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LAVORI SOCIALMENTE UTILI PER I BULLI

Il bullismo è un fenomeno culturale e sociale prima che un problema scolastico. Ma come possiamo risolverlo cominciando proprio dagli istituti scolastici? Un esempio è quello che ci arriva dall’Istituto Cerboni di Portoferraio (sull’isola d’Elba): lì i bulli non vengono puniti esclusivamente con la sospensione, ma vengono mandati ad assistere i più deboli.
La punizione si trasforma così in uno strumento rieducativo, ma anche in un dispositivo per la crescita personale. Lavorare a contatto con le persone sole, gli anziani e i disabili è un’opportunità per il bullo di conoscere un universo umano del quale, probabilmente, non sapeva nulla. Significa imparare a conoscere la solitudine e la sofferenza, comprendendo la loro natura (del resto, il bullismo nasce dal disagio personale).

Dopo aver concluso il proprio lavoro sociale, i bulli tornano in classe, dove raccontano ai compagni la propria esperienza e come questa ha cambiato la loro vita. Così, invece di essere stigmatizzati come piccoli delinquenti, si trasformano da modelli negativi a eroi positivi.
Dai loro racconti emergono esperienze umane profonde: “Non ho più la nonna – racconta un alunno – ma giocando a carte con una signora è come se l’avessi di nuovo con me”; “Alcune signore hanno pregato per me – rivela un’altra – perché diventassi più brava”; “Alcuni di loro non avevano più nessuno e parlavano da soli, con persone che non c’erano – riferisce un altro ancora -, li ho aiutati nelle pulizie e poi li ho accompagnati a messa”.

Non si tratta di una completa novità: sono più di mille gli studenti che nel 2017 hanno svolto lavori socialmente utili per rimediare alle proprie malefatte. Una terapia d’urto, che offre però delle prospettive educative interessanti.

FONTI

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LETTERA DI CAPODANNO

Mamma e papà: a voi auguriamo di trovare il coraggio di educare in modo consapevole e determinato. Lasciatevi guidare dall’amore sincero, evitando le trappole del nostro mondo. Trovate la forza di credere nell’importanza delle regole e del rispetto.
Vi auguriamo tanta passione: per essere genitori ne serve una dose massiccia. Passione per giocare insieme ai bambini la sera, quando si rientra sfiniti dal lavoro, passione per sopportare i piccoli litigi e gli imprevisti (capitano a tutti, nessuno escluso), passione per la famiglia in un mondo in cui la tecnologia e i ritmi frenetici ci spingono a chiuderci in noi stessi e ad isolarci.

A tutte le maestre e i maestri che ci leggono auguriamo di trovare il coraggio di svolgere il proprio ruolo, nonostante tutto e nonostante tutti: insegnare oggi è un atto di eroismo civile. Significa provare a trasmettere un messaggio di cultura, curiosità e pensiero critico in un mondo che rema contro ciascuno di questi tre valori. Significa combattere la mediocrità e l’idea che la fatica sia un ostacolo da rimuovere. Significa credere nell’umanità che verrà e non solo nella comodità (sciocca) dell’oggi.
A voi auguriamo di trovare la passione per continuare ad insegnare, giorno dopo giorno: ci sarà chi vi sminuisce e chi vi contesta; dall’altra parte della barricata, però, ci sono migliaia di mamme e papà che credono in voi e che vi affidano i propri bambini come fossero i vostri. Noi siamo tra questi.

A te che leggi Portale Bambini, auguriamo un 2019 pieno di gioia: abbiamo parlato di coraggio e di passione perché sono due virtù che, secondo noi, possono condurre chi le coltiva ad un’esistenza gioiosa.

