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La torre rosa Montessori

La torre Montessori, conosciuta come torre rosa Montessori è uno dei materiali montessoriani proposti al bambino per lo sviluppo armonico di corpo e mente e per il suo sviluppo; si tratta di una torre composta da 10 cubi di dimensioni crescenti (in origine con il lato da 1 a 10 cm).

La torre rosa è un’attività che si può proporre ai bambini intorno ai 30 mesi di età: il momento giusto per cominciare arriva quando i piccoli sanno camminare e muoversi agevolmente. Se cercate un gioco di costruzioni naturale e semplice, che metta alla prova il bambino senza distrarlo con suoni, luci e colori sgargianti, questa torre è quel che fa al caso vostro.

LA TORRE ROSA MONTESSORI

torre rosa montessori
Costruzioni montessoriane, all’insegna dell’apprendimento: ecco come viene utilizzata la torre rosa.

La torre rosa Montessori è un materiale che il bambino può costruire e distruggere liberamente; il compito principale, accanto a quello di stimolare la motricità fine del bambino, è quello di presentargli gli oggetti (nel nostro caso la serie di dieci cubi) nelle loro tre dimensioni, dal più grande al più piccolo.

All’interno del metodo Montessori, la torre fa parte dei materiali per lo sviluppo sensoriale; ha quindi il compito di allenare il bambino all’integrazione dei diversi stimoli sensoriali che riceve dall’oggetto, aiutandolo a coordinarli anche con le proprie azioni.

Perché il rosa? In origine, la torre rosa non era affatto rosa! Si trattava di una torre di cubi di legno grezzo, non verniciato; in seguito, Maria Montessori si accorse che il colore rosa, tonalità calda ma priva di quell’effetto “brillante” che distrae il bambino dal suo compito, facilitava il lavoro. Ecco come la torre Montessori è diventata una torre rosa.



DOVE ACQUISTARE LA TORRE ROSA MONTESSORI

Online è possibile acquistare la torre rosa Montessori risparmiando rispetto agli acquisti in negozio. Trattandosi di un materiale di nicchia, utilizzato da una cerchia ristretta di famiglie, anche il numero di produttori che la realizzano sarà ridotto. Tra questi, ne abbiamo selezionati un paio.

La torre rosa prodotta da Montessori 4 You è sicuramente tra i modelli migliori in commercio per qualità e fedeltà rispetto all’originale. Questo brand made in Italy, infatti, si ripropone di offrire a scuole e genitori una gamma di materiali Montessori di alto livello, in accordo con le indicazioni che ha dato in merito la stessa Maria Montessori. Scopri l’offerta su Amazon.it

torre rosa montessori

In alternativa, è possibile acquistare il set prodotto da MagiDeal, che oltre alla torre contiene anche la cassetta di legno in cui riporre i cubi; questo set viene proposto con un ottimo sconto (fino al 45%, a seconda del periodo dell’anno) e può essere un ottimo regalo. Scopri l’offerta su Amazon.it

torre rosa montessori

COME UTILIZZARE LA TORRE MONTESSORI A CASA?

Come tutti i materiali Montessori, anche per la torre rosa vale la massima: “insegnami a fare da solo”. Dunque, sarà sufficiente presentare al bambino la torre con tutti i cubi impilati in ordine decrescente (potremmo posizionarla in un angolo della cameretta in modo che sia ben visibile) e fargli vedere come spostiamo i singoli cubi per smontarla e ricostruirla.

Non servirà dare istruzioni a voce o correggere il bambino: tutti i suoi tentativi ed anche gli errori sono ben accetti come parte del percorso d’apprendimento. La regola da far rispettare, invece, è quella per cui non si lanciano i cubi (regola che dovrebbe valere anche per tutti i giochi di costruzioni). Quando il bambino finirà di giocare con la torre, potremo riporla insieme nel suo cassetto, su una mensola o in un angolo della cameretta (in questo caso dovremo impilare nuovamente i cubi).

