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Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo (2 aprile)

In occasione del 2 aprile, giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, ti proponiamo due letture scelte. Vogliamo cominciare da un messaggio di consapevolezza. Si tratta di un estratto del comunicato stampa #sfidautismo19, iniziativa per la raccolta di fondi per la ricerca e l’inclusione ad opera della Fondazione Italiana Autismo; si tratta di un messaggio chiaro e diretto per comprendere cos’è l’autismo, quali sono i numeri e le prospettive.

Dalle ultime stime degli Stati Uniti un bambino su 68 soffre di sindrome dello spettro autistico, un dato cresciuto di 10 volte negli ultimi 40 anni. Questa condizione si manifesta entro il terzo anno di età. I farmaci specifici contro questo disturbo non esistono, mentre ve ne sono pochi che danno modesti risultati e soltanto per alcune manifestazioni associate all’autismo. La sindrome dello spettro autistico è caratterizzata da deficit nella interazione, nella comunicazione sociale e da comportamenti ripetitivi e interessi ristretti. All’autismo si aggiungono spesso comportamenti problematici, talvolta intollerabili, quali l’aggressività immotivata verso di sé o verso gli altri. Ad oggi non esiste una cura ma una diagnosi precoce, interventi riabilitativi specifici e un’educazione strutturata possono potenziare le capacità del bambino, ridurre i comportamenti problematici e migliorare la qualità di vita di quanti sono portatori. La ricerca sulle cause e sui meccanismi biologici è partita negli ultimi anni e già si intravedono i primi risultati. In alcuni campi si è vicini a scoperte terapeutiche definitive. La ricerca scientifica ha bisogno di studi che devono essere finanziati con ingenti risorse per giungere a una risoluzione. In Italia disponiamo di scienziati di primo livello che hanno bisogno di essere supportati con proventi necessari di cui le Università non dispongono“.

Il secondo brano è tratto dalla pagina Facebook di Greta Thunberg, la giovane paladina dell’ambiente a cui, come probabilmente saprai, è stata diagnosticata una forma di autismo. Si tratta di parole coraggiose e piene di speranza, che dovrebbero aiutarci a riflettere sulla necessità di superare i muri delle differenze e di costruire un mondo in cui chiunque possa vivere felice, seguendo i propri ideali.

And no, autism (as well as ADHD, ADD, Tourette’s, OCD, ODD etc) is not a “gift”. For most it is an endless fight against schools, workplaces and bullies. But under the right circumstances, given the right adjustments it CAN be a superpower…
Our societies need to change, and we need people who think outside the box and we need to start taking care of each other. And embrace our differences“.

No, l’autismo (così come l’ADHD, l’ADD, la sindrome di Tourette, l’OCD, l’ODD etc.) non è un “dono”. Per molti è una lotta senza fine contro la scuola, il mondo del lavoro e contro il bullismo. Ma nelle giuste circostanze, con gli aggiustamenti opportuni, può diventare un superpotere…
Le nostre società hanno bisogno di cambiare, abbiamo bisogno di persone che pensino fuori dagli schemi e di prenderci cura gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di abbracciare le nostre differenze“.

FONTI

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Educhiamo alla gioia, mettendo da parte giudizi e senso di colpa

Le emozioni giocano un ruolo cruciale nell’apprendimento e nella formazione della persona. Ce ne parla Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova. In questa intervista prova a dare un senso educativo alle scoperte psicologiche e neuropsicologiche relative all’intelligenza emotiva e al ruolo delle emozioni nell’apprendimento.

Professoressa Lucangeli, come si possono descrivere le emozioni?

“Sono stati mentali e fisiologici che agiscono e condizionano le persone. Sono associati a modificazioni psicofisiologiche per stimoli interni – battito cardiaco, salivazione, temperatura, rossore – ed esterni – pensieri, rumori o altro che generano paura o ansia e possono venire perché sono caratteristiche dell’indole delle persone ma possono anche essere state apprese. Quindi fanno parte della memoria, come la lingua che si parla, come gli studi che si fanno a scuola. Il dolore ad esempio nasce per avvertirci di un fattore di rischio, la sofferenza e` invece la memoria del dolore sia a livello psichico che cellulare.
Ma queste emozioni come possono bloccarci? Succede che, a un certo punto, anziché funzionare da circuito di aiuto, le emozioni vanno in cortocircuito disfunzionale. Cioè diventano elementi che non ci consentono di funzionare bene. Avviene quello che noi chiamiamo il cortocircuito emozionale: le emozioni generano una sofferenza tale per cui si entra in un rischio e ci si blocca. Così molti dei disturbi del comportamento e dell’umore nascono da emozioni che generano forte sofferenza non identificata bene dal contesto educativo”.

