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Perché il cane e il gatto sono nemici

Perché il cane e il gatto sono nemici

Fiaba cinese. Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

Molto tempo fa, in Cina abitava una coppia di sposi che possedevano un anello magico. Quei due non dovevano preoccuparsi, perché l’anello faceva trovare loro tutto il cibo e le ricchezze di cui avevano bisogno per viver bene.
L’uomo e la donna però, non sapevano che la loro fortuna dipendesse dall’anello e un giorno lo vendettero per pochi soldi. Da quel momento, divennero sempre più poveri.
La coppia aveva un cane e un gatto, che a causa della povertà non mangiavano da giorni.
A quei tempi cani e gatti erano ancora buoni amici.
«Dobbiamo fare qualcosa o moriremo di fame» disse il gatto.
«Dobbiamo recuperare l’anello che hanno venduto i nostri padroni» rispose il cane, che era al corrente dei suoi poteri.
«Ma è impossibile. I padroni l’hanno venduto a un uomo che vive dall’altra parte del fiume.»
«Vieni con me; insieme riusciremo a riportare indietro l’anello» disse il cane.

Le sue parole piacquero al gatto e i due arrivarono in riva al fiume.
Il gatto non sapeva nuotare, così il cane lo aiutò, trasportandolo sulla propria schiena.
Trovarono la casa in cui si trovava l’anello e il gatto entrò da una finestra per riprenderlo, ma uscì poco dopo dicendo: «Non posso prendere l’anello; il suo nuovo padrone lo ha messo al sicuro in un piccolo scrigno di legno.»
Il cane ci pensò su e trovò una soluzione: «Cerca un topolino e digli così: – Sono il nuovo gatto di casa e ho il compito di uccidere tutti i topi. Ma se mi aiuterai a fare un buco nello scrigno e a prendere l’anello che c’è dentro, farò finta di non vederti e potrai vivere tranquillo.»
Il gatto fece come gli aveva detto il cane e catturò un topolino, che accettò di aiutarlo.
Il topolino si arrampicò fino allo scrigno e cominciò a rosicchiare; non si fermò finché non ebbe ricavato un buco abbastanza largo da permettere al gatto di infilarci dentro la sua zampa per recuperare l’anello magico.
Il gatto tornò dal cane con l’anello, attraversarono di nuovo il fiume – il cane in acqua e il gatto sulla sua schiena – e ripresero la via del ritorno.
Erano quasi arrivati al loro villaggio quando incontrarono un muro di sassi.Il gatto saltò sul muro, ma il cane non era capace di arrampicarsi e gli disse: «Vai tu per primo, da’ l’anello ai padroni e raccontagli del suo potere; io farò il giro e cercherò una passaggio.»

Il gatto scavalcò il muro e tornò a casa facendo le fusa. Consegnò l’anello ai padroni e disse loro: «Ho affrontato mille pericoli per riportarvi questo anello; è magico e non dovrete mai più venderlo.»
I padroni fecero mille feste al gatto e da quel giorno lo fecero vivere in casa insieme a loro e da quel giorno lo trattarono con grande rispetto.
Il cane tornò alcune ore più tardi. Anche lui si presentò dai padroni scodinzolando, perché sperava di essere ricompensato. Ma il gatto si era preso tutto il merito e i padroni si infuriarono con lui: «Dov’eri scappato, scansafatiche? Avresti dovuto aiutare il gatto, invece di gironzolare per la campagna.»
I padroni non vollero sentire ragioni e da quel giorno fecero dormire il cane in cortile, dentro una cuccia di legno.
Da quel giorno tra cani e gatti non corre buon sangue.

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Le emozioni positive

Le emozioni positive sono un aspetto importante della vita: ci aiutano a vivere al meglio e a sperimentare un senso di profondo benessere. Le emozioni negative ci spingono a un’azione immediata per sopravvivere (un esempio: la paura, che ci spinge a scappare da un pericolo potenzialmente mortale); le emozioni positive, invece, funzionano diversamente. Non c’è alcuna azione immediata; invece, queste emozioni aprono la nostra mente e ci aiutano a crescere.

