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Tristezza: un’occasione per affrontare noi stessi

Tristezza in pillole

Per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte.

Kahlil Gibran

In queste parole, con una metafora, troviamo racchiuso il significato di tristezza: un’emozione che a volte ci coglie impreparati, avvolgendo di oscurità le nostre vite, ma solo per prepararci ad affrontare nuovamente la luce. Nell’idea comune, la tristezza è l’opposto di gioia e felicità. Per comprendere meglio il concetto, immaginiamoci i protagonisti di Inside Out, il celebre cartone animato sulle emozioni: Gioia è accesa, luminosa e sbarazzina; Tristezza è blu, tutta curva su se stessa e avviluppata nel suo maglione.

Ridi, e il mondo riderà con te; piangi, e piangerai da solo.

Charles Chaplin

Perché ci assale la tristezza? Come va affrontata?

Cos’è la tristezza?




Definizione

La tristezza è un’emozione basica (dette anche emozioni primarie), di per sé non ha connotazione positiva o negativa. Non è difficile descriverla: tutti noi l’abbiamo sperimentata nel corso della nostra vita, di fronte ad eventi che ci hanno profondamente scosso. La tristezza ha un linguaggio tutto suo, fatto di meccanismi di difesa e sfogo: le lacrime sono il modo più evidente per esprimerla, ma spessa si cela dietro uno sguardo più mesto, la poca voglia di fare e l’apatia.

La tristezza è fisiologica e va ascoltata: se affrontata nel modo giusto, rappresenta qualcosa di molto simile alla tempesta prima dell’arcobaleno. Non c’è alba senza notte … si diceva all’inizio.
Il cervello umano è in grado di reagire alle difficoltà mettendo in atto strategie di protezione. E’ il caso ad esempio dei ricordi registrati nella nostra memoria: un aiuto per superare i momenti in cui ci sembra di affondare nel gorgo dei pensieri negativi. L’importante è riuscire a distinguere, o almeno provarci, le emozioni fisiologiche dalla patologia: depressione, ansia sono situazioni che vanno affrontante con l’aiuto di un esperto e mai sottovalutate. Il modo migliore, in ogni caso, anche quando la voglia manca, è cercare il dialogo. Spesso il conforto di chi ci vuole bene è la medicina migliore.

Perchè è importante affrontare la tristezza?

La tristezza può essere un fattore di crescita. Affrontarla in modo positivo significa imparare ad attuare strategie di resilienza, a trovare la nostra risposta alle difficoltà. Nel dolore, impariamo tanto su come siamo fatti. Solo scoprendoci nel nostro io più intimo, nel conoscerci, potremo irrobustire la corazza e difenderci dalle avversità. La cosa più difficile da accettare è lo stato di “persona triste”. In un mondo che ci vorrebbe perfetti, ammettere che un ingranaggio si è inceppato può apparire come un segnale di debolezza.

In realtà la tristezza ci permette di imparare più di qualsiasi altra emozione. L’importante è vivere le emozioni come dei mezzi per crescere, senza dare peso soltanto a quelle positive come indicatori della qualità della vita. Non esiste una formula magica, ma di seguito vogliamo offrirvi alcuni spunti di riflessione:

  • Libertate il dolore: se trattenete le vostre emozioni, la sofferenza diventerà più sempre più profonda.
  • Accettatevi e accettate le vostre emozioni: rispettare la tristezza, come stato transitorio che può capitare a tutti è l’unico modo per superarla, senza mistificazioni. E’ assolutamente inutile fingere di star bene: meglio ammettere il proprio malessere e cercare a poco a poco la luce.
  • Condividete la vostra tristezza: anche se è molto diffuso il concetto di persona tossica, intendendo chi non fa altro che scaricare il proprio malessere sugli altri, parlare in realtà aiuta e aiuta tantissimo. E’ vero, vedere una persona triste non ci piace affatto. Ma la vita non è un campo di girasoli, o meglio può esserlo sono nella misura in cui accettiamo le nostre debolezze.

Ricordatevi che la tristezza è negativa solo se diventa un alibi, un modo per trincerarsi dietro ad una barriera, per non affrontare i problemi. Non abituatevi ad usarla per evitare lo sforzo di combattere, non diventate apatici. A questo proposito l’intelligenza emotiva gioca un ruolo fondamentale: lavorate sul dialogo, scrivete un diario, uscite a fare una passeggiata. La cosa più importante da fare è imparare a gestire le proprie emozioni. Tutte le emozioni.

E voi, sapete affrontare la tristezza?

Provate a provi queste domande, dandovi una risposta sincera:

  • Quante volte dite al vostro bambino in lacrime “Non piangere”?
  • Fingete di stare bene anche quando siete tristi?
  • Quando vi hanno detto “non essere triste”, vi sentivate proprio così?
  • Essere tristi è sbagliato?

Mini kit di allenamento per mamme e papà: meno tristi in 3 mosse

Accettazione: bisogna imparare a vivere i cambiamenti in modo positivo, affrontandoli come uno stimolo per la crescita personale, per vivere nuove esperienze. L’accettazione prevede un atteggiamento attivo e si distingue dalla rassegnazione (questa differenza è fondamentale, provate a leggere il nostro articolo sull’importanza dell’accettazione) e dal chinare la testa. Significa sapere accogliere i “no” che non ci aspettiamo, le decisioni che non vogliamo prendere. Significa anche saper perdonare e sapersi perdonare: in una parola, far pace con se stessi.

