Quinta fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La quinta fatica che Euristeo impose ad Ercole fu di pulire in un solo giorno le stalle di Augia. Augia era il re della città di Elide e possedeva un gran numero di cavalli, che riempivano le loro stalle di letame. Ercole giunse ad Elide e propose ad Augia un accordo: lui avrebbe pulito le stalle da tutto il letame – in un giorno soltanto – in cambio di un decimo dei cavalli che possedeva. Augia accettò, pur senza credere alle parole di Ercole: infatti, neppure tutti i suoi stallieri sarebbero riusciti a ripulire le stalle. Ma Ercole non aveva intenzione di compiere questa fatica con la forza delle braccia. Per cominciare, Ercole aprì una breccia nella stalla e vi fece entrare l’acqua del fiume che scorreva lì vicino, dopo aver deviato il suo corso. L’acqua, entrando dalla breccia e uscendo da un’altra breccia, ripulì completamente le stalle. Il re Augia, tuttavia, che aveva saputo che l’impresa era stata ordinata da Euristeo, si rifiutò di pagare la ricompensa e scacciò Ercole da Elide. Ercole tornò a Micene, ma Euristeo non considerò valida la sua fatica: infatti, aveva mentito ad Augia per ottenere un compenso.
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Quarta fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La quarta fatica che Euristeo impose ad Ercole fu la cattura del cinghiale di Erimanto. Questo animale selvaggio abitava sul monte Erimanto, ma spesso scendeva a valle e devastava i campi e i villaggi, seminando il terrore nei contadini. Lungo la strada per Erimanto, Ercole fu ospitato in una grotta da Folo, un centauro figlio di Sileno. Ercole chiese al centauro di offrirgli del vino, che i centauri custodivano gelosamente in una giara di terracotta. Non appena Folo la aprì i centauri, attirati dall’odore del vino e temendo che qualcuno potesse rubarlo, fecero irruzione nella grotta, armati di pietre e bastoni. Ercole li scacciò con una torcia ardente e inseguì i centauri fuggiaschi, che si erano rifugiati dal saggio Chirone, centauro immortale che era stato maestro di Ercole. Dopo aver disperso i centauri, Ercole raggiunse l’Erimanto e trovò il cinghiale: gli diede la caccia fino alla cima della montagna, dove il cinghiale, sfinito dopo la corsa nella neve alta, si accasciò al suolo. Ercole se lo caricò sulle spalle e lo portò a Micene, da Euristeo.
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Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Dopo che Prometeo rubò il fuoco agli dei e lo consegnò agli uomini, questi cominciarono a sentirsi potenti come gli dei. Costruirono città sempre più grandi e macchine sempre più complesse e presto cominciarono a farsi la guerra fra loro per stabilire chi dovesse essere il re di tutte le città. Solo un regno rimase saggio e pacifico: quello del figlio di Prometeo Deucalione e di sua moglie Pirra. Il loro regno si trovava ai piedi del monte Parnaso e i due anziani sovrani si sforzavano per far sì che fosse un regno giusto e religioso. Zeus, vedendo l’arroganza degli uomini e i danni che stava causando scatenò un diluvio che sommerse ogni cosa. Tutti gli uomini annegarono tranne Deucalione e Pirra. Prima del diluvio, infatti, Zeus li aveva informati del suo volere e aveva ordinato loro di salire su una barca e di non scendere finché non fosse tornato il Sole. Quando il diluvio cessò e la barca su cui si trovavano Deucalione e Pirra rimase incagliata sulla cima del Parnaso, i due sovrani scesero a terra e tornarono nella loro città, dove non trovarono altro che rovine. Per prima cosa i due anziani ricostruirono il tempio di Temi, la dea della giustizia, che li ricompensò con questo oracolo: «Uscite dal mio tempio e gettate alle vostre spalle le ossa della Grande Madre.» Deucalione e Pirra impiegarono molti giorni a capire il significato delle sue parole, finché un giorno capirono che la Grande Madre era la Terra e le sue ossa non erano altro che le pietre. I due cominciarono a lanciare pietre dietro di sé. Appena toccavano terra, le pietre gettate da Deucalione diventarono uomini e le pietre lanciate da Pirra diventarono donne. Fu così che l’umanità ripopolò la Terra.
