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Come fare i timbri con la frutta e la verdura

Le verdure non fanno solo bene, ma si prestano anche a numerosi lab creativi. Qualche tempo fa ti avevamo raccontato come realizzare colori naturali e completamente atossici, utilizzando verdure e spezie. Trovi qui le nostre indicazioni.

Oggi vogliamo focalizzarci su un laboratorio creativo che prevede l’utilizzo delle verdure come stampini. E’ molto semplice e praticamente alla portata di tutti. Vediamo per prima cosa come si fa.

Per prima cosa, non sprechiamo: per questo laboratorio mettiamo da parte scarti di verdura che possono trasformarsi in un’occasione creativa a costo zero! Le verdure che meglio si prestano a diventare timbrini sono:

  • sedano
  • peperoni
  • coste
  • radicchio
  • patate
  • limoni
  • mele

COME FARE I TIMBRI CON la FRUTTA E LA VERDURA

Per realizzare i timbrini di verdura, puoi partire da quelle parti che di solito si scartano, ad esempio picciolo, la base delle coste o del radicchio, la buccia, come nel caso del limone. Nel caso dei peperoni, si può separare la calotta dal resto dell’ortaggio con un coltello affilato.

Nel caso del sedano è possibile anche, dopo un primo utilizzo, ridurre la lunghezza delle coste più esterne per variare l’impronta del timbro e quindi l’effetto decorativo finale.

Le mele possono essere tagliate a metà, così come le patate. E’ poi possibile attuare un’ulteriore personalizzazione, incidendo con una formina per tagliare i biscotti la forma da stampare, dopo aver intinto il tubero o il frutto nella tempera.

Volendo, si può anche provare ad incidere a mano libera: parti da forme semplici, come una foglia o un pesciolino, per poi arrivare a disegni più complessi. In alternativa, puoi tagliare la patata a dadini, ricavandone le forme desiderate (cerchi, quadrati, triangoli, ecc.). In questo modo potrai creare divertenti stampe geometriche per cuscini e canovacci

QUALI COLORI USARE DIPINGERE CON LA FRUTTA E LA VERDURA

Una volta decisi gli ortaggi o la frutta da usare come timbri, passiamo alla scelta dei colori: puoi usare delle normali tempere, oppure cimentarti con i colori naturali. Per un primo tentativo, non troppo laborioso, le tempere vanno benissimo: scegli eventualmente dei colori ad acqua, più facilmente lavabili.

IDEE CREATIVE PER USARE I TIMBRI CON LA FRUTTA E LA VERDURA

Una volta preparato il tuo set di timbri con la frutta e la verdura, puoi sbizzarrirti in molteplici utilizzi. I timbri di frutta e verdura si prestano a personalizzare ad esempio biglietti d’auguri.

Con sedano, coste e radicchio si possono stampare motivi floreali: basta separare la base dal resto della pianta e fermare con un elastico i vari gambi, così da tenerli ben compatti. Fatto questo, intingi la verdura nel colore e procedi con la stampa.

Se desideri variare l’impronta del timbro, è sufficiente ridurre la lunghezza delle coste più esterne, ottenendo così fiorellini più piccoli.

Oltre ai biglietti d’auguri, puoi realizzare carte da pacchi originali. Inoltre puoi personalizzare borse e shopper di stoffa: in questo caso è preferibile utilizzare i colori specifici per tessuti, in modo tale da fissare il colore in modo permanete.

 

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La narrazione: cos’è e qual è il suo potenziale pedagogico

Nell’epoca in cui la rete spopola, soprattutto fra le giovani generazioni, ci si chiede quale connotazione riveste la lettura oggi, quale spazio occupa nella società e soprattutto se è ancora quell’attività così importante nello sviluppo dell’individuo, sin dalla tenera età.

narrazione

CHE COS’È LA NARRAZIONE?

