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Felicità o benessere?

“Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla”.
Epicuro

Sin dall’antichità gli uomini cercano con ogni mezzo di raggiungere la felicità. Ma cos’è questa felicità? E soprattutto: siamo sicuri che quello che vogliamo sia unicamente una vita felice?
Purtroppo, il termine stesso felicità è di poco aiuto; il rischio di confonderla con l’emozione della gioia è molto elevato e la gioia, come tutte le emozioni, è destinata a durare poco, secondi, per l’esattezza. Lo psicologo Christopher Peterson, uno dei padri fondatori della psicologia positiva, ha osservato che: “Un sorriso non è un indicatore infallibile di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Quando siamo profondamente coinvolti in attività appaganti, quando parliamo con il cuore o quando compiamo un gesto eroico, non è detto che ci mettiamo a sorridere o che in quel momento proviamo piacere. Tutti questi aspetti sono di grande interesse per la psicologia positiva e non rientrano nel campo della felicitologia“.
Per questa ragione, gli psicologi positivi hanno preferito indicare col termine di benessere l’obiettivo della ricerca. Il benessere era già stato individuato dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) come espressione della salute. La salute, in altre parole, a partire dagli anni sessanta non è più definita come assenza di malattia, ma come stato di benessere.
Nel 2011 lo psicologo Martin Seligman della University of Pennsylvania ha formulato una teoria del benessere, per individuare gli elementi che contribuiscono a questo stato e per superare una volta per tutte il luogo comune che identifica la felicità col buonumore. Questa teoria, negli ultimi dieci anni è stata riveduta ed ampliata più volte ed è tuttora oggetto di ricerca e miglioramento scientifico; già allo stato attuale, però, è utile a individuare delle “aree di lavoro” per l’educazione e per la crescita personale.
I nostri percorsi di educazione positiva sono ispirati a questa teoria: per ciascuna area abbiamo selezionato riflessioni, buone pratiche educative ed esercizi di crescita personale per costruire benessere.

PER APPROFONDIRE:

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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Giochi da fare in casa

Scoprite tanti giochi da fare in casa, per organizzare un pomeriggio divertente insieme per i vostri bimbi.

Giochi da fare in casa

LA CODA DELL’ASINO
Giocatori: 1 o più (si gioca 1 alla volta)
Durata: 10 minuti

  • Per cominciare bisogna realizzare un cartellone raffigurante un asino. L’ideale è utilizzare un cartellone bianco o un foglio di carta di grandi dimensioni, ma si possono anche accostare sei fogli bianchi di carta A4, unirli sul retro con del nastro di carta e successivamente disegnare l’asino. È molto importante che l’asino non abbia la coda.
  • Successivamente dovrete preparare la coda: potete usare una corda, una striscia di stoffa o in mancanza d’altro realizzare una coda rigida di cartoncino. All’attaccatura della coda dovrete fissare un pezzo di nastro di carta, in modo che la coda si possa attaccare e staccare dal cartellone con l’asino senza rovinarlo.
  • Adesso siete pronti a giocare: il bambino, bendato, dovrà riuscire ad attaccare la coda sul cartellone con l’asino, nel posto giusto. Dopo aver attaccato la coda, dovrete dargli un punteggio: 0 indica che ha attaccato la coda fuori dal cartellone, 50 che l’ha attaccata sul cartellone ma fuori dall’asino, 100 indica un centro perfetto (usate liberamente i punteggi tra 50 e 100 in base alla distanza della coda dal centro).
  • Il gioco della coda dell’asino è ottimo per le feste e per gli eventi d’animazione, ma si rivela sorprendentemente facile e divertente anche a casa. Il nostro consiglio è quello di realizzare un bell’asino, dando fondo alla creatività (potreste realizzare un asino geometrico come quello che compare nelle nostre Favole Geometriche, un’asino interamente colorato con il doodling, un’asino ispirato ai grandi artisti, un asino psichedelico ispirato ai tabelloni delle freccette o perché no, un asino realistico). La preparazione del cartellone, in questo modo, diventerà parte integrante del gioco. Se giocate in famiglia, potreste organizzare una piccola “gara di famiglia”, tenendo traccia dei punteggi di ciascun membro della famiglia su un blocco note.

