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Alzarsi in piedi quando entra l’insegnante: una buona abitudine spesso dimenticata

Per molti è ormai un gesto obsoleto, tanto da scatenare un acceso dibattito negli ultimi giorni: gli studenti devono alzarsi in piedi, come una volta, quando l’insegnante entra in classe?

LA GRANDE IMPORTANZA DEI PICCOLI GESTI

La nostra risposta è sì e vi spieghiamo il perché, riprendendo le parole dello scrittore Ferdinando Camon sul quotidiano Avvenire del 5 novembre:

Non rispetti un nome e cognome, ma un ruolo. Nel caso della scuola, rispetti il ruolo dell’insegnante, perché è lui che, insegnandoti la sua materia, ti insegna a vivere. Tra studente e professore esiste sempre una differenza di “sapere” e di ruolo, uno sa e dona il suo sapere, l’altro lo riceve e ringrazia per quel dono. Il ringraziamento si esprime con l’alzata in piedi. Nella professione d’insegnante non esiste maggiore soddisfazione che quella d’insegnare quel che ti piace, il che vuol dire studiare quel che ti piace. Tu entri in classe e vai alla tua cattedra, i ragazzi si alzano in piedi. Per te? No, per quel che tu gli porti quel giorno.

Nelle parole sopra citate troviamo un concetto che abbiamo espresso in un nostro recente approfondimento sulla differenza tra educazione e addestramento. Educare significa anche passare dai piccoli gesti, da un banale “per favore” o “grazie”: non è educazione alle buone maniere, ma testimonianza della traduzione di concetti spesso astratti in piccoli azioni quotidiane.

LE AZIONI SONO FONDAMENTALI PER EDUCARE!

Come abbiamo spiegato riprendendo un noto manuale di pedagogia generale (qui l’articolo), l’educazione non si mette in atto solo attraverso i piccoli gesti, ma nemmeno con le sole parole.

Si fa educazione quando, accanto alle abitudini, riusciamo a farne percepire il reale valore e la nostra convinzione. Ma ciò non toglie che queste abitudini vadano rispettate!

Un insegnante che sappia spiegare ai suoi studenti perché si devono alzare (ad esempio, per tutelare la rilevanza sociale per un ruolo che ogni giorno perde prestigio nel nostro paese) non li sta prevaricando; semplicemente, sta ponendo dei paletti e sta insegnando il rispetto delle regole (e il rispetto in sé)

ALZARSI DI FRONTE ALL’INSEGNANTE? ANCHE QUI SI PARLA DI GENTILEZZA

Parliamo spesso di come la gentilezza e la gratitudine possano cambiare il mondo. Perché ciò avvenga, occorre fare un passo indietro e non banalizzare i piccoli gesti che possono fare la differenza.

Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l’attenzione che prestereste alla cosa che considerate più importante. Infatti sarete giudicati da queste piccole cose.

 

Mahatma Gandhi

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L’effetto Pigmalione e la “profezia che si autoavvera”

L’effetto Pigmalione, detto anche effetto Rosenthal è il nome che si da all’effetto psicologico della “profezia che si autoavvera”. Se siamo convinti che una persona valga di più, inconsciamente la tratteremo in modo da stimolarne il potenziale di sviluppo. Questo vale anche al contrario: se siamo convinti che un bambino abbia un potenziale inferiore, finiremo (altrettanto inconsciamente) per inibirlo e fargli conseguire risultati inferiori.

effetto pigmalione
Autrice: Helen Oxenbury

LA SCOPERTA DELL’EFFETTO PIGMALIONE

Nel 1972, lo psicologo Theodor Rosenthal decise di fare un esperimento presso l’Oak School, in California. All’inizio dell’anno scolastico, un’equipe di psicologi indicò agli insegnanti i bambini più intelligenti delle loro classi; gli psicologi motivarono il fatto sulla base dei risultati in veri test d’intelligenza.

Gli psicologi, in realtà, avevano estratto a caso i nomi dei ragazzi; dunque, la loro intelligenza era solo una credenza, di cui gli insegnanti erano stati persuasi.

Al termine dell’anno scolastico, però, questi ragazzi mostrarono di aver ottenuto risultati più elevati della media e perfino un incremento del QI. Rosenthal spiegò questo effetto chiamando in causa le aspettative degli insegnanti, che, convinti (erroneamente) dell’elevato potenziale dei ragazzi li avevano stimolati di più rispetto al resto della classe.