La narrazione è uno strumento privilegiato della trasmissione culturale che organizza l’esperienza, costruisce e trasmette significati. Jerome Bruner la definisce come una peculiare modalità cognitiva di pensiero, da sempre usata dall’essere umano come una specie di “creazione narrativa del sé”, dimensione essenziale per la costruzione della identità soggettiva e di confronto costante con l’altro da sé.

Ogni individuo, secondo Bruner ha la consapevolezza dei suoi meccanismi di apprendimento, di come procede il suo pensiero per acquisire la capacità di organizzare la sua vita di adulto. Ecco perché la narrazione di una storia ai bambini piccoli è una modalità per proiettarlo in un mondo fantastico dove l’immagine, la voce del narratore, i personaggi diventano quasi parte di sé.

LA STRUTTURA DELLA NARRAZIONE

La storia nel suo insieme prevede una sequenza di eventi:

  • evento iniziale che descrive un cambiamento nella situazione iniziale dando il via allo svolgimento;
  • i tentativi, cioè l’insieme di sforzi e di azioni volte al perseguimento dell’obiettivo finale;
  • le conseguenze di tali azioni;
  • la reazione che chiude la storia con l’esito preferibilmente positivo.

Si tratta di una struttura ideale che però influisce sulla struttura dei ricordi e sul processo di comprensione degli individui.

LA NARRAZIONE HA IL POTENZIALE PER ESSERE UNO STRUMENTO PEDAGOGICO?

Il genere narrativo si caratterizza per il fatto di coinvolgere fortemente la dimensione affettiva e motivazionale del lettore o dell’ascoltatore di tutte le età ( lifelong learning) favorendo lo sviluppo delle facoltà cognitive, affettive, sociali ed etico-valoriali. Gli episodi narrati sono sempre accompagnati dalla descrizione dei vissuti del protagonista, con cui ci si può identificare. La coloritura emotiva del testo narrativo è anche alla base del piacere che se ne trae da esso.

Il racconto ha delle potenzialità formative importanti, in quanto conserva e trasmette un sapere di tipo pratico in grado di influire sull’azione umana e perciò rappresenta una modalità significativa di insegnamento-apprendimento. I libri di buon livello e i grandi romanzi possono rappresentare un’ottima occasione per genitori e figli, per insegnanti e alunni per imparare a riconoscere le emozioni, fra questi senza dubbi ci sono Piccole Donne, Pinocchio, Alice nel Paese delle meraviglie, Il libro della giungla, Il Mago di Oz , Il giardino Segreto, Il giro del mondo in ottanta giorni, Cuore e molti altri ancora.

La lettura di romanzi, poesie o fiabe equivale a un incontro con emozioni di altri che suscitano le nostre o che ci permettono di scoprirne sfumature nuove e significati diversi. Alcuni racconti possono offrire a genitori e insegnanti l’opportunità di affrontare con i bambini e ragazzi argomenti delicati ( crescita, bullismo, disabilità,valori autentici, lutti, violenza, omosessualità, moralità).

Con i più piccoli, l’uso di narrazioni popolari come la fiaba ( Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Pollicino, Raperonzolo, I musicanti di Brema) sono strumenti educativi efficaci per creare un ambiente di apprendimento, grazie allo schema narrativo semplice e ripetitivo che permette lo sviluppo di strategie di memorizzazione specifiche tra cui la ripetizione, oltre all’acquisizione di competenze linguistiche.

La lettura ad alta voce di fiabe, oltre a dare l’impressione ai bambini di compartecipare alla narrazione, offre anche la possibilità di affinare l’orecchio, di cogliere gli aspetti ritmico sonori del testo.

