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Urlare ai bambini fa male. Ma come rimproverarli?

Urlare ai bambini fa male. È la conclusione a cui sono giunti alcuni ricercatori dell’Università di Pittsburgh (fonte: La Stampa), arrivando a paragonare i danni di questa forma di disciplina mentale a quelli, più noti, della disciplina fisica (sculacciate & co.). Questo genere di rimproveri ottengono un pesante effetto collaterale: quello di rendere i bambini più insicuri e aggressivi, causando piccoli danni che si rifletteranno poi nella vita adulta.

Addirittura, sembra che la violenza verbale porti a danni cerebrali nel corso dello sviluppo del bambino. Del resto, i pedagogisti da sempre sostengono i danni causati da queste che forme di rimprovero, che spesso sono indice di un genitore che ha perso le staffe piuttosto che di una volontà educativa.

Questo non significa che i bambini non abbiano bisogno di una guida, ne che non ci voglia fermezza. Al contrario, ai più piccoli servono entrambe le cose. Tuttavia, un approccio calmo, razionale, orientato al dialogo invece che alla paura è il migliore.

Prima dello SPUNT-ESERCIZIO del giorno, permetteteci una precisazione: se ogni tanto vi scappa un urlo, non siete affatto dei cattivi genitori. Non sentitevi in colpa: è normale, fin troppo normale. Piuttosto, prendete po spunto come una sfida con voi stessi, una sfida a fare sempre meglio, a crescere. La regola universale per essere genitori felici è proprio quella di vivere quest’esperienza con entusiasmo, senza rimorso: state facendo un bel lavoro, sempre e comunque!

SPUNT-ESERCIZIO: A scuola di rimproveri, con le 3C

Come rimproverate i bambini? A noi piace seguire la regola delle 3C: un buon rimprovero deve possedere tre qualità, Calma, Coerenza, Costruttività.
Potremmo dire anche così: non urlare o perdere il controllo, dare solo messaggi che siano coerenti con l’esempio che diamo, fornire una strada percorribile come alternativa al comportamento che stiamo rimproverando.  La regola delle 3C nasce dall’applicazione degli studi sulla leadership: i bambini hanno bisogno di una guida che ispiri fiducia, dunque che non perda le staffe e che sia coerente.

Provate anche voi ad utilizzare le 3C per rimproverare i bambini; all’inizio dovrete pensare prima di parlare (una buona abitudine che è un grande segno di intelligenza), poi diventerà automatico. Così, potrete abbandonare le urla senza rinunciare all’efficacia educativa di un rimprovero con fermezza

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Il miglior corso per bambini? Camminare all’aria aperta!

Ore sedici, forse sedici e trenta. Genitori, nonni o tate stanno per imboccare la via del non ritorno: il portone di ingresso di una scuola o di un asilo, da cui, nel giro di pochi minuti, usciranno con bambini elettrizzati e pronti a rincorrersi, spingersi e schizzare qua e là come schegge impazzite. E’ uno scenario un po’ apocalittico, ma lo abbiamo volutamente estremizzato per parlarvi di una cosa che ci sta a cuore.

Accanto al “Basta compiti” (beh, basta no, magari “sì ai compiti stimolanti”), accanto al “Basta corsi” (la noia è il miglior corso di creatività), oggi aggiungiamo la terza componente del mantra: “Sì a una bella camminata al parco!”. Dopo una giornata seduti a scrivere o disegnare, disciplinati da regole e divieti necessari alla sopravvivenza del gruppo, magari lasciati uscire un poco dopo pranzo perché l’ora d’aria si concede a tutti, è normale che i bambini siano scalmanati.

Non hanno disturbi, non hanno problemi psicologici: hanno solo voglia di fare i bambini, come del resto è giusto che sia. Allora perché non assecondarli con una bella camminata? Se ci fosse un parco vicino sarebbe ottimo, ma a volte anche sgranchirsi le gambe in un giardinetto può aiutare. Le esperienze di successo come l’Asilo nel Bosco o l’Asilo del Mare ci ricordano l’importanza della vita all’aria aperta. Quindi non temete: non si ammaleranno, tuttalpiù si rinforzeranno e si scaricheranno.

