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COLTIVARE IL POTENZIALE UMANO (SECONDO NEIL POSTMAN)

Neil Postman, grande filosofo e critico dell’educazione, in un’epoca in cui si parlava tanto di salute emotiva, propose un paradigma differente sul quale progettare la scuola. Chiamò questo paradigma “l’ascesa dell’uomo” (in termini non dissimili da quelli che aveva individuato, mezzo secolo prima, Maria Montessori).

Per fare il diagramma dell’ascesa dell’uomo, che qui chiamerò l’ascesa dell’umanità, dobbiamo unire arte e scienza. Ma dobbiamo unire anche il passato e il presente, perché l’ascesa dell’umanità è prima di tutto una storia di continuità…
È la storia della creatività dell’umanità nel tentativo di sconfiggere la solitudine, l’ignoranza e il disordine“.

Questo paradigma, secondo Neil Postman, avrebbe alcuni importanti benefici:

Prima di tutto, con qualche eccezione che farò notare, non richiede l’invenzione di nuove materie o l’eliminazione di vecchie. La struttura del corso, quale esiste attualmente nella maggior parte delle scuole, è perfettamente utilizzabile. In secondo luogo questo è un tema che può cominciare nelle prime classi e poi estendersi in tutte le altre assumendo dimensioni sempre più profonde ed ampie. Meglio ancora, esso fornisce agli studenti un punto di vista per capire il senso delle altre materie…

Ecco alcuni dei punti chiave che Postman delinea per la sua “ascesa dell’umanità”:

  • Istruirsi significa divenire coscienti delle origini e dello sviluppo del sapere e dei sistemi di sapere“;
  • la storia è il mezzo intellettuale più potente per realizzare una coscienza ben desta“;
  • ogni materia ha la sua storia, comprese la biologia, la fisica, la matematica, la letteratura, la musica e l’arte figurativa“;
  • ogni insegnante dovrebbe essere un insegnante di storia, perché insegnare, per esempio, quello che sappiamo sulla biologia oggi senza insegnare anche quello che sapevamo o credevamo di sapere una volta, equivale a ridurre la conoscenza a un semplice prodotto di consumo“;
  • accanto alla storia della scienza, è fondamentale insegnarne la filosofia: “propongo che ogni scuola – dalle elementari al college – offra e pretenda un corso di filosofia della scienza“.

FONTI

  • N. Postman, Technopoly, la resa della cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, 1993 (ed. originale 1992)

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IL SILENZIO E MARIA MONTESSORI

In un’epoca in cui il silenzio si è smarrito, vogliamo recuperare mezza paginetta da “La mente del bambino” Maria Montessori, che al silenzio attribuisce il ruolo di metro per misurare la volontà.

Anche la mia esperienza, che mi portò a introdurre la lezione del silenzio, prova quest’attitudine all’ubbidienza, che in quel caso era un fenomeno di ubbidienza collettiva: prova una meravigliosa e inaspettata corrispondenza di un gruppo di bambini i quali si identificavano con me. 
Per ottenere il silenzio assoluto bisogna essere tutti d’accordo: se uno non lo è, il silenzio è rotto; perciò occorre avere la coscienza di agire insieme per arrivare a un risultato…
Da questo esercizio del silenzio si potrebbe misurare la forza di volontà di questi bambini; col ripetere questo esercizio, questa forza si faceva più grande e i periodi di silenzio si allungavano“.
Maria Montessori, La mente del bambino

Sì, il gioco del silenzio fu utilizzato da questa grande pedagogista come esercizio corale per costruire non solo la volontà, ma anche la coscienza sociale. Naturalmente, questo richiede di considerare il silenzio non come una condizione necessaria per fare lezione, ma come un maestro di vita:

Il silenzio, nelle scuole comuni, vuol dire la “cessazione del chiasso”, l’arresto di una reazione, la negazione della scompostezza e del disordine. Mentre il silenzio può intendersi in modo positivo come uno stato “superiore” al normale ordine delle cose. Come una inibizione istantanea che costa uno sforzo, una tensione della volontà e che distacca dai rumori della vita comune quasi isolando l’anima dalle voci esteriori“.
Maria Montessori, La scoperta del bambino

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FONTI

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ADDESTRARSI ALL’AMICIZIA

È possibile “addestrarsi all’amicizia”? Secondo gli psicologi sì: i bambini possono imparare a comportarsi in modo tale da suscitare l’amicizia dei coetanei e da non essere rifiutati. Ce ne parla Daniel Goleman  in “Intelligenza emotiva“, riprendendo uno studio dell’Università dell’Illinois:

