODLING?

Che differenza c’è tra uno Zentangle e gli scarabocchi, detti anche doodling dall’inglese? Nel secondo caso ci riferiamo a quei disegni che spesso si fanno ai margini dei quaderni o sui fogli di scarto, per occupare il tempo. Premettiamo che entrambi possono produrre risultati molto belli e creativi.

Esistono però alcune differenze:

  • Il metodo Zentangle richiede concentrazione e massima attenzione, va fatto in via esclusiva e non ad esempio mentre si parla al telefono, come spesso accade per gli scarabocchi.
  • Il metodo Zentangle è accompagnato da una cerimonia di creazione: richiede di isolarsi in un luogo tranquillo, disconnessi dalle distrazioni e dallo stress.

L’ARTE COME TERAPIA

Più volte abbiamo parlato dei benefici dell’arte e del processo creativo e, soprattutto, dell’importanza di coltivarli sin dalla più tenera età.
Alcuni studi ritengono che l’attività cerebrale di chi colora sia simile a quella di chi medita, grazie alla ripetizione di alcuni gesti come colorare e riempire spazi. Vi invitiamo a leggere a questo proposito i nostri approfondimenti sull’art theraphy per tutti e sui Mandala:

Tornando allo Zentangle, ribadiamo che si tratta di un metodo molto diverso da arte e pittura, un’attività meditativa basata su un processo creativo.
In quest’ottica, al di là delle regole precedentemente elencate, esiste una vera e propria filosofia alla base della tecnica:

  • La creazione è un flusso non pianificato
  • Non bisogna prefiggersi un obiettivo finale, ma lasciare che lo schema si sviluppi liberamente
  • Bisogna ascoltare il proprio io, raggiungendo una sensazione di libertà e rigenerazione
  • Creando, bisogna riaccostarsi alla meraviglia, alla bellezza della vita

La caratteristica più affascinante dello Zentangle è la sua universalità, il suo essere senza tempo: servono carta, penna e relax.

I BENEFICI DELLO ZENTANGLE

Come spesso diciamo, arte e creatività ci aiutano ad entrare in connessione con noi stessi, stabilendo un linguaggio non verbale di figure e proporzioni. Questo lavoro ci aiuta a perdere il controllo: il fatto che il disegno non sia sviluppato in modo intenzionale è un messaggio potentissimo ai giorni nostri. Lasciati andare, rilassati, smetti di controllare tutto, recupera la consapevolezza dello spazio-tempo.

Praticare lo Zentangle potrà aiutarti nella tua vita quotidiana:

  • facilitando il rilassamento
  • motivandoti e potenziando l’autostima (tutti possiamo essere artisti!)
  • allenando le nostre capacità creative

È un ottimo esercizio anche per i più piccoli. Lo Zentangle si può infatti praticare sin da bambini: già a partire dai 7 anni si può provare. Dovrai aiutarli inizialmente, spiegando loro le regole di questo processo. La loro fantasia e l’intuizione faranno il resto del lavoro!

Se invece desideri approfondire la tematica più ampia del disegno infantile, ti invitiamo a leggere quello che abbiamo scritto a proposito del disegno infantile e su come insegnare ai bambini a disegnare.

LASCIATI ISPIRARE DA…

Sapevi che alcuni artisti realizzano le loro opere con il metodo Zentangle e sono famosi in tutto il mondo? Ad esempio Banar Designs, crea un contorno di motivi geometrici intorno a celeberrimi dipinti della storia dell’arte.

zentangle banar designs

UNA NOTA FINALE

Ti sembra che questa tecnica sia un tantino “rigida”? Che ci siano troppi schemi da seguire e che lasci poco spazio alla creatività personale? Il primo, grande, insegnamento che possiamo trarre dall’arte è quello dell’umiltà: accostandoci a una nuova tecnica o processo, cominceremo seguendo passo dopo passo un maestro (sia esso una persona, un tutorial o una guida online come questa).

