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ANIMALI GEOMETRICI

Sapevi che è possibile realizzare dei semplici animali geometrici utilizzando le forme geometriche (cerchio, triangolo, quadrato etc.)?  Gli animali geometrici sono un buon esercizio per insegnare ai più piccoli i nomi e le caratteristiche delle principali forme geometriche.

REALIZZARE GLI ANIMALI GEOMETRICI

Esistono varie tecniche per realizzare gli animali geometrici. Una delle più adatte ai bambini è il collage, che puoi vedere nella foto qui sotto:

animali geometrici

Noi abbiamo realizzato un gattino sovrapponendo due cerchi e un pesce rosso utilizzando un cerchio e un triangolo. Abbiamo utilizzato come base un foglio A4 di cartoncino nero, per evidenziare il contrasto tra i colori. Abbiamo ritagliato le forme geometriche da alcuni fogli di carta colorata e le abbiamo incollate al loro posto utilizzando la colla stick. Infine, abbiamo completato il disegno con il pennarello indelebile bianco.

Chiaramente, è possibile disegnare gli animali geometrici direttamente sul foglio, aiutandosi con un righello e un compasso oppure con uno stencil. Ecco due esempi di composizioni ottenute utilizzando varie forme geometriche per realizzare degli animali:

animali geometrici

animali geometrici 2

A proposito, se stai cercando qualche altro modello di animali geometrici, dai un’occhiata al nostro libro Favole di Esopo illustrate con la geometria: per ciascuna delle favole proposte, abbiamo realizzato gli animali rappresentati utilizzando solo linee e semplici poligoni.

 

 

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COMBATTIAMO L’ANALFABETISMO FUNZIONALE A CASA E A SCUOLA

L’analfabetismo funzionale è una piaga sociale: dal mondo del lavoro a quello politico, dalla scuola alla vita domestica, avere a che fare con un analfabeta funzionale è un problema serio. In Italia, purtroppo, questa condizione affligge quasi il 30% della popolazione, che sa leggere e scrivere, ma che non riesce a comprendere un testo, ad argomentare una tesi o a produrre un pensiero complesso e coerente.

LA LOTTA ALL’ANALFABETISMO FUNZIONALE COMINCIA IN FAMIGLIA

Ragioniamo un istante sul numero di libri che vengono letti nel nostro paese. Sulle pagine de “Il Corriere della Sera” leggiamo che: “Nel corso del 2016, secondo gli ultimi dati Aie, il 60 per cento degli italiani (laureati compresi) non ha aperto un libro di qualsiasi tipo“. Di questo dato la scuola non è certo responsabile, al contrario. Se non si leggesse in classe, la percentuale sarebbe drasticamente più alta. Il problema è a casa: leggiamo abbastanza? Stimoliamo i nostri bambini a leggere?

Una buona abitudine è quella di dedicare un quarto d’ora al giorno alla lettura (si può fare un’eccezione per i giorni festivi), prima di mettere a letto i più piccoli. La lettura favorisce il sonno, a differenza della tv e dei vari dispositivi tecnologici. Per chi non può affrontare la spesa per l’acquisto di libri, esistono online numerosi progetti open-source per leggere gratuitamente. Noi vi segnaliamo Liber Liber, che raccoglie centinaia di classici scaricabili con un clic.

MANCA LA CULTURA DEL RIASSUNTO E DELLA SINTESI

Cosa si può fare, invece, a scuola? Secondo la commissione guidata da Luca Serianni, accanto agli esercizi di scrittura è necessario lavorare di più sulla comprensione del testo, specialmente su riassunti e sintesi. “Il testo letterario resta centrale, ma per imparare a porsi al mondo in modo critico e consapevole, potenziare il lessico e le strategie retoriche, bisogna allargare lo sguardo, per esempio agli articoli di giornale”.

L’obiettivo è spostarsi da un apprendimento della lingua passivo ad un apprendimento strategico, funzionale al pensar bene: “allenarsi a sviluppare e argomentare una tesi è vitale per la comprensione dei testi più complessi, ma anche per riconoscere e valutare un testo ben argomentato”. Riuscire in quest’impresa significa istruire una generazione consapevole, che potrà fare la differenza.