SCOPRITE ANCHE:

RAGNATELA
Partecipanti: da 2 a 4
Durata: da 30 minuti a 1 ora

  • Scegliete una stanza o un corridoio in cui giocare. Dopo aver scelto il luogo in cui giocare costruite la vostra ragnatela, tendendo tra i mobili un filo di lana. Potete aiutarvi con del nastro di carta, della pasta adesiva (come questa) per fermare i fili; potete anche utilizzare delle sedie per tendere i fili, mettendole agli angoli della stanza. Dovrete realizzare un vero e proprio labirinto di fili. Per finire, al centro della ragnatela dovrete collocare alcuni piccoli oggetti: potete utilizzare matite, collane e piccoli giocattoli.
  • I partecipanti devono raggiungere il centro della ragnatela senza toccare i fili, raccogliere – uno per volta – gli oggetti che si trovano lì e portarli all’esterno della ragnatela. Per vincere la partita i bambini devono riuscire a recuperare tutti gli oggetti dalla ragnatela senza mai toccare i fili. Se un giocatore tocca un filo viene eliminato.
  • Se i bambini sono più di uno, potete animare il gioco in questo modo. Fate scegliere a ciascun bambino un ragno: durante la partita, impersonerà proprio quel ragno. Potete far realizzare a ciascuno un disegno del suo personaggio.

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IL VIAGGIO DEL VELIERO
Giocatori: 5-10
Età: 3-7 anni
Occorrente: una benda

  • Prima di cominciare dovrete sorteggiare i ruoli: dovranno esserci un veliero e un faro, mentre tutti gli altri giocatori impersoneranno un ostacolo (scoglio, iceberg, mina, mostro marino, etc.)
  • Disponete il veliero ad un angolo della stanza e il faro all’angolo opposto; gli ostacoli dovranno disporsi nello spazio tra i due;
  • L’obiettivo del bimbo-veliero è raggiungere il bimbo-faro. Se ci riesce, vince la partita. Se invece, lungo il percorso, dovesse toccare un ostacolo, saranno gli altri partecipanti a vincere la partita.
  • Il faro deve emettere un suono ogni 30 secondi;
  • Se il veliero si avvicina a un ostacolo, questo dovrà avvertirlo inventando un suono caratteristico, modulando l’intensità in base alla distanza (più il veliero si avvicina, più il suono dovrà crescere d’intensità);
  • È utile la presenza di un animatore per evitare che il bimbo-veliero urti contro spigoli e oggetti pericolosi;
  • Al termine di una partita se ne può giocare un’altra scambiando i ruoli, in modo che tutti i partecipanti sperimentino il ruolo del veliero.

SCOPRITE TANTI ALTRI GIOCHI TRADIZIONALI:

Volete riscoprire i giochi tradizionali dei cinque continenti? Leggete i libri della collana “Parole e giochi dal mondo”, che curiamo per ITL-Libri: ogni volume contiene una selezione di giochi da tanti paesi diversi.

i racconti del beija-flor

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Tag: giochi in casa, giochi da fare in casa, giochi da fare in casa per bambini

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Altruismo: una buona abitudine che fa bene a chi la pratica

I gesti altruistici sono fonte di benessere in primo luogo per chi li compie? L’altruismo ci permettere di mostrare agli altri la parte migliore di noi, rende più felice la giornata di qualcun altro e di riflesso, anche la nostra. Si tratta di un comportamento prezioso, che merita più attenzione in ambito educativo ma anche nel nostro percorso di crescita quotidiana.