Superarla, innovandola e facendola propria è il passo successivo. Dopo aver penetrato appieno lo spirito dello Zentangle, solo allora saremo pronti per evolverlo, aggiungendo un pizzico delle forme e dei colori che turbinano nella nostra anima. Ma prima, non scordare l’umiltà, penna alla mano.

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Hanako dal grande cappello: una fiaba giapponese

Tanto tempo fa viveva in Giappone un Samurai ricco e potente, e generoso e buono, il quale avrebbe potuto essere felice accanto alla sua giovane e bella sposa se la sua casa fosse stata allietata dal sorriso di un bambino. Ma il cielo non aveva mandato bambini e il Samurai si sentiva più povero del più povero coltivatore di riso.
Un giorno andò alla pagoda con la moglie; si prostrarono con la fronte sul pavimento e pregarono fino a sera, chiedendo con tutto il cuore agli dei il dono di un figlio; poi tornarono a casa un pò consolati. La preghiera non fu vana: qualche tempo dopo nacque una bambina graziosissima, che fu chiamata Hanaco.
Da quel giorno i due sposi furono veramente felici. Circondarono la loro creatura delle cose più bella e delle premure più affettuose, e spesso sedevano presso di lei sospirando:
“Oh, la nostra piccola, la nostra cara Hanaco!”
La bambina, da parte sua, meritava tanto affetto e tanta ammirazione, perché cresceva buona, ubbidiente e bella. Era anche molto intelligente, e a pochi anni sapeva già suonare diversi strumenti alla perfezione e la grazia di un usignolo. Ma purtroppo tanta serenità non era destinata a durare: Hanaco aveva appena compiuto dieci anni, quando il suo babbo morì. La mamma pianse tanto che si ridusse l’ombra di se stessa, e un giorno non poté più alzarsi da letto. Allora chiamò a sé Hanaco e le disse:
– Figlia mia cara, sento che sto per lasciarti perché vado a raggiungere il tuo babbo; ma non disperarti, perché la nostra protezione non ti mancherà mai. Ti auguro di trovare nella vita chi ti ami e ti protegga, quando sarai sola. Adesso inginocchiati affinché io ti dia la mia benedizione, e compia ciò che gli dei mi hanno comandato.
Hanaco si inginocchiò piangendo e la mamma le posò sul capo un cofanetto chiuso, e su questo, un cappellone di paglia a forma di cupola, ma tanto grande che le scese quasi fino al mento.
“Non levarlo, tesoro mio – aggiunse la mamma teneramente – e un giorno saprai perché ho fatto questo”.
La benedisse ancora e spirò. Per dire la verità, Hanaco cercò subito di levarsi quel cappellone che le dava fastidio, ma per quanti sforzi facesse non vi riuscì. Allora si rassegnò a tenerlo, e andò al funerale della mamma, che fu messa a riposare accanto al Samurai.
Intanto la gente, che già aveva guardato con molto stupore la strana acconciatura dell’orfanella, incominciò a sorridere, e poi a ridere, e infine a farsi beffe di lei. I ragazzi la segnavano a dito e la inseguivano per la strada chiamandola ” cappellona”, mentre gli uomini e le donne si voltavano a guardarla motteggiandola e battendosi il dito sulla fronte.
La bambina era sempre più avvilita. ” Perché rimango in questo paese pieno di gente cattiva, dove non c’è più nessuno che mi voglia bene? ” si disse. ” Voglio andarmene di qui: la protezione del babbo e della mamma mi seguirà dappertutto.”
Detto fatto, senza nemmeno pensare a mettere un indumento in un fagottino, né qualche moneta nelle tasche, si avviò per la prima strada che vide. Cammina, cammina, dopo aver attraversato villaggi e campagne, giunse in riva a un fiume. Sedette sulla sponda e fissò l’acqua che fluiva in turbini e vortici.
Questo spettacolo le fece girare la testa e a un tratto ruzzolò nel fiume; ma non andò a fondo perché il cappellone la tenne a galla e venne trascinato dalla corrente. Un barcaiolo che passava di là con la sua barca, vide quella strana cupola galleggiare e pensò che si trattasse di un cappello.
” Mi farebbe proprio comodo” disse tra sé. ” Ora lo prendo.” Si sporse sull’acqua puntellandosi sulla pertica, agguantò il capello, e lo trovò molto pesante, tanto che fece fatica a issarlo sulla barca.
