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Dieci pillole di mindfulness per i bambini e per noi stessi

Sappiamo che la mindfulness può farci del gran bene. Ne abbiamo parlato in più articoli, citando in modo particolare il testo Il genitore consapevole di Jon Kabat Zinn.

Tra i tanti effetti positivi della mindfulness, uno ci sembra particolarmente utile a tutti i “genitori acrobati” che, insieme ai figli, fanno piroette per stare in equilibrio durante la giornata. Cari funanboli (sì, oggi siete funamboli), la mindfulness vi e ci insegna ad essere meno reattivi, a restare focalizzati sul presente. A goderci la vita per quello che è e ci dà. ORA: Calmare e calmarsi è importante: uno dei nostri articoli più letti si intitola proprio “Le attività che calmano i bambini”. Non tratta nello specifico la mindfulness, ma ci parla del bisogno di calma e di ritrovare tempi e spazi.

La mindfulness non è una ricetta magica

Non aspettatevi il miracolo: la mindfulness può aiutarvi, non certo cambiarvi. E nemmeno cambiare i vostri figli. Però un merito ce l’ha, a prescindere: ci insegna a lasciar andare le nostre aspettative per aprirci alla ricchezza dell’esperienza, momento per momento. Questo è uno spunto prezioso per tutti noi, adulti e bambini.

Accettare non significa non reagire. Mindfulness vuol dire:

  • lasciare spazio e tempo per il cambiamento, anziché a spingere in una direzione precisa
  • riconoscere che i nostri pensieri sono “solo” pensieri
  • vivere il valore dell’esperienza

La mindfulness è rispetto per chi non è interessato alla mindfulness

Quindi, se volete davvero sperimentare la mindfulness, preparatevi all’insegnamento più grande: i bambini sono bambini e hanno diritto ai loro capricci, alla loro esuberanza, alle grida e al movimento (con tutto quello che ci siamo detti giorni fa, ovvero esistono le regole perché sono la traduzione pratica del concetto di rispetto). Quindi niente mindfulness per sbarazzarsi dei normali comportamenti infantili! E nemmeno mindfulness su persone interessate a fare altro, perché anche questo è rispetto!

SPUNT-ESERCIZIO: dieci modi di portare la mindfulness nelle nostre vite

Rendete semplici le cose
Kabat Zinn dice che “Mindfulness è portare l’attenzione al momento presente, momento per momento, intenzionalmente e senza giudicare”. Tradotto per i piccoli, significa provare a sentire il corpo o focalizzarci sui suoni, sulle sensazioni e sui colori.
C’è un esercizio, di cui abbiamo parlato in un altro approfondimento, che si chiama “calmo e attento come una ranocchia”.

Ascoltate le campane (ma può bastare della buona musica, sapete?)
In alcune scuole americane è stato sviluppato un programma in cui in classe, veniva proposto ogni giorno un momento di pausa, ascoltando il suono delle campane, con netti miglioramenti sui livelli di attenzione, tanto che la sua diffusione sul territorio nazionale è stata molto ampia.
Non serve che diventiate esperti di campane tibetane: basta ascoltare un po’ di musica, insieme e rilassarsi o ballare. Insieme.

Inventatevi un rito per la sera
Il momento della nanna è un buon momento per la pratica mindfulness. Si può provare il Body Scan, la pratica con cui aiutiamo i bambini a portare l’attenzione a tutto il corpo, parte per parte, iniziando dal piedi sinistro (Provatelo e scoprirete che resistere al sonno è una vera impresa!

Fate attenzione al respiro
Chiediamo ai bimbi di focalizzarsi sul pancino che scende e sale, , magari mettendo un peluche sulla pancia, mentre stanno sdraiati sul pavimento. E’ un’azione semplicissima, che diventa un potente strumento di self management e di consapevolezza del respiro.

Camminate mindful
Dai che lo sapete: camminare e stare all’aperto fa bene! Allora proviamo a non farci fagocitare da corsi e impegni e proviamo a fare una passeggiata, portando l’attenzione all’ambiente che ci circonda, con suoni, odori. Poi per un minuto l’attenzione alle sensazioni del corpo che cammina….e dopo un po’ di tempo, un minuto alle sensazioni interne ed esterne!