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LE TRE “R” DEL RISPETTO

3 R rispetto

Quando si parla di educazione, finiamo sempre per parlare come se qualcuno avesse delle ragionevoli certezze in tasca, come se fare il genitore o l’insegnante fosse questione di studio, di tecniche. In verità, non è affatto così. È normale, per un genitore, avere dei dubbi. È normale pensare di non fare abbastanza, di sbagliare. In questi momenti, noi troviamo utile rileggere e riflettere su questo suggerimento:

“Segui sempre le 3 R: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni”.
Dalai Lama

Di fronte al proprio dubbio, è bene domandarsi: sto rispettando me stesso con questo comportamento? Sto rispettando gli altri (solitamente: sto rispettando mia/o figlia/o)? Sto agendo in modo responsabile? Sono tre semplici domande, a cui potrai rispondere nel momento del bisogno. Ciascuna di esse ti permetterà di analizzare il problema da una prospettiva differente.

Il rispetto per se stessi: quante volte, mamme e papà, manchiamo di rispetto a noi stessi per compiacere i nostri figli? Questo è un esempio profondamente sbagliato, anche se lo mettiamo in atto per troppo amore. Purtroppo, i genitori che mancano di rispetto a se stessi credendo di fare il bene dei propri figli, prima o dopo, finiscono per pagarne il prezzo. Dunque: bisogna mettere dei paletti, subito.

Il rispetto per il bambino: tutti i bambini del mondo meritano rispetto e dignità. Rispettarli non significa assecondarli, ma comprendere fino in fondo la loro persona e i propri bisogni. Rispettarli significa sostenerli sempre, fargli capire che crediamo in loro, ma anche avere l’onestà di dire loro quello che pensiamo.

La responsabilità: tra i vari gradi di responsabilità esistenti, crescere un figlio è senza dubbio il maggiore. Agire in modo responsabile significa guardare in prospettiva, pensare alle conseguenze che le proprie azioni avranno sugli altri. Agire in modo responsabile significa anche non agire in modo casuale, ma prendere decisioni consapevoli e convinte.

Se hai dei problemi a rispondere a queste tre domande, fermati a pensare: significa che il tuo dubbio era fondato, ma anche che dovrai sciogliere quel nodo prendendo una decisione. Ma allora, potresti dirci, tutte queste parole e alla fine mi trovo comunque a dover decidere da sola/o? Non proprio: le 3 R di cui ti abbiamo parlato sono un modo per guardare il problema sotto un’altra prospettiva. E come insegna la teoria del problem solving, imparare a scomporre i problemi analizzandone le varie sfaccettature, è il primo esercizio per poter trovare una soluzione!

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IL QUADRO DEL RISPETTO

Vincent Van Gogh, nel descrivere la sua tavolozza, diceva: “Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione”. È una frase che ci torna alla mente quando parliamo di rispetto. Avere rispetto dell’altro è complesso, eppure necessario.

Nella banalità del bene, persino di fronte alle persone che amiamo, non sempre si tratta di un’azione scontata. E’ fondamentale sviluppare capacità empatica, quello sguardo amorevole che permette alla relazione di crescere in maniera sana. Diversamente, la qualità della relazione tende a impoverirsi. Perché allora è così difficile costruire e, soprattutto, mantenere in vita rapporti basati sul rispetto? La risposta più semplice, più immediata, è che non diamo abbastanza valore alle relazioni che instauriamo, al nostro legame con gli altri. Il bene che riceviamo ed il bene che diamo non vanno pesati, semplicemente elargiti.

Come dicevamo, per portare nelle nostre vite un autentico rispetto occorre che si impari ad apprezzare il valore della diversità. Un valore che non è semplice da trasmettere, specialmente perché, tante volte, si manifesta in modo casuale. Non esiste un “manuale della diversità”: inclusione e integrazione sono processi che nascono dal rispetto ma che generano effetti difficili da prevedere e controllare.

IL QUADRO DEL RISPETTO

Abbiamo ideato questo laboratorio creativo per far capire, attraverso l’arte, la complessità della realtà e le sue mille sfumature. Prima di cominciare, assicurati di avere con te:

  • Colori a tempera;
  • Pennello piatto o pennello tondo a punta spessa;
  • Foglio da disegno;
  • Sale da cucina.

Per cominciare, scegli un colore con cui cominciare: diluiscilo con un po’ d’acqua e comincia a spennellarlo sul foglio. Noi lo abbiamo steso con un movimento a serpentina; non devi riempire il foglio, ma solo tracciare qualche linea. Dopo il primo colore, scegline un altro e continua così. Noi abbiamo utilizzato tutti i colori primari e tutti i colori secondari. La scelta, però, spetta soltanto a te!

