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Scrivere e pubblicare storie per bambini

La guida “Scrivere storie per bambini” è nata nell’ottobre 2016, come risorsa per aiutare gli aspiranti scrittori a muoversi in un mondo bellissimo e complesso. A un anno dalla prima pubblicazione, abbiamo deciso di rinnovare la nostra guida alla scrittura per i più piccoli, aggiungendo i numerosi spunti che abbiamo elaborato in dodici mesi di intensa attività editoriale, di recensioni e di esperimenti letterari.

Attenzione: non pensate ad un’enciclopedia; questo articolo contiene i suggerimenti e il percorso che noi abbiamo fatto e che ci sentiremmo di raccomandare a un amico. Non è detto che seguire questi consigli vi porterà al premio Andersen; allo stesso modo, potrebbero esserci scrittori che ignorano questi principi ottenendo comunque un gran successo di pubblico e di critica. Secondo noi, però, sono una valida guida.

Diventare scrittori per bambini

Come si diventa scrittori? Esiste una scuola, un corso o un rituale magico per diventare scrittori per bambini? Ma soprattutto, cos’è uno scrittore?

La letteratura per bambini: ma cos’è?

Prima di cominciare, perdete due minuti a leggere questo passo di Ferdinando Albertazzi, fisico e scrittore poliedrico. E’ lucido e soprattutto illuminante:

Cosa vuol dire libri per bambini? Non so, ci sono forse libri per cani? Solo perché parlano di cani? No, si può dire che per linguaggio, ma non per temi, solo per linguaggio ci sono libri che possono essere anche per bambini (…) perché se un libro che è preferibilmente destinato ai bambini non funziona anche per gli adulti è un libro da buttare nel cestino”.
Perché allora ci ostiniamo a pensare che i bambini abbiano bisogno di storie per bambini? Nel rileggere di recente alcune delle “Favole al telefono” di Gianni Rodari, ci siamo accorti che, in questi brevi testi, di “mondo bambino” c’è soltanto la capacità estrema di vedere la realtà nel suo più pieno surrealismo, che è denso di significati e poetico, pur tracciando solo poche righe su cui far arrampicare la fantasia.

Perché allora riempiamo dei nostri significati “adulti” un mondo bambino che da noi si aspetta altro, ossia solo lo stimolo a creare e non la creazione filtrata dall’esperienza?
Tante volte, è come se descrivessimo ai bambini una sinfonia di Beethoven come una variazione nella pressione delle onde. Finiamo per appiattire, perché ci siamo appiattiti“.

Formazione artistica

Qualsiasi artista, scrittori compresi, deve imparare ad ammirare la bellezza, in tutte le sue forme. Non solo; deve imparare a guardare nel suo cuore, riscoprendo le connessioni tra i suoi sentimenti e il mondo esterno. Lo scrittore geniale non inventa nulla: descrive quello che prova, che vede e che sente. Ogni buon libro nasce da un buon cuore (o da un cattivo cuore guardato dalla giusta prospettiva). La letteratura è interpretazione, sia essa di fatti, idee o sensazioni.  Non esiste una scuola che insegna l’amore per la bellezza né la profondità. Esiste un percorso: la vita. La formazione migliore è quella che passa dalle proprie esperienze e dall’introspezione.

Sicuramente è utile rileggere i classici della letteratura per bambini, da Rodari a Andersen: ciascuno di loro ha dato un’interpretazione di questo mondo e ciascuna di esse merita di essere studiata. Amplia la tua cultura artistica, letteraria, filmica. Però, non fossilizzarti sul passato e sul successo degli altri.

Si scrive per denaro o per passione?

Solitamente, si scrive per se stessi. La maggior parte di coloro che scrivono per vendere, ottiene risultati mediocri. Di vendita, ma anche letterari. Ci sono alcune eccezioni (Il mago di Oz, peraltro ritenuto da molti un testo mediocre, è stato scritto per racimolare qualche soldo con i diritti), ma di norma un buon libro nasce dall’unione di un sentimento forte e di uno scrittore sufficientemente capace da saperlo imprimere su carta.

Scrivi qualcosa di bello, non qualcosa che possa vendere. Potenzialmente tutto può vendere (dipende da chi organizza la campagna di marketing), ma non tutto può diventar bello.