E IL MECCANISMO DELLA “PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA”

L’esperimento ha dimostrato l’esistenza di una “profezia che si autoavvera”: le credenze di una persona condizionano il suo comportamento e le sue aspettative, finendo per realizzarsi.

Il lato oscuro dell’effetto Pigmalione è che funziona anche in senso negativo: se ci persuadiamo che un ragazzo sia stupido, svogliato o che non possa raggiungere risultati elevati finiremo per investire meno energie su di lui, accontentandoci di traguardi mediocri e senza motivarlo adeguatamente.

E’ quello che, purtroppo, succede a volte nelle nostre scuole.

In seguito al celebre esperimento di Rosenthal, numerosi altri psicologi hanno indagato l’effetto Pigmalione, anche dal punto di vista del soggetto (in questo caso erano gli insegnanti ad influenzare i risultati dei loro allievi); attraverso questi esperimenti si è definito con precisione sempre maggiore il meccanismo della “profezia che si autoavvera”, dimostrando quanto l’autostima di ciascuno di noi e le credenze personali siano fondamentali per raggiungere i nostri obiettivi.



NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE!

L’effetto Pigmalione ci insegna una lezione molto importante: non siamo quello che siamo, ma quello che crediamo di essere. E quello che il mondo crede di noi.

Vale specialmente per gli insegnanti, che con il loro lavoro quotidiano possono fare moltissimo, a patto di investire su tutti i loro studenti, con l’obiettivo di portarli all’eccellenza. Spesso è difficile, ma si tratta di un dono che facciamo ai ragazzi.

D’altra parte, tutti noi, viviamo l’effetto Pigmalione giorno dopo giorno: giudizi, credenze e aspettative condizionano ogni momento della nostra vita, dal risveglio fino a quando andiamo a dormire. Conoscere il meccanismo della “profezia che si autoavvera” (e ripassarlo ogni mese!) può aiutarci a dare il meglio di noi e a tirar fuori il meglio da chi ci circonda.

BIBLIOGRAFIA:

Baldacci M. (2012), Trattato di pedagogia generale, Carocci
Rosenthal R., Jacobson L. (1992), Pygmalion in the classroom, Irvington (una versione ridotta del testo, in lingua inglese, è disponibile gratuitamente sul sito dell’Università di Muenster, a questo link)

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L’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.

Pablo Neruda

I bambini ci insegnano molto,con il loro entusiasmo, con la loro gioia di vivere. Ma quando si diventa adulti, si guarda il mondo con altri occhi. E’ per questo che non si può lasciar andar via il bambino che è dentro ognuno di noi, affrontando la vita con un pizzico di magia.
Quella che vi proponiamo oggi è una vera e propria sfida. Parliamo sempre di bambini, senza pensare che, per capire davvero il loro mondo ed essere felici, dovremmo provare a riconnetterci con il bambino interiore che è in noi.
Grazie ai figli, riscopriamo sensazioni dimenticate da anni, tra cui una lezione fondamentale: vivere nel presente, dandoci tempo per sperimentare.

SOGNIAMO AD OCCHI APERTI

Sembra tempo perso, ma non lo è affatto. Se riusciamo a dedicare tempo ai nostri sogni, viaggiando con l’immaginazione, possiamo effettivamente entrare in contatto con i nostri desideri più profondi ed aggiungere serenità alle nostre giornate.

RITROVIAMO IL SAPORE DELLA BONTA’

Una merenda o la colazione fatta in casa rappresentano un tuffo nell’infanzia e fanno iniziare la giornata con il sorriso. Ritrovare il sapore della bontà, in tutti i sensi, ci mette in pace col mondo: sono i piccoli gesti a fare la differenza, anche solo incontrare lo sguardo di uno sconosciuto e sorridere.

CONCEDIAMOCI UN MOMENTO DI FOLLIA

Alleniamo la capacità di vivere la giornata in modo diverso, senza necessariamente fare grandi sconvolgimenti. Basta anche soltanto sperimentare un percorso sconosciuto, qualcosa di diverso dalle solite abitudini..

COLTIVIAMO LE NOSTRE PASSIONI

Di fronte al nostro hobby preferito, ci sentiamo sollecitati, incuriositi, aperti alle possibilità, coinvolti. Vivere con passione è uno stile di vita ed è in grado di migliorare la qualità delle nostre giornate. Alleniamo la nostra consapevolezza senza smettere di giocare!

