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Una scuola che non boccia è una scuola marcia

Tutto quello che è comodo è stupido, scrivetelo nella camera dei vostri ragazzi. E una scuola che non boccia è una scuola marcia.

Sono le parole dello psichiatra Paolo Crepet che riflette in maniera molto dura su genitori ed insegnanti. Parole che, in un discorso più ampio ed articolato, ritroviamo nell’ultimo libro dell’autore intitolato “Il coraggio”.

Secondo Crepet oggi manca il coraggio di credere in se stessi, ma anche nei propro figli ed allievi. Quel coraggio che serve ad affrontare difficoltà e fallimenti, a non rinunciare ai propri sogni e ad affermare le proprie idee. Qui parte del discorso, ripreso dalla stampa:

Un quattro in un’interrogazione è per uno studente un’esperienza mistica. E invece … stiamo costruendo una società in cui gli adulti vogliono il male di coloro che hanno messo al mondo. La vera trasgressione oggi è studiare, fare le cose fatte bene. Un professore universitario mi ha appena detto che i libri di più di 400 pagine non devono passare. Vuol dire che abbiamo già detto ai nostri figli che non ce la faranno mai. Una volta c’erano i genitori inflessibili ed erano diffuse le sberle, anche quelle preventive, io stesso ne presi una bella collezione, poi s’è fatta largo una melassa, un’educazione liquida basata sul fà come ti pare, sul se lo fai, bene, altrimenti è uguale.

Sono affermazioni molto forti, volutamente forti, che però ci invitano a riflettere e, perchè no, a lavorare su noi stessi e sul rapporto con bambini e ragazzi. Il voto, la bocciatura, non devono essere mai considerati come misura dell’individuo, ma come palestra per migliorarsi e crescere, con onestà e coraggio.

Per imparare a credere in se stessi bisogna fare errori

In una società che tende ad essere iper protettiva, tendiamo a trascurare l’importanza del fallimento. E’ necessario, per imparare a credere in noi stessi, saper vincere la paura di sbagliare. Per farlo, ci vuole un grande aiuto da parte della scuola e delle famiglie. Soprattutto delle famiglie che, come sempre, sono il primo pilastro dell’educazione.

Ci troviamo in un mondo di “mamme chiocce”, “genitori spazzaneve”, adulti pronti a difendere i propri figli ad ogni costo, Risultato? Sempre Crepet afferma:

In tutti gli asili abbiamo fatto pavimenti antitrauma. Ma perché un bambino deve rimbalzare? Avete un problema con il bernoccolo? Il bernoccolo non è un problema, è anzi opportuno avere il bernoccolo! Occorre cadere dalla bici da piccoli, altrimenti la prima volta che cadi giù a trent’anni ti ammazzi.

SPUNT-ESERCIZIO: a scuola di fallimento, grazie agli errori creativi

Basta proteggere i bambini da tutto e tutti e dare sempre loro ragione! Insegnare il fallimento ai figli fa bene. Nel 2012 Paul Taugh, giornalista e autore del libro “How children succeed” (Come i bambini hanno successo), ha raccontato l’esempio di una maestra che ha portato una classe di ragazzini disagiati e con problemi a vincere i campionati nazionali di scacchi.

Quest’insegnante ha creduto fortemente nel talento di ciascuno, ma ha anche insegnato la difficoltà, la salita in un percorso ad ostacoli. Ha fatto apprezzare ai suoi studenti gli errori che vengono fatti, che consentono di imparare per il futuro.

Anche noi, genitori, famiglie, scuola, siamo chiamati ad affrontare questa salita, insieme ai bambini. Non parandoci davanti a loro, ma sostenendoli nelle prove che dovranno vivere per crescere.

Oggi riprendiamo Gianni Rodari per il nostro esercizio. Avevamo parlato qualche tempo fa de La grammatica della fantasia e in particolare dell’errore creativo.

