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I punti cardinali

I punti cardinali sono quattro punti fissi, ovvero quattro punti che si possono identificare allo stesso modo in qualunque punto della superficie terrestre. I punti cardinali sono:

  • Nord, indicato con la lettera N
  • Sud, indicato con la lettera S
  • Est, indicato con la lettera E
  • Ovest, indicato con la lettera O o W (da West, che in inglese significa Ovest)

Gli uomini dell’antichità hanno utilizzato il Sole per determinare i quattro punti cardinali:

  • L’Est è il punto in cui sorge il Sole. Viene detto anche Oriente.
  • L’Ovest è il punto in cui tramonta il Sole. Viene detto anche Occidente.
  • Il Sud è il punto in cui si trova il Sole a Mezzogiorno, quando raggiunge lo Zenit (il punto di massima altezza sull’orizzonte). Viene detto anche Meridione.
  • Il Nord è il punto opposto al Sud. Viene detto anche Settentrione.

Nell’antichità si utilizzava il Sole per individuare i punti cardinali; questo sistema, tuttavia, non era molto preciso. Al contrario, è possibile individuare i punti cardinali in modo estremamente preciso utilizzando una bussola. Abbiamo parlato dei metodi per trovare i punti cardinali nell’articolo su come orientarsi.

Esistono anche quattro direzioni intermedie, ciascuna delle quali si trova lungo la bisettrice dell’angolo avente per lati due punti cardinali.

  • Sud-Est, o SE
  • Sud-Ovest, o SO/SW
  • Nord-Est, o NE
  • Nord-Ovest, o NO/NW

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Come orientarsi

Orientarsi significa utilizzare dei punti di riferimento per raggiungere una meta senza perdersi. Ecco alcuni esempi di orientamento:

  • un bambino che da casa deve raggiungere il parco deve orientarsi;
    •  
  • un navigatore che parte dal porto di Genova e deve raggiungere la Sicilia deve orientarsi;
  • un pellegrino che parte da Torino e deve raggiungere Roma deve orientarsi.

Esistono diversi modi per orientarsi. Il più semplice è quello di utilizzare dei punti di riferimento (i nomi delle vie e delle strade, negozi, chiese, campanili etc.). Nel caso del bambino che da casa deve raggiungere il parco, ad esempio, immaginiamo che debba procedere diritto lungo la Via per il Parco e svoltare a sinistra una volta raggiunta la pizzeria per trovarsi di fronte all’ingresso del parco. Se il bambino memorizza queste semplici istruzioni e questi due punti di riferimento (la via da percorrere e la pizzeria), riuscirà ad orientarsi.

Orientarsi con i punti di riferimento è un sistema comodo e veloce. Tuttavia, possiamo riuscirci solo se conosciamo bene l’ambiente in cui ci stiamo muovendo. Inoltre, ci sono luoghi, come il mare o il deserto, in cui non ci sono punti di riferimento. Come fare allora?
Gli uomini dell’antichità, per orientarsi, dovettero individuare dei punti fissi: punti di riferimento uguali in qualunque parte del mondo. In questo modo, ovunque si fossero trovati, avrebbero avuto la possibilità di ritrovare la strada di casa e la via da seguire.
Questi punti fissi prendono il nome di punti cardinali e sono il Nord, il Sud, l’Est (o Oriente) e l’Ovest (o Occidente).

ORIENTARSI CON I PUNTI CARDINALI

Ma come possiamo orientarci con i punti cardinali? Se conosciamo il punto cardinale in cui si trova la meta da raggiungere, ci basterà procedere in quella direzione e non ci perderemo.

Il punto è: come si individuano i punti cardinali? Ci sono tre modi per farlo:

  • con il Sole;
  • con le stelle;
  • con la bussola.

ORIENTARSI CON IL SOLE

Il Sole sorge a Est e tramonta a Ovest; quando il Sole è allo Zenit (ovvero quando, a mezzogiorno, è in alto sopra le nostre teste) è leggermente diretto verso Sud. Questo significa che all’alba e al tramonto possiamo orientarci con facilità.
Al mattino: distendi le braccia e orienta il braccio sinistro in direzione del Sole. Il braccio destro indicherà l’Ovest, avrai il Sud di fronte a te e il Nord alle spalle.
Alla sera: distendi le braccia e orienta il braccio destro in direzione del Sole. Il braccio sinistro indicherà l’Est, avrai il Sud di fronte a te e il Nord alle spalle.
Se conosci il punto da cui sorge il Sole in un certo luogo puoi orientarti anche in sua assenza (per esempio in una giornata di pioggia). L’importante è orientare il braccio sinistro nel punto esatto in cui sorgerebbe.

