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Pennarelli: tanti usi, anche da scarichi

Forse non ci avete mai pensato, ma i pennarelli si prestano molto bene, oltre a far divertire i bambini con i loro colori brillanti, anche all’arte del riciclo. Capita infatti, dopo averli usati, di trovarli quasi scarichi e chiedersi che fare. In questa rassegna vi spiegheremo un po’ di trucchi per dare nuova vita ai vostri pennarelli e stupire i bambini.

PENNARELLI: FORSE NON TUTTI SANNO CHE …

Colori a spirito
I pennarelli sono delle penne con un serbatoio contenente inchiostro colorato e una punta di materiale sintetico poroso, quasi sempre feltro o nylon. I più diffusi sono i così detti “colori a spirito”: contengono un inchiostro composto da una soluzione acquosa di prodotti coloranti e un solvente come toluene o xilene.

Il colore viene assorbito dalla punta in feltro o nylon e trasferito uniformemente sul supporto cartaceo. Sono quelli che normalmente acquistiamo e che vengono utilizzati anche dai bambini. Per i più piccoli sono state pensate soluzioni lavabili, che consentono quindi un utilizzo su qualsiasi tipo di superficie senza il rischio di macchie indelebili.

Pennarelli indelebili
I pennarelli indelebili hanno un inchiostro composto da solventi come xilene, toluene o etanolo, oltre ai coloranti e la resina. La loro particolarità consiste nel poter scrivere su differenti materiali, senza che il colore si cancelli. Anche gli evidenziatori rientrano nella categoria dei pennarelli indelebili.

Pennarelli cancellabili a secco
Questi pennarelli vengono utilizzati per scrivere su lavagne bianche (dette whiteboard) o proiettori per lucidi. Il tratto può essere cancellato con una spugna, dato che l’inchiostro aderisce alla superficie senza essere assorbito.

DISEGNARE E COLORARE CON I PENNARELLI

In rete trovate molti tutorial che spiegano come colorare bene con i pennarelli o come insegnare ai bambini a colorare bene. Noi non vi parleremo di questo, più che altro perché siamo convinti che il concetto di “colorare bene” sia superfluo. La bellezza del colorare sta nel farlo provando gioia di fronte alla propria creazione: per cui, a nostro avviso, l’importante è sperimentare e divertirsi, non importa il risultato. Abbiamo però pensato di darvi qualche dritta su come sfruttare al massimo le potenzialità dei pennarelli, attraverso sfumature o effetti 3D.

Per riempire gli spazi bianchi del foglio esistono diverse tecniche che consentono di ottenere effetti anche molto particolari: tratteggio con linee parallele o con linee continue a zigzag, puntinismo o sovrapposizione di due oppure più colori.

Per ottenere differenti gradazioni di colore potete realizzare tratti paralleli affiancando colori affini (ad esempio arancione e rosso), dal più chiaro al più scuro. In alternativa potete aumentare la concentrazione delle linee nel tratteggio o i punti nel puntinismo.

Per scurire una tonalità dovete passare lo stesso colore sopra uno strato precedente, aumentandone la saturazione, senza esagerare per non finire nel “troppo scuro”.

MESCOLARE I COLORI CON IL PUNTINISMO, IL TRATTEGGIO E I GHIRIGORI

Spesso lo si dà per scontato, ma con i pennarelli è possibile miscelare i colori attraverso accorgimenti specifici. Si tratta di tecniche molto semplici, che però richiedono un po’ di pazienza e concentrazione. In tutti i casi la fusione dei colori è il risultato della percezione visiva

Puntinismo
Bisogna affiancare punti di colori diversi, dopo aver tracciato il disegno a matita. E’ preferibile alternare il colore da uno più chiaro ad uno più scuro, facendo tanti puntini all’interno della sagoma. Per le sfumature esterne, potete utilizzare un pennarello azzurro che dà profondità. Affinchè l’effetto sia davvero pittorico, occorre punteggiare il disegno per intero, riempiendolo completamente.

Ghirigori
In questo caso vengono utilizzati dei pennarelli a punta fine, mischiando differenti colori con la sovrapposizione di ghirigori e tratteggi.

Tratteggi e linee
In questo caso bisogna scegliere la direzione del segno e colorare mantenendola sull’intero disegno. E’ opportuno non caricare troppo il colore, per ottenere una raffigurazione leggera e luminosa.

Geometrie
Potete anche colorare con i pennarelli realizzando delle figure geometriche in un foglio quadrato. Per iniziare provate a disegnare quattro quadrati e tante figure geometriche all’interno di ognuno dei quadrilateri. Le numerose sezioni ottenute in questo modo vanno poi colorate appunto con i pennarelli, con una tecnica simile allo zentangle.

RICICLARE I PENNARELLI USATI

Spesso, quando i pennarelli cominciano a scaricarsi, ci si chiede se esista qualche modo per riciclarli. Abbiamo cercato in rete e vi proponiamo alcune tra le soluzioni più interessanti.