Rodari sostiene che ogni errore ci offre la possibilità di creare una storia: lo testimonia la scarpina di Cenerentola che invece di essere di vaire, cioè di pelliccia, per un errore di trascrizione, è diventata di verre, ossia una fantastica scarpina di vetro.

Provate a scoprire i vostri errori creativi: pensate a qualcosa che è andato storto e si è poi trasformato in un’opportunità.

“Sbagliando s’impara” dovrebbe essere rimpiazzato da uno nuovo che dica “Sbagliando s’inventa”. Così forse, avremo meno paura di sbagliare. Così riusciremo a recuperare il valore dell’errore in una società che tende a giustificarlo, sempre e comunuque.

 

 

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IL DETTATO GRAFICO

Il dettato grafico è una proposta di laboratorio grafico-pittorico adatto a stimolare la capacità di riprodurre uno stimolo verbale attraverso tratti e colori. In parole povere, l’insegnante o chi conduce l’attività racconta ai bambini uno scenario da raffigurare: possono essere elementi naturali, soggetti astratti, personaggi fantastici.

Questo è un esempio di dettato grafico che abbiamo realizzato con i bambini. In questo caso, ci siamo divertiti a rappresentare graficamente la poesia “San Martino” di Giosuè Carducci:

dettato grafico

UN DETTATO…A COLORI O IN BIANCO E NERO

Un primo esempio di dettato grafico è quello in bianco e nero. Ai partecipanti viene fornito un foglio di carta ed una penna, o una matita. L’insegnante, o chi propone il laboratorio, sceglierà un tema per questo dettato, che racconterà lentamente ai bambini. Se abbiamo a disposizione più materiali, possiamo provare a realizzarne uno a colori. Chi sceglie di lavorare in bianco e nero, potrebbe proporre di colorare a casa, favorendo una seconda lettura ed interpretazione della propria creazione.

Cosa rende un dettato grafico un’attività magica? Senza dubbio, il ritmo della narrazione. L’insieme degli elementi che chiederemo di rappresentare non deve essere scontato, se vogliamo che i bambini li elaborino in modo creativo ed attivo. Un esempio di ottimo dettato secondo noi:

Al centro del foglio si trova il Barone Tritone, con una corona così grande sulla testa che tutto il resto si vede appena.
Il barone è racchiuso in un’enorme bolla galleggiante.
Intorno alla bolla troviamo le onde: alcune hanno la forma di una spirale, altre di tante linee spezzettate. 
Tra le onde, nuotano i pesci volanti, ma anche i bastoncini di pesce! Sì, proprio quelli che mettete in forno. 
E cosa c’è laggiù: in un angolino, la casetta di un pescatore, anche quella nascosta dentro una bolla. 

Questo testo, forse un po’ troppo onirico per i più piccoli (mentre risulta simpaticissimo per i bimbi tra i 6 e i 7 anni, con i quali è stato sperimentato), permette di lavorare su numerosi concetti: le dimensioni, per esempio, ma anche il rapporto di inclusione dentro/fuori; le geometrie delle onde, il surrealismo dell’accostamento tra un pesce reale, il pesce volante e il bastoncino di pesce (da cui potrebbe nascere un’interessante riflessione sul fatto che i bastoncini non siano in realtà dei pesci in sé, ma porzioni di pesci, cosa che alcuni bambini erroneamente pensano!). Infine, il fatto che la casetta del pescatore sia nascosta offre un’ultimo indizio da interpretare. Significa che si vedrà solo la bolla? Chissà.

Al contrario, se chiedessimo semplicemente:

Nella parte inferiore del foglio ci sono cinque barchette.
Sopra di esse, su una striscia di sabbia, ci sono cinque casette.
Tutt’intorno, l’oceano azzurro. 

dettato grafico

Il testo perderebbe molta della sua carica fantastica, divenendo un mero esercizio di riproduzione. Per cui, ti consigliamo un pizzico di surrealismo e una commistione saggia di reale/fantastico e geometrico. Non esiste un modo giusto ed uno sbagliato di realizzare un dettato grafico; ciascun partecipante ha diritto di usare la sua fantasia come meglio crede. Certo, si possono discutere i concetti spaziali, laddove ce ne sia il bisogno.