ORIENTARSI CON LE STELLE

La stella polare indica sempre il Nord. La stella polare è l’ultima stella tra quelle che formano il timone della costellazione dell’Orsa Maggiore.
Allo stesso modo dell’orientamento con il Sole, dopo aver individuato la Stella Polare possiamo distendere le braccia in avanti, in direzione della stella. Le braccia indicheranno il Nord, alle spalle avremo il Sud, alla nostra sinistra l’Ovest e alla nostra destra l’Est.

ORIENTARSI CON LA BUSSOLA

La bussola è uno strumento costruito dall’uomo per l’orientamento. La bussola ha un ago magnetico la cui punta si rivolge sempre verso il Nord. Utilizzando una bussola è possibile orientarsi con i punti cardinali in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi condizione meteorologica e con grande precisione.
Per orientarsi con la bussola bisogna disporla con l’ago in orizzontale, parallelo al terreno e aspettare finché non si sarà fermato. L’ago rosso (per convenzione la punta dell’ago nelle bussole è rossa) indicherà il Nord; perpendicolarmente, alla destra dell’ago rosso avremo l’Est, a sinistra l’Ovest e nella direzione opposta il Sud.

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L’ALBERO DELL’INCLUSIONE

L’albero dell’inclusione è un laboratorio artistico corale, che abbiamo realizzato per riflettere sul valore della diversità e della differenza.

ALBERO DELL’INCLUSIONE: ISTRUZIONI

Per cominciare, si realizza il tronco ritagliando un rettangolo da un foglio di cartoncino. Noi abbiamo personalizzato il tronco con una bella frase di Gregory Bateson: “La saggezza è saper stare con la differenza senza eliminare la differenza“.
Secondo noi si tratta di un bello spunto per riflettere sul concetto di diversità e soprattutto sul valore dell’inclusione. D’altra parte, si potrebbe sostituire con una poesia o con un altro motto, meglio se ideato dai bambini.

La chioma è stata realizzata ritagliando tante sagome di mani da fogli di riviste e giornali, che abbiamo poi incollato le une sulle altre, con la colla vinilica. Per realizzare una mano, non dovrai fare altro che poggiarla sul foglio e tracciarne il contorno con un pennarello. Poi, ritaglia lungo la linea che hai tracciato.

Questo albero si presta ad una realizzazione collettiva: ogni bambino può realizzare una o due sagome delle sue manine, da attaccare insieme a quelle degli altri.

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LABORATORIO DEI QUADRATI-PATCHWORK

In questo laboratorio creativo realizzeremo dei quadretti ornamentali in cartone e cartoncino utilizzando la tecnica del patchwork, ovvero accostando tanti pezzi di colori diversi in modo tale che formino un motivo decorativo.

QUADRI REALIZZATI CON IL PATCHWORK: ISTRUZIONI

Per cominciare, dovrai ritagliare dei triangolo colorati, che diventeranno gli elementi del patchwork. Puoi scegliere qualsiasi dimensione, l’importante è che siano tutti della stessa grandezza (anche quelli di colori diversi). Quando avrai realizzato un numero sufficiente di triangoli (per un patchwork quadrato 4×4 servono 32 triangoli, due per ciascun quadrato da formare), potrai cominciare a disporli su una base. La base può essere un foglio di carta o di cartone.

