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Alla scoperta della dot art

Conosci la dot art? Si tratta di una corrente artistica che realizza opere accostando grossi punti di colore; è conosciuta ai più per essere la tecnica di pittura tradizionale utilizzata dagli aborigeni australiani. 

Eccone un esempio: 

dot art

BREVISSIMA STORIA DELLA DOT ART

In verità, non è del tutto esatto parlare di dot art come tradizione aborigena. Infatti, questa tecnica artistica, non ha neppure cinquant’anni! La dot art è nata nel 1971. Un insegnante d’arte, Geoffrey Bardon, fu assegnato ad una classe di studenti aborigeni, a Papunya.

L’insegnante si accorse che gli aborigeni erano soliti disegnare simboli nella sabbia mentre raccontavano le loro storie. Bardon suggerì ai suoi studenti di dipingere un murale su una parete della scuola imitando quei simboli tradizionali. Quel murale riscosse un incredibile successo; l’insegnante portò avanti la sperimentazione insieme ai suoi studenti, lavorando su altre superfici come la tela e il legno.

Presto, la dot art si diffuse in Australia e nel mondo, come simbolo della cultura aborigena. In realtà, non si tratta di una forma d’arte “tradizionale e antica”, ma del frutto un geniale intervento educativo.

SPERIMENTIAMO LA DOT ART

Il movimento artistico legato alla dot art ha avuto essenzialmente due fasi: una prima in cui si rappresentavano gli oggetti sacri e i simboli della tradizione aborigena e una seconda, che ha astratto i punti dalla rappresentazione del reale e del magico concentrandosi sulla forma.

Entrambi gli aspetti si prestano ad essere portati a casa e a scuola.

LABORATORIO ASTRATTO

Per cominciare, si potrebbe giocare con i punti per imparare ad accostarli in modo armonico. Non solo: si può giocare sulla forma, sulla pressione e sugli effetti di distorsione che si possono applicare a ciascun punto.

Come si fa? 

  • Si utilizza un foglio da disegno bianco o di un altro colore (la dot art ha un’ottima resa anche sul nero e sui colori scuri)
  • Si tracciano una o più linee con il colore a tempera; queste costituiranno l’ossatura del disegno, intorno alle quali andranno inseriti i punti.
  • Con un pennello, uno stecchino o un altro oggetto idoneo (gommino sul retro delle matite, bastoncini di legno, cappucci delle penne a sfera), si realizzano i punti colorati; è possibile utilizzare più colori diversi

LABORATORIO NARRATIVO

Dopo aver familiarizzato con i punti, sarà possibile realizzare bellissime tavole o murali inserendo le proprie figura preferite. Qui sotto trovate un esempio con un geco, uno degli animali simbolo del continente australiano:

dot artCome si fa? 

  • Si comincia da un foglio di carta da disegno nera. Dovendo utilizzare le tempere, sarà opportuno utilizzare una carta di grammatura consistente.
  • Con una matita, si tracceranno i contorni dellea/e figura/e da dipingere
  • Con le tempere, si riempiranno la/le figure
  • Dopo aver terminato le figure, bisognerà incorniciarle con i punti colorati.

Il laboratorio narrativo può essere incentrato sulla dimensione collaborativa: si formano gruppi di 4/5 bambini, che dovranno inventare una storia ciascuno. Poi, ogni membro del gruppo si occuperà di una tavola. In questa versione, la dot art diventa uno strumento trasversale, utile per numerose finalità didattiche diverse.

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Pierrot: come realizzare maschere e bambole

Il nome originale era Pedrolino, poi in Francia è stato rivisitato in Pierrot. In origine era un personaggio astuto e malandrino, innamorato di Colombina, che però gli preferiva Arlecchino. Nel tempo è diventato una maschera romantica e sognatrice.

IL COSTUME DI PIERROT

Trasformarsi in Pierrot è semplicissimo: bastano una tuta bianca e larga chiusa davanti con dei bottoni neri, un cappello nero, un ampio colletto a fisarmonica e una lacrima nera sul viso, la malinconia dei suoi amori impossibili.

