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I LEGO e i loro benefici psicologici

Che giocare sia fondamentale per un’infanzia felice e una crescita ottimale già lo sapevamo. Così come sapevamo che alcuni giocattoli fossero migliori di altri. Ma quanto migliori? Stando ad alcuni studi, sembrerebbe che i LEGO siano un giocattolo/attività in grado di produrre grandi benefici in chi ci gioca.

E in effetti, oltre ad essere particolarmente utilizzati nell’ambito del coaching aziendale e delle tecniche di team building, i LEGO sono diventati protagonisti di una vera e propria metodologia di allenamento creativo: LEGO® Serious Play® (qui il sito ufficiale). La metodologia non è un’invenzione degli ultimi anni, bensì il frutto un filone di ricerca inaugurato negli anni ’90 con i primi studi sul “gioco serio”.

COSTRUIRE SIGNIFICA CREARE CONNESSIONI

Dietro l’operazione delle costruzioni, vi è la costruzione e definizione continua di significati e pensieri. In particolare, il metodo LEGO® Serious Play® si concentra su tre elementi: quello di gioco, quello di costruttivismo ed infine quello di immaginazione. Queste tre leve, se combinate insieme nel modo corretto, possono favorire il pensiero creativo ma anche la capacità di lavorare in squadra per raggiungere un obiettivo specifico.

Secondo Maria Teresa Mata, le costruzioni di LEGO stabiliscono delle connessioni ad un livello nuovo. Quando iniziamo ad unire i mattoncini, la creatività e l’immaginazione, insieme con il lavoro manuale, innescano dei processi mentali che aiutano l’osservatore a ottenere una conoscenza più profonda dell’individuo.

La mente è meravigliosa, 2017

Quindi, oltre ad essere un’attività che favorisce la comprensione dei problemi, giocare a costruire aiuta anche a comprendere meglio se stessi e i propri meccanismi mentali. In questo senso, anche il gioco libero, qualora combini le tre leve descritte sopra produrrà una serie di benefici degni di nota. Rispetto ad un’applicazione più rigorosa della metodologia LEGO® Serious Play® , i benefici potranno essere leggermente inferiori, ma comunque presenti ed apprezzabili.

LEGO PER IL PROBLEM SOLVING

Risolvere problemi, semplici o complessi, è una competenza chiave per tutti quanti noi. Non tutti i giochi pongono il bambino di fronte ad un “problema”: un gioco di costruzioni richiede una specifica progettualità, ma anche la capacità di immaginarsi l’oggetto finale manipolando mentalmente i materiali e le procedure. Può sembrare semplice, ma il passaggio è altamente complesso!

Allo stesso modo, un gioco immaginativo richiede un ripensamento degli oggetti, dell’ambiente, dello spazio-tempo ludico e di una serie di altre variabili. Tanto più i materiali che utilizziamo sono semplici, quanto più l’immaginazione dovrà dare fondo alle sue risorse. I bambini, naturalmente, adorano giocare in questo modo: il gioco che attiva la mente è un gioco appagante, che ci spinge ad entrare nel suo mondo e a padroneggiare appieno le sue regole.

I LEGO, grazie alla sterminata mole di mattoncini disponibili e alla possibilità di combinarli per creare qualsiasi oggetto o figura, si collocano senza dubbio tra i migliori giochi per stimolare il problem solving. Questo vantaggio è dovuto alla loro lunga storia, alla costante innovazione tecnologica e all’intuizione geniale dei mattoncini da incastrare (molto più versatili, per esempio, delle costruzioni magnetiche).

E A CASA?

Se ti abbiamo appassionato con questa breve considerazione, ti consigliamo di dare un’occhiata anche a Serious Play Italia. A cura di Trivioquadrivio, è il principale punto di riferimento in lingua italiana per questa metodologia. E per concludere, proviamo a rispondere alla fatidica domanda:

Ma allora dovremmo cominciare tutti a giocare con i LEGO?

Incoraggiare l’utilizzo dei LEGO può essere sicuramente un’ottima idea. Ricordiamo però che il gioco è tale solo quando è libero; dunque, non sforzarti di far piacere i mattoncini ad un bimbo o una bimba che amano disegnare e saltare la corda. L’interesse spontaneo e naturale è essenziale perché si possa parlare di gioco educativo.

