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Pensiero narrativo: cos’è e come funziona

“Le avventure accadono a chi le sa raccontare”. (Jerome S. Bruner)

La narrazione è una modalità attraverso cui si comunica la propria visione del mondo e degli eventi. Il pensiero narrativo si basa sulla costruzione di storie, ovvero sulla spiegazione di un fatto ricorrendo ad una struttura narrativa (rapporti di causa-effetto, collegamenti spazio-temporali, elementi emotivi). Le proprietà di queste storie sono state studiate dallo psicologo e pedagogista J. S. Bruner, che ha provato ad individuare gli elementi costituenti il pensiero narrativo. Trovate un approfondimento sul pensiero di Bruner nell’ultimo paragrafo di questo articolo.

Il pensiero narrativo incide sulla capacità di interpretare il mondo e i suoi eventi, ma anche sulla rappresentazione che facciamo di noi stessi: persone con un pensiero narrativo sviluppato avranno di sé una conoscenza profonda e soddisfacente.

COME SI ESERCITA IL PENSIERO NARRATIVO?

pensiero narrativo

Raccontando. Raccontando. Raccontando.

Le fiabe sono un buon punto di partenza, ma non l’unico. E’ importante raccontare ai propri bambini anche i piccoli eventi della vita quotidiana e personale: cosa avete fatto oggi, come vi sentite, cos’è successo quella volta che avete pescato una trota o trovato un quadrifoglio. In questo modo, i piccoli potranno interiorizzare il meccanismo narrativo e saranno in grado di farlo proprio.

Le tappe principali del pensiero narrativo si possono riassumere in due punti:

  • dai 3 anni, cominciano a comparire i nessi causali, ovvero la capacità del bambino di stabilire rapporti causa-effetto
  • tra i 5 e i 6 anni, avremo un pensiero narrativo completo, caratterizzato dalla capacità di costruire storie

La seconda tappa, naturalmente, non è prestabilita ma dipende dalla ricchezza di stimoli dell’ambiente: un bambino che arrivi a 5 anni con un buon bagaglio di storie e in un contesto familiare caratterizzato da una buona narratività lo svilupperà in grado maggiore.

Ci sono storie più adatte di altre a stimolare il pensiero narrativo? Non necessariamente. Il risultato migliore si ottiene, secondo la nostra esperienza, dall’alternanza di storie in cui la narrazione è lineare (che guidano il bambino insegnandogli a padroneggiare il meccanismo narrativo) ad altre più criptiche, che richiedano di mettersi in gioco per l’attribuzione di un significato.

IL PENSIERO NARRATIVO DI BRUNER

Secondo Bruner (La mente a più dimensioni, La fabbrica delle storie, La ricerca del significato sono i testi principali per approfondire la sua interessante teorizzazione), il pensiero narrativo si esplicita nel momento in cui ci troviamo di fronte ad una situazione problema tipica: l’incongruenza di un evento rispetto alle nostre aspettative. Per riuscire ad attribuire un senso a tale incongruenza, mettiamo in atto questo particolare pensiero ed inventiamo una storia. Nel farlo, ricorriamo ad alcune metodologie e strumenti tipici.

Ricercare gli antecendenti: ovvero, costruire una storia mettendo insieme diverse fonti ed informazioni. Per stabilire un nesso causale è fondamentale avere a disposizione questi elementi storici. Questo meccanismo, peraltro, è alla base dell’arricchimento culturale personale: ci informiamo con l’obiettivo di ampliare la nostra visione, ovvero avere a disposizione antecedenti attendibili per il maggior numero di eventi possibile.

Ragionamento analogico: è il ragionamento che punta a spiegare un evento interpretando il modo in cui una persona ha preso una decisione. Potremmo collegarlo (andando oltre il pensiero di Bruner) a concetti chiave quali l’empatia e la teoria della mente. E’ la capacità di dare senso ad eventi originati da fenomeni interni, dominati da una logica psicologica.

