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Educazione alla salute

Educare alla salute significa trasmettere il concetto di salute così come è stato definito dall’OMS: La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità (OMS, 1948).
A partire da questo caposaldo l’educazione alla salute deve promuovere gli stili di vita salutari ma soprattutto motivare l’individuo a perseguirli.
La conoscenza è essenziale, ma non è sufficiente. Se l’individuo non trasforma le conoscenze in abitudini l’educazione alla salute risulta inefficace.
Il fine dell’educazione alla salute è quello di promuovere la cultura della salute, ovvero la capacità dell’individuo di prendere decisioni che si ripercuotono positivamente sulla sua salute e su quella degli altri.

L’educazione alla salute si articola a partire da sei temi chiave:

  • Educazione alimentare;
  • Educazione motoria;
  • Ambiente e salute;
  • Benessere psicologico;
  • Contrasto di abusi e dipendenze;
  • Cultura della sicurezza.

Ogni nostro comportamento, in qualsiasi momento, ha implicazioni sulla salute, infatti per raggiungere uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, l’uomo deve essere capace di identificare realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, agire sull’ambiente in cui vive. E’ questo che propone la Carta per la Promozione della salute adottata ad Ottawa nel 1986 affermando con forza che “ la salute è vista come una risorsa per la vita quotidiana e non l’obiettivo del vivere”.

SALUTE: LA DEFINIZIONE

La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità” ( Oms 1948). Nel 1966 A. Seppilli, introduceva alcuni elementi che offrivano una chiave di lettura innovativa del concetto di salute: “La salute è una condizione di armonico equilibrio, fisico e psichico, dell’individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale”. Le parole “armonico equilibrio” all’interno della definizione danno una dimensione dinamica alla salute, l’equilibrio diventa una costante tra interno, la capacità di controllo, ed esterno, la situazione favorevole o sfavorevole dell’ambiente reale o percepita.

La promozione di adeguati stili di vita rappresenta, infatti, il più efficace mezzo di prevenzione tra i “determinanti della salute” per mettere in grado le persone e le comunità di avere un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla”. Oggi, è generalmente riconosciuto il fatto che la salute delle persone è fortemente influenzata da condizioni, modi di vita e comportamenti. A differenza dei fattori biologici e genetici, questi fattori d’influenza chiamati appunto, “determinanti della salute” agiscono nell’ambito di svariati processi che s’influenzano a vicenda. I determinati della salute sono rappresentati dall’insieme dei fattori personali, socioeconomici e ambientali che determinano lo stato di salute delle singole persone o delle popolazioni. La salute deriva dalla somma dei pre-requisiti (pace, acqua, cibo, casa, istruzione, lavoro, reddito sufficiente, essere parte della comunità) e dei determinanti (genoma, ambiente, stili di vita sani, rete dei servizi sanitari e sociali).

LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

La promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla” concetto fondamentale enunciato nel 1986 nella Carta di Ottawa. Essa, pone l’attenzione sull’elemento “Uomo”, centrale nel discorso preventivo, sulle sue azioni, sul rispetto della propria vita e quella degli altri, sul rispetto dell’ambiente, aspetti questi che incidono in modo sostanziale sui suoi comportamenti così da renderlo soggetto responsabile e autodeterminante.

In questo scenario, l’azione educativa è orientata alla creazione di capacità, precondizioni e relazioni favorevoli allo sviluppo di potenzialità personali e collettive. Ne deriva, che l’aspirazione principale di ogni intervento di educazione alla salute è quello di rendere i destinatari capaci di compiere scelte e di adottare comportamenti che contribuiscano a tutelare e migliorare la propria salute. Ciò è difficile, perché è opinione comune che basti fornire conoscenze riguardo a ciò che fa bene o male alla salute, per far sì che le persone finiscano con il convincersi autonomamente e liberamente ad optare per quelle soluzioni che risultano più salutari. Coinvolgere in prima persona attraverso la partecipazione attiva gli individui nei processi di cambiamento degli stili di vita erronei.