E adesso, rispondiamo alle domande a cui sicuramente starete pensando. È necessario aspettare fino a 30 mesi per utilizzare questa torre? In realtà no (se, come noi, utilizzate metodi e materiali in modo elastico); l’importante è avere la ragionevole certezza che il bambino non provi ad ingerire i cubi più piccoli della torre. Questo varia da piccolo a piccolo ed è impossibile dare indicazioni precise.

E se la nostra torre fosse gialla, azzurra o verde? I benefici, dal punto di vista del riconoscimento degli oggetti e della motricità sono gli stessi; anzi, se crediamo nei benefici della cromoterapia, usare un colore come l’azzurro avrà benefici effetti sullo stato emozionale del piccolo; però, saremo “un po’ meno montessoriani” di prima.

E se il bambino non guarda la torre rosa? O peggio, la utilizza come munizioni per bersagliare la porta/il nonno/il cane? In effetti, in quest’ultimo caso la regola di cui parlavamo potrebbe essere inefficace. Non smetteremo mai di sottolineare che nessun gioco è adatto a tutti i bambini. La cosa migliore che noi grandi possiamo fare è metterci l’entusiasmo e la buona volontà; solitamente i piccoli ne verranno coinvolti (e affascinati), ma potrebbe anche andare diversamente; in questo caso, niente paura: ci sono centinaia di altre attività e giochi da sperimentare insieme.

TORRE ROSA FAI DA TE

Anche la torre rosa Montessori, come gli altri materiali proposti dal metodo, erano in origine realizzati su misura da falegnami e dunque possiamo costruirli anche in casa. In questo caso, però, ci servirà una buona dose di abilità.

Se volete cimentarvi in quest’impresa, vi serviranno:

  • fogli di compensato
  • carta vetrata
  • colla a caldo
  • squadra e matita
  • seghetto
  • colore acrilico rosa

Dopo aver disegnato sui fogli di compensato le facce di ogni cubo (dal più piccolo, che vi consigliamo di realizzare di 3 cm di lato, al più grande, di 12 o 13 cm), dovrete ritagliarle con il seghetto ed incollarle utilizzando la colla a caldo. Una volta asciugata la colla, dovremo smussare gli spigoli con la carta vetrata ed infine dipingere il compensato con la vernice acrilica rosa.

A parole sono sufficienti tre righe, ma in realtà realizzare questo giocattolo è ben più complesso; per questo lo sconsigliamo a chi è alle prime armi e non ha esperienza con seghetto e compensato. Qualcuno suggerisce di realizzare i cubi della torre rosa con del cartone dipinto; secondo noi è lavoro sprecato: serve un materiale robusto, come il legno, per un materiale che dovrà essere manipolato dai bambini!

ALTRI ARTICOLI SUL METODO MONTESSORI

Se siete interessati all’universo montessoriano, vi consigliamo di leggere anche questi nostri approfondimenti:

Il metodo Montessori

Dove acquistare i materiali Montessori 

Pannelli sensoriali (o pannelli montessoriani)

Lettini montessoriani

Learning tower: la torre montessoriana

Attività ispirate al metodo Montessori da provare a casa

Nomenclature Montessori 

Gli articolisti di Portale Bambini propongono e raccomandano giochi, libri ed altri prodotti in modo indipendente; non percepiscono alcun compenso da parte delle case produttrici o da terzi. Se acquistate su Amazon.it un prodotto (sia quelli raccomandati che gli altri) Portale Bambini percepisce una piccola commissione senza variazioni sul prezzo finale o sulle promozioni. Le promozioni segnalate spesso sono temporanee; vi consigliamo di affrettarvi!