Se hai in casa dei piccoli costruttori, potrebbe essere una buona idea giocare con loro, magari proponendo delle sfide che li costringano a pensare diversamente dal solito, magari adottando soluzioni innovative. Non si tratta di fare coaching ai bambini, ma solo di fornire uno stimolo che possa aiutarli ad aprire la propria mente.

Come al solito, vince il non metodo. Se la documentazione scientifica che potete trovare in rete non vi convince, sentitevi liberi di non utilizzarla; del resto, è facile pensare che qualcuno focalizzerà le sue connessioni su un’eventuale “trovata di marketing per vendere più mattoncini”. Il nostro compito non è quello di portare verità ma piuttosto di suggerire idee. A noi i LEGO piacciono moltissimo e realizzare sfide e missioni a tema ci appassiona. E a te?

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Impronte di manine e piedini: un pensierino per Natale

Il Natale è una festa tanto attesa dai bambini e le nostre case si arricchiscono di decorazioni prima e durante le feste natalizie. Perché allora non realizzarne qualcuna con loro? Sarà un modo piacevole per entrare nell’atmosfera natalizia e per portare un po’ di gioia e colore nelle vostre case. Un’idea che spesso proponiamo nei nostri lab è quella di usare impronte dei polpastrelli, dei piedini e delle manine come base per le creazioni artistiche.

Con un po’ di fantasia le manine dipinte di verde e poggiate su un foglio creano un abete o una ghirlanda, le impronte delle dita, magari ritoccate con un pennarello nero, diventano la base per realizzare buffi animaletti e personalizzare biglietti d’auguri o pacchi regalo.

A NATALE REGALIAMO UN’IMPRONTA

Al di là degli spunti creativi e della possibilità di sperimentare insieme tecniche diverse nel tempo libero, creare e donare un regalo personalizzato ai propri cari è davvero bello: significa aver avuto un pensiero unico, lasciare un qualcosa di sè, anche solo nel tempo dedicato a realizzarlo.

Ecco perchè vi suggeriamo di provare, coinvolgendo i bambini, le idee che vi proponiamo, rendendole piccoli doni per il Natale. Siamo sempre più convinti che gli sprechi e il consumismo si combattano con piccoli gesti che nascono dal cuore: ecco allora l’impronta di un nipotino, di un figlio, ad impreziosire i ricordi delle festività.

QUADRETTO DI NATALE IN PASTA SALE

Noi siamo fan da sempre della pasta sale: materiale facile da realizzare e versatile (per la preparazione leggete qui). Per Natale, potete cimentarvi in un piccolo quadretto, con le impronte delle manine, colorato con la tempera o gli acrilici. Potrete forarlo in alto (con uno stuzzicadenti da spiedini) per poi fissarlo alla parete, una volta asciugato.

PIEDINI SU TELA

Un’alternativa al quadretto in pasta sale è rappresentata dai piedini (o manine) su tela: in questo caso potreste cimentarvi con gli animaletti o gli alberi di Natale. Di seguito un’idea da sperimentare.

PALLINE DI NATALE

Volete dare nuova vita all’albero di Natale? Realizzate le palline con le impronte. Se le infiocchettate o abbellite con una stella di Natale finta o bacche, saranno anche un bel decoro per i centrotavola.

 

a cura di Alessia de Falco

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Educazione sessuale: amare è vincere i tabù

Mamma, che cos’è una “mignotta”?

La nostra riflessione sull’educazione sessuale parte da una domanda a bruciapelo, fatta qualche giorno fa da un bimbo di quasi sette anni, ancora più scomoda di interrogativi su come nascono i bambini o perché i maschietti hanno il pisellino e le femminucce no.

Tutti ci aspetteremmo di introdurre i temi dell’educazione sessuale a partire dal focus più ovvio, cioè come nascono i bambini. In realtà il mondo dell’infanzia è terribilmente cambiato, sottoposto a stimoli e pressioni che ci portano a riflettere sulla sessualità in modo molto più delicato, più ampio e spesso più brutale. In un modo che, da adulti, non sempre siamo disposti ad affrontare.