Naturalmente, è possibile realizzare dei dettati grafici meravigliosi senza utilizzare un testo apposito, ma semplicemente una bella poesia.

UN’ESPERIENZA DI ARTE COLLETTIVA

Il dettato grafico ha tra i suoi pregi la rapidità e la relativa semplicità nel recuperare i materiali richiesti. Si può allestire in un attimo per un’intera classe, diventando un’esperienza artistica immersiva e corale. Tutti prendono parte a questo laboratorio, ciascuno secondo la sua sensibilità; il dettato grafico è massimamente inclusivo.

Si può proporre ai bambini della scuola dell’infanzia, come laboratorio artistico negli anni della primaria ma anche all’interno di un percorso di animazione. Già: il dettato grafico, se siamo abbastanza fantasiosi da solleticare la fantasia dei bambini, è ottimo anche da sperimentare alle feste o nei campi estivi. L’importante è lavorare sul ritmo con cui si propongono gli stimoli e sulle figure.

E se vi sentite fantasiosi a sufficienza per inventare un testo davvero curioso, potreste provarlo anche a casa!

 

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Per crescere bambini forti ci vogliono genitori sicuri

Essere mentalmente forti significa prepararsi ad affrontare le sfide della vita. E’ un allenamento che inizia da piccoli ed è veicolato dalla famiglia e da tutti i punti di riferimento del bambino.

Spesso si osservano nel bambino comportamenti di insicurezza e timidezza che destano preoccupazione nel genitore. Tali comportamenti dipendono in parte da caratteristiche personali ed in parte, come tutti possono immaginare, dal vissuto.

AIUTA IL TUO BAMBINO A CRESCERE FORTE

Le nonne dicevano: “Se uno nasce tondo, non morirà quadrato”. Quindi non aspettarti che un bambino introverso si trasformi in un ragazzo estroverso. Ciò che puoi fare è valorizzare le sue caratteristiche peculiari  attraverso una sana e fruttuosa accettazione e un lavoro sull’autostima.

Il primo punto su cui focalizzarti è la capacità decisionale: saper prendere una decisione aiuta ad acquistire sicurezza. Stimola i bambini, dando opzioni tra cui scegliere, senza caricarli con un panorama troppo ampio di alternative.

Saper scegliere significa fondamentalmente non temere di sbagliare. Non sempre le tue scelte saranno quelle ottimali, ma se impari a ponderare e valutare, sicuramente riuscirai anche fare tesoro dei tuoi errori, senza colpevolizzarti.

VALORIZZA LA SENSIBILITA’ E AIUTA AD ESPRIMERLA

Insicurezza e ipersensibilità vanno a braccetto. Lo psicoterapetura e coaching sistemico Rolf Sellin, autore del libro “I bambini sensibili hanno una marcia in più”, invita a lavorare su nuovo atteggiamento che permetta di contenere gli effetti più negativi dell’ipersensibilità, valorizzando la capacità di empatia, senza esserne sopraffatti.

Per trasformare la propria sensibilità in una fonte di sicurezza occorre imparare ad esprimerla. Qual è la passione del tuo bambino? Fare sport, ballare, disegnare, suonare uno strumento? Aiutalo a capire cosa gli piace davvero e a focalizzarsi.

Il talento, valorizzato nel modo giusto, è un ottima medicina per l’insicurezza. Coltivare una passione totalizzante, amare davvero ciò che si fa, aiuta a credere in se stessi.

LAVORA SULLA FORZA MENTALE E SUI PENSIERI POSITIVI

La forza mentale si basa sulla costruzione di un bagaglio di competenze di cui spesso parliamo: resilienza, autostima, fiducia e autoefficacia. Prova a concentrarti su alcune attività quotidiane come:

  • Sostituire i pensieri negativi con pensieri più realisti.
  • Controllare le emozioni senza soffocarle
  • Comportarsi in modo produttivo, anche in circostanze avverse o di fronte ai fallimenti

I bambini possono imparare ad essere più forti e sicuri nella misura in cui gli permetterete di commettere errori: i genitori spazzaneve semplificano, ma non aiutano.