 

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Pannelli sensoriali

I pannelli sensoriali, o pannelli tattili, sono semplici strutture con cui i bambini possono giocare negli spazi chiusi attivando i propri sensi. Questi pannelli sono impropriamente conosciuti come pannelli montessoriani (o pannelli montessoriani delle attività), in quanto il metodo Montessori non li prevede. Solitamente, sono costituiti da una tavola di legno alla quale sono fissati una serie di oggetti da toccare, aprire/chiudere, legare/slegare, tirare, muovere.

Questi pannelli sono adatti per i bambini tra i 12 mesi e i 4 anni di età e, in alcuni casi, si rivelano un ottima attività per tranquillizzare i piccoli permettendo loro di lavorare sullo sviluppo sensoriale. Quindi: prima di accendere la tv, date una chance a quest’attività; a qualcuno potrebbe risolvere più di un problema (facendo allo stesso tempo del bene al bambino).

I PANNELLI SENSORIALI

L’origine dei pannelli sensoriali è incerta. Probabilmente, si tratta di un oggetto derivato dai materiali montessoriani, che però si differenziano per alcune importanti caratteristiche:

  • seguendo le osservazioni di Maria Montessori, il materiale dovrebbe essere preparato in modo tale da presentare una scala di un’unica qualità; per fare un esempio, una serie di cubi identici tra loro eccetto che per il colore; oppure, una serie di blocchi identici nel colore e nel materiale ma differenti per forma, dal più grande al più piccolo;
  • al contrario, i pannelli sensoriali di uso comune mettono insieme consistenze, colori e materiali diversi tra loro (anche per semplicità costruttiva).

Vedremo in seguito come realizzare un pannello sensoriale che sia anche un pannello montessoriano. Questo è un pannello sensoriale fai da te, realizzato con vari materiali di recupero e materiali per lavoretti creativi:

pannelli sensoriali tattili montessoriani

PANNELLI SENSORIALI FAI DA TE

Questo è un semplice pannello che abbiamo realizzato in casa. Invece di realizzare la base con una tavola di legno, abbiamo utilizzato due fogli di feltro sovrapposti. Su di questi, abbiamo incollato cerniere e pompon.

pannelli sensoriali fai da te montessoriani

L’alternativa è utilizzare un pannello rigido, solitamente legno compensato, a cui si fissano con la colla a caldo le varie attività sensoriali. Al posto delle cerniere, dei lucchetti, dei lacci e degli altri meccanismi da aprire-chiudere puoi utilizzare anche strisce di tessuti e materiali con varie consistenze.

Ricordati che se vuoi realizzare un pannello sensoriale che sia anche montessoriano, dovresti cercare di far variare un’unica qualità. Facciamo un esempio: se vuoi far sperimentare le varie consistenze tattili, dovresti incollare sul pannello dei quadretti di vari materiali delle stesse dimensioni e dello stesso colore. La consistenza deve essere l’unica variabile.

DOVE ACQUISTARE I PANNELLI SENSORIALI

Negli ultimi anni, sempre più produttori di giocattoli hanno riscoperto i materiali sensoriali e li hanno usati come modelli per sviluppare e produrre una serie di prodotti definiti “giocattoli educativi”. Questi pannelli non fanno eccezione! Come sempre, l’industria non riesce a mantenere intatto lo spirito pedagogico (ammesso che serva a qualcosa!) e quindi questi prodotti presentano delle piccole differenze con i pannelli originali.

Il vantaggio? Puoi trovare tanti pannelli sensoriali e pannelli delle attività facilmente reperibili online e dal prezzo particolarmente contenuto (15-20€). Lo svantaggio? Dovendo produrre su larga scala, si è persa l’attenzione alle consistenze e ai diversi materiali lavorando di più sulle attività di motricità fine. In questo modo, la componente sensoriale viene messa in secondo piano, a vantaggio di quella cognitiva. I nostri preferiti sono quelli prodotti da Melissa & Doug, azienda americana specializzata nei giochi sensoriali in legno (è un brand che in Italia si trova difficilmente nei negozi ed è ancora poco conosciuto).