Se impariamo a conoscerle, diventeremo più consapevoli e impareremo ad apprezzare i momenti positivi nelle nostre giornate. Ecco un elenco delle emozioni positive individuate studiate dagli psicologi (in particolare dalla dr. Barbara Fredrickson):

  • Gioia
  • Gratitudine
  • Serenità
  • Interesse
  • Orgoglio
  • Divertimento
  • Speranza
  • Ispirazione
  • Meraviglia
  • Amore

Ciascuna di queste emozioni ha le sue sfumature e, soprattutto, ciascuna di esse ci aiuta a fare qualcosa di diverso dalle altre. Scopriamole nel dettaglio: per ciascuna emozione scoprirete ciò che la attiva e ciò che produce.

GIOIA

La gioia è l’emozione positiva più simile a quella che comunemente chiamiamo “felicità”. Sperimentiamo la gioia in seguito ad un successo, ad un evento positivo inaspettato o dopo una vittoria. Un contesto gioioso ci porta ad essere giocosi e scherzosi.

  • Cosa la attiva: un contesto sicuro e un progresso (raggiungere un traguardo, ottenere una vittoria, riuscire in qualcosa)
  • A cosa porta: gioco e apprendimento

GRATITUDINE

La gratitudine è l’emozione che proviamo quando qualcuno fa qualcosa per noi e ci troviamo a pensare “Che persona gentile! Ha dedicato un po’ del suo tempo a me”. Si tratta di un’emozione sociale, legata al riconoscimento di qualcosa che viene fatto per noi. La gratitudine, se viene coltivata nel tempo, si trasforma in gentilezza.

  • Cosa la attiva: ricevere un dono (anche piccolo)
  • A cosa porta: costruzione di legami sociali

SERENITÀ

Sperimentiamo la serenità quando la nostra vita va per il meglio, quando ci troviamo in circostanze piacevoli e ci fermiamo ad assaporare il momento.

  • Cosa la attiva: un contesto sicuro e piacevole
  • A cosa porta: assaporare il momento, ampliando la propria visione del mondo

INTERESSE

Proviamo interesse verso qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosciamo. L’interesse si sperimenta quando, in un contesto sicuro, entriamo a contatto con una novità. L’interesse è come un legame invisibile che ci spinge ad avvicinarci a quella novità.

  • Cosa la attiva: un contesto sicuro e un elemento di novità
  • A cosa porta: esplorazione, apprendimento

ORGOGLIO

L’orgoglio è legato al raggiungimento di un obiettivo che viene ritenuto importante nella nostra cultura; l’orgoglio, in altre parole, è legato ai successi ben visti dalla società.

  • Cosa la attiva: un successo considerato importante dalla società
  • A cosa porta: sognare altri traguardi, impegnarsi per raggiungerli

DIVERTIMENTO

Quest’emozione nasce da un evento non-serio: può essere una gaffe mentre siamo con gli amici, ma anche un siparietto divertente. Il divertimento ci permette di condividere una risata e di costruire legami sociali.

  • Cosa la attiva: un momento non-serio di incongruità
  • A cosa porta: ridere insieme, costruire legami di amicizia

SPERANZA

La speranza si attiva in momenti difficili, quando le cose non vanno affatto bene. La speranza è un’alternativa alla disperazione. Chi sperimenta la speranza desidera il meglio con tutte le sue forze, cercando un lieto fine anche nei momenti più tragici. La speranza è un’emozione molto intensa, che ci aiuta a mettere in moto la creatività, alla ricerca di una soluzione. Inoltre, la speranza ci spinge ad agire, innescando il circuito della resilienza.

  • Cosa la attiva: timore del peggio, credenza in ciò che di meglio può accadere
  • A cosa porta: pensiero creativo e resilienza

ISPIRAZIONE

L’ispirazione è legata a un modello che ammiriamo: ad ispirarci è un grande talento, o una persona che consideriamo un esempio di virtù e di umanità, al punto di ispirarci a lei.

  • Cosa la attiva: assistere a un esempio di eccellenza umana
  • A cosa porta: aspirare all’eccellenza, migliorando le proprie qualità morali

MERAVIGLIA

La meraviglia è simile all’ispirazione, ma a generarla non è il contatto con una persona modello, bensì la bellezza, ciò che è più grande di noi. Proviamo meraviglia di fronte ad un albero secolare, ad una cascata, a un arcobaleno. La natura è una grande fonte di meraviglia, così come lo è l’arte.

