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Geremia

Geremia è un nome maschile italiano.

GEREMIA: SCHEDA DEL NOME

Questa è la scheda del nome Geremia di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo bellissimo nome:

geremia origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome Geremia? Clicca qui.

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME GEREMIA

Geremia è un nome di origine ebraica. Deriva dalla traduzione greca “Ieremias”, che riprende il nome “Yirmiyahu”; questo significa “fondato dal Signore”, o “scelto dal Signore”. Geremia è un nome di tradizione biblica, portato dal profeta Geremia nel Vecchio Testamento.

ONOMASTICO DEL NOME GEREMIA

L’onomastico si festeggia il 1 maggio, giorno in cui si ricorda il profeta Geremia.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Geremia è il rosso, mentre la pietra portafortuna è il Granato.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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La bellezza della #leavespoetry

Sapevi che l’artista americana Elena Zaharova, qualche tempo fa, ha lanciato il progetto #leavespoetry (letteralmente: poesia sulle foglie) per spingere le persone a fermarsi di fronte allo spettacolo delle foglie cadute?

L’artista ha trascritto alcune poesie di autori noti e le ha poi sparpagliate nei principali parchi di New York. Probabilmente non vedremo mai una delle sue foglie, però possiamo trarre ispirazione da questa sperimentazione.

Per esempio, potresti proporre un semplice laboratorio di #leavespoetry in classe: per i bambini, scrivere una brevissima poesia su una foglia (ti consigliamo di usare un pennarello indelebile a punta fine o una penna tecnica) è un esercizio che stimola la competenza linguistica insieme agli altri sensi.  L’apprendimento mediato dai sensi è particolarmente efficace e permette di memorizzare in modo migliore. Ed ecco una piccola idea: perché non utilizzare la scrittura sulle foglie per memorizzare una semplice regola grammaticale?

Se stai cercando idee per dei laboratori autunnali, ti suggeriamo di visitare anche la nostra sezione dedicata ai lavoretti autunnali.

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La Rosa e il Ranocchio

È facile illuderci di essere persone importanti e di non aver bisogno degli altri. Purtroppo, questi brutti pensieri portano a conseguenze devastanti. Ce lo insegna un brevissimo racconto:

LA ROSA E IL RANOCCHIO

Testo: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta una rosa bellissima, che era considerata da tutti la rosa più bella del giardino. Un giorno, però, la rosa si accorse che nessuno si avvicinava a lei: ai suoi piedi abitava un ranocchio dall’aspetto ripugnante, che teneva alla larga i visitatori.
“Devi assolutamente andartene da qui” disse la rosa al ranocchio. “Non posso tollerare che una creatura così brutta abiti ai piedi di un fiore tanto bello”.
Il ranocchio se ne andò: “Se vuoi che me ne vada, così sia”.
Qualche tempo dopo, però, tornò da quelle parti a recuperare degli oggetti che aveva dimenticato. Il ranocchio trovò la rosa senza foglie e con i petali pieni di buchi.
“Cosa ti è successo? Perché sei così malridotta?” domandò alla rosa.
“Da quando sei andato via, le formiche e le cimici sono salite sulle mie foglie e mi hanno divorata. Non hanno risparmiato neppure i petali. E adesso, non tornerò mai bella come un tempo” rispose la rosa piangendo.
“È naturale: finché abitavo ai tuoi piedi, mangiavo tutti gli insetti che si avvicinavano al tuo fusto; per questa ragione eri tanto bella”.

Questa storia insegna che spesso ci crediamo superiori agli altri e pensiamo che coloro che ci circondano non servano a nulla. Eppure, abbiamo sempre qualcosa da imparare dagli altri e nessuno tra coloro che ci circondano andrebbe disprezzato.

AUDIOFIABA

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La base di un cervello sano è la bontà

La base di un cervello sano è la bontà“.
Richard Davidson

Richard Davidson è un neuropsicologo di fama internazionale, conosciuto soprattutto per la sua teoria degli stili emozionali e per gli studi sulla meditazione e sul ruolo che essa riveste nella modificazione degli stili emozionali.

Durante un incontro con il Dalai Lama (a cui il neuropsicologo aveva scritto per chiedergli di poter fare dei test su alcuni monaci buddisti), questi gli suggerì di focalizzare le sue ricerche sulla gentilezza e sulla compassione piuttosto che su ansia e stress. Detto fatto. Dal 1999 ad oggi, Davidson ha già dimostrato come la meditazione sia in grado di modificare la struttura neurale e di come la bontà sia alla base di un cervello felice. E quindi, di una persona felice.

