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Il principe e i quattro maestri

Il figlio del re desiderava diventare un pittore.
Così, suo padre chiamò a corte un maestro e gli affidò il principe.
Il maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, ma il ragazzo non imparò molto.
Il re chiamò a corte un altro maestro e gli affidò il principe.
Il maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, poi guidò la sua mano mentre dipingeva. Il ragazzo imparò qualcosa di più, ma rimase comunque insoddisfatto.
Il re chiamò a corte un altro maestro e gli affidò il principe.
Il terzo maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, guidò la sua mano mentre dipingeva e si sedette a dipingere accanto a lui, mostrandogli ciò che faceva. Il ragazzo imparò la tecnica, ma sentiva che c’era ancora molto da imparare.
Il re chiamò un quarto maestro e gli affidò il principe.
Il maestro mise in un sacco le tele, i pennelli e i colori e portò il giovane ad un ruscello. Quando tornarono, il ragazzo era entusiasta: aveva dipinto un paesaggio dai colori delicati e al tempo stesso pieni di energia.
“Papà, oggi sono diventato un pittore”.
Il re chiese al maestro: “Come siete riuscito dove tutti hanno fallito?”
Il pittore rispose: “Ho portato il ragazzo al ruscello”.
“E basta?” incalzò il re.
“Un maestro mediocre si accontenta di spiegare” continuò il pittore. “Un maestro comune sa guidare i suoi allievi. Un buon maestro dà l’esempio. Ma tutto ciò non è abbastanza: un maestro eccellente, infatti, deve ispirare.
La natura è la maestra migliore: non fa grandi discorsi e non sceglie per noi. Ci mostra la sua bellezza, niente di più.
Ma quella bellezza riesce a spiegare, a mostrare e a ispirare ciò che nessun altro maestro potrebbe fare”.

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Qual è la località con il nome più corto del mondo?

Qual è la località con il nome più corto del mondo?

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Risposta

  1. Il paese con il nome più corto è A e si trova in Svezia, nella municipalità di Norrköping. Un paese chiamato A esiste anche in Norvegia: si trova nelle isole Lofoten.

PROVATE ANCHE A RISOLVERE I NOSTRI INDOVINELLI:

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Le figure retoriche

Una figura retorica è una costruzione linguistica sofisticata, utilizzata per generare un certo effetto in chi la legge o la ascolta. Quando utilizziamo una figura retorica ci allontaniamo dal linguaggio comune, quello dell’uso quotidiano, per addentrarci nel territorio dell’uso letterario della lingua.

Elenco di figure retoriche

L’elenco è in aggiornamento.

  • Anafora: figura retorica che consiste nella ripetizione di una parola o di un gruppo di parole all’inizio di una frase.

    Per me si va ne la città dolente,
    per me si va ne l’eterno dolore
    per me si va tra la perduta gente. (D. Alighieri, La Divina Commedia)

  • Chiasmo: figura retorica che consiste in una costruzione sintattica nella quale gli elementi vengono incrociati. È la figura opposta rispetto al parallelismo.

    Entra da un lato e fuor per l’altro passa. (T. Tasso, Gerusalemme liberata)
    In “entra da un lato” il verbo precede il suo complemento, mentre in “fuor per l’altro passa” è il complemento a precedere il verbo. La frase forma dunque una struttura “incrociata” del tipo V-C-C-V.
    Il vento soffia e nevica la frasca. (G. Pascoli, Lavandare)
    Anche in questo caso soggetto e verbo vengono disposti in modo incrociato, formando una struttura S-V-V-S.
    Le donne, i cavalier, l’arme e l’amore (L. Ariosto, Orlando furioso)

  • Iperbole: figura retorica che consiste in una descrizione della realtà volutamente esagerata, amplificandola per eccesso o per difetto.

    Non ti vedo da un secolo.
    Il prezzo dell’oro è schizzato alle stelle.
    Sei il bambino più bello del mondo.

  • Litote: figura retorica nella quale si esprime un concetto negando il suo contrario. La litote è presente in un certo numero di espressioni d’uso comune.

    Don Abbondio non era nato con un cuor di leone (per dire: Don Abbondio era un vigliacco).
    Non mi sento bene (per dire: mi sento male).
    Non è capace di rimanere in silenzio (per dire: parla sempre).
    Non va bene (per dire: va male).

  • Ossimoro: figura retorica nella quale si accostano due termini dal significato opposto o antitetico. Gli accostamenti ottenuti attraverso l’uso dell’ossimoro, anche se privi di coerenza logica, sono solitamente molto caratteristici.

    Ghiaccio bollente.
    Morto vivente.
    Illustre sconosciuto.
    Lucida follia.
    Silenzio assordante.

