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Urlo di mamma: la “scenata”, riscritta con arte

Urlo di mamma è un albo della scrittrice tedesca Jutta Bauer. L’albo racconta di un urlo poderoso e della reazione di mamma-pinguino dopo aver sgridato (perdendo il controllo) il suo piccolo. E’ una lettura interessante soprattutto per i grandi, ma anche lo spunto per un simpaticissimo gioco-laboratorio.

urlo di mamma coverUrlo di mamma

Presentiamo il libro:
titolo originale: Schreimutter
autrice: Jutta Bauer (sceneggiatrice e illustratrice)
pubblicato nel: 2000
edito da: Nord-Sud Edizioni (italiano)
prezzo: 8,50€
ACQUISTALO ONLINE con un clic

La recensione di Portale Bambini

L’albo si struttura come una tragicommedia: una mamma-pinguino che urla al suo piccolo, così forte da mandarlo in pezzi. Le ali di qua, la testa di là, fino agli occhi, che schizzano in cielo. Questo è l’incipit tragico, che ben rappresenta tutte le volte in cui un genitore sgrida il proprio figlio con tanta energia da perdere il controllo. Spesso accade in modo involontario: siamo stanchi, nervosi, vorremmo solo un po’ di pace. Quando poi prendiamo coscienza degli effetti del nostro urlo, ecco che parte alla carica il senso di colpa.

Mamma-pinguino, però, non si da per vinta: noleggia una barca volante e salpa alla ricerca dei frammenti del proprio piccolo. Ecco il primo grande insegnamento di Urlo di mamma: mai arrendersi al senso di colpa, che si combatte solo attraverso il piacere di recuperare un contatto.

Dopo un’avventura lunga e intensa, la ricerca giunge al termine: la mamma ha recuperato tutti i pezzi del piccolo pinguino e può ricucirlo, facendolo tornare come prima. Infine, dopo essersi scusata, i due pinguini si stringono in un lungo abbraccio: l’amore non viene intaccato da un urlo! Nemmeno la sgridata più severa, se c’è affetto, rovinerà il rapporto tra genitori e figli. L’importante è saper rimettere insieme i pezzi.

A chi consiglieremmo Urlo di mamma? A tutti coloro che hanno paura di urlare ai propri bimbi, per cominciare. A chi teme che alterarsi rovinerà in modo irreparabile il rapporto con il proprio pargolo. E’ un albo per chi vuole riscoprire un mondo di emozioni genuine, per chi vuole apprendere, attraverso l’arte e la narrazione piuttosto che con la saggistica, come si litiga e come si rimprovera. O meglio, come si sopravvive ad un litigio costruendoci sopra.

urlo di mamma
Un urlo non può certo indebolire il rapporto d’amore che lega una madre ai suoi bambini!

Se il senso di colpa per una sgridata vi è familiare, allora questo è l’albo che fa per voi e per i vostri bimbi. Imparerete che da una sfuriata si esce più forti e più uniti di prima.

Leggete Urlo di mamma su AMAZON.IT

Urlo di mamma: un laboratorio da provare a casa

Dopo esserci addentrati nell’universo di mamma e papà, torniamo ai piccoli lettori: Urlo di mamma è un albo che piace principalmente per un elemento fantastico: la scomposizione, il pinguino che va in pezzi. E’ un tema ricorrente nella fiaba, particolarmente stimolante per un bambino. I piccoli infatti, costruiscono la propria percezione dello spazio, delle parti, dei corpi e delle relazioni tra corpo e anima attraverso l’esperienza, ma anche attraverso l’esperimento narrativo (sì, il pensiero narrativo è fondamentale per la formazione del sé e della personalità).

Ed ecco allora un laboratorio da sperimentare a casa, dopo aver letto insieme l’albo. Potremmo soprannominarlo “Il gioco delle parti”. Come prima cosa, si realizza insieme un pinguino come quello della figura, composto dalle varie parti presenti nella storia: zampe, becco, testa (più difficile separare gli occhi dalla testa), ali, corpo. Potreste utilizzare un cartoncino da colorare con pennarelli, matite o colori a tempera.

urlo di mamma
Photo credits: Grundschulteacher

A questo punto, il bambino nasconderà le varie parti per casa, lasciando poi ai grandi il compito di recuperarle. A differenza della storia, però, grandi e piccoli collaboreranno nella ricerca: i bambini vorranno sicuramente aiutarvi! Si tratta di un bell’esercizio per imparare a collaborare, per imparare che genitori e figli sono legati da un filo invisibile.

