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Virginia

Virginia è un nome femminile di origine latina. Deriva dal nome latino Verginia. Secondo la tradizione popolare il nome contiene la parola virgo, che in latino significa “vergine”. Tuttavia, il nome ha origini etrusche, molto più antiche, e il suo significato è sconosciuto.

L’onomastico si può festeggiare: il 5 agosto, in memoria della martire romana Santa Virginia o il 15 dicembre, in ricordo di Santa Virginia Centurione.

Il colore legato al nome Virginia è il viola.
La pietra portafortuna per Virginia è l’ametista.

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Gli stadi dello sviluppo del bambino

Il pensiero dei bambini è differente da quello degli adulti, sotto vari punti di vista. Conoscere le tappe secondo cui si sviluppa il pensiero è importante: infatti, ci permette di sapere cosa possiamo realisticamente aspettarci da un bambino, oltre ad offrirci delle “linee guida” secondo cui modulare le nostre interazioni. La sequenza dello sviluppo infantile più conosciuta è quella formulata dallo psicologo Jean Piaget. La riportiamo qui sotto:

“Effettivamente, quando si paragona il fanciullo all’adulto si è talvolta colpiti dall’identità delle reazioni – si parla allora di “piccola personalità”, per dire che il bambino sa bene quello che desidera ed agisce, come noi, in funzione d’interessi precisi; talvolta si scopre invece una quantità di differenze – nel gioco, per esempio, o nel modo di ragionare, e si dice allora che “il bambino non è un piccolo adulto”.
Volta a volta, le due impressioni sono esatte: da un punto di vista funzionale, cioè considerando i moventi della condotta e del pensiero, esistono funzionamenti costanti, comuni a tutte le età: ad ogni livello l’azione suppone sempre un interesse che la provochi, si tratti di un bisogno fisiologico, affettivo o intellettuale (in quest’ultimo caso il bisogno si presenta sotto forma di un interrogativo o problema); ad ogni livello, l’intelligenza cerca di comprendere o di spiegare e così via. Ma se le funzioni dell’interesse della spiegazione e così via sono dunque comuni a tutti gli stadi, cioè “invarianti” in quanto funzioni, è altrettanto vero che gli “interessi” (contrapposti all’“interesse”) variano considerevolmente da un livello mentale all’altro, e le spiegazioni particolari (contrapposte alla funzioni dello spiegare) sono forme molto diverse a seconda del grado di sviluppo intellettuale. Accanto alle funzioni costanti si devono quindi distinguere le strutture variabili: ed è precisamente l’analisi di queste strutture progressive, o forme successive, d’equilibrio, che permette di determinare le differenze od opposizioni da un livello all’altro della condotta, dai comportamenti elementari del neonato sino all’adolescenza.
Le strutture variabili saranno dunque le forme d’organizzazione dell’attività mentale, considerata nel suo duplice aspetto motorio e intellettuale da un lato, e affettivo dall’altro, e nelle sue dimensioni individuale e sociale (interindividuale).
Per maggiore chiarezza distingueremo sei stadi o periodi di sviluppo che indicano l’apparizione di queste strutture costruite in successione:

  1.  Lo stadio dei riflessi o meccanismi ereditari, delle prime tendenze istintive (alimentari) e delle prime emozioni.
  2. Lo stadio delle prime abitudini motorie e delle prime percezioni organizzate, così come dei primi sentimenti differenziati.
  3. Lo stadio dell’intelligenza senso-motoria o pratica (anteriore al linguaggio), delle organizzazioni affettive elementari e delle prime fissazioni esterne dell’affettività. Questi tre primi stadi costituiscono insieme il periodo della prima infanzia (sino a circa un anno e mezzo-due anni, cioè prima degli sviluppi del linguaggio e del pensiero propriamente detto).
  4. Lo stadio dell’intelligenza intuitiva, dei sentimenti interindividuali spontanei, e dei rapporti sociali di subordinazione all’adulto (dai due ai sette anni), o seconda fase dell’infanzia propriamente detta).
  5. Lo stadio delle operazioni intellettuali concrete (inizio della logica) e dei sentimenti morali e sociali di cooperazione (dai sette agli undici-dodici anni).
  6. Lo stadio delle operazioni intellettuali astratte, della formazione della personalità e dell’inserimento affettivo ed intellettuale nel mondo degli adulti (adolescenti).