E’ facile pensare ai nostri bambini circondati da albi colorati che ci raccontano come, dall’amore di due adulti, arrivi un piccolo fagottino da coccolare. E’ molto confortevole pensare all’infanzia come a una bolla rosa e profumata in cui i nostri cuccioli scoprono stimoli sensoriali e meravigliosi mondi fiabeschi.

Poi ti alzi una mattina e senti la fatidica frase: “Mamma, che cos’è una mignotta?”

DI FRONTE ALLE DOMANDE DEI BAMBINI SERVE IL CORAGGIO DELLA VERITA’

Significa che quel bambino, da qualche parte e tu non sai nemmeno bene dove, ha sentito una parola insolita, capendo che era una parola “scomoda” e intuendo anche che c’era qualcosa di non facilmente spiegabile da parte di un adulto.

Capisci che non vive in quel mondo ovattato che desidereresti per lui, che forse prima di te qualcuno gli accennerà cose su temi delicati, magari non nel modo più adatto, che si farà idee giuste o sbagliate e che tra 5, 6, 7 anni, quando sarà adolescente, nemmeno più avrà voglia di condividere le sue domande con te.

Capisci che vuole sfidare il tuo imbarazzo: il tuo vacillare o i tuoi silenzi rappresentano il bivio da cui partirà l’evoluzione del tuo rapporto con quel bambino in futuro.

EDUCAZIONE SESSUALE E’ DARE STRUMENTI PER AFFRONTARE UN MONDO COMPLESSO

Eccoci, all’improvviso, proiettati nel mondo dell’educazione sessuale.

Come faccio a spiegare a mio figlio che “mignotta” è un brutto appellativo per una donna, che presuppone la vendita di un corpo, la mercificazione più o meno volontaria di sé, l’utilizzo del sesso come strumento fine a se stesso?

Come faccio a spiegargli che il sesso è altro, non scambio momentaneo tra corpi, ma contatto di anime?
Come racconto che, nell’essere scelta duratura o occasionale, deve presupporre il rispetto ed il consenso di entrambi?

E così, a partire da una domanda, abbiamo cercato di capire che cosa è oggi l’educazione sessuale, come possiamo affrontarla e soprattutto come, partendo da quest’ambito così delicato, possiamo provare a costruire un rapporto di apertura, fiducia e comprensione duraturo nel tempo.

Educare, oggi come non mai, significa aprirsi, essere punto di riferimento forte, aiutare a “centrarsi”, ad avere strumenti per camminare in equilibrio sul filo della vita. Dire la verità, senza nasconderci.

EDUCAZIONE SESSUALE E’ EDUCAZIONE AFFETTIVA

Non sempre, per tabù, si parla di sesso in famiglia. A volte perchè non è facile entrare nell’intimità di ciascuno, altre perché temiamo che siano temi troppo delicati per un bambino. Noi riteniamo che, come spunto per affrontare qualsiasi tematica, dalle più semplici alle più complesse, si debbano tener presenti due aspetti della vita familiare e sociale:

  • Non si può pretendere rispetto senza conoscenza
  • I bambini hanno bisogno di strumenti adeguati per vivere in un mondo sempre più complesso (e capiscono più di quanto ci immaginiamo)

Parlare di educazione sessuale oggi significa prima di tutto affrontare il tema dell’educazione affettiva. In un mondo di corpi mercificati, svelati, pubblicizzati (il bambino che ora mi fa domande potrebbe un domani trovarsi in un gruppo Whatsapp in cui girano immagini di adolescenti mezzi nudi), il sesso deve essere spiegato con semplicità, ma, soprattutto con sincerità, nel rispetto di ciascun individuo e della sua unicità e diversità.

Il dono più grande che un genitore può fare al figlio è chiamare le cose con il loro nome, dicendo la verità. L’ideale è partire da domande specifiche del bambino, dando una spiegazione comprensibile, ma semplice. Ognuno ha un punto di partenza per introdurre il tema della sessualità, soprattutto perché ognuno ha un vissuto unico con i figli e spesso le domande nascono dalla quotidianità, da ciò che viviamo o sentiamo.