Buon Anno Nuovo,
Alessia de Falco & Matteo Princivalle
gli autori di Portale Bambini

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Il decalogo del buon educatore

Maria Montessori ha scritto numerosi saggi sull’educazione e sulla sua originale visione pedagogica e scientifica dell’infanzia, fondata sul rispetto del bambino e sull’educazione alla libertà. Di seguito vi proponiamo un decalogo pubblicato da Claudia Porta nel libro “Montessori per tutti“:

  1. Non toccare il bambino contro la sua volontà.
  2. Non parlare MAI male di un bambino, né in sua presenza, né in sua assenza.
  3. Concentra i tuoi sforzi nel rinforzare e incoraggiare ciò che di positivo vi è nel bambino.
  4. Investi tutta la tua energia nella preparazione dell’ambiente. Curalo in modo meticoloso. Aiuta il bambino a sentirsi a suo agio e responsabile del luogo in cui vive o lavora. Mostragli come utilizzare il materiale e come (e dove) riporlo.
  5. Sii sempre pronto a reagire quando il bambino ha bisogno di te. Ascolta e rispondi sempre al bambino quando si rivolge a te.
  6. Rispetta il bambino che fa un errore e che si corregge da sé, ma sii pronto a intervenire in caso di utilizzo improprio del materiale e di azioni che possano mettere in pericolo il bambino stesso o gli altri.
  7. Rispetta il bambino che si riposa, guarda gli altri lavorare, riflette su ciò che fa, vuole fare o farà. Non obbligarlo a passare a un’altra attività.
  8. Aiuta il bambino che cerca un’attività e non riesce a trovarla.
  9. Proponi regolarmente al bambino le attività che ha rifiutato in precedenza. Aiutalo ad acquisire le capacità che ancora non ha e a superare le sue imperfezioni. Fallo nel rispetto dell’ambiente e con parole amabili. Sii una presenza amorevole. Sii presente e disponibile quando il bambino ricerca un’attività, e resta in disparte se ne ha già trovata una.
  10. Tratta sempre il bambino con grande delicatezza e offrigli sempre il meglio che puoi“.

FONTI

C. Porta, Montessori per tutti, Gallucci editore, 2017

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IL METODO KONMARI: FARE ORDINE IN CASA PER FARE ORDINE NELLA VITA

Accumulare è una tendenza comune a tutti gli esseri umani, specialmente i più piccoli. L’accumulo, tuttavia, presenta alcuni inconvenienti: genera disordine, è dispendioso (in termini economici e di tempo) e soprattutto ci distrae dalle cose che contano davvero. Oggi ti presentiamo il metodo Konmari, ideato dalla giapponese Marie Kondo: questo metodo si propone di educare all’arte del riordino e del decluttering in poche, semplici mosse.

IL METODO KONMARI

Qualche anno fa è uscito un best-seller scritto dalla giapponese Marie Kondo. Il titolo è “Il magico potere del riordino“. L’autrice ha sperimentato un metodo, definito Konmari, per riorganizzare gli spazi domestici, portando serenità.

Nella filosofia zen il riordino fisico è un rito che produce incommensurabili vantaggi spirituali: aumenta la fiducia in sé stessi, libera la mente, solleva dall’attaccamento al passato, valorizza le cose preziose, induce a fare meno acquisti inutili.
Il libro parte da un presupposto molto semplice, ma importantissimo per il benessere: viviamo in case e in uffici sempre più piccoli, dove gli oggetti ormai ci stanno sommergendo. Bisognerebbe provare a razionalizzare gli spazi, eliminando il superfluo.

Solo per fare un esempio applicato alla cucina: spesso ci ritroviamo con un sacco di utensili che non adoperiamo e spesso giacciono da anni nei cassetti. Facciamo una selezione di ciò che serve ogni giorno e riponiamo altrove o eliminiamo ciò che non usiamo.
Il metodo Konmari di per sé può essere un po’ drastico, ma non è detto che tu debba seguirlo alla lettera. Però, puoi utilizzarlo come spunto creativo, cercando di rimettere a posto casa e, se necessario, vita.

Facci caso: tendiamo ad accumulare di più quando siamo troppo di fretta, o insoddisfatti. Ecco allora che ciò che è materiale serve a darci una piccola gratificazione. Nessuna critica, beninteso, solo uno spunto per lavorare su te stessa/o e trovare la tua strada per il benessere. Il metodo Konmari si può trasmettere anche ai bambini: educarli all’arte del riordino e della razionalizzazione è un processo complesso (dobbiamo tenere conto dei limiti naturali di ciascun bambino), ma seminando bene, un giorno, si raccoglieranno buoni frutti.

