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LAVORETTI CON I ROTOLI DI CARTA IGIENICA

I lavoretti con i rotoli della carta igienica sono un’idea fantastica per riciclare i tubi di cartoncino dando fondo alla propria vena creativa. In questa pagina abbiamo raccolto alcune semplici idee, ideali per i bambini della scuola primaria e per i più grandicelli della scuola dell’infanzia. Se stai cercando idee per il Natale, abbiamo realizzato un articolo dedicato ai lavoretti di Natale con i rotoli della carta igienica.

PERSONAGGI CON I ROTOLI DI CARTA IGIENICA

Questo è il più semplice tra i vari lavoretti che puoi realizzare con i rotoli della carta igienica. Ecco un esempio:

Si utilizza il tubo di cartoncino come base per realizzare il volto e il corpo del nostro personaggio, dipingendolo con i colori a tempera. Successivamente, si incollano i dettagli dopo averli ritagliati nel cartoncino. Nel nostro caso, per realizzare i Re Magi abbiamo aggiunto le coroncine di cartoncino e le barbe. Per concludere, è possibile aggiungere occhi e nasi con il pennarello indelebile.

Abbiamo utilizzato questa tecnica anche per realizzare i personaggi di Halloween. Puoi trovare tutte le foto nell’articolo dedicato ai lavoretti di Halloween.

ANIMALI CON I ROTOLI DELLA CARTA IGIENICA

Utilizzando un procedimento simile a quello descritto per i personaggi con i rotoli della carta igienica, puoi realizzare anche dei simpatici animali. Dovrai utilizzare il rotolo per il corpo ed incollare dei pezzi di cartoncino per realizzare i dettagli.

Ecco un elefante: si attacca la proboscide davanti e le due orecchie sul retro.

Una farfalla: in questo caso è sufficiente realizzare le ali da incollare sul retro.

Un leone: noi abbiamo realizzato una criniera geometrica, sovrapponendo il cartoncino giallo e quello rosso.

Naturalmente puoi anche ritagliare il rotolo della carta igienica. In questo modo, sarà possibile realizzare degli animali differenti. Ecco un coccodrillo, ottenuto ritagliando una porzione triangolare dai due lati del rotolo.

Ecco invece un serpente: in questo caso, abbiamo ritagliato l’intero rotolo seguendo una linea a spirale e abbiamo aggiunto gli occhi e la lingua.

IL PESCE

Per cominciare si appiattisce il rotolo di carta igienica. Poi, si traccia la sagoma di un pesce come nella foto qui sotto:

Adesso ritaglia lungo le linee nere.

E infine colora il tuo pesce-rotolo con le tempere e aggiungi tutti i dettagli che vuoi.

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Ilaria

Ilaria è un nome femminile italiano.
Ecco la scheda del nome Ilaria; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

ilaria origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome IlariaClicca qui.

Ilaria è un nome di origine latina: deriva da “hilaris” che significa ilare, allegro. Ha dunque lo stesso significato del nome Allegra. Nella mitologia latina Ilaria era la figlia di Leucippo e sorella di Febe.

  • L’onomastico si festeggia il 31 dicembre, giorno in cui si ricorda Sant’Ilaria martire;
  • Il colore legato al nome Ilaria è il rosso, mentre la pietra portafortuna è il rubino.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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TROPPE LODI FANNO MALE

L’autostima è un elemento fondamentale per crescere e vivere bene. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia sviluppato un vero e proprio “movimento per l’autostima”, cultura abbracciata anche da esponenti autorevoli del mondo scientifico (l’autostima è uno dei tre pilastri dell’educazione di Paolo Crepet, per fare un esempio) ma che rischia di essere fraintesa.

Infatti, molti genitori hanno inteso il bisogno di autonomia come un bisogno di ricevere lodi e complimenti sempre e comunque, a prescindere dal merito effettivo. Errore. La psicologa Alessia Agliati, docente di pedagogia interculturale all’Università Bicocca di Milano sostiene che: “Se l’adulto si sostituisce continuamente al bambino stimandolo e lodandolo, non lascia al piccolo lo spazio necessario per verificare in autonomia l’esito delle sue azioni, e costruire dentro di sé questi criteri. Lasciamo ai bambini il tempo e lo spazio per dire a se stessi: ho raggiunto un obiettivo, quindi se ce l’ho fatta vuol dire che sono una persona capace, che ce la fa. È sui piccoli successi quotidiani che si costruisce l’autostima, non sulle lodi degli adulti”.

