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La tartaruga vanitosa e la noce

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta una tartaruga che si vantava con tutti del suo guscio.
“Che bel guscio robusto!” diceva ai pavoni: “molto meglio delle vostre fragili penne”.
“Che guscio robusto che ho!” diceva agli scoiattoli: “molto meglio della vostra pelliccia morbida”.
Un giorno, mentre camminava, incontrò una noce per terra.
“Anche tu hai un guscio robusto, mi assomigli. Però non puoi muoverti: resterai lì per l’eternità. Hai un guscio, è vero, ma sono migliore di te”.
“Ti sbagli”, disse una voce. Era il noce, che aveva assisto alla scena.
“Tu hai un guscio, e puoi muoverti; ma non hai sai dare valore a ciò che conta davvero.
“E cos’é che conta davvero?” chiese la tartaruga, intimidita da quelle parole.
“Ciò che sta dentro il tuo guscio”, rispose l’albero di noce.
“Guarda la noce: dentro il suo guscio, custodisce un frutto dolce e prezioso.
Presto i bambini verranno a raccoglierlo e lo mangeranno ridendo accanto al fuoco.
E tu, cos’hai lì dentro?”
Il noce disse queste parole, poi si addormentò, cullato dal vento d’autunno.

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Sophie, la fata Clorofilla e i due diamanti

i due diamanti

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta una bimba dai riccioli biondi di nome Sophie. Questa bambina credeva di essere la più bella, la più buona e la più intelligente di tutte le bambine del mondo; a casa e a scuola non faceva altro che vantarsi e se qualcuno provava a contraddirla, piangeva, urlava e si rotolava per terra.

Per fortuna Sophie non era sola: aveva un’amica molto speciale, la fata Clorofilla. La fata dormiva in una casetta di cartone nella sua cameretta e ogni giorno prendeva la tisana alle erbe insieme a Sophie, ascoltava quello che aveva da dire e ragionava insieme a lei. Una volta Clorofilla le aveva anche promesso: “Quando sarai diventata abbastanza saggia, ti insegnerò la magia delle fate”.

Un pomeriggio, Sophie cominciò a lamentarsi: “Nessuno mi capisce, Clorofì (chiamava così la sua fatina): io sono la bambina più intelligente di tutte, ma gli altri non mi ascoltano mai e non ho nemmeno un amico”.
“Conosco una storia che fa proprio al caso tuo” rispose dolcemente la fata, posando la sua tazza di porcellana. Poi cominciò a raccontare.

I due diamanti

C’erano una volta due diamanti bellissimi; non ne sono sicura, ma credo che fossero i diamanti più grandi del mondo. Nessun umano li aveva mai trovati e così vivevano nel letto di un fiume, mescolati insieme a tutti gli altri ciottoli.
I diamanti non andavano molto d’accordo con gli altri sassi: dall’alba al tramonto, non facevano altro che vantarsi.

“Ah, come siete brutti e sporchi. Noi siamo pietre preziose e un giorno qualcuno ci raccoglierà e ci metterà sulla corona del re”.
“Voi sassi non potete capire: in tutto il fiume non c’è nessuno che valga un decimo di noi due”.
“Noi siamo il re e la regina di questo fiume: dovreste obbedire a ogni nostro ordine e rispettarci, perché noi siamo diamanti e voi siete solo pietre”.

Gli altri ciottoli facevano finta di niente e presto nessuno ascoltò più i due diamanti. Appena aprivano bocca, tutti i ciottoli si giravano dall’altra parte; così, quei due vanitosi rimasero soli e senza amici.
Un giorno qualcuno arrivò al fiume con una pala e cominciò a raccogliere i ciottoli.
“È arrivato il nostro momento!” gridarono i diamanti, spintonando gli altri sassi. “Fate largo, fate largo, sono venuti per noi”.
La pala raccolse anche loro e li buttò malamente in mezzo agli altri sassi.
Quell’uomo infatti non era un cercatore di pietre, ma un muratore. Riempì la sua carriola di ciottoli, poi la portò al cantiere dove lavorava e la svuotò nel cemento, per costruire un vialetto.

I diamanti furono immersi nel cemento fresco, così distanti uno dall’altro che non riuscivano nemmeno a parlarsi; accanto a loro c’erano tanti altri sassi, gli stessi ciottoli che avevano sbeffeggiato nel fiume. Nessuno di loro rivolse più la parola ai diamanti e quei due, con tutto il loro valore, rimasero soli per l’eternità.

Clorofilla terminò la storia, poi continuò: “Cara Sophie, questa storia dice la verità: non puoi sapere cosa ti accadrà nella vita; non puoi sapere chi resterà al tuo fianco e chi dovrà andarsene. Ma se tratterai con rispetto e gentilezza tutte le persone che incontrerai, avrai sempre un amico con cui parlare”.

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Si scrive: oli o olii?

Si scrive: oli o olii? La forma plurale di olio si scrive con una o con due I?

Risposta

La grafia corretta è oli. La grammatica italiana è molto precisa su questo punto: le parole che finiscono con il dittongo -IO atono (cioè senza accento tonico), come olio, formano il plurale con una sola I. Dunque il plurale di olio sarà oli.
Un caso simile è quello della parola occhio, che finisce con -IO atono; anche in questo caso – che lascia molti meno dubbi – la grafia corretta del plurale è occhi, con una sola I, e non occhii.

Utilizzano due I al plurale quelle parole che finiscono con il dittongo -IO ma che hanno un accento tonico sulla I, come la parola zio. In questo caso il plurale sarà zii, con due I.