MASCHERA DI PIERROT IN CARTOCINO

Cosa ci serve:

  • Cartoncino nero
  • Cartoncino bianco
  • Colla
  • Elastico

Come si fa:

  • Realizza la parte bianca che coprirà il volto, avendo cura di forare adeguatamente lo spazio per gli occhi
  • Ritaglia nel cartoncino nero il cappellino di Pierrot, che andrà incollato alla maschera; applica delle decorazioni ritagliate dal cartoncino bianco
  • Personalizza Pierrot disegnando con il pennarello nero una lacrimuccia e le sopracciglia ad arco
  • Per le femminucce è possibile applicare una striscia di pizzo

BAMBOLE PIERROT

Cosa ci serve:

  • Feltro o avanzi di stoffa
  • Pallina da ping pong
  • Colla a caldo
  • Ovatta per imbottiture
  • Pennarelli

Come si fa:

  • Disegna il volto del vostro Pierrot sulla pallina da ping pong
  • Con la colla a caldo fissa la cuffietta
  • Taglia due triangoli di feltro per il corpo e cuciteli o incollateli ai due lati e sotto la pallina da ping pong
  • Riempi il corpo con l’ovatta e chiudetelo in fondo
  • Applica un colletto bianco sotto il collo

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Il Carnevale nell’arte e un lab creativo ispirato a Picasso

In questi giorni, il grigiore invernale è interrotto qua e là dai coriandoli che appaiono sui marciapiedi, sempre più fitti, a inondare di colore le strade cittadine.

Il Carnevale è una sferzata di energia dopo il lento torpore di gennaio, di un inverno che raggiunge il suo compimento: forse anche per questo, per la sua esplosione di colori, il Carnevale ha ispirato in diversi modi gli artisti contemporanei.

Oggi vi proponiamo un brevissimo excursus ispirato alla figura di Arlecchino e ad alcuni artisti che lo hanno reinterpretato. Proveremo anche a cimentarci in un laboratorio creativo.

CARNEVALE: UN PO’ DI STORIA

Carnevale deriva dall’espressione latina carnem levare, “eliminare la carne”. Il martedì grasso, ultimo giorno del Carnevale, veniva allestito un succulento banchetto che segnava l’inizio della Quaresima, periodo di digiuno e penitenza.

La cosa bella è che il Carnevale è stato introdotto ed interpretato un po’ in tutto il mondo, ciascuno con le proprie tradizioni, legate alla cultura popolare e al teatro di strada. Ricordiamo tra gli altri il Carnevale di Venezia, di Viareggio, ma anche di Rio de Janeiro.

Probabilmente il fascino delle maschere è legato alla possibilità di trasformarsi in altro, di recitare una parte, proprio come a teatro. Forse è questa la suggestione che ha influenzato molti artisti. Le maschere (non dimentichiamoci che la Commedia dell’Arte ha avuto grande popolarità in ambito europeo) hanno affascinato Picasso, ma anche Cezanne o Juan Gris.

Vediamo la figura di Arlecchino nei tre autori e come hanno reinterpretato questo personaggio stravagante e scapestrato, ma altrettanto furbo e coraggioso, pigro, ma sempre pronto alla battuta.

PAUL CÉZANNE: PIERROT E HARLEQUIN (MARTEDI’ GRASSO)

Conservato al Museo Puskin di Mosca, il dipinto venne realizzato a Parigi, nello studio che Paul Cézanne aveva affittato in Rue du Val-de-Grâce, su commissione di Victor Chocquet, un funzionario di dogana, appassionato d’arte e collezionista, nonché amico del pittore, che lo conobbe grazie a Renoir.

Il pittore si ispirò a suo figlio Paul, avuto nel 1872 da Hortense Fiquet, che posò per l’Arlecchino, e all’amico Louis Guillaume nei panni di Pierrot. Come con I giocatori di carte, viene esasperata la contrapposizione dei due personaggi, dei loro movimenti, degli atteggiamenti e perfino dei colori.

JUAN GRIS: HARLEQUIN WITH GUITAR

All’epoca in Juan Gris dipinse il suo “Arlecchino con la chitarra” nel 1919, il suo stile cubista era pienamente sviluppato e aveva cominciato a catturare l’attenzione del pubblico. In quest’opera vediamo il ribaltamento dell’immagine standard di Arlecchino: colori più tenui e cadenti, con la figura un tempo identificabile che si fonde con lo sfondo, una con il tavolo, la sedia e l’ambiente circostante.

L’impressione è che Gris voglia lasciare spazio ai dettagli e, allo stesso tempo, alla libertà di dipingere uno stile che sembra provenire dalla memoria. Sebbene le scene e i colori si sovrappongano, hanno comunque un aspetto realistico per loro, fedele all’esperienza.

PABLO PICASSO: ARLECCHINO ALLO SPECCHIO

Il quadro risale al 1923 e appartiene alla serie di Arlecchini seduti realizzati in quell’anno da Pablo Picasso (1881-1973). All’inizio si pensò che questo quadro facesse parte di un serie di Arlecchini che avevano come soggetto il pittore catalano Jacinto Salvadò e invece questo qui si discosta molto dagli altri per via dei suoi tratti iconografici e in realtà si tratta solo in parte di Arlecchino.

