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Le tre strade dell’apprendimento

Cosa significa imparare? Cos’è l’apprendimento? Questa domanda rappresenta un banco di prova per tutti coloro che desiderano educare. Se non siamo capaci di apprendere e di far apprendere, l’educazione è vana. L’apprendimento è un processo che presenta una struttura tripartita. Esistono, in altre parole, tre forme di apprendimento:

  • l’apprendimento cognitivo, che è apprendimento di concetti e proposizioni (come la gran parte delle conoscenze scolastiche);
  • l’apprendimento emotivo, che è apprendimento ed elaborazione dei sentimenti;
  • l’apprendimento psicomotorio, che è apprendimento di abilità.

Tutte e tre queste forme di apprendimento hanno il potere di modificare la nostra struttura cognitiva, di “aggiornare” la nostra mente creando nuovi collegamenti e nuovi percorsi. Tuttavia, non procedono seguendo tre strade separate. Le tre forme di apprendimento interagiscono tra loro, prima e durante il lavoro sul sistema cognitivo.

Il processo di apprendimento si può schematizzare così:

apprendimento
Clicca sulla mappa per ingrandirla.

Come puoi vedere, esistono due tipi di apprendimento:

  • apprendimento meccanico;
  • apprendimento significativo.

L’apprendimento meccanico è quello tipico dello “studio a memoria” fine a se stesso: la mente immagazzina informazioni nella memoria a breve termine ma, per ragioni di economia, non integra le nuove informazioni con quelle di cui già dispone. L’apprendimento meccanico è effimero: si tramuta presto in oblio, come sanno bene gli studenti.

L’apprendimento significativo, al contrario, prevede l’integrazione di ciò che si apprende all’interno della struttura cognitiva, modificando in profondità i legami tra concetti, sentimenti e abilità. Questo apprendimento è un apprendimento durevole.

LABORATORI DI EDUCAZIONE CREATIVA©

APPROFONDIMENTI

  • Abbiamo trattato in dettaglio la teoria dell’apprendimento significativo di J. Novak nell’articolo “Apprendimento meccanico o apprendimento significativo?“. Questi appunti sull’apprendimento sono condizionati fortemente da questa teoria scientifica, che a nostro avviso rappresenta un’eccellente teoria dell’apprendimento.
  • La struttura tripartita dell’apprendimento evidenzia bene l’importanza del movimento come fattore in grado di sostenere e potenziare l’apprendimento cognitivo. Quest’idea (che era già stata teorizzata da Maria Montessori) è stata esplorata da numerosi scienziati che hanno trovato un forte legame tra movimento e apprendimento.
  • L’apprendimento psicomotorio non è limitato agli esercizi ginnici o alle abilità professionali (lavorare il legno o la pietra, saldare i metalli etc.). Un esempio particolarmente interessante di attività che integra delle forme di apprendimento psicomotorio e che facilita tutti gli altri apprendimenti è la mindfulness.

FONTI

  • D. Ausubel, The Psychology of Meaningful Verbal Learning, Grune & Stratton, 1963
  • J. Novak, Costruire mappe concettuali, Erickson, 2010

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La ninfa del lago di Carezza

La ninfa del lago di Carezza

Tanto tempo fa, nel lago di Carezza abitava la ninfa Ondina, che col suo canto faceva innamorare di lei tutti i giovani del paese. Pochissimi l’avevano avvistata e quei pochi erano certi che su tutta la Terra – così dicevano – non ci fosse fanciulla più bella di Ondina.
Un giorno la vide lo stregone del Latemar, che s’innamorò perdutamente di lei e decise di rapirla per condurla nel suo nascondiglio. Tentò e ritentò, ma la ninfa non cadde nei suoi tranelli.
Lo stregone chiese aiuto alle Strie del Masarè, una congrega di streghe esperte in rimedi d’amore. Ed ecco il responso:«Se vuoi rapire Ondina dovrai fare come ti dico: travestiti da mercante di pietre preziose e va’ in riva al lago. Poi, con uno dei tuoi incantesimi, costruisci un arcobaleno, il più bello che si sia mai visto nel cielo. Dev’essere un arcobaleno scintillante, come se tu l’avessi forgiato con rubini, zaffiri e topazi. La ninfa uscirà dall’acqua per ammirarlo e tu potrai catturarla facilmente».
Lo stregone del Latemar seguì il consiglio delle Strie, ma dimenticò di traverstirsi. Seduto in riva al lago, fabbricò l’arcobaleno e davvero non s’era mai visto in terra un arcobaleno bello come il suo. Ondina uscì dall’acqua, incantata da quel prodigio scintillante, ma non appena avvistò lo stregone intuì il suo imbroglio e con un tuffo scomparve nelle acque del lago di Carezza. Da quel giorno, nessuno ha più avvistato la ninfa né udito la sua voce. Lo stregone, in preda alla collera, fece a pezzi l’arcobaleno e buttò i suoi frammenti nel lago; ed è per questo motivo che il lago di Carezza ha i colori dell’arcobaleno.