LE NOSTRE RISORSE PER DARE VITA AD UN LABORATORIO NARRATIVO

Su Portale Bambini puoi trovare numerosi materiali per realizzare il tuo laboratorio narrativo (o anche, più semplicemente, per raccontare una fiaba). Tra questi ti suggeriamo:

a cura della dott. sa Antonia Ragone

BIBLIOGRAFIA
Bruner J. (2003), La mente a più dimensioni, Bari, Editore Laterza
Camaioni L. Di Blasio P. (2004), Psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino
Canevaro A.1(997), Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano
Levorato M.C. (2000), Le emozioni della lettura, il Mulino, Bologna
Zonta R.  Bettinoni S. (1997),  ​Operare nel Sociale, Cremona, Editore Padus

 

 

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Fiabe degli Indiani d’America: il procione e l’albero delle api

Il procione aveva dormito tutto il giorno nel tronco cavo di un albero; verso sera si svegliò, si sgranchì e decise di andare a cercare qualcosa per fare cena. Nel bosco c’era un laghetto: man mano che il procione si avvicinava sentiva le grida degli animali dello stagno che scappavano allarmati. Per primo fu il cigno a gridare, seguito dalla gru e da un uccellino.

Il procione arrivò in riva al lago e riuscì a trovare solo due crostacei da mangiare. Mentre si allontanava, calpestò una famiglia di puzzole, mamma, papà e dodici piccoli, che stavano dormendo in mezzo all’erba alta.

“Oh, disse papà puzzola, come ti permetti di fare questo?”, guardando il procione molto male.
“Scusatemi” – rispose il procione – “ero assorto nei miei pensieri e non vi ho visti!”.
“Stai più attento la prossima volta” – borbottò papà puzzola.

Il procione fu contento di potersene andare via così, conoscendo il caratteraccio delle puzzole. Passando vicino ad un albero vide due scoiattoli alla base, ma prima che potesse afferrarne uno dei due, essi scapparono in cima all’albero.

“Venite giù amici – disse il procione – non vi faccio niente!”
“Non ci pensiamo nemmeno” – risposero i due scoiattoli.

Il procione andò avanti nella foresta e trovò un albero da cui proveniva fuori un odorino delizioso che metteva l’acquolina in bocca. Il procione andò a vedere e si trovò coperto di una sostanza squisita: miele! Iniziò a leccarsi e a prenderne di nuova, a leccarsi e a prenderne di nuova, quando di colpò sentì qualcosa che gli pungeva una zampa, poi il naso, poi la schiena: era circondato da api arrabbiatissime.

Il povero procione scappò via disperato, inseguito da una nuvola di api. Arrivò nella sua tana, si chiuse dentro ed iniziò a leccarsi e a leccarsi, finché non si addormentò dolorante. Da allora il procione preferisce accontentarsi di bacche e altre cose più semplici della foresta.
A volte aspetta che siano gli uomini a dargli qualcosa da mangiare: dato che è un po’ furfante, ma è carino e simpatico, possiamo anche accontentarlo.

(fonte: babyart-fiabe)

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Salvador Dalì e il Surrealismo: un laboratorio per bimbi creativi

Oggi partiamo dal libretto Salvador Dalì spiegato ai bambini, ideato dal Maestro Fabio, per parlare di uno dei principali esponenti del Surrealismo. Il movimento culturale, nato nel Novecento come evoluzione del Dadaismo, ebbe come principale teorico il poeta André Breton.

Il Surrealismo si ispira principalmente a L’interpretazione dei sogni di Freud del 1900: l’inconscio ha un ruolo fondamentale nella produzione artistica che si declina lungo tre filoni:

  • amore: inteso come fulcro della vita
  • sogno e follia: considerati i mezzi per superare la razionalità
  • liberazione dell’individuo dalle convenzioni sociali.

Dalí fu uno dei principali esponenti del Surrealismo, reso celebre dalle sue opere suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Ne l’arte spiegata ai bambini, scaricabile a questo link, potete approfondirne la vita e le opere. Di seguito trovate un breve excursus tratto dal libro.

SALVADOR DALI’: UN PO’ DI STORIA

Hola, ¿qué tal? Questa frase, nella mia lingua, significa: “Ciao, come stai?”. Riuscite a capire dove sono nato e dove ho vissuto? Vi aiuto io: sono spagnolo. Ah…che sbadato! Ho dimenticato di presentarmi: mi chiamo Salvador Dalì e sono nato il giorno 11 maggio 1904 a Figueres, una città spagnola nella regione della Catalogna.

