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Tristezza in pillole

Per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte.

Kahlil Gibran

In queste parole, con una metafora, troviamo racchiuso il significato di tristezza: un’emozione che a volte ci coglie impreparati, avvolgendo di oscurità le nostre vite, ma solo per prepararci ad affrontare nuovamente la luce. Nell’idea comune, la tristezza è l’opposto di gioia e felicità. Per comprendere meglio il concetto, immaginiamoci i protagonisti di Inside Out, il celebre cartone animato sulle emozioni: Gioia è accesa, luminosa e sbarazzina; Tristezza è blu, tutta curva su se stessa e avviluppata nel suo maglione.

Ridi, e il mondo riderà con te; piangi, e piangerai da solo.

Charles Chaplin

Perché ci assale la tristezza? Come va affrontata?

Cos’è la tristezza?




Definizione

La tristezza è un’emozione basica (dette anche emozioni primarie), di per sé non ha connotazione positiva o negativa. Non è difficile descriverla: tutti noi l’abbiamo sperimentata nel corso della nostra vita, di fronte ad eventi che ci hanno profondamente scosso. La tristezza ha un linguaggio tutto suo, fatto di meccanismi di difesa e sfogo: le lacrime sono il modo più evidente per esprimerla, ma spessa si cela dietro uno sguardo più mesto, la poca voglia di fare e l’apatia.

La tristezza è fisiologica e va ascoltata: se affrontata nel modo giusto, rappresenta qualcosa di molto simile alla tempesta prima dell’arcobaleno. Non c’è alba senza notte … si diceva all’inizio.
Il cervello umano è in grado di reagire alle difficoltà mettendo in atto strategie di protezione. E’ il caso ad esempio dei ricordi registrati nella nostra memoria: un aiuto per superare i momenti in cui ci sembra di affondare nel gorgo dei pensieri negativi. L’importante è riuscire a distinguere, o almeno provarci, le emozioni fisiologiche dalla patologia: depressione, ansia sono situazioni che vanno affrontante con l’aiuto di un esperto e mai sottovalutate. Il modo migliore, in ogni caso, anche quando la voglia manca, è cercare il dialogo. Spesso il conforto di chi ci vuole bene è la medicina migliore.

Perchè è importante affrontare la tristezza?

La tristezza può essere un fattore di crescita. Affrontarla in modo positivo significa imparare ad attuare strategie di resilienza, a trovare la nostra risposta alle difficoltà. Nel dolore, impariamo tanto su come siamo fatti. Solo scoprendoci nel nostro io più intimo, nel conoscerci, potremo irrobustire la corazza e difenderci dalle avversità. La cosa più difficile da accettare è lo stato di “persona triste”. In un mondo che ci vorrebbe perfetti, ammettere che un ingranaggio si è inceppato può apparire come un segnale di debolezza.

In realtà la tristezza ci permette di imparare più di qualsiasi altra emozione. L’importante è vivere le emozioni come dei mezzi per crescere, senza dare peso soltanto a quelle positive come indicatori della qualità della vita. Non esiste una formula magica, ma di seguito vogliamo offrirvi alcuni spunti di riflessione:

  • Libertate il dolore: se trattenete le vostre emozioni, la sofferenza diventerà più sempre più profonda.
  • Accettatevi e accettate le vostre emozioni: rispettare la tristezza, come stato transitorio che può capitare a tutti è l’unico modo per superarla, senza mistificazioni. E’ assolutamente inutile fingere di star bene: meglio ammettere il proprio malessere e cercare a poco a poco la luce.
  • Condividete la vostra tristezza: anche se è molto diffuso il concetto di persona tossica, intendendo chi non fa altro che scaricare il proprio malessere sugli altri, parlare in realtà aiuta e aiuta tantissimo. E’ vero, vedere una persona triste non ci piace affatto. Ma la vita non è un campo di girasoli, o meglio può esserlo sono nella misura in cui accettiamo le nostre debolezze.