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La leggenda del lago rosso

La leggenda del lago rosso

C’era una volta il piccolo regno di Ràgoli; piccolo, sì, ma così ricco di boschi e di pascoli da suscitare l’invidia di tutti i vicini. Un giorno, il vecchio re di Ràgoli morì, lasciando un’unica figlia, la principessa Tresenga. La quale, dopo aver celebrato solennemente i funerali del padre, chiamò a raccolta i suoi sudditi e disse loro: «A Ràgoli manca un sovrano. Volete che io, Tresenga, diventi regina? O che sposi un principe? Se mi sposerò, mio nuovo marito, diventerà il nuovo re di Ràgoli e di tutte le sue ricchezze».
I sudditi sapendo quanto fosse buona Tresenga e quanto avidi gli altri principi, gridarono: «Tresenga regina! Tresenga regina!»
La giovane principessa li ascoltò: divenne regina e giurò solennemente che non si sarebbe sposata mai. Nel frattempo, la morte del vecchio re di Ràgoli aveva fatto il giro delle Dolomiti e ogni giorno un nuovo principe si presentava alle porte del palazzo, per chiedere in moglie Tresenga; ma la ragazza, senza mancare di rispetto a nessuno, rifiutò le proposte di tutti. Arrivò il turno di Lavinto, re di Tuenno; da sempre, il suo regno era in lotta con Ràgoli per il dominio dei ricchi pascoli sul Brenta. Lavinto pensò che sposarsi sarebbe stato un ottimo modo per risolvere la questione, una volta per tutte.
Al rifiuto di Tresenga, Lavinto montò su tutte le furie e la principessa fu costretta a chiamare le sue guardie e a farlo scacciare con le armi.
«Non finisce qui!» gridò il re, galoppando verso Tuenno. Qualche settimana più tardi, si venne a sapere che a Tuenno si era radunato un esercito e che Lavinto era pronto a muovere guerra al regno di Ràgoli.
Nuovamente, Tresenga chiamò i suoi sudditi e chiese loro: «La guerra incombe su Ràgoli; se sposerò Lavinto, la eviteremo. Altrimenti, dovrete combattere e molti di noi moriranno. Cosa volete che faccia?»
I sudditi gridarono: «Morte a Lavinto! Viva Tresenga!». Presero le armi e partirono lungo sentiero che risaliva le montagne verso Tuenno. Anche Tresenga andò con loro, armata come un cavaliere: la giovane regina non avrebbe abbandonato i suoi sudditi per nessuna ragione al mondo. Tresenga però non sapeva che nei boschi del Brenta c’erano ovunque le sentinelle di Lavinto, che corsero a Tuenno ad informarlo dell’arrivo dell’esercito di Ràgoli. Lavinto tese loro una trappola mortale: ordinò ai suoi soldati di nascondersi nei boschi sopra il lago di Tovel e di aspettare. Non appena la regina e il suo esercito raggiunsero le sponde del lago per rifornirsi di acqua, Lavinto sferrò il suo attacco. I soldati di Ràgoli, colti di sorpresa, si difesero con coraggio, ma non ci fu niente da fare: nessuno di loro scampò a quell’agguato. Anche Tresenga morì, combattendo tra le acque del lago. Quel giorno fu versato tanto sangue che il lago di Tovel si tinse di rosso, e tale è rimasto fino a pochi anni or sono. In seguito, Lavinto conquistò il regno di Ràgoli e divenne il padrone del Brenta. Tuttavia, per rendere omaggio al coraggio di Tresenga, chiamò col suo nome il piccolo torrente che dal lago di Tovel scende a valle. Qualcuno sostiene che il fantasma della giovane regina sia ancora lì, in riva al lago, e che nelle notti di plenilunio si possa sentire il suo pianto.

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Leggende del Trentino-Alto Adige

In questa sezione potete trovare una raccolta di leggende popolari del Trentino-Alto Adige per bambini.

Leggende del Trentino-Alto Adige

Il Trentino-Alto Adige è una regione ricchissima di storia e tradizioni, che vanta una buona produzione di leggende e racconti popolari. I protagonisti sono re, principi e principesse del passato, ma anche le creature che impersonificano gli elementi naturali dell’arco alpino.