Quali sono le emozioni peggiori?

“A livello cognitivo la noia. A livello emotivo la colpa e la paura. Parto dalla più facile: la paura. Io provo paura quando il mio cervello percepisce un rischio. Se la paura è tremenda, la colpa ancor di più. Il meccanismo di colpa nasce perché chi giudica attribuisce a chi è giudicato l’unica responsabilità dell’errore. Educare attraverso l’emozione della colpa è molto rischioso perché manda sempre in cortocircuito e se io ricevo un atteggiamento in cui è sempre colpa mia, crescendo farò in modo che sia sempre colpa tua. E quindi gli educatori cosa devono fare? Una via di uscita ce la indica Malka Margalit dell’Accademia delle Scienze che ha trovato delle emozioni antagoniste: alla noia la gioia, l’allegria, il provare che piace fare una cosa. Alla paura si contrappone l’incoraggiamento. Cioè un atteggiamento che riconosce l’errore, ma propone una via d’uscita e ti incoraggia a uscire dall’errore e ad analizzare la situazione. Gli educatori, per aiutare i loro ragazzi, devono lavorare sulla sofferenza, perché alla memoria del dolore bisogna rispondere cambiando l’atteggiamento che lo ha determinato. Dobbiamo applicare quella che è l’alleanza educativa. Dobbiamo aiutare i nostri figli/alunni a togliere gli errori, a non giudicarli, a non determinare loro sofferenze e trovare insieme una strategia migliore per aiutarli. L’errore non e’ un giudizio, e’ una fatica che si toglie insieme a chi e’ li’ per aiutarti: sappiamo tutti che il nemico e’ l’errore, non la maestra, non i genitori”.

Riassumendo, se gli educatori e i genitori riuscissero a essere abbastanza allegri, gioiosi, sorridenti e incoraggianti determinerebbero una “guarigione”? Ma come si fa?

“L’atteggiamento è di riconoscere nell’altro la sacralità del suo mondo, così per un bambino la sua personalità va conosciuta, modificata, non sostituita. Va poi riacquistato il principio del diritto di sbagliare, che non è solo dei nostri figli, ma anche nostro. Imparare a chiedere scusa, un modo per aiutare a liberare dal senso di colpa, e a discernere nel modo giusto. Allearsi – genitori/figli e insegnati/allievi contro l’errore. Promuovere un ottimismo prospettico: noi siamo stati educati all’idea che è difficile modificare le cose che non vanno. Per modificare l’atteggiamento emotivo, non si può far a meno di reimparare le emozioni warm, calde, perché sono le chiavi di accesso all’anima, alla persona viva e profonda”.

FONTI

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Giornata mondiale dell’acqua

Il 22 marzo si festeggia la Giornata mondiale dell’acqua, un’occasione per riflettere su questo bene prezioso, indispensabile per la vita sulla Terra. La giornata mondiale dell’acqua è stata istituita dalle Nazioni Unite per invitare i paesi membri a tutelare l’acqua attraverso azioni pratiche.

Giornata mondiale dell’acqua

Perché l’acqua va tutelata?

L’acqua è indispensabile alla vita sulla Terra: la beviamo, la utilizziamo per la nostra igiene e per l’agricoltura. Senza acqua non potremmo produrre nessuno degli alimenti di cui ci nutriamo. L’acqua adatta al consumo umano è quella dolce. L’uomo e gli animali terrestri non possono bere acqua salata e questa non si può usare nemmeno per l’agricoltura. Meno dell’1% dell’acqua terrestre è acqua dolce. È un bene molto prezioso, che dovremmo tutelare; purtroppo non è – ancora – così. L’uomo inquina i fiumi e le falde acquifere con rifiuti tossici e spreca grandi quantità d’acqua non necessarie.