Spiegare senza nascondersi è anche un buon modo per far capire che l’utilizzo inutile di termini volgari rende volgare il tutto e rischia di portare l’adulto a non rispondere più a nessuna domanda. Un po’ il discorso delle parolacce: se li riprendiamo con un “Non si dice!”, ripeteranno il termine incriminato per sfida. Se gli diciamo “Non si dice perché significa XXX e non è una gran cosa usare un’espressione di questo tipo …” possiamo nutrire la speranza che ci pensino, prima di parlare.

EDUCAZIONE SESSUALE E’ SCOPERTA DI SE’

L’educazione sessuale che un genitore deve trasmettere comprende il riconoscimento del proprio corpo e della sua identità sessuale, l’essere maschio o femmina per intenderci, e il rispetto per la diversità dell’altro. Significa anche e soprattutto dare gli strumenti affettivi per vivere il sesso con equilibrio: la sessualità non è esibizione, non è ricatto, non è sfida. E’ parte della vita di ciascuno.

E’ amore o, più in generale CONSAPEVOLE desiderio di stare insieme a una persona. CONSAPEVOLE è la parola magica. Il sesso non è il rapporto sessuale. E’ intimità: concetto difficile da spiegare a un bambino, ma importante. E’ sentirsi così vicini a una persona da desiderare la condivisione di tutto ciò che è noi stessi, cuore in primis. Solo parlando con sincerità e magari facendoci aiutare da esperti o libri in materia, possiamo dare ai bambini la sicurezza più grande: quella di poter contare su di noi.

a cura di Alessia de Falco

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Educazione finanziaria

E’ dello scorso maggio la notizia, pubblicata su Il Sole24 Ore, relativa alle scarse competenze finanziarie dei ragazzi italiani, rispetto alla media dei Paesi europei. Non è una novità: l’alfabetizzazione finanziaria stenta a trovare una sua contestualizzazione nei percorsi di istruzione, tanto che l’Ocse, nel suo rapporto Students’ Financial Literacy sottolinea come “troppi studenti in tutto il mondo non sono dotati di una preparazione di base in ambito finanziario: anche nelle economie con performance sopra la media, almeno un quinto degli studenti non arriva neanche al livello di base”.

EDUCAZIONE FINANZIARIA, LA GRANDE ASSENTE DEI PERCORSI FORMATIVI

Stando alle analisi menzionate, il 20% degli studenti quindicenni “non riesce a raggiungere il livello di riferimento per le competenze finanziarie”. Solo il 6,5% dei ragazzi raggiunge il livello più alto della scala delle competenze finanziarie, dimostrandosi in grado di analizzare prodotti finanziari complessi e rivelando una comprensione adeguata del più ampio panorama finanziario, rispetto a una media quasi doppia, pari all’11,8%.

EDUCAZIONE FINANZIARIA SIGNIFICA RISPETTO E LIBERTA’

Per capire l’importanza dell’educazione finanziaria, pubblichiamo uno stralcio di un articolo tratto da Finance Watch firmato da Katarzyna Hanula-Bobbitt che fa il punto sull’educazione finanziaria:

Sappiamo tutti che le persone istruite stanno meglio di quelle non istruite, ma cosa significa essere istruiti? Secondo la lista di competenze dell’Università di Harvard che rendono una persona istruita, le caratteristiche migliori sono l’abilità di definire problemi senza una guida, fare domande difficili che mettono in discussione le ipotesi prevalenti, assimilare velocemente le informazioni necessarie da grandi masse di dati irrilevanti, concettualizzare e riorganizzare informazioni in nuove forme, ragionare in modo induttivo, deduttivo e dialettico, e affrontare i problemi euristicamente.

Adesso, presumiamo che i cittadini europei abbiano già le abilità di cui abbiamo parlato prima, e aggiungiamo la finanza al mix. Secondo l’OECD, l’alfabetizzazione finanziaria è una combinazione di consapevolezza, conoscenza, abilità, atteggiamento e comportamento necessari per prendere decisioni finanziarie sensate e alla fine raggiungere il benessere finanziario individuale. Oltre alla comprensione di concetti finanziari e alla capacità di interpretare dati, l’alfabetizzazione finanziaria può essere vista anche come un insieme di conoscenze, abilità e strategie in continua espansione, che gli individui si costruiscono nel corso di tutta la vita.