Scrivere libri per bambini

Adesso che lo spirito dell’arte è forte dentro di te, è il momento di metterti all’opera. Ah, già, non si decide a tavolino di scrivere: prima dovrai aspettare l’ispirazione. Potrebbe arrivare mentre fai colazione, sotto la doccia o durante una gita in campagna. Se ti sei allenato a scavare a fondo tra i tuoi sentimenti e a riconoscere la bellezza, non ci vorrà troppo.

Quindi, ecco: un’idea geniale (o almeno, un’idea potenzialmente geniale). Ma come svilupparla? Scrivi, fai scorrere libere le parole sul tuo foglio. Di seguito abbiamo incluso qualche consiglio, una sorta di check list per verificare se la tua opera ha potenziale (premesso che la certezza te la potrà dare solo il pubblico).

ROMANZO, ALBO O RACCOLTA DI RACCONTI?

Quando si parla di libri per bambini, dobbiamo innanzitutto cominciare dal definire il genere: che forma esprime meglio quello che vogliamo comunicare? Ciascun genere presenta delle insidie, come sabbie mobili, a cui prestare particolare attenzione.

Romanzo: occhio alla lunghezza. Se scrivi per la fascia 6-9 anni, superare le 40/50 cartelle editoriali (1800 caratteri spazi inclusi) è follia! Lettori e editori si fermeranno dopo i primi capitoli, ammesso che abbiano il coraggio di cominciare. E occhio anche alla trama, che di fantasy ne abbiamo letti troppi, e pure di alta qualità.

Raccolta di racconti: legateli per bene, o vi scapperanno di mano. Scrivere racconti è affascinante, ma richiede una capacità artistica notevole. Scordatevi di mettere insieme 10/30 fiabe che non centrano nulla le une con le altre. La raccolta dovrà avere un tema forte, indagare un tema e farlo con arte. Non sottovalutare questo genere.

Albo illustrato: fusione di parole ed immagini. Se pensi di realizzare un albo, non sottovalutare l’impatto delle immagini. Gli scrittori che sono anche illustratori, naturalmente, partono in vantaggio (pensate a Leo Lionni): troveranno la forma giusta per le loro parole. In caso contrario, cercate di non “descrivere” in modo troppo esplicito la vostra storia. L’albo nascerà dall’impressione che susciterete nel suo illustratore, da quell’alchimia magica che è la fusione di parole ed immagini.

La mia trama è intelligente?

Spesso si scrive sull’onda delle emozioni, di un’idea fugace. E’ giusto, anzi, sacrosanto. Tuttavia, la trama è importante. Per cui, a metà dell’opera come alla fine, prendi un foglio e traccia le linee della tua trama. Qualcuno si trova bene con una mappa concettuale, altri con degli schizzi. Non è importante il modo con cui lo farai, ma devi avere sotto gli occhi l’intera trama del tuo racconto.

Analizzala come fosse una cavia di laboratorio, o il tuo scontrino della spesa. Falla a pezzettini, interrogala, falla esaminare a qualcuno. E’ difficile ammettere i propri errori, ma devi trovarli e metterci una pezza sopra. Se la trama non è eccellente, il libro intero sarà mediocre. Con le raccolte di fiabe e racconti è un po’ più complicato: oltre ad analizzare i singoli racconti bisognerà valutare la miscellanea nel suo insieme. E’ un abbinamento fortunato? C’è un filo conduttore? Quale?

Leggi “Grammatica della fantasia” di Gianni Rodari. E’ un libro per educare i futuri scrittori all’arte della fantastica. Anche i manifesti del surrealismo sono una buona lettura, a prescindere da quello che poi sarà il tuo stile. E’ importante però sapere chi ha saputo innovare in questo campo, e come.

Sii semplice e divertente: i bambini sono bambini, non stupidi! Vogliono leggere avventure divertenti ed emozionanti, possibilmente senza passare la giornata sul vocabolario, manco fosse una versione di greco da terza liceo. Semplicità e coinvolgimento, però, devono essere in equilibrio.

Il test: fai leggere il tuo testo ad un adulto (possibilmente non a tuo fratello o al tuo migliore amico; sarebbero di parte, nel bene o nel male). Un buon libro per bambini si lascia leggere in allegria anche da un grande.