Tag: Deucalione e Pirra, mito di Deucalione e Pirra
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Terza fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La terza fatica che il re Euristeo impose ad Ercole fu la cattura della cerva di Cerinea: avrebbe dovuto portarla a Micene ancora viva. Questa era una cerva consacrata alla dea Artemide, che viveva a Enoe e aveva delle magnifiche corna d’oro massiccio. Inizialmente Ercole non voleva ferire l’animale e la inseguì per un anno intero, cercando di acciuffarla. Infine, quando la cerva si rifugiò sul monte Artemisio, Ercole la ferì con una freccia, mentre stava attraversando un fiume; se la caricò sulle spalle e scese dal monte per tornare a Micene. Mentre tornava a casa, la dea Artemide e il dio Apollo gli sbarrarono la strada: volevano impedirgli di tornare a Micene poiché aveva ferito un animale consacrato a una divinità. Ercole, però, si difese spiegando loro che si trattava di una fatica impostagli da Euristeo per volere di un’altra divinità e che, dunque, lui non aveva colpe. Persuasi gli dei poté fare ritorno a Micene e consegnò la cerva di Cerinea ad Euristeo.
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Seconda fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
La seconda fatica che Euristeo impose ad Ercole fu di uccidere l’idra di Lerna. L’idra era un mostro nato e cresciuto nella palude di Lerna, nascosta dalle canne e dagli acquitrini; aveva un corpo immenso e ricoperto di squame, con nove teste: otto teste erano mortali, ma quella di mezzo era immortale. L’idra si aggirava per le pianure che circondavano la palude di Lerna, massacrando gli animali e gli uomini che incontrava lungo la sua strada e devastando quella regione. Ercole partì subito sul suo carro, guidato dal suo fedele compagno Iolao; in breve tempo raggiunse Lerna e lì trovò l’idra che riposava su una collinetta, poco distante dalle sorgenti di Amimone, in cui aveva la sua tana. Per snidarla e attirare la sua attenzione, Ercole cominciò a colpirla con delle frecce infuocate: l’idra, sibilando, si lanciò contro di lui; Una delle teste dell’idra si avvolse intorno ai suoi piedi, mentre Ercole colpiva le teste con la sua clava. Ma ad ogni colpo, una testa si frantumava e al suo posto ne cresceva una nuova. Inoltre, vedendo l’idra in difficoltà, un gigantesco granchio era uscito dalle sorgenti e con le sue chele pizzicava Ercole; in suo aiuto giunse Iolao, che uccise il granchio e gli portò una torcia infuocata. Così, Ercole, dopo aver colpito una testa con la clava, la bruciava nel fuoco e in questo modo le impediva di ricrescere. Quando fu rimasta solo la testa immortale, l’eroe la tagliò con la sua spada corta e la seppellì sotto due metri di terra. Poi, nel punto in cui l’aveva seppellita, ai margini della strada, pose un enorme macigno. In questo modo, nessuno sarebbe riuscito a recuperarla. Infine, Ercole prese le sue frecce e le bagnò nella bile avvelenata che fuoriusciva dal cadavere dell’idra. Ercole tornò da Euristeo portando le frecce avvelenate come prova; tuttavia, il re, poiché l’eroe era stato aiutato da Iolao, si rifiutò di conteggiare tra le dodici fatiche l’uccisione dell’idra e decise che ne avrebbe dovuta aggiungere un’altra.
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Risorse didattiche
Quale fu la seconda fatica che Euristeo assegnò ad Ercole?
Qual’era l’aspetto dell’idra di Lerna?
Quale dei compagni di Ercole lo accompagnò a Lerna?
Quale creatura accorse in aiuto dell’idra di Lerna?
Che stratagemma utilizzò Ercole per evitare che le teste dell’idra potessero ricrescere?
Quali armi aveva con sé Ercole per affrontare l’idra?
Cosa ne fece l’eroe della testa immortale del mostro?
Perché Euristeo decise di non considerare l’uccisione dell’idra tra le dodici fatiche?
Laboratorio narrativo
La descrizione dell’idra che ci fa Apollodoro nella versione originale di questo mito è molto breve: l’idra viene descritta come un mostro a nove teste, una delle quali immortale; scopriamo alla fine del racconto che questo mostro aveva dentro di sé del veleno, quello in cui Ercole intinge le sue frecce. Il mito non si sofferma invece a parlarci delle sue abitudini, del suo aspetto e dei suoi poteri. (in verità c’è una ragione: nell’antichità, i libri erano scritti su papiri, pergamente o tavolette di legno di poche pagine; dunque, bisognava essere sintetici!). Provaci tu. Realizza una carta d’identità dell’idra di Lerna; immagina di dover compilare un “quaderno dei mostri”, in cui inserire tutti i dettagli importanti su questo terribile mostro:
Sputa fuoco?