BAMBINI E DENARO: REINVENTIAMO IN FAMIGLIA L’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Oggi la riflessione sull’uso del denaro deve partire da istanze profondamente divergenti: crisi economica, dematerializzazione della moneta, capacità di acquisto delle famiglie. E’ fondamentale, sin da piccoli, capire il valore del denaro ed i meccanismi che guidano l’economia, nelle sue più semplici declinazioni: guadagno, risparmio, investimento, dono.

Sull’ultimo punto avevamo scritto un approfondimento dedicato, correlato anche agli altri tre aspetti, Sebbene non ne siano sempre consapevoli, i genitori sono i principali artefici dell’educazione finanziaria dei bambini anche se ad oggi vige quasi sempre un approccio pragmatico, una sorta di “educazione all’occorrenza”: parlo di denaro quando il denaro serve, ad esempio di fronte alla richiesta di un dono. Il denaro va invece inteso come strumento di una progettualità più ampia, capace di abbracciare le diverse sfere di azione dell’economia.

SPUNT-ESERCIZIO: educazione finanziaria in 3 passi

Ciò che spesso dimentichiamo è che i bambini non capiscono il valore del denaro, almeno nei termini in cui noi adulti siamo abituati a ragionare. Comprendono facilmente il valore di un sacchetto di patatine, forse anche un piccolo giocattolo, ma è fisiologicamente più difficile capire come si guadagnano i soldi che desiderano spendere.

Una volta esisteva la paghetta settimanale, un piccolo importo fisso da far spendere ai bambini. Oggi è meno in voga, ma potrebbe costituire una piccola, piccolissima, base di partenza per far familiarizzare i bambini con i concetti di guadagno, risparmio, investimento e dono.

Importo fisso e crudele realtà
Quello che stiamo per dirvi potrebbe suscitare una sommossa popolare, ma ci accolliamo il rischio: la paghetta aiuta a capire il valore del denaro. Di fronte ad un importo fisso, non necessariamente il bambino avrà tutte le risorse per acquistare ogni giocattolo che vede nelle pubblicità. A quel punto dovrà scegliere se investire su un oggetto specifico o procedere risparmiando.

Mamme e papà devono lasciare autonomia di scelta, intervenendo piuttosto nel percorso e sottolineando che si possono fare scelte più a breve termine (compro ora un giocattolo di minor valore) o di lungo periodo (metto i soldini nel salvadanaio). Non sottovalutate i vostri bambini: capiscono di economia più di quanto non pensiate!

Decisioni di spesa
Permettere a un bambino di prendere le proprie decisioni di spesa lo aiuta a familiarizzare con il concetto di autonomia finanziaria. Questo potrà essere fondamentale nel suo futuro. Lasciate che il vostro bambino prenda decisioni, buone o cattive. In questo modo, finirà per imparare a spendere il denaro con saggezza, quando non avrà abbastanza denaro per le cose che veramente desidera.

Risparmio
Se il bambino desidera un giocattolo che costa 15 euro, ma la paghetta settimanale è di 7 euro, sarà necessariamente costretto a testare le proprie abilità matematiche di base in questo dilemma, per cercare di capire quanto tempo ci vorrà per accantonare i soldi necessari e se davvero ne vale la pena.

Sembra meccanico, ma non lo è: potremmo sorprenderci a vedere i nostri figli risparmiare per giocattoli che vogliono veramente acquistare, piuttosto che volere impulsivamente ogni nuovo giocattolo che vedono nei negozi. E, forse, un esercizio di questo tipo potrebbe aiutare anche noi a rivedere la nostra gestione finanziaria, scegliendo cosa è utile e cosa superfluo. Anche e soprattutto a Natale.

a cura di Alessia de Falco

 

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Il Piccolo Principe

Il Piccolo Principe è l’opera più conosciuta di Antoine de Saint Exupéry, nonché uno tra i libri più letti e conosciuti del mondo.