Tag: leggende trentino, leggende alto adige

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La leggenda dei monti pallidi

La leggenda dei monti pallidi

Tanto tempo fa, le Dolomiti erano coperte di boschi. In una valle, all’ombra di quelle montagne, abitava un principe che ogni notte rimaneva sveglio ad ammirare la Luna; com’era bella, e quanto avrebbe desiderato raggiungerla.
Il suo desiderio era tale che una notte, il giovanotto riuscì a salire sulla Luna, conobbe la principessa di quel regno luminoso e se ne innamorò perdutamente. Il principe si fermò a vivere alla sua corte, ma presto si ammalò per la troppa luce e fu costretto, a malincuore, a ridiscendere sulla Terra. La principessa della Luna, innamorata anch’ella, decise di accompagnarlo nella sua valle coperta di boschi. Dopo qualche giorno fu il turno della principessa, che si ammalò per il troppo buio.
Il principe, preoccupato per lei, faceva delle lunge passeggiate tra i boschi, per schiarirsi le idee e trovare una soluzione che permettesse ad entrambi di vivere felici. Fu proprio durante una di queste sue passeggiate che incontrò il re dei nani. I due si fermarono a parlare e il giovanotto raccontò all’altro del suo problema.
«Una soluzione io ce l’avrei» disse il re dei nani, «ma dovremo fare uno scambio. Io farò in modo che la tua bella principessa torni a sorridere e tu concederai al mio popolo di vivere su quelle montagne. Siamo stanchi di nasconderci sottoterra e vogliamo un regno che sia tutto per noi».
Il principe accettò volentieri quell’offerta e tornò al suo palazzo, aspettando che l’altro re onorasse la promessa. I giorni passavano e nulla accadeva; la principessa era sempre più debole e triste. Poi arrivò il plenilunio: quella notte il principe uscì nel suo giardino e vide un prodigio: i nani stavano filando la luce della luna, facendone dei grossi gomitoli. Poi si misero a tessere una coperta luminosa e la posarono sulle montagne. Da quel giorno, le Dolomiti divennero chiare, come la superficie della Luna, tanto che qualcuno le chiama, ancora oggi, i “monti pallidi”. E la principessa? Alla vista di quello spettacolo, ritrovò il suo sorriso e si fermò a vivere per sempre insieme al suo principe.

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L’analisi grammaticale del nome

L’analisi grammaticale dei nomi è una tappa fondamentale per la didattica della scuola primaria. I nomi sono la prima parte del discorso che viene affrontata in classe ed è la prima occasione per mettere alla prova i processi logici e mnemonici dei bambini. Sì, per imparare l’analisi grammaticale servono logica e memoria!

ANALISI GRAMMATICALE DEI NOMI

Nell’analisi grammaticale dei nomi dobbiamo procedere per tappe. Gli errori più frequenti nell’analisi grammaticale dipendono dalla dimenticanza di una o più tappe dell’analisi. Questo succede se i bambini non hanno ben chiaro il numero di passaggi dell’analisi (e, in buona fede e cattiva memoria, eseguono un lavoro incompleto).

In questo video, il nostro Grammy, supereroe della grammatica, ti guiderà nell’analisi del nome, tappa dopo tappa:

Adesso facciamo una prova: utilizzeremo come esempio il nome CANE. Passaggio dopo passaggio, faremo l’analisi grammaticale di questo nome in modo tale da fornire un esempio esaustivo del processo di analisi.

PRIMA TAPPA: COMUNE O PROPRIO?

Per cominciare, determiniamo se il nome è COMUNE o PROPRIO. I nomi comuni sono scritti con la lettera minuscola (cavallo, posta, tavolo) mentre quelli propri con la maiuscola (Luca, Elettra, Fido). CANE è un nome comune; per cui, cominciamo l’analisi grammaticale scrivendo:

CANE: nome comune

SECONDA TAPPA: DI PERSONA, ANIMALE O COSA?

Come secondo passaggio, determiniamo la specie del nome: esistono infatti NOMI DI PERSONA, DI ANIMALE e DI COSA. CANE è senza dubbio un nome di animale; continuiamo l’analisi grammaticale scrivendo:

CANE: nome comune di animale

TERZA TAPPA: SINGOLARE O PLURALE?

Come terzo passaggio, dobbiamo analizzare il NUMERO del nome: esistono nomi singolari e nomi plurali. Un nome è singolare quando rappresenta un solo individuo o un solo insieme, nel caso dei nomi collettivi (gatto, postino, sciame); è invece plurale se rappresenta più di un individuo (barche, mucche, soldati). Di CANE ne abbiamo uno solo, per cui procediamo così:

CANE: nome comune di animale, singolare

Puoi approfondire questo tema (ed esercitarti) attraverso questa scheda:

QUARTA TAPPA: CONCRETO O ASTRATTO?