Resilienza: Si tratta di una caratteristica fondamentale per accettare la sfida costituita dagli eventi negativi, attingendo dal bagaglio delle proprie risorse emotive, senza farsi sopraffare. Leggete il nostro MINI-SAGGIO sulla resilienza, troverete approfondimenti e spunti.

Pensiero positivo: Pensieri ed emozioni interagiscono, influenzandosi reciprocamente. Pensare positivo può aiutarci a focalizzare l’attenzione sul presente, sui doni che riceviamo ogni giorno.
Rimuginare sul passato o angustiarsi per il futuro è estremamente controproducente, La cosa da fare è acquisire progessivamente consapevolezza dei propri pensieri, qualsiasi essi siano.

La tristezza in famiglia

Abbiamo detto che affrontare la tristezza significa imparare a viverla, senza nascondersi. Questo è il primo passo per educarsi alla felicità: capire le nostre forze e anche le nostre debolezze. E’ però importante portare nella vita il sorriso: non nell’espressione forzata di chi finge che vada tutto bene, ma nell’attitudine di chi è grato alla vita perché, accanto alle cose brutte, se aspettiamo un po’, ci troveremo sempre qualcosa di bello.
Il sorriso per noi è il miglio metodo educativo: provateci!

Gio-Coaching: rielaboriamo la tristezza attraverso il gioco

Ecco qualche esempio di Gio-Coaching per rielaborare la tristezza:

E non dimenticatevi che la mindfulness e la meditazione possono dare una grande mano sia agli adulti che ai bambini a focalizzarsi su di sé per capire meglio.

Libri sulla tristezza

Nella moltitudine di testi che affrontano questo tema, vi segnaliamo “Un mare di tristezza” di Anna Iudica, Chiara Vignocchi e Silvia Borando, Ed. Minibombo. Se è vero che inizialmente una grande tristezza colpisce tutti i personaggi, a partire dal pesciolino protagonista, alla fine della nuotata, cambiando un po’ il punto di vista, le cose appariranno molto diverse: più belle!
Dalla storia, riprendiamo un suggerimento; provate a passare in rassegna tutti gli stati d’animo che vi vengono in mente, dai più comuni a quelli più improbabili. Armatevi di pastelli o matite e date sfogo alla fantasia, rappresentando le espressioni dei protagonisti del libro. Creerete così il vostro mare di emozioni! Se cercate altri libri sul tema della tristezza, date un’occhiata alla nostra pagina dedicata proprio ai libri sulla tristezza.

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Assertività: il modo giusto di comunicare e comportarsi

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Assertività in pillole

Essere assertivi non vuol dire mandare a quel paese la gente, significa sostanzialmente esprimere le proprie opinioni, i propri sentimenti e far valere i propri diritti nel rispetto di quelli altrui.

Alessandra Faiella, Toglimi quel piede dalla testa, per favore, 2010

Avete mai incontrato qualcuno che vi abbia detto di no ma senza farvi sentire degli idioti? Qualcuno che vi abbia invitato a rispettarlo ma senza per questo comportarsi in modo aggressivo e senza abusare del suo potere? Se sì, probabilmente vi siete trovati faccia a faccia con una persona assertiva.

Cos’é l’assertività?

Quando ci relazioniamo con gli altri, possiamo scegliere se assecondarli o farci valere; spesso il concetto di “farsi valere” non è così immediato, al punto che occorre una buona dose di aggressività per farcela. Corretto? Non proprio.

Tra i due stati di squilibrio che abbiamo citato, l’atteggiamento di sottomissione e la reazione aggressiva, ve n’è un terzo: l’assertività. E’ quella dote rara e preziosa che accomuna i leader, capaci di farsi seguire senza bisogno di alzare la voce.

Definizione

Si intende per assertività la capacità di affermare il proprio pensiero e i propri diritti in modo chiaro e determinato, ma non per questo aggressivo oppure offensivo.

Etimologicamente, assertività deriva dal latino asserere (o ad serere), asserire. Prendiamo come esempio proprio un’asserzione, o meglio, una frase assertiva (“Oggi c’è il sole.”): è una frase sicura di sé, diversamente dal dubbio che si solleva ponendo una domanda (“Oggi c’è il sole?”); è anche equilibrata, lontana dallo slancio dell’esclamazione (“Oggi c’è il sole!”). Una frase assertiva indica che non si sta cercando consenso o condivisione, che siamo sufficientemente sicuri di noi da esprimere il nostro pensiero con rispetto ma con fermezza.

Assertività e psicologia

Il comportamento assertivo è tipico delle persone con un elevato livello di autostima. Per poter essere assertivi, è necessario trovare un equilibrio tra l’aggressività, reazione insicura a una minaccia (o a uno stimolo percepito come una minaccia) e la sottomissione, reazione tipica di chi cerca affiliazione e consenso.

Le persone assertive vengono spesso identificate come leader, come persone che esercitano un’influenza estremamente positiva sugli altri; dunque, potremmo dire che l’assertività è il modo equilibrato di relazionarsi con gli altri, senza lederne i diritti ma senza rinunciare ai propri.