  • Cosa la attiva: sentirsi sopraffatti da qualcosa di più grande
  • A cosa porta: sentirsi parte di qualcosa di più grande, adattarsi in modo positivo all’ambiente

AMORE

Per finire, l’amore. Di tutte le emozioni che abbiamo nominato, l’amore è sicuramente la più intensa. Pensate alla persona che amate, all’amore che si prova per un figlio o per una persona cara. Ma come possiamo definire l’amore? Secondo la dr. Fredrickson, l’amore è così potente e così coinvolgente perché è la somma di tutte le nove emozioni positive, le contiene tutte in se stesso. Quando proviamo amore per qualcuno, siamo pieni di gioia, ma al tempo stesso ci sentiamo sereni, orgogliosi, la persona amata ci ispira e ci suscita un piacevole senso di meraviglia. Si tratta di un’emozione straordinariamente potente.

  • Cosa la attiva: somma di emozioni positive
  • A cosa porta: costruzione di un legame profondo, benessere

Laboratori educativi

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

TORNA A:

BIBLIOGRAFIA
Fredrickson, B. L. (2009). Positivity. New York: Three Rivers Press.
Fredrickson, B. L. (2013). Positive emotions broaden and build. Advances in Experimental Social Psychology, 47, 1-53.
Fredrickson, B. L. (1998). What good are positive emotions? Review of General Psychology, 2, 300-319.
Fredrickson, B. L. (2001). The role of positive emotions in positive psychology: The broaden-and-build theory of positive emotions. American Psychologist, 56, 218-226.
Garland, E. L., Fredrickson, B. L., Kring, A. M., Johnson, D. P., Meyer, P. S., & Penn, D. L. (2010). Upward spirals of positive emotions counter downward spirals of negativity: Insights from the broaden-and-build theory and affective neuroscience on the treatment of emotion dysfunctions and deficits in psychopathology. Clinical Psychology Review, 30, 849-864.
Gross, M. M., Crane, E. A., & Fredrickson, B. L. (2012). Effort-shape and kinematic assessment of bodily expression of emotion during gait. Human Movement Science, 31, 202-212.
Han, S. Lerner, J. S., & Keltner, D. (2007). Feelings and consumer decision making: The appraisal-tendency framework. Journal of Consumer Psychology, 17, 158-168.

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Il Sorrisometro dei Cuorfolletti

Avete mai provato il sorrisometro? Conosciuto anche come calendario emotivo, è un semplice supporto da utilizzare ogni giorno per tenere traccia del nostro umore. Il sorrisometro si può utilizzare anche in classe, per integrare l’appello con un appello emotivo.

Per fare l’appello emotivo dovremo chiedere ai bambini se si sentono: 1) carichi di emozioni positive (Cuorfolletto verde), 2) negative (Cuorfolletto rosso) o se 3) non identificano uno stato emotivo particolare (Cuorfolletto giallo, neutro). Alla fine del mese ogni bambino potrà contare i Cuorfolletti colorati per scoprire quali emozioni ha provato più spesso.

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Miti sulla creazione del mondo

I miti sulla creazione del mondo sono chiamati anche miti cosmogonici e ci raccontano, attraverso una narrazione fantastica, come nacque la Terra così come la conosciamo. Questi miti sono racconti affascinanti e, soprattutto, universali: tutti i popoli del mondo e tutte le culture hanno i propri miti sulla creazione e questi sono straordinariamente simili tra loro. Tale similitudine ci aiuta a capire il valore sociale del pensiero narrativo: la storia dell’umanità nasce dalle storie ed è attraverso le storie.

Tre volte sulla Terra. Il mito di Doondari

Mito della creazione raccontato dai nomadi Fulani (popolazione dell’Africa sub-sahariana)

Doondari fu il Creatore.
In principio, Doondari scese sulla Terra e creò una pietra, che creò il ferro, che creò il fuoco, che creò l’acqua, che creò l’aria.
Doondari scese di nuovo sulla Terra e plasmò questi cinque elementi per creare l’uomo.
Poiché l’uomo era troppo arrogante, Doondari creò la cecità. Quando anche la cecità divenne arrogante, Doondari creò il sonno. Quando anche il sonno divenne troppo arrogante, Doondari creò le preoccupazioni. Quando, infine, anche le preoccupazioni degli uomini divennero troppo arroganti, Doondari creò la morte. Ma anche la morte divenne arrogante, tanto arrogante da sfidare il Creatore.
Così Doondari, discese sulla Terra per una terza volta, assumendo le sembianze di Gueno, l’eroe immortale, e sconfisse la morte.