Pubblicazione

Dopo aver scritto un buon testo, manoscritto alla mano, dovrete trovare un editore disposto a pubblicarvelo. Oppure, tentare la via del self-publishing. Ogni strada ha pregi e difetti. Cerchiamo di scoprirli insieme, oltre ad un elenco di editori che potreste contattare.

Presentare il manoscritto a un editore

Presentare il vostro manoscritto è il primo passo verso la pubblicazione. Una premessa è doverosa: gli artisti sono spesso lunatici e disorganizzati. La maggior parte degli editori vi odierà profondamente per questo. O meglio: saranno disposti a passarci sopra, se avete un manoscritto che in confronto Harry Potter è cartaccia. In caso contrario, sarete cestinati all’istante.

Quindi: via quell’aria da artista anticonvenzionale. Pensate a presentarvi bene e a dare una piccola lucidata al vostro manoscritto. Evitate gli errori ortografici, realizzate una buona sinossi e consegnate un file leggibile e ordinato.

Self-publishing

Il self-publishing soffre ancora di una profonda aura di artigianalità dilettantistica. Chi pubblica in self-publishing è uno che non ce l’ha fatta, si è dovuto accontentare e ha messo su un libro “un po’ così”. Ma sarà vero?

Nulla di più sbagliato: il self-publishing, però, significa diventare imprenditori. Significa progettare la veste editoriale del libro, rivolgendosi a grafici, editor e altri esperti freelance per colmare le proprie lacune. Significa stilare un piano marketing dettagliato, organizzare una campagna stampa, stabilire quanto spendere per ciascuna voce. Sì perché il vostro libro non si promuoverà da solo; spesso non ci riescono nemmeno blogger con centinaia di migliaia di lettori.

Tra le competenze che abbiamo citato qual è quella fondamentale? Secondo noi, la comunicazione: per tentare la via dell’autopubblicazione dovete essere comunicatori coi fiocchi. Non nel senso di saper postare su Facebook (quello ormai lo sa fare anche il gatto di casa) ma di saper individuare una linea di comunicazione vincente, uno stile unico e riconoscibile e le sue declinazioni in vari ambiti.

Se non siete amanti dell’imprenditorialità, se non sapete da dove partire con un cronoprogramma dettagliato o uno studio del mercato, se marketing per voi è il corso “diventa milionario in tre giorni” lasciate perdere: il self-publishing vi farà vendere 20 copie (una per ciascun parente/amico). Al contrario, se siete disposti ad investire tempo e denaro sul vostro libro, rendendolo la vostra impresa, valutate questa strada: regala grandi soddisfazioni a chi la percorre con questo spirito.

Sintesi estrema: se scegliete il self-publishing non sarete autori emergenti. Diventerete una micro casa editrice, con oneri e onori del caso.

Editori a pagamento o no?

Da anni ormai il mondo è infestato da editori a pagamento: quelli che “ha scritto un capolavoro, per 4000€ glielo pubblichiamo dopodomani” oppure “certo che non siamo a pagamento, però per pubblicarla dovrebbe acquistare 2000 copie del suo libro”.  Non è un crimine mandare avanti una casa editrice in questo modo: finché il mondo sarà pieno di allocchi ci saranno anche i cacciatori. Però, scegliere un editore a pagamento significa accettare, consapevolmente o meno, di diventare l’arrosto domenicale di questi cacciatori.

Secondo noi quello degli editori a pagamento è un non-problema: esiste il self publishing, ed è gratis. Quindi, se non volete passare dall’editoria tradizionale, rimboccatevi le maniche e diventate stampatori e imprenditori di voi stessi. Oppure, continuate a scrivere e inviare agli editori: se il vostro testo merita, ce la farete.

