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Il bullismo dei genitori

Il bullismo, come il silenzio, è un fatto sociale: non riguarda tanto il bullo o la vittima in sé, quanto piuttosto la famiglia, la classe e la comunità. In particolare, è interessante analizzare il bullismo dei genitori, ovvero quelle situazioni in cui i genitori diventano bulli o favoriscono – anche inconsapevolmente – questo fenomeno.

Facciamo un esempio. Stevie Grassetti, psicologo dell’Università del Delaware, conferma che “quando i genitori dicono ai bambini di non lasciarsi coinvolgere, è più facile che i ragazzi si uniscano ai bulli o facciano finta di niente“.
Al contrario, i genitori che affrontano il tema del bullismo ed invitano i propri figli a parlarne e a non far finta di niente, producono un atteggiamento proattivo e positivo, volto a risolvere i casi di bullismo e a monitorare le situazioni sociali.
In modo simile, i genitori che educano i figli all’autonomia e che dialogano con loro senza opprimerli, riducono il rischio che i propri ragazzi diventino bulli o vittime. Si tratta di banalità e forse non era il caso di scomodare la psicometria.

Si tratta di banalità? Probabilmente sì. Banalità che rivelano una verità scomoda:

Se di fronte ai problemi facciamo finta di niente, educheremo i nostri figli a voltarsi dall’altra parte.
Se usiamo violenza, cresceremo dei violenti.
Se giustifichiamo tutto e tutti, insegneremo loro a giustificare o a sentirsi giustificati.

Di fronte al bullismo siamo tutti responsabili. Questo assunto è alla base dei programmi più efficaci di lotta al bullismo e dovrebbe guidare mamma e papà nell’affrontare questo tema. Prendiamolo sul serio.

FONTI

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TRASFORMARE LE STELLE FILANTI IN PORTAOGGETTI

Stai cercando idee per i tuoi lavoretti di Carnevale? Scopri come realizzare dei simpatici portaoggetti con le stelle filanti e la colla vinilica.

PORTAOGGETTI CON LE STELLE FILANTI: ISTRUZIONI

Per realizzare questo lavoretto ti serviranno:

  • stelle filanti;
  • colla vinilica;
  • ciotola;
  • acqua;
  • pennello;
  • stuzzicadenti.

Comincia avvolgendo una stella filante intorno ad uno stuzzicadenti, fino ad esaurirla: otterrai una sorta di disco. In una coppetta versa della colla vinilica e diluiscila leggermente con dell’acqua, fino ad ottenere una consistenza semi-liquida. Cospargi la superficie del disco con la colla, poi unisci all’estremità della prima stella filante una nuova (unendole con un po’ di colla) e riprendi ad avvolgere.

In questa foto puoi vedere la struttura del portaoggetti: abbiamo sovrapposto una decina di stelle filanti per raggiungere la giusta dimensione. Quando il disco sarà grande a sufficienza, potrai lavorarlo con le mani, per dargli la forma di un cono. Spingi leggermente verso l’alto gli strati interni del disco e spennella con la colla diluita la superficie.

Ecco una coppa portaoggetti terminata:

Per un risultato ancora più caratteristico, puoi realizzare due coppe di dimensioni simili: una fungerà da base e l’altra da coperchio. In questa foto puoi vedere i portaoggetti chiusi con il loro coperchio (l’altro lavoretto è un portaoggetti realizzato con i coriandoli):

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Cone si fanno i pompon di lana

Realizzare i pompon di lana è una bella attività creativa: con un po’ di pratica, ci riusciranno anche i più piccoli (si tratta di un lavoro che possono svolgere in autonomia, con un pizzico di assistenza al momento di tagliare). Scopriamo insieme come si fa.

POMPON (O PON-PON) DI LANA: ISTRUZIONI

Per realizzare i pompon di lana ti serviranno i seguenti materiali:

  • cartoncino (anche riciclato);
  • forbici;
  • gomitolo di lana colorata.