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LA NOIA FA BENE ANCHE A MAMMA E PAPA’

La noia viene spesso tirata in causa parlando di educazione: lungi dall’essere un nemico, al contrario è per i più piccoli il motore della creatività, la condizione di base per poter girovagare con la mente e lasciarla libera di crescere.

Quando si parla di bambini, lasciare spazio alla noia significa non esagerare con corsi, attività e tempo gestito da mamma e papà. Questo non significa eliminarle del tutto: come sempre, in medio stat virtus, la soluzione migliore è una via di mezzo. Il consiglio è invece quello di sintonizzarsi con l’orologio creativo interiore che tutti i bambini possiedono: è il calendario che si deve adattare alle esigenze del bambino (eccezioni a parte) e non il contrario.

Una recente tesi, però, si è spinta a considerare la noia come elemento imprescindibile anche per una vita di coppia soddisfacente. Claude Habib, professoressa francese di letteratura all’Università di Parigi III, ha recentemente pubblicato “Il gusto della vita insieme“, un saggio ironico, ribelle e al tempo stesso serissimo. Con uno stile leggero, la scrittrice ci porta a rivalutare la noia all’interno della coppia.

Spesso immaginiamo la vita insieme come una sequenza di avventure, uscite romantiche e “fughe” dal mondo della quotidianità. Secondo la Habib, è proprio questa visione che ci porta all’insoddisfazione e allo sfaldamento delle coppie. A questa ribellione, la studiosa contrappone il valore della monotonia: è giusto che ci siano momenti di noia all’interno della coppia. Anzi, è un bene: ci permette di ripensare il nostro “nido”, è la condizione essenziale per poter creare insieme qualcosa.

La vera magia è la quotidianità: preparare un caffè, rifare il letto la mattina, scambiarsi un abbraccio prima di uscire di casa. Solo accogliendo questa piccola verità è possibile ripensare la nostra vita e quella della nostra coppia. Per poter aspirare alla felicità, dobbiamo prima riconoscere la nostra fragilità e l’imperfezione; ecco che allora, ogni atto d’amore e gentilezza diventerà grande.

La tesi della Habib, coraggiosa e controcorrente, è una straordinaria perla di umanità e verità. Ha un unico limite: per concretizzarsi, bisogna essere in due a crederci. Ma del resto, se non si costruisce insieme, la coppia è già a rischio!

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A PROPOSITO DI AUTOREGOLAZIONE

Hai mai sentito parlare di autoregolazione dell’apprendimento? Secondo gli studi condotti da un team di psicologi (Zimmerman, Bandura, Martinez, Pons e Purdie) le capacità di autoregolazione dell’apprendimento sono predittive dei risultati scolastici degli studenti, in misura superiore al 90%. Questo significa che gli studenti che sanno autoregolarsi sono quelli che avranno un buon profitto scolastico.

Uno studente è capace di autoregolazione quando:

  • sa scegliere cosa studiare;
  • sa scegliere come studiare (metodo di studio, mappe concettuali, mappe mentali, riassunti, altre strategie);
  • sa scegliere l’ambiente migliore per studiare;
  • è motivato e nutre interesse per le materie di apprendimento;
  • è capace di autovalutarsi e autocorreggersi.

L’autoregolazione si può incentivare e stimolare, ad esempio:

  • dedicando uno spazio all’introduzione del metodo di studio e alle varie strategie per lo studio efficace;
  • strutturando le verifiche in modo tale da permettere agli studenti di capire i propri errori e di rimediare ad essi.

Tuttavia, perché l’autoregolazione diventi efficace, deve essere introiettata: “può essere frutto di insegnamento, ma può essere definito autoregolazione solo quando passa sotto il controllo diretto dello studente” (Nota, Soresi 2000)

L’autoregolazione è molto sensibile all’autostima e alla percezione del Sé: uno studente con una bassa autostima sarà più incline a demotivarsi e a ritenersi incapace di portare a termine un compito da solo. Ecco perché è fondamentale aiutare bambini e ragazzi a sviluppare la propria autostima. Tutti gli educatori (famiglia, insegnanti, altri educatori) partecipano al processo di costruzione dell’autostima, sia consapevolmente che inconsapevolmente.

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