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HYGGE SIGNIFICA LASCIARE I PROBLEMI FUORI DALLA PORTA DI CASA

La vita è ricca di problemi, di piccoli drammi e di malumori. I bambini, però, sono come piccole spugne, capaci di captare e assorbire la negatività dell’ambiente circostante. Ecco perché, se vogliamo seguire uno stile di vita “Hygge” ispirato al modello danese (non è difficile, significa solo trasformare la famiglia in una comunità gioiosa; leggi il nostro articolo a proposito di Hygge), dovremmo riuscire a confinare i nostri problemi nel recinto della vita privata, evitando che questi deteriorino l’atmosfera familiare.

“Il concetto di intimità e hygge ha molte implicazioni, ma fondamentalmente significa mettere da parte se stessi a beneficio del gruppo. Significa lasciare i problemi fuori della porta e sacrificare i bisogni e i desideri personali per rendere più piacevole riunirsi con gli altri. È un’esperienza molto più bella da trasmettere ai propri figli. A loro non piacciono i drammi degli adulti, le negatività, e le controversie. I bambini sono molto felici di stare tutti insieme e in un’atmosfera intima, serena e accogliente con le persone care! E se imparano l’hygge, saranno in grado di trasmetterlo un giorno anche ai loro figli“.
J. Alexander

Qualcuno potrebbe pensare che questo spunto sia di difficile applicazione. In effetti lo è: richiede un deciso cambiamento di pensiero. Richiede all’Io di fare un passo indietro, riservando dei momenti esclusivamente al Noi, alla comunità e alla convivialità.
L’atmosfera accogliente è il terreno migliore per aiutare i bambini a crescere sereni. Maria Montessori era convinta dell’importanza dell’ambiente come luogo centrale dell’apprendimento infantile. Lo stile di vita Hygge punta proprio a generare un ambiente caldo e accogliente. Ecco perché ci piace.

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LA SCUOLA DANESE INSEGNA A COLLABORARE E AD ESSERE UMILI

metodo danese collaborazione

Leggendo “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” puoi farti un’idea piuttosto accurata della società danese e dei suoi punti di forza, specialmente per quanto riguarda l’educazione e l’istruzione dei bambini e dei ragazzi. Uno dei punti che ci ha colpito maggiormente, è la visione di “gaia coralità”, lo star bene insieme mettendo da parte l’individualismo a beneficio della collettività.

Il principale risvolto scolastico di questa filosofia di vita è l’umiltà: chi è più bravo ha diritto ad essere valorizzato, ma ha il dovere di declinare il suo talento per aiutare i compagni.

Ai bambini viene insegnato a cercare i punti di forza e i punti deboli degli altri e a capire come fare per aiutare le persone, andando più in profondità e non restando solo in superficie. I danesi incoraggiano anche l’umiltà negli alunni più bravi, perché siano empatici e si preoccupino degli altri. Preoccuparsi solo di sé non è hyggeligt. In effetti, i danesi sono conosciuti in tutto il mondo per essere persone simpatiche con cui è facile lavorare. Questo perché sono eccellenti nel gioco di squadra. Danno una mano agli altri se hanno bisogno d’aiuto, e sono umili perfino quando sono i migliori. E chi non apprezza colui che è più bravo e resta umile?

E nel nostro paese c’è spazio per l’umiltà?

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LA LIBERTA’ DEL BAMBINO

L’ambiente è un grande educatore. Interagendo con l’ambiente i bambini fanno le prime scoperte e apprendono una serie di lezioni estremamente importanti. Oggi si parla di ambiente di apprendimento. In realtà, già Maria Montessori si era occupata di esso:

Il primo problema dell’educazione è di provvedere al bambino un ambiente che gli permetta di sviluppare le funzioni a lui assegnate dalla natura. Il che non significa soltanto accontentare il bambino e permettergli di fare ciò che gli piace, ma disporci a collaborare con un comando della natura, con una delle sue leggi, la quale decreta che lo sviluppo si effettui per mezzo di esperienze nell’ambiente“.