Per cominciare, dovrai realizzare due dischetti di cartoncino, come quello che vedi nella figura. Pratica un taglio lungo la sezione circolare: ti servirà a lavoro ultimato, per sfilare i dischetti dal pompon.

Sovrapponi i due dischetti, poi comincia ad arrotolare la lana colorata come nella foto qui sotto:

Quando avrai coperto l’intera superficie dei dischetti con la lana, taglia il filo a metà, all’altezza dei dischetti:

Per concludere, dovrai legare i fili di lana. Prendi un pezzo di filo (come quello che vedi nella figura sotto) e lega il pompon al centro. L’ideale è stringere il filo e legare tra i due dischetti di cartone. Infine, sfila i dischetti di cartone dal pompon. Lavoro ultimato!

I pompon (o pon-pon) di lana così realizzati possono trasformarsi in accessori per l’abbigliamento ( addobberanno in modo delizioso berretti, scarpe e zaini). Puoi utilizzarli anche per realizzare animaletti e pupazzi, come quelli che ti abbiamo presentato nell’articolo sui lavoretti con la lana.

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LA SOLITARIA RESISTENZA DEI PROFESSORI

Ecco una riflessione di Massimo Recalcati sul ruolo dell’insegnante e su come i nostri insegnanti siano sempre più soli.

LA SOLITARIA RESISTENZA DEI PROFESSORI

di Massimo Recalcati (La Repubblica, 8 aprile 2018)

Le aggressioni oscene delle quali gli insegnanti sono sempre più spesso vittime, da parte dei loro alunni e delle famiglie che ne sostengono in modo arrogante le ragioni, lasciano senza parole e non dovrebbero essere sottovalutate. Si tratta di un vero e proprio oltraggio che colpisce al cuore la nostra vita collettiva.
Conosciamo lo sfondo antropologico in cui avvengono questi episodi: una alterazione della differenza simbolica tra le generazioni che ha comportato una frattura del patto educativo tra famiglie e insegnanti. I genitori anziché sostenere i rappresentanti del discorso educativo si schierano con i loro figli, lasciando gli insegnanti in una condizione di isolamento. Misconosciuti da uno Stato che non valorizza economicamente il loro lavoro, sovraccaricati di compiti educativi di fronte a famiglie sempre più disgregate e latitanti, gli insegnanti patiscono una condizione di umiliazione permanente. Nel nostro tempo ogni atto decisionale nel campo dell’educazione dei figli rischia di essere guardato dalle famiglie come un sopruso illegittimo, mentre è considerata legittima l’aggressione violenta di genitori e figli verso gli insegnanti.
La vita di questi figli dovrebbe scorrere su di un’autostrada spianata, dove ogni ostacolo, ogni esperienza di frustrazione o di ingiustizia dovrebbe essere rimossa. È il sogno narcisistico dei genitori contemporanei: assicurare ai propri figli una vita facile di successo, risparmiare loro ogni angoscia. Se allora un insegnante osa mettersi di traverso ricordando che ogni percorso di formazione è fatto di prove da superare, viene travolto in varie forme: dalle denunce al Tar alla violenza fisica e verbale sino a una sorta di bullismo rovesciato, dove sono gli insegnanti a subire angherie di ogni genere.
In un tempo non lontano l’insegnante godeva di un prestigio sociale e di un’autorità educativa che costituivano un punto fermo per le famiglie e per la nostra vita collettiva. Prima del Sessantotto questo prestigio e questa autorità spesso sfociavano in un uso repressivo del potere a danno degli studenti. È stato necessario un lento ma fondamentale processo di liberazione critica della scuola da modelli pedagogici sterilmente autoritari. Ma oggi la scuola non è più un luogo di indottrinamento ideologico ed esercizio di un potere sadico. Non è più un dispositivo disciplinare che costringe le vite dei nostri figli ad adattarsi a pratiche pedagogiche coercitive. Nel nostro tempo la scuola è un luogo di resistenza all’incuria e alla logica produttivistica che ispira l’iperedonismo contemporaneo.
Se c’è un luogo che andrebbe custodito e difeso con tutta l’attenzione necessaria da ogni forma di prevaricazione, è il luogo della scuola. È lì che la vita dei nostri figli può allargare l’orizzonte del mondo, fare esperienza della forza della parola, dell’erotismo della conoscenza. La violenza brutale di cui gli insegnanti sono vittime non è solo quella di famiglie incivili, ma è anche quella più diffusa del discredito che li colpisce: penalizzati economicamente, denigrati come lavoratori privilegiati, declassati nel loro prestigio pubblico.
Dovremmo invece sempre ricordare che ogni rinascita collettiva inizia dalla scuola e dalla sua funzione. Quale? Quella di introdurre la vita dei nostri figli alla dimensione generativa della cultura. È questo il vero vaccino che abbiamo a disposizione per prevenire la dissipazione della vita dei nostri figli: consentire l’incontro con la dimensione erotica del sapere, con la cultura come desiderio di vita.