UNA CAMMINATA AL GIORNO VALE PIÙ DI UN CORSO

L’autunno è la stagione in cui proliferano, peggio dei funghi, corsi ed offerte per intrattenere i piccoli nei lunghi pomeriggi in cui le temperature si abbassano e le giornate si accorciano. Sono chiaramente un buon compromesso (meglio che sdraiati sul divano davanti alla tv!), però non sono la panacea di tutti i mali. Si resta “intruppati” in una serie di impegni, spesso nati dal bisogno dei genitori di impegnare il tempo per cause di forza maggiore, come, purtroppo, gli impegni lavorativi.

Eppure basta una camminata di dieci minuti, senza fare chissà cosa, per scaricare i piccoli ed aiutarli a tranquillizzarsi. Provare per credere: scegliete il parco più vicino a casa, rendete il giretto una vera e propria spedizione, chiedendo ai bambini di osservare ciò che li circonda. Nel percepire suoni, luci e colori naturali, faranno il corso più bello che possiamo regalargli per quest’anno: un corso di educazione alla felicità.

Tanto, parliamoci chiaro, il lavoro è un alibi: dovete comunque andarli a prendere a scuola o riprenderli quando tornate. Regalare un po’ di tempo ai bambini vale più del corso di inglese. Di questo siamo da sempre convinti.

Fonte: afremov.com

RESPIRA E CAMMINA: I BENEFICI DI CAMMINARE ALL’ARIA APERTA

Trascorrere del tempo all’aria aperta significa ossigenarci e riallineare le emozioni, scaricando la tensione. Una bella camminata è un’attivitò complessa, molto più di quel che pensiamo: ci aiuta a concentrarci, richiede coordinazione, coinvolge quasi tutti i muscoli. Smettiamo di affaticarci in palestra, facendo il tetris degli appuntamenti, spegniamo il telefonino e concediamoci un tempo esclusivo per noi e per i nostri bambini.

COACHING CREATIVO

E’ un’esperimento da provare e da riproporre con regolarità, magari un pomeriggio o due a settimana. Col tempo, magari dopo iniziali proteste, i bambini impareranno che si può giocare con le pigne, osservare le cavallette o le formiche, provare ad arrampicarsi su un albero o abbracciarlo. Persino dargli un nome. E’ una visione naif della vita? Forse. Ma a volte, per stare meglio, bisogna partire da ciò che è scontato (in questo caso la banalità di una camminata) e riportarlo allo status di “meraviglia”.

 

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Pensiero narrativo: cos’è e come funziona

“Le avventure accadono a chi le sa raccontare”. (Jerome S. Bruner)

La narrazione è una modalità attraverso cui si comunica la propria visione del mondo e degli eventi. Il pensiero narrativo si basa sulla costruzione di storie, ovvero sulla spiegazione di un fatto ricorrendo ad una struttura narrativa (rapporti di causa-effetto, collegamenti spazio-temporali, elementi emotivi). Le proprietà di queste storie sono state studiate dallo psicologo e pedagogista J. S. Bruner, che ha provato ad individuare gli elementi costituenti il pensiero narrativo. Trovate un approfondimento sul pensiero di Bruner nell’ultimo paragrafo di questo articolo.

Il pensiero narrativo incide sulla capacità di interpretare il mondo e i suoi eventi, ma anche sulla rappresentazione che facciamo di noi stessi: persone con un pensiero narrativo sviluppato avranno di sé una conoscenza profonda e soddisfacente.

COME SI ESERCITA IL PENSIERO NARRATIVO?

pensiero narrativo

Raccontando. Raccontando. Raccontando.

Le fiabe sono un buon punto di partenza, ma non l’unico. E’ importante raccontare ai propri bambini anche i piccoli eventi della vita quotidiana e personale: cosa avete fatto oggi, come vi sentite, cos’è successo quella volta che avete pescato una trota o trovato un quadrifoglio. In questo modo, i piccoli potranno interiorizzare il meccanismo narrativo e saranno in grado di farlo proprio.