Non serve a nulla mettere sotto una campana di vetro, bensì insegnare che gli sbagli fanno parte di un processo di apprendimento e che, pertanto, non bisogna vergognarsene o sentirsi a disagio al riguardo.

Il punto fondamentale è consentire lo svolgimento delle naturali conseguenze e proteggere i bambini dalla negatività verso se stessi.

Sbaglio? Non sono IO ad essere sbagliato. Ma quello che ho fatto è sbagliato.

Il pensiero realista aiuta ad essere positivi e a ritrovare l’ottimismo man mano che trovano opportunità e si ha fiducia nelle proprie capacità. Solo affrontando le paure, si può combattere lo stress che generano.

Ovviamente il bambino va accompagnato in questo percorso, ma lasciato autonomo nell’affrontare le proprie emozioni, accettando le proprie responsabilità e imparando il controllo emotivo. Questo non vuol dire reprimere i sentimenti, ma insegnare un modo sano di comunicare, preparandosi alle sfide della vita.

COACHING CREATIVO: TROVA I TUOI PUNTI DI FORZA

Per allenare un bambino a diventare forte, non c’è nulla di meglio dell’esempio. Di seguito riportiamo i consigli dello psicologo Friedrich Loesel, che da anni si occupa di ricerche sulla resilienza.

  • Non tenere i bambini nella bambagia
    Aiutare va bene, senza esagerare. Le difficoltà fanno parte della vita e permettere ai bambini di affrontarle rafforza la sicurezza,
  • Vinci la paura del distacco
    Capita ad esempio che le mamme che devono tornare al lavoro si sentano in colpa a lasciare i piccoli al nido. Per i bambini, sperimentare figure diverse dalla madre può avere invece effetti positivi.
  • Lascia che affrontino le piccole sconfitte
    I bambini devono imparare a superare delusioni e sconfitte, cercando ad esempio di risolvere conflitti e i litigi con i coetanei senza necessariamente richiedere l’intervento di un adulto.
  • Affidagli delle piccole responsabilità
    Mettersi alla prova, con responsabilità commisurate all’età, aiuta a credere in se stessi. Inizia da piccoli compiti: vestirsi da soli, buttare la spazzatura, dare da mangiare all’animale domestico.
  • Metti dei limiti
    Hai presente la frase “I no fanno crescere”? Le regole e limiti aiutano i bambini a crescere molto più sicuri di sé.

Ultima cosa da tenere a mente: se commetti degli errori, non colpevolizzarti troppo. Loesel afferma che “I genitori devono avere meno paura di commettere sbagli nell’educazione dei figli. I bambini sono incredibilmente tolleranti agli errori. Sono predisposti a che non tutto vada perfettamente: perdonano molti errori a loro stessi, ma anche all’ambiente che li circonda”. E forse dovresti farlo anche tu.

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Haiku per bambini: riscopriamo l’essenziale

Gli haiku sono componimenti poetici molto particolari, nati in Giappone nel XVII secolo. Queste brevissime liriche hanno una struttura standard di tre versi, secondo lo schema 5/7/5. Sono poesie dai toni semplici, sintetiche e senza fronzoli lessicali, che richiedono una grande sintesi di pensiero e d’immagine.

Abbiamo deciso di approfondire questo tema perchè ci affascina l’estrema concisione dei versi e il vuoto ricco di suggestioni: in un mondo pieno di parole che dicono poco, focalizzarsi sui significati più profondi, sul dire tanto in breve, ci sembra un ottimo esercizio.

Un esempio di haiku ci viene dal libro Senza ricetta, nella cucina di Marta di Silvia Geroldi, da anni dedita a questa particolare arte, legata al mondo bambino:

Spesa con papi:
lista dimenticata,
molta focaccia.