Case editrici che pubblicano titoli per bambini e ragazzi

  1. Adelphi
  2. Albe edizioni
  3. Albero Delle Matite
  4. Ape Junior
  5. Arka Edizioni
  6. Artebambini
  7. Astragalo
  8. Babalibri
  9. Bacchilega Junior
  10. Balena Gobba Edizioni
  11. Baopuishing
  12. Barometz
  13. Beisler
  14. Beccogiallo
  15. BeMore
  16. Bianco e nero
  17. Bibliolibrò
  18. Bohem
  19. Buk Buk
  20. Caissa Italia
  21. Camelozampa
  22. Canicola
  23. Carthusia
  24. Castoro
  25. Clavis
  26. Chiaredizioni
  27. Clichy
  28. Cocai Design
  29. Coccole Books
  30. Corraini
  31. Corsiero Editore
  32. De Agostini
  33. Donzelli
  34. Editoriale Scienza
  35. Edizioni Corsare
  36. Edizioni Extempora
  37. Edizioni Gruppo Abele
  38. Edizioni Paoline
  39. Edizioni Piuma
  40. Edt
  41. EL, Emme Edizioni, Einaudi Ragazzi
  42. Electa
  43. Else
  44. Emons
  45. Equilibri
  46. Errekappa Edizioni
  47. Erikson
  48. Fabbri Editori
  49. Fabbrica dei segni
  50. Fatatrac
  51. Federighi Editori
  52. Feltrinelli Kids
  53. Gallucci
  54. Giaconi Editore
  55. Giunti
  56. Glifo Edizioni
  57. Gribaudo
  58. Harper Collins
  59. Homeless Book
  60. Hop Edizioni
  61. Hopi Edizioni
  62. Il Barbagianni
  63. Il Ciliegio
  64. Il Gioco di Leggere
  65. Iperborea
  66. Ippocampo
  67. Jaca Book
  68. Kalandraka
  69. Kalos edizioni
  70. Kappalab
  71. Kira Kira
  72. Kite
  73. Km Edizioni
  74. La Coccinella
  75. La Compagnia del Libro
  76. Lapis
  77. Lavieri
  78. La Strada per Babilonia
  79. Lemniscat
  80. Le Brumaie Editore
  81. Le Rane Interlinea
  82. Logos
  83. Lo Stampatello
  84. L’orto della cultura
  85. LupoGuido
  86. Marameo
  87. Margherita
  88. Marietti Junior
  89. Mimebù
  90. Minedition
  91. Minibombo
  92. Mondadori
  93. Momo Edizioni
  94. Motta Junior
  95. Mursia
  96. Nomos Edizioni
  97. Notes Edizioni
  98. Nord-Sud
  99. NubeOcho
  100. Nui Nui
  101. Nuova Frontiera Junior
  102. Occhiolino Edizioni
  103. Orecchio Acerbo
  104. Osomelero Edizioni
  105. Pane e Sale
  106. Panini
  107. Parapiglia Edizioni
  108. Passabao
  109. Pelledoca
  110. Pension Lepic
  111. Phaidon
  112. Piemme
  113. Picarona
  114. Piuma
  115. Pulce Edizioni
  116. Pulci Volanti
  117. Quinto Quarto
  118. Quodlibet
  119. Raffaello
  120. Read Red Road
  121. ReNoir
  122. Risma
  123. Rizzoli
  124. Rrose Selavy
  125. Rue Ballu
  126. Sabir Editore
  127. Salani
  128. Saremo Alberi Editore
  129. Sassi Junior
  130. Sinnos
  131. Settenove
  132. Sonda Edizioni
  133. Splen Edizioni
  134. Sperling & Kupfer
  135. Storie cucite
  136. Story Box Creative Lab
  137. Telos
  138. Timpetill
  139. Tunuè
  140. Terra Nuova
  141. Terre di Mezzo
  142. Tomolo
  143. Topipittori
  144. Uovo Nero
  145. Valentina
  146. Vallardi
  147. Vanvere
  148. Verba Volant
  149. White Star
  150. Zoolibri

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La fantasia può cambiare la nostra vita

Lo SPUNT-ESERCIZIO di oggi comincia da un racconto: il racconto di un’educatrice che ha portato la sua passione per la narrazione e le fiabe sul lavoro. Angela è un’educatrice della scuola dell’infanzia del Comune di Milano, che lavora nel ruolo di DOA (Dotazione Organica Aggiuntiva). Questo significa lavorare su più classi nella stessa giornata. Significa conoscere tutti i bambini di una scuola, ciascuna classe, avendo però solo un poco di tempo per ciascuna.

Qualcuno potrebbe pensare a questa “rotazione” come ad un male, un deficit educativo dell’istituzione scolastica. Probabilmente lo è. A noi, però, piace raccontare storie a lieto fine, raccontare la fantasia nelle sue mille sfaccettature. Andiamo alla ricerca di piccoli atti di coraggio e di innovazione, quella fatta col cuore (e non dalle macchine).