Le tappe principali del pensiero narrativo si possono riassumere in due punti:

  • dai 3 anni, cominciano a comparire i nessi causali, ovvero la capacità del bambino di stabilire rapporti causa-effetto
  • tra i 5 e i 6 anni, avremo un pensiero narrativo completo, caratterizzato dalla capacità di costruire storie

La seconda tappa, naturalmente, non è prestabilita ma dipende dalla ricchezza di stimoli dell’ambiente: un bambino che arrivi a 5 anni con un buon bagaglio di storie e in un contesto familiare caratterizzato da una buona narratività lo svilupperà in grado maggiore.

Ci sono storie più adatte di altre a stimolare il pensiero narrativo? Non necessariamente. Il risultato migliore si ottiene, secondo la nostra esperienza, dall’alternanza di storie in cui la narrazione è lineare (che guidano il bambino insegnandogli a padroneggiare il meccanismo narrativo) ad altre più criptiche, che richiedano di mettersi in gioco per l’attribuzione di un significato.

IL PENSIERO NARRATIVO DI BRUNER

Secondo Bruner (La mente a più dimensioni, La fabbrica delle storie, La ricerca del significato sono i testi principali per approfondire la sua interessante teorizzazione), il pensiero narrativo si esplicita nel momento in cui ci troviamo di fronte ad una situazione problema tipica: l’incongruenza di un evento rispetto alle nostre aspettative. Per riuscire ad attribuire un senso a tale incongruenza, mettiamo in atto questo particolare pensiero ed inventiamo una storia. Nel farlo, ricorriamo ad alcune metodologie e strumenti tipici.

Ricercare gli antecendenti: ovvero, costruire una storia mettendo insieme diverse fonti ed informazioni. Per stabilire un nesso causale è fondamentale avere a disposizione questi elementi storici. Questo meccanismo, peraltro, è alla base dell’arricchimento culturale personale: ci informiamo con l’obiettivo di ampliare la nostra visione, ovvero avere a disposizione antecedenti attendibili per il maggior numero di eventi possibile.

Ragionamento analogico: è il ragionamento che punta a spiegare un evento interpretando il modo in cui una persona ha preso una decisione. Potremmo collegarlo (andando oltre il pensiero di Bruner) a concetti chiave quali l’empatia e la teoria della mente. E’ la capacità di dare senso ad eventi originati da fenomeni interni, dominati da una logica psicologica.

Leggi generali e logica: a volte, la spiegazione più ragionevole è quella logica, che utilizziamo a partire dagli antecedenti ma senza mettere in gioco la teoria della mente e le intenzioni soggettive. Se Alessia esce di casa con l’ombrello, la spiegazione logica è che fuori piova, senza bisogno di interpretare le emozioni che prova o le sue intenzioni. Questo ragionamento deduttivo, di solito, va a costituire dei copioni, pronti all’uso.

Come facciamo a stabilire se una storia è una buona storia? La storia “perfetta” deve persuadere tanto chi la narra quanto chi l’ascolta. Semplice vero?

Per quanto riguarda invece le caratteristiche della narrazione in sé, Bruner la definisce come:

  • sequenziale: gli avvenimenti accadono in sequenza, con precisi nessi causali
  • specifica: le storie riguardano specifici dettali della vita delle persone, bisogna che si possano riferire alla nostra (quello che comunemente si dice “immedesimarsi” nei personaggi e nella vicenda)
  • intenzionale: i personaggi devono esser mossi da una specifica intenzione oppure da un’ideale
  • opaca: il “personaggio” e la sua storia non si riflettono in alcun modo nella nostra vita, riguardano una dimensione di finzione
  • incerta: la narrazione si colloca a metà strada tra la realtà (esposizione di fatti) e l’immaginazione, in modo simile a quanto avviene con il gioco

LABORATORI SUL PENSIERO NARRATIVO

Per cominciare, abbiamo realizzato l’arcobaleno dei racconti: un piccolo libro in cui trovano spazio gli elementi salienti sul pensiero narrativo accanto ad una serie di laboratori da sperimentare.

pensiero narrativo

Clicca qui per sfogliare tutte le pagine.