COME RIUSCIRCI? TORNIAMO BAMBINI!

Tutto questo è possibile soltanto se ci educhiamo ad imparare dai bambini. Ci poniamo (giustamente!) nella posizione di guide, di punti di riferimento, dimenticando però che la magia dell’infanzia può aiutarci a capire il mondo adulto. Ed ecco una poesia per riflettere:

DITE DI JANUSZ KORCZAC

Dite: è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.

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Educare è educare a vivere

Imparare a vivere richiede non solo conoscenze, ma la trasformazione, nel proprio essere mentale, della conoscenza acquisita in sapienza e l’incorporazione di questa sapienza per la propria vita.

Sono parole di Edgar Morin, filosofo francese contemporaneo, che ci fanno ben comprendere l’essenza dell’educazione: educare è educare a vivere ma, prima ancora, educare è vivere.

In questo decliniamo a pieno le frasi di Vittorino Andreoli pubblicate qualche tempo fa: laddove il noto psichiatra ci parlava di educazione come insegnamento delle gioie della vita, apriamo ulteriormente il raggio d’azione. Non possiamo educare ad apprezzare le gioie della vita se non sappiamo viverla a pieno. Per farlo, riprendendo Michel de Montaigne: “E’ meglio una testa ben fatta, piuttosto che una testa ben piena”. Spesso di concetti inutili o ridondanti.

L’EDUCAZIONE BEN FATTA: EDUCARE A VIVERE

Che cosa significa educazione ben fatta? Sempre Morin afferma:

Conoscere e pensare non è arrivare a una verità assolutamente certa, è dialogare con l’incertezza.

Qui il bello della nostra fragilità. Il legame tra vita ed educazione è esso stesso educazione: educazione al sentire, al tradurre la pura emozione in modus operandi critico. Significa, concretizzando, che l’importanza della cultura e dell’educazione non risiede nella mera accumulazione quantitativa dei saperi, ma nel determinare un’attitudine generale a porre e trattare i problemi, nel saperli collegare e organizzare, usando tutte le forme di intelligenza a nostra disposizione.

Spesso vediamo persone mediamente istruite, con una cultura di base accettabile, che presentano lacune piuttosto significative, per non dire livelli di incomprensione del mondo che le circonda, assolutamente umilianti. In questi casi, tutt’altro che eccezioni, il dubbio sulla qualità dell’istruzione e l’importanza di una riforma emergono in tutta la loro necessità. Parliamo dell’adulto, prima ancora di intervenire sul mondo della scuola e sul bambino.

Educare, in ogni caso, significa dare gli strumenti per vivere, aprire la mente, prima ancora che riempirla.

LA SFIDA PER GLI EDUCATORI: INSEGNARE IL PENSIERO EMOZIONALE

Il compito spetta principalmente agli educatori a cui è richiesta competenza, ma soprattutto passione, tecnica, arte. Essi sono chiamati a contestualizzare e globalizzare le menti e prepararle alla crescente complessità della vita.

Oggi viviamo in un’epoca di iper-specializzazione: persino le emozioni rischiano di essere analizzate in maniera avulsa dal contesto, come se tristezza, rabbia, gioia, fossero istanti indipendenti dalle relazioni e dallo scenario. L’eccessiva specializzazione divide, separa, crea muri insormontabili, fatti di linguaggi propri e teorie ripiegate su se stesse. In un mondo destinato sempre più alla globalizzazione, allo scambio, alla diversità, non avere un approccio globale, aperto è un danno enorme e crea egoismi di parte, che escludono individui o società dalla dinamica globale dello sviluppo.

Per questo la sfida è il pensiero emozionale, non l’insegnamento delle emozioni: usare intelletto, cuore, per vedere, sentire e capire. Concludiamo citando un’ultima volta Morin:

Un pensiero capace di non rinchiudersi nel locale e nel particolare, ma capace di concepire gli “insieme”, sarebbe adatto a favorire il senso della responsabilità e il senso della cittadinanza.

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La torre rosa Montessori

La torre Montessori, conosciuta come torre rosa Montessori è uno dei materiali montessoriani proposti al bambino per lo sviluppo armonico di corpo e mente e per il suo sviluppo; si tratta di una torre composta da 10 cubi di dimensioni crescenti (in origine con il lato da 1 a 10 cm).