Ricordatevi di dire grazie
Proviamo non solo a dire grazie ma, alla sera, a chiederci se c’è qualcosa per cui hanno provato gratitudine. In questo modo impariamo ed insegniamo a connettere la parola grazie con il sottostante sentimento di gratitudine per l’abbondanza nelle nostre vite. Possiamo farlo in qualsiasi momento e, soprattutto, possiamo partecipare anche noi alla pratica!

Viva i supereroi!
Spesso i bambini sono affascinati dai supereroi, che, per antonomasia, hanno abilità sensoriali molto sviluppate. Perché non usarli come stimolo per “sviluppare i sensi”? Il superpotere di manipolare, di assaporare un cibo, di buttare colori su un foglio.

Meditate con i vostri bambini
Meditare richiede una situazione di tranquillità. Ma a volte la meditazione si traduce in un abbraccio silenzioso, in una carezza. Amore è meditazione.

Il tempo della settimana
Siamo come il tempo: a volte nuvolo, a volte soleggiato, a volte instabile. Pensarci così aiuta a non identificarci troppo con le emozioni transitorie. Può diventare un bel gioco: fate un cartellone in cui tutti disegnano “L’umore del giorno”.

Mangiate mindful 
Ve lo spieghiamo con l’esercizio dell’uvetta: fate assaggiare l’uvetta, o un altro cibo, ai piccoli, chieendo di masticare lentamente e gustarsi le sensazioni del cibo.

Il vero segreto della Mindfulness: essere emotivamente presenti. Ma soprattutto, concludendo, non dimentichiamo mai che il modo migliore per stabilizzare l’attenzione dei nostri bambini è … giocarci insieme essendo emotivamente presenti! Insegnare la mindfulness ai propri bambini li aiuta a sviluppare la capacità di regolare le emozioni e la concentrazione.

 

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Anche col freddo, stare all’aria aperta fa bene!

Non servono certo gli esempi di paesi come Danimarca o Finlandia: i nostri pediatri lo sostengono da decenni (un esempio, ed un secondo esempio). Eppure, il luogo comune che l’aria fredda della stagione autunnale ed invernale faccia ammalare è duro a morire.

L’aria aperta fa bene, anche d’inverno!

Cominciano le giornate uggiose, quelle ventilate e le temperature sono in calo. Si sta così bene al calduccio, vero? Eppure, i bambini dovrebbero uscire anche quando il clima è più rigido.



Nei paesi del nord è naturale vedere i bimbi che giocano sotto la pioggia o nella neve. Addirittura, i neonati vengono lasciati a dormire all’aperto (ben coperti, chiaramente), anche con temperature di -10 °C e oltre. Eppure, nessuno si ammala: merito di questo stile di vita sano, temprato dal freddo!

Da noi capita un po’ meno: i nostri bambini trascorrono l’inverno chiusi in casa. Si tratta di una cattiva abitudine, che dovremmo superare! Infatti, il movimento all’aria aperta ha due grandi benefici: da un lato stimola le difese immunitarie, dall’altro aiuta i bambini a crescere sereni, muovendosi anche nel periodo invernale. Contrariamente a quel che si pensa, è più facile ammalarsi rimanendo in casa, a scuola o in altri luoghi chiusi: sono l’ambiente ideale per la trasmissione di agenti patogeni. Al freddo, invece, non troverete microbi o batteri!

I segreti per uscire nella brutta stagione

Ecco qualche suggerimento per uscire in sicurezza:

  • sciarpa e cappello di lana: proteggere la testa e la gola dei bambini è il primo modo per evitare raffreddamenti ed infezioni. Quando la temperatura si abbassa o c’è un po’ di vento, è fondamentale indossare sciarpa e cappello. Questi indumenti non sono particolarmente amati dai bambini: sarà necessario un po’ di sforzo per insegnar loro che sono fondamentali
  • uscire nelle ore più calde: uscire quando il sole è alto nel cielo è la scelta più saggia. Anche se la temperatura va sottozero
  • attenzione a chi è già ammalato: con i bambini ammalati o convalescenti ci vorrà un po’ più di cautela; in questo caso il suggerimento migliore è confrontarsi con il proprio pediatra

