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Sagome di Babbo Natale

In questa sezione potete trovare i nostri modelli di sagome di Babbo Natale da ritagliare. Cliccate sui disegni o sui pulsanti colorati per stampare i file PDF da colorare.

Sagome di Babbo Natale

State cercando delle idee creative a tema natalizio da proporre alla vostra classe? Scoprite la raccolta “Lapbook e pop-up – Natale”, disponibile nel nostro Cuorfolletto Creative Shop:

Risorse a tema per Natale:
🟠 Storie di Natale
🟡 Disegni di Natale
🟢 Sagome da ritagliare
🔵 Lavoretti di Natale
🟣 Poesie e filastrocche di Natale
🔴 Buongiorno natalizio (immagini)
🟠 Buonanotte natalizia (immagini)
🟡 Auguri di Natale
🟢 Frasi sul Natale
↩️ Natale – tutte le risorse

I benefici del coloring

Colorare è un’attività dai risvolti benefici: attraverso questa pratica, i bambini potranno allenare la muscolatura della mano ad impugnare correttamente lo strumento di scrittura (penna, matita, pennarello) e a sostenere lo sforzo fisico necessario ad esercitare il tratto. Sembra una sciocchezza, ma oggi i bambini sono abituati a reggere tra le mani smartphone e tablet per numerose ore ogni giorno, col risultato che i muscoli necessari alla scrittura si indeboliscono. Ecco perché così tanti bambini fanno fatica a scrivere! Abituarli a colorare sin da piccoli è un esercizio formidabile: se lo proponiamo attraverso il gioco, daremo loro una marcia in più. Infine, secondo alcuni studi scientifici l’attività del coloring aiuta i bambini ad eliminare lo stress e l’ansia. Benché non si tratti di un’attività terapeutica, è comunque una pratica molto rilassante.

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Attenzione: queste immagini sono protette da copyright. Riprodurle sul web – compresi i social network – senza la nostra autorizzazione scritta è vietato ai sensi di legge. È sempre permessa la stampa per uso personale (es. per colorare) e per uso didattico (es. esercizi in classe).

Tag: sagoma di Babbo Natale, sagoma Babbo Natale da ritagliare, sagome di Babbo Natale

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Perché le foglie cambiano colore?

Vi siete mai chiesti perché le foglie cambiano colore e ingialliscono?

Le cellule delle foglie contengono diversi pigmenti, sostanze chimiche responsabili del colore. Tra questi pigmenti ci sono molti carotenoidi, responsabili del colore giallo e arancione e la clorofilla, responsabile del colore verde. I carotenoidi sono presenti in molti vegetali: carote, agrumi, peperoni, mais e altri ancora.

In primavera e d’estate la clorofilla è più abbondante e prevale sui carotenoidi: in queste stagioni le foglie sono di un bel colore verde brillante. Con l’arrivo dell’autunno le ore di luce diminuiscono e anche la clorofilla presente nelle foglie si riduce sempre di più, rivelando i carotenoidi e modificando il colore delle foglie.

Alcune foglie, oltre ai carotenoidi, possiedono anche altri pigmenti: gli antociani. Questi sono responsabili dei colori rossi e violacei, come nel caso degli aceri giapponesi.

Quando le foglie si staccano dagli alberi e cadono al suolo, la poca clorofilla rimasta e gli altri pigmenti cominciano a degradarsi: è in questo momento che le foglie diventano marroni o grigiastre.

L’ingiallimento delle foglie avviene naturalmente in autunno, ma potrebbe verificarsi anche nelle altre stagioni, se la pianta non riceve il giusto nutrimento: per produrre clorofilla, infatti, le piante hanno bisogno di azoto e ferro. Se il terreno è povero di queste sostanze, le foglie diventeranno gialle e la pianta diventerà sempre più debole, fino a morire. Quindi: se una delle piante di casa comincia ad ingiallire, significa che ha bisogno di essere nutrita con un concime ricco di azoto e ferro.

Ricapitolando, possiamo dire che le foglie cambiano colore quando la clorofilla presente nelle loro cellule diminuisce.