Il mito cinese di Pangu

In principio nell’universo non esisteva nulla, solo il caos. Nel caos, tuttavia, si formò un uovo, che rimase dormiente per diciottomila anni. All’interno dell’uovo, lo yin e lo yang si mescolarono in modo così perfetto che ad un certo punto, senza che l’uovo si schiudesse, ne nacque Pangu: un essere gigantesco, con due grandi corna.
Pangu desiderò creare la Terra: con un’ascia distrusse l’uovo cosmico e da esso nacquero la Terra e il Cielo. Per diciottomila anni Pangu si mise tra Terra e Cielo per tenerli separati; ogni giorno la Terra si faceva più bassa e il Cielo più alto e ogni giorno Pangu cresceva insieme alla distanza tra loro. Pangu non affrontò questa fatica da solo; quattro animali leggendari lo aiutarono a separare il Cielo e la Terra: la tartaruga, la fenice, l’unicorno e il dragone.
Infine, Pangu terminò la sua creazione: i suoi occhi divennero il Sole e la Luna, la sua voce divenne il tuono, il suo respirò formò il vento. Le sue corna e il suo corpo divennero alte montagne e così la Terra diventò così come noi la conosciamo.

Haido-Hwedo: il serpente cosmico

Mito della creazione raccontato dai Fon (etnia africana del Benin)

In principio esisteva solo Haido-Hwedo, il serpente cosmico.
Quando nacque Mawu-Lisa, il Creatore, Haido-Hwedo diventò il suo servitore e trasportò Mawu-Lisa lungo tutto l’Universo, tenendolo nella sua bocca, con le fauci spalancate. Quando Mawu-Lisa creò la Terra, Haido-Hwedo si attorcigliò intorno ad essa e dentro di essa. Ancora oggi il serpente cosmico custodisce la Terra e mantiene l’equilibrio. Haido-Hwedo è invisibile, ma talvolta possiamo vederlo anche noi: quando la luce del Sole attraversa l’acqua, appare all’uomo sotto forma di arcobaleno.

Il mito greco della creazione

In principio era il Caos, al di là del tempo e dello spazio. All’improvviso comparve Gea, la madre Terra, che generò Urano, il cielo. Sempre Gea, generò anche Ponto, il mare primordiale. Da Urano e Gea nacque una stirpe di Titani, uno dei quali, Crono (il tempo), ferì il padre e prese il suo posto. Crono, proseguì l’opera di creazione della Terra che, sotto il suo regno, visse l’età d’oro. Il mito prosegue poi con il regno di Zeus, che uccise suo padre Crono dando inizio a un nuovo regno.

Il mito giapponese della creazione

Secondo gli Ainu (una popolazione del Giappone dalle origini misteriose, che abita le isole a Nord del paese), fu la divinità Kamui a creare il nostro mondo: Kamui plasmò il mondo come un oceano adagiato su una trota gigantesca; poi, inviò un messaggero che fece emergere le isole. Gli animali che vivevano con Kamui, guardando quel mondo meraviglioso, convinsero la divinità a farli abitare sulla Terra. Kamui, per completare la sua creazione, modellò i primi uomini, gli Ainu, con il corpo di terra e i capelli d’erba.

Il mito ebraico della creazione

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.

Il mito della creazione nell’Antico Egitto

All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio. Otto creature, con la testa di rana i maschi e di serpente le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione. Le creature poi si fusero, formando il Grande Uovo. Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita, il dio Sole. Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le fece diventare il mondo. Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra.

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Tag: miti sulla creazione del mondo, miti della creazione

