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Così l’emergenza ambientale ha trasformato i nostri bambini

Invece di giocare a pallone, a beach volley o di costruire i castelli di sabbia, la piccola Gaia, 9 anni, pulisce le spiagge e i marciapiedi di Ischia. Il suo sforzo ha catturato l’attenzione dei responsabili dell’area marina protetta, che hanno conferito a lei e alla sua amichetta un attestato di merito.
Storie come quella di Gaia – riportata dalla sezione locale di Repubblica – sono sempre più frequenti, sulle pagine dei media come nella nostra esperienza personale. Durante le nostre vacanze al mare abbiamo buttato decine di rifiuti di plastica, su ferma indicazione dei bambini.

L’emergenza ambientale ci sta trasformando
I bambini dovrebbero giocare, ridere e scherzare. Fare i bambini, insomma. Almeno nell’immaginario comune: infatti, parlando con loro possiamo scoprire che un buon numero preferisce impegnarsi per difendere l’ambiente. E così, al posto di giocare tra le onde del mare, si cercano i rifiuti per buttarli. È evidente che l’emergenza ambientale in atto sta trasformando i nostri bambini e le nostre famiglie (sempre più impegnate nell’adozione di stili di vita eco-sostenibili).
I cambiamenti in atto presentano rischi e opportunità: da un lato, l’ansia di vivere in un mondo che sta esaurendo le sue risorse e che potrebbe trasformarsi radicalmente, ansia ed incertezza alimentate dai media. Questo potrebbe riflettersi sul benessere dei più piccoli, suscitando preoccupazioni eccessive. D’altra parte, i valori legati alla tutela ambientale offrono una grande motivazione ad agire e ad impegnarsi, a stringere relazioni sociali significative, a studiare e a porsi degli obiettivi. La necessità di salvare il nostro pianeta può trasformarsi, da fonte di preoccupazione, in un obiettivo capace di produrre benessere e di dare significato alle vite dei bambini e dei loro genitori.

La necessità di sviluppare un’abito mentale ottimistico
Il rischio più grande è il nichilismo: per i giovani, pressati dai dati allarmanti sull’ambiente, è facile arrendersi al pensiero di non poter far nulla, all’impotenza. Si tratta di una deriva pericolosa, per le sue conseguenze: disinteresse a abbandono scolastico, apatia, abuso tecnologico e di sostanze.
La soluzione c’è già, ed è l’educazione all’ottimismo. L’ottimismo non è un dono, ma un vero e proprio stile di pensiero, che si può apprendere e rafforzare. Promuoverlo nei bambini e nei ragazzi significa dotarli dell’antidoto necessario per affrontare la vita con speranza, con entusiasmo e col desiderio di fare la differenza.

FONTI

  • Ann V. Sanson, Susie E. L. Burke & Judith Van Hoorn (2018) Climate Change: Implications for Parents and Parenting, Parenting, 18:3, 200-217, DOI: 10.1080/15295192.2018.1465307

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Linguaggio positivo: le parole che scegliamo contano

Cos’è il linguaggio positivo? Potremmo definirlo come un sottoinsieme linguistico che comprende i concetti, le parole e i costrutti tipici della psicologia positiva. Il linguaggio positivo si concentra sull’individuazione dei punti di forza, sulla resilienza e sull’autoefficacia, sulla ricerca di soluzioni positive e costruttive ai problemi, sull’introspezione e sul riconoscimento dei propri stati emotivi.

Linguaggio positivo: un esercizio 
Un esercizio che tutti noi possiamo sperimentare nelle nostre vite è la “trasformazione del no”. Ciascuna e ciascuno di noi, con i bambini, tende ad usare in modo eccessivo la parola no. Non fare quello, non andare da quella parte, non disturbare, non, non, non…
Esiste un gran numero di casi in cui abbiamo l’esigenza di modificare un comportamento dei bambini: perché è pericoloso, perché non è accettabile o semplicemente perché non è il momento giusto per fare così. Non entreremo nel merito dei casi nei quali la correzione è auspicabile e di quelli in cui sarebbe meglio lasciare ai più piccoli la loro libertà (a questo proposito riteniamo illuminante l’esercizio del semaforo del comportamento). Prendiamo per buona l’esigenza di evitare un determinato comportamento.
Il nostro esercizio consisterà nell’individuare una frase, priva di no, per raggiungere lo stesso obiettivo.

