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Zii e nipoti: la magia di un rapporto prezioso per la crescita

Si parla sempre del rapporto tra genitori e figli, spesso dei nonni, più raramente degli zii che pure hanno un ruolo speciale all’interno della famiglia, specialmente se si ha la fortuna di vivere vicini o di avere tempo da trascorrere insieme.

Lo zio e la zia sono figure importanti per il bambino, che instaura con loro un rapporto particolare: un po’ amico, un po’ maestro, un po’ fratello e sorella.Uno studio dell’università del Maine negli Stati Uniti, ad esempio, ha indagato proprio l’importanza degli zii nel processo educativo dei nipoti, attraverso interviste a zii, zie, nipotini e nipotine. Il risultato è che gli zii rappresentano un ponte tra genitori e figli, “cuscinetti” per risolvere gli inevitabili conflitti con mamma e papà.

Solo uno zio può regalare abbracci come un padre,
mantenere segreti come un fratello,
parlare d’amore come un amico.

(frase anonima da web, vale anche per le zie!)

GLI ZII SONO UN SUPPORTO IMPORTANTE INSIEME AI NONNI

Gli zii rappresentato un supporto fondamentale nella crescita e nello sviluppo educativo di un bambino. Oggi più che mai aiutano negli incastri familiari, in un mondo in cui si corre ed è sempre più difficile, per questioni anagrafiche, che i nonni abbiamo le risorse per accudire da soli i bambini.

Gli zii rappresentano un confronto con una generazione diversa dai nonni, una sorta di compagno di gioco e confidente. Soprattutto quest’ultimo punto merita una riflessione: in una società in cui risulta sempre più difficile il dialogo in famiglia, sono spesso gli zii i confidenti ideali per il nipote. E’ un aiuto prezioso soprattutto durante l’adolescenza, quando i ragazzi tendono ad avere atteggiamenti di chiusura e scontro con i genitori.

Avere un buon rapporto con gli zii, oltre che con i genitori, è dunque un modo per agevolare una crescita serena e ricca di opportunità di aprirsi agli altri e di vivere delle emozioni meravigliose.

LA REGOLA D’ORO DELLO ZIO: VIZIARE, RISPETTANDO LE REGOLE DI MAMMA E PAPA’

Inevitabile essere indulgenti con il proprio nipotino. Tuttavia, per rendere il rapporto zio-nipote costruttivo, è importante che ognuno ricopra il suo ruolo: è ovvio che, quando si sta con lo zio/a, così come con il nonno/a, qualche piccolo “vizio” ci sta (a letto mezz’ora più tardi, un gelato di troppo). Si tratta comunque di eccezioni, dato che si tratta comunque di adulti di riferimento con un ruolo educativo preciso.

Per il bene della famiglia, deve essere chiaro a tutti che le regole in famiglia sono condivise e trasgredirle comporta comunque conseguenze con qualsiasi membro della famiglia, anche quelli apparentemente più indulgenti.

LO ZIO E LA ZIA: UNA BOA IN MEZZO AL MARE

In un mondo sempre più privo di legami forti, la famiglia ha bisogno di tanto calore ed amore al suo interno: riscopriamo i rapporti parentali, chiediamo e diamo aiuto. Gli zii sono una sorta di boa in mezzo al mare per i bambini e, ancor di più, per gli adolescenti. Non troppo vicini, né troppo distante rispetto alla spiaggia: un punto di riferimento da cui godersi un nuovo orizzonte, guardarlo da un punto di vista differente, tuffarsi con più coraggio nel mare della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il metodo KiVa per sconfiggere il bullismo

La Finlandia è conosciuta ovunque per il suo modello scolastico eccellente, al punto che la scuola finlandese viene da molti considerata la migliore del mondo. Eppure, fino a un decennio fa, anche in questo paese il bullismo costituiva un problema serio. Così, i ricercatori finlandesi si sono messi all’opera per individuare un modello rapido e sostenibile per arginare questa piaga. Ecco come è nato il metodo KiVa.

IL METODO KiVa PER SCONFIGGERE IL BULLISMO

Il metodo KiVa è stato ideato a partire da uno studio decennale dell’Università di Turku, Finlandia, Questo metodo si è rivelato talmente efficace che oggi il 90% delle scuole finlandesi lo adottano come misura educativa (viene promosso perfino dall’Ambasciata finlandese in Italia) e sta prendendo piede in numerosi altri paesi.