Ricordatevi che la tristezza è negativa solo se diventa un alibi, un modo per trincerarsi dietro ad una barriera, per non affrontare i problemi. Non abituatevi ad usarla per evitare lo sforzo di combattere, non diventate apatici. A questo proposito l’intelligenza emotiva gioca un ruolo fondamentale: lavorate sul dialogo, scrivete un diario, uscite a fare una passeggiata. La cosa più importante da fare è imparare a gestire le proprie emozioni. Tutte le emozioni.

E voi, sapete affrontare la tristezza?

Provate a provi queste domande, dandovi una risposta sincera:

  • Quante volte dite al vostro bambino in lacrime “Non piangere”?
  • Fingete di stare bene anche quando siete tristi?
  • Quando vi hanno detto “non essere triste”, vi sentivate proprio così?
  • Essere tristi è sbagliato?

Mini kit di allenamento per mamme e papà: meno tristi in 3 mosse

Accettazione: bisogna imparare a vivere i cambiamenti in modo positivo, affrontandoli come uno stimolo per la crescita personale, per vivere nuove esperienze. L’accettazione prevede un atteggiamento attivo e si distingue dalla rassegnazione (questa differenza è fondamentale, provate a leggere il nostro articolo sull’importanza dell’accettazione) e dal chinare la testa. Significa sapere accogliere i “no” che non ci aspettiamo, le decisioni che non vogliamo prendere. Significa anche saper perdonare e sapersi perdonare: in una parola, far pace con se stessi.

Resilienza: Si tratta di una caratteristica fondamentale per accettare la sfida costituita dagli eventi negativi, attingendo dal bagaglio delle proprie risorse emotive, senza farsi sopraffare. Leggete il nostro MINI-SAGGIO sulla resilienza, troverete approfondimenti e spunti.

Pensiero positivo: Pensieri ed emozioni interagiscono, influenzandosi reciprocamente. Pensare positivo può aiutarci a focalizzare l’attenzione sul presente, sui doni che riceviamo ogni giorno.
Rimuginare sul passato o angustiarsi per il futuro è estremamente controproducente, La cosa da fare è acquisire progessivamente consapevolezza dei propri pensieri, qualsiasi essi siano.

La tristezza in famiglia

Abbiamo detto che affrontare la tristezza significa imparare a viverla, senza nascondersi. Questo è il primo passo per educarsi alla felicità: capire le nostre forze e anche le nostre debolezze. E’ però importante portare nella vita il sorriso: non nell’espressione forzata di chi finge che vada tutto bene, ma nell’attitudine di chi è grato alla vita perché, accanto alle cose brutte, se aspettiamo un po’, ci troveremo sempre qualcosa di bello.
Il sorriso per noi è il miglio metodo educativo: provateci!

Gio-Coaching: rielaboriamo la tristezza attraverso il gioco

Ecco qualche esempio di Gio-Coaching per rielaborare la tristezza:

E non dimenticatevi che la mindfulness e la meditazione possono dare una grande mano sia agli adulti che ai bambini a focalizzarsi su di sé per capire meglio.







Libri sulla tristezza

Nella moltitudine di testi che affrontano questo tema, vi segnaliamo “Un mare di tristezza” di Anna Iudica, Chiara Vignocchi e Silvia Borando, Ed. Minibombo. Se è vero che inizialmente una grande tristezza colpisce tutti i personaggi, a partire dal pesciolino protagonista, alla fine della nuotata, cambiando un po’ il punto di vista, le cose appariranno molto diverse: più belle!
Dalla storia, riprendiamo un suggerimento; provate a passare in rassegna tutti gli stati d’animo che vi vengono in mente, dai più comuni a quelli più improbabili. Armatevi di pastelli o matite e date sfogo alla fantasia, rappresentando le espressioni dei protagonisti del libro. Creerete così il vostro mare di emozioni! Se cercate altri libri sul tema della tristezza, date un’occhiata alla nostra pagina dedicata proprio ai libri sulla tristezza.

a cura di Alessia de Falco

 

   

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