La torre rosa è un’attività che si può proporre ai bambini intorno ai 30 mesi di età: il momento giusto per cominciare arriva quando i piccoli sanno camminare e muoversi agevolmente. Se cercate un gioco di costruzioni naturale e semplice, che metta alla prova il bambino senza distrarlo con suoni, luci e colori sgargianti, questa torre è quel che fa al caso vostro.

LA TORRE ROSA MONTESSORI

torre rosa montessori
Costruzioni montessoriane, all’insegna dell’apprendimento: ecco come viene utilizzata la torre rosa.

La torre rosa Montessori è un materiale che il bambino può costruire e distruggere liberamente; il compito principale, accanto a quello di stimolare la motricità fine del bambino, è quello di presentargli gli oggetti (nel nostro caso la serie di dieci cubi) nelle loro tre dimensioni, dal più grande al più piccolo.

All’interno del metodo Montessori, la torre fa parte dei materiali per lo sviluppo sensoriale; ha quindi il compito di allenare il bambino all’integrazione dei diversi stimoli sensoriali che riceve dall’oggetto, aiutandolo a coordinarli anche con le proprie azioni.

Perché il rosa? In origine, la torre rosa non era affatto rosa! Si trattava di una torre di cubi di legno grezzo, non verniciato; in seguito, Maria Montessori si accorse che il colore rosa, tonalità calda ma priva di quell’effetto “brillante” che distrae il bambino dal suo compito, facilitava il lavoro. Ecco come la torre Montessori è diventata una torre rosa.



DOVE ACQUISTARE LA TORRE ROSA MONTESSORI

Online è possibile acquistare la torre rosa Montessori risparmiando rispetto agli acquisti in negozio. Trattandosi di un materiale di nicchia, utilizzato da una cerchia ristretta di famiglie, anche il numero di produttori che la realizzano sarà ridotto. Tra questi, ne abbiamo selezionati un paio.

La torre rosa prodotta da Montessori 4 You è sicuramente tra i modelli migliori in commercio per qualità e fedeltà rispetto all’originale. Questo brand made in Italy, infatti, si ripropone di offrire a scuole e genitori una gamma di materiali Montessori di alto livello, in accordo con le indicazioni che ha dato in merito la stessa Maria Montessori. Scopri l’offerta su Amazon.it

torre rosa montessori

In alternativa, è possibile acquistare il set prodotto da MagiDeal, che oltre alla torre contiene anche la cassetta di legno in cui riporre i cubi; questo set viene proposto con un ottimo sconto (fino al 45%, a seconda del periodo dell’anno) e può essere un ottimo regalo. Scopri l’offerta su Amazon.it

torre rosa montessori

COME UTILIZZARE LA TORRE MONTESSORI A CASA?

Come tutti i materiali Montessori, anche per la torre rosa vale la massima: “insegnami a fare da solo”. Dunque, sarà sufficiente presentare al bambino la torre con tutti i cubi impilati in ordine decrescente (potremmo posizionarla in un angolo della cameretta in modo che sia ben visibile) e fargli vedere come spostiamo i singoli cubi per smontarla e ricostruirla.

Non servirà dare istruzioni a voce o correggere il bambino: tutti i suoi tentativi ed anche gli errori sono ben accetti come parte del percorso d’apprendimento. La regola da far rispettare, invece, è quella per cui non si lanciano i cubi (regola che dovrebbe valere anche per tutti i giochi di costruzioni). Quando il bambino finirà di giocare con la torre, potremo riporla insieme nel suo cassetto, su una mensola o in un angolo della cameretta (in questo caso dovremo impilare nuovamente i cubi).

E adesso, rispondiamo alle domande a cui sicuramente starete pensando. È necessario aspettare fino a 30 mesi per utilizzare questa torre? In realtà no (se, come noi, utilizzate metodi e materiali in modo elastico); l’importante è avere la ragionevole certezza che il bambino non provi ad ingerire i cubi più piccoli della torre. Questo varia da piccolo a piccolo ed è impossibile dare indicazioni precise.

E se la nostra torre fosse gialla, azzurra o verde? I benefici, dal punto di vista del riconoscimento degli oggetti e della motricità sono gli stessi; anzi, se crediamo nei benefici della cromoterapia, usare un colore come l’azzurro avrà benefici effetti sullo stato emozionale del piccolo; però, saremo “un po’ meno montessoriani” di prima.