Nel 1919 mio padre mi portò in vacanza a Cadaques, in Spagna. Qui, grazie a un amico di famiglia, scopro’ l’arte moderna e organizzo la mia prima mostra, esponendo i miei lavori realizzati a carboncino. Disegnare mi piace così tanto che, a Cadaques, mi iscrivo ad una scuola di disegno.

A scuola volevo sempre distinguermi dagli altri. Per questo motivo, a volte, mi mettevo improvvisamente a correre verso una colonna, mi lanciavo su di essa e sbattevo la testa.

Tutti rimanevano sconcertati e io mi sentivo al centro dell’attenzione: ERA PROPRIO QUELLO CHE DESIDERAVO!

Al termine dei miei studi in accademia, vado a Parigi per cercare di far conoscere la mia arte. A Parigi incontro anche un pittore che ammiro molto: Pablo Picasso.Pablo aveva sentito parlare di me dal suo amico pittore Joan Mirò. Questo incontro cambia la mia vita artistica: decido di far parte di un movimento pittorico di cui anche Picasso era protagonista: quello dei SURREALISTI.

Il surrealismo era la perfetta espressione della mia personalità perché vuole rappresentare un mondo sospeso tra realtà e sogno e la voglia di stupire le persone.

Ai critici d’arte piacevano le mie opere ma nessuno le acquistava. Vivevo così un periodo di grande povertà, anche se diventavo sempre più famoso: forse anche per via dei miei lunghi baffi curvi all’insù’.

Nel 1929, grazie a un amico, conosco Elena, una ragazza che io soprannomino Gala e che, pochi anni più tardi, diventerà mia moglie. Gala crede in me, è combattiva e decisa a farmi diventare ricco e famoso.

Mentre io dipingevo, Gala girava di galleria in galleria con le mie tele sotto il braccio, per cercare di venderle. Comincio a guadagnare grazie al frutto del mio lavoro e Gala diventa la mia “Musa ispiratrice”, ossia la fonte di ispirazione per la mia carriera e la mia vita, anche se Gala aveva, a volte, un caratteraccio !

La vita dell’autore prosegue tra fortune alterne, sempre in compagnia della determinatissima moglie, che lo lascerà nel 1982 per volare in cielo.

Di Dalì oggi restano molte opere, prevalentemente contenute nel Teatro-Museo di Figueres, inaugurato nel 1974.

CITAZIONI DI SALVADOR DALI’

Che cos’è il cielo? Dove si trova? Il cielo non si trova né sopra né sotto, né a destra né a sinistra; il cielo è esattamente nel centro del petto dell’uomo che ha fede!

Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l’apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino.

Il meno che si possa chiedere a una scultura è che stia ferma.

L’unica differenza tra me e un folle è che io non sono folle.

Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai.

Ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo, il piacere di essere Salvador Dalí.

Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla.

UN LABORATORIO SURREALISTA

Qualche tempo fa avevamo scritto del celebre gioco ideato dai surrealisti e denominato Cadaveri squisiti: si tratta di una forma di libera espressione basata sull’accostamento casuale di parole. Oggi voglia proporvi un laboratorio artistico ispirato al Surrealismo. La tecnica utilizzata è il collage.

Cosa ci serve:

  • fogli di riviste
  • cartoncino
  • forbici
  • colla stick
  • tempere
  • pennello
  • pennarelli

Come si fa

  • per prima cosa libera la tua mente e inizia a cercare sulla rivista che hai a disposizione immagini che ti piacciono. Va bene qualsiasi cosa: fiori, piante, animali, cappelli, auto …
  • taglia le immagini e prova a creare una composizione sul foglio, senza preoccuparti degli accostamenti: l’auto che hai ritagliato può finire su una nuvola, il fiore in fondo al mare … Puoi provare a rappresentare un sogno che ti è rimasto impresso, o semplicemente dar libero sfogo all’immaginazione.
  • una volta deciso come comporre il collage, procedi ad assemblare ed incollare
  • puoi anche personalizzare il disegno colorando o disegnando, con tempere e pennarelli
  • ultimato il collage, potresti, guardandolo, provare ad inventare una storia, come se il disegno fosse il cannovaccio su cui costruire la trama … Il gioco continua!

