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CRESCERE NELLA NATURA SIGNIFICA CRESCERE MEGLIO

Avere a disposizione degli spazi verdi è un vero toccasana per bambini e ragazzi. Avere la possibilità di giocare quotidianamente a contatto con la natura non è semplicemente divertente: presenta una lunga serie di benefici per i ragazzi.

Nel 1991 i ricercatori hanno analizzato le performance scolastiche di un gruppo di ragazzi che partecipavano allo STARS Program,  un programma dopo-scolastico ricreativo. Trascorrere il pomeriggio giocando con i propri amici ed altri coetanei all’aperto si è rivelato una risorsa preziosa anche in termini di profitto. Prima dell’iscrizione al programma, il 75% degli studenti in esame aveva una media inferiore a C nel proprio corso scolastico. Al termine del programma, l’80% dei ragazzi aveva raggiunto o superato il grado C. Giocare all’aria aperta per alcune ore ogni giorno presenta dei benefici notevoli per un bambino: dal miglioramento delle performance scolastiche alla salute in età adulta. Giocare in parchi e cortili è un’attività che riduce i livelli di stress e migliora la capacità di attenzione.

Lo studio BREATHE, finanziato dall’Unione Europea, hanno messo in evidenza che i bambini che vivono e trascorrono più tempo giocando negli spazi verdi (parchi e cortili alberati, campi e giardini) e negli spazi blu (laghi, fiumi e specchi d’acqua, spiagge e località marittime) sono facilitati nelle relazioni tra pari e che mostrano uno sviluppo emotivo migliore.
Le cause non sono ancora ben chiare; con tutta probabilità, questi ambienti naturali, grazie al loro potere rasserenante, fungono da facilitatori per le relazioni umane e per lo sviluppo cognitivo.

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Il calendario della crescita emozionale

Hai mai sentito parlare di calendario emozionale? Il calendario emozionale è legato allo sviluppo del bambino ed è la progressione delle tappe che portano il bambino ad acquisire la consapevolezza e il controllo delle proprie emozioni.
Ecco come viene descritto da Daniel Goleman in “Intelligenza emotiva“:

Il calendario della crescita emozionale è intrecciato e collegato ad altre linee di sviluppo, in particolare per quanto riguarda i processi cognitivi da un lato e la maturazione biologica e cerebrale dall’altro. Come abbiamo visto, capacità emozionali quali l’empatia e l’autoregolazione emozionale cominciano a costruirsi dall’infanzia. L’anno di scuola materna precedente all’ingresso nella scuola dell’obbligo segna un culmine nella maturazione delle “emozioni sociali” – sentimenti come l’insicurezza e l’umiltà, la gelosia e l’invidia, l’orgoglio e la fiducia -, le quali richiedono tutte la capacità di paragonare se stessi con gli altri. Il bambino di cinque anni, entrando nel più vasto mondo sociale della scuola, entra anche nel mondo della comparazione sociale. Non è solo il mutamento esterno che suscita i paragoni, ma anche l’emergere di un’abilità cognitiva: la capacità di confrontarsi agli altri in merito a qualità particolari come la simpatia, l’attrattiva o i talenti sportivi. E’ questa l’età in cui, per esempio, avere una sorella maggiore che prende sempre buoni voti può indurre la sorella minore a pensare di essere più “stupida”.
Il dottor David Hamburg, psichiatra e presidente della Carnegie Corporation, che ha valutato alcuni programmi avanzati di educazione emozionale, considera i momenti di transizione dalla scuola materna alla scuola elementare e poi di nuovo dalle elementari alla media come momenti cruciali nel processo adattativo del ragazzo. Dai sei agli undici anni, dice Hamburg, “la scuola è un crogiolo e un’esperienza definitoria che influenzerà pesantemente l’adolescenza del ragazzo e anche gli anni successivi. In un bambino il senso del proprio valore dipende sostanzialmente dal rendimento scolastico. Un ragazzo che fallisce a scuola, comincia ad assumere quegli atteggiamenti controproducenti che possono oscurare le prospettive di tutta la sua vita”. Fra le doti essenziali per avere un buon profitto a scuola, nota Hamburg, vi è la capacità di “rimandare la gratificazione, di essere socialmente responsabile nei modi opportuni, di mantenere il controllo sulle emozioni e di avere una visione ottimistica”, in altre parole l’intelligenza emotiva“.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