Angela, ad esempio, ha trasformato questa circostanza in una risorsa; ha deciso di dare vita ad una fabbrica delle storie itinerante, classe per classe. Scopriamo insieme la sua esperienza:

Un giorno, parlavo con un gruppo di bambini sull’importanza di sognare. Con naturalezza, dissi loro: “Bambini, impariamo a sognare!”. Proposi di dare vita a una storia, partendo da una parola, un’emozione o un concetto.

I bambini inventavano, in libertà. Io mi limitavo a trascrivere la storia. Abbiamo iniziato in una giornata buia, d’inverno, parlando proprio dei colori cupi della città. La nostra prima storia è nata così.

Una volta completata una storia, un bambino coraggioso si cimentava nella lettura in libertà, attingendo dal foglio che avevo trascritto e dalle illustrazioni create dalla sezione per corredarlo.

L’esperimento, che ha illuminato d’orgoglio i bambini, è stato un successo. Così, ho deciso di proseguire con le altre sezioni, con varie fasce d’età. Nel salone della scuola ci incontravamo per parlare degli argomenti più diversi (un sogno, qualche frase rimasta scolpita nel cuore e nella mente dei bimbi) e poi inventare, raccontare.

Queste storie fantastiche, i racconti e le riflessioni sono diventati un tassello importante per la crescita di questi bambini. La narrazione ha il potere magico di cambiare la vita delle persone. Ma non solo: con la partecipazione della scuola e dei genitori,quest’esperienza è divenuta un libro illustrato. Un libro che, ci piace pensare, accompagnerà per sempre quei bambini.

Per farcela, è stato necessario un lavoro di rete, che ha visto collaborare diversi attori: Anna Scavuzzo, assessore all’educazione del Comune di Milano, Beatrie Arcari, direttore area servizi infanzia, Valeria Arcari, P.O. della scuola dell’infanzia di via Massena e Lucio Furlani, direttore creativo del Newton Lab (Gruppo 24 Ore), che ha regalato la produzione del libro. Come sempre, in questi casi, solo una squadra vincente può raggiungere un traguardo ambizioso!

Se puoi sognarlo, puoi farlo.

Walt Disney

SPUNT-ESERCIZIO: cominciamo a scrivere la nostra storia 

La narrazione è importante. Abbiamo già visto insieme come realizzare un laboratorio di fiabe, i nostri consigli e le tecniche che, nel nostro caso, hanno funzionato.

L’esercizio di oggi, però, è un po’ diverso: vogliamo cominciare a scrivere un’altra storia,  una storia di resilienza e fantasia. Così come un incarico bizzarro a scuola si è trasformato in una risorsa, provate anche voi. Prendete un momento di disagio, un compito quotidiano che non vi soddisfa, qualcosa di cui fareste volentieri a meno. Con uno sforzo creativo, trasformatelo in una storia: la vostra. Angela ha provato dando vita a dei racconti. E voi, cosa potreste inventarvi?

La fantasia ha il potere di cambiare la realtà. Siamo noi a decidere se utilizzarla o meno.

a cura di Matteo Princivalle
con il contributo di  Angela Tilotta

 

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Un bambino creativo è un bambino felice

Creativi non si nasce, si diventa. La creatività è sicuramente un dono, sviluppato in maniera differente in ciascuno di noi. E’ tuttavia possibile stimolarla, sin da piccoli, incoraggiando i bambini a esprimere la propria personalità e lasciandoli liberi nell’utilizzo delle forme espressive.

L’importante è non dare giudizi di merito sulla qualità del lavoro svolto: non conta sapere che il proprio bambino è un Caravaggio in erba, l’importante è che trovi un modo appassionante per raccontarsi e conoscersi.

La psicoterapeuta francese Michèle Freud, sulla rivista “Parents” ha dato qualche tempo fa alcuni consigli su come aiutare i bambini a sviluppare il loro potenziale creativo. Ve li proponiamo di seguito, come spunto di riflessione per il week end.