Leggi generali e logica: a volte, la spiegazione più ragionevole è quella logica, che utilizziamo a partire dagli antecedenti ma senza mettere in gioco la teoria della mente e le intenzioni soggettive. Se Alessia esce di casa con l’ombrello, la spiegazione logica è che fuori piova, senza bisogno di interpretare le emozioni che prova o le sue intenzioni. Questo ragionamento deduttivo, di solito, va a costituire dei copioni, pronti all’uso.

Come facciamo a stabilire se una storia è una buona storia? La storia “perfetta” deve persuadere tanto chi la narra quanto chi l’ascolta. Semplice vero?

Per quanto riguarda invece le caratteristiche della narrazione in sé, Bruner la definisce come:

  • sequenziale: gli avvenimenti accadono in sequenza, con precisi nessi causali
  • specifica: le storie riguardano specifici dettali della vita delle persone, bisogna che si possano riferire alla nostra (quello che comunemente si dice “immedesimarsi” nei personaggi e nella vicenda)
  • intenzionale: i personaggi devono esser mossi da una specifica intenzione oppure da un’ideale
  • opaca: il “personaggio” e la sua storia non si riflettono in alcun modo nella nostra vita, riguardano una dimensione di finzione
  • incerta: la narrazione si colloca a metà strada tra la realtà (esposizione di fatti) e l’immaginazione, in modo simile a quanto avviene con il gioco

LABORATORI SUL PENSIERO NARRATIVO

Per cominciare, abbiamo realizzato l’arcobaleno dei racconti: un piccolo libro in cui trovano spazio gli elementi salienti sul pensiero narrativo accanto ad una serie di laboratori da sperimentare.

pensiero narrativo

Clicca qui per sfogliare tutte le pagine.

Abbiamo anche dimostrato che la narrazione è ovunque, perfino in un gioco come la sabbia cinetica.

Clicca qui per leggere il laboratorio.

ALTRI LABORATORI SULLA NARRAZIONE

Di seguito puoi trovare un elenco di laboratori creativi per sperimentare le forme e l’efficacia della narrazione.

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La scatola della rabbia

La rabbia è una delle emozioni più difficili da gestire, per via dei comportamenti distruttivi a cui è legata. Arrabbiarsi è naturale: capita a tutti noi, per i motivi più disparati (spesso con buone ragioni).
Ci sono occasioni in cui è giusto arrabbiarsi e avere reazioni forti; tuttavia, per evitare che queste degenerino, bisogna interiorizzare un ottimo controllo emotivo sulla rabbia e suoi suoi effetti. Per riuscirci, abbiamo messo a punto un laboratorio di educazione creativa ad hoc: la scatola della rabbia.

LABORATORIO DI EDUCAZIONE CREATIVA©

Questo laboratorio educativo è legato al reframing della rabbia: il bambino, “manipolando” la rabbia, le sue espressioni e i suoi prodotti, apprende nuove informazioni su questa emozione e acquisisce consapevolezza emotiva. In questo modo, l’intelligenza emotiva ne esce arricchita ed è possibile lavorare per insegnare al piccolo a controllare e gestire la rabbia.

Tutto comincia dalla realizzazione di una scatola della rabbia. Noi ci siamo divertiti con una vecchia scatola delle scarpe, colori a tempera e ritagli di gomma crepla.

scatola della rabbia

Dopo aver realizzato la scatola, puoi cominciare ad utilizzarla:

  • ogni volta che il bambino si arrabbia, chiedigli di scrivere su un biglietto il motivo della sua rabbia e le parole che meglio descrivono la sua sensazione;
  • adesso, infilate insieme il biglietto all’interno della scatola.

Questa procedura, in apparenza giocoso, in realtà rappresenta un limite, così come viene descritto da John Gottman in “Intelligenza emotiva per un figlio”: offrendo al bambino delle istruzioni da seguire quando si arrabbia, stai già incanalando la sua energia in un’azione costruttiva. Il potenziale educativo di questo gesto è immenso (anche se potrebbe non funzionare con tutti i bambini).
Ricorda sempre che tutte le emozioni e tutti i sentimenti sono leciti e benvenuti: ciò su cui bisogna acquisire padronanza sono i comportamenti.

