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Il calligramma

Conosci la tecnica del calligramma? Si tratta di un laboratorio di scrittura creativa (e artistica, aggiungeremmo noi) in cui le parole non vengono disposte in riga, bensì a formare una figura. Esistono calligrammi più o meno complessi: quello che proporremo di seguito è facilissimo nella forma.

CALLIGRAMMA DELLA FELICITÀ: ISTRUZIONI

C’era una volta Fata Felicità. Questa simpatica fattucchiera era nata senza le ali e, per questo, le altre fatine la lasciavano da parte. Immaginate la rabbia di Fata Felicità quando, durante una partita a guardia e ladri, tutte le sue amiche sfrecciavano in cielo lasciandola con i piedi per terra.
La fata però non si perse d’animo e si mise a studiare: voleva preparare una pozione che le facesse spuntare le ali. Studia e prova, studia e riprova: i suoi tentativi andarono avanti per anni finché, un giorno, il suo calderone prese a brillare. Fata Felicità aveva preparato la pozione della felicità, un intruglio incantato così potente che non solo avrebbe messo le ali a chi l’avesse bevuto, ma lo avrebbe reso la persona più felice del mondo.
Si dice che la fata, finalmente alata, abbia condiviso la sua pozione incantata con chiunque l’avesse incontrata.

Purtroppo però, la ricetta della pozione è andata smarrita. Chi si cimenta con il calligramma della felicità ha un compito difficile e al tempo stesso fondamentale: riscrivere la ricetta della pozione della felicità “mettendo le ali” al disegno di Fata Felicità.

Questa è la nostra ricetta:

E tu, quali ingredienti utilizzerai?

Questo laboratorioci permette di fermarci un attimo e di riflettere sul concetto di felicità. Esiste davvero una pozione in grado di renderci felici? Naturalmente no. Però, esistono tante buone pratiche che ci vengono incontro e che ci aiutano a liberarci del superfluo. Felicità è impegnare il proprio tempo per ciò che si ritiene importante, evitando di sprecarlo: il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo.

A partire da questo laboratorio e dalla ricetta che scriverai (e dalle ricette che scriveranno i bambini) è possibile sedersi un attimo e riflettere insieme su questi spunti.

Se vuoi utilizzare la nostra fata come base per il calligramma, puoi stamparla cliccando sul link qui sotto:

Clicca qui per stampare Fata Felicità.

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IL PARADOSSO DI EASTERLIN

Il paradosso di Easterlin, conosciuto anche come paradosso della felicità, insegna che il grado di felicità delle persone non cresce insieme al loro reddito. Questo paradosso ha dimostrato con metodo statistico che i soldi non fanno la felicità.

Il Paradosso della Felicità (o Paradosso di Easterlin) fu definito negli anni ’70 del secolo scorso dall’economista americano Richard Easterlin che, con un approccio innovativo, aveva iniziato a studiare la relazione tra reddito e felicità o benessere soggettivo. La consistenza del paradosso di Easterlin non è mai stata smentita. Al contrario, esistono numerosi studi che l’hanno ri-confermata.

I ricercatori Eugenio Proto e Aldo Rustichini, nel 2013, hanno osservato (attraverso una sofisticata elaborazione statistica) che la relazione tra reddito e felicità è forte fino ad un reddito annuo di 15.000$, si fa più debole tra i 15.000 e i 30.000 $ e sparisce del tutto al di sopra di questa cifra. Un reddito netto pari a 30.000$ significa, all’incirca, 2.000 € al mese (obiettivo ambizioso, ma alla portata di tutti). Questa è la cifra oltre la quale il lavoro non produce più fellicità ma, al contrario, la mette in pericolo.

Nell’articolo “Il “Paradosso della felicità”: quando e perché la crescita economica non giova al benessere”, pubblicato sulla rivista Statistica & Società, scopriamo quanto segue. Uno studio realizzato dalla società Gallup su un campione di 15.000 cittadini cinesi rileva che “nel periodo considerato (dal 1994 al 2005) il PIL p.c. della Cina è cresciuto in termini reali del 250% con riflessi sostanziali sullo standard di vita materiale: le famiglie che possiedono un televisore a colori sono aumentate dal 40 al 82 per cento e quelle che dispongono del telefono sono passate dal 10 al 63 per cento. Tuttavia il benessere soggettivo dei cinesi appare addirittura peggiorato“.

IL PARADOSSO DELLA FELICITÀ E L’EDUCAZIONE

Eppure, sebbene una mole di successive ricerche e di nuove evidenze empiriche abbiano confermato l’osservazione di Easterlin, consumismo e sviluppismo continuano a pervadere la nostra società e a condizionarne fortemente le scelte politiche. Quando si dimostra che un’idea è sbagliata o addirittura dannosa, sarebbe naturale che con il tempo venisse abbandonata; ma quando essa resiste e continua a dominare è bene chiedersi chi abbia interesse ad alimentarla e con quali strategie.