Risorse didattiche

(Sezione didattica sul ciclo dell’acqua, con tante risorse multimediali per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria)

(Sezione didattica sugli stati dell’acqua, con tante risorse multimediali per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria)

(Antologia poetica dedicata all’acqua, utile per esplorare il legame tra l’uomo e questo elemento attraverso la letteratura)

(Testi in rima più semplici, per i più piccoli)

(Conosciamo davvero l’acqua? Abbiamo raccolto per voi dieci curiosità interessanti su questo elemento)

(Una storia in rima sulla diversità e sull’ortografia della parola acqua)

(Sezione didattica con tante risorse sull’ortografia delle parole derivate da acqua)

LEGGETE ANCHE: Giornata mondiale della PoesiaGiornata mondiale della natura

Tag: giornata dell’acqua, giornata mondiale dell’acqua, schede sull’acqua

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L’acqua non si spreca

In questa sezione potete trovare le nostre schede didattiche per educare al risparmio idrico, una tematica dell’educazione ambientale particolarmente attuale.

Schede didattiche

Educare al risparmio idrico

Di seguito potete trovare un elenco di buone pratiche per educare i bambini al risparmio idrico.

  • Fate la doccia anziché il bagno. Riempendo la vasca il consumo d’acqua è quattro volte superiore rispetto a una doccia.
  • Innaffiate le piante di sera: eviterete che il sole faccia evaporare l’acqua 
  • Accendete la lavatrice solo a pieno carico.
  • Lavate i piatti dentro una bacinella e usate l’acqua corrente solo per risciacquarli.
  • Lavate le verdure dentro una bacinella; l’acqua si può usare per innaffiare le piante.
  • Raccogliete l’acqua che esce dal rubinetto mentre aspettate che diventi calda: potrete riutilizzarla come volete.
  • Applicate un riduttore di flusso ai rubinetti di casa; permettono di miscelare l’acqua che scorre con aria, riducendo del 30% i consumi.

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Blocchi logici

I blocchi logici sono un supporto didattico da utilizzare per introdurre i bambini della scuola primaria alle forme geometriche, alla composizione di figure formate da elementi geometrici, alla tabulazione e alla classificazione.

Si tratta di semplici forme in legno o plastica, divise per forma, colore, dimensione e spessore. I blocchi logici si dividono in:

  • Quadrato
  • Rettangolo
  • Cerchio
  • Triangolo

I colori sono tre (anche se le varie edizioni possono utilizzare colori diversi):

  • Rosso
  • Giallo
  • Blu

Ci sono poi le dimensioni, che sono due:

  • Grande
  • Piccolo

Vi sono infine gli spessori, che sono anch’essi due:

  • Spesso
  • Sottile

Dunque, i blocchi logici si possono classificare in base a questi quattro parametri; potremmo avere, per esempio:

  • un QUADRATO, ROSSO, PICCOLO e SOTTILE
  • un TRIANGOLO, GIALLO, GRANDE e SPESSO

Ecco un’immagine di tutte le possibili varietà di blocchi logici (a sinistra quelli sottili, a destra quelli spessi):

blocchi logici

SCOPRITE I SUSSIDI ITALVENETA DIDATTICA:

Per gli insegnanti inoltre è disponibile un libro sull’uso dei regoli in classe. Potete acquistarlo direttamente dal produttore, contattandoli attraverso il pulsante qui sotto.

Anche le scuole possono ordinare i supporti direttamente da Italveneta Didattica, per ottenere sconti e supporto dedicati. Tutti i prodotti sono certificati CE – UNI EN 71-1/2/3 e sono 100% made in Italy.

Attività didattiche coi blocchi logici

Di seguito vi proponiamo alcune attività utilizzando in blocchi logici. Gli obiettivi didattici sono il riconoscimento delle forme e la loro classificazione.

FIGURE CON I BLOCCHI LOGICI

Un primo esercizio per familiarizzare con i blocchi logici è quello di utilizzarli per realizzare delle figure; si chiederà poi ai bambini di elencare i blocchi logici che hanno utilizzato per comporre la loro figura.

