Decima fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Come decima fatica, a Ercole fu chiesto di portare a Micene le mandrie di Gerione. Gerione, discendente di Oceano, era una creatura con due gambe e tre busti di uomo, tre teste e sei braccia. Costui possedeva una mandria di buoi e giovenche rosse come il fuoco, custodite dal cane a due teste Orto, figlio di Tifone. Ercole partì da solo per raggiungere Erizia, dove Gerione custodiva le sue mandrie; lì fu assalito dal cane, ma riuscì a sconfiggerlo con la sua clava. Ercole sconfisse anche il mandriano che custodiva le mandrie, poi caricò gli animali sulla sua nave. Nel frattempo, era arrivato anche Gerione, che impugnava armi con tutte le sue braccia. Dopo un lungo duello, Ercole lo abbatté con una freccia; poi, salpò per tornare a casa.
La via del ritorno, però, non fu facile. Dapprima, un bue imbizzarrito si gettò in mare dalla nave e nuotò fino alla Sicilia. Lì fu raccolto dal figlio di Poseidone, che lo unì alle sue mandrie. Eracle fu costretto a sconfiggerlo in battaglia per tre volte di fila prima di riavere il suo bue. Poi, dopo aver attraversato il mar Ionio, mentre sostava in Tracia, Era scatenò un tafano contro le mandrie, che scapparono sulle montagne, dove divennero selvatiche. Ercole le inseguì e le riportò sulla nave. Infine, raggiunta Micene, consegnò gli animali a Euristeo, che li offrì in sacrificio a Era.
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Ottava fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Come ottava fatica Euristeo chiese ad Ercole di rubare le cavalle di Diomede, re di Tracia, e di portarle a Micene. Diomede era figlio del dio Ares e regnava sul popolo dei Bistoni, guerrieri feroci. Ercole partì con un gruppo di volontari, armati fino ai denti; dopo aver raggiunto i recinti delle cavalle, sconfisse i guardiani e le portò alla sua nave. Stava per salpare con i suoi uomini quando arrivarono i Bistoni. Ercole diede le cavalle a Abdero, uno dei suoi uomini, affinché le facesse salire sulla nave e le custodisse; poi, affrontò i Bistoni e uccise in battaglia Diomede, facendo fuggire tutti gli altri. Arrivati a Micene, Euristeo ordinò a Ercole di liberare le cavalle, che fuggirono fino al monte Olimpo: lì, però, furono sbranate dalle bestie selvatiche.
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Nona fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Come nona fatica, Euristeo impose ad Ercole di portargli la cintura di Ippolita, la regina delle amazzoni. Le amazzoni erano un popolo di donne guerriere che abitavano lungo il fiume Termodonte; la loro regina portava una cintura che le era stata donata dal dio Ares, come riconoscimento della sua forza in battaglia. La figlia di Euristeo desiderava tanto quella cintura, per questo il padre chiese ad Ercole di portargliela.
Quando Ercole arrivò al porto di Temiscira, Ippolita andò a fargli visita, per sapere cosa lo aveva spinto fin lì. Ercole spiegò alla regina che aveva ricevuto l’ordine di portare a Micene la sua cintura e lei gli promise che gliela avrebbe donata. Ma Era, la dea che tanto detestava Ercole, scese sulla terra, travestendosi da amazzone, e cominciò a gridare che Ercole e i suoi uomini volevano assassinare la regina. Le amazzoni, impaurite e piene di sdegno, presero le loro spade e i loro giavellotti e si lanciarono a cavallo contro gli stranieri appena arrivati. Ercole, che non sapeva nulla dell’inganno di Era e temeva di essere stato tradito da Ippolita, prese le armi e si difese, sconfiggendo le amazzoni e uccidendo la loro regina. Poi, recuperò la cintura e tornò a casa.
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Settima fatica di Ercole Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle
Come settima fatica, Euristeo chiese ad Ercole di portargli il toro di Creta. Questo toro era uscito dalle acque del mare per volere di Poseidone, perché il re Minosse potesse sacrificarlo per lui. Minosse, però, fu colpito a tal punto dalla bellezza del toro che lo liberò tra le mandrie e sacrificò a Poseidone un altro toro. Il dio, infuriato fece impazzire il toro, che da quel momento seminò la distruzione sull’isola. Quando Ercole raggiunse Creta, Minosse gli disse che se avesse domato il toro, avrebbe potuto portarlo via con sé. Ercole lo catturò, lo domò, lo caricò sulla sua nave e lo condusse da Euristeo. A Micene il toro fu liberato e fuggì prima a Sparta, poi a Maratona, dove tormentava gli abitanti della pianura.
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Tag: fatiche di Ercole, le dodici fatiche di Ercole
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La sesta fatica che Euristeo impose ad Ercole fu quella di cacciare gli uccelli stinfalidi. C’era infatti una città dell’Arcadia chiamata Stinfalo, che sorgeva sulle rive del lago Stinfalo ed era coperta di vegetazione. Lì si era rifugiato un numero sterminato di uccelli che infastidivano gli abitanti della città. Ercole non sapeva come fare per scacciare gli uccelli dagli alberi, ma fu aiutato da Atena, che gli regalò dei sonagli di bronzo forgiati da Efesto. L’eroe salì sulla cima del monte che sovrastava il lago Stinfalo e cominciò a percuotere i sonagli così forte che gli uccelli, terrorizzati da quel frastuono, volarono via. Ercole, dalla cima della montagna, riuscì ad abbattere tutti gli uccelli con le sue frecce e portò a termine anche questa fatica.
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