Come quarto passaggio stabiliamo se il nome è CONCRETO oppure ASTRATTO; sono nomi concreti quelli che rappresentano cose, persone o animali che possiamo vedere, udire e toccare (uomo, balena, sedia sono dunque nomi concreti). Sono nomi astratti quelli che rappresentano emozioni, idee e ideali, pensieri e sensazioni (sono nomi astratti paura, giustizia ma anche matematica e regola). CANE è un nome decisamente concreto; perciò, proseguiamo nella nostra analisi scrivendo:

CANE: nome comune di animale, singolare, concreto

Abbiamo preparato una scheda sui nomi concreti e sui nomi astratti; leggila:

QUINTA TAPPA: PRIMITIVO, DERIVATO O ALTERATO?

Il settimo passaggio è stabilire se il nome è un nome PRIMITIVO, un nome DERIVATO o un nome ALTERATO. Sono nomi primitivi tutti i nomi formati esclusivamente da una radice e da una desinenza (fior-e, port-a, mar-e) mentre sono nomi derivati tutti quei nomi formati da una radice, un suffisso e una desinenza (fior-ier-a, port-ic-o, mar-ina-io). I nomi alterati sono quei nomi che utilizzano un suffisso per modificare le qualità del nome di partenza (un cagnolino, ad esempio, sarà un piccolo cane). Esistono quattro possibili alterazioni: diminutivo (pesc-iolino), accrescitivo (pesc-iolone), dispregiativo (pesc-iaccio, anche se questa parola è alquanto strana) e vezzeggiativo (pesc-ioluccio; anche questo è un nome bizzarro). CANE non è stato alterato; CAGNOLINO, CAGNOLONE, CAGNACCIO lo sarebbero stati. Nel nostro caso, CANE è formato dalla radice CAN- e dalla desinenza -E, che indica il numero. Dunque, ci troviamo di fronte ad un nome primitivo. Procediamo con l’analisi grammaticale:

CANE: nome comune di animale, singolare, concreto, primitivo

Puoi approfondire nomi primitivi e nomi derivati leggendo questa scheda:

Puoi approfondire il tema dell’alterazione leggendo queste due schede:

SESTA TAPPA: INDIVIDUALE O COLLETTIVO?

Il sesto passaggio è determinare se il nome è INDIVIDUALE o COLLETTIVO. Sono nomi individuali tutti quei nomi che rappresentano un solo individuo (bottiglia, telefono, palma, criceto) mentre sono nomi collettivi quei nomi che rappresentano un insieme di individui (esercito, flotta, gregge). CANE è un nome individuale (un BRANCO invece sarebbe un nome collettivo). Andiamo avanti con l’analisi grammaticale scrivendo:

CANE: nome comune di animale, singolare, concreto, primitivo, individuale

Puoi approfondire questo tema attraverso queste schede:

SETTIMA TAPPA: SEMPLICE O COMPOSTO?

Il settimo passaggio è individuare se il nome da analizzare è un nome SEMPLICE o un nome COMPOSTO. I nomi composti sono quei nomi formati dall’unione di due parole, che possono essere nome+nome, nome+verbo o nome+ aggettivo (cassa-panca, pesce-cane, piano-forte, lascia-passare). CANE è un nome semplice; avessimo dovuto analizzare il nome PESCECANE, allora ci saremmo trovati di fronte ad un nome composto. Scriviamo:

CANE: nome comune di animale, singolare, concreto, primitivo, individuale, semplice

Per approfondire i nomi composti (con gli esempi dei nomi composti più comuni e le regole per formare i plurali), leggi questa scheda:

OTTAVA TAPPA: MASCHILE O FEMMINILE?

L’ottavo e ultimo passaggio consiste nell’identificare il genere del nome che stiamo analizzando. L’italiano ha due generi: maschile e femminile. Se siamo indecisi sul genere di un nome, pensiamo a quale articolo utilizzeremmo (il carro è maschile, la tastiera è femminile; il telefono è maschile, la lavatrice è femminile).CANE è un nome maschile; infatti diciamo “Il cane” e non “La cane”! L’analisi grammaticale continua così:

CANE: nome comune di animale, singolare, concreto, primitivo, individuale, semplice

NOTA: questo passaggio si può anche anticipare, inserendolo come terza tappa dell’analisi (che quindi risulterebbe “nome comune di animale, maschile, singolare…) o come quarta tappa.

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Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
🟠 Italiano – Classe seconda
🟡 Italiano – Classe terza
🟢 Italiano – Classe quarta
🔵 Italiano – Classe quinta
↩️ Italiano – Tutte le schede

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