REALIZZAZIONE DI TABELLE

Su un quaderno a quadretti, si possono utilizzare i blocchi logici per imparare la classificazione tabulare. Si possono preparare tabelle che abbiano in ascissa tutte le variabili per un certo attributo (colore, forma, dimensione, spessore) e in ordinata una serie di blocchi. Si chiede poi di segnare per ciascun blocco l’attributo corrispondente.

SEQUENZE DI BLOCCHI LOGICI

Questo esercizio è simile ad un enigma logico. Si dispone una sequenza di blocchi logici che condividano uno o più attributi. Nella sequenza si inserisce un blocco che non abbia alcun attributo in comune con quelli della sequenza. A questo punto, si chiede ai bambini di trovare l’intruso e spiegarne il perché.

Ad esempio:
Si dispongono 4 blocchi gialli e triangolari (mescolando quelli grandi e quelli piccoli, quelli sottili e quelli spessi). Poi, si aggiunge un blocco QUADRATO e ROSSO. 
L’intruso è il QUADRATO ROSSO, poiché non è un TRIANGOLO e non è GIALLO. 

Perché questo esercizio sia risolvibile dai bambini della scuola primaria con agilità, dovremo cominciare con delle sequenze piuttosto facili, in cui tutti gli elementi condividano più attributi.

CACCIA AL BLOCCO

Si distribuisce a ciascun bambino un blocco logico, estraendolo a caso dalla scatola. A questo punto, l’insegnante nominerà un attributo e chiederà a tutti i bambini che hanno un blocco con quell’attributo di alzarlo.

Ad esempio:
“Alzino la mano tutti i bambini che hanno un blocco ROSSO”.
“Alzino la mano tutti i bambini che hanno un blocco QUADRATO”. 

Dopo qualche prova per rompere il ghiaccio e abituare i bambini al riconoscimento degli attributi del proprio blocco logico, si potrà rendere il gioco più difficile, aggiungendo uno o due attributi in più.

Ad esempio:
“Alzino la mano tutti i bambini che hanno un blocco GIALLO e TRIANGOLARE”.
“Alzino la mano tutti i bambini che hanno un blocco QUADRATO, BLU e SPESSO”. 

Si può pensare di lasciare sempre meno tempo per alzare la mano ed eliminare chi sbaglia; questo, a patto che il gioco sia vissuto come un’esperienza positivi e che chi viene eliminato non si senta escluso; insomma, è un’opzione per insegnanti-animatori!

I VILLAGGI DEI BLOCCHI

Si nominano due o tre capi-villaggio. A ciascuno di loro si consegna un blocco e si chiede di inventare un nome per il proprio villaggio; poi, sulla lavagna scriveranno il nome del proprio villaggio e gli attributi del loro blocco.

Ad esempio:
“VILLAGGIO DEI GRILLI PARLANTI
Triangolo 
Giallo
Piccolo 
Spesso” 

In seguito, si distribuisce un blocco a ciascun altro bambino della classe. Poi, uno ad uno, si chiederà a quale villaggio appartengono: i bambini dovranno scegliere tra quelli alla lavagna il villaggio che ha più attributi in comune con il loro blocco. Naturalmente, chi sbaglia verrà dato in pasto ai leoni dal capo-villaggio nemico (si scherza, naturalmente!).

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Tag: blocchi logici

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I regoli colorati

I regoli colorati sono un supporto didattico, utilizzato generalmente nella classe prima della scuola primaria, per insegnare i numeri e il confronto tra quantità. Si tratta di dieci bastoncini colorati (dall’1 al 10 appunto), con diversi colori e dimensioni crescenti. Il lato, solitamente è di un centimetro. Questo significa che avremo il regolo dell’1, con lato di 1 centimetro e colore bianco, il regolo del 2, con lato di 2 centimetri e colore rosso, il regolo del 3 con lato di 3 centimetri e colore verde chiaro e così via, fino al 10. L’uso dei regoli, ideato negli anni Cinquanta dal maestro elementare belga Georges Cuisenaire, è stato successivamente validato scientificamente dal matematico inglese C. Gattegno.

State cercando schede e attività didattiche da proporre utilizzando i regoli colorati? Scoprite il nostro fascicolo gratuito Gioca e impara con i regoli, che abbiamo realizzato in collaborazione con Italveneta Didattica.