   SPUNT-ESERCIZIO: 10 IDEE PER STIMOLARE LA CREATIVITÀ

  • Dategli libertà totale
    Lasciate che il bambino possa sperimentare tutte le forme espressive a sua disposizione: colori, scrittura, disegno, danza, sport, giardinaggio, poesia, teatro, pasta di sale, costruzioni …
  • Incoraggiate le predisposizioni di ogni bimbo
    La creatività è legata allo spirito di iniziativa ed il bambino deve avere un ruolo attivo. Cerchiamo di non cadere nella trappola di far vivere a qualcun altro i nostri sogni.
  • Non giudicate le creazioni
    Creare non significa riprodurre l’esistente. Non conta la bella immagine, ma l’immagine che ciascuno sente.
  • Incoraggiate la sensibilità emozionale
    Ogni genitore ha il compito di insegnare al bambino a superare le proprie paure e vivere a pieno le emozioni. Facciamoci aiutare dalla narrazione a verbalizzare i sentimenti.
  • Aiutate lo svilippo sensoriale
    Lo sviluppo sensoriale è una tappa fondamentale della crescita e dello creatività. I bambini beneficiano di esperienze varie e legate ai sensi. Sperimentate tutto ciò che è possibile: odori, colori, sapori … tutto fa esperienza.
  • Lasciate libero corso alla sua inventiva
    Spesso i bambini vengono intrattenuti con oggetti studiati appositamente per loro. In realtà la conoscenza ha bisogno di spaziare ed essere creativi significa anche poter utilizzare un gioco in un modo per il quale non è stato progettato.
  • Consentitegli di essere originale
    La creatività è la possibilità di sviluppare una personalità originale. Non stupitevi se ogni tanto il vostro bambino vi chiederà di mettere gli stivali di gomma d’estate o qualche cappello strano. Sta soltanto facendo esperimenti creativi, senza nemmeno saperlo!
  • Rispettate il suo pensiero divergente
    Nei primi anni di vita, realtà e finzione si mescolano. Noi adulti abbiamo perso questa dimensione fantastica, focalizzandoci sul pensiero unico, stereotipato. Pensiamo sempre a quando un bambino ci chiede cos’ha detto il suo peluche preferito. Per lui è davvero importante la nostra risposta, proiettata nel mondo dell’immaginazione.
  • Vivete nella natura e trascorrete tempo all’aperto
    Basta una piantina da coltivare, una passeggiata al parco, qualche domanda: come vivono gli insetti nei prati? Cosa fanno gli animali nel bosco? La natura è creativa di per sé …
  • Stimolate la sua immaginazione
    La narrazione, il racconto, sono importanti momenti di crescita e uno stimolo per la creatività. Chiedete al vostro bambino di raccontarvi lui una storia. O cercate insieme un altro finale per una favola nota.

Se vi va di lavorare con noi sulla creatività, date un’occhiata al nostro ebook Felice come un FIORE. E’ un breve testo per trasformare i nostri spunti creativi in un percorso di crescita, giorno dopo giorno, seguendo l’acronimo FIORE:

F – Fai ciò che ti piace
I – Insieme è meglio
O – Ora ascolta
R – Raccontati e racconta
E – E infine sorridi

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Viviamo le emozioni: 20 frasi da dire al posto di “Non Piangere”

E’ un desiderio innato vedere i propri figli felici ed è fisiologicamente frustrante ogni situazione in cui ci troviamo di fronte alla loro tristezza o a qualsivoglia malessere. Il primo istinto è di dire “Non piangere”. Lo abbiamo fatto tutti, lo hanno fatto probabilmente anche con noi. E non c’è nulla di male, assolutamente.

Oggi però vorremmo provare a trasformare il pianto in un’occasione di recupero, ricollegandoci al nostro articolo di qualche giorno fa sulla tristezza. Non tutto ciò che appare negativo lo è veramente: spesso saper vivere a pieno un’emozione ci permette di trasformarla in una forza, anziché in una debolezza.

Facciamo un passo indietro e riscopriamo il pianto

Da adulti ci si impone di non piangere, di non mostrare il fianco, le proprie debolezze. In realtà così ci priviamo di un importante sistema di recupero. Solo nel riconoscere la nostra umanità, possiamo affrontare con serenità il dolore.

Insegniamo ai bambini a non bloccare le emozioni ma, prima ancora, impariamo a non farlo noi. Si può accettare ciò che ci accade soltanto se si impara a riconoscere il nostro essere fragili e forti insieme. La forza non si trova nel contenere, ma nel lasciar andare. Questo significa controllare un’emozione: capirla, amarla nelle sue sfumature, esprimerla, lasciare che scorra.