Perché ignoriamo il paradosso della felicità? Secondo noi, perché non lo conosciamo abbastanza: i media sono dominati da altri messaggi e hanno, comprensibilmente, altre finalità rispetto a quella educativa. Così, accade che il mondo dell’educazione, quello che dovrebbe conoscere gli studi di Easterlin sulla felicità più a fondo, non li conosce o non riesce a trovare risorse concrete per superare le idee dominanti alla ricerca della felicità.

FONTI

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ESOPO E IL TEPPISTA: IMPARIAMO DALLE FAVOLE

La bellezza delle favole classiche, secondo noi, è la ricchezza con cui possiamo analizzarle e interpretarle. Ciascuna favola, nella sua brevità, si presta a generare tante domande aperte. Proviamo con questo testo:

ESOPO E IL TEPPISTA

Fedro

Il successo trascina gli arroganti alla rovina. Lo dimostra questa favoletta.
Una volta, un teppista tirò un sasso ad Esopo.
“Bravissimo” gli disse lo scrittore e gli diede un soldino.
“Io non ne ho altri, ma posso dirti dove trovarli. Vedi quel nobile che sta attraversando la strada? È ricchissimo. Lanciagli un sasso come hai fatto con me e vedrai che ti darà molto di più”.
Il bulletto, convinto dalle parole di Esopo, fece come gli era stato suggerito e colpì il nobile con un sasso. Fu arrestato e pagò con la prigione la sua ingenuità e l’arroganza.

Ecco quattro semplici domande aperte a cui potremmo dare una risposta dopo aver letto la favola:

  • Ti sei mai trovata/o in una situazione simile? 
  • Hai agito come Esopo? 
  • Pensi che Esopo abbia agito nel modo giusto? 
  • Cosa avresti fatto al suo posto? 

È bene ricordare che la risposta non dovrebbe mai essere preconfezionata né viziata dal moralismo (questo non significa nascondere i limiti e gli errori contenuti in una risposta): è bene affrontare tutte le posizioni liberamente, aiutando i bambini a elaborare un pensiero proprio e personale.
Un’ottima metodologia per sperimentare questo spunto di lavoro è il circle time.

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LABORATORIO DI PITTURA PRIMAVERILE

LABORATORIO DI PITTURA PRIMAVERILE: ISTRUZIONI

Per cominciare abbiamo realizzato dei cartoncini colorati utilizzando dei fogli di carta da disegno, colori a tempera e varie tecniche. Per stendere i colori abbiamo utilizzato: una spugna, un rotolo della carta igienica e un ritaglio di pluriball.

Da due cartoncini neri (A4)  piegati a metà abbiamo realizzato le farfalle

Qui sotto puoi vedere, in ordine, come abbiamo abbinato i cartoncini e le sagome.

Con lo stencil abbiamo colorato un cartoncino bianco: dopo aver appoggiato la maschera sul foglio, abbiamo tracciato delle linee casuali con i pennarelli verdi e gialli riempendo la sagoma della farfalla. Lo stencil ci ha permesso di colorare esclusivamente il corpo della farfalla.

Con la sagoma della farfalla piccola abbiamo realizzato un cartoncino 3D. Il cartoncino era stato decorato utilizzando una spugna e i colori a tempera verdi e gialli. Abbiamo incollato la metà destra della farfalla al foglio, utilizzando la colla vinilica. L’altra metà l’abbiamo lasciata libera: in questo modo, la composizione assume una forma tridimensionale.

Con la “sezione di farfalla”, infine, abbiamo decorato l’ultimo dei cartoncini che avevamo preparato. Anche in questo caso abbiamo incollato la metà destra, lasciando libera quella sinistra. Raccogliendo tanti cartoncini come questi e fermandoli a un filo con una molletta di legno è possibile realizzare un festone primaverile diverso dal solito.

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Piantiamo fiori per le api

Le api sono in pericolo.
Questi insetti sono fondamentali per l’agricoltura e per la tutela della biodiversità: dalla loro azione di impollinazione dipende la vita di migliaia di specie vegetali e animali.

  • pesticidi;
  • perdita di habitat;
  • monocolture;
  • cambiamenti climatici;
  • parassiti;
  • malattie.

COSA POSSIAMO FARE (INSIEME AI BAMBINI)

Le api hanno bisogno di fiori. Una piccola azione educativa per salvare le api e gli altri insetti impollinatori è quella di realizzare delle aree salva-api:  aiuole o fioriere con fiori e specie vegetali gradite a questi simpatici insetti. È possibile realizzare un’area salva api anche sul balcone o sul davanzale di casa: sono i piccoli gesti a fare la differenza.