E se il bambino non guarda la torre rosa? O peggio, la utilizza come munizioni per bersagliare la porta/il nonno/il cane? In effetti, in quest’ultimo caso la regola di cui parlavamo potrebbe essere inefficace. Non smetteremo mai di sottolineare che nessun gioco è adatto a tutti i bambini. La cosa migliore che noi grandi possiamo fare è metterci l’entusiasmo e la buona volontà; solitamente i piccoli ne verranno coinvolti (e affascinati), ma potrebbe anche andare diversamente; in questo caso, niente paura: ci sono centinaia di altre attività e giochi da sperimentare insieme.

TORRE ROSA FAI DA TE

Anche la torre rosa Montessori, come gli altri materiali proposti dal metodo, erano in origine realizzati su misura da falegnami e dunque possiamo costruirli anche in casa. In questo caso, però, ci servirà una buona dose di abilità.

Se volete cimentarvi in quest’impresa, vi serviranno:

  • fogli di compensato
  • carta vetrata
  • colla a caldo
  • squadra e matita
  • seghetto
  • colore acrilico rosa

Dopo aver disegnato sui fogli di compensato le facce di ogni cubo (dal più piccolo, che vi consigliamo di realizzare di 3 cm di lato, al più grande, di 12 o 13 cm), dovrete ritagliarle con il seghetto ed incollarle utilizzando la colla a caldo. Una volta asciugata la colla, dovremo smussare gli spigoli con la carta vetrata ed infine dipingere il compensato con la vernice acrilica rosa.

A parole sono sufficienti tre righe, ma in realtà realizzare questo giocattolo è ben più complesso; per questo lo sconsigliamo a chi è alle prime armi e non ha esperienza con seghetto e compensato. Qualcuno suggerisce di realizzare i cubi della torre rosa con del cartone dipinto; secondo noi è lavoro sprecato: serve un materiale robusto, come il legno, per un materiale che dovrà essere manipolato dai bambini!

ALTRI ARTICOLI SUL METODO MONTESSORI

Se siete interessati all’universo montessoriano, vi consigliamo di leggere anche questi nostri approfondimenti:

Il metodo Montessori

Dove acquistare i materiali Montessori 

Pannelli sensoriali (o pannelli montessoriani)

Lettini montessoriani

Learning tower: la torre montessoriana

Attività ispirate al metodo Montessori da provare a casa

Nomenclature Montessori 

Gli articolisti di Portale Bambini propongono e raccomandano giochi, libri ed altri prodotti in modo indipendente; non percepiscono alcun compenso da parte delle case produttrici o da terzi. Se acquistate su Amazon.it un prodotto (sia quelli raccomandati che gli altri) Portale Bambini percepisce una piccola commissione senza variazioni sul prezzo finale o sulle promozioni. Le promozioni segnalate spesso sono temporanee; vi consigliamo di affrettarvi!

 

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Pannelli sensoriali

I pannelli sensoriali, o pannelli tattili, sono semplici strutture con cui i bambini possono giocare negli spazi chiusi attivando i propri sensi. Questi pannelli sono impropriamente conosciuti come pannelli montessoriani (o pannelli montessoriani delle attività), in quanto il metodo Montessori non li prevede. Solitamente, sono costituiti da una tavola di legno alla quale sono fissati una serie di oggetti da toccare, aprire/chiudere, legare/slegare, tirare, muovere.

Questi pannelli sono adatti per i bambini tra i 12 mesi e i 4 anni di età e, in alcuni casi, si rivelano un ottima attività per tranquillizzare i piccoli permettendo loro di lavorare sullo sviluppo sensoriale. Quindi: prima di accendere la tv, date una chance a quest’attività; a qualcuno potrebbe risolvere più di un problema (facendo allo stesso tempo del bene al bambino).

I PANNELLI SENSORIALI

L’origine dei pannelli sensoriali è incerta. Probabilmente, si tratta di un oggetto derivato dai materiali montessoriani, che però si differenziano per alcune importanti caratteristiche:

  • seguendo le osservazioni di Maria Montessori, il materiale dovrebbe essere preparato in modo tale da presentare una scala di un’unica qualità; per fare un esempio, una serie di cubi identici tra loro eccetto che per il colore; oppure, una serie di blocchi identici nel colore e nel materiale ma differenti per forma, dal più grande al più piccolo;
  • al contrario, i pannelli sensoriali di uso comune mettono insieme consistenze, colori e materiali diversi tra loro (anche per semplicità costruttiva).