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La leggenda della mimosa

la leggenda della mimosa

LA LEGGENDA DELLA MIMOSA

C’era una volta, nel tempo in cui uomini di mare affrontavano l’ignoto per spirito di avventura e di conoscenza, un popolo forte e coraggioso la cui caratteristica peculiare era il colore dei capelli. Esso, a differenza di quello degli abitanti delle altre isole vicine, era del colore del sole.

Specialmente le donne, forti e bellissime, erano orgogliose di quelle nuvole d’oro che pettinavano per lungo tempo al giorno, inventando elaborate acconciature con trecce e nastri. Ma i tempi erano difficili e, spesso, proprio mentre gli uomini del villaggio erano in mare per la pesca e per i loro commerci, l’isola di Rainhor veniva invasa e depredata dalle tribù nemiche. E molto ambite erano le giovani donne dell’isola.

In uno di quei tristi giorni anche la dolce e bellissima Mihm, figlia del capo villaggio, cadde nella trappola tesale da un re nemico e venne rapita, insieme ad altre compagne, per far parte delle sue schiave. Il fitto dedalo di scogli dell’arcipelago e l’ostilità dei luoghi, fornivano a quei malvagi un nascondiglio perfetto di cui, difficilmente, i soccorritori delle ragazze avrebbero potuto aver ragione.

La grotta dove erano state rinchiuse in attesa del loro triste destino era accessibile solo dal mare, allorchè l’alta marea sommergeva la cavità d’ingresso, ben celata dagli arbusti che crescevano fin sopra gli scogli.
Aveva un unico condotto d’aria, che aprendosi sulla volta della grotta, sbucava sulla sommità di una collinetta brulla a picco sugli scogli.

Tutto intorno il mare con il continuo soffiare del vento e il rincorrersi di gabbiani gracchianti.
La giovane Mimh, forte nella sua agilità, era ben decisa a non arrendersi al suo triste destino e, incurante del pericolo, decise che avrebbe dovuto fare qualcosa per salvare se stessa e le sue compagne. Fu così che chiese alle compagne di essere issata sulle loro spalle per potersi infilare nello stretto cunicolo e cercare aiuto dall’alto della collina; era infatti certa che i loro parenti, e soprattutto il suo promesso sposo, stessero cercando il nascondiglio per liberarle.

Con grande sforzo la ragazza riuscì a raggiungere l’apertura collegata all’esterno e con abilità e determinazione si infilò fra le rocce , incurante dei graffi che la roccia le procurava nel tentativo di raggiungere l’esterno. L’ultimo tratto era anche il più stretto. Il tempo sembrava non passare mai e Mimh sentiva già venir meno la sua resistenza quando, con un ultimo sovrumano sforzo, riuscì a sporgere la testa dalla cavità.

Da lontano vide le veloci barche della sua gente ma la sua testa affiorante dalla collinetta non poteva essere notata da così lontano! Allora, consapevole della sua fine ormai prossima, si sciolse le trecce e i suoi lunghi capelli biondi cominciarono a muoversi nel vento come una bandiera. Era il segno, l’indicazione che gli uomini stavano ardentemente cercando.

La fine della storia non fu lieta. Le compagne di Mimh furono liberate, ma la coraggiosa ragazza morì soffocata dal suo stesso ardimento e quello stretto cunicolo divenne la sua stessa tomba .

Quando il suo promesso sposo si recò sulla collina per onorare il corpo della sua sfortunata sposa con una degna sepoltura, trovò al posto di Mihm una pianta dalle radici profonde e fortissime, e una grande chioma di fiori d’oro che si muovono al vento….. Era la mimosa.