EDUCAZIONE ALLA SALUTE: COS’E’

Il concetto di promozione della salute non è sovrapponibile a quello di educazione alla salute,che è uno degli strumenti che può essere efficacemente usato per promuovere la salute; infatti, l’educazione alla salute si riferisce all’insieme delle opportunità di apprendimento progettate consapevolmente per migliorare le conoscenze, le abilità e le motivazioni che possono influire sui comportamenti individuali e comunitari rilevanti per la salute, consentendo alle persone di avere un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla. Più specificamente si parla di educazione sanitaria quando il cambiamento in gioco riguarda quelle conoscenze, atteggiamenti, abitudini, valori che contribuiscono ad esporre o a proteggere un danno alla salute

L’esito dell’educazione è l’alfabetizzazione sulla salute, mentre la promozione considera la salute come un diritto umano e difendere questo diritto vuol dire per i professionisti interagire e coordinarsi con la società civile e non occuparsi solo di salute, ma soprattutto di benessere e qualità della vita.

Esistono due livelli o modalità di educazione alla salute: una educazione alla salute formale o esplicita che si realizza ogni volta che qualcuno in modo intenzionale cerca di insegnare ad altri come tutelare la salute ( scuola, Asl, associazioni); e quella informale o implicita è fatta in modo non intenzionale, inconsapevole attraverso le relazioni quotidiane, i discorsi, l’osservazione delle abitudini, degli atteggiamenti, del comportamento altrui.

In passato, l’educazione alla salute era un compito che spettava solo ai professionisti sanitari di informare i cittadini sui rischi sanitari e di dare consigli sugli stili di vita, a differenza di oggi in cui attraverso un coinvolgimento attivo delle persone si avvia una sinergia con i professionisti, non solo sanitari, che fornisce supporto, le opportunità per rendere la persone in grado di scegliere in modo consapevole rispetto a quelli che sono i determinati di salute.

Gli sforzi di tutti coloro che operano per promuovere la salute devono tener conto dell’influenza che sul comportamento hanno gli stili di vita, i fattori ambientali, le tradizioni e i valori. Lavorare su questi aspetti è compito di tutti i settori della società e richiede il coinvolgimento attivo della popolazione verso l’obiettivo salute. Rivestono perciò una importanza strategica le iniziative di educazione e promozione alla salute a scuola:

  • alimentazione e promozione di stili di vita attivi: dieta mediterranea, disturbi della condotta alimentare (anoressia, bulimia, obesità)
  • ambiente e salute
  • affettività, sessualità e relazione
  • prevenzione dell’abuso di alcol
  • prevenzione degli incidenti stradali
  • dipendenza da tabacco e sostanze psicotrope
  • malattie mentali
  • bullismo e cyberbullismo
  • adolescenza
  • comunicazione e relazione
  • la cultura della sicurezza
  • la cultura della solidarietà

Questi interventi costituiscono la cultura della salute ovvero la capacità dell’individuo di prendere decisioni nel proprio quotidiano che si ripercuotano positivamente sulla sua salute e su quella degli altri.

FONTI
Guarino, A. (2008) Fondamenti di educazione alla salute. Teorie e tecniche per l’intervento psicologico in adolescenza, Franco Angeli
Simonelli I., Simonelli F. (2010) Atlante concettuale della saluto genesi- Modelli e teorie di riferimento per generare salute,  Franco Angeli
“Insieme per la Sicurezza” Azioni di prevenzione per gli incidenti stradali alcolcorrelati: tesi di laurea magistrale dell’autrice con ricerca sul campo in un Distretto sanitario di una Azienda sanitaria
www.retehphitalia.it
www.salute.gov.it
www.who.int
Carta di Ottawa per la promozione della salute

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Lavoretti con i tappi di sughero

Il sughero si ricava da una particolare quercia, il cui tronco ha una doppia corteccia: la parte più interna, chiamata madre, è ricoperta dal “fellogeno” che ha la proprietà di generare un tessuto morbido, elastico, leggero e spugnoso. Tale tessuto dà appunto origine al sughero.