E voi, siete assertivi?

Per testare l’assertività, provate a ripensare a tutte le occasioni in cui vi siete trovati in disaccordo (o in conflitto) con gli altri. Ripercorrendo le vostre reazioni e i vostri pensieri riuscirete ad autovalutarvi.

  • Come vi comportate quando vi trovate in disaccordo con qualcuno a proposito di qualcosa che riguarda entrambi (il menù della cena, un lavoro, la casa da acquistare, le vacanze, la fila al supermercato)? 
  • Vi è mai capitato di chinare la testa e sottomettervi per evitare discussioni? 
  • Vi è mai capitato di “aggredire” (metaforicamente, si spera) qualcuno per imporre il vostro pensiero?

Mini kit di allenamento per mamma e papà: assertivi in 3 mosse

Assertività in famiglia

L’assertività è una dote ideale da portare in famiglia, sia per quanto riguarda l’allenamento che per utilità. Genitori assertivi riescono a far rispettare le regole senza dover ricorrere a urla, strepiti e castighi, ma anche a costruire un dialogo di qualità.

Gio-Coaching: impariamo ad essere assertivi giocando

Libri sull’assertività

a cura di Matteo Princivalle

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Apatia: quando emozioni e motivazioni vanno in letargo

Apatia in pillole

Più simile a un sasso che ad un animale. Definizione di apatia.

Anonimo

L’epigramma è un tantino drastico, ma non vi è mai capitato di incontrare persone così? Persone che non si scompongono di fronte a nulla, ma che non hanno nemmeno passioni o obiettivi?

Tra la morte e l’apatia, sceglierei cento volte la prima. La morte ti coglie una volta per tutte, l’apatia ti consuma un poco alla volta, facendoti morire ogni giorno un poco di più.

C. Livo

Come vedete, i contemporanei non sono certo teneri con l’apatia, che viene vista come una malattia terribile, in grado di consumare una persona rendendola simile in tutto e per tutto ad uno zombie.

Cos’è l’apatia?

Secondo i filosofi antichi, l’apatia era una virtù: teneva lontani dagli eccessi di passioni (oggi li chiameremmo “picchi emotivi”) ed era sinonimo di equilibrio, di saggezza. L’apatico, libero dalle emozioni, poteva esercitare al massimo grado l’esercizio della ragione.

Oggi, invece, è considerata il grande male del nostro mondo: dopo due millenni passati ad evitare le emozioni in favore della razionalità pura, ci siamo resi conto che siamo ugualmente infelici. Quindi, ci tocca cambiare rotta e rimetterci in cammino verso il sentiero della felicità.

Per comprendere appieno l’apatia, dobbiamo partire dal concetto di motivazione, ovvero il motivo che spinge un individuo a compiere delle azioni finalizzate a raggiungere uno scopo. Ad esempio, chi è spinto dalla motivazione della fame, cercherà di procurarsi del cibo. E così via. Pensate ad una persona apatica come a qualcuno che non avverte la fame, dunque non ha nessun interesse a nutrirsi. Rischia di morire di fame, e per giunta, senza rendersene conto! Questa è la definizione psicologica di apatia: difficoltà ad esprimere la motivazione.



Definizione

L’apatia è una condizione caratterizzata da una difficoltà ad esprimere le proprie motivazioni. Da questo derivano i tratti tipici: assenza o scarsità di reazioni emotive, fiacchezza, scarso interesse verso il mondo e le attività quotidiane, indifferenza.

apatia

L’apatia in psicologia

Vi starete chiedendo: ma è una malattia? No, l’apatia è una condizione non patologica. In quanto tale non necessita di cure mediche o psicologiche. L’apatia, però, è anche un sintomo presente in varie patologie: dal disturbo depressivo alla sindrome di Alzheimer; alle volte, invece, è causata da uno squilibrio fisico. La linea di confine è quella del benessere psicologico: una persona apatica non soffre per la sua condizione (semplicemente, riducendosi le motivazioni si riducono le fonti di emozioni positive e appagamento: leggi “la vita diventa monotona e noiosa”), non pensa al suicidio né ha crisi di panico o attacchi d’ansia. Se l’apatia diventa un elemento di sofferenza, probabilmente c’è dell’altro: in questo caso è bene consultare il proprio medico.

Questo è un piccolo identikit della persona apatica:

  • sembra non provare emozioni per nulla
  • mostra profondo disinteresse verso l’ambiente, le persone e la vita
  • non ha obiettivi, non persegue alcuna passione
  • non reagisce di fronte agli stimoli

E voi, vi sentite apatici?

Alcune domande a cui è utile rispondere per fare il punto quando vi sentite stanchi, senza forze o indifferenti a tutto e tutti:

  • Avete dei progetti per la vostra vita?
  • Qual è il prossimo obiettivo che intendete raggiungere?
  • A che punto del vostro traguardo siete arrivati?
  • Vi sentireste felici se…

Se siete riusciti a rispondere – con sincerità – a ciascuna domanda, rallegratevi: non siete apatici. Alla peggio, avete subito qualche scossone che vi ha fatto traballare e dovete ancora riprendervi dal trauma.

In questo caso, sarà sufficiente allenare la vostra resilienza, ovvero la capacità di resistere agli urti e alle batoste rialzandosi, cambiando e tornando in condizioni di armonia (abbiamo scritto un MINI-SAGGIO sulla resilienza, con tanto di esercizi, che vi consigliamo!).