Da pennarelli ad acquarelli
Dovete smontare il pennarello ed estrarre il feltro colorato che andrà poi immerso in vasetti con acqua (alcuni suggeriscono alcool denaturato, ma noi, lavorando con i bimbi, preferiamo solo l’acqua). In alternativa potete infilare i pennarelli interi a punta in giù nel vasetto. Lasciate a bagno per un po’ di tempo (almeno qualche ora), così da ottenere un’acqua colorata che potrete impiegare per disegnare in stile acquerello.

Il colore ottenuto può essere utilizzato per colorare la pasta, le uova sode, la rafia o la corda, volendo anche la stoffa, sapendo che in questo caso il colore non è indelebile.

Laboratorio creativo con l’acqua colorata e spugne
Prendete grandi fogli bianchi e tamponateli con una spugna immersa nel colore: otterrete un effetto marmorizzato, ulteriormente personalizzabile utilizzando dischetti di cotone o dei pezzetti di cartone tipo quello delle uova che è molto poroso

Laboratorio creativo di pittura con sale e acqua dei pennarelli
Potete sperimentare questi colori anche per la pittura al sale, di cui vi abbiamo parlato nel nostro articolo dedicato alle tecniche di pittura alternativa. Basta prendere un pennello, intingerlo nel colore e spennellare il foglio. Versate poi un pizzico di sale grosso sulla pennellata e lasciate asciugare. Una volta asciutto il colore rimuovete il sale: trovere macchiette bianche che creano un effetto stellato meraviglioso.

Laboratorio di riciclo delle custodie dei pennarelli usati
Con le custodie vuote dei pennarelli potete inventare tanti giochi, come lo shangai gigante per i bambini, oppure rivestire rotoli di carta igienica per farne portamatite o cartoncino opportunamente ritagliato per realizzare portafoto.

LIBRI DA COLORARE CON I PENNARELLI

I pennarelli, con i loro colori vivaci, si prestano molto bene all’Art Therapy. A questo proposito vi suggeriamo alcuni libri da colorare appositamente pensati per bambini. Ad esempio Mandala junior a cura di Giunti, con tanti disegni composti da figure geometriche da colorare a piacere.

Costa appena 2,50€ e lo trovate online > Mandala junior su Amazon.it

Un’alternativa interessante è il libro Gli animali del mondo. I miei mandala da colorare che, grazie alla carta spessa delle pagine, si presta ad essere utilizzato anche dai più piccoli e colorato con le matite, i pastelli, gli acquarelli o i pennarelli.

Scopritelo online > Gli animali del mondo. I miei mandala da colorare su Amazon.it

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Pastelli a cera: idee creative ed idee riciclo

I pastelli a cera sono molto amati dai bambini e si prestano a molteplici utilizzi. Grazie alla loro morbidezza e ai colori freschi e brillanti, rappresentano un’ottima soluzione per per dipingere con effetti gradevoli. Per iniziare, bisogna recuperare un foglio preferibilmente ruvido ed una varietà di tinte a scelta.

Una delle principali peculiarità dei pastelli a cera è che sono facilmente sfumabili, anche solo con le dita della mano. Inoltre si prestano a laboratori creativi di riciclo, quando sono ormai consumati e difficilmente utilizzabili. Di seguito vi presentiamo una breve guida su come usarli e su qualche idea per il riciclo creativo.

pastelli a cera

BREVE STORIA DEI PASTELLI A CERA

I pastelli a cera sono bastoncini di pigmento colorato in cui il legante, colla o cera, è ridotto al minimo per consentire l’adesione del colore al foglio. I disegni possono essere vaporizzati con uno spray fissante e protetti con una cornice di vetro che ne garantisce la conservazione. I pastelli a cera hanno un’origine abbastanza antica: il loro creatore, l’artista francese Jean Perréal , inizio a usarli verso la fine del XV secolo.

In Italia uno dei principali utilizzatori fu Leonardo da Vinci che li impiegava per gli studi e gli schizzi e ne parlò nel suo “Codice Atlantico”, definendoli: “… una tecnica nuova per dipingere con differenti colori secchi …”.
A consacrarli tra le tecniche pittoriche fu la pittrice veneziana Rosalba Carriera nel 1600: ben presto, grazie alla velocità di stesura e alla morbidezza degli effetti, divenne una tecnica molto in voga per i ritratti (tra i pittori più famosi citiamo Maurice Quentin de La Tour e Jean Baptiste Perronneau).

Successivamente, con la Rivoluzione Francesce e la decadenza dei committenti aristocratici, il pastello cadde in disuso e venne riportato in auge soltanto con l’arrivo degli Impressionisti. Nel XX secolo fu amato ed ampiamente utilizzato da Pablo Picasso.