Steven Asher, uno psicologo dell’Università dell’Illinois, ha ideato un corso di “addestramento all’amicizia” per bambini antipatici, che si è rivelato di una certa efficacia. Dopo aver identificato in terza e quarta classe i bambini che erano considerati meno simpatici, Asher impartì loro sei lezioni su come “rendere più divertenti i giochi” essendo “cordiali, divertenti e gentili”. Per evitare di etichettarli come i più antipatici, ai bambini fu detto che avrebbero avuto la funzione di “consulenti” dell’istruttore, il quale stava cercando di imparare come rendere più divertenti i giochi dei bambini.
I bambini furono addestrati a comportarsi secondo modalità che Asher aveva trovato tipiche dei ragazzi più simpatici. Per esempio, vennero incoraggiati a pensare a soluzioni e a compromessi alternativi (invece di accapigliarsi), nel caso in cui sorgessero tra loro contrasti sulle regole del gioco; a ricordarsi di parlare con il compagno di giochi e di fargli domande; ad ascoltarlo e a osservarlo per vedere come agisce; a dire qualcosa di gentile quando l’altro bambino fa bene qualcosa; a sorridere e a offrire aiuto, suggerimenti o incoraggiamento. I bambini provarono anche a praticare questi comportamenti gradevoli mentre giocavano con un compagno di classe e in seguito l’istruttore commentò con loro gli aspetti positivi della loro condotta. Questo breve corso su come andare d’accordo con gli altri ebbe un effetto notevole: un anno dopo, i bambini che l’avevano seguito – tutti scelti tra i meno amati nella rispettiva classe – si erano saldamente guadagnata la simpatia dei compagni. Nessuno di loro era diventato un campione di popolarità, ma nessuno veniva più rifiutato“.

Accanto ai più tradizionali giochi di accoglienza come la ragnatela dell’amicizia, anche queste buone pratiche di comportamento e gestione dei problemi sono strumenti preziosi per educare i bambini a coltivare il proprio potenziale umano.

FONTI

  • S. Asher e G. Williams, “Helping children without friends in home and school contexts” in Children’s Social Development: Information for Parent and Teacher”, Urbana and Champaign, University of Illinois Press,1987
  • D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011

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Controllare la rabbia con l’intelligenza emotiva

Vi proponiamo un passo da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman, in cui l’autore ci riporta un esperimento per educare i bambini a controllare la propria collera padroneggiando le emozioni che la scatenano. Si tratta di un’applicazione pratica dell’intelligenza emotiva di grande valore:

Uno di questi programmi, elaborato alla Duke University, si rivolgeva a bambini difficili e irascibili delle scuole elementari, proponendo periodi di addestramento di quaranta minuti l’uno due volte alla settimana, per una durata dalle sei alle dodici settimane. Ai bambini veniva insegnato, ad esempio, a considerare come alcuni segnali sociali da loro interpretati come ostili fossero in realtà neutrali o amichevoli. I ragazzi imparavano a mettersi nei panni degli altri loro coetanei, ad acquisire la percezione di come venivano considerati dagli altri bambini e di ciò che gli altri potevano aver pensato o sentito negli episodi e nei contatti che li avevano fatti inquietare così tanto. Ricevevano anche un addestramento diretto per il controllo della collera mediante la simulazione di episodi – ad esempio essere derisi – che nella realtà avrebbero potuto far loro perdere la pazienza. Una delle abilità principali per il controllo della collera consisteva nel sorvegliare i propri sentimenti, diventando consapevoli delle sensazioni corporee, come il rossore del viso e la tensione muscolare, che si verificano quando ci si arrabbia, nel considerare queste sensazioni come segnali di stop e nel riflettere sul da farsi invece di aggredire l’altro impulsivamente.
John Lochman, uno psicologo della Duke University che era stato tra coloro che avevano progettato questo programma, mi disse: “I bambini discutono di situazioni nelle quali si sono trovati di recente, come venire urtati nell’atrio della scuola quando pensano che il gesto sia stato fatto apposta per provocarli. Discutono di come avrebbero potuto affrontare la situazione. Ad esempio, uno di loro ha detto di essersi limitato a fissare chi lo aveva urtato, di avergli detto di non farlo più e di essersi allontanato. Questa condotta lo aveva messo nella posizione di esercitare un certo controllo e di mantenere l’autostima senza iniziare uno scontro”.
Queste proposte di autocontrollo vengono accolte con favore. Molti bambini aggressivi sono infatti scontenti di arrabbiarsi così facilmente e perciò sono propensi a imparare l’autocontrollo. Ovviamente, quando cadono in preda alla collera, reazioni così fredde come allontanarsi o contare fino a dieci per far scemare l’impulso a reagire battendosi, non vengono automatiche; i ragazzi imparano a praticare queste alternative recitando scenette come quella di salire su un autobus dove altri ragazzi cominciano a prenderli in giro. In questo modo possono cercare di escogitare reazioni amichevoli che consentano loro di mantenere la propria dignità senza essere costretti a fare a botte, a piangere o a fuggire pieni di vergogna.
Tre anni dopo aver iniziato l’addestramento, Lochman ha paragonato questi ragazzi ad altri che erano stati altrettanto aggressivi, ma non avevano usufruito delle lezioni per il controllo dell’irascibilità. Scoprì che, nell’adolescenza, i ragazzi che avevano seguito il programma di autocontrollo erano molto meno turbolenti in classe, nutrivano sentimenti più positivi verso se stessi, e avevano minori probabilità di bere e di drogarsi. Più a lungo avevano seguito il programma, meno aggressivi erano diventati da adolescenti
“.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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Il Signor Errore

