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La leggenda del peperoncino

la leggenda del peperoncino

La leggenda del peperoncino

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un seme, che era arrivato sulla terraferma dopo un lunghissimo viaggio per mare e non ricordava più nulla del suo paese; neppure il suo nome.
Sbarcando dal veliero, esclamò con entusiasmo: “Diventerò grande e i miei frutti faranno impazzire tutti i bambini su questo continente: piaceranno più delle dolci fragole”.
Quel seme aveva perso la memoria, ma aveva le idee molto chiare su cosa fare da grande.
Arrivato al mercato, fu acquistato da una contadina che lo piantò nel giardino di casa.
Lì, diventò una bella pianticella, con le foglie verde scuro e dei piccoli fiori bianchi. I bambini che giocavano nel giardino la osservavano tutti i giorni.
“Chissà che frutti darà questa strana pianta” si dicevano. “Magari saranno pungenti come le more di rovo e i lamponi”; “forse saranno dolci come le fragole”; “e se fossero croccanti come le mele?”.
Il tempo passò e i fiori si trasformarono in frutti: erano lunghi e bianchi, a forma di cornetto. Assomigliavano vagamente ai peperoni dell’orto e così i bambini cominciarono a chiamare quella pianta Peperoncino.
Finalmente giunse il momento di assaggiare i frutti: i bambini li staccarono delicatamente dai rami e li sgranocchiarono incuriositi.
“Chissà cosa diranno dei miei frutti” pensò tra sé il peperoncino orgoglioso, certo che i bambini gli avrebbero fatto mille complimenti.
E invece, i bambini diventarono rossi in viso e presero a tossire.
I frutti del peperoncino non erano affatto dolci: erano così piccanti che corsero tutti alla fontana, per lavarsi il loro sapore dalla bocca.
Il peperoncino si vergognò così tanto che da bianco che era diventò rosso come un pomodoro.
“Che disastro” disse disperato, “i miei frutti hanno un sapore terribile e non piaceranno a nessuno”.
Ma il suo destino era molto diverso: quando i bambini raccontarono alla loro mamma di quei frutti così piccanti da far venire le lacrime, lei scese in giardino incuriosita, prese due peperoncini e li usò in cucina. Scoprì che quello strano frutto rosso donava un ottimo sapore piccante alle verdure e alle pietanze e da allora cominciò a venderlo al mercato, dove riscosse un grande successo.
Ebbe un tale successo che oggi, il peperoncino non piace ai bambini, ma è la spezia più usata in tutto il mondo. Lui però non lo sa, ed è ancora rosso per la vergogna.