20 frasi da dire al posto di “Non piangere”

Abbiamo trovato sul blog handinghandparenting.org un vademecum sintetico ma interessante che qui riportiamo tradotto. Come sempre, non si tratta di formule magiche, ma di spunti di riflessione per metterci in gioco. Buona lettura!

SPUNT-Esercizio: trasformiamo il pianto in un’occasione di crescitaù

Proviamo a confortare con l’empatia:

  • Io sono qui.
  • Vedo che ora sei sconvolto.
  • Io ti starò vicino fino a quando non starai meglio.
  • Mi dispiace amore, è dura.
  • Non vado da nessuna parte.
  • Qui sei al sicuro
  • Non c’è nulla di più importante che stare con te ora.
  • Mi dispiace che hai perso il tuo gioco/che hai litigato con un compagno…
  • Ti ascolto amore.

Riportiamo l’attenzione al motivo del pianto

  • Tu ci tenevi molto a quel giocattolo
  • Quel cane ti ha spaventato!
  • Il ginocchio sbucciato fa male, diamogli un occhio

Diamo un limite (e ascoltiamo)

  • Non posso farti giocare con i miei occhiali, non posso portarti alla festa …
  • E’ necessario che tu ti metta le scarpe, che finisca i tuoi compiti …

Proviamo a mostrare il lato positivo

  • Più tardi potrai mangiare dell’altro cioccolato
  • Tutto si risolve
  • Dopo torno
  • Sono sicuro che ora ti divertirai
  • Vedrai che starai benissimo
  • Non sarà sempre così

Bisogna provare ad evitare di:

  • etichettare i sentimenti. Es: “vedo che sei arrabbiato”
  • distrarre il bambino da ciò che prova. Es: “dai, andiamo a vedere una cartone”
  • accontentarlo solo per farlo smettere di piangere. Es: “ava bene, puoi mangiare il gelato”
  • provare a ragionare.Es: “eri però hai avuto il giocattolo che volevi, dovresti essere felice”
  • far sentire i suoi sentimenti sbagliati sgridandolo, prendendolo in giro o facendolo star zitto. Es: “cos’è tutto questo fracasso! Che stai combinando?”
  • dare premi e punizioni attraverso minacce, ultimatum o cercando di corromperlo. Es. “se ti lavi subito i denti, poi puoi guardare ancora un po’ di televisione”.

 

a cura di Alessia de Falco

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Non si può non comunicare: 5 competenze da allenare

La comunicazione non è un banale scambio di informazioni: va oltre la lingua parlata o scritta e ha come obiettivo quello di farci connettere con altre persone, di trasmettere emozioni e di condividere pensieri. Accade sempre più spesso che il fine ultimo della comunicazione si disperda nell’ostentazione.

Oggi tutti si sentono in diritto o in dovere di parlare di tutto. Quand’è che siamo diventati tutti immunologi, geologi, costituzionalisti, critici letterare e pronti a sbraitare “Ho il diritto di esprimere la mia opinione?”

Stiamo perdendo una grande opportunità: quella di trasformare la parola scritta da circolo vizioso a valore, per noi e per gli altri. Non stiamo usando adeguatamente le competenze di comunicazione che trasformano il pensiero in azione. La comunicazione distrugge o costruisce ma, per essere efficace, deve farlo lasciando un segno.

E’ un discorso rivolto agli adulti, che tuttavia si riflette sui bambini: spesso abbiamo la sensazione di non capirli, ma semplicemente perchè la nostra è una comunicazione a senso unico, con barriere e filtri dati dal senso comune, più che dal nostro io più profondo.

Comunicare significa ascoltare, capire e rispettare

SPUNT-esercizio: 5 importanti competenze comunicative da “imparare”, a scuola e nella vita

Mostrare empatia
Il segreto, lo abbiamo detto migliaia di volte, sta nel provare a vedere le cose dal punto di vista dell’altro, limitare i giudizi, mostrare la propria vulnerabilità, dare incoraggiamenti, offrire aiuto. Non basta sentirsi hygge per essere empatici, giusto per capirci.