Invece di dire “Non fare rumore” potremmo dire “Facciamo il gioco del silenzio”.
Invece di dire “Non toccare” potremmo dire “Fermiamoci ad osservare”.
E così via.
L’importante è passare da una frase contenente un non ad una frase positiva.

Funzionerà nel 100% dei casi? No. Nemmeno i divieti funzionano sempre; anzi, di solito l’efficacia del no è piuttosto limitata. Tuttavia, è un’alternativa costruttiva – specialmente dal punto di vista dei bambini – per affrontare la vita. Si tratta di un modo di interagire più rispettoso del bambino e dei suoi limiti, orientato verso uno stile di pensiero positivo.
Evitare il no presenta un ulteriore vantaggio: i nostri bambini sentono così tanti no durante le loro giornate che attribuiscono loro un valore molto limitato. Se impariamo ad interagire in modo positivo con i bambini, potremmo utilizzare il divieto solo nei casi in cui è davvero importante (ad esempio, tutte le occasioni in cui i bambini corrono un pericolo reale).
Questo esercizio è tutt’altro che semplice: richiede un allenamento costante e tanto impegno. Tuttavia, è uno dei mattoncini sui quali edificare l’educazione al rispetto, l’alternativa educativa di cui il mondo ha bisogno.

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In Mozambico niente più spose bambine: la legge vieta il matrimonio precoce

Il Mozambico ha vietato per legge i matrimoni precoci: a partire dal 15 luglio, il matrimonio sarà possibile solo a partire dai 18 anni. Si tratta di una vittoria storica per la tutela dei diritti dei bambini nel mondo.

In Mozambico, attualmente, il 48% dei matrimoni sono precoci: prima dell’entrata in vigore di questa legge, le ragazze si potevano sposare a partire dai 16 anni di età. Tuttavia, non era prevista alcuna pena per chi sposava ragazze e bambine al di sotto di questa soglia di età, con il consenso dei genitori. Il paese, si trovava al nono posto nella triste classifica dei paesi con il più alto numero di matrimoni precoci. Adesso, invece, chi infrangerà la legge rischierà fino a 12 anni di carcere, fino ad 8 i funzionari pubblici che celebreranno il matrimonio e fino a 2 anni tutti coloro che prenderanno parte nella sua organizzazione.
La strada è in salita: l’obiettivo è quello, entro il 2020, di ridurre al 40% il numero di matrimoni precoci. Sarà necessario far conoscere questa legge alla popolazione, che è frammentata dal punto di vista geografico, linguistico e amministrativo. Accanto alla legge, è necessaria un’operazione culturale tutt’altro che semplice.
Si tratta però di un segnale importante, se consideriamo che questo fenomeno negli ultimi anni, invece di diminuire, è aumentato: se non invertiamo la rotta, entro il 2050 ci saranno oltre un miliardo di spose bambine nel mondo (la metà delle quali nei paesi dell’Africa sub-sahariana).

FONTI

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Educhiamo al rispetto: non alla paura, né all’incuranza

L’educazione tradizionale – quella di una volta che, almeno nell’immaginario collettivo, funzionava – era fondata sull’autorità genitoriale forte: un’autorità punitiva e piuttosto rigida, che vedeva nel bambino un subordinato da correggere e da istruire. A questa visione è seguita quella democratica, che riconosceva al bambino il diritto di decidere e di rivendicare la propria volontà in modo democratico e trasversale.

Cosa dicono le neuroscienze sui bambini
Le neuroscienze e la ricerca psicologica hanno evidenziato un’immaturità infantile che non è esclusivamente caratteriale, ma soprattutto cerebrale: il cervello del bambino è molto diverso da quello di un adulto. Il processo di crescita non riguarda esclusivamente l’apprendimento di nuovi saperi: è una trasformazione profonda anche a livello biologico e cognitivo.
Tuttavia, le emozioni e le esperienze che proviamo nella prima infanzia, si ripercuotono sullo sviluppo. Un bambino che associa gli ambienti di apprendimento alla paura e all’inadeguatezza, per fare un esempio, da adolescente cercherà di fuggire dallo studio. Il suo cervello, infatti, gli suggerirà di evitare queste esperienze dolorose. Così, un bambino che sia stato punito per le sue azioni, imparerà ad agire di nascosto.
Se ci fermiamo a queste evidenze scientifiche, dovremmo concludere che entrambe le proposte educative avanzate finora sono fallimentari: l’autorità basata sull’adulto-padrone, infatti, rischia di produrre un senso di paura e inadeguatezza persistente. Abbandonare il bambino a se stesso fingendo che sia un adulto, d’altra parte, non tiene conto della sua immatura cerebrale. È evidente la necessità di individuare una terza strada, che unisca la necessità del bambino di essere guidato – anche prendendo decisioni che, apparentemente, vanno contro i suoi desideri – con la necessità di vivere in un ambiente caldo, stimolante e capace di suscitare emozioni positive.