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La leggenda del convolvolo

la leggenda del convolvolo

La leggenda del convolvolo

C’era una volta una fatina, come ce ne sono tante: volava da un fiore all’altro e giocava a schizzare gocce di rugiada con sue amiche. La sera giocava insieme alle lucciole a rincorrersi, lasciando in giro polvere di stelle. Questa fatina, Azzurrina era il suo nome, viveva in un fiore molto strano: era bianco, a forma di campanella e i suoi rametti sottili si attorcigliavano ovunque. La regina delle fate chiamava quel fiore convolvolo; dopo averlo assegnato ad Azzurrina come casa, le aveva raccomandato: “Bada bene fatina mia, questa pianta è molto speciale. Il suo cuore è sensibile: fiorirà quando ti sentirai felice, ma se ti arrabbierai, stritolerà tutto coi suoi rami. Presta attenzione”.
La regina non pronunciò per caso quelle parole: nonstante il nome aggraziato, Azzurrina era una fatina irascibile e i suoi capricci riecheggiavano spesso nel prato. Montava in furia se le lumache non la portavano dove voleva, se il Sole era troppo caldo, se era troppo poco caldo, se le sue amiche sceglievano un gioco diverso da quello che voleva lei. In buona sostanza, Azzurrina era sempre scontenta e questo fece crescere il suo convolvolo a dismisura: le altre fatine smisero di avvicinarsi, per paura di finire stritolate dai rami di quello strano rampicante. Così Azzurrina rimase sola ma, ciò che è peggio, se la prese con il mondo intero: “Nessuno mi vuole! Nessuno mi capisce”. La sua rabbia fu tale che i tralicci riccioluti del convolvolo – sul quale ormai non era rimasto nemmeno un fiore – crebbero a dismisura e invasero ogni angolo del giardino profumato. Azzurrina stava guardando con ammirazione il frutto della sua rabbia quando si accorse di un esserino accasciato al suolo; era una falena grigia, che giaceva agonizzante.
Azzurrina la guardò preoccupata e si dimenticò della sua rabbia: “Cosa ti è successo?”. Poi, all’improvviso capì: la falena, che un tempo viveva nei fiori del convolvolo, aveva perso la sua casa a causa della rabbia di Azzurrina. Ormai non c’erano più fiori e la falena era rimasta sotto il Sole tutto il giorno.
“Che cosa ho fatto!” gridò azzurrina con la voce strozzata. “Scusami; ah, se solo potessi aiutarti…”.
Ma non finì la frase perché scoppió a piangere e singhiozzare. Una delle sue lacrime cadde sul convolvolo e propriò lì nacque un fiore, bianco e profumato; le altre lacrime invece finirono nel calice del fiore, riempiendolo. Quando Azzurrina alzò gli occhi e lo vide, sorrise.
Azzurrina fece bere la falena dal calice del convolvolo e lei riprese a poco a poco le forze.
Quando fu in grado di parlare nuovamente, osservò Azzurrina e le disse: “Grazie per quello che hai fatto per me”.
“Grazie? Ma io stavo per ucciderti …”
“Niente affatto, tu mi hai salvata. Tutti sbagliamo e ci arrabbiamo, ma una parola magica, detta col cuore può cambiare le cose. Quella parola è “scusa”.
Da quel giorno Azzurrina e la falena vivono insieme tra i fiori del convolvolo e ogni volta che una delle due si arrabbia, l’altra si sede accanto a lei e l’ascolta.

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Sei ragioni scientifiche per cui i bambini dovrebbero giocare nella natura

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Trascorrere del tempo nella natura fa bene al corpo e alla mente dei bambini. Negli ultimi due decenni numerosi studi scientifici hanno cercato di isolare tutti i benefici del verde. La scoperta più importante è il legame tra tempo speso nella natura e profitto scolastico: contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i bambini che trascorrono qualche ora nel verde ogni settimana ottengono risultati migliori di chi è costretto in casa o non ha modo di spostarsi dall’ambiente urbano.

Ecco sei ragioni importanti – indagate dalla scienza – che confermano la nostra convinzione di sempre: i bambini hanno bisogno di trascorrere più tempo nel verde, in un contesto di autonomia e in compagnia di altri coetanei.

  • La natura migliora l’attenzione dei bambini: il tempo trascorso nella natura rigenera e potenzia l’attenzione dei bambini (la cui soglia di attenzione è molto più limitata di quanto potremmo immaginare). Addirittura, è emerso dagli studi scientifici che le attività nella natura alleviano i sintomi dell’ADHD (deficit di attenzione e iperattività)
  • La natura combatte lo stress: trascorrere del tempo nel verde aiuta grandi e bambini ad alleviare lo stress. In particolare, uno studio sui bambini che abitavano nelle aree rurali ha rivelato che chi cresce circondato dal verde presenta livelli di stress molto più bassi rispetto a chi cresce in un contesto urbano.
  • La natura aiuta a sviluppare l’auto-disciplina: l’autocontrollo e la disciplina sono elementi molto importanti per il successo a scuola, nel lavoro e, più in generale, per il benessere personale. I disturbi nel controllo degli impulsi e della condotta sono sempre più frequenti nei bambini. Anche in questo caso, prendere parte ad attività nella natura aiuta a ritrovare l’autocontrollo e porta ad un miglioramento della condotta.
  • L’educazione all’aperto cattura l’interesse dei bambini: gli insegnamenti scolastici impartiti all’aperto catturano l’attenzione dei bambini in modo molto maggiore di quelli impartiti in aula (esistono delle sperimentazioni molto interessanti su come sia possibile svolgere l’intero programma di scienze del ciclo primario all’aperto, in un orto didattico, con effetti benefici sulla motivazione e sulla partecipazione dei bambini). Inoltre, al rientro da un’attività svolta all’aperto, i bambini riescono a concentrarsi meglio sulla lezione successiva.
  • Il tempo trascorso all’aperto migliora la forma fisica: è scontato che le attività nella natura migliorino la forma fisica; meno intuitiva è la correlazione tra questa forma fisica e i risultati  scolastici dei bambini: gli antichi dicevano mens sana in corpore sano e i moderni ricercatori possono confermarlo. In particolare, la capacità cardiorespiratoria è legata ai processi cognitivi.
  • Le attività nella natura promuovono le relazioni sociali: gli studi scientifici rivelano che l’ambiente sociale dei bambini è molto importante per il loro successo accademico (e per il loro benessere!). Il gioco e l’esplorazione nell’ambiente naturale promuovono le relazioni tra pari e la costruzione di un gruppo affiatato: si tratta di obiettivi educativi importanti.