Cucino pizze
di fiori e margherite.
Sono leggere.

GLI HAIKU SONO UNA PALESTRA CREATIVA

Perchè può essere sfidante e stimolante creare haiku con i bambini? Sicuramente lavorare insieme sulla scelta delle parole, liberandosi del superfluo, è un ottimo esercizio per la mente.

Da un lato ci aiuta a liberarci di idiomi inutili e pomposi, ci fa riflettere su quella ridondanza che spesso popola le nostre vite. Dall’altro, ci ricorda l’essenzialità delle emozioni, pone l’emozione al centro, attraverso profonde suggestioni.

Nella sua estrema sintesi, diciassette sillabe in cui dire tutto, questa poesia esprime un pensiero libero da condizionamenti.

HAIKU PER I BAMBINI E CON I BAMBINI

Aiutare i bambini ad esprimersi attraverso gli haiku significa riconoscere tre valori molto importanti:

  • i bambini, nella semplicità delle parole, possono essere nostri maestri
  •  il mondo infantile insegna all’adulto attraverso l’ascolto profondo
  • attraverso la scelta delle parole ristabiliamo una relazione seria e dimenticata, una sorta di “continuità ciclica educativa” con il mondo infantile

Sul sito di cascinamacondo.it, dove viene approfondita la didattica dell’haiku, abbiamo trovato ben 62 validi motivi per sperimentarli con i bambini. Noi qui ve ne riportiamo solo cinque, invitandovi a provare:

  • ARTE NELL’IMPERFEZIONE
    E’ qui che i bambini sono maestri! Le loro piccole imperfezioni linguistiche e grammaticali producono ribaltamenti semantici di straordinaria bellezza e semplicità, in grado di mostrarci come l’imperfezione può essere trasformata in arte e come può svelare a volte immagini poetiche potenti. Avere consapevolezza dell’imperfezione può aiutare i bambini a non desiderare di coltivare l’immortalità o l’onnipotenza, e a conservare le loro virtù naturali: spontaneità, freschezza, semplicità, immediatezza.
  • ASCOLTO
    Allenamento a “vedere” quali “immagini” si formano nella mente ascoltando una sequenza di “parole”, e come si trasforma l’immagine mentale cambiando anche solo un articolo, o una virgola, o una preposizione, nel testo.
  • ASSENZA DI GIUDIZIO
    Partire con la mente vuota, pronta a cogliere ciò che mi trovo davanti (concretamente o nella memoria) e andare verso il “centro dell’esperienza” passando in mezzo a tutti i trabocchetti della mente che tendono a velare la realtà.
  • BELLEZZA
    Cogliere nella semplicità, nell’imperfezione, nell’immagine dell’haiku, il senso della bellezza, il senso dell’arte, e provarne piacere. Cogliere nell’autore la bravura con cui ha risolto un problema di forma, come ha disposto le sue parole all’interno dei tre versi dell’haiku, apparentemente una gabbia, ma che invece sollecita una sfida e fa dell’haiku un gioco serio e importante.
  • CAPACITÀ DI ABBANDONARSI
    E’ lo sforzo di farsi permeare dal ricordo di un evento, dall’osservazione profonda e osmotica della realtà, cercando di svuotare la mente da ogni pensiero, di cogliere solo quello che osservo e la relazione reciproca, vigile, per poter percepire il momento in cui potrebbe scattare e farsi strada un pregiudizio.

Ed ecco il nostro, per sciogliere il ghiaccio:

Poesia del cuore
Immagine che vola
Sogno che resta.

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L’educazione deve insegnare ad amare la libertà

Esistono molti libri e altrettante guide che spiegano come educare un figlio, spesso ponendo l’accento sul metodo e sulle eventuali strategie da mettere in atto. Sicuramente in ogni metodo, in ogni atto che riguarda il bambino, l’elemento imprescindibile è l’amore. Ciò che invece a volte viene messo in secondo piano è il modo in cui quell’amore diventa educazione.