In seconda battuta, è possibile svuotare il mostro della rabbia e discutere dei biglietti che si trovano al suo interno (dopo che la rabbia sarà “sbollita”). Ecco qualche domanda guida:

Se stai cercando altri esercizi e laboratori per lavorare sulla rabbia, ti suggeriamo di sperimentare la mindfulness: si tratta di una pratica eccezionalmente benefica per il corpo e per la mente, utile sin da bambini.

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Costruire con la pasta: Pasta Building

Costruzioni e lavoretti con la pasta non sono così diffusi, eppure si tratta di una tecnica semplicissima e spettacolare. Scopriamo insieme qualcosa di più su questo gioco educativo.

Dovresti leggere questa guida se: 

  • vuoi scoprire come funziona il Pasta Building
  • vuoi indicazioni sui materiali da utilizzare e su come iniziare
  • vuoi proporre ai bambini una sfida-gioco per imparare a fare squadra
  • vuoi preparare dei lavoretti con la pasta

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Pasta Building

Noi di Portale Bambini amiamo le costruzioni, così come tutto ciò che ha uno spirito profondamente artistico. Giocare a costruire è un modo per esercitare la manualità fine, ma anche il pensiero logico e quello spaziale: tutte queste competenze si mescolano, alla ricerca dell’equilibrio tra arte e stabilità.

Tra le attività di costruzione più semplici ed economiche, troviamo i Pasta Building, ovvero i giochi di costruzione che al posto dei mattoncini di plastica o di legno utilizzano la pasta. Spaghetti, maccheroni, mezze penne e tanta, tanta fantasia! Si comincia costruendo una semplice torre, una zattera o un trenino, ma con la pasta si possono realizzare vere e proprie opere d’arte. Guardate qui:

Cosa utilizzare

Come abbiamo detto, i Pasta Building sono assolutamente economici da realizzare. Vi basterà utilizzare:

  • pasta (di vari formati, gli spaghetti sono quelli più indicati per realizzare scenografie spettacolari)
  • Didò o altre paste modellabili compatte

Il Didò viene utilizzato per unire tra loro le estremità della pasta, permettendo di realizzare una costruzione stabile.

Pasta Building come esercizio per lo spirito di squadra

Il Pasta Building non ha molta fortuna in ambito educativo: pochissimi asili e scuole d’infanzia lo utilizzano, così come pochi laboratori creativi. Al contrario, è un esercizio decisamente popolare all’interno delle sessioni di coaching e team building, dove viene utilizzato per aiutare i partecipanti a sviluppare un sano spirito di squadra.

Perché funziona? La pasta è particolarmente delicata e la costruzione sarà necessariamente in equilibrio precario. Aggiungiamo una sfida a tempo e, perché no, un’altra squadra con cui gareggiare per realizzare l’edificio più alto. Una sfida perfetta!  Attraverso un gioco, diamo vita ad una situazione caratterizzata da una certa pressione e da un livello medio di stress, con un obiettivo sfidante, che si può raggiungere solo se il team è unito ed efficace.

A proposito: perché non provare alla scuola primaria? Tra i vari lavoretti e progetti di accoglienza, un paio di sessioni di pasta building potrebbero aiutare i bambini a diventare subito una squadra affiatata!

E se volete essere cattivi (ma con simpatia!), invece del Didò, provate a far utilizzare esclusivamente del nastro di carta e dello spago: le operazioni di costruzione diventeranno molto, molto più complesse. Anche se, con i bambini, utilizzare una pasta modellabile è la scelta consigliata per tenere alto il livello di divertimento.

pasta building, lavori creativi con la pasta

Pasta Building come gioco di costruzioni per bambini

Accanto alla finalità educativa “spinta”, per cui comunque i Pasta Building si prestano perfettamente, possiamo sperimentarli come gioco di costruzioni, non finalizzato a cementare i legami all’interno di un gruppo ma semplicemente per divertirsi. Perché non realizzare una scatola delle costruzioni di pasta? E’ sufficiente decorare una scatola di scarpe, nella quale troveranno posto vari formati di pasta per costruire e il contenitore del Didò.

