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MANDALA VEGETALI

Conosci i mandala? Accanto ai classici mandala da colorare, puoi realizzare dei semplici mandala anche utilizzando gli elementi naturali e artificiali. Oggi proviamo con un mandala vegetale.

MANDALA VEGETALI: ISTRUZIONI

Per cominciare, abbiamo fatto una lunga passeggiata nel bosco alla ricerca degli elementi vegetali da utilizzare per comporre il mandala. Abbiamo raccolto soprattutto ciò che era già per terra (pigne e ramoscelli spezzati dalla neve e dal vento): in questo modo non si danneggiano gli alberi. La salvia e il tarassaco vengono dal nostro giardino, ma potresti sostituirli con altri materiali del bosco o del parco.

Dopo aver staccato gli aghi di pino, abbiamo cominciato la composizione, disponendo gli elementi su un tavolo.

Questo mandala vegetale si presta a due diversi laboratori:

  • il primo è un laboratorio di arte tridimensionale; tutti gli elementi del mandala vengono incollati su una base quadrata di cartone o di legno;
  • il secondo è un laboratorio di fotografia, particolarmente stimolante per i bambini: il mandala viene realizzato su un tavolo o una superficie chiara; dopo averlo ultimato, il bambino dovrà fotografarlo ed elaborare la foto utilizzando una delle tante applicazioni open source disponibili.

Chi sceglierà di sperimentare il secondo laboratorio, offrirà ai bambini l’opportunità di divertirsi con la fotografia digitale in un ambiente controllato, utile per evidenziarne le possibilità artistiche.

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TRE IN UNO: GIOCHIAMO A DARE NUOVA VITA AGLI OGGETTI

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lo insegna la fisica, ma è possibile trasformare questa legge in un vero e proprio stile di vita creativo. Riutilizzare i materiali trasformandoli in giochi, decorazioni creative e scenografie per recitare è un’arte che dà grandi soddisfazioni a chi la pratica. E soprattutto, diventa un esempio attraverso l’azione per educare i più piccoli alla parsimonia e al riuso.
Per aiutarti a capire cosa intendiamo, vogliamo presentarti il laboratorio “tre in uno”.

TRE IN UNO

L’obiettivo di questo laboratorio è quello di dimostrare come un oggetto semplice, in questo caso un cartone delle uova, possa diventare la base per realizzare giochi e piccoli laboratori creativi utilizzandolo più e più volte prima di buttarlo.
Per cominciare, abbiamo dipinto un cartone delle uova con i colori a tempera a base d’acqua, scegliendo un blu intenso. Dipingere il cartone riciclato delle uova è molto diverso dalla pittura su carta o cartone: si tratta di una piccola esperienza artistica che vale la pena sperimentare.

La prima idea che abbiamo sperimentato è un gioco delle forme di ispirazione montessoriana. Negli spazi per le uova abbiamo inserito sei forme di cartoncino azzurro. Poi ne abbiamo ritagliate un po’ e le abbiamo messe da parte. L’obiettivo è quello di classificare tutti i cartoncini colorati inserendoli nello spazio apposito (quello con lo stesso simbolo). Unica “pecca montessoriana” di questo gioco, altrimenti perfetto nella sua artigianalità, è che non prevede un meccanismo di controllo specifico per i bambini. In altre parole, potrebbero sbagliare a classificare qualcuna delle forme e non accorgersene.

Concluso il gioco delle forme, abbiamo allestito una scenografia marina per trasformare il cartone delle uova in un teatro. Questo esperimento lo avevamo già sperimentato in montagna, con il teatro degli gnomi e delle fate (puoi trovare qui tutte le istruzioni e qualche idea creativa).

E infine, ecco la terza trasformazione di questo cartone:

Giunto alla fine del suo ciclo di vita creativa, abbiamo ritagliato tre coni con un paio di forbici da cucina (servono forbici affilate ed è meglio che se ne occupi un adulto) e li abbiamo incollati ad un cartoncino per trasformarlo in una viola del pensiero (la realizzazione è semplicissima: con un po’ di colla vinilica abbiamo fissato i tre coni al cartoncino e poi abbiamo decorato l’interno con la tempera gialla, bianca e nera). Ci siamo lasciati ispirare da questa filastrocca di Gianni Rodari:

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
Domani forse tra l’erbetta
spunterà qualche violetta:
Oh prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta,è qua.