Quale fu la sua meraviglia quando vide che, sotto il capello, c’era una bambina che pareva quasi legata al grande copricapo! Ancora sbigottito, il barcaiolo spinse la barca fino a riva e Hanaco poté scendere a terra e riprendere il viaggio.
Cammina, cammina, mentre percorreva una bella strada attraverso ricche risaie, vide venire una splendida carrozza in cui sedeva un vecchio signore che era il principe di quel paese. Incuriosito per lo strano aspetto della giovane il principe ordinò di fermare i cavalli e fece cenno alla fanciulla di avvicinarsi
” Chi sei? ” domandò. ” E perché porti sulla testa quello strano cappellone di paglia?”
” Lo porto perché non posso levarmelo” rispose Hanaco.
E raccontò la sua storia. Il principe si commosse.
” Povera piccola”  disse ” vieni al mio palazzo. Vivrai sotto la mia protezione e nessuno oserà disturbarti.”
Fece salire Hanaco accanto al cocchiere e insieme ritornarono al palazzo: Hanaco fu affidata alla servitù e incaricata di preparare l’acqua per i bagni. Tutti i giorni attingeva al pozzo sacchi e secchi d’acqua, faceva bollire caldari, e riempiva tinozze e tinozze. Spesso era tanto stanca che sedeva su una panchina di marmo nel giardino con le mani abbandonate sulle ginocchia, e talvolta si metteva a piangere ricordando quando era stata felice nel palazzo del potente Samurai suo padre, circondata da servi pronti a ogni suo cenno.
Ora, invece, i servi la maltrattavano e la sollecitavano a sbrigare il fretta il suoi lavoro perché ce n’era già dell’altro pronto. Soltanto il figlio più giovane dei sovrani le dimostrava un po’ di compassione e le diceva qualche parola buona. A poco a poco i due giovani presero l’abitudine di frequentarsi e ogni giorno sedevano sulla panchina sotto il ciliegio e chiacchieravano insieme senza stancarsi. Ma i servi, invidiosi, riferirono tutto al principe che si adirò tutto al principe che adirò moltissimo e chiamò il figlio minore:
” Non voglio più che tu frequenti quella piccola intrigante” disse. – Domattina la caccerò via”.
” Ma io voglio bene ad Hanaco – esclamò il giovane angosciato. Se la caccerete via, chene sarà di lei? Vi prego, concedetemela in moglie!”
A quelle parole la principessa madre diventò rossa di collera e disse:
” Tu vuoi sposare quella serva, quel piccolo mostro? Come avresti il coraggio di presentarti ai ricevimenti con una ragazza ignorante come lei?”
” Io le voglio bene e se voi la caccerete me né andrò di casa” .
A queste parole la principessa si calmò un pò, e decise di aspettare alcuni giorni, sperando di riuscire a trovare una soluzione migliore. La soluzione le fu suggerita dal più scaltro dei suoi ministri.
” Altezza ”  le consigliò ” organizzate il più sontuoso ricevimento che abbiate mai dato. Invitate tutte le vostre nuore e le dame più intelligenti e colte della città e invitate anche Hanaco. Sfigurerà a tal punto che lo stesso principe né resterà disgustato” .
” Ottima idea!” approvò la principessa madre.
Giunta la sera della festa, quando le signore cominciarono ad arrivare con i loro ventagli di seta e gli abiti trapuntati d’ora, Hanaco si rifugiò sotto l’albero del ciliegio e cominciò a pregare. Poco dopo giunse anche il giovane principe che accorgendosi che Hanaco pregava, giunse le mani e pregò con lei.
Allora accadde il miracolo: il capello di Hanaco volò via, e il bellissimo volto della fanciulla apparve in tutto il suo splendore. Anche il cofanetto volò a terra e da esso uscì un rivolo splendente di monete d’oro. Gli abiti di Hanaco divennero sontuosi, i suoi capelli neri, lunghi e lisci, le scesero con grazia lungo le spalle. Il principe s’inchinò, le offerse la mano e la condusse nella sala del ricevimento.
Quando gli invitati videro quella meravigliosa fanciulla, rimasero ammutoliti. Hanaco salutò amabilmente tutti, poi prese uno strumento a corda e lo suonò alla perfezione; cantò con la dolcezza di un usignolo e danzò come una farfalla sui fiori.
” Ma è un prodigio!”  esclamarono tutti.
” E’ una ninfea celeste!”
”  E’ la figlia del più ricco e potente Samurai del Giappone” disse un vecchio che l’aveva riconosciuta.
Fu così che Hanaco trovò chi l’avrebbe protetta e amata per tutta la vita; e i vecchi principi furono felicissimi di dare il loro consenso alle nozze.