Nel paragrafo “LEGGERE IL PICCOLO PRINCIPE” potete trovare le edizioni economiche classiche (anche con copertina rigida), ma soprattutto il file PDF originale del libro, per poterlo leggere gratuitamente online. Una funzione ideale specialmente per gli amanti di questo racconto che vogliono averlo sempre a portata di mano.

il piccolo principe

IL PICCOLO PRINCIPE

Presentiamo il libro
titolo: Il Piccolo Principe
autore: Antoine de Saint-Exupéry
pubblicato nel: 1943
edito da: Bompiani (edizione italiana originale), autori vari

LEGGERE “IL PICCOLO PRINCIPE”

Il Piccolo Principe è stato tradotto in centinaia di lingue e continuamente ristampato; ci sono decine di edizioni differenti che potete consultare. In italiano, la traduzione storica è quella di Bompiani, che fino al 2015 deteneva anche i diritti per l’opera. I testi in commercio sono prevalentemente edizioni economiche, ad un costo contenuto solitamente tra i 3 e i 7€.

Si tratta di un racconto che, attraverso un linguaggio “bambino” ed una fabula semplice e lineare, parla però ai grandi, raccontando la vita e il passaggio dall’infanzia all’età adulta in tutte le sue bizzarrie. Questo testo cerca, con grande semplicità e altrettanta poesia, di mettere in luce i difetti dei grandi, quei comportamenti e quelle credenze che ci allontanano da un’esistenza felice. Per farlo, però, non utilizza la figura di un saggio, ma contrappone un adulto ad un bambino, il Piccolo Principe appunto.

il piccolo principe copertina

Di seguito, vi proponiamo alcune edizioni disponibili su Amazon.it, pronte ad essere spedite e consegnate in un giorno; del resto, questo testo dovrebbe essere presente in tutte le case del mondo! Cliccando sui titoli avrete la possibilità di acquistare il libro online, in un istante.

Il nostro consiglio è quello di optare per un’edizione con copertina rigida: si tratta di una soluzione resistente nel tempo, anche dopo numerose letture. L’ideale per un testo come questo, che idealmente andrebbe letto ogni due o tre anni.

E per chi volesse leggere Il Piccolo Principe in edizione digitale? Nessun problema, anzi, potete trovare qui il PDF in italiano:

Il PDF è a colori e contiene le illustrazioni originali dell’autore; è possibile anche stamparlo su carta.

Su Youtube, inoltre, potrete ascoltare Il Piccolo Principe in versione audiolibro:




ANALISI DEI PERSONAGGI E DEI TEMI DE “IL PICCOLO PRINCIPE”

Il Piccolo Principe non è solo un capolavoro letterario: tra le sue pagine ritroviamo le grandi tematiche che da sempre coinvolgono l’uomo.

Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercati di amici, gli uomini non hanno più amici.

Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe

I PERSONAGGI

Al cento del racconto troviamo la coppia Pilota/Piccolo Principe, che simboleggiano le due età adulta/bambina, vera e propria linea di confine su cui gioca l’opera.

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.

Il racconto, in estrema sintesi, gioca sulla relazione tra questi due personaggi: inizialmente di dipendenza, diventerà poi un’amicizia profonda e speciale. Il Pilota, del resto, sa bene cosa voglia dire esser bambini e saprà riconoscere nel Piccolo Principe quell’animo puro che in lui era stato estirpato.

Accanto ai due personaggi principali, troviamo un’altra coppia, quella formata dalla Rosa e dalla Volpe. In questo caso l’animale e il fiore non entreranno in contatto fra loro, tuttavia saranno due facce della stessa medaglia: il tema dell’attaccamento e della relazione.

L’attaccamento, che in psicologia è stato studiato da Bowlby (autore della celebre teoria dell’attaccamento) è quella relazione che mette in relazione chi ha bisogno di cure con chi, quelle cure, è in grado di offrirle. Tuttavia, questa relazione si evolve presto in un sentimento più profondo del reciproco bisogno. La relazione tra la Rosa e il Piccolo Principe è un ottimo esempio dell’attaccamento, del suo sviluppo e dei suoi problemi.

La Volpe, invece, aiuterà il Piccolo Principe a comprendere l’essenza delle relazioni, fino ad uno dei punti di più alta poesia del racconto:

Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.