In sostanza: se vogliamo migliorare la nostra vita, esistono due strade che possiamo percorrere. La prima è quella della bontà: impariamo a connetterci con le persone che ci stanno vicino, ad essere gentili e compassionevoli. A proposito di gentilezza, abbiamo speso fiumi di parole e ti abbiamo già suggerito alcuni semplici esercizi, come il quaderno della gentilezza, il quadro della gentilezza e il mostro di gentilezza. Ci sono diversi studi, al di là delle ricerche di Davidson, che mostrano come le persone gentili vivano meglio delle altre.
La seconda strada è quella della meditazione, che puoi percorrere a partire dalla mindfulness (utilizzata da oltre il 40% degli psicoterapeuti, è una metodologia incentrata sulla consapevolezza di sé nel qui ed ora). A proposito, su Portale Bambini puoi trovare un’introduzione alla mindfulness, con tanto di esercizi e letture consigliate per avvicinarsi a questa pratica insieme ai bambini.

UN LIBRO PER VOI: L’ALMANACCO DEL CUORE

Se siete genitori o educatori che amano mettersi in gioco, vi raccomandiamo il nostro Almanacco del Cuore.
Si tratta di un percorso di crescita della durata di 90 giorni: attraverso 90 pensieri illustrati da colorare (accompagnati da un manuale di istruzioni e vari modi d’uso) potrete focalizzarvi su ciò che conta davvero. Questo libro è un vero e proprio eserciziario di coaching creativo per riscoprire la semplicità del benessere.
Per acquistarlo, cliccate sulla copertina qui sotto:

FONTI

Richard Davidson, La vita emotiva del cervello, Ponte alle grazie, 2013

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L’INSEGNANTE VA RISPETTATO. FACCIAMOLA FINITA CON LE SCUSE

Ci è capitato di leggere alcune lettere e commenti che difendono il disordine in classe: del reso – sostengono – se gli studenti fanno altro, si alzano, abbandonano la classe o si dedicano al bullismo, è colpa dell’insegnante che non è in grado di catturare la loro attenzione. Si tratta di una posizione pericolosa, che rischia di giustificare azioni ingiustificabili.

Nel nostro percorso di smantellamento della disciplina scolastica assoluta (quella in cui l’alunno non aveva alcun diritto di replica all’insegnante), abbiamo dimenticato un principio fondamentale: anche la contestazione passa attraverso il rispetto. Se il mio insegnante è noioso o incapace, elementi soggettivi sui quali non ci sentiamo di sindacare, ho tutto il diritto di fare altro, a patto che la mia contestazione si svolga nel rispetto dell’insegnante stesso e della mia classe.
Ci rendiamo conto, però, che il costrutto del rispetto si sta indebolendo: abbiamo liberalizzato l’insulto e l’aggressione, chiudiamo un occhio di fronte ad episodi di bullismo, piccoli e grandi, fino a quando sfociano in azioni troppo grandi. E a fatto compiuto, tutti pronti a condannare, senza renderci conto che sono proprio i nostri abiti mentali (e quelli della società in cui viviamo) a scatenare quei fatti.

Ma come possiamo cambiare le cose? Possiamo rilanciare l’importanza del rispetto, come valore e virtù cardine delle nostre vite. Possiamo riscoprire la corresponsabilità tra scuola e famiglia, ovvero quel legame in cui genitori e docenti si sostengono a vicenda (nel rispetto uno dell’altro) per educare al meglio i ragazzi. Proprio quella corresponsabilità, che in tanti istituti già c’è e funziona, è alla base della buona educazione.

Una classe indisciplinata non è colpa di un insegnante incapace: è colpa di una società che fa sempre più fatica a preparare alla scuola.

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LA LINGUA CI RENDE UGUALI

È solo la lingua che ci fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui, perciò tentiamo di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo“.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa

Perché la scuola si possa definire realmente democratica, deve avere al centro l’educazione linguistica: la crescita dell’alunno può avvenire esclusivamente a patto che egli impari a padroneggiare l’espressione linguistica. La padronanza linguistica è l’elemento essenziale che permette di esercitare il proprio ruolo di Cittadino, prima ancora che di lavoratore.

La cultura vera è possedere la parola. Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo di espressione“.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa

Sono queste considerazioni che dovrebbero convincerci della necessità di leggere ai bambini, di coltivare in loro l’amore per la lettura e di abituarci, tutti insieme (grandi e bambini) a conversare e ad esprimerci. Don Milani, naturalmente, parlava di educazione linguistica a livello scolastico: un tema più che mai attuale, visto l’elevato numero di studenti che presentano bisogni educativi speciali nelle nostre classi.

Eppure, esiste un secondo livello della padronanza linguistica: quello dell’adulto educatore (genitore o insegnante) che sceglie di non cristallizzare la sua competenza linguistica, ma che invece la approfondisce e la mantiene viva. In questo senso, possiamo educare i ragazzi scegliendo di educare noi stessi.

FONTI

  • Baldacci, Personalizzazione o individualizzazione?, Erickson, 2005
  • Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, 1990 (prima ed. 1967)

 

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