Sa nuotare bene? Si muove scavando sottoterra? Può volare?
Ha dei denti affilati o un veleno mortale?
Di cosa si nutre?
Naturalmente, dovrai inventare più dettagli possibili e fare in modo che la scheda sia d’aiuto al prossimo eroe che tenterà di sconfiggere l’idra!
PER APPROFONDIRE
Apollodoro (2004), Biblioteca: la più grande raccolta antica di miti, la Biblioteca di Apollodoro è una pietra miliare per tutti gli appassionati del mondo classico
De Crescenzo (2014), I grandi miti greci: un testo per tutti i grandi che vogliono avvicinarsi alle curiosità del mito greco, in modo leggero e quasi irriverente
Milbourne A. et al. (2011), Il grande libro dei miti greci: probabilmente la più bella raccolta di mitologia greca per i piccoli
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Prima fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Si racconta che Ercole, eroe figlio di Zeus, dopo una terribile battaglia, impazzì a causa di Era, una divinità gelosa di lui che l’aveva colpito con un incantesimo. Nel colmo della sua pazzia, l’eroe gettò i suoi stessi figli nel fuoco. Quando tornò in sé, Ercole abbandonò la città; poi, andò a interrogare l’oracolo delle divinità, per sapere come avrebbe potuto rimediare alle sue colpe. L’oracolo, gli disse che avrebbe dovuto mettersi al servizio del re Euristeo per dodici anni: qui avrebbe dovuto compiere dodici fatiche. Ercole fece come gli aveva detto l’oracolo e si recò nella città di Tirinto, su cui regnava Euristeo. Il sovrano, come prima impresa, gli ordinò di uccidere il leone di Nemea e di portagli la sua pelle. Il leone di Nemea era una bestia leggendaria: figlio di Tifone, si diceva che fosse invulnerabile alle armi degli uomini; questa creatura selvaggia terrorizzava gli uomini e gli animali e nessuno osava avvicinarsi a lui. Ercole si diresse subito alla ricerca del leone di Nemea. Dopo due giorni di ricerche, Ercole riuscì a trovare il leone e, da lontano, gli scagliò una freccia. Tuttavia, la bestia era invulnerabile alle armi e la punta della freccia, invece di conficcarsi nella sua carne, andò in mille pezzi. Allora, Ercole prese la sua clava di legno e corse verso il leone, dimenandola per aria. La bestia, colta di sorpresa, arretrò e andò a nascondersi in una grotta lì vicino; la grotta aveva due uscite e se l’eroe fosse entrato da una delle due aperture, il leone sarebbe potuto uscire facilmente dall’altra, intrappolandolo. Ercole sigillò una delle due uscite con delle pietre, poi entrò e si buttò sul leone; poiché non poteva ucciderlo con la clava né con le frecce, gli circondò il collo con le braccia e lo strinse, fino a soffocarlo. Così morì il leone di Nemea, figlio di Tifone. Subito dopo, Ercole prese sulle spalle il leone e lo riportò a Tirinto; si dice che Euristeo, sconvolto per la forza di quell’uomo, si nascose in una giara di bronzo, nei sotterranei.
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Risorse didattiche
COMPRENSIONE DEL TESTO
Perché Ercole andò a Tirinto per servire Euristeo?
Quale fu la prima fatica che Tirinto assegnò a Ercole?
Di chi era figlio il leone di Nemea?
Perché il leone era tanto temibile?
Quali armi aveva con sé Ercole per combattere il leone?
In che modo Eracle uccise il leone di Nemea?
Cosa fece Euristeo in seguito al ritorno di Ercole con la pelle del leone?
Chi era il padre di Ercole?
PER APPROFONDIRE
Apollodoro (2004), Biblioteca: la più grande raccolta antica di miti, la Biblioteca di Apollodoro è una pietra miliare per tutti gli appassionati del mondo classico
De Crescenzo (2014), I grandi miti greci: un testo per tutti i grandi che vogliono avvicinarsi alle curiosità del mito greco, in modo leggero e quasi irriverente
Milbourne A. et al. (2011), Il grande libro dei miti greci: probabilmente la più bella raccolta di mitologia greca per i piccoli
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