COME DISEGNARE CON I PASTELLI A CERA

I pastelli a cera si presentano solitamente sotto forma di barrette. Per iniziare, tracciate a matita su un foglio di carta ruvido (colorato o bianco), i contorni del vostro disegno, lasciando il tratto leggero. Poi iniziate a colorare, sperimentando i diversi effetti:

  • con la punta spezzata, sfregata sulla carta ruvida, otterrete linee sottili
  • con la punta piatta avrete un tratto uniforme

A seconda della pressione esercitata, otterrete una maggior intensità del colore. Inoltre potete utilizzare anche i frammenti che si producono colorando, sfumandoli con le dita sul disegno ed ottenendo contrasti interessanti e mescolanze di colore. Per eliminare il colore in eccesso o cancellare eventuali macchie, è sufficiente passare un panno umido.

CONSIGLI UTILI

  • Per ripulire rapidamente i mozziconi colorati, potete immergerli in una scatola colma di riso ed agitarla per qualche istante
  • Se vi avanzano dei frammenti molto piccoli, potete conservarli in un barattolo, in attesa di usarli successivamente
  • Per proteggere i vostri disegni, incorniciateli oppure usate dei fissativi specifici

RICICLO CREATIVO DEI PASTELLI A CERA

Come dicevamo in precedenza, spesso ci si ritrova con frammenti e mozziconi dei pastelli, difficilmente utilizzabili per il disegno. Che ne dite di alcune idee-riciclo creativo da sperimentare a casa? Si tratta di un modo di divertire i più piccoli, stimolando la loro creatività e insegnando loro a non sprecare.

Formine di cera
I pastelli si possono trasformare in candeline decorative: basta raccogliere gli avanzi, eliminare eventuali etichette e spezzettarli in stampini di silicone, avendo l’accortezza di riempire bene le formine. Poi si procede ad infornare a bassa temperatura in modo tale da fondere la cera. Una volta raffreddati, sformate gli stampini che potranno essere utilizzati dai bimbi per nuovi disegni.

Colori a dita
I colori a cera possono essere trasformati in colori da dita. In questo caso bisogna cospargere un foglio con i frammenti di pastelli a cera grattuggiati e scioglierli con il phon. In alternativa, potete aggiungere i pastelli a cera polverizzati ad un mix liquido di acqua e farina.

Mosaico
Questa è un’idea dell’artista Christian Faur, che si è lasciato ispirare dalla sua bambina. Potete riprodurre immagini utilizzando i pastelli come fossero tessere di un mosaico, Il meccanismo è molto simile a quello della Pixel Art.

Biglietti d’auguri
Se vi siete cimentati con gli stampiti, potete usarli non solo per colorare, ma anche per creare simpatiche decorazioni per i vostri biglietti d’auguri. Potete ad esempio applicarli su cartoncini sagomati, impreziosendo la decorazione con dei nastri colorati. Le formine di cera possono anche essere utilizzate come chiudi pacco.

Dipingere su tela
Ecco un’idea originale per sfruttare dei pastelli a cera altrimenti inutilizzati. Si tratta di dipingere su tela, anziché su carta. Dovrete grattugiare i pastelli a cera, dopo aver rimosso le loro etichette. Cospargete i frammenti colorati ottenuti su di una tela di base e fate in modo che i colori si sciolgano, fondendosi tra loro, grazie all’aria calda del phon. Oppure potrete ricorrere ad una tecnica alternativa, fissando i pastelli a cera sul lato superiore della tela.

Lettere di cera
Se avete degli stampini a forma di lettera, potete creare delle scritte personalizzate. Anche in questo caso dovete disporre i pezzetti di pastello nelle formine per le lettere, infornando a 135 gradi per circa venti minuti.

LIBRI PER IMPARARE A DISEGNARE CON I PASTELLI A CERA

Vi consigliamo, se avete voglia di approfondire, la lettura di questa guida:

Imparare a dipingere con i pastelli a cera, edito da L’Airone

Troverete spiegazioni sintetiche, ma molto chiare, illustrazioni esplicative, approfondimenti su quali sono i materiali per cominciare, come si traccia il disegno iniziale, come si mescolano o diluiscono i colori, qual è il modo migliore per definire prospettive e volumi. Nelle schede di sintesi viene invece proposto un riassunto delle idee proposte, per facilitare la consultazione.

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PITTURA CON I COLORI A TEMPERA

pittura con i colori a tempera

Dipingere con i colori a tempera è un passatempo piacevole per grandi e piccini, oltre ad essere uno dei modi più semplici per avvicinarsi alla pittura.
I colori a tempera sono molto diffusi, anche nella didattica, perché sono semplici da utilizzare e presentano il vantaggio di essere molto coprenti, di avere un’asciugatura rapida (il colore si asciuga in pochi minuti) e di essere abbastanza economici in confronto ad altre tecniche.

COME SONO FATTI I COLORI A TEMPERA

I colori a tempera sono comporti da acqua, pigmenti e sostanze leganti quali uovo, caseina, colle animali o gomme vegetali. I professionisti solitamente preparano da soli i loro colori, mescolando i pigmenti ad un’apposita emulsione.