Educare al rispetto
Ci piace pensare che questa terza strada, questa nuova educazione, sia l’educazione al rispetto, ovvero un’educazione impartita attraverso l’esempio e il fare insieme, fatta di regole – sì, le regole ci sono e ci devono essere – ma anche di condivisione di quelle regole: noi adulti dobbiamo trasmetterne il valore ai bambini, dobbiamo essere al loro fianco quando chiederemo di rispettarle.
L’educazione al rispetto si fonda, prima di tutto, sul rispetto del bambino per quello che è: una creatura immatura, ma capace di esprimere un potenziale immenso. Una creatura unica, da far crescere con amore e attraverso l’amore, apprezzandolo per il bambino che è, ma pensando sempre alla donna o all’uomo che un giorno sarà. L’educazione al rispetto è prima di tutto un’educazione strategica, fatta di obiettivi articolati su un periodo temporale lungo: rispettare un bambino significa agire oggi perché domani possa godere davvero del bene più prezioso che c’è: la libertà.

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Imparare scrivendo, con il Metodo Grafomotorio

La scrittura è un’arte complessa, che coinvolge tanto la mano quanto il pensiero. Se una bambina o una bambino non impara a scrivere correttamente in età prescolare e nei primi anni della scuola primaria – cosa che succede sempre più spesso – tenderà a sviluppare difficoltà serie nell’apprendimento.
Ne parliamo in questa intervista con la grafomotricista Ilaria Lenti, specializzata nel Metodo Grafomotorio©, che lavora che lavora sui processi di apprendimento dei bambini e dei ragazzi.

Cosa si intende per Metodo Grafomotorio?

Il Metodo Grafomotorio© è un metodo che favorisce l’apprendimento della persona in particolar modo dei bambini nella fascia compresa tra 3 – 12 anni.  Attraverso pratiche esperienziali dell’imparo – facendo, il Metodo Grafomotorio©, ideato ed elaborato dalla Dott.ssa Daniela Cieri, grafologa e grafomotricista, oltre a porsi come metodologia didattica inclusiva, consente ai bambini di avviarsi sin dalla prima infanzia alla lettura, alla scrittura, al linguaggio e al calcolo.

Quali bambini e quali ragazzi possono trarre beneficio dall’applicazione del Metodo Grafomotorio?

Il grafomotricista affronta le difficoltà di apprendimento e le problematiche legate ai DSA, BES; aiuta il bambino ad applicarsi nello studio traendo un metodo di studio proprio; favorisce l’apprendimento del bambino con difficoltà. Il grafomotricista, in quanto esperto nell’ambito didattico-pedagogico, aiuta l’apprendimento (a scuola e anche nei compiti pomeridiani) e si pone al fianco dei bambini sia nella prima infanzia (3-4 anni) per lo sviluppo dei prerequisiti, sia nella prescolarizzazione per il potenziamento delle abilità cognitive (5-6 anni), e sia in fase scolare (bambini 6-12 anni) per un apprendimento significativo.
A partire dai 12 anni, quando il bambino possiede gli schemi mentali cognitivamente sviluppati, la didattica metacognitiva diventa il comune denominatore per un apprendimento significativo.

A quali genitori consiglieresti di rivolgersi a una/un grafomotricista?

