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LA CONCENTRAZIONE E’ LA CONQUISTA FONDAMENTALE DEL BAMBINO

Se non riusciamo a risvegliare la concentrazione nei bambini, difficilmente riusciremo ad offrire una qualche forma di educazione efficace. Infatti, la concentrazione è alla base della libertà e della capacità di lavorare.

Sono il lavoro e la concentrazione che danno prima conoscenza e poi amore, potranno portarlo ad una trasformazione che è la rivelazione dell’uomo spirituale…
Il bambino che si concentra è immensamente felice; ignora il vicino o chi si faccia intorno. Per un istante il suo spirito è come quello dell’eremita nel deserto; è nata in lui una nuova consapevolezza, quella della sua propria individualità. Quando esce dalla sua concentrazione, sembra avvertire per la prima volta il mondo che lo circonda come un illimitato campo per nuove scoperte; si accorge anche dei compagni verso i quali mostra un affettuoso interesse. Egli si sveglia all’amore per le persone e le cose, gentile e affettuoso verso tutti“.
Maria Montessori

È la concentrazione che permette di sviluppare il lavoro regolare, caposaldo del pensiero montessoriano, e insieme a quello anche la guida interiore del bambino, quell’intelletto d’amore che spinge alla gioia della scoperta libera dal torpore dell’indifferenza.

Riflettere sull’importanza della concentrazione ci porta a una seconda considerazione: la necessità di considerare i danni che l’esposizione agli schermi digitali causa proprio alla capacità attentiva. Specialmente nei primi anni di vita, i bambini devono vivere in un ambiente “technology-free”: solo così riusciranno a sviluppare quelle doti necessarie poi per un utilizzo consapevole dei vari dispositivi.

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LA LIBERA SCELTA DEL BAMBINO

Spesso si sente parlare di libera scelta: lasciare ai bambini la libertà di compiere le proprie scelte è un gesto nobile, ma bisogna sapere quando il bambino è in grado di scegliere e quando non lo è. La pensava così anche Maria Montessori, che ne “La mente del bambino” scriveva:

La libera scelta è la più alta attività: solo il bambino che conosce ciò di cui ha bisogno per esercitarsi e sviluppare la sua vita spirituale può in verità scegliere liberamente. Non si può parlare di libera scelta quando ogni oggetto esterno richiama ugualmente il bambino ed egli, mancando di potere volitivo, segue ogni richiamo e passa dall’una all’altra cosa senza posa…
Il bambino che non sa ancora obbedire ad una guida interiore, non è un bambino libero che si mette sulla strada lunga e stretta della perfezione (intesa come perfezionamento spirituale, ndr)”.
Maria Montessori

Proprio come le radici degli alberi, che cercano tra i tanti elementi del suolo quelli necessari a nutrirsi, allo stesso modo un bambino libero è capace di selezionare tra i molti stimoli dell’ambiente solo quelli realmente necessari alla sua crescita. La libertà si conquista non appena il bambino è capace di concentrarsi, e il nascere della concentrazione è un fenomeno “delicato come quello di un germoglio che sta per sbocciare“.

Il nostro compito è quello di aiutare i bambini senza intralciarli, favorendo in loro lo sviluppo della concentrazione, elemento fondamentale per poter parlare di libera scelta. È proprio in questa fase, secondo la Montessori, che dobbiamo essere paziente, lasciando che i bambini possano esprimere il loro spirito.

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L’UOMO NOBILE D’ANIMO NON E’ UN UTENSILE

Cosa succede quando la scuola si dimentica di coltivare l’anima dei suoi studenti e punta invece sulla professionalizzazione? Per dirla con Confucio, smette di educare degli uomini saggi e decide di sfornare degli “uomini-utensili”. Uomini la cui unica qualità è legata al loro ruolo professionale e che, in assenza di quella professionalità, sarebbero annientati.

L’uomo nobile d’animo non è un utensile. Un autentico jungzi (un uomo saggio e nobile d’animo, secondo la tradizione confuciana) non si porrà mai come obiettivo la ricerca di un ruolo sociale adeguato alle proprie qualità professionali, ma partirà invece dalla coltivazione interiore, dal perfezionamento di ciò che gli sta più vicino, dal suo animo.
È bene ricordare che gli uomini sono creature strane, dato che è il loro pensiero a decidere le azioni, il che, come abbiamo già visto, significa che è l’atteggiamento a determinare tutto. In questa società le cose che facciamo ogni giorno sono pressoché le stesse, ma le interpretazioni che ne diamo sono diverse per ciascuno“.

Si tratta di uno spunto di riflessione importante, che dovrebbe guidarci verso una vita più consapevole: impariamo a coltivar-ci, a prendere a cuore la nostra individualità, i nostri ideali e il nostro mondo interiore.

Naturalmente queste parole non intendono distaccarci dalla professionalità: anche la vita lavorativa è una parte importante del nostro tempo, che merita di essere coltivata. Tuttavia, non può e non deve essere l’unica.

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Il significato della storia

Uno dei temi caldi del momento è la dequalificazione della storia come disciplina. A questo proposito, vogliamo proporvi un passo di Neil Postman, convinto sostenitore non solo dell’importanza della storia, ma addirittura del fatto che ogni disciplina andrebbe insegnata secondo una prospettiva storica. Scienza, lingua, matematica e saperi tecnici: tutti i campi del sapere hanno una propria storia, fatta di problemi, scoperte e soluzioni.