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TAVOLETTA NATURALISTICA

La tavoletta naturalistica è un supporto per aiutare i bambini a conservare in modo ordinato fiori, foglie e altri oggetti che raccolgono durante le passeggiate.

TAVOLETTA NATURALISTICA: ISTRUZIONI

Per la base abbiamo utilizzato un foglio di cartone per imballaggi. Lo abbiamo decorato con dei motivi vegetali realizzati con i pennarelli e abbiamo incollato cinque mollette piccole. Basta aspettare che la colla si asciughi e la tavoletta è pronta.

Per quanto riguarda le dimensioni della tavoletta, dovrebbero essere tali da permettere ai bambini di riporla nel proprio zainetto. Noi abbiamo utilizzato un formato A5 (l’A4 va bene per chi ha uno zaino più grande).

Ma come funziona questa tavoletta naturalistica? Noi l’abbiamo progettata e costruita per permettere ai bambini di raccogliere i propri esemplari vegetali durante le passeggiate e le escursioni e di conservarli in modo ordinato. Prima della tavoletta, infatti, le nostre tasche erano piene di sassi, ramoscelli, frammenti di corteccia e foglie varie.
Con questo strumento si insegna a posizionare ciascun reperto in modo ordinato e, soprattutto, a non esagerare: ci sono cinque posti liberi e terminati quelli non è possibile raccogliere nuovi esemplari, se non sostituendo uno di quelli già presenti.
Inoltre, dal momento che i bimbi porteranno la tavoletta con sé, insegneremo loro a gestire in modo autonomo il proprio zainetto: un bel gesto educativo.

Non dimentichiamo le regole di “buona condotta naturalistica e ambientale”:

  • non si raccolgono fiori e piante se sono specie protette;
  • si deve raccogliere il materiale in modo da non danneggiare l’albero o la pianta;
  • meglio raccogliere reperti che si trovano già a terra (nel parco o nel bosco, certo non lungo i marciapiedi!).

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PLASTICA USA E GETTA ADDIO! VIETATA A PARTIRE DAL 2021

L’Unione Europea ha approvato il divieto di utilizzare oggetti in plastica monouso. A partire dal 2021, tanti prodotti in plastica che siamo abituati a conoscere, come piatti e bicchieri monouso, verranno ritirati dal commercio.
La plastica monouso è una fonte di inquinamento ambientale. L’Unione Europea produce quasi 26 tonnellate di rifiuti plastici ogni anno e più di 100 mila tonnellate finiscono in mare. L’80% dei rifiuti che produciamo è composto da plastica e solo il 30% di essi si può riciclare.

“Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da plastica in Europa fino al 2030. L’Europa dispone ora di un modello legislativo da difendere e promuovere a livello internazionale, data la natura globale del problema dell’inquinamento marino causato dalle materie plastiche. Ciò è essenziale per il pianeta”. È questa la dichiarazione rilasciata alla stampa da Frédérique Ries, eurodeputata del gruppo ALDE e relatrice.

Ecco alcuni dei prodotti che utilizziamo quotidianamente che verranno banditi dal commercio:

  • piatti di plastica monouso;
  • posate di plastica monouso;
  • cannucce di plastica;
  • bastoncini cotonati (cotton-fioc).

Per quanto riguarda i bicchieri di plastica, sulle confezioni dovranno essere riportate le indicazioni utili per il corretto smaltimento e un’informativa legata ai danni prodotti dalla dispersione ambientale.

Queste sono le misure di legge, che possiamo anticipare evitando l’acquisto dei prodotti di plastica monouso. Tutti noi abbiamo una grande responsabilità verso l’ambiente: la nostra sensibilità e la diffusione di abitudini corrette e sostenibili sono il modo migliore per salvare il pianeta.

PARLIAMONE A CASA E A SCUOLA

Abbiamo scelto di pubblicare questo articolo nella speranza che possano leggerlo anche bambini e ragazzi. Una corretta informazione sui temi ambientali è molto importante per il futuro del pianeta e dei nostri figli.

DOMANDE CHIAVE

Ecco quattro domande chiave da proporre in classe e per riflettere.

  • Qual è il tema dell’articolo?
  • Quali prodotti verranno vietati dalla direttiva europea?
  • Perché verrà vietata la plastica monouso?
  • Quali azioni possiamo fare per limitare i danni ambientali causati dalla plastica?

