Scoprite le filastrocche sulle stagioni che abbiamo scritto per i più piccoli. Cliccate sulle immagini o sui pulsanti qui sotto per leggere tutti i testi e stampare le schede da colorare.
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LA GALLINA PITTRICE Alessia de Falco e Matteo Princivalle C’era una volta mamma gallina; covava sei uova seduta in cucina. “Si schiuderanno dopodomani: l’ha detto il dottore proprio stamani”. Ma il giorno dopo arriva un messaggio: le uova staran chiuse fino a maggio. Si chiede la povera gallina: “E io cosa farò due mesi chiusa in cucina?” Dopo due giorni di noia e di terrore decide di dare un tocco di colore; Prende in mano matite e pastelli Tempere, acquerelli, gessetti e pennarelli. Dipinge le uova e anche se è sola si diverte assai e il tempo vola. Ed ecco che arriva il primo di maggio Si schiudono le uova: lo diceva il messaggio! Ma invece che pulcini gialli come un treno Escon tutti colorati, come un arcobaleno.
FILASTROCCA PORTA PAZIENZA Alessia de Falco e Matteo Princivalle Filastrocca che porta pazienza se devi aspettare non puoi stare senza. Prova a ripetere dietro di me: “C’era una volta un bimbo come te fu trasformato da un mago in un sasso e gettato in un lago. “Aiuto!” disse il poverino. “Vorrei tornare bambino”. Gli rispose lo stregone col suo perfido vocione: “La maledizione si romperà soltanto se chi leggerà fino a trenta conterà”. Se quel bimbo vuoi aiutare Non perdere tempo, comincia a contare. Vedrai che il tempo passerà e la maledizione si scioglierà.
IL CANE DI PANE Alessia de Falco e Matteo Princivalle C’era una volta una fetta di pane che si era convinta di essere un cane: non voleva essere mangiata, ma uscire a far la passeggiata. Una mattina la misero a tostare, e lei, per ripicca, si mise ad abbaiare. Tutti scapparono, eccetto un bambino che prese il guinzaglio dallo sgabuzzino, glielo mise al collo e uscì con la fetta che scodinzolava in maniera perfetta. I cani del quartiere saputa la notizia, in segno di grande amicizia, vollero conoscere il nuovo vicino e ciascuno di loro ne rosicchiò un bocconcino. “Che strano cane” si disse il bambino “era di pane questo mattino, e adesso, stranamente è addirittura trasparente”.
IL CASTELLO FANTASMA Alessia de Falco e Matteo Princivalle Per passare il tempo, due sorelle costruirono un castello di frittelle. Dopo tre ore di duro lavoro conclusero il loro capolavoro. Era così bello che corsero in cucina strillando “Vieni a vedere mammina”. Approfittando della confusione, iI cane entrò nel salone vide le frittelle e fece colazione. Arriva la mamma: il salone è deserto, manca il castello, di briciole è coperto “Dov’è il castello? Cos’è questo marasma?” Risponde il cane: “È un castello fantasma!”.
IL GIOCO Alessia de Falco e Matteo Princivalle C’era una volta un giocatore che detestava il gioco: amava esser vincitore. Ce n’era un altro che amava giocare vincitore o vinto, c’è sempre da imparare. Ironia della sorte: il secondo, dopo tante sconfitte, diventò il campione del mondo.
NEL PAESE SOTTO MARINO Alessia de Falco e Matteo Princivalle Nel paese sottomarino abitava un bel pesciolino; rosso rubino era il suo manto, come il suo piccolo cuore infranto. Quel pesce infatti era onesto e gentile, garbato con tutti, per niente ostile. Eppure i pesci di Sottomarino, tristi e pungenti come un uncino, lo trattavano con cattiveria, ridendo di lui e della sua miseria. Un giorno arrivò lì un pescecane, un poco irritato e pieno di fame. Per primo incontrò il pesciolino, che salutò con un bell’inchino. Il pescecane, colpito da tanta cortesia ricambiò il saluto e tirò dritto per la via. Ma quando arrivò al bar del paese, trattato da tutti in modo scortese fu così turbato da quella gente maleducata che, per svagarsi, fece una grande abbuffata.
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Si può educare alla felicità? Qual è il modo migliore per crescere dei bambini competenti e al tempo stesso soddisfatti della propria esistenza? Dal 2014 ad oggi abbiamo analizzato decine di teorie e centinaia di articoli scientifici, finché abbiamo scoperto l’educazione positiva, una disciplina recente con un obiettivo ambizioso: trasformare in buone pratiche educative le scoperte degli psicologi positivi. In questa pagina troverete un percorso teorico-pratico alla scoperta dell’educazione positiva, dei suoi temi e delle tecniche per proporla in famiglia e in classe.
Cos’è l’educazione positiva
L’educazione positiva è una disciplina di frontiera: prima di addentrarci alla scoperta dei suoi pilastri e degli esercizi pratici vi sarà utile leggere le teorie da cui è nata, ovvero le conclusioni degli psicologi positivi su felicità e benessere.
Per educar-ci al benessere occorre un lavoro su più dimensioni, ugualmente importanti. Sono i nove pilastri dell’educazione positiva; i primi sette riguardano l’individuo, mentre gli ultimi due sono legati alla costruzione di una comunità positiva. Cliccate sui link per approfondire gli aspetti teorici e scoprire gli esercizi pratici.
Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.
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Nel giardino di Marta era nata una piccola pianta senza nome. Vicino a lei c’era un sassolino e i due diventarono amici. Un giorno il sasso confidò all’amica il suo desiderio: «Quando guardo sopra di me vedo solo gli steli dell’erba; ma a me piacerebbe salire fino al cielo per vedere com’è fatto il Sole. Sarebbe così bello se una delle piante più alte mi sollevasse fino al cielo.» «Lascia fare a me» disse la piantina e chiamò una grande rosa: «Signora rosa, potrebbe aiutarmi? Ho un amico che vorrebbe vedere il Sole»; ma la rosa non ascoltò e rimase al suo posto. La piccola pianta provò a chiedere al ginepro, al piccolo acero giapponese e agli altri abitanti più alti del prato, ma nessuno di loro diede ascolto alla sua voce e il sasso rimase dov’era, per terra, accanto alla sua amica. «Se fossi un po’ più grande», sospirava la piantina, «Sarei felice di portarti lassù, a vedere il Sole». Un giorno passarono di lì Marta e il suo Cuorfolletto: erano usciti a giocare un po’ in giardino. Cuorfolletto si accorse subito che la pianta e il sassolino erano tristi e domandò loro cosa fosse successo. «Il mio amico vorrebbe vedere il Sole» rispose la piantina, «Ma io sono troppo piccola per sollevarlo fin lassù.» Cuorfolletto tornò da Marta e i due confabularono per un po’. Poi la bambina tornò dalla pianta e le disse: verrò questa sera ad innaffiarti. Poi tornerò domani e il giorno dopo, finché non crescerai anche tu, così riuscirete a realizzare il vostro sogno». La bambina mantenne la sua promessa e tornò con un innaffiatoio a fiori. La piantina prese il sassolino tra le sue foglie cominciò a crescere di due buoni centimetri ogni notte, finché superò il ginepro, la rosa e perfino il piccolo acero giapponese. Dopo qualche settimana il sasso riuscì ad ammirare il cielo e le stelle. «Grazie!» disse alla pianta, pieno di gioia e di gratitudine. «Mi hai aiutato ad esaudire il mio desiderio e sei stata un’amica preziosa.» Quella notte si alzò il vento e in giardino si compì una piccola magia. La mattina dopo, quando Marta tornò dalla pianta col suo annaffiatoio, il sassolino non c’era più. Al suo posto, tra le foglie più alte della pianta, era sbocciato un fiore giallo e bellissimo: era un girasole.
Testo e illustrazioni di: Alessia de Falco e Matteo Princivalle
Cuorfolletto e i suoi amici
Scoprite anche Cuorfolletto e i suoi amici, il nostro libro-laboratorio di educazione emotiva; all’interno troverete dieci storie alla scoperta delle emozioni in compagnia di Marta e Cuorfolletto Questo libro è ideale da leggere la sera o come supporto per realizzare laboratori di educazione emotiva da 3 a 9 anni.
C’era una volta una ninfa* che si era innamorata di Apollo, dio del sole; il suo nome era Clizia. Purtroppo, questo amore non era ricambiato perché Apollo, a sua volta, si era innamorato della principessa Leucotoe. E così, quando al mattino Apollo cominciava il suo giro sopra la Terra a bordo del carro del Sole – nell’antica Grecia si pensava che il Sole che sorge e che tramonta non fosse altro che un carro scintillante condotto nei cieli dal dio Apollo – non aveva occhi che per Leucotoe. La povera Clizia, innamorata perdutamente del dio, rimaneva seduta nei campi seguendo Apollo con lo sguardo: da oriente, all’alba, verso occidente, al tramonto. Giorno dopo giorno, la ninfa smise di mangiare e si consumò, nel suo tentativo di seguire il dio di cui era innamorata. Il suo corpo mortale divenne polvere e al suo posto, spuntò un girasole: il fiore che muove la sua corolla** per seguendo il corso del Sole. Così trasformata, Clizia avrebbe potuto seguire il suo amato per l’eternità***.
NOTE
* Le ninfe erano divinità minori della mitologia greca, legate agli elementi naturali (boschi e foreste, campi fioriti, mare, etc.).
** La corolla è la parte superiore del fiore, che comprende i petali e gli organi riproduttivi. Per approfondire la struttura dei fiori ti suggeriamo di leggere la nostra scheda didattica sulle parti del fiore.
*** Nota sul mito: il mito di Clizia e di Apollo compare tra le Metamorfosi di Ovidio e nelle Fabulae di Igino (due pietre miliari della mitologia); tuttavia, nella versione originale del mito, Clizia fa uccidere Leucotoe, nel tentativo di ottenere finalmente le attenzioni e l’amore di Apollo. Il dio, però, quando viene a sapere del suo crimine, la scaccia e non le rivolgerà più la parola. Nel finale del mito canonico, Clizia si trasforma in un girasole consumata dall’amore e dal senso di colpa.
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FILASTROCCA DELLA PIGRIZIA La pigrizia andò al mercato e un cavolo comprò, mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò. Mise l’acqua, accese il fuoco si sedette, riposò. Ed intanto, a poco a poco, anche il sole tramontò. Così, persa ormai la lena, sola al buio ella restò ed a letto senza cena la meschina se ne andò.
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