FONTI

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Filastrocche ortografiche

L’adagio latino recita “delectare docendo“: se si insegna attraverso il divertimento, i risultati sono migliori e durano nel tempo. Questo vale anche per l’ortografia e per la grammatica: se le insegniamo utilizzando – anche – le filastrocche, avremo dalla nostra parte il potere della narrazione e delle rime.

1. Gli orrorini ortografici

Brevi filastrocca “da brivido”: in ciascuna filastrocca incontreremo un mostro molto pericoloso per i bambini che… non conoscono l’ortografia!

L’ASSASSINO
Alessia de Falco e Matteo Princivalle
Dentro il bosco Malandrino
c’è nascosto un asasino.
È il terrore di tutti i bambini
che scordan le doppie nei pensierini.
Se tu scrivi: “son scapato”
È sicuro: sei spacciato.
Chi poi scrive: “due latine”
farà certo una brutta fine.
Se vivi nel bosco Malandrino
e vuoi evitare questo asasino
usa le doppie, caro bambino.

filastrocche ortografia l'asasino

UN ORSO
Alessia de Falco e Matteo Princivalle
Eravamo in un bel bosco,
quand’è apparso un tipo losco
e la mamma ha urlato: “È un’orso!
Vorrà darci un graffio o un morso”.
Io per la paura ho gridato
e l’apostrofo è scappato.
Il mostro è tornato un orso
e nessuno è stato morso.

filastrocche ortografia un'orso
Il quoco

IL CUOCO
Alessia de Falco e Matteo Princivalle
Questa sera accanto al fuoco
io l’ho visto: c’era un quoco.
Baffi rossi e scintillanti,
occhi neri ed inquietanti.
Affilava i suoi coltelli
per tagliar bimbi e porcelli.
Ma a salvarsi basta poco:
una c, quella di cuoco.

filastrocche ortografia quoco

TORNA A:

Tag: filastrocche ortografiche, filastrocche grammaticali

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Si scrive: qualcun altro o qualcun’altro?

Si scrive: qualcun altro o qualcun’altro? L’apostrofo è necessario o è scorretto?

Risposta

La grafia corretta è qualcun altro. L’apostrofo in questo caso è scorretto, poiché si tratta del troncamento di qualcuno e non di un’elisione.
Ma cos’è un troncamento? Si tratta della caduta dell’ultima vocale di una parola, che però rimane autonoma e viene scritta separata da quella successiva (mentre nel caso dell’elisione essa viene unita alla parola successiva con un apostrofo).

Per poter troncare una vocale ci sono alcune condizioni da rispettare:

  • La vocale che viene troncata deve essere atona (quindi l’accento tonico deve essere su una delle vocali precedenti).
  • La vocale che viene troncata non può essere una A.
  • La consonante che precede la vocale da troncare deve essere L, M, N, R o essere un gruppo di due consonanti che comprende una delle precedenti.
  • In alcuni casi il troncamento non riguarda soltanto l’ultima vocale, ma anche la consonante che la precede (come in grande che diventa gran e bello che diventa bel).

Esempi di troncamento: un gran giorno, un bel bambino, un gran cane, il buon uomo, can che abbaia non morde, il professor Dal Verme, qual è.

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Parole con CIU

Di seguito potete trovare i nostri materiali sulle parole con CIU. Troverete: 1) un elenco di parole con CIU, 2) le schede didattiche stampabili, 3) testi da dettare.

1. Elenco di parole con CIU

Ecco un elenco di parole con CIU. Potete utilizzarle anche come esercizio di dettatura per i bambini delle classi prima e seconda della scuola primaria.

  • Acciuga, asciugamano, asciugare, asciutto, ciuccio, ciuco, ciuffo, ciurma cresciuto, dolciumi, fanciulla, marciume, pasciuto, pastasciutta, prosciutto, riccioluto, sbaciucchiare, sciupare, sudiciume.

2. Schede didattiche

Qui sotto potete trovare alcune schede didattiche sulle parole con CIU per i bambini della scuola primaria. Cliccate su ciascuna scheda per stamparla.

Se avete dei dubbi sulla divisione in sillabe delle parole con CIU, vi consigliamo di consultare questa guida alle regole della sillabazione (a cura di Treccani).

3. Dettati ortografici

Cliccate sulla scheda per stamparla. Più in basso trovate i testi da dettare.

Dettati di parole.

Acciuga, asciugare, ciuccio, ciuco, ciuffo, ciurma cresciuto, fanciulla, marciume, pastasciutta, prosciutto, riccioluto, sbaciucchiare, sciupare.

Dettati di frasi.

  • Il mio salume preferito è il prosciutto.
  • Oggi ho mangiato acciughe e prosciutto.
  • Fanciulla, fai attenzione a non sciupare il tuo vestito.
  • Che strano! Un ciuchino che adora i dolciumi.
  • Andrea è alto e riccioluto mentre Marco è minuto e porta il ciuffo.
  • Devo assolutamente asciugare il pavimento, ma non trovo l’asciugamano.
  • La tua camera è piena di sudiciume: corri a sistemarla.
  • La ciurma del Capitano Baffonero oggi pesca le acciughe.
  • Quel bambino non usa più il ciuccio: com’è cresciuto!
  • Stavo asciugando i piatti quando ho visto due ragazzi sbaciucchiarsi.

Dettato lungo.

Oggi Lina è arrivata a casa mia con un grosso prosciutto avvolto in un asciugamano bianco; mi ha detto che gliel’ha regalato Giovanni, un giovane macellaio riccioluto e simpatico. Poiché eravamo entrambe affamate ho preparato la pastasciutta, ho affettato il prosciutto e ci siamo sedute a tavola.

SCOPRITE ANCHE LE ALTRE SCHEDE DIDATTICHE:

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