Mini-kit di allenamento per mamme e papà: sconfiggere l’apatia in 3 mosse

Se invece vi siete resi conto di non avere progetti, priorità e di non sapere bene cosa vi potrebbe rendere felici, significa che state attraversando un momento apatico della vostra vita. Ecco da dove ripartire:

Datevi un obiettivo: fondamentale per alimentare la motivazione. Se non riuscite a trovarne uno stimolante, ve lo diamo noi. Inventate una storia, proprio come proponiamo nel Gio-Coaching.

Leggete: la lettura è in grado di rigenerare l’amore per la bellezza, così come sa suscitare grandi emozioni.

Ripartite dal dialogo: potreste provare con una metodologia come il circle time (noi lo abbiamo analizzato a scuola, ma è efficace anche a casa); un modo democratico per esprimervi e far capire agli altri i vostri bisogni. Eccellente soprattutto per stimolare i bambini ad esporre i propri bisogni e le motivazioni.

Combattere l’apatia in famiglia

Per vincere l’apatia bisogna ricominciare dall’idea che la famiglia è una squadra. Bisogna motivarsi e sostenersi gli uni con gli altri, ma anche considerare il proprio benessere come un elemento essenziale per l’insieme. Spesso l’apatia colpisce mamma e papà se per troppo tempo sono costretti a rinunciare a tutte le loro passioni e al tempo libero. Quindi:

  • riflettete sul concetto di famiglia-squadra: proprio come dei veri allenatori, imparate a conoscere la vostra formazione
  • non uccidete passioni e motivazioni: non c’è nulla di male nel lasciare i bambini con la baby sitter per ritagliarsi un pomeriggio per sé; l’importante è farlo con buonsenso, solo dopo aver analizzato con cura le esigenze della squadra
  • cercate di coinvolgere i piccoli: attività e dialogo sono il migliore antidoto alla solitudine digitale e all’apatia che ne deriva
  • coltivate l’amore per la bellezza: secondo Galimberti nell’arte e nella letteratura sono nascoste tante passioni tutte da vivere

Gio-Coaching: giocare per ritrovare le passioni

Il principale nemico dell’apatia è il gioco, sapete perché? Semplice: il gioco, per definizione, è libero. Quindi, se scegliete di giocare, state già esprimendo una motivazione. Naturalmente, potete giocare anche a fare arte.

Il nostro Gio-Coaching per combattere l’apatia è ispirato a un caso celebre, che certamente conoscete. Stiamo parlando della scrittrice K. Rowling. Sì, proprio lei, la penna che ha dato vita a Harry Potter, il best-seller più venduto di sempre. Dovete sapere che i personaggi della serie, nonché l’intreccio, sono nati e cresciuti in un periodo grigio della sua vita: appena divorziata, con una bimba piccola e senza lavoro, la Rowling ha ritrovato la voglia di vivere e la motivazione nella scrittura. I risultati parlano chiaro! Dovreste provare:

  • LA GUIDA PER ASPIRANTI SCRITTORI: che contiene suggerimenti utili per inventare e scrivere una storia per bambini (oltre a qualche consiglio se deciderete di farla pubblicare)
  • STORIE PER BAMBINI, la sezione narrativa all’interno degli strumenti pratici per il Gio-Coaching

Una volta che avrete letto tanto, buttatevi: prendete la salutare abitudine di inventare storie e personaggi insieme ai bambini. E’ un ottimo modo per lavorare sulla famiglia, sull’arte e sul dialogo.







Libri sull’apatia

Un autore che ha ampiamente trattato il tema dell’apatia, accanto a quello dell’analfabetismo emotivo e delle passioni tristi è Galimberti. Ne L’ospite inquietante parla proprio di come il mondo contemporaneo rischia di minare profondamente le nostre motivazioni e le emozioni.
Secondo Galimberti, due sono le strade per combattere l’apatia: vivere la vita come un progetto, ricco di aspettative e tensione (intesa in senso positivo, come “slancio”) per il futuro e riscoprire la bellezza. Arte, letteratura, natura sono grandi maestri di bellezza; quella bellezza che, un poco alla volta, raggiunge il cuore riscaldandolo.

Tuttavia, se vi sentite apatici non è detto che la saggistica sia la soluzione migliore. Potreste invece provare con un romanzo, oppure un albo illustrato che sappia emozionarvi.

a cura di Matteo Princivalle

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Imparare dagli errori a risolvere problemi. Proviamo con i rompicapo!

Spesso confondiamo la felicità con la perfezione: vorremmo noi ed i nostri bambini perfetti e talentuosi, dimenticandoci che si tratta di un’utopia. Colpa di una società basata sulla competizione, sul dualismo vincente-perdente.

Eppure il più grande insegnamento, la maggiore spinta al cambiamento spesso è costituita proprio dal fallimento. Come genitori e come figli si può sbagliare. Ecco, non è mai una catastrofe. Tolleranza, comprensione, autostima e fiducia ci aiutano ad affrontare al meglio gli errori che inevitabilmente si commettono nella vita. Si cade, la cosa più importante è trovare la forza di rialzarsi.