Le lodi, in altre parole, dovrebbero essere spese solo quando sono motivate. Se il bambino raggiunge un traguardo, è giusto lodarlo. In questo modo lo aiutiamo a costruire la propria autostima. Anche l’impegno può essere lodato.

Le lodi immotivate (e soprattutto le lodi spese di fronte ad un insuccesso), al contrario, producono l’effetto opposto: il bambino, nella sua intelligenza, si chiederà perché sta ricevendo dei complimenti di fronte a un fallimento. In questo modo si distrugge la capacità del bambino di autovalutarsi e lo si rende dipendente dal giudizio degli altri. Questa dipendenza e, a lungo andare, finisce per distruggere l’autostima.

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EVITIAMO LA SINDROME DA “PRIMO DELLA CLASSE”

Quante volte, in modo inconsapevole, trasmettiamo ai nostri ragazzi il messaggio che è importante solo il primo e solo chi vince? Purtroppo capita a tutti – o quasi – anche perché, giustamente, ci piacciono le cose fatte per bene. In realtà, come consiglia la psicologa Maura Manca sul suo sito adolescienza.it, l’importante è far capire a bambini e ragazzi che li amiamo per quello che sono e che i risultati che conseguiranno (scolastici, sportivi, artistici etc.) non possono modificare l’amore che proviamo per loro.

Questa sicurezza di sentirsi amati permetterà ai ragazzi di affrontare le sconfitte in modo adeguato, ovvero imparando dai propri errori senza farne una tragedia. Se insegniamo loro che il nostro amore è condizionato a un dieci in pagella rischiamo invece di innescare una vera e propria sindrome da “primo della classe”, con reazioni esagerate e tragiche di fronte a un piccolo insuccesso.

Questo avviene specialmente nei contesti familiari in cui non si attribuisce alcuna importanza alla mentalità di crescita (il “growing mindset” di Carlol Dweck): l’intelligenza si misura nel qui ed ora in base ai risultati conseguiti. Si tratta di una visione della vita pericolosa, specialmente in campo educativo; crescere con l’idea che l’intelligenza sia un’entità fissa e che un quattro sia l’espressione della stupidità di un ragazzo rischia di avere ripercussioni serie sull’autostima e sulla considerazione di Sè. Molto diverso il caso di una famiglia in cui il quattro è l’espressione di un fallimento, di un errore (o di un traguardo non ancora raggiunto, se deciderai di adottare la tecnica del “non ancora”) a cui rimediare imparando dai propri errori e trovando il coraggio di andare avanti e migliorarsi.

Ma quali sono le pratiche migliori che un genitore può adottare per portare nella vita familiare questi spunti? Ecco qualche suggerimento proposto da Maura Manca:

  • lascia il tempo di elaborare la sconfitta;
  • non banalizzare il fallimento, non utilizzarlo come motivo di scherno o di critica eccessiva;
  • non trasmettere il messaggio che fallire una volta equivalga ad essere un fallito;
  • cerca di concentrarti sulla possibilità di migliorare, riscattarsi e apprendere dalla sconfitta.

Agire così diventa molto più semplice sei hai già introdotto in famiglia il concetto di “pedagogia dell’errore e della sconfitta” (come ti abbiamo suggerito in molti dei nostri articoli).

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UN SORRISO BASTA A MIGLIORARE LA SCUOLA DEL 38%

Le figure d’aiuto possono far sviluppare il 38% in più dei dendriti, di organizzazione cerebrale. La scienza ha dimostrato la possibilità di questo miracolo, spiega la prof.ssa Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova. Insegnanti e educatori hanno una grande possibilità: quella di plasmare la mente dei propri ragazzi portandola ad uno sviluppo armonico e incrementale.