Si tratta di un gioco di costruzioni che non sporca e che si può sperimentare anche sul pavimento, senza bisogno di utilizzare una specifica base di appoggio. Il rischio, semmai, è quello di trovare frammenti di pasta ovunque per la camera. Però, guardiamo il lato positivo: è un’occasione per insegnare ai bambini a prendersi cura dello spazio che occupano e a mettere in ordine i propri giochi.

Lavoretti creativi con la pasta

Con la pasta si possono realizzare dei bellissimi lavoretti: trenini, alberelli, torri e barchette. Soprattutto se li dipingiamo o se li verniciamo, saranno addobbi perfetti per l’albero di Natale o come piccoli doni per le feste.

pasta building, lavoretto con la pasta

In questo caso, rispetto a quanto detto sopra, ci saranno delle piccole varianti:

  • al posto di utilizzare il Didò, i vari pezzi di pasta andranno incollati insieme; noi utilizziamo la colla vinilica, che però deve asciugare un paio d’ore (e quindi per i bambini potrebbe risultare “noiosa”); in alternativa, potete provare con un pizzico di colla a caldo.
  • Le opere realizzate, una volta asciutte, si potranno dipingere: con le tempere se vogliamo fare le cose in grande e realizzare un vero e proprio laboratorio artistico, con una vernice spray se vogliamo cavarcela in pochi minuti (attenzione a verificare sempre l’eventuale tossicità dei prodotti utilizzati e a tutelare i più piccoli di conseguenza!)

a cura di Matteo Princivalle






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La competizione sana si impara da bambini. Con l’esempio

L’importante non è partecipare, ma vincere.

Purtroppo l’antico detto troppo spesso si traduce nel suo esatto contrario. Troppi litigi a bordo campo, troppa violenza negli stadi, troppa competizione che sfocia nell’arroganza e nella boria. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un cartello in cui si invitavano i genitori a moderarsi e, soprattutto divertirsi.

Lo sport è importante ed è altrettanto importante raggiungere gli obiettivi, senza falsi buonismi e pietose bugie. L’importante non è partecipare, è mettere a frutto i propri talenti attraverso l’impegno. Solo così verrà valorizzata la partecipazione e la competizione, nella sua accezione più genuina.

SANA COMPETIZIONE, IMPARIAMO A CONOSCERLA

Mi piace fare le partite, soprattutto quando vinco io!
Però anche se perdo, mi diverto lo stesso.
E se perdono i miei compagni, io li consolo.

Ha già capito tutto Federico: l’importanza di saper perdere, di essere attivo membro di una squadra, di divertirsi giocando ma soprattutto l’importanza di essere competitivo rimanendo integro e leale. A 6 anni, in un tema di prima, Federico ha condensato quelli che dovrebbero essere i valori essenziali dello sport. (AlleyOop, 2017)

Sono frasi che, nell’ingenuità dello stile da bambino, ci aprono un mondo, quello che spesso ci ostiniamo a non voler vedere. La competizione sana non è un valore innato nel bambino, ma va insegnata attraverso l’esempio concreto, perché in molti casi le parole non bastano. La competizione di per sé non è negativa o positiva. Diventa un fattore costruttivo nella misura in cui serve ad imparare a gestire vittorie e sconfitte, insieme.

Ricordiamoci che i bambini sono egocentrici: per loro quel che importa è soddisfare il proprio Io, vincendo, sentendosi acclamati, anche imbrogliando. Siamo noi adulti che dovremmo guidarli verso una competizione sana, fatta di valori quali il profondo rispetto degli avversari e delle regole.

COMPETIZIONE O RIVALITÀ?