Risolvere i conflitti
Il conflitto è una grandissima opportunità di crescita, perchè implica una revisione della propria relazione comunicativa. Perché il conflitto dia vita a una buona comunicazione, occorre controllarsi e focalizzarsi sui problemi, non sulle persone.

Porre buone domande
Un buon comunicatore non sa tutto e non ha risposte per tutto, ma sa porre le giuste domande. Domande che incoraggiano l’altra parte a condividere opinioni, domande che stimolano la discussione. Domande aperte, pensando a come gli altri potrebbero beneficiarne.

Negoziare efficacemente
Arroccarsi sulla propria posizione non è certamente un segnale di intelligenza: solo lo stupido non cambia idea almeno una volta nella vita, recita un proverbio abbastanza famoso. Negoziare significa essere determinati, ma mantenere la flessibilità mentale necessaria a trovare le così dette soluzioni win-win, il piano B.

Praticare l’ascolto attivo
Saper ascoltare è una competenza data sempre troppo per scontata. E’ importante ascoltare chi si ha di fronte come se fosse la persona più importante del mondo in quel momento, mostrandosi totalmente immedesimati in ciò che ci sta dicendo. Significa ascoltare non solo con le proprie orecchie, ma con la propria mente, non limitandosi alle parole, ma al comportamento utilizzato e alle emozioni di chi abbiamo davanti.

a cura di Alessia de Falco

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Si può insegnare senza volerlo. Si chiama esempio

esempio

“Si può insegnare senza volerlo. Si chiama esempio”. 
Monique Lazzari

Come si insegna l’empatia? Con un abbraccio al momento giusto. Con la disponibilità e la cura.
Come si insegna il rispetto delle regole? Rispettandole, con il cuore.
Come si insegna la gentilezza? Ringraziando chi fa qualcosa per noi, salutando i vicini di casa e facendo un gesto gentile ogni giorno.

Questi tre esempi hanno un punto in comune: sono principi che si insegnano esclusivamente attraverso un esempio virtuoso.

ESEMPIO vs METODOLOGIA DIDATTICA

Ci sono cose che si insegnano solo mettendosi in gioco. E’ inutile realizzare libri e attività che illustrano come comportarsi, come essere gentili, come fare a …
L’evoluzione della didattica ci ha portato ad avere strumenti eccezionali per insegnare. Però, ha deresponsabilizzato un pochino gli attori di quell’insegnamento e dell’educazione, facendo passare in secondo piano l’esempio, vera fonte di questi insegnamenti.

“Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo”.
Mahatma Gandhi

Essere, in prima persona: ecco le fondamenta dell’insegnare. Chiunque aspiri al ruolo di educatore o insegnante deve come prima cosa lavorare su di sé, imparando ad essere un esempio dei propri insegnamenti. E’ una sfida difficile: molto più facile impartire lezioni astratte, magari trasformando le regole della convivenza civile in fumetti o videogiochi. Al contrario, ripensare a se stessi, analizzare i propri comportamenti e cambiare è una faticaccia!

DIVENTA IL CAMBIAMENTO CHE VORRESTI VEDERE NEL MONDO

Nessuno di noi è perfetto. Nessuno di noi è l’esempio perfetto. Un genitore, così come un insegnante avrà sempre dei difetti: è inevitabile, dobbiamo solo imparare ad accettarlo. Possiamo però imparare a cambiare le nostre abitudini e valorizzare i nostri punti di forza, offrendo comunque un esempio appassionato.

Comincia da una domanda:

  • C’è un comportamento nei tuoi figli/bimbi che vorresti vedere?

E da una seconda:

  • Sei un buon esempio di quel comportamento?

Se la risposta è sì, passa a un nuovo comportamento, una nuova abitudine. Se sei un esempio virtuoso, sarà sufficiente far rispettare le regole.
Se la risposta è no, bisogna diventare cambiamento: come? Buona scoperta (ricorda che la ricetta magica non esiste; ciascuno di noi affronta il cambiamento in modo diverso).

Ciascuno deve diventare un esempio a modo suo, però abbiamo raccolto alcuni esempi di esercizi per guidare e stimolare il cambiamento:

  • Quadernino delle buone abitudini, per segnare e controllare le nostre azioni
  • Un minuto di discussione quotidiana con i bambini, per auto-analizzarci
  • Ripensare, durante la sera, alle azioni della giornata

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