Schede di scienze:
🔴 Scienze – Classe prima
🟠 Scienze – Classe seconda
🟡 Scienze – Classe terza
🟢 Scienze – Classe quarta
🔵 Scienze – Classe quinta
↩️ Scienze – Tutte le schede

Tag: perché le foglie cambiano colore, perché le foglie ingialliscono, perché le foglie diventano gialle

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Il calzolaio e il bambino scalzo

Il calzolaio e il bambino scalzo è un racconto di Natale per grandi e piccini, senza limiti d’età.

Il calzolaio e il bambino scalzo

(A cura di): Alessia de Falco e Matteo Princivalle

C’era una volta un povero calzolaio che viveva insieme alla moglie nella sua botteguccia. Era la vigilia di Natale e l’uomo stava lavorando a un paio di scarpe, per il figlio di un ricco mercante della città.
“Guarda che belle scarpe”, disse alla moglie; “col guadagno che ci faremo, domani potremo comprare mezzo cappone”.
“Sì”, disse lei, “e chissà, magari ci avanzeranno anche i soldi per il ripieno. Da quanti anni non mangiamo un bel cappone ripieno di prosciutto?”
“E poi”, continuò il calzolaio, “prenderemo anche una bottiglia di vino buono. Che Natale sarebbe senza spumante…”
Il  vecchio calzolaio aveva appena terminato il paio di scarpe quando si sentì bussare alla porta di casa. Andò ad aprire e trovò un bambino vestito di stracci, coi capelli sporchi e arruffati. Aveva i piedi scalzi, coperti di neve e di fango. Sua moglie lo fece entrare in casa, perché si riscaldasse un poco accanto alla stufa.
Il bambino fissava in silenzio le scarpe, che facevano bella mostra di sé sul bancone da lavoro. Il calzolaio e sua moglie si guardarono, poi la donna prese le scarpe e le porse al bambino.
“Prendile; ne hai più bisogno tu del loro futuro proprietario. Lui potrà aspettare ancora qualche giorno”.
Il bambino calzò le scarpine e  li ringraziò: “Grazie; non avevo mai indossato un paio di scarpe”.
La moglie del calzolaio lo invitò a rimanere ancora un po’ lì con loro, ma il bambino si diresse verso la porta.
“Devo tornare alla mia casa”.
Il piccolo, così com’era arrivato, scomparve nella notte gelata.
“Addio cappone”.
“E niente spumante”.
“Del resto, quel bambino aveva bisogno d’aiuto; il pranzo di Natale lo faremo un’altra volta”.
“E poi, non è proprio questo il Natale? Condividere quello che abbiamo con chi ha più bisogno?”.
Mentre il calzolaio e sua moglie discutevano così, si udì il suono le campane.
All’improvviso, la bottega del calzolaio si riempì di luce; dal pavimento spuntò un abete addobbato a festa, ma al posto dei festoni c’erano strisce di prosciutto e pancetta, luci e candele erano d’uvette e frutta secca, la stella era un grosso cappone fumante e le palline erano d’oro zecchino.
Il calzolaio e sua moglie si inginocchiarono e pregarono, ringraziando il Signore per quel Natale così straordinario.

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Rudolph la renna dal naso rosso

Conoscete la storia di Rudolph la renna dal naso rosso? Scopritela insieme a noi.