Si tratta di una tecnica che ha avuto ampia diffusione fino al termine del XV secolo: i colori a tempera venivano utilizzati su diversi supporti, come ad esempio sculture lignee, tavole, tela o anche muro a secco.

BREVE STORIA DELLA PITTURA A TEMPERA

La definizione “pittura a tempera” deriva dal latino temperare che significa mescolare.
Il colore è composto da parti solubili in acqua come uovo, caseina, colle animali, gomme vegetali, amidi e da parti insolubili come olii (olio di lino, di noce, di papavero, anche in forma pre-polimerizzata), resine, cere, lacche. Per quanto riguarda l’uovo viene utilizzato sia intero sia separando il tuorlo dal bianco.

Esistono tempere “magre” o “grasse”. Si usa l’acqua come diluente per la “tempera magra”, mentre per la “tempera grassa” viene utilizzato lo spirito di trementina.

La pittura a tempera risale all’arte delle antiche civiltà di Egitto, India, Cina, Giappone e dell’America centrale (con i Maya). In Europa ha avuto la sua massima diffusione durante il Medio Evo, per poi essere grafualmente sostituita con la pittura a olio.

Con l’affresco, la tecnica “a secco” venne spesso impiegata durante il Rinascimento italiano (citiamo tra gli altri Mantegna e Leonardo). In alcuni casi, come ad esempio la pittura fiamminga, i primi strati di colore venivano eseguiti a tempera, per poi essere completati con velature di olii e resine.

DIPINGERE CON I COLORI A TEMPERA: VANTAGGI E SVANTAGGI

Per chi vuole provare i colori a tempera serve davvero poco: per iniziare, ad esempio, sono sufficienti i colori di base. La loro consistenza a base d’acqua permette di miscelarli facilmente per ottenere altri colori. Inoltre pulire pennelli e piattini o bicchieri utilizzati per miscelare i colori è semplice, dato che è sufficiente lavare il tutto sotto l’acqua corrente.

L’unico svantaggio dei colori a tempera è che richiedono un po’ di abilità nella realizzazione delle sfumature: il colore si asciuga in fretta e le tonalità vanno miscelate velocemente e con decisione. Non è consigliabile usare questi colori se desiderate ottenere sfumature delicate o realizzare particolari che necessitano di lunghi tempi di lavorazione con il colore umido.

MATERIALI PER DIPINGERE CON I COLORI A TEMPERA

Cosa ci serve:

  • colori base in tubetti o in vasetti (per cominciare vi consigliamo il kit Giotto, su Amazon.it)
  • pennelli morbidi
  • tela o foglio adatto
  • stracci per asciugare le mani ed i pennelli.
  • contenitori per l’acqua, uno per diluire i colori e l’altro per pulire i pennelli.
  • una tavolozza o degli scodellini o semplici piatti (possiamo utilizzarne una tavolozza di plastica, per risparmiare)

In commercio trovate scatole già pronte con i colori più usati. Ci sono anche soluzioni molto economiche, pensate per i principianti. Il formato più utilizzato per questi colori sono i tubetti, disponibili in varie grandezze. Alcune confezioni propongono flaconcini con i colori primari, un’ottima soluzione per iniziare.

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Si può dipingere su qualsiasi superficie: quasi tutti i tipi di carta, cartoncino, tela, tavola, terracotta ecc…
E’ preferibile utilizzare carta non troppo leggera per evitare increspature. Iniziate sempre a dipingere dai colori più chiari, in modo da effettuare facilmente eventuali correzioni (i colori scuri sono più coprenti).

Non affrettare la fase di asciugatura usando il phon perché il colore tende a screpolarsi.

COME SI DIPINGE A TEMPERA

La pittura a tempera tende a schiarirsi un pò una volta asciugata. E’ bene dunque fare delle prove colore. Come dicevamo in precedenza, i colori devono essere diluiti con l’acqua, stando attenti a non rendere il colore troppo liquido o troppo compatto.

Il modo migliore per creare delle sfumature è lavorare velocemente con il colore fresco: provate con due colori, stendetene uno a sinistra e l’altro a destra molto rapidamente, dove i colori si congiungono date delle rapide pennellate trasversali, passate quindi un grosso pennello piatto, poco inumidito per rifinire la sfumatura. Il risultato non sarà perfetto come con i colori ad olio, ma con un pò di pratica si ottengono risultati soddisfacenti.

I dipinti a tempera devono essere sempre verniciati per una buona conservazione nel tempo. Una volta asciugato, il lavoro si può verniciare a pennello, oppure con lo spray (va bene quello per lavori a matita o a carboncino).

Spruzzate il fissativo da una distanza di circa 30 cm., se lo fate troppo da vicino potreste creare delle macchie. Tenete il lavoro in posizione orizzontale, fino a quando il fissativo non sarà asciugato, per evitare scolature.

Dopo aver ultimato il lavoro, i dipinti vanno conservati in un ambiente aerato e privo di umidità. Se possibile è preferibile incorniciarli con un vetro protettivo.

