Cos’è il linguaggio positivo? Potremmo definirlo come un sottoinsieme linguistico che comprende i concetti, le parole e i costrutti tipici della psicologia positiva. Il linguaggio positivo si concentra sull’individuazione dei punti di forza, sulla resilienza e sull’autoefficacia, sulla ricerca di soluzioni positive e costruttive ai problemi, sull’introspezione e sul riconoscimento dei propri stati emotivi.

Linguaggio positivo: un esercizio 
Un esercizio che tutti noi possiamo sperimentare nelle nostre vite è la “trasformazione del no”. Ciascuna e ciascuno di noi, con i bambini, tende ad usare in modo eccessivo la parola no. Non fare quello, non andare da quella parte, non disturbare, non, non, non…
Esiste un gran numero di casi in cui abbiamo l’esigenza di modificare un comportamento dei bambini: perché è pericoloso, perché non è accettabile o semplicemente perché non è il momento giusto per fare così. Non entreremo nel merito dei casi nei quali la correzione è auspicabile e di quelli in cui sarebbe meglio lasciare ai più piccoli la loro libertà (a questo proposito riteniamo illuminante l’esercizio del semaforo del comportamento). Prendiamo per buona l’esigenza di evitare un determinato comportamento.
Il nostro esercizio consisterà nell’individuare una frase, priva di no, per raggiungere lo stesso obiettivo.

Invece di dire “Non fare rumore” potremmo dire “Facciamo il gioco del silenzio”.
Invece di dire “Non toccare” potremmo dire “Fermiamoci ad osservare”.
E così via.
L’importante è passare da una frase contenente un non ad una frase positiva.

Funzionerà nel 100% dei casi? No. Nemmeno i divieti funzionano sempre; anzi, di solito l’efficacia del no è piuttosto limitata. Tuttavia, è un’alternativa costruttiva – specialmente dal punto di vista dei bambini – per affrontare la vita. Si tratta di un modo di interagire più rispettoso del bambino e dei suoi limiti, orientato verso uno stile di pensiero positivo.
Evitare il no presenta un ulteriore vantaggio: i nostri bambini sentono così tanti no durante le loro giornate che attribuiscono loro un valore molto limitato. Se impariamo ad interagire in modo positivo con i bambini, potremmo utilizzare il divieto solo nei casi in cui è davvero importante (ad esempio, tutte le occasioni in cui i bambini corrono un pericolo reale).
Questo esercizio è tutt’altro che semplice: richiede un allenamento costante e tanto impegno. Tuttavia, è uno dei mattoncini sui quali edificare l’educazione al rispetto, l’alternativa educativa di cui il mondo ha bisogno.

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