Il metodo KiVa (che prevede 10 lezioni della durata di 2 ore ciascuna) prevede azioni universali e azioni indicate. Le azioni universali sono quelle volte a tutti gli studenti della scuola con l’obiettivo di favorire il rispetto reciproco e sulle buone pratiche per la prevenzione del bullismo; si svolgono con l’ausilio di uno speciale videogioco per “addestrare” i ragazzi a riconoscere i casi di bullismo e ad intervenire in modo corretto. Le azioni indicate, invece, consistono in riflessioni a piccoli gruppi a partire da casi di bullismo realmente avvenuti: si analizzano le cause che li hanno scatenati ma anche e soprattutto le buone pratiche che avrebbero potuto ridimensionarli.

Rispetto ad altri interventi di prevenzione, il metodo KiVa ha un aspetto che lo rende interessante: non lavora esclusivamente sulla vittima e sul bullo, ma soprattutto sull’ambiente. Non dimentichiamo che gli episodi di bullismo svolgono sotto lo sguardo distratto di una platea di spettatori. Sono proprio queste persone ad avere il potere di mettere un freno al bullismo. E così, indicando con chiarezza le azioni indicate e mettendo in evidenza la responsabilità che ciascuno di noi ha (anche quando l’azione coinvolge altri, come nel caso del bullismo), si viene a creare un gruppo forte e compatto, capace di superare gli ostacoli e proteggere i suoi membri.

Queste caratteristiche, estremamente concrete ed operative, sono valse al programma numerosi premi (li trovate indicati sulla pagina italiana dedicata al metodo) oltre a renderlo altamente efficace nella pratica scolastica.

SPUNT-ESERCIZIO: KiVa nella vita quotidiana

Il bullismo è un fenomeno in crescita, che ci spaventa perché i ragazzi sono sempre più fragili (ed esposti a un numero di stimoli e pericoli che cresce giorno dopo giorno). Eppure, il metodo KiVa ha da insegnare qualcosa a tutti noi: le cose cambiano solo quando smettiamo di guardare e ci mettiamo in gioco.

Si tratta di un insegnamento che il programma ha riadattato e compresso per insegnare ai bambini a “difendersi” e a prevenire il bullismo; d’altra parte, tutti noi possiamo applicare questo principio nella nostra vita. Per riuscirci, però, dobbiamo sconfiggere il diffuso atteggiamento di voltarsi dall’altra parte, finché ad esser colpiti sono gli altri. Perché, prima o poi, toccherà anche a noi. E se abbiamo sempre fatto finta di niente, siamo certi che nessuno si metterà in gioco per darci una mano.

Questo principio, che la psicologia studia da decenni con il nome di reciprocità sociale, dovrebbe essere alla base della buona educazione. E non si insegna attraverso complesse teorie pedagogiche, ma attraverso il buon esempio. Quindi: cominciamo a salutare l’anziano vicino di casa e a chiedergli se ha bisogno di una mano con le borse della spesa. Un giorno, qualcuno farà lo stesso con noi (magari gli stessi bambini che oggi ci vedono impegnarci a favore degli altri).

 

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I figli devono essere felici, non farci felici: la lezione di Einstein

“Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?
Linus: Oh, sì… Sempre.
Charlie Brown: Come pensi che vorresti essere da grande?
Linus: Vergognosamente felice!”
Charles M. Schultz

DOBBIAMO ESSERE FELICI, NON FARE FELICI GLI ALTRI

Essere felici è l’ambizione di tutti noi, per noi stessi e per i nostri figli. Il primo desiderio che ogni mamma o papà nutre per il suo bambino è che possa trascorrere momenti sereni, vivere con gioia, spesso protetto dai dolori della vita; cosa che, come ben sappiamo, inevitabilmente non accadrà.

Come possiamo allora preparare la strada alla felicità? La cosa migliore che puoi fare è non rassegnarti mai e, soprattutto, liberarti dai luoghi comuni, anche educativi. Devi essere felice, non fare felici le persone: vale per i bambini (come abbiamo detto nel titolo dell’articolo), ma anche per gli adulti.