PULIZIA E CONSERVAZIONE DEI MATERIALI

Abbiate l’accortezza di chiudere bene i tubetti, per non far seccare il colore. Dopo aver finito il vostro lavoro, lavate tutto con acqua, in modo tale da non lasciare tracce di colore sulla tavolozza o nel piattino dove miscelate i colori che, in caso contrario, andranno a sporcare quelli che verserete la volta successiva.

Di seguito alcuni consigli green, utili per la conservazione dei dipinti:

  • l’aceto oltre che come conservante, può essere utilizzato anche come antitarlo sulle tavole di legno, sopratutto sul retro della tavola da dipingere
  • miele o zucchero, miscelati alla tempera, rallentano l’essiccamento dei colori
  • il latte è un ottimo fissativo per i disegni su tela e su tavola e contribuisce a rendere meno assorbenti le superfici sulle quali è passato

PITTURA A TEMPERA PER BAMBINI

La pittura a tempera rappresenza un primo approccio al colore e unisce l’espressione creativa alle attività di manipolazione. Ad esempio per i più piccoli sono consigliabili i colori a dita, particolarmente ricchi, pastosi e densi. Si tratta di prodotti a base d’acqua, facilmente lavabili.

La versione in bottiglia, consigliabile per i più grandi e conveniente come formato, è pronta all’uso, ha colori brillanti che possono essere accentuati da passate successive. La gamma spazia dai colori tradizionali a quelli metallizzati, perlati e fluo, per realizzare effetti e riflessi particolari.

IDEE CREATIVE CON LE TEMPERE

Noi di Portale Bambini vi abbiamo spesso proposto delle attività da realizzare con le tempere insieme ai vostri bambini. Vi ricordiamo ad esempio il laboratorio con tempere e cannucce: basta far cadere sul foglio qualche goccia di colore diluito e spandere il colore, soffiando nella cannuccia.

Se invece siete in vena di cimentarvi con l’arte astratta, provate a leggere il nostro laboratorio Giocare coi colori: l’arte di creare: un modo per divertirsi ed insegnare alcuni valori a cui crediamo molto.

I laboratori artistici insegnano ai bambini a gestire i propri materiali e gli spazi, non sprecando fogli e colori ad esempio. Inoltre realizzare un laboratorio creativo è anche un modo per responsabilizzare nella pulizia e nella cura degli strumenti, sviluppando autonomia e senso di responsabilità.

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LA TECNICA DELL’ACQUERELLO

acquerello tecnica

Partiamo dalla Treccani: “acquerello” o “acquarello”? L’Istituto ci dice:

La forma preferibile è acquerello, fedele al modello toscano da cui ha preso le mosse la lingua italiana. Tuttavia, come accade in casi simili, anche acquarello è da considerarsi accettabile.

Di sicuro l’acquerello è una delle tecniche pittoriche più amate, con i suoi colori tenui e la possibilità di fare molteplici sperimentazioni.

BREVE STORIA DELL’ACQUERELLO

L’acquerello ha una tradizione pittorica antica, che risale addirittura alle pitture rupestri, realizzate applicando la pittura con le dita, i bastoni e le ossa. Anche gli antichi Egizi usavano vernici a base d’acqua per decorare le pareti dei templi e tombe. L’acquerello è diventato una forma espressiva molto usata anche in Estremo e Medio Oriente, dove i maestri cinesi e giapponesi dipingevano su seta paesaggi e motivi floreali.

La tecnica è stata poi ripresa nel Medio Evo, dove i monaci d’Europa utilizzavano la tempera per creare codici miniati. La pittura “a fresco” (tecnica pittorica basata sulla mescolanza dei pigmenti all’acqua e applicazione su intonaco fresco) è stata poi portata avanti per tutto il Rinascimento.

Successivamente dal 1500 l’acquerello è stato impiegato per eseguire studi sulla natura e per i paesaggi (Albrecht Dürer è il più importante pittore ed incisore dell’epoca che ha realizzato paesaggi ad acquerello), per studi sugli animali (Pisanello), per gli studi sui guerrieri (Pinturicchio), per scene sacre o profane (Rubens, Salvator Rosa), per riproduzioni botaniche e scientifiche.

LA TECNICA DELL’ACQUERELLO

Quando parliamo di acquerello, la nostra mente ci proietta subito in un mondo di colori tenui e sfumati. Questa tecnica prevede infatti l’uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con legante, di solito la gomma arabica. Per utilizzarli, i colori vanno diluiti con acqua.