TORNA A:

BIBLIOGRAFIA
D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011
David Hamburg, “Today’s Children: Creating a Future for a Generation in Crisis”, New York, Times Books, 1992

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TROPPI GIOCATTOLI NASCONDONO DEI GENITORI ASSENTI

Il rito del donare è complesso, a volte lo si fa con spontaneità, altre volte il dono maschera una necessità ricattatoria: donare non è gratuito, richiede sempre qualche altra cosa in cambio. 
In questo rito si incrociano linguaggi diversi: quello del dare e del chiedere, del donare e del ricevere…
Lo dovrebbe sapere bene chi fa l’educatore. Se un insegnante potesse visitare la camera da letto di un suo piccolo alunno capirebbe molte cose, ad esempio, contando gli oggetti stipati sopra il tavolino o sul letto: se sono tanti, troppi, allora c’è qualcosa che non va. Troppi orsacchiotti e troppe bambole rappresentano una richiesta di perdono da parte dei genitori: per essere stati latitanti o poco disponibili o distratti. I regali rischiano di diventare pedine di scambio necessarie all’adulto per lenire i propri sensi di colpa“.
Paolo Crepet

Il regalo è una soluzione semplice, comoda. Se ci pensi, un regalo non richiede né tempo né partecipazione: bastano i soldi. Per assurdo, l’unica cosa che ci viene richiesta per poter comprare un regalo è spendere abbastanza tempo lontani dai nostri bambini per guadagnare il denaro necessario. Crescere un ragazzo sostituendo ogni richiesta di tempo e attenzioni con dei regali gli insegnerà che le relazioni non hanno valore, anzi, sono qualcosa di deludente. Al contrario, impareranno a idolatrate gli oggetti materiali come merce di scambio privilegiata.

Un genitore coraggioso dovrebbe smettere di comprare regali, sostituendoli piuttosto con del tempo da spendere insieme ai bambini. Questo principio è alla base della nostra piramide dei regali: uno strumento per scegliere regali in modo etico e educativo.

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ANCHE UN GENITORE PUO’ PIANGERE

I genitori danesi, secondo “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” si sforzano di essere autentici nel rapporto con i propri figli: piuttosto che nascondere loro le emozioni che provano, preferiscono spiegargliele in modo chiaro ed asciutto. Nel nostro paese, invece, scontiamo una certa attitudine alla temperanza emozionale. Ce ne parla bene Paolo Crepet in “La gioia di educare“:

Dunque, per una certa tradizione educativa, le emozioni rappresentano un materiale pericoloso, scivoloso: occorrerebbe controllarle, gestirle in nome di una normalità comportamentale che dovrebbe tranquillizzare i figli. Come non capire, invece, che un adulto è credibile – dunque rassicurante – proprio nella misura in cui riesce ad essere autentico in ogni espressione emotiva?

Se un bambino vede che la mamma non riesce a controllare le lacrime – ma che è anche capace di spiegare con chiarezza ciò che le sta accadendo, altrimenti si tratterebbe di una comunicazione di pura angoscia – impara che è lecito esprimersi, che non ci si deve vergognare di ciò che si prova. E quella mamma trasmetterà fiducia nel figlio, dimostrandogli di ritenerlo capace di capire proprio ciò che non è facile spiegare. 
Al contrario, un adulto che trattiene l’espressione del proprio dolore tenderà a controllare qualsiasi altra espressione emotiva, compresa la gioia o la spensieratezza: semplicemente avrà paura di esprimersi e preferirà rifugiarsi in un più confortevole e facile formalismo emozionale“.