Qualcuno potrebbe pensare che l’egoismo sia necessario per alimentare la competizione, chiave di volta del nostro sistema. David Sloan Wilson, nel libroL’altruismo. La cultura, la genetica e il benessere” (Bollati Boringhieri, 2015) è andato oltre questa credenza, parlando di altruismo efficace. Semplificando al massimo: non è il fine del gesto altruistico che conta (capita a volte di comportarsi in modo altruista “da egoisti”, ovvero pensando al futuro tornaconto), quanto piuttosto l’effetto che produce per gli altri. Effetto che nel tempo si riflette nel benessere di chi compie il gesto. L’altruismo, alla lunga, conviene! Ecco perché si tramanda da millenni, alla faccia dei sostenitori dell’egoismo!
La ricerca di Wilson, oltre ad essere un segnale incoraggiante per tutti noi, dimostra che essere altruisti non è così difficile come potrebbe sembrare! Anzi, una volta iniziato, il comportamento altruistico si propagherà e diventerà sempre più forte e benefico.

Esercizi di altruismo: la staffetta dell’altruismo

Educare all’altruismo è possibile, anche attraverso il gioco. Non è l’unica strada, ma può essere un momento divertente per riflettere insieme. Un gioco che si può utilizzare per raggiungere questo fine è quello della staffetta dell’altruismo. Si realizza una staffetta (potete utilizzare un pezzo di legno dipinto e decorato, oppure un qualsiasi altro oggetto), che inizialmente conserverà uno dei genitori. Quando il proprietario della staffetta dell’altruismo compirà un buon gesto verso un altro membro della famiglia, il magico oggetto passerà a lui. Il possessore della staffetta ha tre giorni per compiere un buon gesto verso qualcun altro e passargli così il testimone.
L’importante è che quest’attività rimanga un gioco: la gentilezza non deve diventare un’ossessione ed è proprio per questo che la staffetta ha un regolamento così elastico. Ad ogni modo, ci sono tutti i presupposti necessari per trasformarla in un simpatico rituale familiare.

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PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

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Giochi musicali per bambini

In questa scheda abbiamo raccolto un elenco di giochi musicali per bambini da 3 a 11 anni, particolarmente indicati per le feste e le serate di animazione.

Giochi musicali per bambini

IL GIOCO DELLE SEDIE
Giocatori: 4 o più
Età: 5 – 12 anni
Materiali: sedie, musica

  • Si dispongono in cerchio le sedie, facendo in modo che ci sia una sedia in meno rispetto al numero dei giocatori (quindi, se giocano 5 bambini dovremo mettere in cerchio 4 sedie);
  • Il gioco comincia quando si fa partire la musica: i bambini dovranno ballare a qualche passo di distanza dalle sedie, in ordine sparso;
  • Quando la musica si ferma, i ballerini dovranno sedersi più rapidamente dei compagni; il bambino che rimarrà senza sedia, verrà eliminato;
  • Ogni volta che la musica si fermerà, un ballerino verrà eliminato, finché non sarà rimasto un unico giocatore in campo.

IL GIOCO DELLE STATUE
Giocatori: 6 o più
Età: 4 – 12 anni
Materiali: musica

  • Il gioco comincia quando si fa partire la musica: tutti i giocatori potranno ballare liberamente
  • Quando la musica si ferma, i giocatori dovranno rimanere immobili, come delle statue. Chiunque si muoverà verrà eliminato.
  • Il gioco termina quando solo una piccola parte dei giocatori iniziali è rimasta in campo

Per rendere il gioco più difficile si potrà aumentare la durata delle pause o importunare le “statue” con smorfie e solletico.

IL BALLO DEI GIORNALI
Giocatori: 6 o più
Età: 5 – 12 anni
Materiali: fogli di giornale, musica

  • Prima di cominciare, si formano delle coppie di ballerini; a ciascuna coppia verrà consegnato un foglio di giornale;
  • Il gioco comincia quando si fa partire la musica: ciascuna coppia di ballerini dovrà ballare liberamente, tenendo il foglio di giornale in mano;
  • Quando la musica si ferma, tutte le coppie dovranno appoggiare per terra il foglio di giornale, piegarlo a metà e rimanere in equilibrio con i piedi su di esso;
  • Quando la musica ripartirà, i ballerini prenderanno in mano il giornale piegato e torneranno a ballare;
  • Ogni volta che la musica si ferma, il giornale dovrà essere piegato a metà, diventando sempre più piccolo;
  • Se una coppia di ballerini, quando la musica è ferma, perde l’equilibrio e cade dal giornale (o appoggia un piede fuori di esso) viene eliminata.