E sull’ultimo consiglio, riprendiamo la nostra filosofia della fiducia: esiste un professionista della salute, in grado di consigliarvi al meglio per crescere un bambino robusto e felice. Si chiama pediatra. Consultatelo e ascoltate i suoi consigli. A suon di dubbi, sospetti e “cuggini” (che poi sono il male peggiore) non si va da nessuna parte. Quando vediamo genitori che chiedono consigli medici (o comunque attinenti la sfera della salute) in chat, magari sulle pagine Facebook, ci si accappona la pelle!

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TECNICHE DI PITTURA (PER BAMBINI E NON SOLO)

Trascorrere del tempo con i bambini significa accettare la sfida di inventare e sperimentare. Basta davvero poco per giocare con la creatività e la pittura ce lo insegna. Anche se non siamo grandi artisti, si possono trovare mille modi per vivere l’arte e portarla nelle nostre vite.

DIPINGERE INSIEME FA BENE A GRANDI E BAMBINI

Disegnare o dipingere insieme è un modo per raccontarci e conoscerci, un momento che va oltre le parole. Abbiamo pensato di raccontarvi qui alcune tecniche, basate sull’utilizzo di materiali alternativi, da sperimentare con i bimbi.

Dipingere costituisce un bellissimo modo di esprimersi, manifestando la parte più profonda delle nostre emozioni. Sembra impossibile, ma dipingere è una terapia per la mente e un formidabile momento di crescita personale. Cezanne diceva, tanto tempo fa, che “Non si tratta di dipingere la vita, si tratta di far vivere la pittura”. Noi dipingendo, lavoriamo su noi stessi e diamo vita a ciò che creiamo, con tanti benefici per grandi e piccini:

  • dipingere aiuta superare il muro della comunicazione e a liberare la creatività, esercizio utile soprattutto per le persone timide ed introverse
  • dipingere rafforza l’autostima; se praticata in un ambiente non competitivo e rilassante, la pittura aiuta ad acquistare fiducia in noi stessi e a valorizzarci
  • dipingere migliora la motricità. Maneggiare un pennello o una matita ci aiuta a regolare i movimenti della mano e sviluppare connessioni cerebrali relazionate con questa abilità
  • dipingere aumenta la concentrazione. Si tratta di un lavoro minuzioso che ci insegna a restare focalizzate
  • dipingere aiuta a far fluire le emozioni. La pittura aiuta a mettere a fuoco ciò che proviamo e a raccontarlo, quando le parole non bastano

LE TECNICHE DI PITTURA PER BAMBINI PIÙ CONOSCIUTE

TEMPERA: i colori a tempera sono assolutamente atossici (ed economici) e si rivelano un’ottimo supporto per i primi esperimenti di pittura con i bambini. Proviamoci!

ACQUERELLO: la pittura ad acquerello è leggermente più complicata per i principianti, ma permette di realizzare cromatismi altrimenti impensabili. A noi, personalmente, piace moltissimo e la consigliamo a tutti. Le abbiamo dedicato un’intera guida > Acquerello: scopriamo una delle tecniche più amate

TECNICHE DI PITTURA…SPECIALI!

Vi piacerebbe sperimentare qualcosa di nuovo accanto ai classici acquerelli o colori a tempera? Niente di più semplice: esistono tecniche di pittura miste utilizzando sale, latte, colla e perfino il cioccolato. Solo per i bambini più coraggiosi e appassionati!

PITTURA CON SPUGNE ED ALTRI OGGETTI

Sapevi che si può dipingere utilizzando il fondo di una bottiglia o un pezzetto di spugna come tampone per stendere il colore? Si tratta di una tecnica di pittura adatta anche ai più piccoli. Guarda cosa abbiamo realizzato noi:

tecniche di pittura

PITTURA ALLA FARINA E SALE

E’ una tecnica utilizzabile anche con i più piccoli e per giunta super economica: bisogna mischiare in una ciotola mezza tazza di farina, mezza tazza di sale fino e mezza tazza di acqua, fino ad ottenere un composto omogeneo. Una volta pronto, andrà trasferito in diverse ciotole, dove andremo ad aggiungere il colorante per cibi. Si tratta di una soluzione che non si stende a pennello, ma a gocce o con una sac-à-pochè: il risultato sarà una composizione in rilievo, con un simpatico effetto 3D.