La scena in un’ambiente chiuso con a sinistra una finestra che affaccia su un cielo azzurro e presumibilmente una tenda bianca accostata, la figura è in primo piano seduta e posta nell’atto di guardarsi allo specchio, mentre con la mano destra si sistema il cappello.

L’opera ricorda i precedenti periodi blu e rosa, nei quali le opere di Picasso avevano come soggetto artisti del circo e insieme alle maschere di Arlecchino e Pierrot simboleggiavano la condizione di emarginazione dell’artista stesso.

UN LAB CREATIVO ISPIRATO A PICASSO

Vi abbiamo dato tre spunti per riflettere su come ognuno di noi rielabora ciò che vede: nella pittura è un concetto immediato, ma fondamentalmente è ciò che accade nella vita di ciascuno di noi, anche in maniera non necessariamente artistica. Dopo questo spunto, vi chiediamo di essere portavoce della pedagogia creativa, creando a vostra volta. Noi in questi giorni ci siamo ispirati ad un’altra opera di Picasso, Paul vestito da Arlecchino.

Provate come prima cosa a chiedere ai bambini cosa ne pensano, noi abbiamo ricevuto le seguenti risposte:

Il bambino vestito da Arlecchino non mi piace perché è di due colori
Disegna tutto storto

Superato questo momento di “grande critica d’arte”, stiamo provando a realizzare il nostro arlecchino, con i colori che più ci piacciono. Potrebbero essere quelli del quadro o … a voi la scelta. Sul web abbiamo trovato questo, magari vi può ispirare.

http://catemaestra.blogspot.it/

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Le origini del Carnevale

Il Carnevale è una delle feste preferite dai bambini, per via dei suoi colori, delle maschere e di quel clima di festa un po’ retrò, che ci fa bene. Ma cosa significa Carnevale e qual è la storia di questa festività tanto amata nel nostro paese?

LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Carnevale deriva dal latino “Carnem levare” (“eliminare la carne”). Infatti, nei paesi di tradizione cattolica, durante il periodo di Quaresima non era permesso mangiare la carne. Così, il banchetto del Martedì Grasso (ultimo giorno del Carnevale, seguito dal Mercoledì delle ceneri, inizio della Quaresima) era il culmine dei festeggiamenti carnevaleschi.

Nella tradizione cattolica, il Carnevale comincia il Giovedì grasso e si conclude il Martedì grasso, durando quasi una settimana.

Le origini del Carnevale inteso come “festa in maschera”, invece, sono molto più antiche: ne troviamo traccia nell’antica Grecia e nella cultura babilonese. In questo senso, la festa ha un profondo significato simbolico: rappresenta il caos che, per qualche giorno, si sostituisce all’ordine costituito.

LE MASCHERE

In Italia, il Carnevale ha una storia millenaria che si intreccia con quella della commedia dell’Arte. Il nostro paese ha dato i natali ad Arlecchino, a Pulcinella e alle altre maschere carnevalesche conosciute in tutto il mondo.

Ciascuna maschera, dietro il velo della satira, presenta significati interessanti e leggere la loro storia può trasformarsi in una bella occasione di crescita.

Su Portale Bambini puoi trovare le schede delle principali maschere di Carnevale:

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MARIONETTE E BURATTINI FAI DA TE

Marionette e burattini fai da te sono un passatempo creativo e narrativo eccezionale: i bambini li adorano, così come adorano inventare storie e piccoli spettacoli teatrali a base di marionette; in questo modo, la fantasia corre libera e si sviluppa il pensiero narrativo. In questo articolo puoi trovare tanti suggerimenti per realizzare delle marionette e dei burattini fai da te con materiali di riciclo.

MARIONETTE DA DITO FAI DA TE

Un’idea creativa che puoi realizzare in cinque minuti:

marionette e burattini fai da te 1

Per cominciare, realizza degli anelli di cartoncino della dimensione necessaria per essere indossati come fossero anelli. Su un foglio di cartoncino, a parte, disegna e colora le sagome dei personaggi che vuoi realizzare. Poi ritagliali e incollali agli anelli di cartoncino con una goccia di colla vinilica.