Di solito in commercio troviamo alcuni formati caratteristici:

  • pasta in tubetti, in genere da 5 o 15 ml
  • panetti a secco, detti godet: si tratta di acquerello asciugato e tagliato in panetti secchi, solitamente usati per la pittura en plein air
  • formato liquido: utilizzato puro o diluito, questo acquerello viene spesso impiegato per l’aero penna
  • pastiglie a secco, da inumidire con il pennello; questa è la forma più nota, specialmente tra i bambini e i principianti

CARATTERISTICHE DELL’ACQUERELLO

Rispetto ad altre forme pittoriche, la caratteristica principale dell’acquerello è il pigmento, normalmente trasparente che permette di ottenere effetti di sovrapposizione del colore molto luminosi. In alcuni casi, per rendere opaco il colore, viene utilizzato del gesso in polvere: in questo caso si parla di gouache.

acquerello tecnica  portale bambini

Maggiore è la quantità di acqua utilizzata, maggiore è l’influsso sui colori: ad esempio vermiglio, un rosso caldo, si trasforma gradualmente in un rosa fresco.

Questo approccio è diametralmente opposto ad altre tecniche, come ad esempio la pittura ad olio: in quest’ultimo caso si sovrappone un colore opaco rispetto a un altro fino a quando si raggiunge il risultato desiderato. I bianchi sono creati con il bianco opaco. Con l’acquerello, il bianco è ottenuto lasciando lo spazio sulla carta intoso, senza dunque utilizzare il colore.

L’acquerello può essere usato anche a secco, intingendo il pennello nel pigmento con poca acqua ed usandolo su carta ruvida.

LA CARTA UTILIZZATA

In parallelo allo sviluppo della tecnica dell’acquerello, si è evoluta la produzione della carta impiegata per realizzare le opere. I primi esempi risalgono ai tempi antichi, con le prime sperimentazioni di cinesi ed arabi. Dal momento che la carta era considerata un bene di lusso, la tradizionale pittura ad acquerello occidentale è stata di lenta evoluzione.

Solo alla fine del Settecento, con l’istituzione in Gran Bretagna della prima scuola nazionale di acquerellisti, è stata avviata la produzione di carta ad hoc. Ricordiamo tra gli artisti più talentuosi dell’epoca Joseph M.W. Turner, con i suoi paesaggi contemplativi hanno influenzato enormemente decine di artisti nei decenni successivi.

La carta per la pittura ad acquerello in genere ha due lati, uno più liscio e uno più ruvido; è preferibile utilizzare il lato ruvido, perché consente al colore di fissarsi meglio. Oggi la carta per acquerello è disponibile in diversi formati e dimensioni.

La distinzione principale avviene sulla base di:

  • peso e grana: la carta da acquerello è disponibile in una varietà di pesi e grane, e la scelta dipenderà dalla tecnica e dal gusto personale.
  • capacità di assorbimento: diversamente dalla carta da disegno e da stampa, la carta da acquerello contiene un collante (gelatina naturale) che ne riduce l’assorbimento. I pigmenti restano sulla superficie del foglio ed i colori restano brillanti.

La carta da acquerello può essere molto costosa, ma per iniziare esistono soluzioni a buon mercato. E’ sempre sconsigliabile usare la tradizionale carta da fotocopiatrice, per evitare di bucare i fogli o far spandere il colore.

PERCHE’ DIPINGERE AD ACQUERELLO

La tecnica alla base dell’acquerello, bagnato su bagnato, offre ai bambini la possibilità di sperimentare diversi cromatismi, dato che i colori si mesconlano facilmente l’uno con l’altro. Si può iniziare a lavorare con i soli colori primari e, grazie all’aggiunta di acqua, lavorare sulle varie scale cromatiche.

In questo modo i bambini saranno entusiasti di scoprire le scale cromatiche, vivendo in modo semplice e creativo la scoperta dei colori che si combinano spontaneamente tra loro formando tonalità e sfumature sempre diverse.

COME INIZIARE

Di seguito qualche consiglio per realizzare il vostro primo disegno ad acquerello o per sperimentare questa bellissima tecnica insieme ai bambini e ai ragazzi. Per prima cosa bisogna scegliere un soggetto, preferibilmente qualcosa di semplice e non troppo dettagliato (per esempio una bottiglia, una tazza…).

Il soggetto va disegnato con una matita (meglio 2H) stando ben attenti a tracciare linee molto molto leggere. Con un pennello sottile bisogna stendere la prima velatura con un colore molto diluito, poi si procede a rafforzare il colore sovrapponendo altre velature, insistendo nei punti in cui il colore deve essere più scuro.

UNA TECNICA MISTA DA PROVARE: ACQUERELLO PIÙ COLLA VINILICA

Cosa ci serve:

  • fogli per acquerello: vi consigliamo ad esempio gli album della Canson, che vengono venduti ad un prezzo particolarmente contenuto e la cui qualità è ottima per i principianti
  • colla vinilica
  • acquerelli non professionali: trovate su Amazon.it la linea Giotto
  • pennelli a setole sintetiche morbide

Come si fa:

  • fissiamo il foglio ad un supporto rigido con nastro adesivo di carta
  • con la colla vinilica, delineiamo i contorni di un soggetto da dipingere: un fiore, un sole, un paesaggio semplice o una farfalla. Lasciamo asciugare la colla per circa 30 minuti
  • riempiamo con il colore, leggermente diluito, lo spazio delimitato dalla colla. Quando ancora l’acquerello e’ bagnato si possono creare sfumature con pennellate di colore diverso

Per definire ulteriormente, è possibile tracciare i particolare del disegno con un pastello, una volta fatto asciugare l’acquerello. Nel nostro articolo sul “quadro del rispetto” (potete leggerlo qui) vi proponiamo invece un altro laboratorio: quello degli acquerelli al sale, che permette di ottenere risultati affascinanti.