PITTURA ALLA COLLA VINILICA

Anche usando la colla vinilica si possono creare piccoli capolavori. Basta usare la colla per disegnare su un foglio spesso o cartoncino fiori, animali o linee astratte. Dopo aver lasciato asciugare il disegno, gli spazi interni alle linee di colla possono essere colorati con acquerelli o tempere. E’ divertente vedere come il colore resta delimitato dalla colla, creando un effetto molto carino.

tecniche di pittura per bambini

PITTURA AL LATTE

Immergiamo un foglio nel latte, avendo l’accortezza di essere rapidi per non fare macerare la carta. Poi stendiamo il foglio su una tovaglietta di plastica e lo macchiamo con delle gocce di colorante naturale. Ora, facciamo una magia: versiamo una goccia di detersivo e osserviamo. Le macchie di colore inizieranno a muoversi, creando mutazioni graduali e continue sotto i vostri occhi.

PITTURA AL CAFFÈ O AL TE

Sì, avete capito bene: le bevande come caffè o té si prestano come base per splendidi dipinti. Possiamo schizzare il disegno con una matita e poi usare il caffè o il té come un normale colore ad acqua. Per ottenere le diverse tonalità, le bevande vanno diluite con acqua.

PITTURA AL CIOCCOLATO

Terminiamo questa carrellata con una variante della soluzione precedentemente presentata: proviamo con il cioccolato. Bisogna diluire del cacao con dell’acqua per ottenere una pittura divertente, biologica e assolutamente innocua adatta anche per i più piccini. Il composto si conserva in frigo per alcuni giorni.

UN LIBRO PER SCOPRIRE TECNICHE E LABORATORI SEMPRE NUOVI

Sicuramente, il miglior modo per impratichirsi con la pittura è … Provare. E riprovare. Nessuno nasce Giotto, nemmeno abbiamo la pretesa di diventarlo. Ma l’arte è fatta di allenamento e pratica.

Uno scrittore che di questa pratica ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia è Hervé Tullet: scrittore conosciuto in tutto il mondo per i suoi albi, organizza un sacco di laboratori d’arte per bambini. Ha raccolto le sue esperienze nel volume “La fabbrica dei colori. I laboratori di Hervé Tullet”. È un testo che offre tantissimi spunti da sperimentare a scuola, a casa e al parco!

laboratori di pittura per bambini

La fabbrica dei colori. I laboratori di Hervé Tullet > scopri l’offerta su Amazon.it

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Pezzettino: un capolavoro di Leo Lionnni

pezzettino leo lionni copertina

Pezzettino è un albo dello scrittore e illustratore Leo Lionni. L’albo racconta la storia di Pezzettino, una forma che non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Attraverso le immagini e i colori, un tema così complicato si fa semplice, adatto anche ai lettori più piccini.

Pezzettino

Presentiamo il libro:
titolo: Pezzettino
autore: Leo Lionni (sceneggiatore e illustratore)
pubblicato nel: 1975
edito da: Babalibri
VEDI L’OFFERTA su Amazon.it

La recensione di Portale Bambini

Recensire un albo di Leo Lionni senza renderlo banale è un compito arduo. Di tanti illustratori di fama, Lionni è decisamente al vertice della classifica: sa giocare con le forme come nessuno altro, è in grado di trattare i temi più alti con pochi tratti e qualche colore. Insomma, rimane inarrivabile.

Pezzettino è un cubetto rosso, con la ferma convinzione di essere un pezzo mancante, una parte di un insieme più grande. Così, attraversa una pagina dopo l’altra alla ricerca di una figura da completare, della sua figura da completare. Le delusioni, però, arrivano una dopo l’altra: non è un pezzettino di Quello-che-Corre, né di Quello-che-Vola, né di alcun altro personaggio tra quelli che incontra.