FONTI

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Laboratori sulla neve e sull’inverno

In questi giorni le nevicate hanno colpito tutta la Penisola e ci hanno molto ispirati. A noi il freddo piace: amiamo andare in giro con i bambini, opportunamente coperti, ma ci divertiamo anche a pensare a laboratori creativi ispirati a questa stagione dell’anno.

L’inverno e la neve si prestano a molteplici esperimenti artistici. Oggi ve ne proponiamo tre, ripresi dal web.

LAB 1: BIANCHI COME LA NEVE

Lab tratto dal sito: progettoinfanzia.net

Cosa ci serve:

  • cartoncino bianco
  • spugne
  • tempere
  • carta velina bianca
  • carta stagnola
  • stoffa

Come si fa:

  • per prima cosa dipingi il cartoncino bianco per creare lo sfondo: può essere colorato a piacimento o ispirato ai colori dell’inverno
  • mentre lo sfondo si asciuga, arrotola la carta velina su se stessa per formare il tronco e i rami dell’albero: il tronco sarà più lungo, i rami più corti
  • una volta pronti gli elementi da assemblare per l’albero, incollali sul cartoncino
  • come tocco finale: aggiungi brillanti fiocchi di neve, ottenuti arrotolando carta stagnola e stoffa argentata

Obiettivi:

  • Imparare ad usare i colori liberamente e in maniera intenzionale
  • Usare in modo creativo carta e stoffa
  • Sviluppare la motricità fine attraverso la manipolazione dei materiali: strappo, pressione, prensione, coordinamento oculo – manuale

LAB 2: UCCELLINI SOTTO LA NEVE

Lab tratto dal sito: progettoinfanzia.net

Se è possibile, meglio lavorare con un piccolo gruppo di bambini per allenare il team-working e la collaborazione. E’ comunque possibile realizzare individualmente il laboratorio, ci sarà solo un po’ più di lavoro da fare.

Cosa ci serve:

  • foglio di carta (meglio A3, specialmente se si lavora in gruppo)
  • pennelli larghi
  • pennarelli
  • spugne
  • tempere
  • rotoli Scottex ultimati
  • piattino di plastica
  • tappi di sughero
  • eventualmente: carta crespa bianca o batuffoli di cotone bianchi

Come si fa:

  • dipingi lo sfondo con larghe pennellate o con la tecnica della spugnatura
  • quando la tempera è asciutta, disegna con il pennarello gli alberi
  • poi con i tappi di sughero e i rotoli di scottex intinti nella tempera bianca “stampa” i fiocchi di neve a piacimento sullo sfondo
  • puoi anche personalizzare ulteriormente incollando sullo sfondo fiocchi di neve in rilievo, realizzati con palline di carta crespa o batuffoli bianchi

Obiettivi:

  • collaborare per la realizzazione di un progetto comune
  • sviluppare la motricità fine attraverso la manipolazione dei materiali: strappo, pressione, prensione, coordinamento oculo – manuale

LAB 3: COSTRUIAMO UN PUPAZZO DI NEVE

Lab tratto dal sito: mammachelibro.com

Cosa ci serve:

  • confezione di cartone delle uova
  • bottoni piccoli
  • panno di feltro rosso
  • tempera bianca e tempera nera
  • colla vinavil
  • pennarello nero
  • pennarello arancione
  • pongo bianco
  • 2 rametti

Come si fa:

  • con il cartone delle uova realizza il corpo ed il cappello del pupazzo
  • dipingi il cappello con la tempera nera, il corpo e il viso con la tempera bianca
  • disegna il naso e la bocca con i pennarelli una volta asciugata la tempera
  • incolla due bottoni per gli occhi e gli altri sulla pancia
  • taglia una piccola striscia di feltro e incolla la sciarpa del tuo pupazzo intorno al collo
  • con due rametti realizza le braccia: il pongo servirà a fissarli al corpo del pupazzo

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