Il compito di un genitore non è quello di spianare la strada al proprio figlio, di fare lo spazzaneve, ma, semmai, stargli accanto e sostenerlo nei momenti di difficoltà, insegnandogli progressivamente a trovare in se stesso la motivazione.



DUE DOMANDE PER CAPIRCI MEGLIO

E’ importante ogni tanto chiedersi:

1 Sappiamo accettare il fallimento?
2 Quando abbiamo perso la pazienza l’ultima volta e perché?

La vita non è sempre gioia, spesso nasconde insidie, ma anche opportunità.

In questo senso, ci viene in aiuto il pensiero laterale: sapete di che si tratta? In breve, senza lasciare tutto al caso, si può provare ad analizzare un problema guardando l’insieme da un’angolazione diversa, con l’obiettivo di superare l’empasse e trovare nuove prospettive. Solitamente, più il problema è complesso, più è innovativa la soluzione che si raggiunge.

Se avete voglia di approfondire il tema del pensiero laterale potete leggere l’articolo che gli avevamo dedicato qualche tempo fa. Se invece volete passare alla pratica, avanti col Gio-Coaching.

SPUNT-ESERCIZIO: scopriamo la torre di Hanoi

Oggi vi proponiamo i rompicapo, giochi antichi, ma sempre attuali. Un ottimo allenamento per il pensiero laterale, ma anche per imparare a non scoraggiarsi di fronte a un insuccesso o un problema apparentemente impossibile. L’importante è che la sfida sia adeguata alle capacità del bambino/adulto.

torre di hanoi rompicapo

Conoscete la torre di Hanoi? E’ un gioco molto semplice, bisogna spostare una piramide composta da anelli di varie dimensioni da un paletto all’altro (ce ne sono tre in tutto). Il tutto, muovendo un anello per volta e senza mai metterne uno grande sopra uno più piccolo. Vi sembra semplice? In effetti, se giocate con 3 anelli lo è, ma provateci con 6 o 7: diventa un rompicapo davvero impegnativo, anche per i più esperti. Per scoprire bene come giocarci, acquistarne una o prendere ispirazione per costruirne una in casa (è semplicissimo) date un’occhiata ai rompicapo per bambini.

Provateci insieme ai bambini: prima voi, poi loro: imparate insieme a focalizzare l’attenzione e a imparare dagli errori. La torre di Hanoi è anche online: provateci qui (non c’è da scaricare nulla!). Se invece volete acquistarla, potete trovarla in offerta su Amazon.it

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Caccia al tesoro per bambini

caccia al tesoro in casa per bambini cover

La caccia al tesoro è uno dei giochi preferiti dai bambini; stimolante, divertentissima e avventurosa è adatta per trascorrere delle belle domeniche insieme. In questa pagina abbiamo raccolto tutte le informazioni necessarie per progettare una buona caccia al tesoro da proporre ai vostri piccoli.

INDOVINELLI PER LA CACCIA AL TESORO IN CASA

Di seguito puoi trovare alcuni indovinelli che abbiamo ideato per allestire una caccia al tesoro a casa.

  • TAVOLO
    Sopra di lui mangi ogni giorno,
    ha quattro gambe, si trova in soggiorno.
  • CASSETTO
    Se al prossimo indizio vuoi arrivare
    tra calze e magliette devi cercare.
  • LAVATRICE
    Indovina indovinello,
    lava i panni ed ha un cestello.
  • LIBRO SUL COMODINO
    Accanto al letto c’è un libricino,
    dentro è nascosto un bigliettino.
  • LETTO
    Questa mattina, quando ti sei alzato,
    sotto le coperte si è intrufolato.
  • DIVANO
    È bell’e disteso a guardar la tv,
    vai a cercarlo dove ti siedi anche tu.
  • CUSCINO
    Quando dormi la tua testa riposa sul…
    Non stai sognando, è proprio lì il bigliettino.
  • VASCA DA BAGNO/DOCCIA
    Il prossimo indizio si era sporcato;
    a fare un bagnetto io l’ho portato.

Ecco il file da stampare e ritagliare:

caccia al tesoro in casa bigliettini

Clicca qui per stampare questo foglio con i bigliettini.

COME SARÀ LA VOSTRA CACCIA AL TESORO?

Prima di procedere con la progettazione vera e propria, vediamo di dare una struttura al gioco definendo: luogo, relazioni tra i partecipanti e strumenti da utilizzare.

IN CASA O ALL’APERTO?

Naturalmente, una caccia al tesoro all’aperto ha tutto un altro gusto: i bambini sono liberi di muoversi e scorrazzare, inoltre la ricerca degli indizi diviene molto più divertente. L’ideale sarebbe organizzarla in un parco, magari preparandola prima con un gruppo di 4-5 genitori, che fungeranno anche da animatori. Non è difficile sapete?

Per i bambini più piccoli o nelle giornate di pioggia è possibile anche nascondere il tesoro in casa; in questo caso, per evitare che i bambini la devastino, può essere utile incentrarla sulla risoluzione di rompicapo più che sulla ricerca “fisica”(date un’occhiata alla caccia al tesoro enigmistica per ispirarvi).

COMPETITIVA O COLLABORATIVA?