Questo pannello, ad esempio, è realizzato con serrature e lucchetti sofisticati e molto resistenti; secondo noi è la prima scelta se siete alla ricerca di un pannello economico e robusto che possa piacere ai più piccoli: puoi acquistarlo su Amazon.it

Questo modello, invece, è leggermente più costoso; il meccanismo è simile, con forme e colori diversi (in questo caso associati agli animali della fattoria) da esplorare attraverso lucchetti e chiavistelli: puoi acquistarlo su Amazon.it

COME POSSIAMO UTILIZZARE I PANNELLI SENSORIALI IN CASA? 

L’obiettivo è: impegnare i bambini in un’attività di esplorazione sensoriale e in piccole attività rompicapo. Quando giocano con i 5 sensi e risolvono piccoli rompicapi i bambini sono incredibilmente concentrati. La concentrazione è sempre più rara di questi tempi e invece aiuta a rilassarsi. I pannelli sensoriali e le tavole delle attività sviluppano l’intelligenza del bambino e la sua capacità di risolvere problemi, ma non solo: sono un potente strumento per lo sviluppo sensoriale.

Riassumendo, i pannelli sensoriali:

  • rilassano
  • aiutano a concentrarsi
  • sviluppano vari tipi di intelligenza in modo armonico

Uno strumento miracoloso? Sarebbe bello; peccato che non a tutti i bambini interessino. Qualche piccolo ne resterà incantato e per mesi li porterà perfino a letto, altri invece li ignoreranno bellamente. La cosa migliore da fare è sperimentarli, proponendoli con entusiasmo e senza demordere al primo rifiuto (ma senza ossessionare i bambini). Solitamente, specialmente le serrature e i lucchetti piacciono.

ALTRI ARTICOLI SUL METODO MONTESSORI

Come abbiamo detto, i pannelli sensoriali non sono propriamente pannelli montessoriani. Se sei interessata/o all’educazione dei sensi e della motricità tipica dell’universo montessoriano, ti consigliamo di leggere questi articoli:

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Zii e nipoti: la magia di un rapporto prezioso per la crescita

Si parla sempre del rapporto tra genitori e figli, spesso dei nonni, più raramente degli zii che pure hanno un ruolo speciale all’interno della famiglia, specialmente se si ha la fortuna di vivere vicini o di avere tempo da trascorrere insieme.

Lo zio e la zia sono figure importanti per il bambino, che instaura con loro un rapporto particolare: un po’ amico, un po’ maestro, un po’ fratello e sorella.Uno studio dell’università del Maine negli Stati Uniti, ad esempio, ha indagato proprio l’importanza degli zii nel processo educativo dei nipoti, attraverso interviste a zii, zie, nipotini e nipotine. Il risultato è che gli zii rappresentano un ponte tra genitori e figli, “cuscinetti” per risolvere gli inevitabili conflitti con mamma e papà.

Solo uno zio può regalare abbracci come un padre,
mantenere segreti come un fratello,
parlare d’amore come un amico.

(frase anonima da web, vale anche per le zie!)

GLI ZII SONO UN SUPPORTO IMPORTANTE INSIEME AI NONNI

Gli zii rappresentato un supporto fondamentale nella crescita e nello sviluppo educativo di un bambino. Oggi più che mai aiutano negli incastri familiari, in un mondo in cui si corre ed è sempre più difficile, per questioni anagrafiche, che i nonni abbiamo le risorse per accudire da soli i bambini.

Gli zii rappresentano un confronto con una generazione diversa dai nonni, una sorta di compagno di gioco e confidente. Soprattutto quest’ultimo punto merita una riflessione: in una società in cui risulta sempre più difficile il dialogo in famiglia, sono spesso gli zii i confidenti ideali per il nipote. E’ un aiuto prezioso soprattutto durante l’adolescenza, quando i ragazzi tendono ad avere atteggiamenti di chiusura e scontro con i genitori.