Competizione sana significa condividere la gioia di una vittoria o la frustrazione di una sconfitta, senza abbattersi davanti al fallimento. E’ un concetto che riguarda il gruppo e, implicitamente, richiede condivisione. Al contrario, la rivalità, tra due soggetti o gruppi, implica un coinvolgimento psicologico diverso ed una generalizzazione della posta in gioco: non più l’obiettivo comune, ma l’accaparramento di risorse, di status. Non significa vincere, ma primeggiare, ed è molto diverso.

La competizione chiede confronto e conforto, mentre la rivalità è meramente soggettiva: esiste soltanto nella mente di chi si sente in gara. In questo periodo in cui, inevitabilmente, siete in procinto di valutare corsi per i vostri bambini, pensate anche a questo, all’importanza di fare squadra (ne abbiamo parlato piùù volte nei nostri approfondimenti, in particolare nel MINI-SAGGIO sul team building). Una sana competizione presuppone l’identificazione del ruolo della controparte come una delle componenti della partita. Non si gioca contro ma si gioca con l’avversario, perché è anche grazie a lui che, in definitiva, esprimo il mio potenziale.

SPUNT-ESERCIZIO: Impariamo a fare squadra

E’ molto importante far capire ai bambini che il risultato non è il fine ultimo, ma lo spunto per migliorarsi. Così come l’avversario non deve essere un ostacolo da dover superare, ma un elemento imprescindibile del gioco stesso. Come allenarsi a fare tutto ciò e vivere serenamente la competizione? Prima di tutto, insegnando a fare squadra e a mettere a disposizione degli altri i propri talenti. Possiamo provare ad esempio con una caccia al tesoro, finchè la stagione ce lo consente. Qui trovate le nostre proposte.

Se invece le condizioni atmosferiche non ci consentono di giocare all’aperto, un ottimo esercizio di team building si ottiene con una sessione di action painting o con il disegno del trenino: i più piccoli dovranno realizzare ognuno un vagone, disegnandolo su A4, con la locomotiva per maestra o genitore. Poi allineandosi, formeranno un trenino della creatività. Bello vero? Proviamoci!

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Realizzare le perline di carta: mini guida

La carta è il materiale riciclabile che più facilmente ci troviamo per le mani: prima di fare un bel pacco da macero, proviamo a pensare a come riutilizzarla. Potremmo stupirci nello scoprire che esistono pressochè infinite possibilità di riciclo creativo. Un esempio? I gioielli di carta.

COLLANA DI PERLINE DI CARTA ARROTOLATA

Un altro classico dei gioielli di carta sono le perline di carta, facilissime da realizzare. Servono riviste, colla stick, degli stuzzicadenti (meglio quelli da spiedini), vernice plastificante se volete dare l’effetto lucido, un cordoncino abbastanza sottile da far passare le perline.


Ecco come fare:

  • Aiutandoti con righello e matita, disegna dei triangoli sulle pagine della rivista, con basi di misura differente.
  • Ritaglia i triangoli e disponili su un piano.
  • A questo punto, lasciando circa un centimetro dalla base, passa la colla sulla striscia di carta.
  • Utilizzando uno stecco arrotola la striscia su se stessa, incollando l’estremità finale.
  • Sfila delicatamente la perla ottenuta, applicando la vernice plastificante (facoltativa). Così facendo dovrai realizzare una cinquantina di perle.
  • Poi procedi ad infilare le perline nel cordoncino, realizzando un doppio nodo per bloccarle.
  • A una distanza di circa 2 centimetri fai un altro doppio nodo per bloccare la perla successiva.
  • Ultimato il lavoro, chiudi la collana con un ultimo doppio nodo e taglia infine il cordoncino in eccesso.

CREARE UN CIONDOLO CON IL QUILLING

Di questa tecnica, basata sull’arrotolamento della carta a formare suggestive composizioni, abbiamo parlato in una guida dedicata che vi invitiamo a leggere cliccando qui. Quello che forse abbiamo omesso – e che qui raccontiamo – è che con il quilling è possibile realizzare bellissimi gioielli, peraltro in maniera molto semplice e riciclando cartoncino avanzato da altri lavoretti.

