Stai cercando un laboratorio per far capire ai più piccoli come si formano i colori secondari a partire dai colori primari?
LENTI MAGICHE: ISTRUZIONI
Per realizzare le lenti magiche ti serviranno:
fogli di carta velina dei colori primari;
fogli di cartoncino;
forbici;
colla vinilica;
lapis.
Per cominciare, dovrai ritagliare la sagoma delle lenti dai fogli di cartoncino. Puoi tracciare la sagoma con il lapis oppure utilizzare una sagoma già pronta. Dovrai realizzare due sagome per ciascuna lente.
Adesso, ritaglia un cerchio di carta velina un po’ più grande del foro nella lente. Incolla il cerchio di velina ad una sagoma, poi ultima la lente incollando al di sopra l’altra sagoma.
Ma dov’è la magia? Prova a sovrapporre due lenti in una stanza ben illuminata (o sotto la luce di una lampada): ti accorgerai che i colori si uniranno formando il colore secondario corrispondente!
Facendo un paio di prove, abbiamo scoperto che perché il laboratorio riesca al meglio bisogna utilizzare una carta velina molto sottile (dunque, deve essere di buona qualità).
Le coppie sono:
GIALLO + BLU = VERDE
GIALLO + ROSSO = ARANCIONE
ROSSO + BLU = VIOLA
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Tre riflessioni di Massimo Recalcati sulle grandi angosce dei genitori moderni e su come la libertà di cui godiamo non sia altro che un’illusione effimera.
“Soffermiamoci su almeno due grandi nuove angosce dei genitori di oggi. La prima è relativa all’esigenza di sentirsi amati dai loro figli. Questa esigenza è inedita e ribalta la dialettica del riconoscimento: non sono più i figli che domandano di essere riconosciuti dai loro genitori, ma sono i genitori che domandano di essere riconosciuti dai loro figli. In questo modo la dissimmetria generazionale viene ribaltata. Per risultare amabili è necessario dire sempre «Sì!», eliminare il disagio del conflitto, delegare le proprie responsabilità educative, avallare il carattere pseudodemocratico del dialogo.
…
La seconda grande angoscia dei genitori di oggi è quella legata al principio di prestazione. Lo scacco, l’insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Di fronte all’ostacolo la famiglia ipermoderna si mobilita, più o meno compattamente, per rimuoverlo senza dare il giusto tempo al figlio di farne esperienza. Le attese narcisistiche dei genitori rifiutano di misurarsi con questo limite attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria. Ma, come ha scritto Sartre, se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini… e quasi mai felici. Avere un figlio senza difetti, capace di prestazione, riflette le angosce narcisistiche dei genitori. Il fallimento della trasmissione può essere legato a un’esigenza di clonazione, di immedesimazione nel proprio discendente, di ripetizione dello stesso destino.
…
Cosa è il disagio della giovinezza nella civiltà dominata dal discorso del capitalista e dalla sua «libertà immaginaria», dalla libertà del godimento che in realtà è una manifestazione del Super-io, ovvero dell’istanza che nega ogni forma possibile di libertà, che rende schiavi? Questa libertà non è il lievito del desiderio, per usare un’immagine evangelica, ma una nuova forma di schiavitù che rigetta ogni forma di responsabilità“.
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Il contributo dell’arte all’educazione è immenso: dall’arte possiamo imparare ad amare la ricerca e la libertà, ad esprimerci e ad ascoltare. L’arte ci insegna a pensare, nella misura in cui ci stimola ad andare oltre. L’arte, prima di essere spiegata, va vissuta. Bisogna che i bambini la tocchino con mano, che sperimentino. L’arte figurativa, per fare un esempio, ha bisogno di matite e pennarelli, ma non solo: colla, ritagli, fotografie e reperti. Qualsiasi materiale ha grande dignità.
Quando affrontiamo il tema dell’arte figurativa con i bambini, dobbiamo distinguere:
la dimensione contemplativa;
la dimensione attiva.
La prima dimensione dovrebbe essere caratterizzata dal racconto: i bambini sono curiosi e liberi dal pregiudizio che vede nell’arte una “noiosa materia scolastica”. Proprio la loro libertà, tuttavia, li porta ad essere ascoltatori molto esigenti. Per avere la loro attenzione, dobbiamo riuscire a coinvolgerli in una dimensione narrativa avvincente. Scegli un artista che ha toccato il tuo cuore o un prodotto artistico da cui cominciare. Prova a raccontarlo, prova a trasmettere la passione che genera dentro di te ai bambini. Liberati dal manierismo: l’arte è istinto e emozione.
La seconda, dovrebbe svolgersi sotto l’insegna della libertà: un disegno da colorare non deve essere ridotto a un disegno da colorare. Un bambino potrebbe pensare di ritagliarlo, un altro di incollarvi sopra degli oggetti. L’arte fiorisce dove viene lasciata libera di esprimersi. In questo senso, è una grande palestra per genitori, insegnanti e educatori: lasciare i nostri ragazzi liberi di fare arte significa allenarci a mettere da parte i nostri pregiudizi e ad osservare. E senza osservazione non c’è educazione.
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“Il bambino pensa con il sentimento, non con l’intelletto”.