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Il pomo della discordia: un mito greco che ci parla di invidia

Il mito di Paride e il pomo della discordia, riassunto brevemente di seguito, prende luogo nell’antico Olimpo ed è un perfetto esempio di come l’insidiosa invidia lasci sempre a mani vuote chi da essa è colto.

In un’alba di primavera nel mare argentato di Cipro nacque Venere, la Dea della luce, della bellezza e dell’amore. Dallo Zefiro gentile la conchiglia ove giaceva la Dea era stata portata sulla riva. Qui, la valva opalescente si era dischiusa e ne era balzata fuori, meravigliosa di freschezza e di grazia la Dea.Mentre Venere si avviava lungo la spiaggia avvolta da veli vaporosi, i fiori nascevano sotto i suoi piedi e accorrevano le Ore dalle ali di farfalla. Esse le asciugavano il corpo, le posavano sul capo una scintillante corona d’oro e le cingevano le bianche braccia con monili preziosi.

Giove intanto mandava dal Cielo un carro tirato da bianche colombe e in quel cocchio Venere apparve agli Dei riuniti sull’Olimpo ad attenderla. Un saluto trionfale accolse la nuova Dea e tutti, unanimi, la elessero regina della bellezza!

Ma le altre due Dee, Giunone e Minerva, che fino allora avevano tenuto lo scettro della bellezza sull’Olimpo, sentirono una punta di invidia a quelle ovazioni entusiaste. E ne approfittò la livida Discordia per eccitare gli animi al rancore e gettare inosservata per terra un pomo di massiccio oro, dove era scritto “Alla più bella”.

Giunone subito lo raccolse, Minerva glielo strappò di mano, Venere reclamò per sé la mela scintillante. Giove per mettere fine al litigio disse alle tre Dee: “Scendete tutte e tre sul monte Ida e chiedete il giudizio del principe Paride che sta guardando pascere i suoi armenti sulla prateria. Egli deciderà quale di voi sia la più bella!”.

Le Dee obbedirono e, scese sulla montagna, dissero al bel principe pastore: “A chi di noi daresti tu il pomo destinato alla Dea più bella?” Paride rimase a lungo stupito davanti a quelle sfolgoranti bellezze e veramente non sapeva neppure lui quale scegliere.

Ma infine, mentre le divinità attendevano intrepide il suo giudizio, si accostò a Venere e le diede il pomo, dicendo: “A te Venere, il pomo della bellezza”. E così, da allora, la Dea nata dalla schiuma candida delle acque di Cipro restò incontrastata regina di grazia e di amore nell’Olimpo e il suo irresistibile sorriso assoggettò il Cielo e la Terra.

(fonte: ilpaesedeibambinichesorridono.it)

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