IMPARIAMO LA DIFFERENZA TRA AMARE E VOLER BENE

C’è un vecchio detto ebraico che recita: “mentre l’uomo pianifica, Dio ride”. Il senso della vita è in effetti tutto qui: vivere è tutto ciò che ti accade mentre pianifichi altro. Come possiamo dunque parlare di felicità in un contesto che tante volte ci capita, senza darci la possibilità di scegliere, mettendo in luce tutta la nostra fragilità?

Il modo migliore è interiorizzare la differenza tra “voler bene” e “amare”, portandola nelle nostre vite. La troviamo in un passaggio de Il Piccolo Principe, opera che spesso citiamo per l’intensità nel criticare il mondo moderno, i suoi luoghi comuni, lo scetticismo, la rincorsa verso l’autorealizzazione, il cinismo, l’incapacità di instaurare rapporti reali, con emozioni reali.

Ti amo – disse il Piccolo Principe.
Anche io ti voglio bene – rispose la rosa.
Ma non è la stessa cosa – rispose lui. – Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.

Tutti (o quasi) abbiamo un proposito fermo e irremovibile nella nostra vita: amare qualcuno con tutte le nostre forze. E non sbagliamo: un sano attaccamento è indispensabile per stare al mondo. Spesso però finiamo per ritrovarci con una zavorra emotiva piena di “ti voglio bene”, falsi o peggio, ridondanti.

SE SI AMA DAVVERO NON SI PUÒ STARE MALE

Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse, liberi da aspettative. Significa capire che l’altro può essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.

Quando una persona afferma di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Ci si offre totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Questo donarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza e consapevolezza.

Per questo diciamo: i bambini devono essere felici, non renderci felici. Perché così ci obblighiamo a pensare che la loro felicità, in parte, non sarà la nostra. Perchè amare vuol dire lasciar andare,

COACHING CREATIVO: FAI COME EINSTEIN

Nel novembre 1922, Albert Einstein era in Giappone per una serie di lezioni e conferenze, quando gli arrivò la notizia di aver vinto il Nobel per la Fisica. Stupito, si barricò letteralmente nella sua stanza dell’Imperial Hotel di Tokyo per raccogliere idee e pensieri.

Quando un corriere bussò alla porta per consegnargli un messaggio, invece di lasciargli una mancia, lo scienziato scrisse sulla carta intestata dell’hotel un paio di “pillole di saggezza” dicendo all’ospite che, con un po’ di fortuna, un giorno avrebbero avuto più valore di qualche moneta. Ne citiamo due:

Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza.
Quando c’è una volontà, esiste una via.

Ecco, fai come Einstein: forse la calma e la modestia non sono per tutti, ma la volontà sì. E la volontà di essere felici è il primo passo verso il rispetto e la libertà di pensiero.

 

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La storia ha tanto da insegnarci

Andrea Biasi. Fonte: Vita Trentina

Cosa può insegnare la storia ai bambini? In un mondo in cui gli studi umanistici (le cosiddette humanities del mondo anglosassone) sono sempre più trascurati, abbiamo pensato di tornare a parlarne, in compagnia di Andrea Biasi, storico, studioso dei costumi locali trentini e, dal 2016, sindaco del Comune di Sfruz (che ha  avuto ampia eco quest’estate per essere “il paese che protegge i bambini“).

COSA POSSIAMO IMPARARE DALLA STORIA

Uno dei concetti più semplici, ma allo stesso tempo più difficili da spiegare ai nostri bambini, è quello di tempo. I bambini sono abituati a vivere nella dimensione temporale del presente, non colgono pienamente il significato di storia e della cronologia degli eventi che hanno portato alla formazione della nostra società. Questo è naturale, insito nello sviluppo del pensiero umano. Il concetto di tempo si impara gradualmente, si sviluppa in maniera progressiva insieme alle altre capacita cognitive. Ma proprio per questo è importante aiutare i bambini a sviluppare gradualmente un’idea di storia e di tempo che possa permettere di crescere adulti consapevoli e pienamente incentrati nel periodo storico in cui vivono.