Abbiamo anche dimostrato che la narrazione è ovunque, perfino in un gioco come la sabbia cinetica.

Clicca qui per leggere il laboratorio.

ALTRI LABORATORI SULLA NARRAZIONE

Di seguito puoi trovare un elenco di laboratori creativi per sperimentare le forme e l’efficacia della narrazione.

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La scatola della rabbia

La rabbia è una delle emozioni più difficili da gestire, per via dei comportamenti distruttivi a cui è legata. Arrabbiarsi è naturale: capita a tutti noi, per i motivi più disparati (spesso con buone ragioni).
Ci sono occasioni in cui è giusto arrabbiarsi e avere reazioni forti; tuttavia, per evitare che queste degenerino, bisogna interiorizzare un ottimo controllo emotivo sulla rabbia e suoi suoi effetti. Per riuscirci, abbiamo messo a punto un laboratorio di educazione creativa ad hoc: la scatola della rabbia.

LABORATORIO DI EDUCAZIONE CREATIVA©

Questo laboratorio educativo è legato al reframing della rabbia: il bambino, “manipolando” la rabbia, le sue espressioni e i suoi prodotti, apprende nuove informazioni su questa emozione e acquisisce consapevolezza emotiva. In questo modo, l’intelligenza emotiva ne esce arricchita ed è possibile lavorare per insegnare al piccolo a controllare e gestire la rabbia.

Tutto comincia dalla realizzazione di una scatola della rabbia. Noi ci siamo divertiti con una vecchia scatola delle scarpe, colori a tempera e ritagli di gomma crepla.

scatola della rabbia

Dopo aver realizzato la scatola, puoi cominciare ad utilizzarla:

  • ogni volta che il bambino si arrabbia, chiedigli di scrivere su un biglietto il motivo della sua rabbia e le parole che meglio descrivono la sua sensazione;
  • adesso, infilate insieme il biglietto all’interno della scatola.

Questa procedura, in apparenza giocoso, in realtà rappresenta un limite, così come viene descritto da John Gottman in “Intelligenza emotiva per un figlio”: offrendo al bambino delle istruzioni da seguire quando si arrabbia, stai già incanalando la sua energia in un’azione costruttiva. Il potenziale educativo di questo gesto è immenso (anche se potrebbe non funzionare con tutti i bambini).
Ricorda sempre che tutte le emozioni e tutti i sentimenti sono leciti e benvenuti: ciò su cui bisogna acquisire padronanza sono i comportamenti.

In seconda battuta, è possibile svuotare il mostro della rabbia e discutere dei biglietti che si trovano al suo interno (dopo che la rabbia sarà “sbollita”). Ecco qualche domanda guida:

Se stai cercando altri esercizi e laboratori per lavorare sulla rabbia, ti suggeriamo di sperimentare la mindfulness: si tratta di una pratica eccezionalmente benefica per il corpo e per la mente, utile sin da bambini.

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Costruire con la pasta: Pasta Building

Costruzioni e lavoretti con la pasta non sono così diffusi, eppure si tratta di una tecnica semplicissima e spettacolare. Scopriamo insieme qualcosa di più su questo gioco educativo.

Dovresti leggere questa guida se: 

  • vuoi scoprire come funziona il Pasta Building
  • vuoi indicazioni sui materiali da utilizzare e su come iniziare
  • vuoi proporre ai bambini una sfida-gioco per imparare a fare squadra
  • vuoi preparare dei lavoretti con la pasta

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Pasta Building

Noi di Portale Bambini amiamo le costruzioni, così come tutto ciò che ha uno spirito profondamente artistico. Giocare a costruire è un modo per esercitare la manualità fine, ma anche il pensiero logico e quello spaziale: tutte queste competenze si mescolano, alla ricerca dell’equilibrio tra arte e stabilità.