Disponi i triangoli seguendo lo schema; per ottenere il patchwork delle foto qui sotto, lo schema è il seguente (sotto le foto trovi la spiegazione):

1\1 – 3\1 – 1/2 – 1/1
1\2 – 2\3 – 2/3 – 3/1
1/3 – 3/2 – 3\2 – 2\1
1/1 – 2/1 – 1\3 – 1\1

Abbiamo utilizzato tre numeri per identificare i tre colori/stampe differenti da combinare insieme (nella seconda foto 1 corrisponde al rosso, 2 al marrone e 3 alla stampa con i giocatoli; nella prima foto 1 corrisponde alla stampa gialla, 2 alla stampa blu e 3 alla stampa rosa). Lo barra può essere \ o / a seconda di come deve essere posizionata la diagonale: \ significa che la diagonale deve partire dall’angolo in alto a sinistra e finire nell’angolo in basso a destra, mentre / significa che la diagonale deve partire dall’angolo in basso a sinistra e finire nell’angolo in alto a destra.

Dopo aver ultimato il patchwork ed esserti assicurata/o che tutti i triangoli siano orientati e posizionati correttamente, potrai incollarli, uno per volta, utilizzando la colla stick, la colla per collage o la colla vinilica.
Questi simpatici quadretti ornamentali si possono utilizzare per decorare porte e pareti, oppure appendere a una ghirlanda.

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LIBRO TUNNEL

Il libro tunnel è un diorama tridimensionale composto sovrapponendo gli elementi di scena su più fogli, distanziati da una struttura a fisarmonica. Per capire meglio come funziona questo libro, ti invitiamo a guardare il nostro video:

LIBRO TUNNEL: ISTRUZIONI

Come puoi vedere nel video, il libro tunnel si compone di questi elementi:

  • copertina con alette;
  • fogli laterali con piega a fisarmonica;
  • foglio chiuso sul retro;
  • fogli ritagliati al centro lungo le pieghe a fisarmonica, con gli elementi di scena.

La realizzazione è lunga, ma non complessa. Dovrai cominciare scegliendo il formato del libro tunnel: noi siamo partiti da un foglio A4 per la copertina, dal quale abbiamo ricavato le alette. Abbiamo utilizzato il foglio con le alette chiuse come modello e abbiamo ritagliato tutti gli altri fogli delle stesse dimensioni. In totale abbiamo utilizzato, oltre alla copertina, 4 fogli: 3 ritagliati al centro e uno pieno, quello finale.

Tutti i fogli centrali sono ritagliati come fossero delle cornici. I personaggi e gli elementi di scena sono stati ritagliati nel cartoncino bianco, colorati e incollati alla cornice con la colla vinilica.

Per assemblare il libro abbiamo incollato i fogli alle pieghe a fisarmonica dei fogli bianchi laterali, utilizzando la colla vinilica:

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INVECE DI GIUDICARE, OFFRIAMO UN’ALTERNATIVA

Il pensiero laterale offre ai genitori una cassetta degli attrezzi molto sofisticata: imparare ad evitare i giudizi e a lavorare su un ampio ventaglio di soluzioni, anche sulle più improbabili, è utile in più di un’occasione.
Decidere di allenare il proprio pensiero laterale è vantaggioso anche sul piano dell’intelligenza emotiva e dell’allenamento emotivo dei figli. Leggi questo breve estratto in cui John Gottman, in “Intelligenza emotiva per un figlio: una guida per i genitori” ci insegna a non giudicare, ma ad offrire un’alternativa concreta:

Come genitori nessuno di noi vuole che i nostri figli si accontentino di costruire scatole traballanti. Non vogliamo che i figli crescano pigri, ritrosi, aggressivi, stupidi, codardi, falsi. Ma non vogliamo nemmeno che questi difetti divengano le caratteristiche con cui i nostri figli definiscono se stessi. Come si può evitare questo genere di etichette negative? La risposta è astenersi dalle critiche generali e persistenti sui tratti della personalità del bambino. Quando si correggono i figli, bisogna concentrare l’attenzione su un episodio specifico, che è avvenuto qui e ora nella loro vita. Invece di dire: «Sei così distratto e confusionario,» bisogna dire: «Nella tua stanza i giocattoli sono sparsi dappertutto».
Invece di dire: «Leggi troppo lentamente,» è bene dire: «Se ogni sera ti dedicherai alla lettura per mezz’ora, imparerai a leggere più in fretta».
Invece di «Sei muto come un pesce,» dite: «Se parli più forte, la cameriera può sentire quello che dici».