Pezzettino, nella sua semplicità geometrica, si dispera per questa sua solitudine. Tuttavia, un saggio, lo invita a compiere un viaggio presso un’isola misteriosa, un’isola che aiuta a scoprire la propria personalità. E così il nostro cubetto si rimette in cammino; giunto sull’isola, infine, la rivelazione: quando cade, inciampando, va in mille pezzi. Letteralmente.

Scopre così che dietro le sue dimensioni minute, dietro la forma semplice si celava un microcosmo di altre parti. Scopre che la sua condizione non era di “inferiorità”, ma di “diversità”. Questo messaggio arriva con grande chiarezza ai più piccoli: Pezzettino è un individuo tanto quanto Quello-che-Vola: tra loro c’è una differenza morfologica, ma entrambi hanno pari dignità, hanno tutti e due la stessa essenza.

pezzettino leo lionni 2

Un messaggio così profondo, però, non viene affidato ad una riflessione di tipo morale, pedagogico: Leo Lionni, nella sua grandezza, lascia che sia il bambino ad intuire questa verità semplicemente attraverso l’interiorizzazione delle geometrie e dei colori che riempiono l’albo.

Leggete Pezzettino su AMAZON.IT

Pezzettino: laboratori da provare a casa e a scuola

Pezzettino è un testo dominato dalle geometrie; quindi, ideare dei laboratori creativi è semplice e naturale. Un’idea semplice ed efficace è quella di ritagliare dei quadretti di carta o cartoncino colorato e far comporre ai bambini il loro personaggio. Si tratta di un laboratorio creativo particolarmente diffuso nelle scuole dell’infanzia e al nido, per via dei pochi materiali richiesti e del grande divertimento con cui i bambini realizzano la propria squadra di forme. Anche combinare tra loro più Pezzettini è un bel gioco-esercizio, in questo caso per stimolare il team building ed il pensiero condiviso.

pezzettino leo lionni
Assemblare il vostro Pezzettino con dei quadretti di carta colorata/cartone è il più classico dei laboratori creativi

Un uso “strumentale” del testo potrebbe essere quello di far imitare ai bambini le figure nel libro scegliendo e disponendo i quadretti colorati. Un modo alternativo per insegnare ad imitare una forma (meccanismo che è alla base del disegno infantile), impadronendosi dei meccanismi di rappresentazione spaziale.

a cura di Matteo Princivalle





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Urlo di mamma: la “scenata”, riscritta con arte

Urlo di mamma è un albo della scrittrice tedesca Jutta Bauer. L’albo racconta di un urlo poderoso e della reazione di mamma-pinguino dopo aver sgridato (perdendo il controllo) il suo piccolo. E’ una lettura interessante soprattutto per i grandi, ma anche lo spunto per un simpaticissimo gioco-laboratorio.

urlo di mamma coverUrlo di mamma

Presentiamo il libro:
titolo originale: Schreimutter
autrice: Jutta Bauer (sceneggiatrice e illustratrice)
pubblicato nel: 2000
edito da: Nord-Sud Edizioni (italiano)
prezzo: 8,50€
ACQUISTALO ONLINE con un clic

La recensione di Portale Bambini

L’albo si struttura come una tragicommedia: una mamma-pinguino che urla al suo piccolo, così forte da mandarlo in pezzi. Le ali di qua, la testa di là, fino agli occhi, che schizzano in cielo. Questo è l’incipit tragico, che ben rappresenta tutte le volte in cui un genitore sgrida il proprio figlio con tanta energia da perdere il controllo. Spesso accade in modo involontario: siamo stanchi, nervosi, vorremmo solo un po’ di pace. Quando poi prendiamo coscienza degli effetti del nostro urlo, ecco che parte alla carica il senso di colpa.

Mamma-pinguino, però, non si da per vinta: noleggia una barca volante e salpa alla ricerca dei frammenti del proprio piccolo. Ecco il primo grande insegnamento di Urlo di mamma: mai arrendersi al senso di colpa, che si combatte solo attraverso il piacere di recuperare un contatto.