Tra le attività di costruzione più semplici ed economiche, troviamo i Pasta Building, ovvero i giochi di costruzione che al posto dei mattoncini di plastica o di legno utilizzano la pasta. Spaghetti, maccheroni, mezze penne e tanta, tanta fantasia! Si comincia costruendo una semplice torre, una zattera o un trenino, ma con la pasta si possono realizzare vere e proprie opere d’arte. Guardate qui:

Cosa utilizzare

Come abbiamo detto, i Pasta Building sono assolutamente economici da realizzare. Vi basterà utilizzare:

  • pasta (di vari formati, gli spaghetti sono quelli più indicati per realizzare scenografie spettacolari)
  • Didò o altre paste modellabili compatte

Il Didò viene utilizzato per unire tra loro le estremità della pasta, permettendo di realizzare una costruzione stabile.

Pasta Building come esercizio per lo spirito di squadra

Il Pasta Building non ha molta fortuna in ambito educativo: pochissimi asili e scuole d’infanzia lo utilizzano, così come pochi laboratori creativi. Al contrario, è un esercizio decisamente popolare all’interno delle sessioni di coaching e team building, dove viene utilizzato per aiutare i partecipanti a sviluppare un sano spirito di squadra.

Perché funziona? La pasta è particolarmente delicata e la costruzione sarà necessariamente in equilibrio precario. Aggiungiamo una sfida a tempo e, perché no, un’altra squadra con cui gareggiare per realizzare l’edificio più alto. Una sfida perfetta!  Attraverso un gioco, diamo vita ad una situazione caratterizzata da una certa pressione e da un livello medio di stress, con un obiettivo sfidante, che si può raggiungere solo se il team è unito ed efficace.

A proposito: perché non provare alla scuola primaria? Tra i vari lavoretti e progetti di accoglienza, un paio di sessioni di pasta building potrebbero aiutare i bambini a diventare subito una squadra affiatata!

E se volete essere cattivi (ma con simpatia!), invece del Didò, provate a far utilizzare esclusivamente del nastro di carta e dello spago: le operazioni di costruzione diventeranno molto, molto più complesse. Anche se, con i bambini, utilizzare una pasta modellabile è la scelta consigliata per tenere alto il livello di divertimento.

pasta building, lavori creativi con la pasta

Pasta Building come gioco di costruzioni per bambini

Accanto alla finalità educativa “spinta”, per cui comunque i Pasta Building si prestano perfettamente, possiamo sperimentarli come gioco di costruzioni, non finalizzato a cementare i legami all’interno di un gruppo ma semplicemente per divertirsi. Perché non realizzare una scatola delle costruzioni di pasta? E’ sufficiente decorare una scatola di scarpe, nella quale troveranno posto vari formati di pasta per costruire e il contenitore del Didò.

Si tratta di un gioco di costruzioni che non sporca e che si può sperimentare anche sul pavimento, senza bisogno di utilizzare una specifica base di appoggio. Il rischio, semmai, è quello di trovare frammenti di pasta ovunque per la camera. Però, guardiamo il lato positivo: è un’occasione per insegnare ai bambini a prendersi cura dello spazio che occupano e a mettere in ordine i propri giochi.

Lavoretti creativi con la pasta

Con la pasta si possono realizzare dei bellissimi lavoretti: trenini, alberelli, torri e barchette. Soprattutto se li dipingiamo o se li verniciamo, saranno addobbi perfetti per l’albero di Natale o come piccoli doni per le feste.

pasta building, lavoretto con la pasta

In questo caso, rispetto a quanto detto sopra, ci saranno delle piccole varianti:

  • al posto di utilizzare il Didò, i vari pezzi di pasta andranno incollati insieme; noi utilizziamo la colla vinilica, che però deve asciugare un paio d’ore (e quindi per i bambini potrebbe risultare “noiosa”); in alternativa, potete provare con un pizzico di colla a caldo.
  • Le opere realizzate, una volta asciutte, si potranno dipingere: con le tempere se vogliamo fare le cose in grande e realizzare un vero e proprio laboratorio artistico, con una vernice spray se vogliamo cavarcela in pochi minuti (attenzione a verificare sempre l’eventuale tossicità dei prodotti utilizzati e a tutelare i più piccoli di conseguenza!)

a cura di Matteo Princivalle






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La competizione sana si impara da bambini. Con l’esempio

L’importante non è partecipare, ma vincere.