Il principio è semplicissimo; eppure, quante volte non riusciamo a comportarci così? Troppe. Questo dipende in parte dalla stanchezza (lo stesso Gottman insegna che ci sono casi in cui si è troppo stanchi per educare in modo efficace, e in quei casi sarebbe meglio farlo presente ai ragazzi e ritagliarsi una pausa rigenerante), ma più frequentemente la responsabilità è delle nostre abitudini mentali poco creative. Siamo talmente abitudinari che ci “dimentichiamo” di cercare un’alternativa creativa da offrire ai nostri figli.

Lavoriamo sul pensiero laterale a partire da questi casi, quelli in cui giudichiamo per incapacità di offrire una soluzione. Cominciamo giocando e perseveriamo, finché questa buona abitudine non sarà diventata uno stile di pensiero vero e proprio.

La tecnica di offrire un’alternativa è efficace anche nel caso delle reazioni emotive. Come possiamo trasformare una reazione emotivo-sentimentale negativa in una risposta educativa?

Cominciamo con il primo esempio della lezione precedente: “Perché non presti mai i tuoi giocattoli a tuo fratello? Sei un’egoista. Pensa a tutte le cose che noi facciamo per te; tu, invece, non fai altro che chiedere e pretendere. Dovresti vergognarti”.
In questo caso, dobbiamo considerare che la bambina o il bambino in questione sta agendo sulla base di un suo diritto, benché questo lo stia mettendo in una posizione sociale scomoda. Inoltre, fino ai sette anni di età, un comportamento simile è del tutto naturale: il piacere della condivisione non è innato e si costruisce nel tempo.
Una risposta educativa di ampio respiro, in questo caso, è mostrare al bambino il piacere con cui noi condividiamo qualcosa. Rendiamolo partecipe delle nostre emozioni positive e dei nostri sentimenti positivi mentre condividiamo qualcosa.
Una risposta educativa immediata è quella di rivolgersi al fratello, offrendogli un’alternativa, magari proponendogli un piccolo gioco insieme.
In questo caso gli obiettivi educativi sono due: 1) nell’immediato, togliere l’attenzione dal bambino/bambina che non ha prestato il suo giocattolo per prendersi cura del bambino “offeso”. L’attenzione negata non è una punizione, ma una conseguenza dell’azione, 2) successivamente (dopo che tutti avranno smaltito la carica emotiva legata a quell’episodio), mostrare al bambino che non vuole prestare i suoi giocattoli che è bello condividere.

Secondo esempio: “Non hai studiato neanche una pagina. Sei il più pigro e svogliato della classe. Se continui così, non combinerai mai nulla nella vita”.
In questo caso, dobbiamo trovare un modo di far comprendere al bambino la situazione e le conseguenze della sua azione. Tuttavia, dobbiamo prestare grande attenzione: il nostro intervento rischia di scoraggiare, di avvilire o di danneggiare la motivazione del bambino.
Una risposta educativa potrebbe essere quella di chiedere al bambino perché non ha fatto i compiti, cercando di comprendere eventuali difficoltà (personali e didattiche). Successivamente, potremo chiedergli di svolgerli in classe, approfittandone per correggerli.
La nostra risposta dovrebbe cercare di valorizzare lo studente e le sue qualità: mortificarlo, infatti, non avrà altro effetto che quello di allontanarlo ulteriormente dal mondo della scuola.
In questo caso gli obiettivi educativi sono: 1) confortare e sostenere, 2) far comprendere le conseguenze della mancanza, 3) offrire un’occasione per recuperare (correzione in classe di uno o due esercizi).

Per finire, analizziamo l’ultimo degli esempi che avevamo proposto: “Basta. Non riesci a giocare due minuti da solo senza disturbare noi adulti! Sei davvero fastidioso. Adesso vai in camera e lasciaci in pace”.
Questo è forse il caso più semplice. Infatti, la reazione negativa è stata causata esclusivamente dal fastidio dell’adulto. In questo caso, una risposta educativa adeguata potrebbe essere quella di proporre al bambino una sorta di “missione speciale”: giocare per 3 minuti senza mai chiamare i genitori. Non possiamo spingerci oltre perché il bambino non sarebbe in grado di portare a termine il compito. Ricordiamoci che la padronanza del tempo non è scontata per i bambini.

FONTI

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