Avere un buon rapporto con gli zii, oltre che con i genitori, è dunque un modo per agevolare una crescita serena e ricca di opportunità di aprirsi agli altri e di vivere delle emozioni meravigliose.

LA REGOLA D’ORO DELLO ZIO: VIZIARE, RISPETTANDO LE REGOLE DI MAMMA E PAPA’

Inevitabile essere indulgenti con il proprio nipotino. Tuttavia, per rendere il rapporto zio-nipote costruttivo, è importante che ognuno ricopra il suo ruolo: è ovvio che, quando si sta con lo zio/a, così come con il nonno/a, qualche piccolo “vizio” ci sta (a letto mezz’ora più tardi, un gelato di troppo). Si tratta comunque di eccezioni, dato che si tratta comunque di adulti di riferimento con un ruolo educativo preciso.

Per il bene della famiglia, deve essere chiaro a tutti che le regole in famiglia sono condivise e trasgredirle comporta comunque conseguenze con qualsiasi membro della famiglia, anche quelli apparentemente più indulgenti.

LO ZIO E LA ZIA: UNA BOA IN MEZZO AL MARE

In un mondo sempre più privo di legami forti, la famiglia ha bisogno di tanto calore ed amore al suo interno: riscopriamo i rapporti parentali, chiediamo e diamo aiuto. Gli zii sono una sorta di boa in mezzo al mare per i bambini e, ancor di più, per gli adolescenti. Non troppo vicini, né troppo distante rispetto alla spiaggia: un punto di riferimento da cui godersi un nuovo orizzonte, guardarlo da un punto di vista differente, tuffarsi con più coraggio nel mare della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il metodo KiVa per sconfiggere il bullismo

La Finlandia è conosciuta ovunque per il suo modello scolastico eccellente, al punto che la scuola finlandese viene da molti considerata la migliore del mondo. Eppure, fino a un decennio fa, anche in questo paese il bullismo costituiva un problema serio. Così, i ricercatori finlandesi si sono messi all’opera per individuare un modello rapido e sostenibile per arginare questa piaga. Ecco come è nato il metodo KiVa.

IL METODO KiVa PER SCONFIGGERE IL BULLISMO

Il metodo KiVa è stato ideato a partire da uno studio decennale dell’Università di Turku, Finlandia, Questo metodo si è rivelato talmente efficace che oggi il 90% delle scuole finlandesi lo adottano come misura educativa (viene promosso perfino dall’Ambasciata finlandese in Italia) e sta prendendo piede in numerosi altri paesi.

Il metodo KiVa (che prevede 10 lezioni della durata di 2 ore ciascuna) prevede azioni universali e azioni indicate. Le azioni universali sono quelle volte a tutti gli studenti della scuola con l’obiettivo di favorire il rispetto reciproco e sulle buone pratiche per la prevenzione del bullismo; si svolgono con l’ausilio di uno speciale videogioco per “addestrare” i ragazzi a riconoscere i casi di bullismo e ad intervenire in modo corretto. Le azioni indicate, invece, consistono in riflessioni a piccoli gruppi a partire da casi di bullismo realmente avvenuti: si analizzano le cause che li hanno scatenati ma anche e soprattutto le buone pratiche che avrebbero potuto ridimensionarli.

Rispetto ad altri interventi di prevenzione, il metodo KiVa ha un aspetto che lo rende interessante: non lavora esclusivamente sulla vittima e sul bullo, ma soprattutto sull’ambiente. Non dimentichiamo che gli episodi di bullismo svolgono sotto lo sguardo distratto di una platea di spettatori. Sono proprio queste persone ad avere il potere di mettere un freno al bullismo. E così, indicando con chiarezza le azioni indicate e mettendo in evidenza la responsabilità che ciascuno di noi ha (anche quando l’azione coinvolge altri, come nel caso del bullismo), si viene a creare un gruppo forte e compatto, capace di superare gli ostacoli e proteggere i suoi membri.