Questo materiale è stato impiegato dall’uomo fin dall’antichità: gli Egizi, per esempio, lo usavano nella pesca per la realizzazione di galleggianti; i Greci per chiudere le anfore; i Romani per costruire ancore, galleggianti delle reti e i lati delle tonnare, ecc.

In Italia, i primi ad utilizzare il sughero furono i Sardi, che lo adoperavano per proteggere gli oggetti metallici dall’umidità, per calzature femminili e nel settore dell’artigianato. Se pensiamo agli utilizzi quotidiani del sughero, la prima cosa che viene in mente è il tappo di bottiglia, che oggi andiamo ad utilizzare nei nostri laboratori di riciclo creativo. Di seguito qualche idea.

LAVORETTI CON I TAPPI DI SUGHERO

  • timbrini con i tappi di sughero
  • pupazzetti di neve con i tappi di sughero
  • Topolino e Minnie con i tappi di sughero
  • angioletti con i tappi di sughero
  • barchette con i tappi di sughero

COME FARE I TIMBRINI CON I TAPPI DI SUGHERO

Cosa ti serve:

  • tappi di sughero
  • coltello
  • tempere
  • foglio

Come si fa:

  • incidi il motivo da stampare sulla base del tappo. Se non sei molto abile, puoi iniziare da motivi molto semplici, come una croce o un asterisco
  • versa un po’ di tempera in un piattino di plastica e bagna il tappo dove hai praticato l’incisione del timbro
  • ora usa il tappo come un timbrino

COME REALIZZARE UN PUPAZZETTO DI NEVE CON I TAPPI DI SUGHERO

Cosa ti serve:

  • tempera bianca
  • pennarelli
  • capsule del caffè
  • colla vinilica o colla a caldo

Come si fa:

  • per prima cosa dipingi di bianco i tappi con la tempera e lasciali asciugare
  • una volta asciutti, disegna con i pennarelli i dettagli (occhi, bocca, nasino, bottoncini sulla pancia)
  • incolla le capsule di caffè sulla testa del tuo pupazzo

COME REALIZZARE TOPOLINO E MINNIE CON I TAPPI DI SUGHERO

Cosa ti serve:

  • tappi di sughero
  • tempere o acrilici
  • Das
  • colla a caldo

Come si fa:

  • per prima cosa, prepara le orecchiette di Topolino e Minnie ed il fiocchetto di Minnie modellandoli con il Das o altra pasta modellabile; lascia poi asciugare per un po’ di ore e poi procedi a colorarle
  • nel frattempo, disegna con il pennarello i volti dei due personaggi, per avere uno schizzo da dipingere con le tempere, poi procedi con i colori
  • attacca con un goccio di colla a caldo le orecchiette ed il fiocchetto

COME REALIZZARE DEGLI ANGIOLETTI CON I TAPPI DI SUGHERO

Cosa ti serve:

  • pallina di pasta sale
  • tempere
  • nastro
  • corda
  • colla a caldo
  • pennarelli

Come si fa:

  • prepara una sfera con la pasta sale e, una volta asciugata, colorala e rifiniscila con i particolari del volto
  • una volta asciugata la sfera, incollala al tappo di sughero
  • ora prepara le ali, facendo un fiocco da incollare sul retro del tappo con un goccio di colla a caldo
  • infine fissa al fiocco la cordicella che servità ad appendere la tua decorazione

COME REALIZZARE UNA BARCHETTA DI SUGHERO

Cosa ti serve:

  • tappi di sughero (tre per ogni barchetta)
  • bastoncini del gelato
  • stuzzicadenti da spiedini
  • cartoncino colorato

Come si fa:

  • incolla i tre tappi di sughero uno accanto all’altro
  • spezza in due un bastoncino del gelato ed attacca le due parti sui tappi che hai precedentemente incollato
  • ritaglia un triangolo nel cartoncino colorato e incollalo sullo stuzzicadenti, eventualmente piegandolo a metà su se stesso; puoi personalizzare la vela con inserti di altri colori o disegni

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Lavoretti con i tappi di plastica

La plastica è in assoluto uno dei materiali più inquinanti e disperdere materiali plastici nell’ambiente significa causare problemi danni a flora e fauna molto gravi, sul medio lungo periodo. Purtroppo la plastica è molto economica e duratura e ben si presta a tantissimi utilizzi industriali, a discapito delle alternative più green.