È importantissima la prevenzione. Pertanto, consiglierei di rivolgersi ad una/un grafomotricista a quei genitori i cui figli:

  • stanno per affrontare l’importante ingresso alla Scuola Primaria, in quanto questo professionista può stimolare e/o potenziare i prerequisiti necessari per un apprendimento significativo (abilità visuo – spaziali, discriminazione uditiva, memoria, concentrazione ed attenzione, pregrafismo);
  • presentano delle difficoltà nella lettura, scrittura, calcolo;
  • presentano dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA);
  • presentano una scorretta postura e/o impugnatura dello strumento grafico;
  • non hanno un metodo di studio proprio, in quanto il grafomotricista può aiutare il bambino/ragazzo a trovare quello più giusto per lui.

Sono i genitori ad avviare il percorso o è necessaria l’intermediazione di un altro specialista per la progettazione di un intervento mirato (insegnante, psicologo, neuropsichiatra infantile)?

Se sono i genitori ad accorgersi di difficoltà di apprendimento del figlio possono decidere di rivolgersi direttamente al grafomotricista o possono comunicarlo alla scuola e chiedere agli insegnanti se condividono le loro preoccupazioni; se le difficoltà scolastiche sono state rilevate anche dai docenti, allora è il caso che la famiglia, su consiglio della scuola, faccia valutare il figlio secondo le modalità previste dalla normativa vigente (Legge 170/2010), che prevede la possibilità per tutti i bambini e ragazzi, nel caso di sospetto di presenza di DSA, di poter usufruire di tutte le iniziative utili per l’effettivo godimento del diritto allo studio. È importante che si crei tra scuola e famiglia un dialogo costruttivo e una reciproca collaborazione per poter supportare il bambino/ragazzo; solo con un’azione sinergica si potrà ottenere il successo formativo.

La qualità della scrittura dipende anche da come i bambini impugnano il loro supporto (penna, matita, etc.); esiste un “problema di impugnatura” tra i nostri bambini? Quanti di loro impugnano scorrettamente?

Capita spesso di vedere i bambini fermarsi, scuotere il polso magari con qualche smorfia e riprendere a scrivere: questo è indicativo di quanto sia faticoso scrivere per loro, al di là della quantità che viene richiesta. La formazione di calletti sulle dita è sintomo di un’impugnatura scorretta che spesso non viene più sistemata per pigrizia, perché a lungo andare entra nell’abitudine sebbene sia chiaramente dolorosa. Poiché correggere un’abitudine scorretta comporta difficoltà, l’ideale sarebbe impostare la corretta impugnatura già dalla prima infanzia.
Tra i quattro e i cinque anni, infatti, i bambini sono già in grado di passare dall’impugnatura “a martello” – la matita chiusa nel palmo della mano – all’impugnatura con la presa a pinza o a tre dita (impugnatura corretta).
L’ impugnatura scorretta dovrebbe essere sempre trattata e risolta non solo quando questa da origine ad una vera e propria disgrafia, ma anche quando questa condizione non si manifesta; una cattiva impugnatura, inevitabilmente, si traduce in tensione muscolare a livello della mano, del polso, della spalla, del collo, e questo accumulo di tensioni penalizza la fluidità del gesto grafico, rendendo faticoso l’atto dello scrivere.

Il Metodo Grafomotorio risolve questi problemi di impugnatura? Come?

La motricità fine è una capacità fondamentale per la crescita del bambino ed è pertanto necessario svilupparla bene; essa è la capacità di controllare il proprio corpo su specifici movimenti con le mani e le dita.
Questi movimenti, estremamente piccoli e precisi, richiedono un’alta capacità di concentrazione e una buona coordinazione oculo – manuale.
Il Metodo Grafomotorio©, attraverso attività ludico – didattiche, aiuta a stimolare e potenziare la motricità fine con:

  • attività di flessione e distensione delle dita;
  • attività di infilare (lacci, perline, pasta);
  • attività con le costruzioni;
  • attività con puzzle (magari con i pomelli).

Sappiamo che si tratta di un tema delicato, ma è possibile che ad alcuni bambini venga diagnosticato un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) in presenza di una semplice difficoltà?