Ecco come fare: 

  • Comincia da una striscia di carta con la quale realizzare la sagoma di un cuore, scegliete voi le dimensioni, ma se è più grande può anche diventare una decorazione, non solo un ciondolo.
  • Arrotola delle strisce di cartoncino a formare dei cerchietti da fissare lungo il perimetro del cuore.
  • Continua a riempire il cuore con strisce arrotolate e rotolini.

Puoi utilizzare cuoricini di questo tipo per un biglietti d’auguri, ma anche per un ciondolo: basta far passare un cordoncino nel cuore ed il gioco è fatto.

QUANDO I GIOIELLI DI CARTA DIVENTANO UN LAVORO

Per molte mamme, questo hobby creativo si è trasformato in un lavoro. Non vogliamo certo spingervi a mollare tutto e salpare verso l’ignoto delle start up, ma sicuramente pensare che dalla creatività si possa inventare un lavoro è un bellissimo messaggjo per tutti noi (Noi di Portale Bambini ci crediamo così tanto da aver trasformato la fantasia nel nostro lavoro!).

Ecco di seguito qualche caso di successo:

  • Quilly Paper Design: si tratta di un progetto nato dall’idea di Daniela Bonurelli, architetto di Palermo che realizza pezzi unici partendo dalla carta.
  • Mieko: realizza gioielli partendo dagli scarti di lavorazione dell’azienda di famiglia: pagine di vecchi fumetti, elenchi telefonici, mappe e stradari, combinanti con vecchi orologi, pietre preziosi e materiali considerati nobili.

LIBRI SUI GIOIELLI DI CARTA

Con la carta si possono realizzare non solo gioielli ma anche altri giocattoli. Ci sono parecchi libri che forniscono spunti per giochi e lavoretti con la carta. Di seguito qualche suggerimento.

Laboratorio creativo con la carta. Attività fantastiche a due e tre dimensioni di Roberta Pucci (6+)
E’ un manuale pensato per genitori ed insegnanti che vogliono suggestioni per nuovi giochi e storie. Il volume si divide in tre parti: una breve intro, una parte in cui si descrivono l’organizzazione e gli obiettivi del laboratorio ed, infine, una sezione in cui si danno indicazioni pratiche per realizzare concretamente gli strumenti delle attività. La protagonista per eccellenza è la carta materiale versatile che si presta a lavoretti molto graziosi senza richiedere grandi attrezzature. Protagonista del laboratorio è la carta, il più versatile e ricco di proprietà tra i materiali d’arte.

Crea tu! di Osamu Hida (6+)
Inventare forme, costruirle e giocarci, realizzare con le proprie mani personaggi a cui attribuire ruoli e caratteristiche, aiuta il bambino a coltivare la “capacità creativa” e la “capacità di immaginazione”, conquistando la propria autonomia e a relazionarsi con gli altri. In questo volume trovate tantissime nuove idee per realizzare originali lavoretti con la carta, il cartoncino e altri materiali ancora.

Crea tu -> 8,42€ su Amazon

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Didattica innovativa attraverso il gioco

Oggi vogliamo riflettere a partire da un caso di buona ricerca educativa. Un esperimento per insegnare attraverso i videogiochi che, indovinate un po’, ha dimostrato come essi siano utilissimi per la didattica. La facciamo breve, promesso, ma leggete anche lo spunto finale!

In questo caso ci occuperemo di videogiochi, ma esistono anche numerosi giochi didattici (nonché quella di trasformare l’intera scuola in un percorso di gioco, come accade nella Quest to Learn School).

Un esperimento: studiare italiano e matematica con i videogiochi

Nel 2007 viene avviata in Trentino una sperimentazione, per sviluppare e introdurre una metodologia di apprendimento basata sui videogiochi. Il progetto, con il nome di DANT (Didattica Assistita dalle Nuove Tecnologie) è proposto e supervisionato da IPRASE, l’istituto che si occupa di ricerca e innovazione didattica presso la Provincia Autonoma di Trento).