 
Un consiglio pratico: il laboratorio che vedete in foto, col piccolo pinguino a pezzi, piace un sacco ai bambini. Anzi: dopo le prime volte si divertiranno a disseminare i pezzi di cartone colorato per casa, per poi recuperarli insieme. Provare per credere!
a cura di Matteo Princivalle






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Alla scoperta del Gioco Euristico (12-24 mesi)

Il Gioco Euristico è un’attività per i bambini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi, teorizzato dalla pedagogista Elinor Goldschmied; attraverso il gioco euristico il bambino può esplorare in libertà una serie di oggetti di uso comune, senza limitazioni da parte dell’adulto. Si tratta dell’evoluzione naturale del cesto dei tesori: non appena il bambino imparerà a camminare e muoversi in autonomia, infatti, proverà un grande interesse nell’avere sacche e contenitori da spostare qua e là.

Perché sperimentare il gioco euristico

Il gioco euristico favorisce l’esplorazione degli oggetti attraverso i sensi. Il bambino, tra i 12 e i 24 mesi, manipola gli oggetti per esplorarli, per conoscere il mondo. Tale esplorazione aiuta a sviluppare l’attenzione e la concentrazione, attraverso la stimolazione sensoriale.

gioco euristico

Ma cosa vuol dire “esplorazione“? I bambini esplorano toccando, scuotendo, spostando gli oggetti, ma anche mettendoli in relazione tra loro (ad esempio, uno dentro l’altro oppure incastrando il più piccolo dentro il più grande). Quando forniamo giocattoli preconfezionati, spesso questa esplorazione è molto limitata dalla forma e dai materiali. Al contrario, utilizzare sacche e cesti pieni di oggetti di uso quotidiano permette ai bambini un’esperienza decisamente più stimolante.

Preparare il gioco euristico a casa

Nella formulazione originale, per un buon gioco euristico servirebbero almeno 15 sacchetti di oggetti con 50-60 pezzi ciascuno. Un po’ tanti! In realtà, la Goldschmied teorizzò il gioco euristico nel contesto dell’asilo, in cui l’abbondanza di oggetti aveva una ragione precisa: evitare che i bambini si contendessero i pezzi.  Se vogliamo provare a casa, tre sacchetti con una decina di oggetti ciascuno saranno più che sufficienti.

Per cominciare, vi occorreranno:

  • sacchetti di stoffa (noi abbiamo provato con 3 ma il numero è flessibile)
  • oggetti di uso comune in varie consistenze: mollette per il bucato, cucchiai e utensili da cucina, bigiotteria, cartoni
  • due o tre barattoli vuoti (vanno bene delle scatole di latta, oppure dei cestelli di stoffa)

L’ambiente è fondamentale: la stanza in cui sperimentare il gioco euristico dovrebbe essere libera da inutili orpelli, dai giocattoli e quant’altro (secondo noi tutte le camerette dovrebbero essere semplici e sgombre). In alternativa, se l’opzione “svuotare la cameretta” fosse impraticabile, potreste provare a proporre il gioco in un corridoio o in un’altra stanza.

gioco euristico
Un esempio di sacchetto con oggetti di legno e spazzole

Gli oggetti devono essere suddivisi nei sacchetti in base alla loro tipologia: oggetti di legno da una parte, metallici dall’altra, cartoni nel terzo sacchetto. L’ordine potete deciderlo voi, così come il contenuto. E. Goldschmied evitava nel modo più assoluto di proporre oggetti di plastica (o almeno, così ci raccontano); per la nostra esperienza, la plastica ha una consistenza poco stimolante per il bambino: è dura, liscia, spesso ha colori troppo sgargianti.

Proporre il gioco euristico

Per proporre il gioco euristico, mettete a disposizione del bambino i tre sacchetti, tirando fuori insieme a lui tutti gli oggetti all’interno. Mettete a sua disposizione anche i barattoli vuoti. Quest’operazione serve per stimolarlo a sperimentare, giocare e scoprire.

A questo punto, i grandi di casa non dovranno più interferire: sarà il bambino a decidere cosa fare con i materiali a sua disposizione. Li rimetterà nei sacchetti dividendoli per colore? Li sparpaglierà tra i barattoli? Giocherà come fossero peluche? Annuserà ed esplorerà con le sue manine ciascun pezzo? Costruirà qualcosa? Il gioco euristico è un gioco libero: chi gioca può fare tutto quello che desidera. Non esiste un’azione giusta o una sbagliata, non vi è alcun fine. E’ il bambino a decidere come giocare.