I LIBRI PER PROVARE GIOCANDO

Online possiamo trovare parecchi libri-gioco da acquerellare, ispirati ai personaggi beniamini dei bambini, da colorare ad acquerello con il kit abbinato. Ce n’è per tutti i gusti: Spider Man, Frozen, le Principesse Disney. Qui sotto trovate alcuni titoli in offerta:

album acquerello
Questa collana edita da Giunti è un ottimo modo per coinvolgere i bambini insegnando loro a giocare con gli acquerelli.

Libro Acquerello Frozen > in offerta su Amazon.it

Libro Acquerello Spider Man > in offerta su Amazon.it

Libro Acquerello Inside Out > su Amazon.it

Libro Acquerello Disney Princess > su Amazon.it

I libri di questa collana hanno un prezzo di vendita tra i 6 e gli 8 €, a seconda delle offerte temporanee con cui potete trovarli.

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In alternativa, se non siamo sicuri che la tecnica possa riscontrare successo, meglio cominciare da un set base di acquerelli e lasciar liberi il bambini di sperimentare i colori. Dovremo solo avere l’accortezza di mostrar loro come intingere il pennello senza inzuppare troppo la carta. Per le prime volte, possiamo aiutarci con un po’ di carta assorbente.

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Il segreto della professoressa “da Nobel”

In un mondo che parla di scuola esclusivamente per attaccarla, fa piacere leggere di insegnanti eccellenti: è la storia di Lorella Carimali, milanese, docente del liceo scientifico Vittorio Veneto. Il suo metodo e la sua passione per l’insegnamento le sono valsi la candidatura al Global Teacher Prize, il “premio Nobel per gli insegnanti”. 

Global Teacher Prize: foto d’archivio

MATEMATICA PER TUTTI: ECCO I SEGRETI DI UN METODO VINCENTE

La professoressa Carimali, intervistata da Repubblica (dalla quale sono riprese le citazioni), si cimenta da anni nell’insegnamento della matematica, la più ostica tra le materie (è anche la disciplina per la quale vengono richieste più lezioni private nel nostro paese).

Il suo metodo ha un segreto: la passione civile. Nell’insegnare la matematica, l’umanità degli studenti ha la meglio sulle nozioni, che non vengono accantonate, ma lette sotto una luce differente. L’apprendimento cooperativo ha la meglio sul tecnicismo.

Io spiego, poi faccio esercitare subito i ragazzi. Lavorano  a gruppi perché si aiutino a vicenda, si correggano i compiti l’uno con l’altro. Se capiscono l’argomento sale la loro autostima ed è questo l’importante. Non devono ripetermi la lezione, solo i concetti astratti, ma imparare ad applicarli nella vita non è solo questione di insegnamento, ma di apprendimento.

E proprio la cooperazione, da un lato permette ai migliori di chiarirsi le idee sui concetti (che la professoressa spiega, spesso raggiungono per intuizione, senza padroneggiarli appieno); dall’altro, permette a chi ha più difficoltà di non essere escluso e di raggiungere un buon livello.

Penso che bisogna partecipare alla vita degli altri, condividere il sapere. Così se un ragazzo che va male viene aiutato da un compagno bravo e migliora il suo rendimento, tutti e due avranno un voto più alto. Si aiuta cosi anche il più bravo che spesso va per intuizione e invece in questo modo si chiarisce il concetto per comunicarlo.

L’EDUCAZIONE È (ANCHE) UNA MISSIONE

Ma qual è il segreto della professoressa? La passione: dalle sue parole emerge limpida, accanto alla grande professionalità.

Nessuno, solo la passione civile e per la mia materia, oltre alla comprensione per gli alunni. “Appena laureata ho ricevuto in una settimana 14 offerte da grandi imprese, e ben pagata visto che erano i primi anni dell’informatica. Ma ho fatto una scelta sociale, stare in classe, è questo il mio modo di far politica.

Ma parlare di insegnamento come se fosse una missione, un sacrificio per la causa, non è una posizione vecchia e superata? Niente affatto: ad esser superata, semmai, è la concezione di missione intesa in senso religioso, missione che, specialmente nel mondo di oggi, viene spesso scambiata per un sacrificio.

La missione di cui parliamo, però, non ha nulla a che vedere con tutto questo; è più simile alla “mission” aziendale, ovvero alla strategia con la quale si intendono realizzare i propri ideali (la “vision”). Missione è rispondere a queste domande:

Chi siamo?
Cosa vogliamo fare?
Perché lo facciamo?
Come possiamo farlo al meglio?