Quando l’intero foglio sarà coperto di colori, spolveralo con una manciata di sale da cucina e lascialo asciugare. Una volta che il colore a tempera sarà asciugato per bene, rimuovilo dal foglio. Ecco com’è venuto il nostro quadro del rispetto:

quadro del rispetto

Osservando da vicino il foglio (purtroppo la foto non rende bene l’idea) ti accorgerai di un effetto brillante. Infatti, tanti minuscoli frammenti di sale sono rimasti intrappolati sulla superficie del foglio e riflettono la luce. Questa è – secondo noi – la magia del rispetto: la luce inaspettata e brillante che si genera dalla mescolanza di idee, personalità, pensieri e persone. La verità è che non c’è gioia senza rispetto. 

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ORIGAMI GATTO

Se stai muovendo i primi passi nel mondo degli origami, devi assolutamente realizzare un gatto origami: si tratta di una figura molto semplice, ideale per realizzare un collage o una piccola decorazione.

ORIGAMI GATTO: ISTRUZIONI

Prima di cominciare, assicurati di utilizzare dei fogli di carta per origami. La carta origami è di forma quadrata (solitamente 10×10 cm o 15×15 cm) e bicolore, ovvero le due facce del foglio hanno colori diversi; questo ti permetterà di ottenere effetti cromatici interessanti, ma anche di verificare le piegature in modo più semplice. Noi ti consigliamo di utilizzare questa carta per origami.

Comincia piegando il foglio a metà, lungo una delle due diagonali.

Sovrapponi i due triangoli, chiudendo i due lembi del foglio come nella foto:

Adesso, dovrai realizzare le orecchie del gatto. Per riuscirci, piega verso l’interno l’angolo sinistro e l’angolo destro del foglio.

L’ultimo passaggio consiste nel piegare verso l’interno la punta centrale della figura. Questo passaggio è simile a quello per realizzare un fiore origami, ma in questo caso dovrai piegare tutti e due i lembi del foglio e non uno solo. Ecco il risultato:

Adesso, non devi fare altro che girare l’origami dall’altra parte ed ecco … un simpaticissimo gattino pronto da decorare e appendere dove preferisci. Noi lo abbiamo utilizzato per realizzare un cartoncino colorato; puoi darli un’occhiata nella nostra guida passo-a-passo agli origami facili.

L’origami gatto si può trasformare in una tigre o in un leone: scopri come, in questo video:

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I COMPITI DI PUNIZIONE? NON DOVREBBERO ESISTERE

Oggi ragioniamo sulla questione dei compiti di punizione che, a discapito degli evidenti svantaggi pedagogici, continuano ad essere utilizzati (noi ne siamo testimoni). Quest’aberrazione educativa ha due infelici declinazioni.

Il primo caso è quello in cui il compito viene assegnato a tutta la classe. Quest’eventualità dovrebbe essere dichiarata perfino incostituzionale! Leggiamo infatti all’art. 27 della nostra Costituzione che: “La responsabilità penale è personale”. E allora, qual è il senso di castigare indiscriminatamente tutta la classe? Purtroppo, dalla parte del genitore il problema è serio, perché o difende il concetto di giustizia (affermando che l’insegnante si è comportato in modo ingiusto e discutibile) o difende la figura dell’insegnante (che in virtù del suo ruolo educativo dovrebbe essere comunque difesa).

Nel caso in cui il compito di punizione sia individuale, invece, il problema è un altro: se si utilizza come strumento punitivo un esercizio, si genera nello studente il rifiuto del compito, dell’esercizio. Questa condizione è particolarmente grave. Altro che effetto Pigmalione e autostima! Il compito di punizione sembra progettato espressamente per far detestare la scuola e lo studio ai ragazzi. Il problema non è la punizione, che potrebbe anche servire, ma il fatto di associare lo studio a una punizione. È come dire ai nostri studenti: “studiare fa schifo a tal punto che lo usiamo come punizione”.

Con Portale Bambini ci schieriamo ogni giorno a difesa degli insegnanti e del loro prezioso lavoro. Oggi, però, siamo qui a chiedervi di evitare i compiti di punizione. Si tratta di uno strumento obsoleto, che non riesce a correggere un comportamento sbagliato ma che ha un’unico effetto: mettere in difficoltà gli studenti e le loro famiglie. Esistono tante altre alternative per lavorare sulla disciplina in classe, che è necessaria; qualche tempo fa, per citare un esempio, avevamo approfondito la Assertive Discipline.

NOTA (per evitare malintesi): diverso è il caso dell’esercizio assegnato a fronte di un errore didattico (ad esempio riscrivere dieci volte una parola per impararne la grafia); questo strumento, se viene utilizzato ai fini didattici, senza svilire lo studente, non ha nulla a che vedere con la punizione.

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