Si può giocare alla caccia al tesoro sia nella variante collaborativa, in cui c’è un’unica squadra che deve trovare gli indizi per il tesoro, sia nella variante competitiva; in questo caso ci saranno due o più squadre che si sfidano in una prova a tempo: la prima squadra che trova il tesoro, vince.

A noi piacciono le cacce al tesoro collaborative, perché danno modo ai bambini di fare squadra senza l’eccessiva pressione della competizione, però tutti i suggerimenti in questa pagina si adattano bene ad entrambe le versioni.

CON O SENZA MAPPA?

Ci sono sostanzialmente due modi per giocare alla caccia al tesoro: il primo è quello classico, con una mappa dettagliata dell’area di gioco in cui è indicata la posizione del tesoro (oppure viene indicato, di volta in volta, un punto intermedio nel quale si riceverà il punto successivo). Vi è poi un’altra versione, molto più comoda da organizzare, nella quale i partecipanti devono risolvere una serie di enigmi sparpagliati nell’area di gioco; dopo che li avranno risolti tutti, riceveranno un indizio finale contenente la posizione del tesoro.

Noi consigliamo la seconda, per questi motivi: 1) è più comoda e veloce da preparare; soprattutto, non vi occorre una mappa dettagliata 2) ogni enigma verrà fornito da un adulto, permettendo di controllare meglio l’area di gioco e gli spostamenti dei giocatori 3) soprattutto in spazi contenuti, come un piccolo giardino, è molto più divertente: infatti la maggior parte del tempo viene spesa a risolvere/interpretare gli indizi.

PROGETTATE UNA CACCIA AL TESORO

E adesso, potete sbizzarrirvi ad architettare i dettagli della caccia al tesoro!

IL TESORO

Il tesoro più comune è costituito da un sacco o un bauletto pieno di caramelle. Il design è affidato a voi: potrebbe essere un bauletto pieno di monete di cioccolato, oppure un sacco di iuta infiocchettato, oppure una valigetta nera.

E’ bello anche personalizzare il tesoro in base al tema della vostra caccia al tesoro (caccia al tesoro dei pirati → dobloni di cioccolato, caccia al tesoro degli alieni → gelatine gommose e così via).

NASCONDERE IL TESORO

Se giocate in casa, dovreste scegliere un angolo che i bambini solitamente non frequentano o a cui non pensano come nascondiglio: sotto un cuscino, dentro la vasca da bagno, in frigorifero. Naturalmente questo dipenderà dall’età del partecipante: nascondere in frigo il tesoro è ottimo se a giocare è un bambino di 6 anni, un po’ meno per uno di 3.

Se giocate in un parco avete l’imbarazzo della scelta: dai cespugli alle buche a un vecchio muretto. L’importante è che, siccome i bambini andranno in giro da soli per il parco, non sia in un punto troppo isolato (o, possibilmente che ci sia un genitore nei paraggi).

IL PERCORSO DELLA CACCIA AL TESORO

Prima di passare agli indizi veri e propri, dobbiamo stabilire un percorso che i bambini percorreranno prima di arrivare al tesoro. Ci vuole un punto di partenza, una serie di punti intermedi (uno per ogni indizio) ed infine un punto di arrivo, in cui è nascosto il tesoro e dove il gioco finisce.

Guardate questo schema, che rappresenta bene l’andamento di una caccia al tesoro:

caccia al tesoro per bambini

Ciascun punto intermedio (da 1 a 6) corrisponde a un indizio che i giocatori devono trovare. Secondo noi, il numero ideale di indizi per una buona caccia al tesoro è 6-8: abbastanza per giocare un’ora abbondante, non eccessivo per evitare che i partecipanti si stanchino. Chiaramente le cose cambiano se state organizzando una caccia per adulti! In quel caso possono esserci anche 20-25 indizi.

A questo punto bisogna strutturare lo schema del gioco. Ve ne forniamo due esempi:

1 All’inizio i giocatori ricevono un indizio la cui soluzione porta al punto 1; lì ne riceveranno un altro che, se risolto conduce al punto successivo e così via.

2 All’inizio i giocatori ricevono un indizio; sull’indizio c’è scritto dove o a chi portarlo una volta risolto. Questa persona, se la soluzione è corretta, fornirà l’indizio successivo.

GLI INDIZI DELLA CACCIA AL TESORO: INDOVINELLI E COMPAGNIA

Una volta che avrete stabilito tutti i punti intermedi necessari per arrivare al tesoro, è il momento di scegliere gli indizi. Si tratta di prove intermedie che i partecipanti devono risolvere per arrivare al tesoro.

Naturalmente, gli indizi sono lasciati alla vostra fantasia. Ecco alcuni indizi divertenti che potete utilizzare:

  • indovinelli, un classico di ogni caccia al tesoro, che potreste inventare a tema con il luogo del gioco o prendere dalla nostra pagina di indovinelli per bambini
  • indovinelli logici (nella nostra sezione dedicata agli indovinelli logici ne trovate di facili e difficili, tutti con le loro soluzioni, se volete ispirarvi)
  • scioglilingua (prendete spunto dai nostri scioglilingua difficili) che i bambini devono ripetere per un certo numero di volte.
  • anagrammi, acrostici, parole da trovare conoscendo solo il numero delle lettere e una o due lettere, vari altri giochi linguistici
  • dettagli fotografici del luogo da trovare
  • piccoli problemi matematici

Se decidete che ciascun indizio porti al punto successivo, è un po’ più difficile: dovrete inventarli volta per volta. Una sfida creativa! Noi abbiamo provato, per due dei punti del percorso, a indicare su un bigliettino il numero di lettere che componevano il luogo da cercare (“piazza”) e due lettere della parola, in una specie di gioco dell’impiccato.