In questo caso, la professoressa Carimali parte dal principio del nessuno escluso, dell’impegno consapevole e del pensiero critico.

Non uno, non una di meno, nessuno escluso. Dalla matematica, dalla vita. Io mi sento come un allenatore che pianifica la preparazione in vista di una maratona, studia i luoghi, le attività migliori per raggiungere il risultato.

E’ naturale, allora, che metta in pratica questa sua visione attraverso la missione dell’insegnamento cooperativo e ragionato. Con grande professionalità, perché, ricordiamolo: senza professionalità non si raggiunge alcun traguardo. Ma con altrettanta passione.

Identificare la propria missione è un passaggio di cui spesso ci dimentichiamo, ma è fondamentale; lo è per gli insegnanti, per gli educatori, per i genitori. Tutti noi abbiamo delle idee ed è giusto che ciascuno provi a metterle in pratica. Ecco la nostra missione quotidiana. Rispondiamo a quelle quattro domande; rispondiamo col cuore, e poi mettiamoci al lavoro.

E per concludere: complimenti a quella scuola che c’è, che funziona e che si impegna ogni giorno, al fianco dei ragazzi, per costruire un mondo migliore.

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Studiare fa bene, anche se si fa fatica!

Di recente, Beppe Severgnini sul Corriere della Sera.it ha analizzato la preparazione degli alunni italiani su materie come storia e geografia, affermando:

Da almeno quindici anni gli studenti italiani venivano privati di informazioni quali: confini, capitali, città principali, pianure, montagne, fiumi, laghi. Non so come sia accaduto, se sia colpa di programmi concentrati su aspetti socio-economici o di docenti incoscienti. Ma rimango traumatizzato quando capisco che un giovane laureato confonde l’oceano Indiano col Pacifico, ignora i confini della Germania e non sa indicare le regioni che s’attraversano per andare da Trieste a Trapani. Mio padre, classe 1917, a novantanove anni era in grado di rispondere. Non aveva Google Maps, ma era cresciuto con un atlante sul tavolo.

LO SCOPO RESTA QUELLO DI IMPARARE

Un tempo si studiava la geografia con l’atlante; oggi, grazie a Google Maps e alle tecnologie orientarsi è semplicissimo. Cade dunque la necessità di studiare quella che ormai viene ritenuta da molti la “cenerentola delle materie”? E che dire della storia?

Sempre Severgnini a questo proposito parte da un recente articolo di Gian Antonio Stella, alla luce dell’episodio della bandiera nazista appesa in caserma da un carabiniere fiorentino, ci sono profonde lacune da colmare:

Mi associo, e aggiungo: di questo dovrebbe occuparsi un governo, non dello smartphone in classe. Un telefono, per quanto sofisticato, è uno strumento. Lo scopo resta quello di imparare.

PER APRIRE LA MENTE, CI VOGLIONO METODO E SENSO CRITICO

Serve studiare la storia e la geografia in un mondo in cui, grazie ai motori di ricerca, ogni informazione è sempre a nostra disposizione? A nostro avviso sì, serve, così come più in generale serve non smettere mai di aggiornarsi e studiare. Lo studio è un percorso che dura tutta la vita, tanto che in alcuni ambiti, prettamente manageriali, si parla di continuous learning (o anche lifelong learning, formazione continua o apprendimento continuo).

Studiare senza riflettere è inutile. Riflettere senza studiare è pericoloso.

 

Confucio

È importante tornare ad insistere molto sulle conoscenze, facendo in modo che gli studenti allarghino il più possibile gli orizzonti del sapere. Servono correlazioni, una solida cultura generale e un’apertura mentale che solo lo studio ragionato e l’acquisizione di un buon metodo basato sul senso critico possono fornirci.

MA SERVE DAVVERO STUDIARE GEOGRAFIA?

A questo proposito citiamo la riflessione di Giovanni Donadelli, maestro di scuola primaria e consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, pubblicata su Focus.it. Tra i consigli elencati, uno in particolare merita la nostra attenzione:

La geografia non è fatta di elenchi, ma di scoperte.

Ogni volta che ti trovi davanti ad un elenco di nomi, cerca di capire cosa nasconde e cosa rende unico ogni singolo nome che vedi elencato. Ti renderai conto che gli elenchi mettono insieme cose simili, ma comunque diverse e che gli elenchi non sono altro che il riassunto di un’avventura ancora tutta da scoprire.

In questo approccio, che spiega come anche quello che può sembrare nozionismo in realtà cela ben altro, è racchiusa tutta l’importanza di uno studio, a volte anche mnemonico, ma ad ampio spettro.

Nessuno ha detto che lo studio non sia faticoso: è giusto che lo sia, così come è giusto insegnare ai nostri ragazzi a cimentarsi con sfide “difficili”. E’ solo superando le difficoltà che possiamo crescere e vivere davvero.

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