IL DIRETTORE D’ORCHESTRA
Giocatori: 10 o più
Età: 4 – 12 anni
Materiali: nessuno

  • Prima di cominciare, si sceglie un bambino che sarà l’ispettore; questo uscirà dalla sala o si allontanerà dal gruppo, in modo da non vedere i compagni e non sentire quel che verrà detto loro;
  • L’animatore fa sedere gli altri bambini in cerchio, poi sceglie uno tra loro che sarà il direttore d’orchestra, facendo in modo che tutti lo vedano;
  • Al VIA! il direttore d’orchestra comincia ad emettere un suono con il corpo (battere le mani, pestare i piedi, schioccare le dita o la lingua, battere le mani sulle cosce); tutti gli altri bambini, vedendolo, dovranno ripetere lo stesso movimento e suono;
  • Dopo qualche ripetizione, il direttore d’orchestra dovrà cambiare il suono; gli altri bambini dovranno sempre imitare il direttore;
  • L’ispettore deve riuscire a scoprire chi è il direttore d’orchestra tra tutti i bambini seduti in cerchio; ha a disposizione due possibilità.

ALTI E BASSI
Giocatori: 4 o più
Età: 3-12 anni
Materiali: musica

  • Il gioco comincia quando si fa partire la musica; l’animatore modulerà il volume della musica e i ballerini dovranno ballare di conseguenza: in punta di piedi con la musica alta, strisciando come vermiciattoli con la musica bassa

Questo gioco, dalle regole molto semplici (e che non prevede eliminazione) è un ottimo spunto ludico per lavorare sulla consapevolezza del proprio corpo e dei suoi movimenti.

BATTI IL TAMBURO
Giocatori: intera classe (10-30 bambini)
Età: 6-10 anni
Materiali: tamburello (se non ne hai uno, scopri come realizzare dei tamburi fai da te)

  • I giocatori si dispongono liberamente nello spazio, ad esempio, in palestra o in un’aula priva di banchi; il maestro (o l’animatore) si posiziona al centro, con il tamburello
  • Il gioco comincia quando il maestro inizia a percuotere il tamburello: i giocatori dovranno “interpretare” il suo suono, muovendosi di conseguenza; se il tamburello viene percosso dolcemente, con movimenti lenti e cadenzati, anche i passi dei bambini dovranno muoversi lentamente. Se invece il tamburo viene percosso in modo più vivace, la danza si farà più frenetica. Nei momenti di silenzio, i giocatori dovranno rimanere immobili.

GIOCO DEI PALLONCINI
Giocatori: intera classe (10-30 bambini)
Età: 6-10 anni
Materiali: musica, palloncini

  • Si dividono i bambini in coppie di ballerini; ad ogni coppia viene consegnato un palloncino
  • Prima di far partire la musica, il maestro o l’animatore dirà ai giocatori dove posizionare il palloncino: braccio contro braccio, schiena contro schiena, piede contro piede
  • Il gioco inizia non appena comincia la musica: i giocatori dovranno ballare liberamente, senza perdere il palloncino e senza farlo scoppiare (è possibile giocare ad eliminazione, escludendo tutte le coppie che perdono il palloncino, ad esempio)
  • Ad ogni canzone è bene cambiare la posizione del palloncino (o anche all’interno della stessa canzone)

GIOCO DEI TRE COLORI
Giocatori: intera classe (10-30 bambini)
Età: 6-10 anni
Materiali: musica, palette di tre colori diversi

  • I giocatori possono ballare liberamente, a ritmo di musica
  • Devono però prestare attenzione alla paletta che il maestro o l’animatore terrà sollevata: se è verde, potranno ballare; se è rossa, dovranno rimanere immobili; se è gialla, dovranno ballare stando seduti

L’ENIGMA DEL SUONO
Tipologia: competitivo, gioco sensoriale
Materiali: bende per i giocatori, un cucchiaio di legno, vari oggetti di uso comune (pentole, barattoli, posate, etc.)
Giocatori: 4-8
Età: 4-10 anni
Ruoli: animatore (adulto), direttore d’orchestra, sfidanti