E’ possibile tuttavia proteggere l’ambiente attraverso piccoli gesti: il riciclo dei materiali plastici è uno dei più importanti, da effettuare attraverso la raccolta differenziata. Se invece vuoi dare nuova vita ad un oggetto di plastica, anche a quelli più banali come i tappi, dai un’occhiata alle nostre raccolte di spunti creativi con materiali da riciclo. Di seguito trovi qualche esempio.

LAVORETTI CON I TAPPI DI PLASTICA

  • Acquario con tappi di plastica
  • Quadro naif con tappi di plastica
  • Zoo con tappi di plastica
  • Alfabeto con tappi di plastica
  • Mostriciattoli con tappi di plastica

COME REALIZZARE UN ACQUARIO CON I TAPPI DI PLASTICA

Cosa ti serve:

  • cartoncino azzurro
  • cannuccia
  • tempera bianca
  • sacchetti di plastica verde
  • cartoncino colorato
  • tappi
  • colla
  • forbici
  • occhietti movibili
  • colla glitterata

Come si fa:

  • taglia i triangolini di cartoncino per formare i codini dei pesci ed incollali sul cartoncino, nei punti in cui vuoi posizionare i pesciolini
  • incolla in prossimità dei triangolino i tappi che formeranno il corpo dei pesciolini
  • decora i pesciolini con gli occhietti movibili e la colla glitter
  • intingi la cannuccia nella tempera bianca e disegna le tue bollicine
  • ora taglia striscioline dal sacchetto di plastica ed incolla le alghe

COME REALIZZARE UN QUADRO NAIF CON I TAPPI DI PLASTICA

Cosa ti serve:

  • tappi di tanti colori
  • colla a caldo
  • cartoncino spesso
  • matita

Come si fa:

  • schizza a matita il disegno da rivestire di tappi
  • metti un goccio di colla a caldo su ogni tappo e fissali sul supporto
  • ricopri di tappi il supporto: sarà un lavoro un po’ lungo, ma il risultato è strabiliante

COME REALIZZARE UNO ZOO DI TAPPI

Cosa ti serve:

  • tappi di tanti colori
  • colla a caldo
  • gomma crepla
  • forbici

Come si fa:

  • taglia i dettagli per ciascun animaletto nella gomma crepla
  • fissa i dettagli su ciascun tappo con un goccio di colla a caldo
  • puoi fissare gli animaletti sui cartoncini e personalizzarli con ulteriori dettagli, disegnati con il pennarello

COME REALIZZARE UN ALFABETO CON I TAPPI DI PLASTICA

Cosa ti serve:

  • tappi di tanti colori
  • colla a caldo
  • gomma crepla
  • forbici

Come si fa:

  • taglia ciascuna lettera nella gomma crepla
  • fissa ogni lettera su ciascun tappo con un goccio di colla a caldo
  • usa i tappi per comporre parole con i bimbi

COME REALIZZARE DEI MOSTRICIATTOLI CON I TAPPI

Cosa ti serve:

  • tappi di tanti colori
  • colla a caldo
  • gomma crepla
  • forbici

Come si fa:

  • taglia i dettagli dei mostriciattolo nella gomma crepla
  • fissa i dettagli in gomma crepla su ciascun tappo con un goccio di colla a caldo
  • puoi anche colorare i tappi con gli acrilici, creando mostruose sfumature per i tuoi eroi

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Sequenze narrative

Il testo narrativo scritto si può dividere in sequenze, ovvero frasi e insiemi di frasi che abbiano dei punti in comune. La divisione in sequenze ci permette di analizzare a fondo un testo narrativo qualsiasi.