Il concetto di libertà, secondo Maria Montessori, è dunque ben diverso dalla sregolatezza:

Quando diciamo che dobbiamo rendere completa la libertà del bambino, che la sua indipendenza e il suo normale funzionamento devono essere assicurati dalla società, non parliamo di un vago ideale, ma ci riferiamo a osservazioni dirette sulla vita, sulla natural, rivelatrici di questa verità. Soltanto per mezzo della libertà e delle esperienze sull’ambiente l’uomo può svilupparsi.
Parlando di indipendenza e libertà del bambino non trasferiamo in questo campo le idee di indipendenza e di libertà che riteniamo ideali nel mondo degli adulti…
Essi non hanno l’ampiezza dell’infinito orizzonte della natura. Solo il bambino offre in se stesso l’immagine della maestà della natura, la quale dà la vita dando libertà e indipendenza: e la dà seguendo determinate leggi riguardo al tempo e ai bisogni dell’essere; essa fa della libertà una legge di vita: essere liberi o morire“.

Queste riflessioni si sommano a quelle sulla libera scelta, altro aspetto fondamentale per poter parlare di libertà.

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L’EFFETTO DUNNING KRUGER

L’effetto Dunning Kruger è un particolare fenomeno cognitivo per il quale le persone tendono a sovrastimare le proprie competenze nei campi in cui sono poco esperte. Per dirla con Bertrand Russell:

Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni

Nel 1999, gli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University dimostrarono che gli individui tendono a sovrastimare il proprio livello di abilità e sono incapaci di valutare correttamente quello degli altri. Il primo effetto svanisce attraverso un allenamento specifico. Così, uno scacchista alle prime armi tenderà a ritenersi invincibile ed estremamente dotato. Dopo un anno di intenso allenamento, questa sua convinzione sarà notevolmente ridimensionata.

L’incompetenza in un certo dominio produce due grossi risultati: il primo è il non sapere e il non saper fare qualcosa, il secondo è il non rendersi conto di questi limiti. Ecco perché l’ignoranza è un nemico tanto pericoloso: chi ne soffre non lo sa.
Dunning e Kruger paragonarono l’effetto che oggi porta il loro nome all’anosognosia, quella condizione per cui alcuni malati neuropsicologici, in seguito al danneggiamento di determinate aree cerebrali, non si rendono conto della propria malattia.

L’EFFETTO DUNNING KRUGER E L’IMPORTANZA DELLA SCUOLA

Dunning e Kruger arrivarono alla conclusione che l’unico modo per allineare il livello di abilità percepito dall’individuo con quello reale è l’allenamento. Con il crescere delle competenze, cresce anche la consapevolezza dei propri limiti. Per gli autori dello studio, il paradosso consiste nel fatto che “per far sì che una persona prenda coscienza della propria incompetenza, è necessario renderla competente“.

La buona notizia, che deriva proprio dal paradosso di cui sopra, è che questo effetto si può sconfiggere, evitando che le persone incompetenti causino danni. La risposta all’effetto Dunning Kruger si chiama scuola. La scuola è il luogo migliore per educare da un lato all’utilizzo critico del “dubbio””, dall’altro per esaltare il ruolo del duro lavoro, dello studio e dell’allenamento. Del resto, senza impegno e senza fatica non si ottengono risultati e si torna a cadere nel circolo vizioso dell’effetto Dunning Kruger.

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I BAMBINI “DIFFICILI”? ASPETTANO QUALCUNO CHE RIESCA A COMPRENDERLI

Ti è mai capitato di incontrare un “bambino difficile“? Forse ne hai uno a casa? Che brutta etichetta, a pensarci bene! Come se ci fossero bambini facili e bambini difficili, persone giuste e persone sbagliate. In realtà, ciascuno di noi è un individuo unico, che combina esperienze, emozioni, talenti e ideali in una miscela irripetibile.
I bambini cosiddetti “difficili” rappresentano un mix esplosivo: spesso hanno talenti straordinari; altre volte hanno un mondo di emozioni che non riescono ad esprimere. In alcuni casi vengono da contesti familiari e di vita davvero impegnativi. Tuttavia, nessun educatore dovrebbe rinunciare a tirar fuori il meglio da questi ragazzi:

Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati“.
Don Milani

Don Milani parlava di un mondo rurale, dimenticato dalla politica e dall’istruzione, ma le sue parole calzano a pennello per tutti quei bambini che per il loro carattere finiscono per essere emarginati dal mondo della scuola. In questi casi, di solito, il problema è superare la corazza che questi bambini hanno costruito per proteggersi dalle insidie del mondo, una corazza fatta di provocazioni, rifiuto di ascoltare e di collaborare. Con questi bambini le regole non bastano: c’è bisogno di recuperare un canale di comunicazione emotiva e affettiva, impresa niente affatto semplice.

Ecco qualche idea (puoi integrarle con gli spunti sull’intelligenza emotiva e sull’ascolto attivo):

  • dai fiducia: cerca dei piccoli incarichi di responsabilità, per far capire al bambino che è importante e che abbiamo fiducia in lui;
  • conquista la fiducia: fai capire al bambino che può fidarsi di te, cerca di comportarti in modo prevedibile e sicuro;
  • gioca, ridi e scherza: la risata ha il potere di avvicinare i cuori delle persone;
  • parla con loro: il dialogo, se è sincero, apre un canale di comunicazione emotiva e aiuta gli altri ad abbassare le proprie barriere;
  • sii autentico: se il bambino sbaglia, non avere timore di correggerlo, trattandolo però con rispetto e spiegandogli chiaramente le cose.

Quando ti trovi di fronte ad un bambino con il quale tutti i tuoi tentativi di educare e comunicare sembrano vani, pensa alla fiaba popolare de “La bella addormentata“: dietro un muro impenetrabile di rovi, si cela un castello con la sua principessa. Il punto è trovare un passaggio!

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L’ARTE DEL PERDONO

Imparare a perdonare è un’abilità complessa, ma al tempo stesso necessaria per poter costruire la propria felicità e il proprio benessere. Questa convinzione è uno dei capisaldi di Martin Seligman, psicologo fondatore della cosiddetta “Psicologia positiva” (branca della psicologia che si occupa della costruzione del benessere prima che possano insorgere forme di disagio psicopatologico). Secondo Seligman, il perdono che fa star bene è quello incondizionato, quello che ci porta a perdonare gli altri senza aspettarci un risarcimento, un vincolo di riconoscenza né null’altro in cambio.

Il perdono è un’azione che richiede un grande sforzo emotivo e cognitivo: dobbiamo superare il nostro astio verso qualcuno, mettendo da parte rabbia, paura e sofferenza. Riuscirci significa perdonare, ma anche crescere, diventare emotivamente consapevoli.

Riuscire a perdonare qualcuno in modo incondizionato significa:

  • superare la paura che quella persona potrà farci male di nuovo;
  • superare l’idea che quella persona meriti una punizione per le sue azioni;
  • ritrovare il benessere psicologico e la felicità, che il rancore e l’astio finiscono per minare;
  • imparare a gestire le proprie emozioni negative in modo ottimale, ovvero lasciando spazio ai sentimenti ma non lasciando che questi possano guidare le nostre azioni in modo controproducente.

E adesso, un piccolo esercizio di coaching creativo per riflettere sull’arte del perdono:

  • trova 10 minuti di tempo;
  • liberati dagli altri pensieri e dalle preoccupazioni della quotidianità;
  • focalizzati su una persona che ti ha fatto un torto e cerca di ricordare quest’azione;
  • adesso prepara una cartolina da regalare a quella persona; noi ti suggeriamo di sperimentare la mail art, ma tutte le altre tecniche sono parimenti valide;
  • se ne avrai l’occasione, potrai davvero regalare questo pensiero alla persona in questione, altrimenti archiviala nel tuo archivio dei lavori creativi;
  • l’importante è che nel realizzare la cartolina, tu riesca a lasciar andare l’astio e il rancore e a concedere un perdono sincero.

Ti abbiamo proposto questo esercizio perché l’arte ha il grande potere di aiutarci a gestire le emozioni in modo spontaneo, istintivo e accessibile a tutti.

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