EDUCARE I FIGLI? COMINCIAMO CON L’ESEMPIO E CON L’AMORE

Non dimentichiamo mai che i nostri figli hanno bisogno delle stesse cose di cui continuiamo ad avere bisogno noi da adulti: libertà, ottimismo, consapevolezza, responsabilità indipendenza emotiva, autostima e amore. Proprio per questo, proprio perché l’esempio conta così tanto, dovremmo diventare persone ricche d’amore, capaci di amare veramente.

In che cosa, concretamente, si traduce la nostra capacità di amare? E’ capacità di comprendere a fondo, andando oltre gli schemi mentali. La cosa più complicata per un genitore è acquisire consapevolezza del fatto che un bambino non è un adulto incompleto, ma un essere perfetto per quel che deve essere.

A volte ci troviamo a paragonare il modo di agire o pensare dei bambini al nostro. Così facendo creiamo un ostacolo nella comunicazione, perché non riusciamo a vedere le cose come realmente stanno. La creatività, la fantasia, la spontaneità sono qualità che valgono almeno quanto l’autocontrollo, la forza di volontà o la costanza. Osservare i figli come esseri eccezionali e non come persone incomplete, è fondamentale.

PRIMA DI TUTTO LIBERTÀ

Molti genitori temono che la libertà porti i figli ad essere irresponsabili e tirannici. in realtà accade l’esatto contrario. In modo compatibile con l’età, è fondamentale che i figli non sentano la vita familiare, con le sue regole, come un’imposizione che devono subire.

A questo proposito, ci teniamo a sottolineare che “libertà” non significa mancanza di regole. Questa frase può destare preoccupazione: stiamo dicendo che in famiglia deve vigere l’anarchia? Ovviamente no. Serve però che le regole comuni vengano discusse e condivise e tutti siano d’accordo. Per crescere i figli è indispensabile lasciargli tutta la libertà che gli serve.

Così come per crescere una pianta ha bisogno di terra, luce e sole, nonché di acqua, i bambini, e noi tutti quindi, abbiamo bisogno di libertà, responsabilità, amore. Se vogliamo aiutare i nostri figli a crescere dobbiamo dare loro queste cose.

Educare non vuol dire imporre regole e schemi che i bambini devono accettare pedissequamente, ma saper tirare fuori quel che loro hanno, imparare a valorizzare risorse e potenzialità. Dobbiamo insegnare ai nostri figli a essere liberi e indipendenti, a ragionare con la propria testa coinvolgendoli, ad esempio, nelle decisioni di casa, non scegliendo per loro come vestirsi, ma spingendoli a valutare e aiutandoli a identificare i parametri su cui stabilire come agire.


SPUNT-ESERCIZIO: la mappa dei valori

Abbiamo visto che educare alla libertà non significa non porre limiti, ma aiutare a comprenderli. Essere famiglia vuol dire permettere a tutti i membri di partecipare attivamente alle scelte comuni. Sapreste elencare, insieme ai vostri figli, i pilastri su cui si poggia la vostra famiglia? In cosa consiste per voi la felicità? Provate a creare la vostra mappa dei valori, non serve molto: un foglio, qualche pennarello e molta voglia di raccontarsi.

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Genitori, non fate gli amici dei vostri figli

Si perdoni la banalità (ma chi la esprime porta sulle spalle generazioni e generazioni di uomini incapaci perfino di confessare l’affettività): l’amore per i figli non ha condizioni, ma diluirlo in una melassa di indulgenza ipocrita è una sconfitta per tutti. Non possiamo essere amici, padri e figli è già molto di più.

Queste parole chiudono un articolo di Paolo Fallai, apparso qualche anno fa sul blog La Ventisettesima Ora, ma sempre attuale. Del resto, il problema si ripropone in maniera ciclica. Da genitori ci si chiede sempre quale sia la giusta distanza, quale il limite da non oltrepassare.