BURATTINI CON I CALZINI

Qualche tempo fa ti avevamo parlato dei pupazzi di neve realizzati con i calzini di cotone. In realtà i calzini possono essere utilizzati anche come burattini. Basta personalizzare il fondo con ritagli di stoffa, fili di lana, bottoni, nettapipe e un po’ di colla daranno: infilateli su un braccio et voilà, potrete dare vita a buffi serpenti, facce di papera, simpatici mostri o improbabili animali da cortile. I particolari, come occhi, bocca e capelli, possono essere cuciti o incollati con la colla a caldo.

BURATTINI CON LE MANICHE DEI MAGLIONI

Anche i vecchi maglioni si prestano a diventare burattini: basta ritagliare le maniche, fare due fori per le dita a circa trenta centimetri dal bordo e incollare all’interno della cima una sagoma di cartoncino che rappresenti il volto del personaggio voluto. Ispirati alle fiabe classiche, alle maschere di Carnevale o a ciò che più ti piace per dare vita ad uno spettacolo. In alternativa, cuci la testa del pupazzo sulla manica, come in questa immagine:

BURATTINI DI FELTRO

Se sai cucire potresti creare tanti morbidi burattini di feltro o pannolenci, sia da mano sia da dito. Su internet puoi trovare un sacco di modelli cui ispirarti o, in alternativa, puoi disegnare direttamente sul feltro le sagome da ritagliar e cucire con ago e filo. Con questi mini burattini, uno per ogni dito, riuscirai ad animare per esempio, un’intera fattoria.

BURATTINI DI CARTA

Non buttare via le buste di carta del pane: in men che non si dica potranno diventare uno scodinzolante cagnolino, un gatto sornione o un dentuto castoro. Ritaglia le sagome di occhi, bocche, nasi e zampe su cartoncini colorati e incollatele alle buste di carta con un po’ di colla. Poi, una mano dentro la busta e il gioco è fatto!

BURATTINI CON MESTOLI DI LEGNO

A volte la fantasia ci fa vedere le cose in modo diverso: avresti mai immaginato che un cucchaio di legno potesse diventare un burattino? Servono pezzetti di stoffa, nastri colorati e piccoli bottoni per realizzare i vestiti. La base del cucchiaio, opportunamente dipinta, diventerà un simpatico musetto, da personalizzare con cappellini e capelli di lana. Puoi creare infiniti personaggi e inventare storie o rappresentare le fiabe preferite dei tuoi bambini.

ALTRI LABORATORI SULLA NARRAZIONE

Di seguito puoi trovare un elenco di laboratori creativi per sperimentare le forme e l’efficacia della narrazione.

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La fantasia secondo Maria Montessori

A proposito della fantasia, Maria Montessori la riteneva un elemento centrale nell’educazione del bambino, a patto di utilizzarla per esplorare il mondo naturale e la realtà, invece di relegarla alla fantasticheria. Ecco il suo pensiero:

Il segreto di un buon insegnamento è di considerare l’intelligenza del bambino come un campo fertile in cui si possono gettare delle sementi, perché germoglino al calore fiammeggiante della fantasia. Il nostro scopo quindi non è semplicemente di ottenere che il bambino capisca, e meno ancora di obbligarlo a ricordare, ma di colpire la sua immaginazione in modo da suscitare l’entusiasmo più acceso.

Per questo dobbiamo offrire idee nobili e grandiose alla mente umana, che è sempre pronta ad accoglierle e a chiederne altre e altre ancora. In generale, gli educatori riconoscono l’importanza della fantasia, ma la vorrebbero coltivare a parte, separatamente dall’intelligenza, proprio come vorrebbero separare quest’ultima dalle attività manuali: sono i vivisezionisti della personalità umana.

Nella scuola vogliono che i bambini imparino aride nozioni, lasciando che la loro fantasia venga coltivata dalle fiabe, che parlano sì di un mondo meraviglioso, ma che non è il mondo che li circonda, quello in cui vivono.

Offrendo invece al bambino la storia dell’universo, noi gli diamo da ricostruire con la fantasia qualcosa che è mille volte più stimolante e misterioso di qualsiasi fiaba.

Una mente abituata a cercare il piacere solo nei racconti fantastici , lentamente ma inevitabilmente diventa pigra, incapace di occupazioni più nobili. Nella vita sociale troviamo fin troppi esempi di questa pigrizia mentale, persone alle quali importa solo vestirsi bene, fare pettegolezzo con gli amici e andare al cinematografo. … finché restano accentrati attorno al loro piccolo io, escludendone le meraviglie del mondo e ogni possibilità di comprendere l’umanità sofferente. È davvero un morire mentre si è ancora in vita.

M. MONTESSORI (2007), Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, pag. 29-31

 

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