Esistono quattro tipologie di sequenze:

  • SEQUENZE NARRATIVE: sono le sequenze che “mandano avanti la storia”, quelle in cui avvengono i fatti più importanti che compongono la narrazione
  • SEQUENZE DESCRITTIVE: corrispondono ad una descrizione particolareggiata di un personaggio, di un ambiente o di un evento
  • SEQUENZE DIALOGICHE: corrispondono ad un dialogo tra due personaggi
  • SEQUENZE RIFLESSIVE: corrispondono ai momenti di riflessione dell’autore o di un personaggio

Ciascuna sequenza presenta: un luogo, un tempo, dei personaggi, un’azione o un fatto. Quando cambiano uno o più di questi elementi, significa che ci troviamo di fronte a una nuova sequenza, diversa dalla precedente.

Nell’analisi di un testo breve, della lunghezza di qualche riga o di poche pagine è possibile esercitarsi a riconoscere le varie sequenze.

Nel caso di un romanzo, però, vi sono centinaia (o migliaia) di sequenze: analizzarle tutte sarebbe impossibile. In questo caso, si ricorre ad un nuovo concetto, quello di MACROSEQUENZA. Una macrosequenza è un insieme di sequenze (narrative, descrittive, dialogiche e riflessive) che hanno uno o più punti in comune tra loro (gli stessi personaggi, lo stesso luogo o lo stesso tempo).

ESERCIZI SULLE SEQUENZE NARRATIVE

Un classico esercizio sulle sequenze narrative consiste nel chiedere di dividere in sequenze un brano di testo (tratto da un bel classico per bambini e ragazzi, se possibile!). Si potrebbero usare quattro colori diversi, per individuare le quattro tipologie di sequenze.

Dividere in sequenze non è sempre semplice e, diversamente dall’analisi grammaticale, non è scontato; per questa ragione ti consigliamo di cominciare con delle esercitazioni di gruppo da discutere con tutta la classe.

Ecco due esempi.

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Dividi questo testo in sequenze, individuando con quattro colori diversi le sequenze narrative, quelle descrittive, quelle dialogiche e quelle riflessive. 

Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non v’erano né dialoghi né figure, – e a che serve un libro, pensò Alice, – senza dialoghi né figure?
E si domandava alla meglio, (perché la canicola l’aveva mezza assonnata e istupidita), se per il piacere di fare una ghirlanda di margherite mettesse conto di levarsi a raccogliere i fiori, quand’ecco un coniglio bianco dagli occhi rosei passarle accanto, quasi sfiorandola.

Non c’era troppo da meravigliarsene, né Alice pensò che fosse troppo strano sentir parlare il Coniglio, il quale diceva fra se: «Oimè! oimè! ho fatto tardi!» (quando in seguito ella se ne ricordò, s’accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa naturalissima): ma
quando il Coniglio trasse un orologio dal taschino della sottoveste e lo consultò, e si mise a scappare, Alice saltò in piedi pensando di non aver mai visto un coniglio con la sottoveste e il taschino, né con un orologio da cavar fuori, e, ardente di curiosità, traversò il campo correndogli appresso e arrivò appena in tempo per vederlo entrare in una spaziosa conigliera sotto la siepe.

Un istante dopo, Alice scivolava giù correndogli appresso, senza pensare a come avrebbe fatto poi per uscirne. La buca della conigliera filava dritta come una galleria, e poi si sprofondava così improvvisamente che Alice non ebbe un solo istante l’idea di fermarsi: si sentì cader giù rotoloni in una specie di precipizio che rassomigliava a un pozzo profondissimo.

PINOCCHIO

Dividi questo testo in sequenze, individuando con quattro colori diversi le sequenze narrative, quelle descrittive, quelle dialogiche e quelle riflessive. 

Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino.
“Che nome gli metterò?” disse fra sé e sé. “Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina”.
Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominciò a lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi. Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accòrse che gli occhi si movevano e che lo guardavano fisso fisso. Geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se n’ebbe quasi per male, e disse con accento risentito: “Occhiacci di legno, perché mi guardate?”
Nessuno rispose.
Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, appena fatto, cominciò a crescere: e cresci, cresci, cresci, diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai.
Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma più lo ritagliava e lo scorciva, e più quel naso impertinente diventava lungo.
Dopo il naso gli fece la bocca.
La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e a canzonarlo.
“Smetti di ridere!” disse Geppetto impermalito; ma fu come dire al muro.
“Smetti di ridere, ti ripeto!” urlò con voce minacciosa.
Allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua.

ESERCIZI SVOLTI

Per capire meglio come individuare le sequenze, proviamo a svolgere una parte dell’esercizio sul testo tratto da “Alice nel paese delle meraviglie”

Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un’occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non v’erano né dialoghi né figure, – e a che serve un libro, pensò Alice, – senza dialoghi né figure?
E si domandava alla meglio, (perché la canicola l’aveva mezza assonnata e istupidita), se per il piacere di fare una ghirlanda di margherite mettesse conto di levarsi a raccogliere i fiori, quand’ecco un coniglio bianco dagli occhi rosei passarle accanto, quasi sfiorandola.

Questa è un’unica SEQUENZA RIFLESSIVA, che riporta i pensieri di Alice annoiata dal libro che stava leggendo.

Non c’era troppo da meravigliarsene, né Alice pensò che fosse troppo strano sentir parlare il Coniglio, il quale diceva fra sé: «Oimè! oimè! ho fatto tardi!» (quando in seguito ella se ne ricordò, s’accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa naturalissima):

Questa è una SEQUENZA RIFLESSIVA: anche se introduce la figura del Coniglio e l’azione della sequenza immediatamente successiva, riporta ancora i pensieri di Alice.

ma quando il Coniglio trasse un orologio dal taschino della sottoveste e lo consultò, e si mise a scappare, Alice saltò in piedi pensando di non aver mai visto un coniglio con la sottoveste e il taschino, né con un orologio da cavar fuori, e, ardente di curiosità, traversò il campo correndogli appresso e arrivò appena in tempo per vederlo entrare in una spaziosa conigliera sotto la siepe. 

Questa, invece, è una SEQUENZA NARRATIVA: infatti, Alice vede (o immagina di vedere) un coniglio e scatta all’inseguimento. Curiosità: è grazie a questa sequenza narrativa che Alice scopre il Paese delle Meraviglie; se non avesse inseguito il coniglio non sarebbe mai caduta nella sua tana!

Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
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Meridiani e paralleli

Meridiani e paralleli sono linee immaginarie, che dividono la superficie della terra come se fosse una griglia. Ma come riconoscerli? Ecco le loro definizioni:

  • I MERIDIANI sono le circonferenze (immaginarie) che passano per i due poli.
    Il meridiano 0 è il MERIDIANO DI GREENWICH (PRIME MERIDIAN in inglese)
  • I PARALLELI sono le circonferenze (immaginarie) perpendicolari all’asse di rotazione terrestre.
    Il parallelo 0 è il PARALLELO DELL’EQUATORE
meridiani e paralleli
Il meridiano di Greenwich; a Est e a Ovest si vedono gli altri meridiani 
meridiani e paralleli
Il parallelo dell’Equatore in un’antica rappresentazione della sfera terrestre

ORIENTARSI CON MERIDIANI E PARALLELI

Perché abbiamo bisogno di utilizzare un reticolato immaginario formato da meridiani e paralleli? Per orientarci: infatti, qualsiasi punto della sfera terrestre può essere individuato dall’incrocio di un meridiano e di un parallelo.