Nel comportamento della mamma descritta da Crepet ci sono due spunti interessanti legati all’intelligenza emotiva: il primo è l’espressione dell’emozione, che aiuta il bambino a costruire un proprio vocabolario emotivo radicato nella realtà (un vocabolario molto più forte e sincero di quello costruito sui “cartelloni delle emozioni”, o attraverso qualsiasi altro strumento logico-razionale). Il secondo è la trasparenza emotiva, l’idea che le emozioni e i sentimenti non siano qualcosa da nascondere. Se tutti noi fossimo un poco più trasparenti, tanti dissidi e tante tragedie potrebbero essere risolte attraverso il dialogo e l’empatia.

Questo non significa reagire in modo impulsivo e incontrollato alle emozioni. Piuttosto, come sottolinea Gottman a proposito dell’educazione emotiva, significa spostare l’oggetto del controllo dalle emozioni ai comportamenti: tutte le emozioni sono lecite, non tutti i comportamenti lo sono.

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Le parole del tempo

Le parole del tempo sono quel gruppo di vocaboli necessari per poter esprimere le relazioni temporali. Non esiste un solo concetto di tempo e a seconda di come lo intendiamo, ecco che qualche parola ci viene in aiuto. Ecco qualche esempio, con le relative parole del tempo (tra parentesi):

  • TEMPO PER COLLOCARE UN EVENTO (prima, mentre, dopo, adesso, ieri, oggi, domani)
  • TEMPO DELL’OROLOGIO (secondi, minuti, ore);
  • TEMPO DEL CALENDARIO (giorni, settimane, mesi, anni);
  • TEMPO DELLE STAGIONI (primavera, estate, autunno, inverno);
  • TEMPO ASTRONOMICO (dì, notte);
  • TEMPO GEOLOGICO (ere, epoche, età).

Il tempo ha una durata. Questa si misura in ore (che a loro volta si possono suddividere in minuti e secondi), giorni, mesi e anni. Per misurare il tempo si utilizza l’orologio. Il passare dei mesi determina le stagioni.
Se due eventi si svolgono nello stesso tempo si dice che accadono contemporaneamente. Se due eventi accadono in tempi diversi si dice che accadono in successione temporale: uno dei due accade prima, l’altro accade dopo.

LA DURATA DEL TEMPO

Di seguito puoi trovare tante risorse per affrontare il tema della durata del tempo e per lavorare in modo specifico su ciascun gruppo di parole del tempo:

Schede di storia:
🔴 Storia – Classe prima
🟠 Storia – Classe seconda
🟡 Storia – Classe terza
🟢 Storia – Classe quarta
🔵 Storia – Classe quinta
↩️ Storia – Tutte le schede

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AI GIOCATTOLI PREFERIAMO LA RELAZIONE

Aria di Natale, aria di regali. Però, senza esagerare: ricordiamoci che ciò di cui i bambini hanno davvero bisogno è giocare, non possedere dei giocattoli.

In questo clima, fa bene ricordare che un gruppo di ricercatrici dell’Università della Virginia hanno rilevato che i bambini, se gli viene concessa la possibilità, preferiscono le attività “da grandi” ai giocattoli che le simulano. Una grande verità che già Maria Montessori aveva portato all’attenzione del pubblico (con quasi un secolo di anticipo) e che, purtroppo, viene spesso ignorata. Piuttosto che cucinare verdure di plastica, i bimbi preferiscono pulire le verdure reali, impastare la pizza della domenica o giocare a pulire la credenza.

I giocattoli spesso sono inutili. Al contrario, un gioco di società è più stimolante, specialmente per i più grandicelli, in quanto non si pone come “surrogato” di un’attività reale, ma trascina i giocatori nella dimensione ludica. Purtroppo, i bambini sono esposti a un gran numero di pubblicità che veicolano messaggi non sempre rispondenti ai loro bisogni.

Questo non significa che i giocattoli siano “nocivi”, nella maniera più assoluta. Tuttavia, ai nostri bimbi che non sempre ne sono consapevoli, servirebbero meno giocattoli e più tempo condiviso.
Se ne hai il tempo e le possibilità, lascia che i tuoi bambini possano fare qualcosa di reale piuttosto che fingere di farlo attraverso i giocattoli. Per loro sarà decisamente più entusiasmante. Invece di regalare due bambole, regalane una soltanto e offri invece la possibilità di trascorrere un pomeriggio in famiglia in più, magari cucinando tutti insieme.

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