Ecco un elenco dei fiori e delle piante aromatiche e ornamentali amiche delle api:

  • Calendula
  • Lavanda
  • Rosmarino
  • Tagete
  • Timo

Attenzione! Greenpeace ha redatto un rapporto in cui mette in guardia dai pesticidi utilizzati in campo florovivaistico; in altre parole, è possibile che le piante in vaso acquistate al supermercato o al vivaio siano state trattate (in modo del tutto lecito) con sostanze chimiche pericolose per le api. Se possibile, scegliete i semi in busta. Farli germogliare sarà un’esperienza entusiasmante per tutta la famiglia.

La seconda azione educativa, specialmente per chi possiede un giardino o uno spazio aperto, è quella di non utilizzare pesticidi.

FONTI

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Orto didattico

Su italiachecambia.org leggiamo la testimonianza di una maestra nel bresciano, che racconta come hanno reagito i bambini all’introduzione di un orto didattico nella loro scuola: “con entusiasmo fin da subito, lasciandosi coinvolgere e trascinare, ma anche suggerendo e agendo. Credo che troppo spesso a scuola forniamo agli studenti risposte, invece di porre loro domande o problemi. Stavolta abbiamo detto loro: bene, abbiamo tre cassoni ricolmi di buona terra ed erbacce e un pezzo di Terra pieno di sassi a nostra disposizione, che si fa?

Da allora ogni idea ne ha trascinata con sé un’altra. Per esempio, mentre attendevamo pazientemente i primi germogli, abbiamo ripulito i vialetti scavando e togliendo i sassi che affioravano, poi siamo passati ai muri, liberandoli da una parietaria davvero rigogliosa, lì da anni ormai. Ci sono bambini che, dopo pranzo, lavoravano nell’orto anche per un’ora e mezza senza sosta. E bambini che all’inizio non toccavano nulla se non indossando i guanti che a maggio rimestavano nella terra con naturalezza. Avresti dovuto vedere il loro stupore quando abbiamo scoperto che una pianta di fico era nata fra i sassi del muro e altre due fra quelli del monumento ai caduti lì vicino. Sono già diventate le protagoniste dei testi che scriveremo a settembre e il bello è che è stata una proposta dei bambini, così li collegheremo alle attività che abbiamo programmato per ripercorrere i sentieri della Grande Guerra, soggiornando per qualche giorno nella Casa del Parco dell’Adamello a Vezza d’Oglio“.

Coltivare un orto significa sperimentare l’attesa e la fatica, due grandi assenti del mondo virtuale. Significa comprendere il valore del cibo che mangiamo e lo sforzo che si nasconde dietro le confezioni di plastica scintillanti che arrivano sulle nostre tavole. Per qualcuna/o, coltivare un orto potrebbe significare smettere di sprecare.

Coltivare un orto significa imparare a mangiar bene, diventando consapevoli della stagionalità dei prodotti, dei loro colori e delle loro caratteristiche. L’educazione alimentare rimane una nebula astratta se prima non mostriamo loro come viene prodotto il cibo.

Coltivare un orto significa fare ricerca scientifica: documentarsi sulle buone pratiche, sui tempi e sulle esigenze di ciascuna specie. Significa immergersi nella natura cercando di non lasciare niente al caso. D’altra parte, significa anche riflettere sul tema della vita e sul limite oltre il quale l’uomo dovrebbe fermarsi: è giusto utilizzare un fertilizzante per raddoppiare le produzione di quella piantina di pomodori? È giusto spargere un insetticida o un pesticida per abbattere il rischio che le piante possano ammalarsi e produrre di meno? E ancora: possiamo fidarci se chi vende quei prodotti sostiene che siano innocui? Come potremmo scoprire se sono dannosi o meno?

Si tratta di domande logiche, elementari. Ma quanti di noi se le sono poste davvero e hanno cercato di darsi una riposta? Coltivare un orto, per i più grandicelli, potrebbe essere l’occasione per scoprire leggi, normative e certificazioni che regolano la produzione. Esiste una moltitudine di possibilità didattiche, di spunti di riflessione.

Ma in queste iniziative, la scuola non deve essere lasciata da sola: anche a casa, in famiglia, è possibile fare molto. Per chi non ha un giardino o la disponibilità di uno spazio esterno, allestire una fioriera con le erbe aromatiche è un ottimo compromesso. Per chi ha un balcone, è possibile coltivare tante specie vegetali in vaso. Fatevi aiutare dai bambini, lasciate che scoprano le forme e i profumi delle piante.
Il nostro mondo ha bisogno di un cambiamento profondo e questo non può che venire dalla natura e dall’animo umano: con l’orto li riscopriamo entrambi.

FONTI

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