In compagnia di quest’animale, si affrontano i temi della reciprocità e dell’amicizia.

Ci sono poi tutti gli altri personaggi che il Piccolo Principe incontra lungo la sua strada; ciascuno di loro simboleggia un aspetto dell’animo umano che va riconosciuto per poterlo superare:

  • il Re rappresenta la ricerca del potere mediante l’autorità
  • l’Uomo vanitoso rappresenta il narcisismo che è in noi, il bisogno di essere apprezzati dagli altri, meglio se in pubblico; si tratta di una persona per cui l’apparenza viene prima della sostanza
  • l’Ubriacone è un uomo che ha ceduto ai vizi, finendo per esserne travolto
  • l’Uomo d’affari pensa di possedere ciò che può contare; ci aiuta a riflettere sul senso del possesso
  • il Lampionaio, è un personaggio che non incarna un vizio, quanto piuttosto la conseguenza estrema del sacrificio: costui accende e spegne il lampione del quale si occupa, ma in realtà vorrebbe solo dormire
  • il Geografo rappresenta la sete di conoscenza nel suo aspetto deteriore, quello dell’intellettualizzazione estrema; quest’uomo, apparentemente grande conoscitore dell’Universo, nei fatti non conosce nemmeno il suo pianeta visto che si occupa della teoria ma non ha nessuno che vada ad esplorare per lui
  • il Controllore si rende conto che gli uomini non siano granché felici, diversamente dai bambini
  • il Mercante, che vende pillole per placare la sete in modo da risparmiare il proprio tempo, rappresenta l’incapacità di attribuire un vero valore al proprio tempo, la frenesia immotivata che ci spinge ad accumulare cose (e tempo)
  • il Serpente, infine, chiude il ciclo vitale di questa narrazione ma non si tratta di un personaggio cattivo; piuttosto, rappresenta un momento di transizione e catarsi: è il personaggio che toglie dalla scena il Piccolo Principe lasciando spazio alle ultime considerazioni del Pilota

LE FRASI PIÙ BELLE DE “IL PICCOLO PRINCIPE”: se siete amanti degli aforismi – ottima cosa, spesso nella semplicità di poche parole si nascondono grandi pensieri – vi suggeriamo di dare un’occhiata alla nostra raccolta > Il Piccolo Principe: le frasi e gli insegnamenti (si tratta di un piccolo aforismario commentato)

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L’arcobaleno steineriano: imparare forme e colori, divertendosi

Chi di noi non si è fermato almeno una volta ad ammirare la bellezza dello spettacolo offerto da un arcobaleno dopo la pioggia? Rosso, arancione, giallo, verde, blu e violetto, distribuiti in un’armoniosa sequenza. Ovviamente si tratta di un fenomeno temporaneo che svanisce nel giro di poco nel cielo.

La sua magia può essere riproposta ogni giorno in cameretta o nello spazio giochi con l’arcobaleno steineriano o Waldorf, un gioco utile ad imparare a riconoscere forme e colori. Prima di spiegarvi in dettaglio in che cosa consiste, vogliamo ricordarvi alcune delle caratteristiche della pedagogia steineriana, di cui avevano già accennato a suo tempo nel nostro articolo sulle bambole Waldorf.

QUALCHE CENNO SULLA PEDAGOGIA STEINERIANA

La pedagogia Waldorf o steineriana è un approccio educativo sviluppato a partire dal 1919 su indicazioni di Rudolf Steiner. Ad oggi diffuso in tutto il mondo, questo approccio copre il percorso formativo ed educativo dal pre-asilo fino a diciotto anni. Se volessimo individuare alcuni tra i cardini della pedagogia steineriana, potremmo menzionare:

  • antropologia evolutiva: la pedagogia segue l’evoluzione del bambino, senza focalizzarsi eccessivamente su obiettivi come la produttivitá o la competitività. Conta lo sviluppo equilibrato del bambino, non la perfezione.
  • arte come parte del processo educativo: per la pedagogia steineriana, l’arte riveste un ruolo fondamentale, come il lavoro manuale ed artigianale. In questo contesto trovano perfetta collocazione le bambole Waldorf, interamente realizzate a mano. Il lavoro manuale permette di sviluppare la coordinazione mano-occhio, allenando la concentrazione.
  • la natura come maestra di vita: la pedagogia Waldorf insegna l’amore per la natura e il rispetto dell’ambiente, dando importanza all’alimentazione biologica e all’agricoltura naturale. Stare all’aperto favorisce la sperimentazione e aiuta a sviluppare la fantasia.
  • la pedagogia come cura: secondo Steiner la pedagogia serve ad accompagnare il bambino nel suo processo evolutivo, offrendogli strumenti adeguati per affrontare le difficoltà.