Janusz Korczak
Janusz Korczak fu un pediatra e un pedagogista polacco, scomparso anzitempo nel lager di Treblinka, nel 1942. Al centro del pensiero di Korczak troviamo il rispetto del bambino e dei suoi diritti, dai quali dipende la possibilità di una crescita serena. Questi diritti, tuttavia, non sono semplici da comprendere e riconoscere: infatti, possiamo garantirli solo se riusciamo ad osservare e comprendere la natura profonda del bambino.
Vogliamo proporti i suoi “diritti del bambino”, tratti da “Come amare il bambino” (ed. originale 1920, trad. it 1996, Luni).
I DIRITTI DEL BAMBINO
Diritto alla morte.
Diritto alla sua vita presente.
Diritto a essere quello che è.
Diritto a esprimere ciò che pensa.
Diritto a prendere attivamente parte alle considerazioni e alle sentenze che lo riguardano.
Diritto al rispetto.
Rispetto per la sua ignoranza.
Rispetto per la sua laboriosa ricerca della conoscenza.
Rispetto per le sue sconfitte e le sue lacrime.
Rispetto per la sua proprietà.
Rispetto per i colpi che gli riserva il duro lavoro della crescita.
Rispetto per ogni suo minuto che passa, perché morirà e non tornerà più e un minuto ferito comincerà a sanguinare.
Il bambino ha diritto di volere, di chiedere, di reclamare – ha il diritto di crescere e maturare e, giunto alla maturità, di dare i suoi frutti.
Il primo punto merita un breve approfondimento: gran parte degli educatori e dei pedagogisti hanno sottolineato l’importanza, per il bambino, di fare esperienza anche dei pericoli. Se proteggiamo i bambini da tutto, otteniamo l’effetto di farli crescere in un mondo ovattato, artefatto. Lo stesso Korczak chiarisce che “per timore che la morte possa strapparci il bambino, strappiamo il bambino alla vita; per impedire che muoia non lo lasciamo vivere (…). Per un domani che non capisce né ha bisogno di capire lo derubiamo di molti anni di vita”.
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Il bullismo, come il silenzio, è un fatto sociale: non riguarda tanto il bullo o la vittima in sé, quanto piuttosto la famiglia, la classe e la comunità. In particolare, è interessante analizzare il bullismo dei genitori, ovvero quelle situazioni in cui i genitori diventano bulli o favoriscono – anche inconsapevolmente – questo fenomeno.
Facciamo un esempio. Stevie Grassetti, psicologo dell’Università del Delaware, conferma che “quando i genitori dicono ai bambini di non lasciarsi coinvolgere, è più facile che i ragazzi si uniscano ai bulli o facciano finta di niente“. Al contrario, i genitori che affrontano il tema del bullismo ed invitano i propri figli a parlarne e a non far finta di niente, producono un atteggiamento proattivo e positivo, volto a risolvere i casi di bullismo e a monitorare le situazioni sociali. In modo simile, i genitori che educano i figli all’autonomia e che dialogano con loro senza opprimerli, riducono il rischio che i propri ragazzi diventino bulli o vittime. Si tratta di banalità e forse non era il caso di scomodare la psicometria.
Si tratta di banalità? Probabilmente sì. Banalità che rivelano una verità scomoda:
Se di fronte ai problemi facciamo finta di niente, educheremo i nostri figli a voltarsi dall’altra parte. Se usiamo violenza, cresceremo dei violenti. Se giustifichiamo tutto e tutti, insegneremo loro a giustificare o a sentirsi giustificati.
Di fronte al bullismo siamo tutti responsabili. Questo assunto è alla base dei programmi più efficaci di lotta al bullismo e dovrebbe guidare mamma e papà nell’affrontare questo tema. Prendiamolo sul serio.
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Stai cercando idee per i tuoi lavoretti di Carnevale? Scopri come realizzare dei simpatici portaoggetti con le stelle filanti e la colla vinilica.
PORTAOGGETTI CON LE STELLE FILANTI: ISTRUZIONI
Per realizzare questo lavoretto ti serviranno:
stelle filanti;
colla vinilica;
ciotola;
acqua;
pennello;
stuzzicadenti.
Comincia avvolgendo una stella filante intorno ad uno stuzzicadenti, fino ad esaurirla: otterrai una sorta di disco. In una coppetta versa della colla vinilica e diluiscila leggermente con dell’acqua, fino ad ottenere una consistenza semi-liquida. Cospargi la superficie del disco con la colla, poi unisci all’estremità della prima stella filante una nuova (unendole con un po’ di colla) e riprendi ad avvolgere.
In questa foto puoi vedere la struttura del portaoggetti: abbiamo sovrapposto una decina di stelle filanti per raggiungere la giusta dimensione. Quando il disco sarà grande a sufficienza, potrai lavorarlo con le mani, per dargli la forma di un cono. Spingi leggermente verso l’alto gli strati interni del disco e spennella con la colla diluita la superficie.
Ecco una coppa portaoggetti terminata:
Per un risultato ancora più caratteristico, puoi realizzare due coppe di dimensioni simili: una fungerà da base e l’altra da coperchio. In questa foto puoi vedere i portaoggetti chiusi con il loro coperchio (l’altro lavoretto è un portaoggetti realizzato con i coriandoli):
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