Un tempo i genitori erano figure severe, a molte non molto espansive con i propri figli, con un rigido sistema di regole e precetti di comportamento a cui attenersi. Certo, non mancavano le eccezioni, ma in linea di massima era molto difficile che mamme e papà si rivolgessero ai propri bambini come se fossero dei “loro pari”, degli amici. Di recente il tema è stato ripreso dal pedagogista Daniele Novara:

Capita spesso di incontrare genitori fieri di essere “amici” dei loro figli. Nulla di più rischioso per mettere in crisi il ruolo educativo dei genitori e creare confusione nei bambini e nei figli adolescenti. Se madri e padri non sanno creare la giusta distanza i figli ne approfittano subito esigendo richieste improprie e tiranneggiando i genitori.

Non amici, ma guide

Troviamo spesso genitori che tentano di essere più amici dei figli, che vere e proprie guide. Eppure, mai come ora, c’è bisogno di quelle guide, di solidi pilastri per avventurarsi in un mondo sempre più pieno di insidie.

Molte delle vulnerabilità giovanili si combattono si dalla più tenera età: il genitore deve essere attento, premuroso, disposto all’ascolto e all’incoraggiamento, ma non deve essere confuso con un compagno di giochi ed avventure, considerato paritario per importanza e ruolo. Perché si manifesta questa tendenza nelle famiglie?

Massimo Ammaniti, professore onorario alla Sapienza di Roma e psicoanalista dell’International Psychoanalytical Association, aveva rilasciato qualche tempo fa una dichiarazione alla stampa che qui riprendiamo:

I ruoli non sono più rigidi, prefissati, e a non sentirli così sono proprio coloro che li incarnano. I genitori di oggi sono soli, sentono così liquido il proprio ruolo che cercano conforto e conferma dai figli, persino una legittimazione.

Genitori, mantenete il vostro ruolo educativo, senza timori

Uno dei problemi che oggi si avverte nelle famiglie è l’inversione dei ruoli: il genitore che non si sente sicuro cerca conferme e finisce per mettere in discussione il ruolo di leader, lasciando un’anarchia affettiva e direzionale che difficilmente può condurre all’equilibrio.

La soluzione è mantenere il proprio ruolo educativo, senza aver paura di trasmettere al figlio le proprie regole, né d’insegnargli che i meriti devono essere conquistati e non pretesi. Il primo nucleo formativo è la famiglia, senza compromessi di sorta. Il collaudo avviene fuori, nella misura in cui il bambino prima, il ragazzo e uomo poi (o la bambina, ragazza e donna poi), si convincerà che nella società e nella convinvenza in generale, esistono regole da rispettare, per essere davvero liberi.

SPUNT-ESERCIZIO: Autorevolezza come educazione alle emozioni

Qualche tempo fa avevamo aperto la riflessione sulle differenze tra due termini spesso confusi tra loro: autorità ed autorevolezza. Lo psicologo Mario Polito, nel suo testo definisce l’autorità come segue:

Il termine autorità deriva dal verbo latino augere che vuol dire “far crescere”. L’autorità ha una dimensione formativa quando è posta al servizio della crescita dei nostri studenti: quando stimola in loro il rispetto delle regole comunitarie, l’abbandono della illusione narcisistica di onnipotenza, l’autocontrollo delle proprie pulsioni, la considerazione dell’altro come noi stessi, con bisogni, desideri e aspettative come le nostre.

E’ una definizione bellissima che racchiude il senso dell’educazione e della famiglia: l’autorità affonda le sue radici nel concetto di “far crescere”, in cui non è coinvolto solo chi cresce, ma anche chi è responsabile di quel processo di crescita.

Educazione emotiva non significa arrendevolezza o accondiscendenza, ma attenzione e autorità, intesa come ferma autorevolezza e non come sterile dominio.

In questo manifestiamo, come genitori ed educatori, il nostro affetto: non nell’essere amici, ma nell’essere responsabili di quel progetto che, in ultima analisi, si chiama educazione alle emozioni. E passa dalle regole e da una sana leadership ispiratrice.

a cura di Alessia de Falco

 

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