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PORTAOGGETTI CON I CORIANDOLI

Stai cercando un laboratorio di Carnevale diverso dal solito (e hai già sfogliato i nostri lavoretti di Carnevale), prova a realizzare questo portaoggetti con i coriandoli. Si tratta di un lavoretto creativo straordinario: la realizzazione è semplice (ci vorrà un po’ di tempo per far asciugare la colla vinilica, per il resto è alla portata dei più piccoli).

PORTAOGGETTI CON I CORIANDOLI: ISTRUZIONI

Prima di cominciare, dovrai preparare questi materiali:

  • coriandoli;
  • colla vinilica;
  • palloncino;
  • pennello piatto;
  • una ciotola o un contenitore sul quale appoggiare il palloncino.

Comincia gonfiando il palloncino e appoggiandolo sulla ciotola o sul contenitore che utilizzerai come supporto. Non devi incastrarlo: l’importante è che sia stabile. Adesso prepara in una ciotola i coriandoli e in un’altra ciotola la colla vinilica, diluendola con pochissima acqua.

Utilizzando il pennello piatto, spennella la colla vinilica in abbondanza sulla superficie del palloncino. Dovrai rivestire di colla circa metà della superficie del palloncino:

Adesso comincia ad appiccicare i coriandoli sulla superficie del palloncino:

Dovrai incollare uno strato generoso di coriandoli:

Quando avrai ricoperto l’intera superficie della ciotola, sposta il palloncino in un luogo sicuro e lascia asciugare. Ci vorranno almeno tre o quattro ore. Adesso, spennella tutta la superficie ricoperta di coriandoli con uno strato protettivo di colla vinilica: darà una bella finitura lucida al portaoggetti e lo renderà molto più resistente. Aspetta che anche questa mano di colla sia asciutta.

Per concludere, buca il palloncino con un oggetto appuntito e rimuovilo dalla ciotola. Rimarrà un bellissimo calco, come quello nella foto qui sotto. Se gli strati di colla vinilica sono spessi a sufficienza, otterrai un portaoggetti adatto all’uso quotidiano. Se non ti piace il bordo frastagliato (utilizzando i coriandoli è difficile ottenere un bordo liscio e preciso), rifiniscilo con un paio di forbici.

ALTRE IDEE PER IL CARNEVALE

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IL RUOLO DELLA MADRE

massimo recalcati ruolo della madre

Massimo Recalcati, in una puntata di Lessico Famigliare, ha elaborato una sintesi meravigliosa del ruolo della madre. Poche parole che raccontano molto più di tanti studi e precetti educativi.

“Ciò che consente davvero la separazione di un bambino dalla propria madre, dopo aver ricevuto in eredità il sentimento della vita dal desiderio della propria madre, è il fatto che in quella madre la donna non muoia, è la donna che salva il bambino dal rischio di essere assorbito nella madre. Ma cosa vuol dire questo? I bambini hanno bisogno che le loro madri restino donne, che abbiano interessi nel mondo, che abbiano passioni nel mondo, che il mondo non si esaurisca nella vita del figlio, che ci sia un desiderio che trascende l’orizzonte della maternità. Perché i nostri figli hanno bisogno di essere abbandonati, questo è qualcosa che non si dice: i nostri figli hanno bisogno certamente della presenza della madre – le mani, il volto, lo sguardo – ma hanno altrettanto bisogno dell’assenza della madre, perché se non c’è assenza non c’è desiderio della donna, non c’è libertà dalla madre”.

FONTI

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MASCHERE VENEZIANE

Un classico lavoretto di Carnevale è la realizzazione delle maschere veneziane. Esistono due possibilità per realizzare le maschere veneziane decorate: la prima, tradizionale e laboriosa, è quella di realizzare la maschera in cartapesta. La seconda, di cui ti parleremo in questo articolo, è quella di utilizzare una maschera in plastica bianca e di limitarsi alla decorazione.

MASCHERE VENEZIANE: ISTRUZIONI

Per decorare le maschere veneziane, ti occorreranno i seguenti materiali:

Prima di cominciare, procurati delle maschere veneziane di plastica. Sono economiche e puoi acquistarle online o nella maggior parte dei colorifici. Utilizzando le maschere già pronte, risparmierai moltissimo tempo rispetto alla realizzazione tradizionale in cartapesta. Prima di dipingere la maschera, dovrai rivestire la plastica con una mano di fondo in pasta di gesso. Quando la base sarà asciutta, potrai realizzare una traccia delle decorazioni con il lapis.

Ecco la nostra maschera. Puoi vedere l’effetto della pasta di gesso e le linee guida tracciate a matita:

Ed ecco la maschera ultimata. Tutte le decorazioni sono state realizzate con i colori acrilici:

Abbiamo realizzato anche queste maschere, utilizzando lo stesso procedimento:

Stai cercando delle idee per dipingere le tue maschere veneziane? Dai un’occhiata alla nostra raccolta di maschere di Carnevale italiane: troverai tutti i costumi delle maschere più conosciute.

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COI BAMBINI ANDIAMO OLTRE ETICHETTE E DIAGNOSI

Le etichette sono l’altra faccia dell’inclusione. Se da un lato si riconoscono i bisogni speciali di ciascuno, dall’altro si rischia che quei bisogni – che un tempo sarebbero stati ignorati e minimizzati – diventino uno stigma.
A questo proposito, fa bene leggere le parole del Prof. Andrea Canevaro dell’Università di Bologna: “Abbiamo tutti una diagnosi. Io, per esempio, ho problemi di equilibrio. E stare al cellulare mi causa dolori. Ma non mi fermo. E provo a stare bene”.