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CHI STUDIA E VIVE NEL VERDE HA VOTI MIGLIORI: LE PIANTE AIUTANO L’APPRENDIMENTO

Lo smog è nemico della salute, ma anche del cervello. Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di medicina interna all’Università degli Studi di Milano e già direttore del Policlinico di Milano, ha lanciato l’allarme sui danni cognitivi causati dallo smog e dall’inquinamento.

Questo vale per gli adulti e per gli anziani, ma soprattutto per i bambini: studiare circondati dal cemento e dall’inquinamento urbano porta ad un peggioramento del rendimento scolastico. Al contrario, nelle scuole “green”, ovvero quelle scuole circondate dal verde e nelle quali i ragazzi hanno più occasioni di contatto con la natura, la qualità dell’apprendimento migliora.

Non occorre abbandonare la città:  è sufficiente la presenza di un parco nelle vicinanze della scuola (o ancora meglio, un ampio giardino scolastico) e la presenza di piante per godere dei loro benefici. Le piante puliscono naturalmente l’aria e alcune lo fanno in modo più efficace di altre. Come ha dichiarato il professor Mannucci al Fatto Quotidiano: “Uno studio spagnolo su quasi 2600 bambini della scuola primaria ha dimostrato che gli spazi verdi nella scuola e nell’ambiente circostante aiutano l’apprendimento, portando a un miglioramento dello sviluppo cognitivo. Piante e alberi riducono l’inquinamento atmosferico e in parallelo nell’arco di un anno portano i ragazzini ad avere un miglioramento nelle capacità di memoria e di attenzione, a tutto vantaggio della performance scolastica“.

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BASTANO 6 MINUTI DI LETTURA PER RIDURRE IL LIVELLO DI STRESS DEL 60%

Leggere non è solo un modo per migliorare le proprie competenze linguistiche: secondo uno studio dell’Università del Sussex, bastano 6 minuti di lettura al giorno per ridurre del 68% i livelli di stress, ottenendo un notevole beneficio psicofisico.
Gli psicologi hanno testato l’efficacia di varie azioni considerate utili per ridurre lo stress: ascoltare musica, passeggiare e sorseggiare una tazza di te. La lettura ha dimostrato di superarle tutte.

Il dottor David Lewis, che ha diretto la ricerca, sostiene che “perdersi nella lettura di un libro sia una forma potente di rilassamento“, in modo non dissimile da quello che avviene praticando la mindfulness. Non importa la natura del libro o il suo contenuto: l’importante è che sia coinvolgente per il lettore e che riesca a distrarlo dalla realtà, alterando il suo stato di coscienza. Infatti, i benefici della lettura non derivano dalla semplice distrazione: leggere prevede il coinvolgimento attivo della mente, attraverso un processo creativo.
Questo effetto benefico si aggiunge a tante altre virtù e qualità della lettura: un’abitudine benefica che andrebbe incentivata in tutte le case del mondo.

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