Ognuno di questi stadi è caratterizzato dunque dall’apparizione di strutture originali, la cui costruzione lo distingue dagli stadi anteriori. I caratteri essenziali di queste successive costruzioni persistono nel corso degli stadi anteriori, come sottostrutture sulle quali vengono edificandosi i nuovi caratteri: ne consegue che nell’adulto ogni stadio precedente corrisponde ad un livello più o meno elementare o elevato della gerarchia delle condotte. Ma ad ogni stadio corrispondono anche caratteri contingenti e secondari, che vengono modificati dallo sviluppo ulteriore in funzione dei bisogni di una migliore organizzazione. Ogni stadio costituisce dunque, attraverso le strutture che lo definiscono, una forma specifica d’equilibrio, e l’evoluzione mentale si realizza nella direzione di un equilibrarsi sempre più avanzato.
Possiamo allora definire quali sono i meccanismi funzionali comuni ad ogni stadio.
In modo del tutto generale possiamo dire (non solo confrontando ogni stadio al successivo, ma ogni condotta all’interno di un qualsiasi stadio alla condotta successiva) che ogni azione – cioè ogni movimento, ogni pensiero od ogni sentimento – risponde ad un bisogno”.

BIBLIOGRAFIA
Jean Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, Einaudi, Torino 1967

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Enea

Enea è un nome di origine greca. Deriva dal nome Aineias, la cui etimologia è incerta. Potrebbe derivare dal termine greco ainè, “lode”, oppure da ainos, “terribile”. Enea è un personaggio dell’epica classica, protagonista dell’Eneide di Virgilio.

L’onomastico del nome Enea si festeggia il 15 novembre (Beato Enea di Faenza).
Il colore legato al nome Enea è il giallo.
La pietra portafortuna per Enea è il topazio giallo.

enea origine significato del nome

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Enea.

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Forma attiva e passiva del verbo

I verbi italiani possono assumere due forme: la forma attiva e la forma passiva.
La forma è attiva quando il soggetto compie l’azione espressa dal verbo.
La forma è passiva quando il soggetto subisce l’azione espressa dal verbo. 

FORMA ATTIVA: ESEMPI

  • Luca raccoglie i rifiuti.
  • Mia sorella prepara il pane.
  • Gli studenti corrono nel parco della scuola.
  • Maria legge un libro.

FORMA PASSIVA: ESEMPI

  • L’ambiente è inquinato dai nostri rifiuti.
  • I pesci sono pescati dai pescatori.
  • L’erba è tagliata dal giardiniere.
  • L’orto è coltivato dal contadino.

LA FORMA PASSIVA

Non tutti i verbi possiedono una forma passiva, ma esclusivamente i verbi transitivi, ovvero quei verbi che possono presentare un complemento oggetto.

Proviamo ad analizzare la frase “Maria legge un libro”:
Maria: soggetto
legge: predicato verbale
un libro: complemento oggetto

Il verbo leggere è transitivo: questo significa che può essere accompagnato da un complemento oggetto e che può assumere una forma passiva. Trasformiamo la frase utilizzando il verbo alla forma passiva: “legge” si trasforma in “è letto” e la frase diventerà “Un libro è letto da Maria”.

Analizziamola:
Un libro: soggetto
è letto: predicato verbale
da Maria: complemento di agente

Quando trasformiamo una frase da attiva a passiva, il complemento oggetto della forma attiva diviene il soggetto della forma passiva e il soggetto della forma attiva diviene il complemento d’agente della forma passiva.

Abbiamo detto che solo i verbi transitivi possono assumere la forma passiva. Lo dimostreremo attraverso un esempio: consideriamo un verbo intransitivo, parlare. Ecco una frase con il verbo parlare: “Carlotta parla con Chiara. In questo caso, è impossibile trasformare il verbo “parla” nella sua forma passiva. La frase dovrebbe essere “Chiara è parlata da Carlotta”; l’assurdità è evidente.

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Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
🟠 Italiano – Classe seconda
🟡 Italiano – Classe terza
🟢 Italiano – Classe quarta
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↩️ Italiano – Tutte le schede

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Emilio

Emilio è un nome di origine latina. Deriva da Aemilius, il nome che portavano i membri della gens Aemilia, una delle più antiche case patrizie romane. Aemilius deriva dal latino aemulus, che significa “rivale”.

L’onomastico del nome Emilio si festeggia il 28 maggio, in ricordo di Sant’Emilio.
Il colore legato al nome Emilio è il blu.
La pietra portafortuna per Emilio è il lapislazzuli.

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Emilio.

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Naomi

Naomi è un nome di origine ebraica. Deriva dal nome ebraico Na’omiy (lo stesso che, tradotto in greco, ha dato origine al nome Noemi). Naomi deriva dall’ebraico no’am, che significa “dolcezza”, “gentilezza” e “gioia”. Si può intendere come “mia dolcezza” o “mia gioia”.

Il nome Naomi è adespota; l’onomastico si può festeggiare il 1 novembre, nel giorno di Ognissanti.
Il colore legato al nome Naomi è il rosso.
La pietra portafortuna per Naomi è il rubino.

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Naomi.

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