I bimbi selezionano, discriminano e paragonano, mettono in serie, infilano e fanno pile o fanno rotolare e mettono in equilibrio concentrandosi e migliorando così la loro abilità di manipolazione con evidente soddisfazione

E. Goldschmied

L’unica azione proibita è lanciare gli oggetti: questo è l’unico caso in cui l’adulto dovrebbe intervenire chiarendo il limite: NON si lanciano gli oggetti né i contenitori. In questo modo si insegna ai più piccoli che l’esplorazione è positiva ma deve essere condotta entro i confini del rispetto, degli altri e dell’ambiente.

Il gioco euristico ha una durata variabile, tra i 20 e i 60 minuti. Molto dipende dal bambino: le differenze individuali sono grandi, ma dopo un’ora l’attenzione comincia a disperdersi e il gioco si fa movimentato. Alla fine di una sessione di gioco euristico, è importante rimettere tutti gli oggetti al loro posto, nei sacchetti di stoffa: è un primo passo per insegnare ai bambini l’ordine e il rispetto degli spazi.

Tag: gioco euristico, gioco euristico per bambini

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Cinque libri per nonni sprint e per super nipotini

La festa dei nonni si avvicina e, in attesa di proporvi il nostro speciale (dovete attendere fino a domani!), abbiamo fatto un giro sul web alla ricerca di qualche libro a tema. Il legame tra nonni e nipoti è da sempre speciale: chi è già stato genitore, nel nipotino scopre un nuovo ruolo, diverso, unico.

E’ un legame benefico per adulti e bambini:

  • i nonni sono una presenza amorevole e rassicurante che, per fortuna, ha potuto lasciare alle spalle ritmi frenetici e stress del lavoro
  • i nipotini sono una vera palestra per in nonni, che si mantengono attivi e curiosi
  • tra nonni e nipotini è scambio reciproco di saggezza da un lato, nuovi stimoli dall’altro.

Insomma un legame davvero unico che vale la pena, se ne abbiamo la possibilità, di coltivare nel tempo. Fare i nonni oggi è un mestiere complesso: bimbi sempre più tecnologici, giornate sempre più piene, genitori spesso troppo presi a causa del lavoro. Nei libri che vi presentiamo di seguito si parla di tutto questo, offrendo qualche spunto di riflessione che può servire da stimolo a tutti. I primi due sono pensati per i nonni, i tre successivi per nonni e nipotini insieme.

“Essere nonni” di Grazia Honegger Fresco

Giochi, ricette e racconti per vivere con gioia con il proprio nipotino. Essere nonni è un’esperienza che ci aiuta a riscoprire un mondo dell’infanzia fatto di tenerezza, gioco e complicità. In questo libro si raccontano i tanti, differenti modi di essere nonni affettuosi e disponibili, oltre alle numerose occasioni di incontro con i nipoti. Cosa ci vuol dire l’autrice? Che diventare nonno significa imparare a vivere in modo nuovo, più maturo, le diverse esperienze e i diversi ruoli, senza eliminare le peculiarità proprie di ogni età, ma anzi valorizzando i contributi che ogni membro della famiglia può offrire proprio grazie alle sue differenze. La continuità tra passato e futuro è il valore più grande di questa relazione.

ESSERE NONNI

“Manuale di sopravvivenza per nonni di oggi” di Caroline Cotinaud

Quanto sono cambiati i nonni del terzo millennio spesso ancora professionalmente attivi e molto diversi dai loro predecessori, ma non per questo meno pronti a riversare sui nipotini in arrivo tonnellate di coccole, come da tradizione. In questo caso è una nonna a raccontare, con irresistibile umorismo, come usare il kit di sopravvivenza per affrontare le sfide dell’accudimento moderno: per esempio, sapete regolare uno scalda-biberon? o distinguere tra un iPod e un podcast? La nonnitudine oggi e le sue zone d’ombra: il confine da non superare tra il proprio ruolo e quello dei genitori, l’importanza di esserci nei momenti difficili (l’arrivo di un fratellino, la separazione dei genitori …), o semplicemente la stanchezza sempre in agguato. Nel libro trovate consigli pratici e utili per sintonizzarvi sulla lunghezza d’onda dei nipotini, senza ansia e stress, superando piccoli e grandi problemi con serenità e consapevolezza.