Queste caratteristiche, estremamente concrete ed operative, sono valse al programma numerosi premi (li trovate indicati sulla pagina italiana dedicata al metodo) oltre a renderlo altamente efficace nella pratica scolastica.

SPUNT-ESERCIZIO: KiVa nella vita quotidiana

Il bullismo è un fenomeno in crescita, che ci spaventa perché i ragazzi sono sempre più fragili (ed esposti a un numero di stimoli e pericoli che cresce giorno dopo giorno). Eppure, il metodo KiVa ha da insegnare qualcosa a tutti noi: le cose cambiano solo quando smettiamo di guardare e ci mettiamo in gioco.

Si tratta di un insegnamento che il programma ha riadattato e compresso per insegnare ai bambini a “difendersi” e a prevenire il bullismo; d’altra parte, tutti noi possiamo applicare questo principio nella nostra vita. Per riuscirci, però, dobbiamo sconfiggere il diffuso atteggiamento di voltarsi dall’altra parte, finché ad esser colpiti sono gli altri. Perché, prima o poi, toccherà anche a noi. E se abbiamo sempre fatto finta di niente, siamo certi che nessuno si metterà in gioco per darci una mano.

Questo principio, che la psicologia studia da decenni con il nome di reciprocità sociale, dovrebbe essere alla base della buona educazione. E non si insegna attraverso complesse teorie pedagogiche, ma attraverso il buon esempio. Quindi: cominciamo a salutare l’anziano vicino di casa e a chiedergli se ha bisogno di una mano con le borse della spesa. Un giorno, qualcuno farà lo stesso con noi (magari gli stessi bambini che oggi ci vedono impegnarci a favore degli altri).

 

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I figli devono essere felici, non farci felici: la lezione di Einstein

“Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?
Linus: Oh, sì… Sempre.
Charlie Brown: Come pensi che vorresti essere da grande?
Linus: Vergognosamente felice!”
Charles M. Schultz

DOBBIAMO ESSERE FELICI, NON FARE FELICI GLI ALTRI

Essere felici è l’ambizione di tutti noi, per noi stessi e per i nostri figli. Il primo desiderio che ogni mamma o papà nutre per il suo bambino è che possa trascorrere momenti sereni, vivere con gioia, spesso protetto dai dolori della vita; cosa che, come ben sappiamo, inevitabilmente non accadrà.

Come possiamo allora preparare la strada alla felicità? La cosa migliore che puoi fare è non rassegnarti mai e, soprattutto, liberarti dai luoghi comuni, anche educativi. Devi essere felice, non fare felici le persone: vale per i bambini (come abbiamo detto nel titolo dell’articolo), ma anche per gli adulti.

IMPARIAMO LA DIFFERENZA TRA AMARE E VOLER BENE

C’è un vecchio detto ebraico che recita: “mentre l’uomo pianifica, Dio ride”. Il senso della vita è in effetti tutto qui: vivere è tutto ciò che ti accade mentre pianifichi altro. Come possiamo dunque parlare di felicità in un contesto che tante volte ci capita, senza darci la possibilità di scegliere, mettendo in luce tutta la nostra fragilità?

Il modo migliore è interiorizzare la differenza tra “voler bene” e “amare”, portandola nelle nostre vite. La troviamo in un passaggio de Il Piccolo Principe, opera che spesso citiamo per l’intensità nel criticare il mondo moderno, i suoi luoghi comuni, lo scetticismo, la rincorsa verso l’autorealizzazione, il cinismo, l’incapacità di instaurare rapporti reali, con emozioni reali.

Ti amo – disse il Piccolo Principe.
Anche io ti voglio bene – rispose la rosa.
Ma non è la stessa cosa – rispose lui. – Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.

Tutti (o quasi) abbiamo un proposito fermo e irremovibile nella nostra vita: amare qualcuno con tutte le nostre forze. E non sbagliamo: un sano attaccamento è indispensabile per stare al mondo. Spesso però finiamo per ritrovarci con una zavorra emotiva piena di “ti voglio bene”, falsi o peggio, ridondanti.