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Il cavallo di Troia

Il cavallo di Troia

Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

La guerra di Troia durava ormai da dieci anni; tuttavia, gli Achei, guidati dal re Agamennone, non erano ancora riusciti ad espugnare le mura di Troia e il loro esercito era stanco e scoraggiato. Durante l’assemblea dei re, Ulisse, sovrano di Itaca e fidato consigliere di Agamennone, fece questa proposta agli altri:
“Se non riusciamo a conquistare Troia con la forza, dovremmo provare con l’inganno. Ecco cosa faremo: costruiremo un grande cavallo di legno: nel suo ventre faremo nascondere i più forti dei nostri soldati.
Abbandoneremo il cavallo sulla spiaggia; il resto dell’esercito, salirà sulle navi e fingerà di allontanarsi; uno di noi, rimarrà sulla spiaggia e convincerà i troiani a far entrare in città il cavallo, come dono agli dei. Potrebbe occuparsene mio cugino Sinone, che è bravo con le parole.
Nella notte, l’esercito tornerà sulla spiaggia e aspetterà fuori dalle mura, mentre i soldati nascosti nel cavallo usciranno, uccideranno le sentinelle e apriranno le porte di Troia. Così conquisteremo la città”.
Il piano di Ulisse era così ingegnoso che i re greci decisero di seguirlo: fabbricarono il cavallo, lo lasciarono fuori dalle mura di Troia e fecero allontanare le navi con i soldati a bordo. Il giovane Sinone chiese aiuto ai troiani, fingendo di essere un traditore che era riuscito a fuggire dai greci. Con le sue parole, li convinse che quel cavallo era un dono dei greci al dio Poseidone, perché li aiutasse a tornare a casa sani e salvi. Soltanto Laocoonte, un sacerdote della città di Troia, fu contrario: disse a tutti che si trattava di un inganno, ma un serpente marino uscì dalle acque e lo divorò, insieme ai suoi due figli. Questo segno convinse i troiani che dovevano portare il cavallo in città, senza perdere altro tempo.
Dopo aver trasportato il cavallo dentro le mura, i troiani prepararono un grande banchetto e iniziarono i festeggiativi per la vittoria: dopo dieci anni di guerra, erano riusciti a sconfiggere i greci. Quella notte, mentre i soldati ubriachi dormivano per le strade, Ulisse e i soldati nascosti nel cavallo uscirono, uccisero tutte le sentinelle e aprirono le porte della città: fuori dalle mura, li aspettavano Achille e Agamennone, con tutto l’esercito.
I greci entrarono nella città e la distrussero: incendiarono le case e i templi, rubarono i tesori e uccisero tutti i soldati. Fu così che, dopo dieci anni, la città di Troia venne distrutta e la guerra finì.

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Tag: cavallo di Troia, mito del cavallo di Troia

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Pigmalione e Galatea

Pigmalione e Galatea

Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

C’era una volta uno scultore, Pigmalione, che non aveva mai preso una moglie e aveva sempre rifiutato le ragazze che avrebbero voluto sposarlo (a chi gli chiedeva perché rispondeva: “Preferisco la mia arte”). Lo scultore era molto bravo nel suo lavoro e tutti in città lo consideravano un grande artista; i re e i ricchi mercanti delle isole vicine facevano a gara per comprare una delle sue statue e lui lavorava dall’alba al tramonto.

Un giorno Pigmalione si mise a scolpire una statua d’avorio, bianca come il latte; il ragazzo diede alla statua la forma di una fanciulla, bella come Venere. Era il suo capolavoro; quando vide la statua finita, gli piacque così tanto che se ne innamorò.
Da quel giorno lo scultore cominciò a tenere la statua accanto a sé: la abbracciava, la accarezzava, la copriva quando faceva freddo e la sera la stendeva nel suo letto perché potesse dormire con lui.

Si innamorò a tal punto della sua opera che decise di andare al tempio di Venere; dopo aver reso alla dea i migliori omaggi, le chiese: “Oh Venere, vorrei tanto avere in moglie una donna uguale in tutto e per tutto alla fanciulla che ho scolpito”.
La dea, udendo quella preghiera, decise di esaudirla, perché Pigmalione era un uomo dal cuore gentile e sapeva che avrebbe trattato la fanciulla con amore e con rispetto.

Quando lo scultore tornò a casa, scoprì  che la statua si era trasformata in una ragazza coi capelli chiari e con la pelle bianca come l’avorio. Pigmalione e Galatea – era questo il nome della fanciulla, voleva dire “bianca come il latte” – si sposarono al cospetto di Venere e vissero per sempre felici e contenti.

SCOPRITE ANCHE:

* Questo mito compare nella raccolta delle Metamorfosi di Ovidio; in seguito, è stato ripreso da altri mitografi.

** Dal mito di Pigmalione deriva un famoso effetto psicologico, l’effetto Pigmalione (o “profezia che si autoavvera”): così come Pigmalione si era innamorato della sua statua al punto da averla trasformata – per intercessione della divinità – avviene lo stesso per le nostre credenze: spesso ci convinciamo di qualcosa al punto tale che i pensieri divengono realtà. Per approfondire questo effetto e scoprire qualche caso applicato al mondo dell’educazione ti suggeriamo di leggere il nostro articolo sull’effetto Pigmalione e sugli stereotipi.

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Tag: Pigmalione, mito di Pigmalione, Pigmalione e Galatea

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