UN ESEMPIO: CACCIA AL TESORO PER BAMBINI IN UN PICCOLO BORGO

caccia al tesoro in un borgo

Riprendiamo lo schema a sei punti e proviamo ad adattarlo a un piccolo borgo cittadino. Naturalmente lo stesso schema, utilizzando punti di riferimento diversi, si può applicare al parco e da qualunque altra parte. Abbiamo stabilito sei punti dai quali passerà il percorso dei giocatori.

Adesso, dall’inizio bisogna fare in modo che i bambini arrivino alla piazza del borgo. L’indizio iniziale potrebbe essere un bigliettino di carta con l’indicazione:

IL PROSSIMO INDIZIO SI TROVA NELLA _ I _ Z _ _

Una volta giunti in piazza, il genitore/animatore lì presente consegnerà il secondo indizio, che deve condurre al bar. Nel nostro caso si trattava di uno scioglilingua, abbastanza complicato e sicuramente buffo.

“UN BARO IN UNA BARA AL BAR BARA.”
SE AL BARISTA RIPETERETE QUESTO SCIOGLILINGUA 20 VOLTE, AVRETE IL VOSTRO INDIZIO.

NOTA: in un piccolo borgo è facile coinvolgere le persone del posto, come in questo caso il barista. E’ anche un bel modo di socializzare ed esplorare. Se ciò non fosse possibile, al suo posto può esserci un genitore/animatore.

E ora, si punta al parco. In questo caso abbiamo utilizzato un simil-anagramma (il gioco linguistico) mescolando le lettere della parola “parco”.

OH NO! LE LETTERE SI SONO MESCOLATE ALLA RINFUSA. MA CHE POSTO VORRANNO INDICARE?
A – R – O – P -C

Dal parco, si passa all’edicola. Qui siamo ricorsi ad un altro gioco linguistico, l’acrostico

 SE VUOI SCOPRIRE DOVE ANDARE, DA CIASCUNA PAROLA UNA LETTERA DOVRAI PESCARE.
“ERANO DUE IMPICCIONI CHE OPPORTUNAMENTE LASCIAI ANDARE.”

Dall’edicola alla pineta. Qui, torniamo di nuovo alla parola da scoprire “tipo impiccato”; nel nostro caso, abbiamo fornito un’unica lettera rendendo il tutto più complicato. In realtà, nel borgo c’erano numerosi cartelli segnaletici che indicavano la pineta e che potevano fornire un grande aiuto.

DALL’EDICOLA DI CORSA FINO ALLA P _ _ _ _ _

Poi fino alla fontana.

L’indizio per la fontana era costituito da una fotografia con l’incisione sul parapetto, recante una data. I bambini dovevano cercare, nel borgo, l’elemento con quel dettaglio.
-> FOTO <-

Ed infine, verso il tesoro! Quest’ultimo, verosimilmente, dovrebbe trovarsi non troppo distante dalla fontana. L’indicazione per il tesoro può indicare il luogo in cui si trova attraverso uno dei meccanismi sopra detti: un indovinello, un anagramma, un acrostico, ma anche attraverso un disegno o una fotografia di un dettaglio del luogo.

Caccia al tesoro al buio

Organizzare una vera e propria caccia al tesoro in casa può rivelarsi piuttosto complicato, sia in termini di preparazione che di esecuzione, soprattutto per via degli spazi angusti. Così, abbiamo pensato di cambiare le regole del gioco e progettare una caccia al tesoro al buio, pensata proprio per questi piccoli spazi e in particolare per la cameretta dei bambini. L’abbiamo sperimentata molte volte, aumentando gradualmente la difficoltà dei nascondigli, con ottimi risultati.

  • Per cominciare, scegliete un oggetto di piccole dimensioni e nascondetelo nella cameretta. Se possibile, fate nascondere l’oggetto a una terza persona.
  • Successivamente create il buio nella stanza.
  • Date al bambino una piccola fonte luminosa (una torcia, una luce LED, etc.) e cominciate la caccia al tesoro. Durante la caccia al tesoro rimanete accanto ai bambini; potete anche aiutarli con una seconda fonte di luce.
  • L’obiettivo è riuscire a trovare l’oggetto al buio.
  • Una partita ideale dovrebbe durare 2-5 minuti; se i bambini non riescono a trovare il tesoro, dopo i primi minuti perderanno l’interesse per il gioco. Al contrario, se lo trovano troppo facilmente, potrebbero annoiarsi. Noi vi suggeriamo di procedere per gradi, cominciando con nascondigli semplici (sotto il cuscino, sulla cucina giocattolo, su una mensola) e di aumentare la difficoltà da una partita all’altra.