Il progetto viene lanciato in grande: alla sperimentazione partecipano quasi 1000 classi, un campione incredibilmente alto e statisticamente significativo. Inoltre, i videogiochi che vengono sviluppati non riguardano materie ai limiti del curricolo, bensì la matematica e l’italiano. In altre parole, i videogiochi sono studiati e realizzati per insegnare gli stessi saperi e le stesse abilità definite dai programmi ministeriali. Vengono prodotti oltre 80 videogiochi diversi, ciascuno incentrato su una differente competenza/ambito.

Risultati della sperimentazione

I risultati, condotti con rigore scientifico massimo, hanno portato risultati sorprendenti: non solo il 97% dei partecipanti ha dichiarato di essersi divertito molto, ma l’apprendimento è stato di qualità nettamente superiore a quello del gruppo di controllo (ovvero coloro che non hanno giocato). I ragazzi che hanno imparato con i giochi hanno imparato di più e meglio degli altri. Questo dato è stato confermato anche dai loro insegnanti (quasi il 100% di loro ha ritenuto la sperimentazione utile e positiva).

Una dimostrazione che i videogiochi didattici servono (si parla di videogiochi didattici, dunque giochi che non creano dipendenza né causano danni cerebrali come succede invece per quelli d’azione)! Ma soprattutto, una dimostrazione che una didattica davvero innovativa è possibile.

Tutto bene ma …

Perché, nonostante questa bellissima sperimentazione, in classe si continua a studiare in modo tradizionale? Purtroppo, la responsabilità è da attribuirsi agli insegnanti (o meglio, a metà di loro): il 50% dichiara di non avere tempo per far giocare i ragazzi; affermazione allucinante, perché significa non aver capito nulla della valenza didattica del gioco (e probabilmente dell’insegnamento stesso).

Ci sono ancora troppi insegnanti che sottovalutano il potere dei nuovi media e delle forme di didattica alternativa. Questo vale sicuramente per i videogiochi, ma anche per la media education, l’educazione alla buona comunicazione e ai media che sarebbe tanto importante per la formazione di una coscienza critica e di una generazione di comunicatori efficaci.

Impariamo ad insegnare

Cosa ci insegna questa vicenda, dimenticata ma significativa? Che chi insegna, troppo spesso, dovrebbe prima imparare ad insegnare! Non solo i docenti, ma noi tutti: ogni genitore è un insegnante d’eccezione per i propri figli e tutti, chi più chi meno, insegnano qualcosa a qualcuno. Ma come lo facciamo?

SPUNT-ESERCIZIO: la prossima volta che ti capiterà di insegnare qualcosa, pensa a come svolgi questo ruolo. Utilizzi un sistema interattivo? Metti a suo agio chi apprende? Sai essere “innovatore”?

Vi facciamo alcuni esempi: insegnare ad allacciare le scarpe, insegnare a tagliare la cotoletta, insegnare a preparare una torta, insegnare il rispetto e la gratitudine. La lista è molto, molto più lunga; quello che volevamo dire è: se vogliamo rinnovare davvero l’insegnamento, non dobbiamo solo puntare il dito contro gli insegnanti, ma cominciare ciascuno nel suo piccolo. Su Portale Bambini trovate quasi ogni giorno degli spunti creativi per insegnare: potete cominciare da quelli (che siano il barattolo dei capricci, i pannelli dei lacci o il vaso della felicità, cerchiamo di trasfomare in gioco ogni aspetto della vita e dell’apprendimento).

A proposito, l’articolo non voleva essere un attacco agli insegnanti, ma solo a chi svilisce l’insegnamento; anzi, segnalateci tutte le buone pratiche nelle vostre classi/scuole: Portale Bambini è sempre interessato all’innovazione didattica ed educativa, vi aiuteremo a metterle in luce!

FONTE: Anichini A., a cura di (2012) La didattica del futuro, Pearson

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