  • Tutti gli sfidanti vengono bendati e disposti di fronte al direttore d’orchestra;
  • Il direttore d’orchestra prende il cucchiaio di legno; l’animatore posiziona tutti gli oggetti di gioco di tra il direttore e i partecipanti, in modo che il direttore d’orchestra possa percuoterli con il cucchiaio di legno
  • Al via, il direttore comincia a “suonare” uno degli oggetti; gli sfidanti devono riconoscere di che oggetto si tratta (naturalmente, prima dell’inizio della partita, nessuno tra i partecipanti deve vedere quali oggetti verranno utilizzati);
  • Se un giocatore pensa di aver indovinato l’oggetto, dovrà alzare la mano e l’animatore gli darà una possibilità per indovinare;
  • Dopo qualche minuto di gioco, è possibile cambiare il direttore d’orchestra e continuare a giocare.

Scoprite anche:
🔴 Giochi di animazione
🟠 Giochi con carta e penna
🟡 Giochi sulla fiducia
🟢 Giochi di gruppo
🔵 Giochi di strada
🟣 Giochi musicali
🔴 Giochi psicomotori
🟠 Giochi da stampare
🟡 Giochi di una volta
↩️ Tutti i giochi

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Giochi di strada

Si parla spesso di noia, di creatività e di far tornare i bambini a divertirsi con poco. Eppure, sono pensieri che rischiano di rimanere tali. Del resto in mezzo al traffico cittadino non è facile trovare prati in cui correre. Per trasformare in pratica le riflessioni che spesso proponiamo o riprendiamo, abbiamo deciso di cercare e riportare alla luce i tradizionali giochi di strada e da cortile, giochi ormai dimenticati che hanno intrattenuto generazioni di bambini nei borghi d’Italia, dall’antichità all’altro ieri.

Giochi di strada

CAMPANA
Un classico gioco di strada o da cortile. In questo caso vi servirà un gessetto colorato per disegnare il tracciato, composto da  sette o nove caselle (ma possono anche essere di più) disposte in modo simile a quelle nel disegno. I giocatori, a turno, devono lanciare un sassolino dentro la prima casella e poi cominciare il percorso: si deve arrivare dalla prima all’ultima casella, e poi lo stesso al contrario, saltando su un piede solo le case singole, a gambe divaricate quelle doppie. Chi cade, tocca una delle righe con i piedi o non riesce a lanciare il sassolino all’interno della prima casella è eliminato. Vince chi arriva fino alla casella finale e poi riesce a tornare indietro senza sbagliare. E’ un classico gioco adatto a spazi di piccole dimensioni: basta un angolo del cortile o un parcheggio.

GIOCO DELLA CORDA
Un gioco che stimola il coordinamento motorio e aiuta a sfogare le proprie energie. Si può saltare da soli oppure in compagnia. E se si è in tre o più, è ancora più divertente: due giocatori tengono la corda e uno o due al centro la saltano. Un modo, dunque, per stimolare la socializzazione. E soprattutto, si può giocare in poco spazio: nel giardinetto di casa o in un piazzale. Provate a mettere in mano una corda ai bimbi – anche ai maschietti – quando andate al parco: riscopriranno un gioco dimenticato e bellissimo. Un gioco che per meno di 5€ può regalare grandi soddisfazioni Se vi serve una corda per saltare potete trovarla qui.

GESSI COLORATI
Il primo è un gioco a base artistica. Stiamo parlando dei gessetti, da usare per fare arte lungo le strade o nei parchi. Il gesso è un materiale facilmente lavabile, per cui basta una pioggia o un secchio d’acqua per ripulire; inoltre è economico e i bambini possono maneggiare i gessetti senza problemi.
Allora, perché non armarsi di un secchiello pieno di gessetti colorati e non cominciamo ad illustrare i vialetti del parco? E’ facile anche trovare un amico tra i bambini che aiuti a terminare l’opera d’arte. Un gioco povero che stimola creatività e aiuta a socializzare.
Cercate di utilizzare i gessetti “giganti” (li trovate in vendita nelle cartolerie specializzate, ma anche online;). Si spezzano più raramente e quindi sono molto più semplici da usare e durevoli nel tempo. Noi usiamo questi gessi giganti.