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PUPAZZI DI LANA

PUPAZZI DI LANA: ISTRUZIONI

Per cominciare dovrai realizzare due piccoli telai di cartoncino come quello che puoi vedere nella foto. Sul telaio, dovrai avvolgere il filo di lana.

Quando la matassa avrà raggiunto la consistenza che desideri dare al tuo pupazzo (più lo vorrai grande e più servirà lana), annoda il filo e sfila la matassa dal telaio.

Otterrai un groviglio di fili ordinato come un anello:

Forma la testa del pupazzo e annoda un piccolo pezzo di filo di lana sotto di essa:

In questa foto puoi vedere il corpo del pupazzo con la testa, a sinistra, e le braccia, a destra. Le braccia sono state realizzate utilizzando lo stesso telaio del corpo, ma con un po’ meno lana. Inoltre, la matassa delle braccia ha due nodi invece di uno.

Posiziona le braccia facendole passare all’interno della matassa del corpo:

Con un pezzo di filo, aggiungi un nodo sotto il punto in cui le braccia sono inserite nel corpo. Poi, fissale al corpo formando una sorta di “X” con il filo di lana e annodandolo sul retro. Infine, con le forbici taglia i fili di lana nella parte inferiore del corpo.

I nostri bimbi hanno realizzato il volt del pupazzo con la carta, ma potresti utilizzare anche gli occhietti adesivi.

Il nostro pupazzo è molto rudimentale: del resto, lo abbiamo costruito insieme ai bambini. Volendo dedicare un po’ di tempo e attenzione in più è possibile realizzare un telaio più grande per il corpo e utilizzare una quantità superiore di lana: in questo modo il corpo del pupazzo assumerà una consistenza più corposa. Potresti anche utilizzare fili di lana di colori diversi per le braccia e per il corpo.

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L’effetto Ikea

L’effetto IKEA si può riassumere in poche parole: se un individuo auto-produce qualcosa, il valore che attribuirà alla sua creazione sarà superiore a quello oggettivo e a quello che attribuirebbe ad un oggetto simile precostruito.
Questo effetto non vale solo per gli amanti del fai da te e del bricolage: gli studi scientifici che lo hanno indagato hanno scoperto che è universale.
C’è un’unica condizione: chi auto-produce deve riuscirci con successo. Di fronte a un fallimento, l’effetto IKEA si annulla e anzi, si genera frustrazione.

I ricercatori della Harvard Business School, per farsi un’idea della portata di questo effetto, lo hanno applicato a vari ambiti in una serie di studi: la costruzione di un mobile, la realizzazione di un origami, una costruzione con i lego. L’effetto IKEA si applica a tutti questi campi: chi produce qualcosa con le proprie mani e con la propria testa, poi, lo apprezza molto di più di un manufatto similare ma già assemblato.

L’EFFETTO IKEA APPLICATO

Questa distorsione cognitiva non dovrebbe valere esclusivamente per i produttori di mobili, ma soprattutto per chi educa.
Dovremmo ricordarci la nostra storia: l’uomo è passato attraverso millenni di evoluzione durante i quali ha sviluppato capacità artigianali sempre più raffinate, durante i quali ha imparato a costruire da sé ciò di cui aveva bisogno. I nostri cervelli e le nostre vite sono costruiti intorno al concetto di “artigianalità”. Se annulliamo la dimensione artigianale annulliamo la costruzione del valore.

Un bambino alle prese con lo studio dell’evoluzione dell’uomo ha due strade. La prima è quella di leggere due pagine fitte e noiose, assimilarle e trasformarle in una mappa colorata. In questo modo, sotto la guida attente di un insegnante e con il supporto della famiglia, imparerà a capire e a rielaborare ciò che legge e che ascolta; quel bambino, magari con un po’ di fatica, imparerà che lo studio è “artigianato della mente”.
La seconda strada è quella – molto in voga negli ultimi anni – di studiare su un testo che è già un collage di mappe, schemi e illustrazioni.
Quel libro solo in apparenza aiuta il bambino; in verità, lo espropria della facoltà più importante dell’uomo: quella di trasformare la materia grezza in un prodotto finemente lavorato.
Se allo “studio da costruire” sostituiamo dei concetti preconfezionati non produciamo una conoscenza migliore, ma una conoscenza profondamente superficiale, quasi autistica (nel senso etimologico del termine).

FONTI

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