APPROFONDIMENTO: Le attività a contatto con la natura riducono i sintomi dell’ADHD

FONTE: https://greatergood.berkeley.edu/article/item/six_ways_nature_helps_children_learn

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La leggenda del fiordaliso

la leggenda del fiordaliso

La leggenda del fiordaliso

Molto tempo fa, c’era una principessa che viveva in un piccolo castello tra le montagne, in compagnia delle sue ancelle. Un giorno arrivò al castello un misterioso cavaliere dagli occhi celesti; il cavaliere disse di essersi perso tra le montagne e chiese ospitalità. Non appena lo vide, la principessa si innamorò perdutamente dallo straniero e gli chiese di sposarla e di fermarsi a vivere insieme a lei. Il suo amore era ricambiato dal cavaliere e così si celebrarono le nozze: i due sposi trascorsero felicemente tutta l’estate giocando nel parco del castello, leggendo e passeggiando tra le montagne. Quando arrivò l’inverno, però, il cavaliere divenne terribilmente triste: rimaneva tutto il giorno chiuso nella sua stanza e non usciva neppure per mangiare. Un giorno, disse alla sua sposa che lui non apparteneva al popolo umano, ma alla razza delle fate e che doveva partire, per sciogliere la maledizione da cui era stato colpito; le chiese di aspettarlo e le assicurò che sarebbe tornato presto. La principessa lo lasciò andare, perché desiderava vederlo felice, e aspettò. Passarono l’inverno e poi la primavera, ma il cavaliere non fece ritorno. Un giorno la principessa trovò nel comodino del suo sposo un piccolo diario: lì scoprì che il popolo delle fate viveva migliaia di anni e che i viaggi per sciogliere le maledizioni duravano più di cent’anni.
Quella scoperta spezzò il cuore della principessa, che si ammalò e si mise a letto, circondata dalle sue ancelle: una parte del suo cuore voleva morire, sapendo che non avrebbe mai rivisto il suo sposo, mentre l’altra desiderava vivere, con la speranza di vederlo tornare prima del tempo.
Le ancelle, disperate, chiesero aiuto alle fate dei fiori, che a loro volta volarono dall’Estate e implorarono il suo aiuto. L’Estate si mise in viaggio e raggiunse il castello tra le montagne, dove trovò la principessa in fin di vita; le ancelle erano in lacrime e le dissero che senza di lei si sarebbero lasciate morire anche loro. Impietosita per la sorte sfortunata di quella principessa, decise di aiutarla: cosparse il suo corpo e quello delle ancelle con una polvere magica e scintillante che le trasformò in fiori.
La principessa divenne un fiordaliso e le sue ancelle ranuncoli, che sbocciano ogni anno tra le rovine del castello, aspettando il giorno in cui il cavaliere fatato tornerà da loro.