L’insegnamento del futuro non dovrebbe mettere da parte il rigore e la ricchezza che hanno caratterizzato le istituzioni scolastiche del passato. Piuttosto, dovrebbe prendere atto del ruolo centrale che le emozioni hanno nel determinare la qualità e la quantità degli apprendimenti. Se un apprendimento viene accompagnato da un’emozione positiva o negativa questo viene favorito o sfavorito rispettivamente (come accade quando un alunno ritiene di non poter imparare la matematica: questo pensiero negativo sfavorisce l’apprendimento)

Per capire meglio questi concetti parliamo del sorriso. Il bambino quando nasce sembra sorridere, ma quelli che sembrano sorrisi sono in realtà degli spasmi del cervello a livello periferico che trasmettono i primi impulsi che consentono al bambino di rispondere agli input esterni, è solo un meccanismo di riflessologia del sistema periferico. Ad un certo punto il sorriso diventa un sistema comunicativo intelligente che significa “io ti riconosco”. Il primo processo del “da dentro a dentro” è mediato dal sorriso e dallo sguardo. Il bambino, guardando la mamma, cambia il processo da automatico ad intenzionale. Il sorriso e lo sguardo sono i mediatori dell’intelligenza distribuita accompagnata dalle emozioni. I test hanno messo a confronto un gruppo sperimentale e uno di controllo nelle scuole in cui ai docenti veniva insegnato il meccanismo dello sguardo e del sorriso intenzionale (che incoraggia, che accompagna, che mostra l’errore). Gli insegnanti del gruppo di controllo hanno insegnato secondo il metodo tradizionale. Dove gli insegnanti guardano troppo a quello che fanno senza l’uso dello sguardo e del sorriso, senza la condivisione dell’intelligenza distribuita, difficilmente si raggiunge il risultato educativo sperato. Non basta sorridere, ma se non lo si fa il meccanismo della distribuzione dell’intelligenza è particolarmente debole. È stato misurato che un incoraggiamento corregge più di 89 rimproveri. Non si vuole incoraggiare una scuola ‘molle’ – spiega la dott.ssa Lucangeli – ma si vuole incoraggiare una scuola capace di dare il 38% in più di organizzazione cerebrale, se sa come innescare il meccanismo dell’intelligenza creativa, costruttiva distribuita“.

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LA LEGGENDA DELLA COCCINELLA PORTAFORTUNA

La coccinella è considerata in tutto il mondo un animale portafortuna. Questa tradizione c’era già in età romana: la coccinella era l’animale simbolo della dea Giunone e il suo mantello rosso era simbolo di vittoria contro i nemici e contro la malattia (lo stesso nome coccinella deriva dal latino “coccineus”, che significa scarlatto). Esiste però una bella leggenda sulle origini della coccinella: non solo insetto portafortuna, ma addirittura creatore della nascita e della morte.

LA LEGGENDA DELLA COCCINELLA PORTAFORTUNA

All’inizio del tempo la Terra era abitata da un uomo di nome Urunti. A quei tempi nessuno nasceva e nessuno moriva; Urunti, che era un essere gigantesco e saggio, manteneva la pace e l’ordine tra le creature viventi.

Un giorno Uruntu stava passeggiando nella natura e vide una rosa; l’uomo la accarezzò per darle il buongiorno, ma si punse un dito. Dalla ferita cadde una goccia di sangue. Poiché non esisteva ancora la morte, la goccia prese vita: le spuntarono sei piccole zampe nere e diventò una coccinella. Urunti, meravigliato da quel piccolo insetto rosso, la prese con se e la portò in giro per il mondo, a conoscere tutte le piante e tutti gli animali.

Ma alla coccinella non piacque quello che vide: “Questo mondo è ingiusto. Ci sono solo animali stanchi e feriti, che vorrebbero riposare in pace. E poi, nessuno può nascere. Qui ci sono tante ricchezze ma non c’è nessuno che possa scoprirle ed apprezzarle”. Poi, chiese a Urunti di disegnarle dei puntini neri sul dorso. “Uno per ciascuna ingiustizia a cui ho assistito”.

Urunti fu colpito dalle parole di quel piccolo insetto e decise di introdurre la nascita e la morte. Poi, si sdraiò accanto alla coccinella e si addormentò. Da quel giorno la vita cominciò a scorrere come noi la conosciamo.

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