Dopo un’avventura lunga e intensa, la ricerca giunge al termine: la mamma ha recuperato tutti i pezzi del piccolo pinguino e può ricucirlo, facendolo tornare come prima. Infine, dopo essersi scusata, i due pinguini si stringono in un lungo abbraccio: l’amore non viene intaccato da un urlo! Nemmeno la sgridata più severa, se c’è affetto, rovinerà il rapporto tra genitori e figli. L’importante è saper rimettere insieme i pezzi.

A chi consiglieremmo Urlo di mamma? A tutti coloro che hanno paura di urlare ai propri bimbi, per cominciare. A chi teme che alterarsi rovinerà in modo irreparabile il rapporto con il proprio pargolo. E’ un albo per chi vuole riscoprire un mondo di emozioni genuine, per chi vuole apprendere, attraverso l’arte e la narrazione piuttosto che con la saggistica, come si litiga e come si rimprovera. O meglio, come si sopravvive ad un litigio costruendoci sopra.

urlo di mamma
Un urlo non può certo indebolire il rapporto d’amore che lega una madre ai suoi bambini!

Se il senso di colpa per una sgridata vi è familiare, allora questo è l’albo che fa per voi e per i vostri bimbi. Imparerete che da una sfuriata si esce più forti e più uniti di prima.

Leggete Urlo di mamma su AMAZON.IT

Urlo di mamma: un laboratorio da provare a casa

Dopo esserci addentrati nell’universo di mamma e papà, torniamo ai piccoli lettori: Urlo di mamma è un albo che piace principalmente per un elemento fantastico: la scomposizione, il pinguino che va in pezzi. E’ un tema ricorrente nella fiaba, particolarmente stimolante per un bambino. I piccoli infatti, costruiscono la propria percezione dello spazio, delle parti, dei corpi e delle relazioni tra corpo e anima attraverso l’esperienza, ma anche attraverso l’esperimento narrativo (sì, il pensiero narrativo è fondamentale per la formazione del sé e della personalità).

Ed ecco allora un laboratorio da sperimentare a casa, dopo aver letto insieme l’albo. Potremmo soprannominarlo “Il gioco delle parti”. Come prima cosa, si realizza insieme un pinguino come quello della figura, composto dalle varie parti presenti nella storia: zampe, becco, testa (più difficile separare gli occhi dalla testa), ali, corpo. Potreste utilizzare un cartoncino da colorare con pennarelli, matite o colori a tempera.

urlo di mamma
Photo credits: Grundschulteacher

A questo punto, il bambino nasconderà le varie parti per casa, lasciando poi ai grandi il compito di recuperarle. A differenza della storia, però, grandi e piccoli collaboreranno nella ricerca: i bambini vorranno sicuramente aiutarvi! Si tratta di un bell’esercizio per imparare a collaborare, per imparare che genitori e figli sono legati da un filo invisibile.

 
Un consiglio pratico: il laboratorio che vedete in foto, col piccolo pinguino a pezzi, piace un sacco ai bambini. Anzi: dopo le prime volte si divertiranno a disseminare i pezzi di cartone colorato per casa, per poi recuperarli insieme. Provare per credere!
a cura di Matteo Princivalle






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Alla scoperta del Gioco Euristico (12-24 mesi)

Il Gioco Euristico è un’attività per i bambini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi, teorizzato dalla pedagogista Elinor Goldschmied; attraverso il gioco euristico il bambino può esplorare in libertà una serie di oggetti di uso comune, senza limitazioni da parte dell’adulto. Si tratta dell’evoluzione naturale del cesto dei tesori: non appena il bambino imparerà a camminare e muoversi in autonomia, infatti, proverà un grande interesse nell’avere sacche e contenitori da spostare qua e là.

Perché sperimentare il gioco euristico

Il gioco euristico favorisce l’esplorazione degli oggetti attraverso i sensi. Il bambino, tra i 12 e i 24 mesi, manipola gli oggetti per esplorarli, per conoscere il mondo. Tale esplorazione aiuta a sviluppare l’attenzione e la concentrazione, attraverso la stimolazione sensoriale.

gioco euristico

Ma cosa vuol dire “esplorazione“? I bambini esplorano toccando, scuotendo, spostando gli oggetti, ma anche mettendoli in relazione tra loro (ad esempio, uno dentro l’altro oppure incastrando il più piccolo dentro il più grande). Quando forniamo giocattoli preconfezionati, spesso questa esplorazione è molto limitata dalla forma e dai materiali. Al contrario, utilizzare sacche e cesti pieni di oggetti di uso quotidiano permette ai bambini un’esperienza decisamente più stimolante.