SE SI AMA DAVVERO NON SI PUÒ STARE MALE

Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse, liberi da aspettative. Significa capire che l’altro può essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.

Quando una persona afferma di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Ci si offre totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Questo donarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza e consapevolezza.

Per questo diciamo: i bambini devono essere felici, non renderci felici. Perché così ci obblighiamo a pensare che la loro felicità, in parte, non sarà la nostra. Perchè amare vuol dire lasciar andare,

COACHING CREATIVO: FAI COME EINSTEIN

Nel novembre 1922, Albert Einstein era in Giappone per una serie di lezioni e conferenze, quando gli arrivò la notizia di aver vinto il Nobel per la Fisica. Stupito, si barricò letteralmente nella sua stanza dell’Imperial Hotel di Tokyo per raccogliere idee e pensieri.

Quando un corriere bussò alla porta per consegnargli un messaggio, invece di lasciargli una mancia, lo scienziato scrisse sulla carta intestata dell’hotel un paio di “pillole di saggezza” dicendo all’ospite che, con un po’ di fortuna, un giorno avrebbero avuto più valore di qualche moneta. Ne citiamo due:

Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza.
Quando c’è una volontà, esiste una via.

Ecco, fai come Einstein: forse la calma e la modestia non sono per tutti, ma la volontà sì. E la volontà di essere felici è il primo passo verso il rispetto e la libertà di pensiero.

 

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La storia ha tanto da insegnarci

Andrea Biasi. Fonte: Vita Trentina

Cosa può insegnare la storia ai bambini? In un mondo in cui gli studi umanistici (le cosiddette humanities del mondo anglosassone) sono sempre più trascurati, abbiamo pensato di tornare a parlarne, in compagnia di Andrea Biasi, storico, studioso dei costumi locali trentini e, dal 2016, sindaco del Comune di Sfruz (che ha  avuto ampia eco quest’estate per essere “il paese che protegge i bambini“).

COSA POSSIAMO IMPARARE DALLA STORIA

Uno dei concetti più semplici, ma allo stesso tempo più difficili da spiegare ai nostri bambini, è quello di tempo. I bambini sono abituati a vivere nella dimensione temporale del presente, non colgono pienamente il significato di storia e della cronologia degli eventi che hanno portato alla formazione della nostra società. Questo è naturale, insito nello sviluppo del pensiero umano. Il concetto di tempo si impara gradualmente, si sviluppa in maniera progressiva insieme alle altre capacita cognitive. Ma proprio per questo è importante aiutare i bambini a sviluppare gradualmente un’idea di storia e di tempo che possa permettere di crescere adulti consapevoli e pienamente incentrati nel periodo storico in cui vivono.

Dove manca l’idea del tempo e della storicità, si corre il rischio, molto forte, che l’informazione possa essere manipolata in modo drammatico (un esempio celebre è quello di 1984, il capolavoro letterario di George Orwell). Quando questo accade, l’individuo viene privato di una libertà fondamentale: quella di pensare in modo critico e autonomo. In altre parole, la sua felicità dipenderà dall’esterno, dalle informazioni che altri decideranno di trasmettergli.

Un’altra lezione che è possibile estrapolare dallo studio della storia è la capacità di individuare i collegamenti tra gli eventi storici, il comprendere che il tutto è legato ad una legge di causa ed effetto. Spesso, erroneamente, consideriamo degni di nota unicamente i processi causa-effetto scientifici, quelli legati ai numeri e alla possibilità di sperimentare. Eppure, anche i fenomeni umani sono legati da processi altrettanto forti, oltre che infinitamente complessi.
Un bambino che acquisisca questa consapevolezza sarà sicuramente responsabilizzato nel suo comportamento e diventerà un cittadino migliore e più informato attento ai processi che portano a cambiamenti nel mondo.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, i bambini a cui è insegnata la storia potrebbero trarre molti altri benefici dalle lezioni provenienti dal passato. Molte volte sentiamo ripetere la locuzione latina “historia magistra vitae” (la storia è maestra di vita), nel senso che è possibile imparare dai nostri errori e dagli errori dei nostri antenati.
Un esempio su tutti è il grande insegnamento della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto: tali sono le conseguenze dell’odio e della disperazione quando i singoli e la collettività non riescono a gestirli.