Scoprite anche:
🔵 Anagrammi
🟣 Caccia al tesoro (con indovinelli)
🟠 Crucipuzzle
🔴 Indovinelli a trabocchetto
🟡 Indovinelli per bambini
🟢 Indovinelli in rima
🔵 Indovinelli logici e matematici
🟣 Indovinelli sugli animali
🔴 Labirinti
🟠 Parole e frasi palindrome
🟡 Rebus
🟢 Scioglilingua italiani
🔵 Scioglilingua in inglese
🟣 Sudoku
🔴 Trova le differenze
🟠 Unisci i puntini
↩️ Enigmistica per bambini – Tutti i giochi

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Grammatica della fantasia

La “Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie” è uno dei capolavori di Gianni Rodari. È uno di quei libri che tutti gli educatori, i creativi, i genitori e gli insegnanti dovrebbero tenere bene in vista sul proprio comodino, così da leggerne qualche pagina ogni sera. In questo articolo proveremo a trasmetterti l’amore che proviamo per la “Grammatica della fantasia”. Ecco la nostra copia, in bella mostra nel disordine dell’atelier:

grammatica della fantasia gianni rodari

LETTURE SCELTE

La Grammatica della fantasia si prefigge di tracciare le linee guida di una nuova disciplina, la “fantastica”. Dietro di essa, non si cela un semplice esercizio di stile, ma gli ideali di Gianni Rodari:

  • Io spero che il libretto possa essere utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo“.
  • L’incontro decisivo tra i ragazzi e i libri avviene sui banchi di scuola. Se avviene in una situazione creativa, dove conta la vita e non l’esercizio, ne potrà sorgere quel gusto della lettura col quale non si nasce perché non è un istinto. Se avviene in una situazione burocratica, se il libro sarà mortificato a strumento di esercitazioni (copiature, riassunti, analisi grammaticale eccetera), soffocato dal meccanismo tradizionale: «interrogazione-giudizio», ne potrà nascere la tecnica nella lettura, ma non il gusto. I ragazzi sapranno leggere, ma leggeranno solo se obbligati“.
  • L’immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà ai suoi strumenti su tutti i tratti dell’esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore“.
  • La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni“.

A partire da questo nobile incarico, il libro si articola in 45 brevi capitoli (di cui 43 legati agli spunti fantastici): mattone dopo mattone, imparerai a costruire la tua storia, accompagnato dalle esperienze di Rodari.

LE PAROLE

  • “Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…”

IL BINOMIO FANTASTICO

  • Una storia può nascere solo da un binomio fantastico. Cavallo-cane non è veramente un binomio fantastico. È una semplice associazione…
    Occorre quindi una certa distanza tra le due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto“.

L’ERRORE CREATIVO

  • In ogni errore giace la possibilità di una storia. Una volta, a un bambino che aveva scritto – insolito errore – cassa per casa, suggerii di inventare la storia di un uomo che abitava in una cassa“.
  • Se un bambino scrive nel suo quaderno «l’ago di Garda», ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?

VIAGGIO INTORNO A CASA MIA

  • Che cos’è un tavolo, per un bambino di un anno, indipendentemente dagli usi che ne fanno gli adulti? E’ un tetto. Ci si può accucciare là sotto e sentirsi padroni di casa…

COSTRUZIONE DI UN INDOVINELLO

  • La costruzione di un indovinello è un esercizio di logica o di immaginazione? Probabilmente tutte e due le cose insieme“.

Gli spunti creativi di Rodari non si esauriscono qui: si passa attraverso la matematica delle storie, la funzione del giocattolo e l’insalata di favole; si parla di storie per giocare e del ruolo da protagonista che riveste il bambino nei processi fantastici. Una miniera!

I NOSTRI LABORATORI

A partire dalla “Grammatica della fantasia”, abbiamo realizzato alcune esperienze creative, che vogliamo proporti. Cominciamo dal binomio fantastico, che può nascere dalle parole, ma anche da un taccuino e da un paio di auricolari:

grammatica della fantasia pensiero laterale

Dal binomio fantastico descritto nella Grammatica, abbiamo pensato di dare vita all’esercizio dei binomi fantastici illustrati.

Dietro un cane abbozzato coi fiammiferi si può celare un indovinello formidabile:

indovinelli pensiero laterale

Si tratta di un indovinello legato al pensiero laterale, che guardacaso è tipico della mente creativa. Puoi trovare la soluzione nella sezione dedicata agli indovinelli sul pensiero laterale.

E per finire, da una goccia d’acqua potrebbe nascere una storia coraggiosa e commovente che parla di grammatica e di esclusione:

Puoi trovare il testo integrale della “Filastrocca di una goccia d’acqua” in questo articolo. La filastrocca è una nostra interpretazione creativa e al tempo stesso un omaggio a Gianni Rodari.

Ma perché la fantasia? Perché creare storie? Semplicemente: inventare aiuta a star meglio; in qualche misura fa parte del nostro essere umani, è una costante che ci caratterizza dai tempi in cui scarabocchiavamo sulle pareti delle caverne ad oggi. L’uomo è tale – anche – perché crea. E allora, niente è più sbagliato che etichettare la fantasia come “roba da bambini”, nasconderla e rinnegarla; al contrario, dovremmo accoglierla, svilupparla ed utilizzarla per conoscerci meglio e vivere bene.

Se le nostre parole e le nostre immagini ti hanno convinto del valore di questo testo, puoi acquistare la “Grammatica della fantasia” cliccando qui. Siamo certi che l’investimento verrà ripagato ampiamente.

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