Per individuare la posizione esatta di un qualsiasi punto sulla sfera terrestre si utilizzano due valori:

  • la LATITUDINE, ovvero la distanza di quel punto dall’equatore; se il punto si trova a Nord dell’Equatore si parla di latitudine Nord, mentre se il punto si trova a Sud dell’Equatore si parla di latitudine Sud
    La latitudine varia da 0° a 90°
  • la LONGITUDINE, ovvero la distanza di quel punto dal meridiano di Greenwich; se il punto si trova a Est di Greenwich si parla di longitudine Est, mentre se il punto si trova a Ovest di Greenwich si parla di longitudine Ovest.
    La longitudine varia da 0° a 180°

Un esempio: la città di Roma, capitale del nostro paese, ha queste coordinate:

  • latitudine 41.54°N (Nord)
  • longitudine 12.29°E (Est)

Questo sistema permette di individuare con precisione tutte le città italiane, ma anche qualsiasi località nel mondo, dalle metropoli americane ai deserti dell’Asia e dell’Africa ai piccoli villaggi!

Schede di geografia:
🔴 Geografia – Classe prima
🟠 Geografia – Classe seconda
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🟢 Geografia – Classe quarta
🔵 Geografia – Classe quinta
↩️ Geografia – Tutte le schede

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Lavoretti con le pigne

Con la bella stagione, capita più frequentemente di trascorrere delle giornate all’aria aperta e di beneficiare del contatto con la natura. Sono momenti preziosi per adulti e bambini, perché consentono di rallentare e di disintossicarsi dallo stress e dalle routine quotidiane. Ne abbiamo parlato spesso, essendo profondamente convinti che il nostro stile di vita debba essere decisamente più slow.

Passeggiare all’aria aperta ha anche un altro risvolto positivo: ci permette infatti di raccogliere una serie di materiali che ben si prestano ai nostri laboratori creativi. Nella nostra sezione dedicata ai lavoretti creativi, vi abbiamo già dato qualche spunto per utilizzare le foglie ed i fiori essiccati. Oggi invece, parliamo delle pigne: in che cosa possiamo trasformarle?
Per scoprirlo leggete le idee che vi riportiamo di seguito.

Lavoretti con le pigne

Folletti con le pigne

Prima di cominciare, assicurati di avere con te:

  • Pigne;
  • DAS o pasta di sale;
  • Cartoncino;
  • Forbici;
  • Pennarello indelebile.

In questo primo lavoretto con le pigne che ti proponiamo, utilizzerai una pigna come base per realizzare il corpo di un simpatico folletto dei boschi. Per cominciare, dovrai dipingere la pigna con il colore acrilico o con la vernice spray (evita di farlo nelle vicinanze dei bambini). Successivamente, dovrai modellare sulla sommità della pigna la testa del folletto con la pasta modellabile che hai scelto di utilizzare.

Una volta che la pasta modellabile sarà asciugata, potrai disegnare con il pennarello il volto del folletto, oltre ad aggiungere un cappellino realizzato con i ritagli di cartoncino. Ecco i nostri due folletti con le pigne:

lavoretti con le pigne

Gufetto con le pigne

Cosa ti serve:

  • pigne
  • tappi di sughero o di plastica
  • occhietti movibili
  • cartoncino
  • colla a caldo

Come si fa:

  • per prima cosa prepara la base, tagliando una sezione di tappo di sughero e incollandovi sopra la pigna con la colla a caldo; in alternativa al tappo di sughero, puoi usare un tappo di plastica
  • fissa gli occhietti sulla pigna
  • prepara ora il becco, tagliando un piccolo rombo di cartoncino e piegandolo a metà. Poi incolla il becco sulla pigna

Riccio con le pigne

Cosa ti serve:

  • pigne
  • occhietti movibili
  • fieno secco o rametti sottili

Come si fa:

  • attacca gli occhietti alla pigna
  • poi fissa il fieno secco o i rametti sottili alla pigna. In alternativa puoi usare gli stuzzicadenti, ma devi prestare attenzione a farli usare ai bambini

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