Oggi abbiamo recuperato alcuni stralci originali dell’opera di Maria Montessori sul tema dell’errore. Sono illuminanti: ci aiutano a capire come approcciare l’errore (che è fondamentale e onnipresente) senza umiliare i bambini. Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che siamo tutti fallibili, compresi insegnanti e genitori; in secondo luogo, dobbiamo fare attenzione a non confondere la correzione dell’errore con l’umiliazione.

Che cosa significano le correzioni sul quaderno dei compiti? Significa segnare dieci o zero! Come può rappresentare una correzione lo zero? Allora l’insegnante dice: Fate sempre gli stessi errori; non ascoltate quando io parlo; sarete bocciati agli esami. Tutte le note nei quaderni, e le osservazioni delle maestre producono una riduzione dell’energia e dell’interesse. Dire: sei cattivo o sei stupido, è umiliante; è insulto e offesa, ma non correzione, perché il bambino, per correggersi deve migliorare, e come può migliorare se è già sotto la media, e oltre a ciò viene umiliato?

Se un bimbo manca di disciplina, diventa disciplinato lavorando in società con gli altri bimbi, e non col sentirsi dire che è indisciplinato. Se dite a uno scolaro che non sa fare una cosa, vi potrà facilmente rispondere: “Perché me lo dici, lo so già!

Così, meglio sarà avere verso l’errore un atteggiamento amichevole e considerarlo come un compagno che vive con noi ed ha un suo scopo, perché veramente ne ha uno. Da qualunque parte si guardi, troveremo sempre il Signor Errore! Se vogliamo andare verso la perfezione, conviene stare attenti agli sbagli perché la perfezione verrà solo correggendoli e bisogna guardarli alla luce del sole, bisogna ricordarsi che essi esistono come esiste la vita stessa“.

Noi raggiungiamo dunque un principio scientifico che è anche un principio di verità, il controllo dell’errore. Qualunque cosa sia fatta nella scuola da insegnanti, da bambini o da altri, ci sono sempre errori. Nella vita della scuola deve entrare il principio che non è importante la correzione, ma il controllo individuale dell’errore, che ci dice se abbiamo ragione o no“.

Ricordiamoci sempre che la valutazione non deve tradursi in un giudizio, ma in uno strumento capace di far emergere le potenzialità.

FONTI

M. Montessori, La mente del bambino, Garzanti, 1999 (ed. originale 1948)

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IL BIBLIOMOTOCARRO PER DIFFONDERE LA LETTURA

In Italia esiste un maestro in pensione, Antonio La Cava, che ogni estate diffonde la cultura dei libri. Con il suo bibliomotocarro, un’apecar adattata a libreria ambulante, percorre i paesini del centro-sud Italia dove nessuno legge più. Da 18 anni questo maestro si batte per la lettura, in un paese in cui sono sempre meno i giovani che si avvicinano ai libri.

Secondo i dati Istat, nel 2016, appena il 40,5% degli italiani ha letto un libro, se escludiamo chi lo ha fatto per motivi scolastici. Appena il 14% degli italiani appartiene alla categoria dei “lettori forti” (chi legge almeno un libro al mese). Sono numeri che fanno riflettere: nonostante la mole di studi che dimostrano i benefici che la lettura apporta alla psiche, non siamo ancora riusciti ad invertire la tendenza.

Ecco allora che iniziative come quella del maestro La Cava sono linfa nuova per il nostro paese e per la nostra cultura. Infatti, il problema della lettura non è economico (non più): le biblioteche sono accessibili a tutti e online è possibile trovare ampie selezioni di testi da leggere e consultare gratuitamente. Quello che manca è la cultura della lettura, che non è un peso, ma piuttosto un atto d’amore e di cura verso la nostra mente. Oltre che un piacere. Leggendo, impariamo a conoscerci meglio e affiniamo gli strumenti intellettuali per conoscere meglio il mondo.

Segui il sito ilbibliomotocarro.com: con l’anno nuovo, troverai le iniziative del maestro La Cava e gli appuntamenti con la sua fantastica biblioteca mobile. Ma soprattutto, prendi esempio da questo maestro e lasciati ispirare dal suo grande impegno culturale.

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