Negli ultimi anni si è riscontrato un vero e proprio aumento delle diagnosi di Disturbo dell’Apprendimento, che non implicano il docente di sostegno, ma comunque sempre dei Piani Didattici Personalizzati (PDP).
Secondo alcuni autori, l’aumento delle diagnosi è avvenuto in quanto si fa confusione tra la difficoltà di apprendimento e il disturbo conclamato; le difficoltà di apprendimento sono delle fatiche e degli ostacoli “di passaggio” che il bambino incontra a scuola su cui si può intervenire per tempo; il disturbo di apprendimento, invece, è una condizione innata, persistente e resistente alle attività di potenziamento.
Proprio per evitare diagnosi sbagliate e riconoscere la distinzione tra difficoltà e disturbo sarebbe auspicabile sviluppare un sistema educativo e pediatrico in grado di sensibilizzare anche i genitori nei processi evolutivi del bambini, ma soprattutto va fatta tanta formazione a livello scolastico.

8. Puoi farci un esempio, indicando un’attività specifica utilizzata dal Metodo Grafomotorio?

Parto dicendo che il Metodo Grafomotorio© ha tre regole:

  • “A PICCOLI PASSI”, che consiste nella lentezza e nella semplicità esecutiva delle attività;
  • “DAL GRANDE AL PICCOLO”, che consiste in prassie che partono da azioni più ampie, più grandi, più facili, per poi arrivare al piccolo (attività sul quaderno);
  • “IMPARO – FACENDO”, che consiste nell’apprendere toccando con mano.

Ad esempio, per stimolare l’apprendimento della lettura, utilizzando il Metodo Grafomotorio©, si può partire da attività di analisi dei suoni, per poi passare alla segmentazione/composizione di parole con difficoltà crescente; successivamente si passa alla divisione sillabica e tipi di parole che iniziano con la stessa sillaba; si arriva poi ad identificare i suoni delle lettere nelle parole e ad attività di abbinamento fonema – grafema.

Motivazione ad apprendere, grinta e ottimismo sono fondamentali per il successo dei giovani studenti. Il Metodo Grafomotorio lavora in qualche modo sulla motivazione e sull’auto – disciplina?

Lo studente che vive continuamente situazioni di frustrazioni nello studio presenta scarsa autostima e non attribuisce valore a sé stesso come studente. La sua identità è costantemente messa in discussione e, percependosi come un “incapace”, si convince del fatto che anche i genitori, i compagni e gli insegnanti pensino la stessa cosa.
Bambini e ragazzi possono soffrire di “ansia da prestazione”, un meccanismo che si innesca quando in ambiente scolastico non ottengono risultati e, invece di essere incoraggiati, vengono pressati e rimproverati. I risultati insoddisfacenti in ambito scolastico generano un circolo vizioso:

  •  l’insuccesso prolungato genera scarsa autostima;
  • la scarsa autostima scaturisce disagio psicologico;
  • il disagio psicologico genera ansie, inibizioni, aggressività e atteggiamenti oppositivi.

Il Metodo Grafomotorio mette in atto delle strategie didattiche:

  • calmare lo stato d’ansia precedente;
  • impostare una didattica metacognitiva che mette al centro il bambino (e non l’insegnante);
  • incoraggiare le abilità del bambino e i sui piccoli successi.

10. Raccontaci una storia in cui l’applicazione del Metodo Grafomotorio ha “cambiato” una giovane vita.

Vi porterò l’esempio di un bambino di 6 anni che chiamerò M. Quando i genitori di M. sono arrivati da me erano quasi senza speranze; non potevano credere che il loro bambino in un anno, tra scuola e lezioni extra, non avesse imparato a scrivere nemmeno una lettera dell’alfabeto “a differenza dei suoi compagni di classe”.
Iniziando le sedute con M. sono arrivata alla conclusione che “l’intoppo” fosse nell’associazione fonema – grafema, ossia il bambino non aveva difficoltà di comprensione delle consegne verbali, ma la difficoltà era andare a riportare per iscritto i suoni delle lettere.
Abbiamo iniziato a fare una serie di attività: da “tra le immagini che ti sto mostrando quale inizia con la lettera A?” a “con la pasta di sale formami la lettera A”; dopodiché, ho scoperto che era un amante degli animali. Quindi, ho impostato l’associazione fonema – grafema, e altre attività, usando gli animali.

11. Per concludere: esiste un’associazione o un albo dei Grafomotricisti? Come può, una famiglia, individuare un professionista nella propria zona?