COS’E’ L’ARCOBALENO STEINERIANO

L’arcobaleno steineriano è un gioco composto da archi di dimensioni crescenti, impilabili l’uno sull’altro fino a formare un arcobaleno solido. Viene realizzato in legno e dipinto con colori ecologici. Può essere composto da un numero variabile di parti da sovrapporre: si va da 6/7 pezzi a formati più grandi con 12 pezzi, che offrono maggiori possibilità di gioco.

Solitamente ad ogni pezzo dell’arcobaleno corrispondono un colore o una sfumatura dello stesso. Le dimensioni dell’arcobaleno variano a seconda della casa produttrice e partono dai 10 centimetri di larghezza ai 38 e oltre. In alcuni casi abbiamo anche strutture più grandi, che possono anche fungere da colorati pezzi di arredo per la cameretta.

COME SI USA L’ARCOBALENO STEINERIANO

Questo strumento, ideato su ispirazione dei principi steineriani negli Anni Settanta del secolo scorso, è progettato per offrire diverse esperienze al bambino, al di là dell’assemblaggio della forma dell’arcobaleno:

  • costruire mondi: i pezzi dell’arcobaleno steineriano sono dei veri e propri mattoni da costruzione con cui il bambino può creare il proprio mondo su misura, seguendo l’immaginazione.
  • inventare storie: il gioco è utile per insegnare ai bambini i colori e i loro nomi o semplicemente come accompagnamento a storie da raccontare e da inventare.

DA CHE ETA’

In genere l’arcobaleno steineriano viene utilizzato dai 3 anni in su. A seconda dell’età del bambino potete inoltre scegliere arcobaleni da sovrapporre di dimensioni diverse, più piccoli oppure più grandi.

BENEFICI DELL’ARCOBALENO STEINERIANO

L’arcobaleno è un modo per portare colore nei momenti di gioco e stimolare la sensorialità e la creatività. Come spiegato qualche tempo fa in un nostro approfondimento, intitolato Impariamo a descrivere le emozioni attraverso i colori, sono proprio questi ultimi a costituire uno degli strumenti base per lo sviluppo della creatività. Tramite i colori riusciamo a rappresentare non solo la realtà che ci circonda, ma anche la nostra personalità.

E’ dunque fondamentale che i bambini imparino ad osservare, conoscere il proprio stato d’animo ed acquisire le capacità di esprimersi con i vari linguaggi. In quest’ottica familiarizzare con i colori attraverso un arcobaleno può essere un primo step per rappresentare e imparare a raccontare le proprie emozioni. Tra gli ulteriori benefici derivanti dall’utilizzo dell’arcobaleno, citiamo:

  • aumento della concentrazione e lo sviluppo cognitivo del bambino
  • stimolo della fantasia e della creatività
  • miglioramento della coordinazione oculo-manuale

DOVE ACQUISTARE UN ARCOBALENO STEINERIANO

Gli arcobaleni steineriani, insieme ad altri prodotti collegati alla pedagogia Waldorf, sono in vendita in negozi specializzati. Anche online potete trovare un’ampia scelta di prodotti, tra cui citiamo quelli della ditta Grimm’s, che realizza l’arcobaleno steineriano (lo potete trovare su Amazon.it) e altri giochi educativi con legno certificato, a mano e con colori atossici. Tra i vari altri giochi sui colori prodotti dall’azienda menzionata, segnaliamo anche i dodici amici dell’arcobaleno, pupazzetti in legno colorati per giocare sperimentando forme e colori.

a cura di Alessia de Falco

 

 

 

 

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