Preparare il gioco euristico a casa

Nella formulazione originale, per un buon gioco euristico servirebbero almeno 15 sacchetti di oggetti con 50-60 pezzi ciascuno. Un po’ tanti! In realtà, la Goldschmied teorizzò il gioco euristico nel contesto dell’asilo, in cui l’abbondanza di oggetti aveva una ragione precisa: evitare che i bambini si contendessero i pezzi.  Se vogliamo provare a casa, tre sacchetti con una decina di oggetti ciascuno saranno più che sufficienti.

Per cominciare, vi occorreranno:

  • sacchetti di stoffa (noi abbiamo provato con 3 ma il numero è flessibile)
  • oggetti di uso comune in varie consistenze: mollette per il bucato, cucchiai e utensili da cucina, bigiotteria, cartoni
  • due o tre barattoli vuoti (vanno bene delle scatole di latta, oppure dei cestelli di stoffa)

L’ambiente è fondamentale: la stanza in cui sperimentare il gioco euristico dovrebbe essere libera da inutili orpelli, dai giocattoli e quant’altro (secondo noi tutte le camerette dovrebbero essere semplici e sgombre). In alternativa, se l’opzione “svuotare la cameretta” fosse impraticabile, potreste provare a proporre il gioco in un corridoio o in un’altra stanza.

gioco euristico
Un esempio di sacchetto con oggetti di legno e spazzole

Gli oggetti devono essere suddivisi nei sacchetti in base alla loro tipologia: oggetti di legno da una parte, metallici dall’altra, cartoni nel terzo sacchetto. L’ordine potete deciderlo voi, così come il contenuto. E. Goldschmied evitava nel modo più assoluto di proporre oggetti di plastica (o almeno, così ci raccontano); per la nostra esperienza, la plastica ha una consistenza poco stimolante per il bambino: è dura, liscia, spesso ha colori troppo sgargianti.

Proporre il gioco euristico

Per proporre il gioco euristico, mettete a disposizione del bambino i tre sacchetti, tirando fuori insieme a lui tutti gli oggetti all’interno. Mettete a sua disposizione anche i barattoli vuoti. Quest’operazione serve per stimolarlo a sperimentare, giocare e scoprire.

A questo punto, i grandi di casa non dovranno più interferire: sarà il bambino a decidere cosa fare con i materiali a sua disposizione. Li rimetterà nei sacchetti dividendoli per colore? Li sparpaglierà tra i barattoli? Giocherà come fossero peluche? Annuserà ed esplorerà con le sue manine ciascun pezzo? Costruirà qualcosa? Il gioco euristico è un gioco libero: chi gioca può fare tutto quello che desidera. Non esiste un’azione giusta o una sbagliata, non vi è alcun fine. E’ il bambino a decidere come giocare.

I bimbi selezionano, discriminano e paragonano, mettono in serie, infilano e fanno pile o fanno rotolare e mettono in equilibrio concentrandosi e migliorando così la loro abilità di manipolazione con evidente soddisfazione

E. Goldschmied

L’unica azione proibita è lanciare gli oggetti: questo è l’unico caso in cui l’adulto dovrebbe intervenire chiarendo il limite: NON si lanciano gli oggetti né i contenitori. In questo modo si insegna ai più piccoli che l’esplorazione è positiva ma deve essere condotta entro i confini del rispetto, degli altri e dell’ambiente.

Il gioco euristico ha una durata variabile, tra i 20 e i 60 minuti. Molto dipende dal bambino: le differenze individuali sono grandi, ma dopo un’ora l’attenzione comincia a disperdersi e il gioco si fa movimentato. Alla fine di una sessione di gioco euristico, è importante rimettere tutti gli oggetti al loro posto, nei sacchetti di stoffa: è un primo passo per insegnare ai bambini l’ordine e il rispetto degli spazi.

Tag: gioco euristico, gioco euristico per bambini

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