Diagnosi ed etichette vanno superate: non sono sbagliate, ma non devono tramutarsi in gabbie mentali o peggio in pregiudizi.

Anche prima che vengano al mondo, ci creiamo delle aspettative che, per quanto umane, rischiano di essere troppo rigide. La capacità di accogliere l’inaspettato è un’occasione fondamentale, da non perdere. Ci può restituire solo cose belle…
Un certificato o un’idea troppo fissa di quello che, quel bambino o quella bambina, sarà, sono controproducenti. I più piccoli hanno bisogno, fondamentalmente, di due cose: essere stimati da qualcuno che, possibilmente, apprezza il bello e avere delle basi sicure, quindi allargabili all’esterno. Tutto questo serve ad andare avanti, a vedere in quel bambino un futuro“.

Ma come si supera l’etichetta? Riscoprendo l’empatia e il dialogo; cercando di ascoltare il cuore di colei o colui che ci sta di fronte prima di analizzare il certificato con cui si presenta.

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IL BULLISMO SI SCONFIGGE FACENDO SQUADRA

Due riflessioni dello psichiatra Paolo Crepet a proposito di bullismo.

“I bulli sono ragazzi diseducati che tentano di apparire attraverso la violenza. Anche un tempo c’erano giovani violenti e vittime ma succedevano cose diverse. E il fenomeno non interessa più solo i ragazzi ma anche ragazze e giovani donne, diventate violente e vittime dell’alcolismo e della droga.
Oggigiorno si sospendono i bulli – ha detto Crepet – così che questi sono ancora più contenti di non andare a scuola. Invece bisognerebbe costringerli a studiare e riparare quello che hanno danneggiato, come quei ragazzi che avevano allagato i bagni della scuola. Questa dovrebbe essere la pena, non corporale ovviamente”.

La soluzione è quella di recuperare il concetto di comunità educante.

Non esiste più la famiglia, spiega, i genitori sono part time, non hanno più (e non vogliono averlo anche se talvolta non lo ammettono) un ruolo principale nella crescita e nell’educazione dei figli. Per mancanza di tempo, perché la società li obbliga a vivere con l’ acceleratore premuto al massimo. è per questo che i ragazzi perdono i punti di riferimento e il bullismo trova terreno fertile. La scuola ha un ruolo importante, forse decisivo, per combattere questo fenomeno. Dobbiamo imparare dagli altri – dice Crepet – in questo caso dall’Inghilterra, dove è stata adottata la pair education.
Si spieghi. È una sorta di educazione alla pari. Prendiamo il caso di una scuola media, tipo quella di Genova dove si è verificato l’ ultimo episodio di bullismo. Un bambino di terza viene gemellato a uno di prima. Come se fosse un fratello maggiore. Lo aiuta a raggiungere la fermata del bus, a portare la cartella, lo difende dai più grandi, segnala ai professori se c’ è un problema. Questo aiuta a fare gruppo, ognuno non è più abbandonato a se stesso. Io suggerirei un’ esperienza del genere, secondo me
taglierebbe le gambe al bullismo.
La seconda proposta è un patto famiglia-scuola. Al momento dell’ iscrizione, viene sancito un accordo proprio per coinvolgere i genitori. Faccio un esempio sugli orari. Il preside stabilisce l’ obbligo di venire a prendere i figli. Se loro accettano bene, in caso contrario cambiano istituto e vengono presi dei provvedimenti. Non tollero le offese verbali, fisiche? Bene, lo metto per iscritto, ma chi sgarra viene mandato via. Sono piccoli accorgimenti a costo zero, ma che possono fare bene
“.

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AVERE BUONI VOTI A SCUOLA NON GARANTISCE IL SUCCESSO NE’ LA FELICITA’

È tempo di pagelle e di valutazioni. in queste occasioni, vale la pena riflettere sui voti e sul senso della valutazione. Howard Gardner, insegnante e psicologo di fama mondiale, è convinto da sempre che avere buoni voti a scuola non sia garanzia di una vita di successo. Analizzando l’utilizzo del Q.I. per predire il successo lavorativo e personale, Gardner si è accorto che il peso di questo indicatore, in termini percentuali, era molto minore, ad esempio, rispetto a quello dell’intelligenza emotiva (che nella sua teoria delle intelligenze multiple corrisponde all’intelligenza interpersonale e a quella intrapersonale).

Sì: intelligenza emotiva ed empatia riescono a predire il “successo personale” (lavorativo e sociale) molto meglio del Q.I. e dei voti scolastici. Del resto, in azienda, i rapporti tra colleghi e la capacità di lavorare in squadra sono spesso più importanti delle conoscenze.

Questo non significa che il profitto scolastico non sia importante: vuol dire invece che il “voto” è solo una parte di un insieme più ampio. Un insieme del quale fanno parte il benessere emotivo e sociale oltre alle altre intelligenze di cui ciascuno di noi dispone. L’educazione e l’istruzione sono il frutto di un equilibrio difficile e precario tra conoscenze, abilità ed emozioni.
Non trasformiamo il voto in un momento di competizione o in una fonte di tensione: utilizziamolo come indicatore dei traguardi raggiunti e del lavoro ancora da fare, senza che questo si trasformi in un giudizio sul bambino. Quei voti rappresentano una porzione molto limitata dell’universo meraviglioso che è il bambino: consideriamoli come tali.

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