Dove manca l’idea del tempo e della storicità, si corre il rischio, molto forte, che l’informazione possa essere manipolata in modo drammatico (un esempio celebre è quello di 1984, il capolavoro letterario di George Orwell). Quando questo accade, l’individuo viene privato di una libertà fondamentale: quella di pensare in modo critico e autonomo. In altre parole, la sua felicità dipenderà dall’esterno, dalle informazioni che altri decideranno di trasmettergli.

Un’altra lezione che è possibile estrapolare dallo studio della storia è la capacità di individuare i collegamenti tra gli eventi storici, il comprendere che il tutto è legato ad una legge di causa ed effetto. Spesso, erroneamente, consideriamo degni di nota unicamente i processi causa-effetto scientifici, quelli legati ai numeri e alla possibilità di sperimentare. Eppure, anche i fenomeni umani sono legati da processi altrettanto forti, oltre che infinitamente complessi.
Un bambino che acquisisca questa consapevolezza sarà sicuramente responsabilizzato nel suo comportamento e diventerà un cittadino migliore e più informato attento ai processi che portano a cambiamenti nel mondo.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, i bambini a cui è insegnata la storia potrebbero trarre molti altri benefici dalle lezioni provenienti dal passato. Molte volte sentiamo ripetere la locuzione latina “historia magistra vitae” (la storia è maestra di vita), nel senso che è possibile imparare dai nostri errori e dagli errori dei nostri antenati.
Un esempio su tutti è il grande insegnamento della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto: tali sono le conseguenze dell’odio e della disperazione quando i singoli e la collettività non riescono a gestirli.

POSSIAMO INNOVARE LA DIDATTICA DELLA STORIA  A SCUOLA?

Un pregiudizio comune è quello che la storia sia una materia noiosa, fatta di date, nomi e poco altro. In realtà, la storia si presta molto bene ad essere spiegata e insegnata attraverso giochi e la narrazione.

Chi di noi, da bambino, non ha mai sognato di essere un cavaliere? Una principessa? Un esploratore o un’esploratrice? Tutti abbiamo fantasticato di essere catapultati in un periodo storico differente. Quindi cosa c’è di meglio che utilizzare questa innata curiosità presente nei nostri bambini per cercare di coinvolgerli in un processo di apprendimento basato sul concetto di storia?

È importante che il bambino si senta protagonista del processo di apprendimento. Per la costruzione di un adulto consapevole è fondamentale sviluppare il senso critico, che si forma a partire dalla riflessione e dalla discussione. Un approccio didattico vincente è quello basato sulla possibilità, per i bambini, di mettere a confronto le diverse civiltà e i momenti storici della storia dell’uomo. Costruire relazioni, dibattere e fare ricerca (è possibile realizzare laboratori di ricerca anche nel microcosmo dell’aula), meglio se in modo collaborativo, è il modo migliore per superare quel “nozionismo” che ha portato gli studi umanistici al loro declino.

A CASA: LEGGIAMO E STIMOLIAMO IL GIOCO DI FINZIONE

E a casa? I genitori non possono certo mettersi ad organizzare laboratori e dibattiti! Vero, ma anche qui si può procedere in modo differente; ad esempio, cominciando dai libri. Da anni gli esperti sostengono i numerosi benefici per chi cresce circondato dai libri e, specialmente negli ultimi anni, l’editoria per ragazzi ha riscoperto la sua passione per i titoli che parlano di storia.

Naturalmente, il libro migliore di tutti sono mamma e papà: una lettura appassionata è uno strumento potente per trasmettere questa passione. L’importante è non vivere queste letture come un obbligo, ma come un momento piacevole in cui approfondire un proprio interesse. Di solito, la passione è sufficiente: l’esempio è il maestro migliore.

Un discorso a parte lo merita il gioco: simulazioni e travestimenti sono un ottimo strumento, ma va lasciata la massima libertà ai più piccoli. Diciamo che se conoscono usi e costumi di altre epoche, sarà più semplice che li portino in scena.

Ecco qualche titolo consigliato:

LE GRANDI CIVILTÀ DEL MONDO ANTICO 

Un testo che racconta le civiltà antiche con un taglio curioso, attento a tutti quei particolari della vita quotidiana che potrebbero appassionare i bambini. Del resto, spesso sono proprio gli usi e i costumi ad affascinare i più piccoli e a diventare un elemento importante per i loro giochi.