Sarebbe interessante leggere questo libro in compagnia dei bambini per capire cosa ne pensino!

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER NONNI DI OGGI 

“W la nonna” di Cristina Marsi

La nonna di Giovanna è speciale: quante giornate fantastiche trascorse con lei! Il libro ripercorre il viaggio magico di nonni e nipotini. Un viaggio unico, che ci accompagnerà per tutta la vita. Qui splendidamente raccontato anche nelle coloratissime immagini del libro.

W LA NONNA 

“L’isola del nonno” di Benji Davies

Un’avventura fantastica, che inizia il giorno in cui il bimbo va a trovare il nonno e questi gli mostra in soffitta una porta misteriosa. Varcandola i due si ritrovano su una nave che li conduce a un’isola tropicale e bellissima. In questo viaggio, si divertono tantissimo, scoprendo paesaggi meravigliosi e nuovi amici. Il nonno decide di fermasi mentre il nipotino rientra, governando tra le onde la nave con cui sono arrivati … Il viaggio continua, come la vita.

L’ISOLA DEL NONNO 

“Il trattore della nonna” di Anselmo Roveda (per nonni e nipotini)

Si parla di una campagna che forse i bimbi di oggi conoscono poco, di un mondo verde che sembra utopia nei grandi centri urbani. In quel luogo incantato, il nonno sa guidare il trattore, la nonna fa buonissime crostate. Un po’ come i nonni che vanno a prendere a scuola i nipotini, raccontano storie, giocano e si scervellano sulle domande dei piccoli. Nonni che, agli occhi dei nipotini, sono super eroi. Con o senza trattore.

IL TRATTORE DELLA NONNA

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La scatola azzurra: gioco sensoriale

Avete mai sentito parlare di scatola azzurra? Si tratta di un simpatico gioco sensoriale per far vivere ai bambini l’esperienza di un contatto con la natura tra le mura di casa o della scuola.

Che cos’è la scatola azzurra

La scatola azzurra è una sabbiera dipinta interamente di azzurro, colore che ricorda il mare e che, accostato alla sabbia, rasserena chi la usa. I “sand box”, ovvero i contenitori con la sabbia, si sono diffusi progressivamente nel mondo a partire dal lavoro di Dora Kalff, allieva di C. G. Jung che aveva scoperto il potere terapeutico della sabbia.

scatola azzurra

In Italia, l’esperienza di Dora Kalff è stata rielaborata da Paola Tonelli, che ha portato questi “sand box” al di fuori dell’esperienza clinica, introducendoli a scuola e adottando il colore azzurro.

Il contatto con gli elementi naturali mette in moto fortemente e spontaneamente la capacità di raccontare, esprimere il proprio mondo interiore, la propria creatività, il proprio immaginario

P. Tonelli

Come si costruisce una scatola azzurra?

Realizzare una di queste scatole è semplicissimo: scegliete un contenitore idoneo (anche uno scatolone di cartonato spesso può andar bene, se non volete giocare con la sabbia bagnata) e dipingetelo di azzurro. In questi casi noi raccomandiamo l’acrilico seguito da uno strato di vernice protettiva lucida per chi vuole un risultato di alto livello, che non si deteriori nel tempo. Per sperimentare con i bambini, vanno benissimo i colori a tempera.

Fonte: Nido My Baby

Una volta realizzata la scatola vera e propria, dovrete recuperare la sabbia e gli elementi naturali per giocare. I migliori (ma anche i più semplici da reperire) sono:

  • ciottoli tondi
  • frammenti di rocce non levigate
  • bastoncini secchi
  • conchiglie (per non raccoglierle dalla spiaggia, potete utilizzare i gusci di cozze, vongole e capesante lavati con cura e lasciati asciugare per bene)

Oltre agli elementi naturali, potete introdurre nella scatola azzurra anche piccoli giocattoli in legno (edifici, personaggi e perché no, un trenino), una piccola paletta ed un rastrello, o un colino: per i più piccoli, filtrare la sabbia è un passatempo magnetico.

Per quanto riguarda la sabbia, in commercio se ne trovano moltissime qualità; noi abbiamo provato con la sabbia fine e abbiamo evitato le confezioni di sabbia colorata. Questo perché la scatola azzurra si propone come un momento di riscoperta della natura. Di conseguenza, la sabbia verde o arancione fluorescente è decisamente inopportuna.