L’unica associazione a cui fare riferimento sia per il rilascio del titolo del grafomotricista, sia per formarsi nella didattica metacognitiva del Metodo Grafomotorio© è il GRAPHè, Istituto di Ricerca e Formazione grafologica e grafomotoria e Centro per l’Apprendimento, il quale detiene un Elenco di Esperti e di Grafomotricisti, autorizzati ad utilizzare il Metodo Grafomotorio©. L’Istituto ha un sito istituzionale, www.istitutographe.it .

*Ilaria Lenti si è diplomata in Grafologia presso l’Istituto Graphè e successivamente ha conseguito il master in Metodo Grafomotorio© presso lo stesso istituto. Opera come libero professionista nel campo dei disturbi della scrittura. Qui il suo profilo professionale

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Educazione positiva: il caso degli Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti, nell’edizione 2017 del World Happiness Report, si sono classificati ventunesimi (oltre dieci posizioni sopra l’Italia, che invece si trova alla trentaseiesima posizione). Il Ministero per la Felicità (negli Emirati Arabi Uniti esiste!) ha così deciso di inserire la felicità nell’agenda governativa, con l’obiettivo di far salire il paese ai primi posti della classifica, lavorando sul grado di felicità dei suoi abitanti.

Il mondo si cambia a partire dalla scuola
Gli Emirati Arabi Uniti hanno investito principalmente sulla scuola: infatti, l’educazione positiva è lo strumento più efficace per cambiare una società, garantendo un reale benessere ai suoi membri (al di là del benessere economico). Ma come si realizza un intervento di educazione positiva? Gli studi scientifici hanno permesso, negli ultimi due decenni, di mettere a punto un protocollo valido ed efficace, articolato in quattro fasi:

  • Apprendimento: la prima fase è quella in cui un gruppo di esperti di educazione positiva trasmette i propri insegnamenti ai docenti e alle famiglie delle scuole coinvolte. La durata di questa fase è breve e permette agli adulti che lavoreranno a contatto con i bambini di conoscere i principi dell’educazione positiva.
  • Esperienza: la seconda fase prevede che gli adulti formati dagli esperti facciano pratica degli insegnamenti ricevuti su se stessi. Inoltre, in questa fase il programma di educazione positiva (personalizzato da ciascuna scuola e ciascun ente) viene articolato e messo in pratica. Si istituisce così una “comunità positiva sperimentale”.
  • Formalizzazione dell’insegnamento: dopo la fase sperimentale è possibile effettuare una prima analisi, che permetterà di istituire un programma formale di educazione positiva. Circa il 30% delle scuole di Dubai è già entrato in questa fase, assumendo a tempo pieno i docenti di educazione positiva.
  • Incorporazione: nel corso degli anni i programmi di educazione positiva si sviluppano e si raffinano. L’ultima fase prevede la collaborazione tra scuole e lo scambio di conoscenze per mettere a punto programmi sempre più efficaci, oltre che per condurre una ricerca scientifica di alta qualità.

Il programma pilota partito nel 2017 ha coinvolto dieci istituti e ha visto un miglioramento della soddisfazione degli studenti e delle performance accademiche nel 90% dei soggetti coinvolti. Un risultato notevole, al punto tale che l’educazione positiva è stata introdotta in pianta stabile e in modo progressivo nelle scuole di Dubai.

Felicità o benessere? 
Quando parliamo di World Happiness Report dobbiamo sempre considerare i limiti del termine “felicità”. Questa, infatti, si confonde spesso con un’emozione positiva (la gioia), mentre in realtà si tratta di un costrutto più complesso.
La felicità, secondo lo standard della psicologia positiva (la cosiddetta teoria del benessere o modello PERMA) viene considerata come la somma dei propri sentimenti positivi, delle proprie relazioni sociali, del significato che attribuiamo alla vita, dei nostri successi e del coinvolgimento con cui affrontiamo i nostri compiti quotidiani.
Questo genere di felicità non è legato esclusivamente agli stati d’animo individuali, ma è un costrutto molto più ampio: un benessere diffuso è indice di una società solidale, aperta e motivata a lavorare nell’interesse collettivo.

FONTI

  • Adler, Alejandro & Seligman, Martin. (2018). Positive Education (Seligman, M. E. P., Adler, A. (2018). Positive Education. In J. F. Helliwell, R. Layard, & J. Sachs (Eds.), Global Happiness Policy Report: 2018. (Pp. 52 – 73). Global Happiness Council.).

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