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Camminare scalzi è un toccasana per i bambini: ecco tutti i benefici

camminare a piedi scalzi

I bambini, istintivamente, sono portati a camminare senza scarpe e senza ciabatte. È naturale, ed è una fortuna perché per loro, camminare scalzi è un toccasana.
Camminare a piedi nudi è un’abitudine salutare.
Per i bambini, poi, è indispensabile: attraverso il contatto dei piedi con il suolo, la pianta dei piedi viene stimolata e i bambini sviluppano la propriocettività, ovvero la capacità di riconoscere la posizione del corpo e lo stato di riposo o tensione dei muscoli senza utilizzare la vista. Similmente, camminare a piedi nudi permette il corretto sviluppo dell’arcata plantare, della cavità dei piedi e della postura (fonte: Humanitas Salute).
Camminare sui terreni propriocettivi, come l’erba, la terra e la sabbia, ovvero tutti quei terreni che hanno delle asperità, sono cedevoli, e pertanto mettono in difficoltà il piede, serve come momento di sviluppo corretto del piede, poiché potenzia i muscoli della gamba, che sono perlopiù cavizzanti, ovvero muscoli che favoriscono, attraverso inserzioni tendinee, il corretto sviluppo del piede.
In questi terreni, così come in casa, il consiglio è di lasciare, quando possibile, il bambino con i piedi scalzi, sempre pensando che la calzatura è una forzatura, e non è sempre indispensabile costringerli a indossarla (fonte: Ospedale Pediatrico Bambin Gesù).

Questo significa che dovremmo cercare – nei limiti di quanto ci è possibile – di permettere ai bambini  di camminare scalzi. L’estate è il momento migliore per cominciare: provate a casa, in terrazzo, in giardino, nei prati e sulla sabbia.
In realtà, il barefooting (questo il termine tecnico con cui si indica l’atto del camminare a piedi scalzi) non risulterà difficile per i bambini; loro sono portati naturalmente a camminare scalzi. È per noi adulti che è difficile accettare l’idea che i bambini camminino scalzi, perché contrasta con i nostri ideali di igiene e pulizia domestica.

BIBLIOGRAFIA
http://www.ospedalebambinogesu.it/a-piedi-nudi-sulla-sabbia
https://www.humanitasalute.it/in-salute/bambini/91472-camminare-a-piedi-scalzi-aiuta-lo-sviluppo-motorio-dei-bambini/
https://www.humanitasalute.it/in-salute/benessere-casa-e-lavoro/66872-camminare-a-piedi-nudi-pro-e-contro/

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Guardare il mare ci rende felici: è il potere degli “spazi blu”

il mare fa bene alla salute

Il mare è importante non solo per la salute fisica, ma anche per il benessere psicologico.
Le vacanze marine infatti sono un’occasione per rilassarsi e per rigenerare la mente, grazie al contatto con un ambiente naturale davvero speciale: lo spazio blu.

  • Nell’ultimo decennio i ricercatori si sono chiesti se gli spazi naturali esercitassero un effetto benefico sulla salute. In particolare, si sono concentrati sugli spazi verdi (boschi e prati) e sugli spazi blu (mare e specchi d’acqua).
  • Un’analisi condotta su 35 studi scientifici, guidata dai ricercatori del Barcelona Institute for Global Health, ha mostrato che interagire con gli spazi blu aveva un impatto positivo sulla salute mentale e sulla riduzione dello stress. Inoltre, vivere o trascorrere del tempo vicino a questi spazi è associato all’aumento dell’attività fisica, fattore che migliora il benessere e riduce il rischio di depressione.
  • Uno studio del 2018 condotto a Hong Kong ha mostrato che le persone che visitano con regolarità gli spazi blu nel tempo libero stanno meglio rispetto a quelle che non lo fanno. Inoltre, il rischio di depressione è ridotto.
  • La vista e il suono del mare contribuiscono alla serenità, una delle principali emozioni positive che generano il benessere; provate anche voi a passeggiare sul bagnasciuga in silenzio, immersi nel suono e nel movimento delle onde.
  • Infine, trascorrere del tempo al mare è un toccasana per il nostro stile di vita: la “vita da spiaggia” ci porta a staccarci dai dispositivi digitali ed è particolarmente benefica specialmente per i bambini, che possono trascorrere del tempo a contatto con la natura e con la possibilità di muoversi liberamente nello spazio.

Per concludere, è bene ricordare che queste evidenze scientifiche non sono legate esclusivamente alle vacanze marine: anche una giornata trascorsa in riva a un fiume o una passeggiata sulle rive di un lago permette di godere dei benefici psicologici che ci offrono gli spazi blu.

BIBLIOGRAFIA
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1438463917302699
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1353829218303745

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