POSSIAMO INNOVARE LA DIDATTICA DELLA STORIA  A SCUOLA?

Un pregiudizio comune è quello che la storia sia una materia noiosa, fatta di date, nomi e poco altro. In realtà, la storia si presta molto bene ad essere spiegata e insegnata attraverso giochi e la narrazione.

Chi di noi, da bambino, non ha mai sognato di essere un cavaliere? Una principessa? Un esploratore o un’esploratrice? Tutti abbiamo fantasticato di essere catapultati in un periodo storico differente. Quindi cosa c’è di meglio che utilizzare questa innata curiosità presente nei nostri bambini per cercare di coinvolgerli in un processo di apprendimento basato sul concetto di storia?

È importante che il bambino si senta protagonista del processo di apprendimento. Per la costruzione di un adulto consapevole è fondamentale sviluppare il senso critico, che si forma a partire dalla riflessione e dalla discussione. Un approccio didattico vincente è quello basato sulla possibilità, per i bambini, di mettere a confronto le diverse civiltà e i momenti storici della storia dell’uomo. Costruire relazioni, dibattere e fare ricerca (è possibile realizzare laboratori di ricerca anche nel microcosmo dell’aula), meglio se in modo collaborativo, è il modo migliore per superare quel “nozionismo” che ha portato gli studi umanistici al loro declino.

A CASA: LEGGIAMO E STIMOLIAMO IL GIOCO DI FINZIONE

E a casa? I genitori non possono certo mettersi ad organizzare laboratori e dibattiti! Vero, ma anche qui si può procedere in modo differente; ad esempio, cominciando dai libri. Da anni gli esperti sostengono i numerosi benefici per chi cresce circondato dai libri e, specialmente negli ultimi anni, l’editoria per ragazzi ha riscoperto la sua passione per i titoli che parlano di storia.

Naturalmente, il libro migliore di tutti sono mamma e papà: una lettura appassionata è uno strumento potente per trasmettere questa passione. L’importante è non vivere queste letture come un obbligo, ma come un momento piacevole in cui approfondire un proprio interesse. Di solito, la passione è sufficiente: l’esempio è il maestro migliore.

Un discorso a parte lo merita il gioco: simulazioni e travestimenti sono un ottimo strumento, ma va lasciata la massima libertà ai più piccoli. Diciamo che se conoscono usi e costumi di altre epoche, sarà più semplice che li portino in scena.

Ecco qualche titolo consigliato:

LE GRANDI CIVILTÀ DEL MONDO ANTICO 

Un testo che racconta le civiltà antiche con un taglio curioso, attento a tutti quei particolari della vita quotidiana che potrebbero appassionare i bambini. Del resto, spesso sono proprio gli usi e i costumi ad affascinare i più piccoli e a diventare un elemento importante per i loro giochi.

> Scopri il libro <

STORIE PRIMA DELLA STORIA

Racconti intorno al focolare di un villaggio preistorico; racconti che parlano di antichità, di un mondo tutto diverso da quello che conosciamo, ma con un magico filo comune: la narrazione.

> Scopri il libro <

ODISSEA. I VIAGGI DI ULISSE

Un testo illustrato per raccontare l’Odissea ai più piccoli; qui lasciamo le pagine della storia per addentrarci nella mitologia, ma con la consapevolezza che i miti sono parte integrante della nostra storia (e possono insegnarci moltissimo sull’antichità)!

Scopri il libro <

 

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