Conoscere le proprie radici non significa soltanto sapere da dove è venuto il nonno e che cosa ha dovuto sopportare. Significa anche sapere da dove vengono le nostre idee e perché crediamo proprio in quelle, sapere da dove proviene la nostra sensibilità morale ed estetica. Significa sapere da dove viene il nostro mondo, non solo la nostra famiglia…
Quello che voglio raccomandare, dunque, è che ogni materia sia insegnata come storia. In questo modo anche i bambini delle prime classi potranno cominciare a capire, cosa che oggi non avviene, che il sapere non è qualcosa di fisso, bensì uno stadio dello sviluppo umano, con un passato e un futuro“.

Insomma, a prescindere dal futuro della storia nelle ore scolastiche, ciascuno di noi (docente, genitore o educatore) ha la possibilità di coltivare una visione storica e di trasmetterla ai bambini e ai ragazzi con cui entra in contatto.
Secondo Neil Postman, la storia è uno dei requisiti fondamentali per poter parlare di ascesa dell’umanità.

FONTI

  • N. Postman, Technopoly, la resa della cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, 1993 (ed. originale 1992)

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COME CAMBIA LA LETTURA DIGITALE

lettura digitale

Leggere sui dispositivi digitali ha completamente rivoluzionato il modo in cui leggiamo. Tuttavia, è un errore pensare che le persone leggano meno: in termini assoluti, invece, leggiamo perfino di più. Tra news e feed dei vari social network, se contiamo le singole parole che leggiamo (o scorriamo) suoi nostri dispositivi ogni giorno, otteniamo lo stesso numero di parole contenute in un romanzo breve.

Il problema è che la lettura digitale è diversa da quella del caro, vecchio libro. La nostra mente salta come una cavalletta impazzita di qua e di là; le parole scorrono sullo schermo, ma la nostra mente non riesce ad assimilarle in modo profondo. Maryanne Wolf, autorevole studiosa della lettura e degli effetti che produce sul cervello parla di “lettura profonda” indicando il grado di assimilazione delle informazioni che otteniamo quando leggiamo un buon romanzo cartaceo, oppure un saggio appassionante.

Leggendo partiamo da ciò che sappiamo. Ma il detective nel nostro cervello, come Sherlock Holmes, deduce qualcosa che va oltre quanto è detto. Leggere in profondità significa elaborare l’informazione, per costituire conoscenza” ha rivelato la studiosa a Il Sole 24 Ore. Questo non avviene quando leggiamo dal nostro smartphone: l’ipertestualità e la natura frammentaria del web impediscono di attivare i processi cognitivi della lettura profonda.

La lettura profonda ha la capacità di rilassare e di attivare connessioni tra i vari domini della conoscenza. La lettura digitale, paradossalmente (poiché nata per essere ipertestuale), rende più faticose le connessioni e si rivela invece efficace per trovare informazioni da elaborare, più tardi, in modo separato.

Questo dovrebbe spingerci a rivalutare la lettura tradizionale, ma soprattutto a trovare un equilibrio tra tecnologia e tradizione: i libri, per come li abbiamo conosciuti finora, non erano solo volumi polverosi, ma supporti capaci di modificare i nostri processi mentali in modo profondo. Anche la tecnologia è in grado di ottenere effetti similari, ma in una direzione opposta. Sapremo equilibrare queste due forze?

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La cassetta delle lettere emotive

L’educazione emotiva è una disciplina affascinante e al tempo stesso complessa: come possiamo strutturare un percorso che educhi alle emozioni e alla soluzione dei problemi emotivi senza cadere nella banalità o nello stereotipo?
Un’idea pratica è quella di realizzare una cassetta delle lettere in cui i bambini possano scrivere e depositare in modo  anonimo dei biglietti di segnalazione dei propri problemi emotivi e sociali.

Ce ne parla Daniel Goleman in “Intelligenza emotiva“:

“Le mie amiche Alice e Lynn non giocheranno con me”. Questo lamento struggente viene da una bambina di terza della scuola elementare John Muir di Seattle. È espresso in un biglietto anonimo imbucato in una “cassetta delle lettere” posta in classe – in pratica una scatola di cartone colorata – nella quale gli alunni sono invitati a depositare per iscritto le loro lamentele e le segnalazioni dei propri problemi, in maniera che l’intera classe possa discuterne e pensare ai modi di affrontarli. Nella discussione non saranno fatti i nomi degli interessati; al contrario l’insegnante sottolineerà che tutti i bambini condividono simili problemi prima o poi e che tutti hanno bisogno di imparare ad affrontarli. Mentre parlano di come ci si sente a essere esclusi o di che cosa si possa fare per essere accettati, i bambini hanno la possibilità di elaborare nuove soluzioni per questi disagi: ciò rappresenta un correttivo all’idea fissa che il conflitto sia la sola strada per risolvere i contrasti. La cassetta delle lettere è un modo che consente di tematizzare di volta in volta le crisi e le questioni di attualità nella classe, visto che un programma troppo rigido può risultare inadeguato alla fluida realtà dell’infanzia. Con la crescita e il mutamento dei bambini, le preoccupazioni del momento cambiano di conseguenza. Per risultare più efficaci, gli insegnamenti emozionali devono essere legati allo sviluppo del bambino e vanno ripetuti in diverse età in modi adatti alle mutevoli capacità di comprensione del ragazzo e alle nuove sfide che deve affrontare”.

Periodicamente, bisognerà raccogliere le segnalazioni e utilizzarle come spunto per aprire uno spazio di discussione e riflessione; per farlo, potresti usare la tecnica del circle time.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

TORNA A:

BIBLIOGRAFIA
D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011

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