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Lettura e comprensione. Primavera
Lapbook e pop-up. I Romani
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Le raccolte disponibili nel Cuorfolletto Creative Shop possono essere acquistate anche con Carta del Docente. Vi offriamo un’assistenza continua per ogni fase dell’acquisto e del download dei materiali, oltre che un supporto dedicato nell’assemblaggio dei materiali, con video tutorial e spiegazioni.

Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
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I colori in inglese

Scoprite il nostro materiale didattico sui colori in inglese: schede didattiche, giochi e unità di apprendimento.

1. Flashcard

Abbiamo realizzato un set di flashcard sui colori in inglese da stampare e ritagliare; vi consigliamo di plastificare le card prima di utilizzarle: dureranno molto più a lungo. Se volete qualche idea per utilizzare le flashcard, vi suggeriamo di leggere questo articolo di approfondimento.

Cliccate sulla scheda per stamparla.

2. I colori in inglese: elenco

  • Blu (blue), giallo (yellow), rosso (red), verde (green), arancione (orange), viola (purple), nero (black), bianco (white), grigio (grey), marrone (brown), rosa (pink), azzurro (light blue).

3. I colori in inglese: utilizzo

Se vogliamo usare i colori come aggettivi qualificativi, in inglese, è sufficiente inserirli prima del nome che accompagnano (a differenza dell’italiano dove, di solito, vengono aggiunti dopo il nome).

“Il gatto nero” → “The black cat”.

Se vogliamo usare i colori all’interno di un predicato nominale, invece, dovremo utilizzare il verbo essere (to be) nel tempo e nella forma corretta + il colore.

Quiz online

I COLORI

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pesciolini colorati per quiz grigio

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Lessico inglese:
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Schede di inglese:
🔴 Inglese – classe prima
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Disclaimer: tutti i vocaboli inseriti in questo articolo sono stati verificati utilizzando il dizionario messo a disposizione da Oxford Learner’s Dictionaries.

Tag: colori in inglese, schede didattiche sui colori inglese

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Aggettivi in inglese

Imparate gli aggettivi più usati in inglese, con portalebambini.it.
In questo articolo troverete: 1) le nostre flashcard degli aggettivi da stampare, 2) un elenco di tutti i principali aggettivi con la loro traduzione in inglese.

1. Aggettivi in inglese: flashcard

Abbiamo realizzato un set di flashcard sugli aggettivi in inglese da stampare e ritagliare; vi consigliamo di plastificare le card prima di utilizzarle: dureranno molto più a lungo. Se volete qualche idea per utilizzare le flashcard, vi suggeriamo di leggere questo articolo di approfondimento.

Cliccate sulle schede per stamparle.

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2. Aggettivi in inglese: elenco

Gli aggettivi sono in ordine alfabetico. Troverete la traduzione in inglese tra parentesi (…) e in grassetto.

  • Alto (tall), amaro (bitter), basso (short), buono (good), caldo (hot), cattivo (bad), chiaro (light), dolce (sweet), felice (happy), freddo (cold), fresco (fresh), ghiacciato (frozen), grande (big), lento (slow), piccante/speziato (spicy), piccolo (small), salato (salty), scuro (dark), triste (sad), veloce (fast),

Disclaimer: tutti i vocaboli inseriti in questo articolo sono stati verificati utilizzando il dizionario messo a disposizione da Oxford Learner’s Dictionaries.

Schede di inglese:
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La tartaruga vanitosa e la noce

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta una tartaruga che si vantava con tutti del suo guscio.
“Che bel guscio robusto!” diceva ai pavoni: “molto meglio delle vostre fragili penne”.
“Che guscio robusto che ho!” diceva agli scoiattoli: “molto meglio della vostra pelliccia morbida”.
Un giorno, mentre camminava, incontrò una noce per terra.
“Anche tu hai un guscio robusto, mi assomigli. Però non puoi muoverti: resterai lì per l’eternità. Hai un guscio, è vero, ma sono migliore di te”.
“Ti sbagli”, disse una voce. Era il noce, che aveva assisto alla scena.
“Tu hai un guscio, e puoi muoverti; ma non hai sai dare valore a ciò che conta davvero.
“E cos’é che conta davvero?” chiese la tartaruga, intimidita da quelle parole.
“Ciò che sta dentro il tuo guscio”, rispose l’albero di noce.
“Guarda la noce: dentro il suo guscio, custodisce un frutto dolce e prezioso.
Presto i bambini verranno a raccoglierlo e lo mangeranno ridendo accanto al fuoco.
E tu, cos’hai lì dentro?”
Il noce disse queste parole, poi si addormentò, cullato dal vento d’autunno.

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