Scoprite anche:
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Libri per bambini sulle emozioni

In questa sezione troverete i libri per bambini sulle emozioni che abbiamo scritto negli anni. Attraverso la lettura è possibile guidare i bambini alla scoperta del mondo emotivo, dalle sfumature delle emozioni ai loro nomi.

Cuorfolletto e i suoi amici (dai 3 anni in su)

Alessia de Falco, Matteo Princivalle

libri cuorfolletto e i suoi amici

Ognuno di noi ha il suo Cuorfolletto, che cambia colore col mutare delle emozioni. Cuorfolletto e i suoi amici raccoglie dieci racconti che vedono Marta, la protagonista, alle prese con altrettante emozioni. Imparerà ad accoglierle tutte? Saprà reagire nel modo migliore? Attraverso un gioco di rispecchiamento progettato con grande attenzione pedagogica, i bambini potranno dare un nome alle emozioni che vivono ogni giorno.

Per gli insegnanti che acquisteranno una copia del libro è disponibile il “Viaggio nel mondo delle emozioni”, un progetto didattico gratuito destinato alla scuola dell’infanzia e alla classe prima della scuola primaria. Contattateci per richiedere i materiali.

BOOKTRAILER: Cuorfolletto e i suoi amici

A seguire, alcuni dei classici più amati dai lettori e dalla critica:

I colori delle emozioni

Anna Lenas

Un grande classico della letteratura per l’infanzia. Il mostro dei colori non è molto bravo a riconoscere le sue emozioni, ma grazie alla guida di una bimba riuscirà ad associare ogni emozione al suo colore. Questo albo è il compagno perfetto per chi vuole iniziare con i propri bimbi un percorso sulle emozioni, provando a descriverle e a farne esperienza attraverso l’arte. Introduce il tema dei colori delle emozioni, associazione tanto semplice quanto potente, a patto di non renderla limitante.

Che rabbia

Mireille D’Allancé

Che rabbia è una vera e propria icona tra gli albi illustrati; è una storia per imparare a conoscere le emozioni, ma anche a controllarle. Avete mai visto la Cosa rossa? Una creatura fiammante, che assomiglia ad un grosso scimmione, e che si scatena quando il piccolo Roberto si arrabbia. Sembra inarrestabile e pronta a scatenare il caos, ma Roberto, nel corso del libro, imparerà che è possibile controllare la propria rabbia fino a rinchiuderla in una scatola.

Un mare di tristezza

Lorenzo Clerici, Anna Iudica e Chiara Vignocchi

Un libro sulla tristezza, uno dei pochissimi; anche per questo lo riteniamo un libro “coraggioso”, che merita la lettura. Del resto, se parliamo di emozioni non dobbiamo cadere nel tranello di considerare solo quelle positive. Un mare di tristezza racconta la storia di un pesciolino triste, che decide di fare una bella nuotata per rallegrarsi. Tuttavia, sulla sua strada incontra solo pesci tristi, mesti e giù di morale. Questo finché una tartaruga gli fa notare che, forse, basterebbe guardare le cose da un’altra prospettiva. Basta infatti capovolgere l’albo ed ecco che a ciascun pesce spunta un bel sorriso.

Emozioni

Mies van Hout

Un libro tutto nero, con tanti, tanti pesciolini. Sono meravigliosi, tratteggiati a matita, proprio come piace ai bambini. Per ciascun pesciolino, nella pagina accanto, troviamo il nome dell’emozione corrispondente. Nella sua semplicità essenziale, troviamo tutti gli elementi per trasformarlo in un compagno d’infanzia dei bambini: è un libro che si presenta come una specie di enciclopedia; è un bestiario, pieno di pesci fantastici. E’ colorato, allegro, è un libro che si prende alla leggere ma che cattura l’attenzione. E c’è di più: è un libro per imparare a dare forma alle proprie emozioni, in modo naturale e divertente.

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