> Scopri il libro <

STORIE PRIMA DELLA STORIA

Racconti intorno al focolare di un villaggio preistorico; racconti che parlano di antichità, di un mondo tutto diverso da quello che conosciamo, ma con un magico filo comune: la narrazione.

> Scopri il libro <

ODISSEA. I VIAGGI DI ULISSE

Un testo illustrato per raccontare l’Odissea ai più piccoli; qui lasciamo le pagine della storia per addentrarci nella mitologia, ma con la consapevolezza che i miti sono parte integrante della nostra storia (e possono insegnarci moltissimo sull’antichità)!

Scopri il libro <

 

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Dove acquistare i materiali Montessori?

Chi si avvicina al metodo Montessori spesso ha difficoltà a recuperare i materiali descritti da Maria Montessori: i negozi di giocattoli non li commercializzano e recuperare prodotti di qualità non è così semplice.

I materiali Montessori, studiati in origine dalla pedagogista per le sue Case dei Bambini, venivano realizzati appositamente dai falegnami. Questo per garantire la massima qualità del prodotto. Cubi, incastri, torri e pannelli, infatti, devono essere robusti, in modo tale che i bambini li possano maneggiare a lungo, senza usurarli. Inoltre, non devono confondere i sensi del bambino ma, al contrario, devono infondergli calma e stimolare la sua cognizione.
Ecco perché è bandita la plastica insieme ai colori troppo accesi. L’ideale è il legno grezzo, oppure il legno verniciato con tinte tenui (rosa antico, azzurro cenere).

Ad oggi, la spesa per farsi realizzare un set di materiali Montessori dal proprio falegname di fiducia rischia di essere eccessiva; ecco perché, in prima battuta, ci conviene cercare online alla scoperta di quelle realtà che li realizzano apposta per noi.

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I SUGGERIMENTI DI PORTALE BAMBINI

Portale Bambini ha cercato (e trovato) per voi i materiali Montessori più comuni. Cliccando sui link azzurri sotto ogni articolo potrete acquistarlo con la massima semplicità.

TORRE ROSA MONTESSORI

Un materiale pensato per stimolare nel bambino la comprensione dei rapporti tra dimensioni: la torre rosa è composta da 10 cubi con il lato di dimensione crescente, da 1 a 10 cm (quelle in commercio solitamente sono più grandi, per facilitare la manipolazione).

torre rosa montessori

Scopri le offerte online per Torre Rosa Montessori

PANNELLI MONTESSORI

Conosciuti al di fuori dell’ambiente montessoriano come pannellì delle attività, sono un’ottimo strumento per divertire e rilassare i bambini con attività ispirate alla vita pratica come forme da incastrare, serrature da aprire o chiudere e lacci. Dei vari materiali Montessori, questo è di gran lunga il più diffuso ed è un ottima attività per chi non viene educato seguendo il metodo in modo rigoroso.

Scopri i pannelli Montessori prodotti da Melissa & Doug (E SCOPRI LE OFFERTE SU QUESTA MARCA!)

NOMENCLATURE

L’approccio alla conoscenza secondo il metodo Montessori, le nomenclature o “prime immagini” sono un materiale necessario per insegnare al bambino a riconoscere (e a chiamare con il loro nome) piante, animali ed oggetti. Per saperne di più sulle nomenclature vi suggeriamo la nostra guida dedicata > Nomenclature Montessori

Acquista “Le mie immagini Montessori”, a partire da 16,92€

BANCO DA MARTELLARE

Un gioco che è un vero e proprio strumento di lavoro, per insegnare al bambino a coordinare i movimenti, a dosare la propria forza e

materiali montessori da acquistare

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FORME, PESI E MISURE

Maria Montessori sosteneva l’importanza, per il bambino, di imparare concetti quali quello di forma, di peso, di misura con le proprie mani, attraverso giochi che inconsciamente stimolassero queste funzioni cognitive. I materiali utili in questo senso sono quelli che permettono di impilare o incastrare oggetti vari.

cilindri montessori acquista

Acquista i materiali Montessori per imparare a riconoscere forme, pesi e misure

MATERIALE MONTESSORI: ACQUISTATELO ONLINE

L’e-commerce vi offre una scelta di materiali vastissima, spesso di buona qualità e a prezzi contenuti. Purtroppo, essendo un metodo ancora poco diffuso (quasi tutti ne conoscono le linee guida, ma i materiali sono utilizzati da una cerchia ristretta di persone), spesso è difficile trovare un numero di recensioni sufficiente a valutare.
Il marketplace migliore per i nostri acquisti online è sicuramente Amazon.it, che offre la possibilità di acquistare quasi tutti i materiali Montessori comparando le offerte di diversi produttori.