Vedremo in seguito come realizzare un pannello sensoriale che sia anche un pannello montessoriano. Questo è un pannello sensoriale fai da te, realizzato con vari materiali di recupero e materiali per lavoretti creativi:

pannelli sensoriali tattili montessoriani

PANNELLI SENSORIALI FAI DA TE

Questo è un semplice pannello che abbiamo realizzato in casa. Invece di realizzare la base con una tavola di legno, abbiamo utilizzato due fogli di feltro sovrapposti. Su di questi, abbiamo incollato cerniere e pompon.

pannelli sensoriali fai da te montessoriani

L’alternativa è utilizzare un pannello rigido, solitamente legno compensato, a cui si fissano con la colla a caldo le varie attività sensoriali. Al posto delle cerniere, dei lucchetti, dei lacci e degli altri meccanismi da aprire-chiudere puoi utilizzare anche strisce di tessuti e materiali con varie consistenze.

Ricordati che se vuoi realizzare un pannello sensoriale che sia anche montessoriano, dovresti cercare di far variare un’unica qualità. Facciamo un esempio: se vuoi far sperimentare le varie consistenze tattili, dovresti incollare sul pannello dei quadretti di vari materiali delle stesse dimensioni e dello stesso colore. La consistenza deve essere l’unica variabile.

DOVE ACQUISTARE I PANNELLI SENSORIALI

Negli ultimi anni, sempre più produttori di giocattoli hanno riscoperto i materiali sensoriali e li hanno usati come modelli per sviluppare e produrre una serie di prodotti definiti “giocattoli educativi”. Questi pannelli non fanno eccezione! Come sempre, l’industria non riesce a mantenere intatto lo spirito pedagogico (ammesso che serva a qualcosa!) e quindi questi prodotti presentano delle piccole differenze con i pannelli originali.

Il vantaggio? Puoi trovare tanti pannelli sensoriali e pannelli delle attività facilmente reperibili online e dal prezzo particolarmente contenuto (15-20€). Lo svantaggio? Dovendo produrre su larga scala, si è persa l’attenzione alle consistenze e ai diversi materiali lavorando di più sulle attività di motricità fine. In questo modo, la componente sensoriale viene messa in secondo piano, a vantaggio di quella cognitiva. I nostri preferiti sono quelli prodotti da Melissa & Doug, azienda americana specializzata nei giochi sensoriali in legno (è un brand che in Italia si trova difficilmente nei negozi ed è ancora poco conosciuto).

Questo pannello, ad esempio, è realizzato con serrature e lucchetti sofisticati e molto resistenti; secondo noi è la prima scelta se siete alla ricerca di un pannello economico e robusto che possa piacere ai più piccoli: puoi acquistarlo su Amazon.it

Questo modello, invece, è leggermente più costoso; il meccanismo è simile, con forme e colori diversi (in questo caso associati agli animali della fattoria) da esplorare attraverso lucchetti e chiavistelli: puoi acquistarlo su Amazon.it

COME POSSIAMO UTILIZZARE I PANNELLI SENSORIALI IN CASA? 

L’obiettivo è: impegnare i bambini in un’attività di esplorazione sensoriale e in piccole attività rompicapo. Quando giocano con i 5 sensi e risolvono piccoli rompicapi i bambini sono incredibilmente concentrati. La concentrazione è sempre più rara di questi tempi e invece aiuta a rilassarsi. I pannelli sensoriali e le tavole delle attività sviluppano l’intelligenza del bambino e la sua capacità di risolvere problemi, ma non solo: sono un potente strumento per lo sviluppo sensoriale.

Riassumendo, i pannelli sensoriali:

  • rilassano
  • aiutano a concentrarsi
  • sviluppano vari tipi di intelligenza in modo armonico

Uno strumento miracoloso? Sarebbe bello; peccato che non a tutti i bambini interessino. Qualche piccolo ne resterà incantato e per mesi li porterà perfino a letto, altri invece li ignoreranno bellamente. La cosa migliore da fare è sperimentarli, proponendoli con entusiasmo e senza demordere al primo rifiuto (ma senza ossessionare i bambini). Solitamente, specialmente le serrature e i lucchetti piacciono.

ALTRI ARTICOLI SUL METODO MONTESSORI

Come abbiamo detto, i pannelli sensoriali non sono propriamente pannelli montessoriani. Se sei interessata/o all’educazione dei sensi e della motricità tipica dell’universo montessoriano, ti consigliamo di leggere questi articoli:

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