Rudolph, la renna dal naso rosso

(A cura di) Alessia de Falco e Matteo Princivalle

C’era una volta una giovane renna; si chiamava Rudolph e abitava nelle distese innevate della Lapponia insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle. Rudolph era una renna assai speciale: infatti, aveva il naso rosso e luminoso come una lanterna. Questo dono, però, non lo rendeva felice: le altre renne non facevano altro che sbeffeggiarlo e lui avrebbe preferito di gran lunga un musetto grigio o marrone come i suoi fratelli. Lo chiamavano “Rudolph, la renna dal naso rosso”, e il poverino scoppiava a piangere.
Un giorno, dopo l’ennesimo scherzo, Rudolph si allontanò dal branco: c’era una nebbia fittissima e lui aveva voglia di stare un po’ da solo. Era la vigilia di Natale. Mentre attraversava le distese innevate, sentì dei lamenti:
“Mancano solo dieci minuti alla partenza”.
“Ma come faremo con questa nebbia?”
“Ci perderemo, è sicuro”.
“Poveri bambini, resteranno senza doni…”
Erano le renne di Babbo Natale: erano partite da poco e trainavano la slitta carica di regali, ma avevano dovuto fermarsi perché non vedevano la strada.
Rudolph si avvicinò un poco e le renne si accorsero del suo naso luminoso, che rischiarava la strada: “Guardate: c’è una luce laggiù. Ma è una renna: una piccola renna con il naso luminoso!”.
“Ehi, tu!” lo chiamarono.
“Vieni qua; vogliamo parlarti”.
Rudolph non aveva nessuna intenzione di parlare; con delle renne poi, men che meno.
“No grazie, proprio non mi va”.
In quel momento, la voce di Babbo Natale riecheggiò nella nebbia.
“Buonasera, giovane Rudolph; sono Babbo Natale. Le mie renne ed io ci stavamo chiedendo se volessi unirti a noi: con questa nebbia non possiamo partire, ma tu potresti farci strada con il tuo naso luminoso”.
Sin da piccolo, Rudolph aveva sempre sognato di entrare a far parte delle renne di Babbo Natale; tutte le renne sognavano di trainare la sua slitta e di entrare nella storia.
“Certo che mi unirò a voi. E scusatemi se prima sono stato scortese”.
Quella notte, Rudolph entrò a far parte della squadra di Babbo Natale: diventò la nona renna della slitta, quella che correva davanti alle altre, per illuminare la strada. Grazie al suo naso, le sue compagne riuscirono a intravedere la strada nella nebbia e la slitta partì in perfetto orario. Da allora, nessuno prende più in giro Rudolph per il suo naso.

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Le stelle d’oro

Le stelle d’oro è un racconto di Natale per grandi e bambini, senza limiti d’età.

Le stelle d’oro

Era rimasta sola al mondo. L’avevano messa sopra una strada dicendole: “Raccomandati al cielo, povera bimba”.
E lei, la piccola orfana, s’era raccomandata al cielo. Aveva giunte le manine, volto gli occhi su, su in alto, e piangendo aveva esclamato: “Stelle d’oro, aiutatemi voi”.
E girava il mondo così, stendendo la manina alla pietà di quelli che erano meno infelici di lei. L’aiutavano tutti, è vero, ma era una povera vita, la sua: una vita randagia, senza affetti e senza conforti.
Un giorno incontrò un povero vecchio cadente; l’orfanella mangiava avidamente un pezzo di pane che una brava donna le aveva appena dato.
“Ho fame” sospirò il vecchio fissando con desiderio infinito il pezzo di pane nelle mani della bimba; “ho tanta fame”.
“Eccovi, nonno, il mio pane, mangiate”.
“E tu?”
“Ne cercherò dell’altro”.
Il vecchio allora la benedisse: “Oh, se le stelle piovessero su te che hai un cuore così generoso”.
Un altro giorno la poverina se ne andava dalla città ala campagna vicina, quando trovò per via una fanciulla che batteva i denti dal freddo; non aveva da ricoprirsi che la pura camicia.
“Hai freddo?” le domandò l’orfanella.
“Sì”, rispose l’altra “ma non ho neppure un vestito”.
“Eccoti il mio: io non lo soffro il freddo, e se anche lo sento, mi rende un po’ meno pigra”.
“Tu sei una stella caduta da lassù; oh se potessi, vorrei… vorrei che tutte le altre stelle ti cadessero in grembo come pioggia d’oro”.
E si divisero.
L’orfanella abbandonata continuò la strada che la conduceva in campagna, presso una capanna dove pensava di riposare la notte, e l’altra corse via felice dell’abitino che la riparava così bene.
La notte cadeva adagio adagio e le stelle del firmamento si accendevano una dopo l’altra come punti d’oro luminosi. L’orfanella le guardava e sorrideva al ricordo dell’augurio del vecchio e di quello uguale della bimba cui aveva regalato generosamente il suo vestito. Aveva freddo anche lei, ora; ma si consolava perché la cascina a cui era diretta non era lontana; già ne aveva riconosciuti i contorni.
“Ah sì!” pensava: “se le stelle piovessero oro su di me ne raccoglierei tanto tanto e farei poi tante case grandi grandi per ospitare i bambini abbandonati. Se le stelle di lassù piovessero oro, vorrei consolare tutti quelli che soffrono; sfamerei gli affamati, vestirei i nudi; mi vestirei” disse guardandosi con un sorriso; “mi vestirei perché, davvero, ho freddo”.
Si sentì nell’aria un canto di voci angeliche, poi il tintinnio armonioso di oro smosso. La bimba guardò in alto: subito cadde in ginocchio e tese la camicina. Le stelle si staccavano dal cielo, e , cambiate in monete d’oro, cadevano a migliaia attorno a quell’angioletto che, sorridendo, le raccoglieva felice:
“Sì, sì! Farò fare, sì, farò fare uno, anzi, tanti bei palazzi grandi per gli abbandonati e sarò il conforto di tutti quelli che soffrono”.
Dal cielo, il soave canto di voci di paradiso ripeteva: “ Benedetta! Benedetta!”.