MONTESSORI 4YOU

Montessori 4 You è un brand tutto italiano che nasce proprio per diffondere il metodo e i materiali montessoriani; commercializza una linea di materiali certificati CE e di alta qualità; il prezzo non è economico come quello della concorrenza, ma la qualità è garantita.

> Scopri i materiali Montessori 4 You <

MELISSA & DOUG

Il marchio americano Melissa & Doug produce giocattoli sensoriali (solitamente in legno) a prezzi accessibili. Da loro potete trovare delle meravigliose tavole delle attività, ispirate ai pannelli Montessoriani. In particolare, proprio i pannelli delle attività sono un ottimo regalo per bambini fino a 4 anni di età, che raccomandiamo caldamente.

> Scopri i materiali Melissa & Doug <

VIVO MONTESSORI

Diversamente dai due marchi precedenti, Vivo Montessori opera solo tramite il suo sito web (non potrete acquistare tramite Amazon.it) che raccoglie e rivende vari materiali adatti al metodo.

> Scopri vivomontessori.it <

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Palline e ghirlande di Natale con la carta stagnola

Questo week end o tra qualche giorno probabilmente vi cimenterete con la preparazione dell’albero di Natale e delle decorazioni, come ad esempio le ghirlande da appendere sulla porta di ingresso. Solitamente vengono acquistate già pronte ma, come al solito, vogliamo darvi qualche spunto da preparare con i bimbi, Si tratta di idee creative basate sul riciclo, perché crediamo che riutilizzare e inventare siano due valori per questa festività ed un dono da trasmettere ai bambini.

PALLINE DI STAGNOLA

Cosa ci serve:

  • sfere in polistirolo
  • carta stagnola
  • nastri
  • spilli
  • colla a caldo
  • perline

Come si fa:

  • Tagliate delle strisce di carta stagnola lunghe circa 30 cm e alte 10 (la quantità delle strisce dipende dalla grandezza della sfera; partite con un numero relativamente poco poi realizzatele man mano che servono)
  • Piegate le strisce a metà e, partendo da un’estremità, iniziate ad avvitare la carta su se stessa formando un cordoncino.
  • Con i cordoncini create delle spirali arrotolate su se stesse e fissatele sulla sfera di polistirolo con gli spilli
  • Una volta ricoperta tutta la superficie della sfera incollate le perline ed il nastro per appendere la decorazione

Una variante più semplice consiste nell’avvolgere completamente la sfera di polistirolo di carta stagnola, fissando poi più nastri colorati tutto intorno per creare dei punti di colore. Vedete qui sotto qualche esempio:

GHIRLANDA CON LA STAGNOLA

Cosa ci serve: 

  • rotolo di carta stagnola
  • cartoncino spesso (ad esempio potete riutilizzare quello degli scatoloni)
  • forbici
  • palline di Natale
  • colla a caldo

Come si fa:

  • Ritagliate un cerchio nel cartoncino del diametro di una quarantina di cm, dopodichè, all’interno, nella parte centrale del cerchio, ritagliate un cerchio più piccolo così da creare un anello che farà da supporto alle decorazioni
  • Rivestite l’anello con un primo strato di carta stagnola, avendo l’accortezza di farla aderire al cartoncino. Essendo un materiale estremamente malleabile, non occorrerà fissarlo con la colla ma, se preferite, potete farlo sul retro del cartoncino per garantire maggiore stabilità
  • A questo punto rivestite il cartoncino con un secondo strato di stagnola, ma senza farlo aderire, in modo tale che si possano modellare delle arricciature
  • All’interno delle arricciature, fissate con la colla a caldo le palline di Natale e, nella parte alta del cerchio, il nastro da appendere.
  • Potete fissare alla ghirlanda anche altri elementi, come ad esempio stelline coperte di glitter colorato o nastri. Il risultato dovrebbe essere più o meno così:

a cura di Alessia de Falco

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