Per chi cercasse la sabbia ad un prezzo accessibile e in quantità, Smoby produce un sacco da 15 kg di sabbia, che viene proposto a soli 10,50€ su Amazon (eccolo qui). Sconsigliamo la sabbia fine da decorazione e modellismo unicamente per via del costo, decisamente più alto (5-10€ al kg).

Attività da sperimentare con la scatola azzurra

La scatola azzurra è un potente strumento per lo sviluppo sensoriale, per esercitare il tatto accostandolo al pensiero narrativo e al gioco di finzione. Ecco qualche proposta di attività da sperimentare con l’aiuto della sabbia:

  • gioco manipolatorio: sabbia ed elementi naturali sono ideali per la manipolazione in libertà
  • gioco narrativo: con l’aggiunta di qualche personaggio (soldatini, piccoli edifici in legno, dinosauri etc.) la scatola azzurra diventa l’ambientazione ideale per costruire fantastiche storie
  • laboratorio esperienziale: se utilizzata nel modo giusto, questa scatola è un efficace strumento didattico per esplorare concetti quali vicino/lontano, grande/piccolo, dentro/fuori e così via

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Colla a caldo: scopriamo come fare ciondoli e gioielli

Ci sentite spesso parlare di colla a caldo quando vi proponiamo lavoretti creativi. In effetti si tratta di uno strumento molto utile per assemblare velocemente i materiali. Oggi vi spieghiamo bene di cosa si tratta, come si usa e dove si può acquistare.

Colla a caldo: cos’è e come funziona

La colla a caldo è un tipo di collante molto speciale, efficiace su molti materiali ed utilizzato di frequente nei lavori di bricolage.  E’ particolarmente utile quando bisogna unire due o più materiali di differente composizione, garantendo un fissaggio duraturo. La colla a caldo viene utilizzata con un utensile elettrico, simile a una pistola. Tale strumento permette di scaldare il composto rendendolo duttile e applicabile.

Lo stick di colla a temperatura ambiente ha consistenza elastica ed è opalescente. Grazie alla pistola, il materiale viene surriscaldato, ottenendo consistenza fluida e l’aspetto trasparente. La presa avviene in due minuti o meno, a seconda di quanto il materiale da incollare assorba il calore. Attenzione, la temperatura a cui ciò avviene è pari a circa 150-180 gradi, per cui bisogna prestare attenzione a non ustionarsi. E’ bene dunque utilizzare la colla a caldo con molta cautela e non lasciarla in mano ai bambini (che però potranno ad esempio aiutarci nelle fasi precedenti al fissaggio).

Consigli utili


  • Se state lavorando su materiali delicati, applicate piccole quantità di prodotto per evitare di rovinarli.
  • Forse non tutti sanno che la colla a caldo può essere utilizzata su pizzi, vimini, carta, cotone.
  • Se siete in procinto di realizzare progetti di grandi dimensioni, fate una scorta di ricariche perchè la colla a caldo si esaurisce in fretta.
  • Se ve ne cade qualche goccia sulla pelle, immergete la parte ustionata sotto l’acqua corrente e fate indurire l’adesivo quanto basta per staccarlo.
  • Verificate che la pistola si sia raffreddata, prima di rimuovere il beccuccio.
  • Non usate la colla a caldo per oggetti delicati che non sopportano le temperature elevate: ad esempio la tazza di caffè scheggiata o la suola delle scarpe da riattaccare.
  • Se sul beccuccio si sono formati dei filamenti di colla, fondeteli con un asciugacapelli impostato al minimo e rimuoveteli delicatamente.
  • Quando non utilizzate la pistola della colla a caldo, riponetela in un luogo fresco e asciutto quando.

Idee creative: realizzare un ciondolo con la colla a caldo

La colla a caldo non si presta solo come materiale per fissare, ma anche come base per la creazione di oggetti e gioielli. Inoltre è un valido ausilio per la creazione dei libri sensoriali o quiet book, in cui si assembrano feltro e/o altri materiali, come ad esempio la gomma creola. Acquisendo un po’ di esperienza, è possibile realizzare ciondoli e gioielli. Vi rimandiamo per spiegazioni di dettaglio ai numerosi tutorial che trovate in rete. Di seguito vi offriamo qualche spunto.