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Dipendenza da “internet”: come riconoscerla

La tecnologia non va demonizzata, tuttavia dobbiamo essere ben consapevoli dei rischi che porta con sé. Uno tra questi è la dipendenza da “internet”, che colpisce ogni anno migliaia di bambini; questo fenomeno è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, raggiungendo dimensioni preoccupanti.

Si stima che il 5% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sia dipendente dalla tecnologia digitale e dalla rete (un dato destinato a crescere sempre di più a causa della diffusione capillare di smartphone, tablet e pc), ma i bambini più piccoli non sono affatto immuni.

Se nei ragazzi e negli adolescenti la dipendenza digitale nasce dall’uso improprio delle tecnologie per far fronte al proprio disagio, nei più piccoli è dovuta alla mancanza di limiti e regole: spesso si tratta di bambini molto vivaci o emotivamente fragili ai quali i genitori permettono di utilizzare i dispositivi digitali in modo incontrollato per calmarli.

Riconoscere la dipendenza da internet

Esistono alcuni sintomi caratteristici che ci permettono di riconoscere la dipendenza digitale. Un bambino che ha sviluppato una “dipendenza da internet”:

  • Sembra perdere la concezione del tempo. È convinto di aver trascorso solo pochi minuti online anche quando è connesso da ore.
  • Manifesta rabbia e frustrazione quando deve trascorrere del tempo (anche pochi minuti) senza accesso alla rete.
  • Percepisce un forte bisogno di essere online, di collegarsi con gli amici o di seguire i suoi “streamer” preferiti.
  • Il rendimento scolastico cala (o è necessaria un’azione di controllo sempre più forte da parte dei genitori perché il bambino porti a termine i suoi compiti e gli impegni scolastici).
  • Si isola progressivamente dalla famiglia e riduce l’impegno nelle attività sportive e/o sociali.
  • Ha l’impressione di non riuscire a fare tutto e di non avere mai tempo.
  • Preferisce socializzare con online che nella vita reale.
  • Trascorre più di 3 ore al giorno online.

Nei casi più lievi è sufficiente un’azione educativa decisa per rimediare ai danni: nessun bambino al di sotto degli 11 anni dovrebbe utilizzare per più di 2 ore al giorno dispositivi elettronici e i genitori dovrebbero vigilare attentamente sulla quantità di tempo trascorso online.

Se la situazione è più complicata, è possibile rivolgersi al pediatra o ad uno psicologo: in ogni caso, la dipendenza da internet e la dipendenza digitale non vanno assolutamente sottovalutate.

Ecco alcune guide autorevoli sul tema:

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