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Per gli insegnanti inoltre è disponibile un libro sull’uso dei regoli in classe. Potete acquistarlo direttamente dal produttore, contattandoli attraverso il pulsante qui sotto.

Volete acquistare una scatola di regoli colorati? Fate attenzione alla sicurezza: verificate che abbiano ottenuto le certificazioni europee UNI EN 71-1, UNI EN 71-2 e UNI EN 71-3: eviterete che i bambini entrino in contatto con plastiche fabbricate utilizzando prodotti chimici dannosi per la loro salute. I regoli Italveneta Didattica sono prodotti con plastica 100% italiana e hanno ottenuto le certificazioni UNI EN 71 1,2 e 3, che garantiscono la totale sicurezza per i bambini che li utilizzeranno sotto il profilo meccanico, fisico e chimico.

I colori dei regoli

i colori dei regoli

Di che colore sono i regoli? Ecco di seguito la scala dei colori-numeri proposta da Cuisinaire per i suoi “réglettes”, identica a quella che troviamo ancora oggi in commercio.

  • bianco= 1
  • rosso= 2
  • verde chiaro = 3
  • carmino = 4
  • giallo = 5
  • verde scuro = 6
  • nero = 7
  • caffè = 8
  • blu = 9
  • arancione = 10

I colori non sono attribuiti a caso: per i multipli Cuisinaire ha scelto toni simili (2-4, 3-6, 5-10).

Come si usano i regoli?

I regoli sono utili oppure no? Come per tutti i supporti di ingegneria didattica, funzionano bene a patto di essere considerati per quello che sono, ossia strumenti a supporto dell’insegnamento e dell’apprendimento. I regoli non hanno il potere magico di insegnare la matematica ed anzi, se usati in modo acritico, possono diventare un ostacolo.

Se desideri approfondire la questione sull’uso didattico dei regoli, ti segnaliamo un interessante articolo di ricerca dal titolo: “Soli, muretti, regoli e coppie…”. Riflessioni sull’uso acritico dei regoli Cuisenaire-Gattegno: i numeri in colore (supsi.it, 2008). L’articolo si può scaricare gratuitamente e, in poco più di 20 pagine, analizza alcuni errori frequenti che gli insegnanti fanno nell’utilizzarli in classe. Per ciascuno di essi, viene suggerita una proposta di discussione alternativa, che permette di superare l’errore e la misconcezione, rendendo questi supporti davvero efficaci.

Ecco un esempio, tratto liberamente dall’articolo:

Insegnare che 5 è maggiore di 2 utilizzando il rapporto di grandezza tra i regoli, è una misconcezione in apparenza innocua, ma dalle conseguenze profonde: in questo modo (che per il bambino è chiaramente intuitivo), imparerà che maggiore equivalga a “più grosso, più alto” e non “più numeroso” (concetto assolutamente diverso). Fintanto che si lavora con i regoli e i numeri l’errore rimane silente, ma cosa accadrà quando si chiederà al bambino di confrontare cardinalità differenti? Per intenderci: come confrontiamo una “colonna” di 5 ciliegie e una di 5 elefanti?

In questo caso, abituare gli allievi a basare le proprie risposte su una caratteristica percettiva, come la dimensione, porta una notevole confusione tra la concezione di “quantità” e quella di “numerico astratto”.

La soluzione? Concentrarti sulla matematica e non sul supporto. L’importante è mantenere il proprio controllo sull’insegnamento, senza delegarlo a strumenti terzi (per quanto affidabili possano essere). Questa la sintesi della ricerca sopra citata, che prende le mosse da una corposa letteratura in materia (che potete trovare in bibliografia dell’articolo linkato).

È interessante anche la reazione del mondo accademico all’introduzione di questi bastoncini colorati, negli anni Cinquanta. In un articolo, pubblicato nel 1955 e conservato presso l’archivio digitale dell’Università di Trento, se ne parla: Un nuovo metodo per l’iniziazione al calcolo: i numeri in colori (unitn.it). Da allora, naturalmente, la ricerca matematica e didattica ha fatto tanta strada, ma è bello vedere come un supporto, in apparenza tanto semplice, abbia innovato l’insegnamento!

TORNA A:

Tag: i regoli, regoli colorati, regoli matematica, regoli elementari, scatola di regoli

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