Cosa serve

  • pistola per la colla a caldo a bassa temperatura (questa è quella che usiamo noi)
  • stick di colla a caldo colorata glitter oppure opaca
  • carta da forno
  • matita
  • catenella da bigiotteria di lunghezza a piacere (io ne ho usati 60cm)

Come si fa:

Dovete per prima cosa disegnare sulla carta da forno il motivo che volete riprodurre. Un cuore, un fiorelli, una stella: iniziate da forme semplici, aumentando poi la complessità. Dopo questo primo passatto, iniziate a colare le gocce di colla a caldo, riempiendo il vostro disegno e facendo in modo che il composto si amalgami all’interno della formina (il ciondolo dovrà essere liscio e compatto una volta asciugato). Ultimato il motivo, attendete un paio di minuti per farlo asciugare completamente prima di staccarlo. Con qualche goccia di colla a caldo fissate le estremità della catenina sul retro del ciondolo.

Trucchi del mestiere:

  • la colla a caldo esiste in diversi colori, per personalizzare al massimo le vostre creazioni (date un’occhiata a questa nera)
  • la colla a caldo può essere colorata con gli acrilici o impreziosita con i glitter.

Guide per il fai da te

In rete trovate tantissimi spunti e consigli su letture ad hoc per inventarsi attività fai da te con i bambini. Tra i vari vi segnaliamo Trecentosessantacinque cose da fare e da creare di Fiona Watt. Dai 4 anni in su, propone attività con carta, forbici e pennarelli o matite. E’ un modo per iniziare a scoprire la creatività che c’è in noi, per poi sperimentare, nel tempo, attività più complesse, tra cui i lavori che richiedono l’utilizzo della colla a caldo.

a cura di Alessia de Falco






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Quando sono i bambini a far crescere i genitori

La riflessione di oggi è nata dopo esserci imbattuti in una frase virale, di quelle che colpiscono perché ci mettono di fronte alla realtà (nella sua semplicità, quasi scontata):



Avete mai pensato a quanto possiamo imparare dai più piccoli? Avete mai pensato che essere genitore o educatore significa contaminarsi continuamente con il mondo dei bambini? Una contaminazione positiva, ricca di stimoli. Spesso pensiamo all’educazione come a un’opera di un grande nei confronti di un bambino; nella realtà dovrebbe essere un circolo virtuoso, uno scambio: dai più piccoli abbiamo tanto da imparare!

Crescere insieme ai  bambini, ascoltando il cuore

Perché abbiamo tanto bisogno di riscoprire il mondo del cuore? L’empatia fa parte di noi, così come la gentilezza; che bisogno c’è, allora, di allenarle continuamente? Perché i bambini sono diventati un modello positivo di bontà? Non c’è modo di capire quanto ci sia più bisogno di empatia oggi rispetto ad una volta; queste sono riflessioni da nostalgici. Il dato di fatto è che i bambini sono infinitamente più collaborativi e generosi di noi adulti. Pur con i loro limiti, sanno ascoltare e rassicurare; sono capaci di prendersi cura degli altri in modo disinteressato.

La verità è che molti di noi si rendono conto che viviamo in un mondo arido, un mondo fatto di valori freddi e impersonali, un mondo in cui la gentilezza non trova spazio, soppiantata dagli affari e dalla corsa verso il successo. E il problema non sono ne i primi ne il secondo: esiste un’etica del lavoro ed una del successo. Il punto è che abbiamo dimenticato il legame che ci unisce agli altri, un legame che produce felicità e sicurezza.

Impariamo dai bambini! Osserviamo come si comportano con gli amici e con la famiglia, cerchiamo in loro quei piccoli atti di gentilezza ed empatia che vorremmo vedere:

  • Piccoli gesti di generosità, disinteressati
  • Ascolto
  • Sostegno emotivo
  • Empatia nei confronti degli altri
  • Rispetto

Lo SPUNT-ESERCIZIO di oggi è un lavoro di ricerca e osservazione; per riscoprire il mondo del cuore ci serve trovare un buon numero di esempi (non c’è metodo che tenga, l’empatia si impara nella pratica, non sui libri!). Imparare ad osservare i bambini e a cogliere questi atti gentili è il primo passo per imparare ad ascoltare, per mettersi nelle condizioni di essere empatici a nostra volta.

Potremmo annotare su un diario quel che sentiamo (sì, perché in questo caso si osserva col cuore ancora prima che con gli occhi), ma noi grandi spesso siamo pieni di pregiudizi su questi piccoli rituali; per cui, accontentiamoci della riflessione.

 

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