Purtroppo l’antico detto troppo spesso si traduce nel suo esatto contrario. Troppi litigi a bordo campo, troppa violenza negli stadi, troppa competizione che sfocia nell’arroganza e nella boria. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un cartello in cui si invitavano i genitori a moderarsi e, soprattutto divertirsi.

Lo sport è importante ed è altrettanto importante raggiungere gli obiettivi, senza falsi buonismi e pietose bugie. L’importante non è partecipare, è mettere a frutto i propri talenti attraverso l’impegno. Solo così verrà valorizzata la partecipazione e la competizione, nella sua accezione più genuina.

SANA COMPETIZIONE, IMPARIAMO A CONOSCERLA

Mi piace fare le partite, soprattutto quando vinco io!
Però anche se perdo, mi diverto lo stesso.
E se perdono i miei compagni, io li consolo.

Ha già capito tutto Federico: l’importanza di saper perdere, di essere attivo membro di una squadra, di divertirsi giocando ma soprattutto l’importanza di essere competitivo rimanendo integro e leale. A 6 anni, in un tema di prima, Federico ha condensato quelli che dovrebbero essere i valori essenziali dello sport. (AlleyOop, 2017)

Sono frasi che, nell’ingenuità dello stile da bambino, ci aprono un mondo, quello che spesso ci ostiniamo a non voler vedere. La competizione sana non è un valore innato nel bambino, ma va insegnata attraverso l’esempio concreto, perché in molti casi le parole non bastano. La competizione di per sé non è negativa o positiva. Diventa un fattore costruttivo nella misura in cui serve ad imparare a gestire vittorie e sconfitte, insieme.

Ricordiamoci che i bambini sono egocentrici: per loro quel che importa è soddisfare il proprio Io, vincendo, sentendosi acclamati, anche imbrogliando. Siamo noi adulti che dovremmo guidarli verso una competizione sana, fatta di valori quali il profondo rispetto degli avversari e delle regole.

COMPETIZIONE O RIVALITÀ?

Competizione sana significa condividere la gioia di una vittoria o la frustrazione di una sconfitta, senza abbattersi davanti al fallimento. E’ un concetto che riguarda il gruppo e, implicitamente, richiede condivisione. Al contrario, la rivalità, tra due soggetti o gruppi, implica un coinvolgimento psicologico diverso ed una generalizzazione della posta in gioco: non più l’obiettivo comune, ma l’accaparramento di risorse, di status. Non significa vincere, ma primeggiare, ed è molto diverso.

La competizione chiede confronto e conforto, mentre la rivalità è meramente soggettiva: esiste soltanto nella mente di chi si sente in gara. In questo periodo in cui, inevitabilmente, siete in procinto di valutare corsi per i vostri bambini, pensate anche a questo, all’importanza di fare squadra (ne abbiamo parlato piùù volte nei nostri approfondimenti, in particolare nel MINI-SAGGIO sul team building). Una sana competizione presuppone l’identificazione del ruolo della controparte come una delle componenti della partita. Non si gioca contro ma si gioca con l’avversario, perché è anche grazie a lui che, in definitiva, esprimo il mio potenziale.

SPUNT-ESERCIZIO: Impariamo a fare squadra

E’ molto importante far capire ai bambini che il risultato non è il fine ultimo, ma lo spunto per migliorarsi. Così come l’avversario non deve essere un ostacolo da dover superare, ma un elemento imprescindibile del gioco stesso. Come allenarsi a fare tutto ciò e vivere serenamente la competizione? Prima di tutto, insegnando a fare squadra e a mettere a disposizione degli altri i propri talenti. Possiamo provare ad esempio con una caccia al tesoro, finchè la stagione ce lo consente. Qui trovate le nostre proposte.

Se invece le condizioni atmosferiche non ci consentono di giocare all’aperto, un ottimo esercizio di team building si ottiene con una sessione di action painting o con il disegno del trenino: i più piccoli dovranno realizzare ognuno un vagone, disegnandolo su A4, con la locomotiva per maestra o genitore. Poi allineandosi, formeranno un trenino della creatività. Bello vero? Proviamoci!

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